Cures Sabini

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Cures Sabini
Cures, Curi
Crate EnvironsRome Monarchie.png
Carta del Latium vetus all'epoca della Monarchia romana
CiviltàSabini
Utilizzocittà
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComuneFara in Sabina
Mappa di localizzazione

Coordinate: 42°10′57.05″N 12°41′11.94″E / 42.182513°N 12.686649°E42.182513; 12.686649

Cures Sabini, più semplicemente Cures o Curi, è un'antichissima città della Valle del Tevere citata da Cicerone, Virgilio, Stazio, Strabone e Plutarco; probabilmente fondata dopo la cacciata degli Aborigeni dai Sabini, era una delle città di maggiore importanza per il popolo arcaico, di Cultura appenninica.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

La fondazione di Cures ha forti affinità con quelle di Roma. Il suo fondatore Modius Fabidius sarebbe infatti stato generato da una fanciulla del popolo degli Aborigeni che si sarebbe congiunta con il dio Quirino. Modio Fabidio fondò la sua città e le pose il nome di Curis, che in lingua sabina significava "lancia".[1]

Fu la residenza del re sabino Tito Tazio,[1][2] sotto il cui regno si colloca il ratto delle Sabine ed il successivo accordo tra i Romani ed i Sabini; fu anche il luogo di origine del secondo re di Roma, Numa Pompilio,[3] e del quarto, Anco Marzio, suo nipote.

Posta sulla via Salaria nella Valle del Tevere, successivamente decadde fino a diventare, in epoca augustea, un modesto villaggio.

Si riprese poi nei primi secoli dell'era cristiana, tanto che divenne sede vescovile, anzi essa è considerata tra le più antiche diocesi della Sabina, con un vescovo, Tiberio, ricordato nel 465.

Alla fine del VI secolo papa Gregorio I la unì invece alla diocesi di Nomentum, ciò indica che la città era di nuovo decaduta. Forse essa aveva già dovuto subire, in modo assai grave, aggressioni longobarde quando fondarono Fara, termine che indica in lingua longobarda avamposto.

Sopravvisse quasi certamente fino all'VIII secolo quando fu completamente distrutta. Nella località si formarono poi alcuni casali e villaggi che appartennero all'abbazia di Farfa e che ora costituiscono frazioni di Fara in Sabina (fondata dai Longobardi nel VII secolo) lungo il fosso Corese.

I resti di Cures si trovano in contrada Santa Maria in Arci. La città arcaica occupava un terrazzo fluviale del Tevere circondato da due corsi d'acqua, uno di essi oggi chiamato torrente corese, toponimo relativo al nome Cures e i suoi abitanti i quiriti. La città era collegata attraverso la viabilità arcaico-preistorica ai vicini guadi del Tevere in direzione di Capena arcaica la città dei capenati, nella Valle Tevere.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, II, 48
  2. ^ Plutarco, Vita di Romolo, 19, 9.
  3. ^ Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC, I, 2.1.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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