Amiternum

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Amiternum
Rovine di Amiternum.JPG
Resti di un colonnato in una villa romana con le rovine dell'anfiteatro sullo sfondo
Cronologia
Fondazione X-IX secolo a.C.
Fine XIII secolo
Causa Spopolamento e perdita di importanza a causa della nuova città dell'Aquila
Amministrazione
Dipendente da Sabini, Romani, Ostrogoti, Bizantini, Longobardi, Regno di Sicilia
Territorio e popolazione
Nome abitanti Amiternini
Lingua Sabino, latino, gotico, longobardo, volgare italiano
Localizzazione
Stato attuale Italia Italia
Località San Vittorino
Coordinate 42°24′02″N 13°18′21.6″E / 42.400556°N 13.306°E42.400556; 13.306Coordinate: 42°24′02″N 13°18′21.6″E / 42.400556°N 13.306°E42.400556; 13.306
Altitudine 680 m s.l.m.
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Amiternum
Amiternum

Amiternum era un'antica città italica fondata dai Sabini,[1] le cui rovine sorgono nei pressi di San Vittorino, a circa 11 km a nord dell'Aquila. Oggi è possibile vedere solamente un teatro, un anfiteatro e la pianta di una domus, che costituiscono il sito archeologico principale di epoca romana,[2] ma altre importanti testimonianze, tra cui una villa d'epoca romana, sono state rinvenute recentemente nell'area circostante, nei pressi di Coppito e Pizzoli.[3]

La città ha dato i natali ad uno dei maggiori storici romani, Sallustio ed è stata sede di diocesi insieme alle vicine città di Forcona (frazione di Civita di Bagno) e Pitinum (quartiere di Pettino). Pur essendo sopravvissuta alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, Amiternum visse un periodo di grande decadenza fino a scomparire completamente nel XIII secolo. Il suo nome ha dato vita nei tempi a seguire prima al contado Amiternino, come generica indicazione dell'attuale Conca aquilana, fino all'attuale Comunità montana Amiternina e alla Strada provinciale 1 Amiternina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Mappa dell'antica Sabina, con Amiternum al centro.

Prima della conquista di Roma[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sabini.

La città di Amiternum (da amnis (intorno) e Aternum, sui lati del fiume Aterno[4]), da non confondersi con la contemporanea Amiternum sannita, precede di molto l'epoca romana e fu una delle più importanti città sabine.[5] Secondo Marco Porcio Catone è proprio da un villaggio nelle vicinanze di Amiternum, Testruna, che trae le sue origini il popolo dei Sabini.[6] L'antico centro italico si sviluppava sui lati del colle oggi chiamato San Vittorino ed era un importante centro di scambi tra il Tirreno e l'Adriatico.[7] Gli amiternini vinsero una guerra contro gli aborigeni al tempo di Romolo (fine dell'VIII secolo a.C.), conquistando le loro città più importanti, Lista e Cutiliae, in un attacco notturno[8] e furono la popolazione che dominò l'alta valle dell'Aterno fino al VI secolo a.C.[9]

Periodo romano[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Seconda guerra sannitica e Regio IV Samnium.

Nel 290 a.C., durante la loro espansione nell'Italia centro-meridionale, i romani, guidati dal console Manio Curio Dentato, conquistarono l'intero territorio dei sabina, compresa Amiternum.[10] In quell'anno la città ricevette la cittadinanza sine suffragio, cioè senza diritto di voto, e nel 268 a.C. gli fu concessa la cittadinanza ottimo iure, che dava la possibilità agli amiternini di contare politicamente in tutto lo stato.[11] La città divenne quindi una praefectura[12] e, sotto il dominio di Roma, l'Amiternum sabina venne abbandonata per dare origini ad un nuovo centro poco più a valle.[2]

La città crebbe e diventò un grande centro urbano contando, nei periodi di massima espansione, una popolazione di decine di migliaia di abitanti. Durante la guerra sociale e le guerre civili del I secolo a.C., però, si spopolò notevomente, riuscendo però a uscire da questa crisi.[1] In età augustea era ancora abitata dai sabini[13] e proprio in quel periodo venne promossa a municipium.[14] La città era inoltre un importante nodo stradale: situata lungo l'antica Via Cecilia che arrivava fino ad Hatria, da essa partivano inoltre la Via Claudia Nova e due diramazioni della Via Salaria.[15]

Per almeno quattro secoli, Amiternum ha rivestito il ruolo di centro del potere,[3] continuando a svilupparsi in maniera marcata, e vi hanno risieduto gli esponenti delle più importanti famiglie di Roma, mentre i normali cittadini vivevano, con ogni probabilità, nelle colline circostanti, le cosiddette Ville di Preturo. Nel III secolo la città era ancora una sede vescovile ma già nel secolo successivo perse questo onore.[16] Nel 346-47 la città fu colpita da un terremoto, ma che probabilmente non causò danni poiché l'epicentro era abbastanza lontano dalla città,[17] e nel corso del IV secolo fu devastata dalla guerra gotica.[18]

Amministrazione e famiglie[modifica | modifica wikitesto]

Quando era una praefectura, Amiternum era sede di un prefetto,[19] assistito da un collegio di otto membri della nobiltà locale, il quale sembra essere antecedente alla conquista romana.[18] Dopo che la città cambiò il suo status in municipium si crearono un collegio di duumviri e decurioni, che si riunivano nella Curia Septimiana Augustea.[20] Era presente anche un'influente classe sacerdotale e dei tresviri augustales, addetti al culto dell'imperatore.[21]

Già nel tardo periodo repubblicano si era sviluppata nella città una facoltosa classe dirigente, che comprendeva equites e senatori.[18] Il più famoso esponente di questa classe è il poeta Gaio Sallustio Crispo (nato nell'86 a.C.) ma molte altre famiglie raggiunsero alti gradi dell'amministrazione statale, come gli "Attii", i "Sallii" e i "Vinii".[22]

Il declino[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Michele Arcangelo con le catacombe paleocristiane.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Diocesi di Amiterno.

L'inizio del declino risale al V secolo quando, ormai caduto l'Impero romano d'Occidente, gli abitanti della città dovettero rifugarsi in luoghi più facilmente difendibili sulle alture: il centro abitato iniziò a spostarsi nell'attuale San Vittorino.[23] Proprio in quegli anni il vescovo della città Quodvultdeus, di origini africane, ristrutturò e potenziò le catacombe realizzando un mausoleo in stile paleocristiano.[24] Tra il VI e il VII secolo la città vide l'inizio di un periodo di destrutturazione, come suggeriscono delle abitazioni di legno nella zona del teatro.[25] Le strutture pubbliche e molte abitazioni vennero smontate al fine di rinforzare le strutture difensive della città e abbondanti porzioni dell'abitato furono abbandonate.[26] Nel Medioevo, fino a circa l'anno 1000, era ancora presente ed ha dato i natali ad una serie di vescovi ma venne successivamente unita alla diocesi di Rieti. La città visse, seppur in maniera evanescente, fino al XIII-XIV secolo, quando perse definitivamente vitalità a causa della fondazione della vicina città dell'Aquila.[27]

L'Amiternum sannita[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sanniti.

Esiste un'altra città italica di nome Amiternum, appartenente ai Sanniti,[28] che si trovava a metà strada fra Interamna Lirenas, nei pressi di Casinum, e Atina, in territorio dei Sanniti Pentri e nell'attuale territorio di Sant'Elia Fiumerapido (nell'area fra i fiumi Liri, Rapido e Melfa), dove restano, ancora evidenti, estesi resti di fortificazioni megalitiche poligonali (Benedetto Di Mambro, "Sant'Elia Fiumerapido ed il Cassinate", 2002, pag 35). Nel 293 a.C. il console romano Spurio Carvilio Massimo la conquistò uccidendo 2800 nemici, facendo 4270 prigionieri e distruggendo la città.[29]

Urbanistica di Amiternum[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso alla cavea del teatro.

Come già detto in precedenza, il primo vicus originario da cui si sviluppò la città sorgeva sul colle di San Vittorino e, con ogni probabilità, questo insediamento costituì il primo oppidum romano. Subito dopo la conquista romana, nel IV secolo a.C., la valle dell'Aterno costituiva un centro di passaggio tra il Tirreno e l'Adriatico e il principale asse viario che vi fu costruito è quello intorno al quale sorga la città amiternina. Nel II secolo a.C. la strada fu notevolmente migliorata dal censore Lucio Cecilio Metello e prese quindi il nome di Via Cecilia. La strada inizialmente non passava per il centro della città, ma correva sul fondovalle, e lì incontrava un ramo della Via Salaria, importantissima via di comunicazione nel mondo romano.[2] Nel corso degli anni, in epoca repubblicana, il centro si spostò verso l'Aterno, nell'area dove sono stati riportati alla luce i maggiori resti archeologici, tuttora in attesa di una miglior valorizzazione culturale ed economico-turistica. Conseguentemente allo spostamento della città, nel I secolo a.C. venne approntato un piano urbanistico che ne regolasse lo sviluppo.[30]

La prima grande struttura pubblica che venne edificata nella nuova città fu il teatro, databile nell'età Augustea, successivamente, nel I secolo, venne edificato l'anfiteatro e nei due secoli successivi due acquedotti e un edificio termale.[31] Nel 2008, dopo degli studi eseguiti con dei rilevamenti magnetici, è stata scoperta in linea di massima l'organizzazione della città: il teatro si trovava nei limiti settentrionali del centro, che si sviluppa verso nord per altri 50 metri circa, mentre verso sud sono presenti edifici per almeno un chilometro.[32] L'asse nord-sud era la Via Cecilia, bordata nella parte meridionale da piccoli abitazioni e botteghe di dimensioni ridotte.[30] La Cecilia passava ad ovest dell'anfiteatro, dove è stata riportata alla luce una parte lastricata, e ad est del teatro, attraversando l'Aterno su un ponte i cui resti sono andati distrutti.[33] Dei muri di contenimento delle acque fluviali sono ancora visibili e ciò fa pensare che il corso del fiume non sia cambiato.[34]

La città aveva un piano ortogonale ed erano presenti molte strade perpendicolari all'asse principale nella parte meridionale.[35] Ad est dell'anfiteatro, sulla Cecilia, era situato un tempio di 50x40 metri circa, a nord di questo un'ampia area termale e a sud un'area densamente edificata, probabilmente un mercato.[36] A sud dell'anfiteatro erano presenti un altro piccolo tempio, dei giardini e un grande edificio domestico; subito a nord del fiume c'era probabilmente il Foro e nella sua parte occidentale era presente una basilica o un sacellum e subito a nord di queste un ampio complesso commerciale.[36] A nord del Foro, vicino al teatro, l'acquedotto entrava in città e a sud- est del teatro c'era una serie di grandi domus.[36]

Resti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Amiternum
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComuneL'Aquila
Altitudine680 m s.l.m.
Amministrazione
EnteSoprintendenza per i Beni Archeologici dell'Abruzzo
ResponsabileRosanna Tuteri
Sito webwww.archeoabruzzo.beniculturali.it
Mappa di localizzazione

I resti dell'Amiternum sabina sono diversi e ben conservati, situati in località San Vittorino, vicino a L'Aquila. Tra i più interessanti vi sono l'anfiteatro, il teatro di età augustea ed una villa di tarda età imperiale, con mosaici e affreschi. Vi sono inoltre resti di terme e di un acquedotto risalenti anch'essi all'età di Augusto.

Diverse sono poi le epigrafi ed il materiale scultoreo ed architettonico rinvenuto nell'area e conservato in strutture del circondario, soprattutto nel Museo nazionale d'Abruzzo e nel Museo archeologico dell'Aquila, tra cui va ricordato la statua cosiddetta del Signore di Amiternum esposta durante il summit del G8 del 2009. Nei pressi dell'area archeologica, vicino all'abitato di San Vittorino, si possono poi visitare le catacombe paleocristiane, presenti nel sottosuolo della chiesa di San Michele Arcangelo.

Resti di possenti mura poligonali dell'Amiternum sannita si trovano, a loro volta invece, sui colli prospicienti il Monte Cifalco, nella valle del fiume Rapido, non distante dalla città di Cassino (l'antica Casinum dei romani).

Anfiteatro romano[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Anfiteatro romano di Amiternum.
L'anfiteatro di Amiternum.

Sulla Via Amiternina sorgono i resti dell'anfiteatro di Amiternum, una struttura risalente al I secolo d.C. in grado di contenere fino a 6000 persone. Le prime indagini archeologiche che l'hanno riportato alla luce risalgono al 1880, mentre i moderni lavori di consolidamento e restauro sono cominciati nel 1996 per mano della Soprintendenza.[30] Dalla caratteristica forma a ellisse, era quasi interamente circondato da gradinate, oggi scomparse. La struttura prevedeva 48 arcate su due piani ed era rivestita completamente in laterizio.

Adiacenti all'anfiteatro son i resti di una villa a carattere e funzione pubblica con corte centrale e porticato, di cui rimane qualche debole traccia.

Teatro romano[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Teatro romano di Amiternum.
Vista panoramica del teatro.

Più a nord dell'anfiteatro, ai piedi del colle di San Vittorino è invece il teatro, probabilmente risalente all'età augustea e rinvenuto nel 1878. La struttura, ricavata sul pendio della collina e caratterizzata da una notevole acustica, era costituita da una gigantesca gradinata circolare, la cavea, di 80 metri di diamentro disposta su due livelli. Il teatro era costituito da blocchi di pietra squadrati e poteva ospitare circa 2000 persone. Abbandonato dopo il IV secolo d.C. venne successivamente utilizzato con funzione di necropoli.

Chiesa di San Michele Arcangelo e catacombe paleocristiane[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Michele Arcangelo (L'Aquila).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Strabone, V, 3.1.
  2. ^ a b c Heinzelmann, Jordan, Murer 2008, pag. 2.
  3. ^ a b Amiternum e G8: i luoghi del potere [collegamento interrotto], su ilcentro.gelocal.it.
  4. ^ Varrone, De Lingua Latina, V, 28.
  5. ^ Virgilio, VII, 710.
  6. ^ Dionigi di Alicarnasso, II, 49.2.
  7. ^ Heinzelmann, Jordan, Murer 2008, pag. 2; Smith 1854, I, Amiternum.
  8. ^ Dionigi di Alicarnasso, I, 14.6; II, 49.2.
  9. ^ Heinzelmann, Jordan, Murer 2008, pag. 1-2.
  10. ^ Nelli 2009, pag. 43.
  11. ^ Velleio Patercolo, I, 14.
  12. ^ CIL IX, 4182.
  13. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 12.107.
  14. ^ Segenni 1985, 59-70.
  15. ^ Nelli 2009, pag. 15.
  16. ^ Pani-Ermini 1972, pag. 257-274.
  17. ^ Galadini, Galli 2004, pag. 885-905.
  18. ^ a b c Heinzelmann, Jordan, Murer 2008, pag. 5.
  19. ^ AE 1984, 279.
  20. ^ Heinzelmann, Jordan, Murer 2008, pag. 5; AE 1937, 119; CIL I, 1853; CIL IX, 4196.
  21. ^ Heinzelmann, Jordan, Murer 2008, pag. 5; CIL IX, 4212.
  22. ^ Heinzelmann, Jordan, Murer 2008, pag. 5; Segenni 1985, 83-89.
  23. ^ Heinzelmann, Jordan, Murer 2008, pag. 5; Pani-Ermini 1979, pag. 95-105.
  24. ^ Redi, De Iure, Siena 2012, pag. 196.
  25. ^ Redi, De Iure, Siena 2012, pag. 205.
  26. ^ Redi, De Iure, Siena 2012, pag. 207.
  27. ^ Redi et alii 2013, pag. 267-269; Amiternum visse fino alla fondazione dell'Aquila: la scoperta negli scavi, su abruzzoweb.it.
  28. ^ Smith 1854, I, Amiternum.
  29. ^ Livio, X, 39.
  30. ^ a b c La città di Amiternum, su lagagransasso.it.
  31. ^ Heinzelmann, Jordan, Murer 2008, pag. 9.
  32. ^ Heinzelmann, Jordan, Murer 2008, pag. 13.
  33. ^ Heinzelmann, Jordan, Murer 2008, pag. 14.
  34. ^ Heinzelmann, Jordan, Murer 2008, pag. 13-14.
  35. ^ Heinzelmann, Jordan, Murer 2008, pag. 15.
  36. ^ a b c Heinzelmann, Jordan, Murer 2008, pag. 16.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti storiografiche moderne
in italiano
  • Benedetto Di Mambro, "Sant'Elia Fiumerapido ed il Cassinate", Cassino, 2002.
  • Pietro Nelli, Roma Salaria Falacrina, Roma, Lulu, 2009, ISBN 978-1-4092-8882-4.
  • Letizia Pani-Ermini, Contributi alla storia della diocesi di Amiternum, Furcona e Valva nell’alto medioevo, in Rendiconti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, vol. 46, 1971-72.
  • Letizia Pani-Ermini, Il santuario di S. Vittorino in Amiternum: note sulla sua origine, in Rivista di Archeologia Cristiana, vol. 3, 1979.
  • Fabio Redi, Alessia De Iure ed Enrico Siena, L’Abruzzo tra Goti e Bizantini. Aggiornamenti della ricerca archeologica (PDF), Napoli, Tavolario Edizioni, 2012.
  • Fabio Redi et alii, Amiternum (AQ), “Campo S. Maria”, rapporto preliminare 2012, in Archeologia medievale, vol. 40, 2013.
  • Simonetta Segenni, Amiternum e il suo territorio in età romana, Pisa, Giardini, 1985.
in inglese

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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