Ortona

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Ortona
comune
Ortona – Stemma Ortona – Bandiera
Ortona – Veduta
Veduta del promontorio e del porto (il più grande d'Abruzzo)
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
ProvinciaProvincia di Chieti-Stemma.png Chieti
Amministrazione
SindacoLeo Castiglione[1] (liste civiche Cittadini Consapevoli, Il Comune delle Idee, L'alternativa c'è) dal 25-6-2017
Territorio
Coordinate42°21′20.37″N 14°24′12.94″E / 42.355658°N 14.403594°E42.355658; 14.403594 (Ortona)Coordinate: 42°21′20.37″N 14°24′12.94″E / 42.355658°N 14.403594°E42.355658; 14.403594 (Ortona)
Altitudine72 m s.l.m.
Superficie70,88 km²
Abitanti23 041[2] (31-5-2018)
Densità325,07 ab./km²
FrazioniVedi elenco
Comuni confinantiCrecchio, Francavilla al Mare, Frisa, Miglianico, San Vito Chietino, Tollo
Altre informazioni
Cod. postale66026
Prefisso085
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT069058
Cod. catastaleG141
TargaCH
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Nome abitantiortonesi
PatronoSan Tommaso apostolo
Giorno festivoprima domenica di maggio
Soprannome"La Perla dell'Adriatico" (G. D'Annunzio)
Motto"Ortona Civitas Vetustissima"
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Ortona
Ortona
Ortona – Mappa
Posizione del comune di Ortona all'interno della provincia di Chieti
Sito istituzionale

Ortona (Ὄρτων, Hortòn in greco antico, Urtónë in abruzzese (fino agli anni trenta del Novecento conosciuta anche come Ortona a Mare[3]) è un comune italiano di 23 041 abitanti[2] della provincia di Chieti in Abruzzo. È il quinto comune provinciale per estensione territoriale.

La storia antichissima della città risale al popolo dei Frentani, che usava lo scalo commerciale come principale fonte economica del territorio. Città romana dagli inizi del III secolo a.C. fino al V secolo, fu occupata, dopo la caduta dell'Impero romano di Occidente, prima dai Goti, poi dai Bizantini, dai Longobardi e infine dai Normanni che la incendiarono (XI secolo). Risorta in epoca sveva tornò a fiorire economicamente. Nel 1258 la città ospitò in maniera permanente nella Cattedrale le reliquie di San Tommaso Apostolo, diventando un punto di riferimento nel campo religioso. Dopo battaglie varie con la città rivale di Lanciano, Ortona passò in mano a Jacopo Caldora che ricostruì la cinta muraria. Fu città cara a Margherita d'Austria, che vi fece costruire Palazzo Farnese (seconda metà del XVI secolo).

Durante l'Ottocento fu rappresentata culturalmente da Francesco Paolo Tosti e Gabriele D'Annunzio. Durante la Seconda guerra mondiale Ortona diventò capo marittimo della linea Gustav, con estremo opposto a Cassino, e tra il 21-28 dicembre del 1943, con la "battaglia di Ortona" visse uno dei periodi più tristi e tragici della sua storia, con la distruzione di gran parte del centro cittadino per la guerriglia urbana tra tedeschi e canadesi.

Oggi la città è fortemente sviluppata e ricostruita, scalo marittimo principale della regione abruzzese con il suo porto, nonché per varie volte fregiata di Bandiera Blu.

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Ortona è situata sopra una falesia del litorale adriatico e posta a circa 30 km ad est di Chieti e a 22 km a sud di Pescara.

Il territorio di Ortona confina a nord con Francavilla al Mare, ad est con il Mare Adriatico, a sud con Frisa e San Vito e ad ovest con Tollo, Crecchio e Miglianico.

Nella classificazione sismica della protezione civile è identificato come Zona 3, cioè zona a sismicità bassa[4], mentre nella classificazione climatica è contrassegnato come Zona C[5].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Basilica di San Tommaso in un disegno del primo '900, prima della distruzione del 1943

Fondazione e civiltà italica[modifica | modifica wikitesto]

È incerta la data di fondazione della città; sappiamo per certo, dati i ritrovamenti nella zona del Castello Aragonese, che il sito fu abitato già dall'età del bronzo. Lo stesso toponimo Ortona o meglio Hortona potrebbe essere di origine pre o protoindoeuropea. In epoca storica fu abitata dalla popolazione italica dei Frentani che ne fecero il loro porto, da cui la definizione del geografo greco Strabone che la definì "Hortòn epineiòn frentanòn", Ortona porto dei Frentani. In quanto tale nel I secolo a.C. partecipò alla rivolta antiromana di quei popoli che uniti in una lega con capitale Corfinio, per la prima volta nella storia si definirono "Italici".

Una leggenda popolare vuole che durante la Seconda guerra punica, il generale Annibale in direzione di Nola, si fosse fermato nei pressi di Ortona, nella zona tratturale di Armentizia, per abbeverare i cavalli a una fontana. Tale fontana (la cui conformazione attuale risale al restauro del XVI secolo), è soprannominata "Fontana di Annibale", o del Peticcio, perché si trova presso il torrente omonimo nella zona nord della città, e vi stazionarono anche i francesi nel 1799. Per secoli fu un punto d'incontro tra i contadini e i pescatori per lo scambio di merci.
A testimoniare, anche se con certi dubbi, la presenza di Annibale in Abruzzo, è stato il ritrovamento nel XVI secolo di teschi molto grandi con un solo occhio da parte di contadini, come testimoniato dallo storico locale Giovan Battista de Lectis. La credenza popolare riguardo queste teste paventava la presenza addirittura di Ciclopi, leggenda presente anche nella Marsica, da dove Annibale sarebbe transitato.
[senza fonte]

Epoca romana[modifica | modifica wikitesto]

Roma comprese immediatamente l'importanza dello scalo commerciale di Ortona, e il porto venne potenziato. Durante l'occupazione romana, Ortona fu tra le principali città della Regione Sannita IV (quando Augusto riformulò le province dell'Italia nel I secolo a.C.) a beneficiare del commercio marittimo sull'Adriatico. A nord confinava con i porti di Ostia Aterni (Pescara), aveva il potere sulla foce del fiume Arielli, ed a sud con il porto di Murata Bassa (San Vito Chietino) e con quello di Buca e Punta d'Erce (Vasto), e tessette rapporti secolari di traffico commerciale anche con la Puglia dei Dauni e con i Messapi salentini.

Pietro del Tomolo d'epoca romana, conservata all'ingresso del Palazzo Farnese

Sulla città italica fu costruita la città romana della quale permangono alcuni tracciati stradali e porzioni di recinto dell'urbe, della quale sono stati rinvenuti diversi reperti. La città fu interamente conquistata nel I secolo a.C. durante la Guerra sociale contro Roma, avendo aderito alla Lega Italica di Corfinium.

La zona romana della città antica è stata individuata da piazza della Repubblica (dove c'è il comune), fino al Castello Aragonese, passando per la via della Cattedrale. Nel castello è stata trovata l'area dell'arx romana, mentre fuori l'abitato sono stati rinvenuti altri reperti. Vi è una tomba chiamata "Pietra di Morrecine", nella contrada omonima, vicino a Contrada Riccio, mentre in contrada San Donato, presso il fiume Moro, è stata trovata una strada romana, vicino alla Basilica di San Marco.
Insomma l'antico abitato di Ortona, che ancora oggi conserva molto bene il centro storico nella parte più alta del colle tufaceo che va a strapiombo sull'Adriatico, dacché fu ricostruito nel XIII secolo, costituì da subito un approdo naturale ben difeso dalle mura e dei vari fortini che confluiranno nel XV nel castello aragonese con le mura Caldoriane. Gli scavi archeologici più recenti nel 1999, quando si restaurò il castello danneggiato dalla guerra, è stato individuato nella corte del maniero uno strato antropico riferibile a un abitato protostorico. Tale strato fu modificato nell'età romana, durante i lavori di realizzazione di una cisterna circolare in calcestruzzo. Ciò ha restituito frammenti di ceramica a impasto, databili dall'Età del Ferro al periodo italico del VI secolo a.C. Insomma l'originale abitato protostorico ortonese che partiva dall'area del castello, si sviluppò verso l'entroterra, lungo la direttrice del Corso Matteotti. Questi frammenti oggi sono conservati nel Museo Bizantino dell'Abruzzo Altomedievale del castello ducale di Crecchio, a poca distanza da Ortona, insieme ad altri reperti dell'età bizantina del V-VI secolo d.C.

Il geografo Strabone in una stampa del 1493, che definì Ortona epineiòn Frentanòn, ossia città porto dei Frentani

L'assetto romano dell'antica Hortona, chiaramente riconoscibile dagli assi longitudinali dei tipici cardo e decumano dell'Urbe, ossia dal castello al Largo Farnese mediante il corso Matteotti, risale al I secolo a.C., e l'area dell'antica cittadina comprendeva anche la zona del corso Vittorio Emanuele, che si sviluppa più a sud, poi via Acciaiuoli, via Luisa d'Annunzio, via della Fortuna, tutti assi ortogonali. Lavori del 1996 in via Roma hanno rivelato la presenza di livelli stradali più antichi, riferibili al tracciato del I secolo d.C., e in questa parte si doveva trovare la grande cisterna rinvenuta nel 1999. L'antico approdo dei Frentani al porto è stato scoperto per via della frana del 1946 che ha inghiottito metà del castello. La zona in antichità denominata "Lo Scalo", che si affaccia sul porto ortonese e sul faro moderno, è stata oggetto di studi per la presenza di resti di architetture e di rinvenimenti ceramici.
Altro approdo storico di Ortona era lo scalo di Punta Ferruccio e Punta Lunga, nella località San Marco-Ripari di Giobbe, dove sono state trovate un'ancora romana, poi ci sono anche la Foce e il Peticcio, a ridosso del cimitero comunale.

A partire dal XVI secolo, il piccolo borgo marinaro medievale sorto su quello romano, iniziò ad essere chiamato "Terravecchia", termine consueto per evidenziare la differenza tra i villaggi storici e i relativi quartieri di costruzione a partire dal Cinquecento sino al Settecento. A Ortona il rione Terranova, era quello che prese a svilupparsi dal XVII secolo in poi lungo la direttrice del corso Vittorio Emanuele, occupando la porzione difesa dalle mura di Giacomo Caldora che comprendeva Porta Caldari, Porta San Giacomo e Porta Santa Caterina, ed i relativi orti dei monasteri di Santa Caterina d'Alessandria delle monache Celestine femmine e di Santa Maria di Costantinopoli, fuori le mura.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Caduto l'impero romano la città passò sotto la dominazione bizantina durante la quale diventò sia punto strategico della guerra contro i Longobardi che controllavano l'entroterra, sia luogo per lo scambio di merci tra questi. Nell'anno 803 fu conquistata dai Franchi e annessa alla contea di Chieti. Della testimonianza longobarda restano reperti conservati nel vicino Castello Ducale di Crecchio, mentre in contrada San Donato rimangono i cospicui resti della Basilica di San Marco, presso Punta dell'Acquabella.

Ortona vista dal mare, la frana del castello aragonese, il campanile della Cattedrale e la Passeggiata Orientale

Dunque Ortona dopo la caduta di Roma non perse d'importanza, anche se venne coinvolta nelle furiose lotte della guerra greco-gotica del V secolo d.C., e successivamente caduta in mano ai Bizantini di Costantinopoli. Tuttavia i Bizantini captarono l'importanza strategica del sito portuale, e Ortona tra il VI e il VII secolo divenne una sorta di capitale di quella parte d'Abruzzo in mano ai Bizantini, venne provvista di cinta muraria, di cui fa riferimento anche San Gregorio Magno, che cingeva l'area di Terravecchia, sino al Largo Farnese. Gregorio Magno fa riferimento nelle sue lettere anche a una proto diocesi con sede a Ortona. Le lettere parlano dei vescovi Blandus e Calumniosus, scritte per l'esarca di Ravenna nel febbraio del 591 d.C. Nel 594 Gregorio annunciava agli ortonesi di aver nominato un visitatore e amministratore della sede episcopale, vacante per la morte di Blandus, con l'incarico di presiedere all'elezione del successore. Nell'ultima lettere dove parla della diocesi, San Gregorio comanda al difensore Scolasticus, figlio di Blandus, di affittare al nuovo vescovo Calumniosus una piccola vigna con casali appartenenti alla Curia romana, qualora per testamento lasciati in legato alla chiesa di San Giovanni, ubicata davanti la porta della città. Non si sa con certezza di quale chiesa si parli di Ortona, poiché oggi non esiste più.
La diocesi di Ortona, con dunque la prima chiesa della Cattedrale, dedicata a Santa Maria degli Angeli, passò nel X secolo sotto la giurisdizione di Ravenna, fu retta da arcipreti mitrati sino al 1570, quando Pio V restituì la sede vescovile, cui fu unita la sede vescovile di Santa Maria in Platea di Campli, nel teramano.

Del passaggio bizantino a Ortona, oltre queste fonti, si conserva poco, eccetto un corredo funebre di grande importanza rinvenuto in località Bardella, e conservato nel Museo Archeologico di Chieti. Notizie più certe si hanno dopo il passaggio dei Longobardi, che eressero delle torri fi guardia, con i Franchi e con i Normanni. Con i Longobardi Ortona fu annessa al ducato di Benevento in occasione della ripresa delle ostilità contro i Bizantini ad opera di Grimoaldo I. In questo periodo le notizie sono poche, e si fa accenno alla conquista di Chieti nell'802 da parte di Pipino il Breve, che la distrusse per ribellioni. Fatto sta che ben presto la città entrò nel neocostituito Comitato Teatino, ossia una sorta di provincia, di cui Ortona e Pescara erano i principali scali a mare. Nel 971 il conte e vescovo Trasmondo di Chieti, della dinastia degli Attoni venuti dalla Franconia che presero sede a Chieti, in un documento menziona Ortona come principale scalo fluviale del monastero di Santo Stefano in Lucana sul Monte Pallano, nei pressi di Atessa.

I Normanni, gli Svevi, gli Angioini[modifica | modifica wikitesto]

San Giovanni da Capestrano, il prete che sancì la pace tra Lanciano e Ortona nel 1427

Nel 1047 i diritti dell'approdo al porto vennero ceduti dall'imperatore Enrico III il Nero all'abbazia di San Giovanni in Venere a Fossacesia, poco distante, che stava diventando il monastero più ricco del litorale Adriatico chietino, insieme a Santo Stefano in Rivomaris di Casalbordino. San Giovanni in Venere infatti arriverà ad estendere i propri domini, per quanto riguarda le rendite ecclesiastiche, sino a Pescara, dove ebbe saldo potere sino al XIV secolo sulle chiese locali. In seguito alla conquista normanna del 1075 la città venne annessa al Regno di Sicilia. Infatti l'avanzata di questo nuovo popolo dalla Scandinavia, creò aspri contrasti con la baronia locale degli Attoni, tanto da arrivare a una battaglia presso l'Arielli tra le truppe di Trasmondo III conte di Chieti con l'esercito nemico, che si risolse in una clamorosa sconfitta per il primo. I Normanni però non si fermarono nella campagna ortonese, e si abbandonarono al saccheggio, e distrussero l'antica Cattedrale. Nel 1196 l'imperatore Enrico VI concesse a Ortona lo statuto giuridico amministrativo in cui venivano fissati criteri precisi per l'esercizio delle attività commerciali. Già nel 1191 si era formati gli "stuoli marittimi", ossia delle corporazioni mercantili per favorire il commercio del porto.

Per via dei diversi rifacimenti della città, anche del passaggio dei Normanni resta poco oggi, eccettuata la Torre Mucchia sopra il colle di Lido Riccio, che venne edificata apposta come presidio militare. Benché conquistata dai Normanni, il territorio del Comitato Teatino franco continuò ad esistere, e con esso le sue leggi dei vecchi baroni franchi, fino all'arrivo dello "Stupor Mundi". Con l'arrivo di Federico II di Svevia infatti, le varie baronie dell'Abruzzo vennero piegate e accorpate in un'unica amministrazione con sede a Sulmona nel Giustizierato dell'Abruzzo (1233). La città formalmente risentì del governo svevo più sotto Manfredi di Sicilia, figlio di Federico, il quale nel 1258 ordinò agli addetti del porto di realizzare tre galee per la guerra tra Genova e Venezia, per la campagna dell'Asia a Tolemaide. E in questa occasione il capitano Leone Acciaiuoli partì per l'Oriente, riportando poi le ossa dell'apostolo Tommaso.
Del periodo svevo si hanno importanti testimonianze architettoniche, come quel che resta del portale trecentesco della Cattedrale, opera di Nicola Mancino, il portale della chiesa di Santa Caterina d'Alessandria, e l'oratorio interno del Crocifisso Miracoloso.

Con la caduta degli Svevi, vennero gli Angioini, e Ortona con Carlo I d'Angiò e suo figlio Carlo II, ricevette vari privilegi. In particolare Carlo II nel 1295 confermò la rettifica dal pagamento delle tasse, essendo incamerata nel regio demanio e usata per l'occasione come fabbrica di galee al porto per le questioni belliche del Regno. Insieme alle 50 once del padre, Carlo II aggiunse altre 50 once che si dovevano ritrarre sulla bagliva e sulla dogana portuale tra Ortona e Francavilla. La donazione nel 1311 fu confermata anche da Roberto d'Angiò, e da Carlo di Durazzo poi. Nel 1305 per via di contrasti tra mercanti ed ecclesiastici, Carlo II rinnovò la concessione precisando che i prelati non dovessero contribuire al pagamento delle spedizioni di materiale di costruzione delle navi. Proprio in virtù di queste varie concessioni e privilegi, nonché pensioni laute ai balestrieri e giustizieri di Ortona, si sviluppò quell'insanabile odio tra la città e la vicina Lanciano che sfocerà nel 1426 in una vera guerra. Infatti proprio Lanciano, per via della sua importanza commerciale per i traffici tratturali e per le annuali fiere mercantili, benché anch'essa fosse stata ricoperta di privilegi da Carlo II, darà inizio ai primi focali di rivolta. Infatti non disponendo di un porto proprio, doveva pagare le tasse al porto ortonese per avere merci via mare, e oltretutto non beneficiava dei traffici stessi di Ortona per le navi mercantili provenienti dall'estero o da Venezia, malgrado la vicinanza molto stretta tra i due centri.

Storia delle reliquie di San Tommaso Apostolo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: San Tommaso Apostolo, Leone Acciaiuoli e Cattedrale di San Tommaso Apostolo.

Il 6 settembre 1258 vennero portate ad Ortona le ossa dell'Apostolo Tommaso[6], provenienti dall'isola greca di Chio, nell'Egeo, dal navigante ortonese Leone Acciaiuoli[7], di ritorno da una spedizione navale ortonese in appoggio ai Veneziani in lotta contro i Genovesi.

La lapide tombale originale di San Tommaso, con l'iscrizione greca, conservata nella cripta della Cattedrale

L'apostolo Tommaso, alla sua morte, venne sepolto a Mylapore in India. Le testimonianze agiografiche riportano che Habban, un mercante di Edessa ebbe il privilegio di trasportare in questo luogo i resti mortali dell'apostolo dal luogo della morte. Dopo la traslazione ad Edessa, alcune parti delle reliquie furono sparpagliate, e varie città indiane iniziarono a sostenere di aver ciascuna parti del corpo dell'apostolo. Tuttavia le cronache ufficiali bizantine sin dal IV secolo d.C. riportarono che il corpo fosse ad Edessa.

Il Martirologio Romano assegna la data di venerazione del santo il 21 dicembre, giorno della traslazione delle reliquie in Turchia nel III secolo, dal giorno 3 luglio dell'avvenuto spostamento. Le reliquie furono custodite nella chiesa di Sant'Efrem, fino a quando la cittadina fu saccheggiata dai Turchi nel 1144, e per maggior sicurezza il corpo fu traslato nell'isola greca di Chio. Nel 1258 il capitano ortonese Leone Acciaiuoli, in partenza per l'Asia per questioni belliche tra Venezia e Genova, avendo ricevuto l'ordine da Manfredi di Svevia di comandare tre galee, di ritorno dalla spedizione militare, giunse a Chios. Lo storico ortonese Giovan Battista de Lectis riporta che la flotta raggiunse Nauplia in Grecia, combattendo nel Peloponneso e nelle isole delle Egeo, fino a raggiungere Chios.

La cassa dorata che conserva attualmente le reliquie, sempre nella Cattedrale di Ortona

Giunto lì, Leone andò a pregare nella chiesa dove stavano le reliquie del santo, non sapendo della presenza, tanto che un sacerdote gliene fece menzione. Il de Lectis riporta le vicende storiche mutuate dall'agiografia in termini tipicamente cristiani per quanto concerne le apparizione e le visioni miracolosa. Leone Acciaiuoli sarebbe stato investito di una luce miracolosa, mentre una mano luminescente lo invitava ad avvicinarsi alla tomba nel foro, da cui estrasse un osso. La pietra tombale recava caratteri greci con l'iscrizione Osioòs Thomas (qui c'è Tommaso), con il ritratto a mezzo busto dell'apostolo in mezzo. Avendo avuto conferma della veridicità della presenza di San Tommaso, Leone progettò il furto di notte insieme al compagno Ruggero di Grogno, la cassa fu avvolta in un panno e condotta dentro una cassa a Ortona. Le reliquie giunsero il 6 settembre del 1258 tra solenni festeggiamenti, e vennero traslate nella cripta della Cattedrale. Nella Piazza di San Tommaso si trova inoltre, di fronte la Cattedrale, una casa, oggi rimaneggiata, con targa la cui tradizione vuole fosse la casa dove visse il capitano Acciaiuoli.

L'episodio della mano luminosa uscente dal foro del sepolcro è stata confermata anche dallo storico abruzzese Giovanni Pansa, e si fa riferimento anche a un documento vescovile ortonese del 22 settembre 1259 in cui un legato di Ortona, giunto a Bari per andare a Chios, volle interrogare dei prigionieri greci riguardo la veridicità dell'autenticità delle reliquie dell'Apostolo, e gli abitanti raccontarono delle tre galee ortonesi di Leone Acciaiuoli che commisero il furto. Il corpo fu collocato inizialmente in una cappella, ancora oggi esistente nella Cattedrale, e poi nella cripta, dentro un busto reliquiario in argento, che sia i Veneziani nel XV secolo, che i Turchi nel 1566 cercarono di rubare, e anche i tedeschi nel dicembre 1943.
Nella cripta è stata collocata anche la lapide greca originale del III secolo, con l'iscrizione, mentre le reliquie mortali si trovano in una cassa in legno dorato del XVII secolo.

Guerra di Lanciano e Ortona[modifica | modifica wikitesto]

Busto reliquiario di San Tommaso, conservato nella cattedrale

Si tratta di un episodio singolare nella storia di Ortona e di Lanciano perché, benché all'apparenza la vicenda possa riassumersi come una guerra campanilistica, bellicosità assai tipica tra le città abruzzesi, come la secolare rivalità tra Pescara e Chieti dopo che la prima nel XIX secolo riuscì a liberarsi economicamente e socialmente da quest'ultima, o tra L'Aquila e Pescara, Teramo e L'Aquila, Sulmona e Avezzano, ebbe precedenti storici, e s'inserì in un contesto politico molto delicato, ossia la fase di transizione della corona di Napoli dagli Angiò agli Aragona.

Ritratto immaginario di Alfonso d'Aragona

Le origini risalgono al 1250, quando il 4 ottobre una nave di Lanciano fu incendiata nel porto di Ortona, e la città frentana richiese il pagamento e la consegna degli autori del malfatto. Dato che la città si rifiutò, i rapporti iniziarono a peggiorare sempre di più, e in virtù dei privilegi di Carlo I e poi di Carlo II, Ortona iniziò a boicottare il traffico delle merci via mare per Lanciano. Nel gennaio 1252 i due sindaci giunsero a un accordo che prevedeva il risarcimento a Lanciano, e i cittadini lancianesi si impegnavano a liberare i prigionieri autori del danno, che nel frattempo erano stati identificati. Tuttavia rimaneva aperta la questione del pagamento del dazio a Ortona per far arrivare le merci dall'Adriatico a Lanciano, e i lancianesi stessi per commerciare a Ortona dovevano pagare un'imposta. Le questioni si trascinarono fino a una nuova azione di forza, quando tre galee ortonesi assaltarono le navi mercantili lancianesi, presso il porto di Francavilla al Mare. I lancianesi chiesero alla regina Giovanna I di Napoli l'autorizzazione di costruire un nuovo porto proprio presso la foce di Murata Bassa, al castello di San Vito Chietino, permesso accordato il 2 giugno 1365, con autorizzazione a costruire un presidio militare. I lavori presero avvio ma s'interruppero nel 1380 per nuove discordie tra le due città, stavolta per questioni territoriali.

La questione tuttavia iniziò a inasprirsi anche per boicottaggi al livello politico ed economico, data la rivalità tra le famiglie Merolini di Lanciano e i Quatrario di Ortona, originari di Sulmona, e ivi esiliati. Con l'arrivo del nuovo re Ladislao di Durazzo, gli ortonesi fecero pressione affinché i lavori del porto di San Vito fossero bloccati definitivamente, i lancianesi allora, avendo avuto i feudi di Fossacesia e Torino di Sangro, pensarono di utilizzare la foce del fiume Sangro, ma la regina Giovanna II di Napoli, parteggiando per gli ortonesi, dato che Lanciano era entrata nei favori di Luigi d'Angiò, dispose che tutta l'area della foce del Sangro fosse sequestrata, e che i lancianesi avrebbero potuto avere commerci a nord con Ortona e a sud con Vasto.
Si sostiene che Ortona, dove governava Francesco Riccardi, avesse fatto di tutto per raggiungere questo scopo, visti i rapporti d'amicizia del Riccardi con il condottiero [Muzio Attendolo Sforza]], al servizio di Giovanna II.

Lanciano nel frattempo era entrata in rapporti con Venezia in un modo del tutto inedito, e dall'amicizia con il doge, trasse vantaggio per boicottare i mercati di Ortona, storica rivale della Serenissima. L'occasione di amicizia ci fu quando un frate del convento degli agostiniani di San Cristoforo (oggi chiesa di Sant'Agostino), durante un viaggio a Venezia, rubò le reliquie dei santi Simone Apostolo e Giuda Taddeo, portandole nel monastero dove tutt'oggi si trovano, e il doge volle attaccare San Vito via mare, ma per errore di calcolò andò a saccheggiare San Vito dei Normanni. Nel trattato di pace dunque, Lanciano tessette rapporti diplomatici con la Serenissima, e anche con il condottiero umbro Braccio da Montone nel 1421, al servizio di Alfonso I d'Aragona, che presto avrebbe avanzato pretese sul trono di Napoli.
In virtù di questi rapporti, Lanciano ottenne nuova autorizzazione di costruire il porto sul luogo originario. Gli ortonesi continuarono a boicottare i lavori con brevi e furiose imboscate, tanto che nell'ultima, i lancianesi risposero con una furiosa battaglia sul fiume Feltrino, catturarono sette ortonesi, mutilando dei nasi e delle orecchie dopo averli uccisi. I nasi e le orecchie furono infilati su rami di ginestre e portati in giro per la città di Lanciano, e infine vennero impastati alla calce per la realizzazione di una colonna sul loggiato del Palazzo del Governatore, che ancora oggi si trova allo sbocco del Corso Roma su Piazza Plebiscito.

Giacomo Caldora, ebbe Ortona nel 1415, e fortificò la cinta muraria

Gli ortonesi risposero con una nuova ondata di attacchi, distruggendo le fortificazioni del porto e catturando una nave con prigionieri, portandola in trionfo al porto. Dato che le battaglie si sarebbero protratte a lungo, Alfonso d'Aragona il 23 settembre 1423 decise di intervenire facendo riappacificare i sindaci delle città, mentre la regina Giovanna vietava future rappresaglie vendicative. Nel dicembre dell'anno 1426, in vista dei preparativi della definitiva riappacificazione, sia politica che religiosa tra le due città, il frate San Giovanni da Capestrano partì dal paese nell'aquilano e raggiunse Lanciano il 6 dicembre dell'anno. Calmati gli animi dei rivoltosi, mandò a Ortona il confratello Roberto, che stipulò gli accordi per la pace. Il 17 febbraio 1427 Giovanni da Capestrano fu convocato a Ortona per sancire la pace tra le due città, per mezzo della Diocesi[8]. Infatti tale lodo fu stipulato nella Cattedrale di San Tommaso.

A ricordo di tale pace, le due città si impegnarono a dare terreni affinché fossero erette due chiese, nel 1430 a Lanciano fu costruita la chiesa di Sant'Arcangelo della Pace, oggi convento di Sant'Antonio di Padova, mentre a Ortona la chiesa di Santa Maria della Pace. Incerto è quale sia la primaria chiesa, poiché una piccola cappella in rovina, presso la Cantina Ortona in via Civiltà del Lavoro, è dedicata alla Madonna, mentre un'altra con annesso convento si trova in Piazza San Francesco, in origine fuori il perimetro murario, dedicata inizialmente a Santa Maria, e dopo la ricostruzione nel 1946 alla Santa Vergine Maria delle Grazie.
Benché l'atto di pace fosse stato pubblicamente perpetuato nella cattedrale con giuramento religioso, già nel 1433 i rapporti tra Ortona e Lanciano erano di nuovo deteriorati, perché la prima paventava un indebolimento dello scalo portuale, l'altra di sentirsi tradita da inganni futuri per la tranquillità dei commerci marittimi. Alla morte di Giovanna II il 2 febbraio 1435 le due città scesero in battaglia a guerra dichiara: gli ortonesi comandati dal capitano Riccardi, schieratisi con l'angioino Renato, i lancianesi appoggiando Alfonso. Dopo un nulla di fatto, il 17 ottobre 1438 l'ortonese Agamennone Riccardi ebbe in concessione un privilegio in cui era nominato capitano dei feudi lancianesi di Fossacesia, Rocca San Giovanni e Palombaro. Lanciano aspettò che Alfonso salisse al trono partenopeo il 22 gennaio 1441 per annullare ufficialmente il "lodo di pace" di frate Giovanni di Capestrano, e dichiarò apertamente valido il commercio sul mare mediante l'inaugurato porto di San Vito. Nelle vicende successive immediate del potere a Napoli, Renato d'Angiò fu esiliato da Alfonso, e le pretese del Riccardi furono nulle, cosicché Ortona si ritrovò in parte privata dei vantaggi dei dazi imposti negli anni passati a Lanciano, e per di più fiaccata da anni di guerre e spese militari, e inoltre non più sotto il favore della Corona di Napoli.

Dopo la vicenda dell'assalto veneziano nel 1447 al porto, Ortona si rivolse al re, e nel 1450 fu concesso un privilegio affinché la città potesse aprire un'annuale fiera mercantile alla maniera di Lanciano. I cittadini Frentani si ribellarono subito, appellandosi al re,l e il privilegio fu immediatamente revocato, cosicché tale mossa fu l'anticamera di una nuova dichiarazione di guerra. Nel 1452 gli ortonesi assoldarono il corsaro Mylo Pavone che bloccò i traffici marina lungo l'intera costa abruzzese dietro pagamento per i trafficanti. Il 26 aprile 1453 il re di Napoli ordinò al sindaco Bartolomeo Riccardi di levare il blocco sotto pena di 4000 ducati, ma gli ordini non furono nemmeno ascoltati, e si arrivò a un punto di non ritorno, tanto che i lancianesi si armarono e presero sotto assedio direttamente la città di Ortona. Il Palazzo Riccardi venne bruciato, fu trafugato lo stemma nobiliare fu portato a Lanciano in segno di spregio. Tuttavia entrambe le città uscirono debilitate da quasi quarant'anni di guerra, e nel 1460 giusnero alla pace definitiva.
Favorita dalla casa d'Aragona, Lanciano nel 1463 ottenne ulteriori privilegi contro l'angioina Ortona, i Riccardi furono esiliati, e venne fortificato il castello di Giacomo Caldora, affinché il porto comunque, malgrado i benefici perduti, continuasse a far ruotare l'economia locale, senza ulteriori danni, poiché la città e i paesi della costa, oltre alla guerra contro Lanciano, spesso doveva affrontare scorribande di pirati e degli Ottomani.


Dai Caldora e gli Aragona[modifica | modifica wikitesto]

Castello Aragonese

Nella prima metà del XV secolo venne costruita la cinta muraria ancora visibile in parte, ad opera del condottiero Giacomo Caldora. Costui era un condottiero al servizio di Napoli, che si distinse sotto il regno di Giovanna II, soprattutto nella campagna di riconquista dell'Abruzzo, che era andato sotto il controllo di Braccio da Montone, il quale desiderava divenisse una sorta di stato satellite con un sovrano. Il Caldora era stato nominato governatore di Ortona già nel 1415, ma ebbe confermati i privilegi nel 1424, dopo la vittoriosa campagna militare a L'Aquila contro Braccio. Nominato Gran Contestabile del Regno, il Caldora ebbe un introito di 8000 ducati al mese, ottenne i feudi di Renato d'Angiò, e dunque anche Ortona, ma i suoi possedimenti si estendevano in mezzo Abruzzo Citeriore, sino al Molise. Ortona, prima della distruzione delle mura, fu uno degli esempi più innovativi di fortificazione della città, la cinta si allargava ben oltre l'area abitativa di Terravecchia, e circondava nella parte storica Largo Castello, via d'Annunzio, via Cavour, via Carlo Bernabeo, via Dommarco con Porta San Giacomo e bastione, via Rapino Pantaleone con Porta Caldari e ingresso al corso Vittorio Emanuele, via Garibaldi con Porta Santa Caterina e la Passeggiata Orientale tornando al piazzale del castello.

Evidentemente modificò anche il castello sullo sperone roccioso di Terravecchia, anche se esso oggi si presneta nelle vesti aragonesi con muratura a scarpa, quando Alfonso lo fece riedificare nel 1452, essendo stato danneggiato dai Veneziani nel 1447. Delle "mura Caldoriane", composte da tracciato in ciottoli di pietra di fiume e tufacea, intervallata da torri rompitratta e porte, a causa delle demolizioni ottocentesche e degli accorpamenti delle stesse fortificazioni con le case civili, il tracciato meglio conservato è quello di via d'Annunzio e via Cavour, dove si riconosce la Torre Baglioni nell'area di Porta Marina, il percorso di vico Bonelli degli angiporti, e la parte delle mura di via Cavour, intervallata da case-torri che si raccordano con il corso Matteotti, dove è visibile un rilievo della Madonna col Bambino acefala.

Nel 1442 Ortona era censita per 558 fuochi, nel 1532 per 169, e in quest'epoca iniziò ad essere chiamata Ortona a mare per essere distinta dal borgo marsicano di Ortona dei Marsi. Nel 1423 Giovanna II concesse a Benedetto Angelo di Todi e a Mosé d'Abramo d'Aquila la facoltà di abitare e commercia e avere sinagoghe in diverse zone d'Abruzzo, compresa Ortona. Gli ebrei a Ortona aveva iniziato ad affluire per via della ricchezza commerciale, e la regina Giovanna nel 1420 aveva vietato il sequestro di mercanzie agli stessi in caso di dissensi, per gli ebrei che avevano contatti con coloro di Norcia e Fermo, i quali avevano il deposito a Francavilla.
Il periodo aragonese e il primo decennio del viceregno spagnolo vedono una sorta di stagnazione economica ortonese, per via dell'accrescimento sempre maggiore della rivale Lanciano, quando nel 1510 Ferrante I d'Aragona ordinò l'espulsione degli ebrei e dei neofiti dal Mezzogiorno, i nuclei familiari ebraici erano quattro a Ortona, e i rappresentati vennero tolti dai ruoli fiscali. Di ebrei illustri Ortona ospitò nel 1518-19 Gershom Soncino, principe degli stampatori ebraici, che fondò una tipografia propria nel centro antico

Il 30 giugno 1447, a causa delle rivalità tra Alfonso d'Aragona e la Repubblica di Venezia, Ortona fu invasa dai veneziani che distrussero porto, magazzini e arsenale navale senza però riuscire a penetrare nella cinta muraria. A questo periodo risale quindi la costruzione del castello aragonese, in parte franato e in parte distrutto dalle guerre, ma recentemente restaurato. Il progetto del castello aragonese è attribuibile a Francesco di Giorgio Martini che nello stesso periodo ha operato nel vicino Montefeltro. I rapporti con Venezia furono altalenanti, essendo Ortona a volte vicina a questa, a volte preferendo stabilire rapporti con la Repubblica di Ragusa, in Dalmazia.

Il Cinquecento, dall'invasione del 1566 a Margherita d'Austria[modifica | modifica wikitesto]

Margherita d'Austria, che passò la sua ultima parte di vita a Ortona, morendovi nel 1586, progettando l'attuale Palazzo Farnese

Il 1º agosto 1565 una delle ondate da parte di 105 galee turche di Mustafà Pashà in lotta con Filippo II si infranse su Ortona. Furono momenti terribili segnati da saccheggi, violenze e devastazioni a danno soprattutto degli edifici religiosi. I turchi al comando di Pyali Pashà, saccheggiarono Francavilla al Mare, cinsero d'assedio Tollo venendo però ricacciati, e si divisero poi con le galee in due truppe per attaccare sia Ortona che la vicina Miglianico. L'evento miracoloso accadde pochi giorni prima dell'assedio di Ortona, mentre le monache nell'oratorio del Crocifisso pregavano, davanti un affresco della Crocifissione il giorno 13 giugno, il costato iniziò a sanguinare, e il sangue venne raccolto in ampolle. Tale evento fece presagire il monastero sarebbe stato protetto durante il saccheggio, e di fatti, quando il 30 luglio Ortona fu messa a ferro e fuoco, il monastero di Santa Caterina non fu toccato, mentre invece la città veniva incendiata, Cattedrale compresa.

Ortona da Porta del Carmine

Nel 1582 la città venne acquistata da Margherita d'Austria, figlia di Carlo V, duchessa di Parma e Piacenza. La stessa Margherita decide nel 1584 di costruire un grande palazzo ducale su disegno di Giacomo Della Porta (Palazzo Farnese), mai completato a causa della sua morte avvenuta il 18 gennaio 1586. Oggi le sue spoglie sono custodite a Piacenza, ma ancora oggi è visibile presso Piazza San Tommaso all'entrata del Palazzo Riccardi, storica sede del potere ortonese, la targa commemorativa che ricorda la morte della duchessa proprio nella struttura.

Il '500 a Ortona è anche il secolo dei grandi acquisti dei terre e appezzamenti circostanti, del ripopolamento della città da parte degli emigranti Schiavoni. Nel 1570 divenne ufficialmente sede vescovile legata alla diocesi di Campli, nel 1571 nell'onciario, Ortona possedeva i feudi di Villa Torre, Sant'Agata, Rogatti, Caldari, San Leonardo, Villagrande, Fonte Liberi (oggi Villa Iurisci), San Tommaso, il Feudo, e la Mucchia. Di questi borghi, Villa Caldari era il più grande e il più storico, esistente già dall'epoca italica. Una chiesa dedicata a Santa Maria esisteva nella zona stoica di Caldari, citata nella Cronaca di Farfa nel IX secolo, poi andò in feudo a San Giovanni in Venere, e nel 1447 fu comprato da Ortona. Nel 1811 Caldari divenne per breve tempo comune autonomo, ritornato però a Ortona nel 1839.

Il Settecento e l'occupazione francese del 1799[modifica | modifica wikitesto]

Per tutto il Seicento e il Settecento Ortona godette di una stabilità economica che continuò a farla prosperare, commerciando il sale e costruendo navi al porto, tessendo rapporti sia con Napoli che con Roma, acquistandosi notevole pregio

Nel 1798 Ortona insorse contro gli invasori francesi del generale Coutard, ma il 18 febbraio del 1799[9] fu espugnata e saccheggiata. I francesi vollero con Bourdelier sistemare democraticamente il governo cittadino, avendo abolito quello borbonico di Ferdinando IV. In città vennero eletti cinque cittadini dell'antica nobiltà, il barone Armidoro de Sanctis, Michele Onofrj, Giuseppe Bernardi e Tommaso Berardi. Il cavaliere Salzano de Luna fu nominato ministro portolano, e la nuova amministrazione faticò ad affermarsi, poiché nel gennaio 1799 in tutto l'Abruzzo esplodevano le sommosse popolari capeggiate dai rivoltosi filo borbonici contro i francesi. Benché a Ortona regnasse un clima di relativa calma, la miccia esplose a Lanciano, dove i popolani aizzati dai sacerdoti tra cui Giuseppe Lanza, presero le armi, e furono raggiunti dai popolani di San Vito Chietino, Rocca San Giovanni, Crecchio e Frisa. Intanto i feudi di Ortona chiesero l'autonomia, e si distaccarono le ville di Caldari, Rogatti e Torre, divenendo municipi autonomi, e il 1 febbraio 1799 i popolani giunsero a Ortona in un clima di completa anarchia, assaltando il palazzo comunale e incendiato l'archivio.

Lo storico lancianese Omobono Boacache ricorda che dal 31 gennaio al 1 febbraio a Ortona dei filo borbonici, sull'esempio di Lanciano, organizzarono la rivolta contro i francesi, e furono Filippo La Fazia, lo speziale Pietro Torrese, Vincenzo Rapino, il notaio Vincenzo Recchini, il prete Tommaso Cieri e lo studente Gaetano Gianvito. La sommossa esplose il 1 febbraio, e La Fazia, che aveva esperienze in rivolte, non riuscì a contenere la furia del popolo che non essendo organizzato fu facilmente bloccato dai francesi e molti della banda furono arrestati e condotti alla fortezza di Pescara. Al sopraggiungere della notte il mastrogiurato di Ortona organizzò un servizio di ronda per evitare nuove sommosse. Il giorno seguente a Porta Caldari arrivarono molti sanfedisti, provenienti da San Vito, Frisa, Fossacesia e Guardiagrele. Nella piazza pubblica furono portati sette cannoni per le celebrazioni della presa di Ortona, il tutto organizzato dal tenente Morelli aiutato da un certo Carlo Di Pietro.

Tuttavia la situazione precipitò quando si sparse la voce che a preparare le cartucce dei cannoni fosse un giacobino traditore, e la gente insorse, assaltò il palazzo comunale, arrestò il Di Pietro, le carte del comune furono distrutte o gettate nella piazza, e lo stesso palazzo fu ridotto quasi in macerie. Nella piazza fu acceso il fuoco, e a Ortona regnò l'anarchia completa, e ciò contribuì alla reazione ortonese contro questa sorta di "colpo di stato" portato da stranieri. Soprattutto secondo il Bocache l'orgoglio per la propria storia, essendo stati perduti i documenti precedenti all'anno 1584, inclusi regesti federiciani e aragonesi.
Tuttavia prima di ciò i sanfedisti imperversarono ancora per la città, prendendo dal carcere i due cavalieri che la mattina avevano presieduto alla cerimonia dei cannoni, e vennero trucidati nella piazza e successivamente dati alle fiamme. Lo stesso avvenne per Codagnoni del Vasto, gli fu impedito di confessarsi e venne fucilato e poi bruciato.

Interno della Cattedrale

il 3 febbraio giunse a Ortona una missiva falsificata attribuita a Giuseppe Pronio, massima autorità abruzzese riconosciuta da Ferdinando IV per la lotta contro i giacobini francesi, la missiva ordinava ai sanfedisti di non compiere più massacri, ma si recarsi a Ripa Teatina, e così la massa si ritirò, comandata dal commissario francese Luisa Pecul. Fu l'occasione per gli ortonesi di contrattaccare, capeggiato dal barone De Sanctis. Costui organizzò la difesa di Ortona, creando barricate presso le mura, e impedendo in qualsiasi modo l'afflusso di forestieri alla città, le quattro porte delle mura furono sprangate, le due di Santa Caterina e di Caldari con catenaccio, le altre a terrapieno della Marina o del Carmine e di San Giacomo o Santa Maria, e si distrussero le strade per impedire il passaggio di cannoni provenienti da Pescara e Chieti.
Tuttavia le munizione per resistere a un eventuale assedio erano poche, e vennero inviati emissari a Barletta per acquistare fucili e cannoni. L'esercito francese intanto si era organizzato dalla fortezza di Pescara, capeggiato da Luis Coutard con 2000 uomini, il quale partì il 17 febbraio verso Ortona, giungendo il giorno successivo.

L'assedio scoppiò con in cannoneggiamento al torrione del Carmine, o dei Baglioni lungo la costa ad ovest. Il De Sanctis fece suonare tutte le campane per raccogliere il popolo a combattere, e da questo segno Coutard, che aveva momentaneamente interrotto l'assedio per prudenza, comprese che la città era difesa da plebe mal organizzata, e si avviò a Porta Carmine, tuttavia un suo vice venne colpito da una fucilata. Il Coutard abilmente sventolò un fazzoletto bianco in segno di resa, promettendo una riappacificazione col popolo ortonese se l'assedio fosse cessato, ma dalla città continuarono le cannonate, cosicché Ortona fu cinta d'assedio. La parte più fortificata era appunto la torre del Carmine, da cui piovevano le cannonate. Essendo la costa del Carmine imprendibile, i francesi aggirarono il promontorio e risalirono dal castello aragonese, ed entrarono in città. Il 19 alcuni sanfedisti forestieri si fermarono a Porta Caldari per tentare di riprendere la città, ma vennero subito ricacciati. Coutard, in seguito alla presa della città, non riuscì a contenere la voracità delle truppe di vendicarsi contro gli ortonesi, e la preda più importante del saccheggio fu ancora una volta la Cattedrale di San Tommaso: fu staccata la testa del busto d'argento del santo, e la chiesa stessa fu incendiata.

Il 20 le truppe partirono per Lanciano, dopo aver fucilato i prigionieri ancora in vita, mentre altri furono incarcerati a Pescara. Benché i cittadini ortonesi avessero dimostrato grande validità nel saper resistere a un assedio, l'assedio del 1799 si concluse in un massacro sia sociale che economico i cui effetti gravi si protrarranno per decenni. Sempre riguardo l'occupazione francese dell'Abruzzo e di Ortona, che ci fu con Giuseppe Bonaparte, nel 1811 durante le guerre napoleoniche, delle navi inglesi presero a cannoneggiare il porto il 12 febbraio, con successive razzie di navi e merci cittadine.

L'Ottocento[modifica | modifica wikitesto]

Monumento a Francesco Paolo Tosti in Piazza Teatro

Nel 1816, a seguito della Restaurazione avviata con il Congresso di Vienna, entrò a far parte del Regno borbonico delle Due Sicilie.

Dal 1829 al 1854 ci furono timide iniziative antiborboniche grazie ad un gruppo di carbonari e la città prese, dunque, vita ai moti del '48[10].

Nel 1848 fu eletto al Parlamento Napoletano il canonico, di idee liberali, Domenico Pugliesi.

Dunque questo periodo storico, nell'ambito politico-sociale, vede il rifiorimento di un nuovo ceto medio basato sulla borghesia e il commercio, dopo la caduta dei nobili ortonesi in seguito ai fatti del 1799. Scomparvero le storiche casate dei De Lecto, dei Marchesi e dei Pizzis, e sopravvissero i De Sanctis, i de Thinis, i Bernardi e i Patrizi. I de Sanctis abitavano nella zona vecchia, raccolti soprattutto nel Palazzo Mancini Riccardi dove morì Margherita d'Austria, mentre altri stavano nel Palazzo Rosica. Il barone Artemidoro De Sanctis aveva la residenza invece nel Palazzo Grilli.
Giuseppe Bonaparte visitò Ortona nel 1807 e fu tra le sue predilette eed ebbe rapporti con Tommaso Bernardi Patrizi, che fu ufficiale di cavalleria sotto Gioacchino Murat.

Ortona, passeggiata Orientale e Palazzo Farnese (1936)

Le nuove famiglie borghesi che emersero nel primo Ottocento furono i Pugliesi (il massimo esponente storico fu Domenico Pugliesi sacerdote, parlamentare ed educatore), gli Onofri di Tollo che si distinsero in politica tra il 1816 e il 1823, di partito filoborbonico; poi i Petrosemolo che avevano la sede in un palazzo di Piazza Plebiscito, distrutto nel 1943. Egli ospitò anche Ferdinando II delle Due Sicilie in visita a Ortona nel 1832 e poi nel 1847. Poi vi erano i de Virgiliis di Ripa Teatina, che furono carbonari e liberali nel periodo mazziniano, i De Benedictis di Penne, esponenti antiborbonici che parteciparono ai moti del 1821, e da cui discendette Luisa de Benedictis, madre di Gabriele d'Annunzio

Il 9 settembre 1860 il Decurionato (Consiglio Comunale) di Ortona delibera l'adesione al Regno d'Italia, o meglio al Governo provvisorio di Garibaldi, prima della battaglia di Castelfidardo (18 settembre) e di quella del Volturno (1-2 ottobre). Il 21 ottobre si svolse, in tutto il Regno, il Plebiscito. A Ortona la storica assise fu tenuta nella chiesa di s. Francesco e i sì di adesione a Casa Savoia ottennero una larga maggioranza.
Nell'immediato periodo dopo l'ingresso di Garibaldi a Napoli, 28 cittadini ortonesi vennero arrestati con l'accusa di cospirazionismo contro il nuovo governo d'Italia. Si trattava infatti di una sommossa anti-garibaldina organizzata da alcuni nobili fedeli a Francesco II con 300 contadini come armati, che avrebbero dovuto fare un colpo di stato a Ortona la notte del 29 settembre 1860, per distruggere simbolicamente la bandiera nazionale, assalire il Corpo di Guardia, urlare "viva Francesco II!", saccheggiare le case dei gentiluomini filo-garibaldini, e proclamare il nuovo governo borbonico.

Porto di Ortona

Il piano sarebbe stato di giungere a Ortona da Fonte Grande, scendere al Peticcio, risalire da Madonna degli Angeli, e poi da strada Saraceni, ma la rivolta fallì perché due spie vennero arrestate, e un drappello da Lanciano fu inviato a rafforza la Guardia di Ortona, per temute sommosse antigovernative. Mentre i rivoltosi venivano arrestati, al proto giungeva una corvetta con il poeta e patriota Clemente De Caesaris, il quale contribuì a soffocare qualsiasi altro tentativo con minacce di pena di morte. Tuttavia ciò, se comportò la realizzazione di un buon clima di tranquillità politica in città, certo non fu lo stesso per i centri del contado ortonese, dove, nella medesima maniera di altre campagne abruzzese, nonché per le montagne della Majella e del Gran Sasso, si verificò il fenomeno del banditismo postunitario.

Intorno alla fine del secolo, Ortona conosce un periodo di vasta importanza culturale grazie alla presenza del compositore Francesco Paolo Tosti, che collabora assieme a Gabriele D'Annunzio e Francesco Paolo Michetti, nella stesura di opere, poesie e partiture. D'Annunzio ambienta alcune poesie e novelle abruzzesi a Ortona, mentre Tosti ne compone le partiture. Tosti parteciperà anche ad incontri culturali nel Convento Michetti nella vicina Francavilla al Mare. Inoltre ai primi del Novecento, l'attività culturale pittorico continuò con la famiglia Cascella: il capostipite Basilio Cascella si trasferì a Ortona, avendo origini a Pescara, e fu ceramista e pittore di stampo realistico con influssi chiaramente pastorali a tema abruzzese, e la sua attività fu portata sia nella scultura che nella pittura da Tommaso e Michele Cascella, finché la tradizione non si spostò nell'arte moderna a Pescara.

Il primo Novecento[modifica | modifica wikitesto]

Corso Vittorio Emanuele dopo i bombardamenti del 1943

Nel 1906 a Ortona fu inaugurato il primo cinematografo e uno dei primi dell'Abruzzo, mentre il porto e la costa della città iniziava a beneficiare, come gli altri centri limitrofi costieri, del primo turismo balneare alto borghese. Il 3 febbraio 1916, durante la prima guerra mondiale, una squadra austro-ungarica formata dall'incrociatore corazzato SMS Sankt Georg, da tre cacciatorpediniere e due torpediniere bombardò Ortona e San Vito Chietino; l'azione venne interrotta dall'intervento di un treno armato della Regia Marina munito di pezzi da 152/40 che con la sua controbatteria costrinse le navi ad interrompere l'azione[11].

Seconda guerra mondiale: Ortona Stalingrado d'Italia (8 settembre - 27 dicembre 1943)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Campagna del fiume Moro, Linea Gustav e Battaglia di Ortona.

Nel corso della seconda guerra mondiale la città diventa terreno di aspri scontri tra le truppe germaniche e quelle alleate. Nella notte tra il 9 ed il 10 settembre 1943, la famiglia reale dei Savoia, dopo aver pernottato nel castello ducale di Crecchio, lascia dal porto di Ortona l'Italia occupata dai nazisti per approdare nella già liberata Brindisi per garantire il legittimo governo istituzionale della Nazione. Da Ortona passa la linea Gustav, che ha l'altro capo a Cassino: una linea di difesa fortificata apprestata dalle forze germaniche nel punto più stretto della penisola. Infatti è proprio durante la seconda guerra mondiale che Ortona conosce momenti veramente difficili. La maggior parte della popolazione ortonese è costretta a scappare dalle proprie case. A nord, l'esercito tedesco e a sud, quello degli alleati, bombardano ininterrottamente Ortona per circa 6 mesi. La città praticamente rasa al suolo venne definita da Winston Churchill come "la Stalingrado d'Italia"[12] per via del fatto che, similmente alla città sovietica, la battaglia si prolungò lungamente nel corpo della città. Restarono in piedi pochissimi edifici e comunque con gravissimi danni strutturali che portarono alla demolizione per motivi di sicurezza. La città fu liberata soltanto nel dicembre del 1943 quando le forze alleate oltrepassarono la linea Gustav sul versante adriatico[13]. Per questo motivo la città fu insignita della medaglia d'oro al valor civile. Un pregevole documentario prodotto dalla SD Cinematografica ne racconta i retroscena[14][15].

Spiaggia di Ortona: Ripari di Giobbe
Monumento ai caduti

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

La ricostruzione di Ortona negli anni cinquanta comportò la perdita del 70% del patrimonio culturale storico. La Cattedrale venne ricostruita ex novo con richiami classicheggianti, meno il portale del XIII secolo. Sopravvissero il Palazzo Farnese e buona parte del Castello Aragonese, franato in parte nel 1946 per dissesto idrogeologico provocato dai bombardamenti. Gran parte della piazza Porta Caldari venne ricostruita negli anni sessanta, mescolando edifici moderni a quelli liberty di inizio Novecento. Così avvenne anche per il corso Vittorio Emanuele e per piazza Municipio.

Negli anni novanta Ortona, aveva iniziato a riacquistare valore artistico e turistico con l'istituzione di alcune associazioni culturali, la creazione della Pinacoteca Cascella nel palazzo Farnese, del Museo della battaglia di Ortona, e la costruzione di strutture marittime presso contrada Lido Riccio e Saraceni, dove è stato ampliato il porto della città.

Dopo il naufragio della Costa Concordia, Ortona ha partecipato alla campagna di rimozione del relitto sull'isola del Giglio inviando alcuni macchinari.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
«Decreto del Presidente della Repubblica[16]»
— 2008
Medaglia d'oro al valor civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor civile
«Nobile Città degli Abruzzi, di antiche tradizioni patriottiche, sopportava coraggiosamente, in occasione dell'ultimo conflitto, spaventosi bombardamenti aerei e terrestri, subendo la perdita di 1314 dei suoi figli e la distruzione della maggior parte del suo patrimonio monumentale e edilizio. Con fierissimo contegno resisteva intrepida ai soprusi degli invasori in armi, mai piegando nella sua purissima fede in un'Italia migliore, libera e democratica. Si prodigava con cuore di madre nel soccorso dei feriti e dei sofferenti affermando, negli orrori della guerra, il più alto spirito di solidarietà umana.[17]»
— settembre 1943-giugno 1944.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Mura del castello aragonese

Ortona è divisa in due rioni storici: Terravecchia e Terranova. La prima porzione è quella più antica formatasi sull'antico abitato italico-romano che aveva l'acropoli presso l'area del castello aragonese, e le mura terminanti in Largo Farnese, ossia presso la piazza municipale. Centro delle attività marinare la Terravecchia si è sviluppata nel XII-XIV secolo tra l'area della Cattedrale di San Tommaso Apostolo (1127) il castello aragonese /1452 ca.) e il Palazzo Farnese (1584). La porzione più antica del rione è quella compresa tra Largo Castello, il parco Ciavocco e Corso Matteotti con gli angiporti medievali di vico Bonelli che conduce a Torre Baglioni. La zona del Corso Matteotti e la Passeggiata Orientale è tardo medievale, la zona di via Acciauoli è del XVI-XVII secolo con i palazzi de Benedictis, la cisterna, la scalinata dei pescatori, poi il Palazzo Corvo del XVII secolo, casa natale del compositore Francesco Paolo Tosti, Palzazo Menè del XVIII secolo, Palazzo Colangelo con cortile interno, Palazzo Mignotti del XVII secolo, il palazzo Grilli De Sanctis del XVII secolo con i balconi a ferro battuto, Palazzo Pugliesi. Sulla Piazza San Tommaso con la cattedral si affacciano il Palazzo Rosica De Sanctis della metà XVII secolo, il Palazzo Mancini De Sanctis Riccardi dove nel 1586 morì Margherita d'Austria, interessante perché ricavato da un torrione medievale chiamato Torre Riccardi, poi l'ex convento agostiniano di San Domenico, poi biblioteca diocesana, il Palazzo Vescovile del 1770, e il duecentesco campanile dell'ex convento di San Francesco in Piazza Risorgimento. L'ex convento è in parte riconoscibile nel Palazzo de Benedictis, dove vi nacque Luisa, madre di Gabriele d'Annunzio, che conserva il cortile con chiostro interno

Veduta del corso Matteotti, zona Terravecchia, dal castello aragonese

Il secondo rione della Terranova si è sviluppata sul perimetro interno delle mura di Giacomo Caldora, che partivano da Porta Caldari e terminavano in Largo Farnese mediante il corso Vittorio Emanuele. La zona era prevalentemente campestre, con orti in possedimento delle monache di Santa Caterina e dei frati Cappuccini di Santa Maria delle Grazie. Con l'afflusso di nuovi mercanti, nel periodo del viceregno spagnolo, ancora oggi sono testimonianza valida i palazzi dei Verratti (XVII secolo), dei Licini, dei de Lectis, dei Berardi (1702), dei Petroni, dei Lavalle-Castiglione (XVIII secolo), dei de Fabritiis, dei Mazzoccone (1870), dei baroni Bernardi. Prima del 1943 lungo il corso sopravviveva anche la cappella di San Biagio in stile neoclassico. Nel secondo dopoguerra si svilupparono altri quartieri, quello del Carmine a nord presso l'antica Porta Bucciaria, o del Carmine appunto, poi verso contrada Costantinopoli sul colle che si affaccia sul mare a sud-est.
Questo quartieri si popolò soprattutto nell'immediato dopoguerra per realizzare casette a basso costo al fine di ospitare la popolazione della città distrutta, e costituiscono il rione di San Giuseppe, attraversato dal viale della Libertà. Altra zona storica, benché compromessa dall'espansione edilizia, era la Giudecca, il rione degli ebrei che si trova nella zona parallela il corso Vittorio Emanuele ad ovest, dove si trova la chiesa del Sacro Cuore. Di questo tracciato murario del Caldora, del rione Terranova, resta il toponimo di Piazza Porta Caldari all'ingresso del corso, e il bastione fortificato dai via Dommarco, con castello.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiese ed ex conventi di Ortona.
La Cattedrale di San Tommaso Apostolo, ove riposano le reliquie di Tommaso Didimo

Basilica di San Tommaso Apostolo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cattedrale di San Tommaso Apostolo.

La chiesa fu costruita nel IX secolo, ma danneggiata dai Normanni nell'XI, quando era dedicata a Santa Maria Regina degli Angeli. Ricostruita completamente nel XII secolo, nel 1258 ospitò le reliquie autentiche di San Tommaso, riportate dall'isola di Chio da Leone Acciaiuoli. La cattedrale fu devastata da un terremoto del XV secolo, e ricostruita sotto forma barocca, meno il portale del Trecento. La cattedrale, danneggiata ancora nel 1799 dai francesi, fu gravemente danneggiata nel 1943 durante la battaglia di Ortona, e ricostruita in aspetto pseudo-neoclassico per quanto riguarda la facciata, rimontando il portale di Nicola Mancino e ricostruendo l'interno nella matrice barocca. La chiesa ha un impianto semi-longitudinale a pianta a croce greca allungata verso il presbiterio e la cripta, con la facciata su Piazza San Tommaso, decorata dal portale rimontato in stile gotico, con lunetta ornata dal gruppo di San Tommaso tra santi, incastonata tra profonde strombature e ghimberga a gattoni; un secondo portale si trova su vico dell'Orologio, dove si trovava la torre fortificata che fungeva anche da faro della città, distrutta nel 1943; e questo è il meglio conservato delle'poca medievale, con profonde e ornate strombature. Il cupolone è più slanciato rispetto all'originario, poggiante su quattro pilastri all'interno della chiesa, e consta di un tamburo possente con finestre, e della calotta circolare con lanterna soprastante. Il campanile è una torre in mattoni rossi, edificata abbattendo il vecchio campanile sopravvissuto al 1943, che aveva impianto rettangolare con snelle arcate.

Al suo interno, oltre alla cripta delle reliquie, vi è il Museo Diocesano, dove sono raccolti molti pregevoli dipinti e sculture sacre, facenti parte della storia ortonese. La chiesa è quasi prevalentemente ricostruita e sopravvive di storico soltanto la cappella del sacramento dell'Ultima Cena, con importanti fregi e bassorilievi barocchi. Le cappelle in tutto sono quattro, e la seconda di maggior importanza è quella di San Tommaso, dove si trova il busto argentato, restaurata ampiamente, con mosaici e affreschi di Tommaso Cascella. Il Cascella ridipinse anche gli affreschi dell'interno della calotta cupolare e dei pennacchi angolari, con disegni allegorici, eccettuato il pennacchio con l'affresco barocco. Dipinse anche gli affreschi dell'abside semicircolare, con simboli massonici. La cripta che si trova sotto l'altare è moderna, in cemento armato, e custodisce le spoglie di San Tommaso.

Chiesa della Santissima Trinità[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa della Santissima Trinità (Ortona).
Chiostro interno della chiesa della Trinità

Si trova all'ingresso del cimitero comunale nei pressi di via Roma. Fu eretta nel XVI secolo insieme all'ex convento dei Cappuccini, e conserva perfettamente l'aspetto barocco. La facciata spoglia è preceduta da un portico ad arcate, che si collega internamente al chiostro del monastero Cappuccini, che ha impianto quadrato, con chiostro ad arcate a tutto sesto, a due livelli, e pozzo centrale. Il portale della chiesa è datato 1626, l'interno ha impianto lineare a navata unica con tre cappelle sulla sinistra, un altare maggiore in legno lavorata con tabernacolo, che ospitava le tele del pittore teatino Giovanni Battista Spinelli con Incoronazione della Vergine, nel museo diocesano oggi ospitata. Il tabernacolo è stata realizzato dai cappuccini Maragoni, l'altare è del padre guardiano Giuseppe d'Ascoli (1745).

Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli (Ortona).

Si trova tra via don Bosco e via Costantinopoli, nella parte moderna a sud di Ortona, del viale della Libertà. Benché non si direbbe, a causa dei corposi restauri del post 1943, la chiesa risale alla fondazione dei monaci Celestini, che edificarono la chiesa con annesso convento in stile romanico. La chiesa si trovava isolata in una zona di uliveti, venne saccheggiata dai turchi nel 1566 e rifatta nel XVII secolo. Durante la seconda guerra mondiale, il refettorio del convento ospitò i tedeschi durante la cena di Natale, e fu oggetto di attacco dei canadesi con bombe incendiarie. Restaurata successivamente, la facciata è stata riportata allo stile romanico, anche se di originale resta solo il portale goticheggiante a d arco a sesto acuto, mentre l'interno a navata unica è stato ugualmente ampiamente restaurato e di originale resta un affresco della Madonna col Bambino d'ispirazione bizantina, dunque del XIII secolo, mentre di pregio è una tela di Giambattista Rusticone del 1583 dell'Annunciazione alla Vergine. Anche il convento annesso è stato ampiamente rifatto ed è la sede dell'Opera saliesiana Don Bosco.

Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria (Ortona).
Prospetto della chiesa da Piazza Teatro

Si trova nel centro, tra via Garibaldi e Piazza Teatro, ed è una delle più conservate della città dopo i danni del 1943. Il monastero di Sant'Anna delle benedettine femmine, con la chiesa di Santa Caterina, fu fondato intorno al 1324, e ospitò le monache cistercensi che condividevano la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli fuori le mura con i Celestini. Dunque la fondazione è profondamente legata all'operato del frate Pietro da Morrone, poi papa Celestino V, che fondò anche il monastero dei maschi di Santo Spirito nel 1293, il monastero di Sant'Anna e Santa Caterina nei primi tempi era indissolubilmente legato alle vicende dei Celestini. La chiesa di Santa Caterina venne poi ampliata dall'antica cappella nel XVII secolo, come dimostra l'architettura a stucchi e pennacchi dell'interno. Un medaglione dipinto sulla parete che sovrasta il portone antico romanico mostra il chiaro stemma dei Celestini con la croce sormontata dal serpente.

La facciata con portale romanico

Il monastero fu molto florido a Ortona, e prima delle costruzioni del XVIII-XIX secolo, si trovava cinto dalle mura di Giacomo Caldora, e possedeva vari orti, l'apogeo delle rendite ci fu nel 1751, con possedimenti anche nella villa di Caldari. Negli anni successivi, a causa di crisi della città e di sommosse, come quella del 1799, e poi con le leggi francesi e piemontesi del 1855, il convento fu soppresso, vi venne istituita la Casa del Fascio, e nel 1943 fu danneggiato. Nei primi anni 2000 è stata allestita la mostra permanente del MUBA, il Museo della Battaglia di Ortona, mentre la chiesa di Santa Caterina continuò a officiare la messa, insieme all'oratorio annesso del Crocifisso Miracoloso, la cui facciata sua sulla passeggiata "Francesco Paolo Tosti".

La chiesa ha impianto rettangolare con l'annesso convento che si affaccia sul giardino pubblico e su via Garibaldi, il portale principale della chiesa è del XII-XIII secolo, appartenente alla cappella che stava prima della fondazione del monastero, mentre il portico a nartece è barocco, così come l'interno a navata unica, con volta a botte lunettata. Alcune tele, specialmente del pittore Spinelli, sono state conservate nel museo diocesano, e tra queste d'interesse c'è Santa Caterina in estasi. Il pavimento è in cemento decorato, la zona del presbiterio ha balaustra in marmo, l'altare è marmoreo come il tabernacolo, presso le pareti laterali ci sono nicchie con cappelline. L'oratorio del Crocifisso ha aspetto quattrocentesco, con volte a crociera e muratura esterna in mattone a vista, Si trova l'affresco del XV secolo della Crocifissione, molto famoso perché il 23 giugno 1566 il costato del Cristo avrebbe grondato sangue, testimoniando che di lì a poco, con l'invasione turca del 1566, il monastero di Sant'Anna sarebbe rimasto inviolato.

La Chiesa del Purgatorio
La Chiesa di San Rocco

Chiesa di San Rocco[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Rocco si trova in Piazza Porta Caldari, all'ingresso del corso Vittorio Emanuele. Probabilmente costruita intorno al XVI secolo come cappella in onore del santo che protesse la città dalla peste, è stata completamente modificata in età barocca del XVIII secolo, allo stile napoletano barocco. Dalle fotografie storiche si comprende che il campanile è recente, in stile falso antico, edificato nell'epoca fascista, in sostituzione di uno a vela più modesto. La chiesa si presenta sostanzialmente ancora intatta, poco danneggiata dalla guerra del 1943, ha impianto a navata unica rettangolare, con facciata movimentata da alcune cornici a contorno bianco a motivi geometrici, finestrone centrale e portale centrale architravato. Il campanile a torre è scandito da cornici marcapiano, nel lato mediano tre oculi, e in quello superiore la cella campanaria, mentre la sommità ha una cuspide piramidale isoscele con tegole rosse. L'interno conserva nicchie laterali per gli altarini, ha volta a botte lunettata, e alcuni stucchi e pennacchi decorativi, e altare marmoreo.

Chiesa del Purgatorio[modifica | modifica wikitesto]

Si trova in Piazza della Repubblica, accanto il palazzo comunale. La chiesa risale all'800, ed è molto semplice, rimasta pressoché intatta dopo la guerra, ad eccezione di alcuni danneggiamenti al campanile riparati eccellentemente. Infatti proprio il campanile turrito, è ciò che caratterizza la chiesa, realizzato in mattoni a vista con sommità decorata da loggia di archetti a tutto sesto con due campane nella cella interna è ciò che caratterizza questa chiesa. La facciata è molto semplice, con portale centrale d'ingresso, e l'interno a navata unica ha pianta quadrata, ed è stato profondamente restaurato con mosaici in onore di Gesù, della Madonna, e di Giovanni Paolo II.

Chiesa di Santa Maria delle Grazie o Madonna della Pace[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Maria delle Grazie (Ortona).
Prospetto della chiesa di Santa Maria delle Grazie

La chiesa come la si vede oggi, in Piazza San Francesco, è una ricostruzione totale del vecchio convento del XV secolo, distrutto quasi completamente nel 1943. Nel 1430 in occasione della pace tra Lanciano e Ortona, il frate San Giovanni da Capestrano chiese di edificare per l'occasione anche due chiese, una a Ortona e l'altra a Lanciano. In quest'ultima fu edificato il monastero di Sant'Angelo della Pace sopra una vecchia cappella fuori le mura, che costituisce l'attuale convento dei Cappuccini di Sant'Antonio di Padova, mentre a Ortona nelle vicinanze di Villa Caldari fu prima realizzata una cappella con annesso monastero dedicata a Santa Maria della Pace, successivamente spostato nell'attuale convento di Santa Maria delle Grazie. La chiesa prima della distruzione aveva un aspetto esterno tardo romanico con portico a nartece che precedeva al'ingresso, e facciata a capanna decorata da un solo oculo centrale, e imponente torrione campanario retrostante. L'interno invece era barocco, che fu sventrato da cannonate insieme alla facciata nel dicembre 1943.

L'aspetto attuale mostra tre corpi di fabbrica che costituiscono il complesso, esternamente rivestito in mattoni rossi: da sinistra a destra si trova il campanile a torre decorato da orologio e da balaustra sommitale, poi la facciata della chiesa vera e propria in stile pseudo romanico, con portico a nartece incorporato che precede l'ingresso a tre portali, ornati nelle lunette da mosaici a sfondo dorato. La facciata ha una sequenza di tre archi a tutto sesto in vetrate colorate, e la facciata è chiusa da un grande timpano triangolare con croce centrale. Il terzo corpo a destra era inizialmente occupato dal convento, e fino agli anni '90 la nuova struttura ospitò l'ospedale civile di Ortona, poi ricostruito nel quartiere Fontegrande, e oggi vi si trova l'ASL. L'interno della chiesa è a navata unica, in stile misto, tra il neoromanico e il neogotico, con volte a crociera costolonate dipinte in blu cielo stellato. Vi si conservano alcune tele e statue originali della vecchia chiesa.

Chiesa parrocchia di San Giuseppe[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Giuseppe (Ortona).

Sorge nel rione San Giuseppe a sud di Ortona, ed è stata inaugurata nel 1960 dall'arcivescovo Benigno Migliorini, e in origine doveva essere intitolata a papa Pio X. La chiesa mostra un aspetto lineare e regolare, con cemento armato, mattoni e vetro per le finestre. La facciata è molto semplificata, con portico d'ingresso, e triplice coronamento sommitale ad architrave triangolare con finestre. Il campanile turrito è separato, l'interno a navata unica è molto geometrico, a impianto rettangolare, con presbiterio realizzato secondo le norme del Concilio Vaticano II, sopra di esso spicca un Crocifisso, poi vi è un tabernacolo sorretto da colonna marmorea. Di interesse un battistero in marmo, e il gruppo di 3 statue della Madonna Immacolata, San Giuseppe, San Pio X.

Chiesa della Madonna del Carmine[modifica | modifica wikitesto]

Appartenente alla parrocchia della Cattedrale, si trova in via Roma, nella zona che un tempo era circondata da uliveti e campagne, del feudo del convento dei Cappuccini della Trinità. Benché l'aspetto attuale della chiesa è stata completamente alterato per la ricostruzione postbellica, la chiesa esisteva nel 1685, e dava il nome alla Piana del Carmine con la porta che da ovest conduceva a Ortona, in via Cavour. La chiesa con monastero fu gravemente danneggiata dai francesi che nel febbraio 1799 la incendiarono. Nel 1809 con la soppressione dei monasteri, il convento fu adibito a cascina e poi caserma di alloggio delle truppe, mentre nel 1866 fu trasformato in piccolo ospedale. La Congrega della Carità prese in gestione l'ex convento facendolo diventare ricovero dei viandanti, e furono avanzati dei progetti affinché divenisse l'ospedale civile della città, ma senza successo. Andato in rovina il convento, rimase solo la chiesa, che però fu interessata dalle distruzioni del 1943, e ricostruita daccapo.

Oggi ha un aspetto molto semplice, pianta rettangolare con facciata a capanna scandita da un ordine di semplici finestre centrali molto strette, e da un portale centrale. L'interno è a navata unica, in stile post classico, e conserva la statua della SS. Vergine del Carmine.

Resti della Basilica Longobarda di San Marco[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Basilica di San Marco (Ortona).

Si trova presso l'altura di Punta dell'Acquabella in contrada San Donato. La Basilica fu fondata nel IX secolo circa dai Longobardi bizantini, e danneggiata dall'invasione Normanna. Nuovamente danneggiata nel XVI secolo dai Saraceni, l'abbazia cadde in abbandono, ed oggi rimangono solo i resti delle mura perimetrali della pianta rettangolare, le basi delle colonne delle tre navate, e il pavimento. Negli anni 080 sono stati trovati reperti archeologici e fibule preziose dell'epoca longobarda, che sono stati traslati nel Museo Archeologico Nazionale d'Abruzzo a Chieti.

Altre chiese[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Donato al cimitero canadese
Portico dell'ex convento dei Cappuccini, chiesa della Santissima Trinità
Ex chiesa degli Agostiniani di San Domenico, oggi biblioteca diocesana, sul Corso Matteotti
Ingresso dell'oratorio del Crocifisso, presso Piazza Teatro
Scorcio del castello aragonese
Portale di Palazzo Corvo, sede dell'Istituto Francesco Paolo Tosti

Qui si trovano le chiese minori di Ortona, e successivamente quelle delle contrade limitrofe.

  • Oratorio del Crocifisso Miracoloso: chiesa a cappella situata in un angolo della parrocchia di Santa Caterina d'Alessandria in corso Garibaldi, questo però si affaccia sulla piazza del Teatro. Al suo interno, del XV secolo con soffitto voltato a crociera e in mattoni a vista, è conservata un'ampolla contenente sangue, sgorgato miracolosamente da un dipinto a muro ritraente la Crocifissione, ancora oggi osservabile, al tempo dell'invasione turca della città nel 1566.
  • Chiesa del Sacro Cuore di Gesù: si tratta di una chiesa poco nota del centro di Ortona, situata tra via dei Bastioni e via Speranza. Probabilmente risale alla seconda metà del XIX secolo, con aggiunte nel secolo successivo. Ha un aspetto a pianta rettangolare neoclassico-eclettico, che rievoca il barocco, con paraste lineari lungo le pareti che terminano a capitello corinzio compositore, e ordine di finestre bifore a tutto sesto, con colonnine e a capitelli ugualmente lavorati molto raffinatamente. La facciata è scandita da cornice marcapiano, alla base da portale inquadrato da due paraste con capitello, esso è a tutto sesto, sormontato da cornice con chiave di volta lavorata, poi nel piano superiore da un ordine di tre finestre arcuate a tutto sesto, inquadrate ugualmente da due grandi paraste angolari con capitelli corinzi. Il campanile laterale è una torre con due finestre in facciata per le campane, e con il tetto spiovente.
  • Chiesa parrocchiale di San Gabriele dell'Addolorata: si trova nel moderno quartiere di Fontegrande, è una delle chiese più moderne e recenti di Ortona, realizzata tra il 2009 e il 2011. Ha un aspetto moderno, a pianta rettangolare irregolare, con facciata geometrica, e portale architravato a timpano triangolare. Il campanile è una torre parallelepipeda, l'interno è a navata unica.
  • Chiesa della Madonna degli Angeli e di San Zeffirino: sorge all'imbocco di viale della Liberà, nei pressi dello stadio comunale. Il quartiere popolare degradato, dove nacque Rocco Tano, oggi noto come Rocco Siffredi, fa parte di quel piano di riurbanizzazione della città dopo la seconda guerra mondiale, e la chiesa testimonia la semplificazione estrema e la parsimonia dello stile architettonico e del materiale utilizzato per la sua edificazione. Essa è in cemento armato, a pianta rettangolare con navata unica, e facciata ornata da una croce gigantesca in cemento.
  • Ex Convento agostiniano di San Domenico: si trova su una traversa del corso Matteotti provenendo dal castello aragonese. Il monastero fu fondato dai Padri Agostiniani nel 1270 per volere di Carlo d'Angiò, e vi abitarono i monaci sino al 1941, quando la chiesa venne sconsacrata e divenne biblioteca della Curia. A causa dei danni del 1943, il convento è stato ampiamente restaurato, compresa la chiesa, che presenta una facciata moderna caratterizzata da una finestre ellittica centrale. L'ex convento fu per qualche ventennio sede dell'Istituto Tecnico di Ortona, e poi sede della scuola media, con cortile interno dove è ancora possibile leggere tracce della storia antica.
  • Ex convento dei Cistercensi di Sant'Anna: su via Garibaldi, è l'antico monasteri dei Cistercensi e delle Benedettine femmine voluto da Pietro da Morrone, documentato nel 1324, e poi negli anni successivi. Fa parte del complesso di Santa Caterina d'Alessandria, fu soppresso nel 1855, divenuto negli anni '20 Casa del Fascio, ospitò nel 1943 gli sfollati, e nel 2002 è diventato sede permanente del MUBA - museo della battaglia di Ortona. Conserva l'impianto quadrangolare con chiostro interno, anche se i locali sono stati profondamente modificati già all'epoca della soppressione, e successivamente con i lavori per ospitare il museo.
  • Ex Convento dei cappuccini (Cimitero comunale): è collegato alla chiesa conventuale della Santissima Trinità. Appartiene al XVII secolo ed è a pianta quadrangolare con portico e un pozzo nel chiostro.
  • Ex Chiesa di San Francesco d'Assisi: si trova vicino alla Cattedrale, in piazza Risorgimento. La chiesa sarebbe del XIII secolo, ma fu modificata nel XVII. Dopo la guerra è stata sconsacrata e adibita a palestra. Scarso è attualmente il valore artistico, ed è leggibile la facciata con il rosone murato. Vi è anche il campanile a torre, con gli archi coperti. Il Palazzo de Benedictis, a poca distanza, è stato ricavato dal convento, anche se è difficile leggere l'antica storia architettonica del complesso religioso, se non nel porticato del chiostro interno.
  • Santuario della Madonna della Libera (Contrada Villa Torre): chiesa semplice del XVIII secolo, con struttura a capanna e navata unica. Il campanile è a torre.
  • Chiesa di Santa Maria della Pace (viale Civiltà del Lavoro-Villa Torre): si tratta di una piccola cappella situata alla fine di viale Civiltà del Lavoro, presso la cantina vinicola di Ortona. Si suppone che fosse l'originale chiesa voluta nel 1430 da frate Giovanni di Capestrano per celebrare la pace tra Lanciano e Ortona. La chiesa da anni è in rovina, e di interesse si conserva la facciata con il portale gotico ad arco ogivale.
  • Chiesetta della Madonna dell'Olivastro o della Madonna delle Vasche (Località Ripari di Giobbe): chiesa campestre che praticamente era una cappella dei pescatori, costruita nel XVIII secolo. Ha struttura molto semplice a navata unica, e a causa dell'abbandono è molto difficile distinguerla da una qualsiasi cascina, se non fosse per un'icona della Madonna col Bambino sul portale e per il campanile a vela.
  • Resti della basilica longobarda di San Martino (località San Martino-Alboreto): si trattava di uno dei più antichi monasteri di Ortona oltre alla basilica di San Marco in contrada San Donato; fu citata nella "rivelazioni" di Santa Brigida di Svezia nel XVI secolo insieme a San Marco, e poi fu citata fino al XVII secolo, allora usata come semplice chiesa rurale. Oggi restano pochi resti di mura, che permettono ancora di leggere l'impianto rettangolare con abside semicircolare posteriore.
  • Chiesa di San Donato (Contrada Moro-San Donato): chiesa ricostruita completamente nel 1946, rispettando la struttura semplice del XVIII-XIX secolo, ossia la chiesa rurale a capanna e a navata unica. Precede l'accesso al cimitero canadese, composta da un doppio arco per l'accesso al cimitero, e sulla destra d questo portico allungato si trova l'ingresso, la chiesa ha impianto rettangolare con navata unica, e campanile laterale a torre con cuspide piramidale.
  • Chiesa del Sacro Cuore (Contrada Villa S.Nicola): chiesa del XVIII-XIX secolo situata nel pieno centro della contrada sparsa, con campanile a vela, facciata a capanna intonacata di bianco, ornata alla base da un solo portale a tutto sesto senza lunetta, e al centro di essa da un ordine di tre finestre a tutto sesto.
  • Chiesa di San Nicola di Bari (Villa S.Nicola): chiesa ottocentesca posta all'ingresso della contrada lungo la strada San Tommaso, con unica navata, e abside posteriore. La facciata ha un oculo centrale nella parte sommitale del timpano architravato a spioventi, mentre nella porzione centrale l'elemento di spicco è una grande croce latina a rilievo che sovrasta l'architrave classica del portale centrale lunettato. Il campanile laterale è una torre con cuspide piramidale.
  • Chiesa di San Giorgio e San Nicola (Villa S.Tommaso): si trova nel piccolo borgo di Villa San Tommaso, posto più a nord di Villa San Nicola. La chiesa ottocentesca, ha subito un rifacimento nei primi anni del Novecento, ed è caratterizzata da una facciata in mattoni rossi inquadrata da due paraste angolari con capitello, e da uno smisurato portale con arco a tutto sesto lunettato, le cui colonne laterali sono cilindriche, ornate da capitello ionico. Il campanile laterale è una torre scandita da archi e cornici marcapiano.
  • Chiesetta di San Michele Arcangelo (Villa Selciaroli): chiesa moderna degli anni '50, con struttura classica a pianta rettangolare e intonaco giallo melone. Il campanile è a torre.
  • Chiesa di Sant'Elena (Villa Sant'Elena): sussidiaria della parrocchia di Sant'Antonio di Padova a Villagrande, si trova nella zona industriale di San Martino-Villa Grande, e risale al primo Novecento, composta da un impianto rettangolare pseudor-romanico, con finestre laterali, facciata architravata molto semplice, e campanile a vela centrale.
  • Chiesa di San Gabriele Arcangelo e di Gabriele dell'Addolorata (Contrada Bardella): si trova al confine territoriale tra Ortona e San Vito sopra la cesta collinare di Bardella-Ripari. La chiesa è sussidiaria della parrocchia di Santa Maria del Porto a Marina di San Vito, e le sue origini risalgono al volere di un tal Domenico Altobelli il quale, tornato sano e salvo dai disastri della seconda guerra mondiale, fece voto, affinché la contrada avesse una chiesa. Il progettò però si concretizzò col figlio Nicolino nel 1981, quando la contrada si espanse, e la vecchia chiesa dilla Madonna delle Vigne in località Sciutico non era più adeguata. La devozione popolare a San Gabriele dell'Addolorata spinse ancora di più i lavori per la progettazione della chiesa, voluta anche dal parroco don Giovanni Campitelli, che benedisse i lavori nel 1982. La chiesa dunque ha un aspetto moderno, realizzata dal geometra Vito Iezzi, a navata unica, con ingresso preceduto da una sorta di portico a nartece, il campanile retrostante è a vela, e nasce dalla parete del presbiterio. L'interno è in cemento armato, assai semplice, e accoglie le statue della venerazione, tra cui quella di San Gabriele.
  • Cappella della Madonna delle Vigne (contrada Sciutico-Murata Alta), si trova al confine di Ortona e San Vito, nei pressi di Sant'Apollinare. Si tratta di una chiesa davvero minuscola, voluta dal parroco della Marina di San Vito don Giuseppe Argentieri alla fine degli anni '60, su richiesta degli abitanti della zona. Il Monsignor Capovilla nella visita pastorale del 1967 a San Vito, venne accompagnato nella contrada Murata Alta nella località Sciutico, e venne l'idea dei realizzare la cappella. La donazione del terreno di Anna Altobelli De Nardis fece sì che si potesse procedere coi lavori del geometra Nicola Di Paolo nel 1968. Il primo parroco fu don Estachio Di Giulio. La chiesa in cemento con intonaco e stucco esterni, ha pianta ellittica, molto semplice, con campanile a comignolo sporgente. L'interno a navata centrale, è decorato da colonne che scandiscono gli spazi.
  • Chiesa di San Zefirino (Villa Caldari): storica chiesa della contrada, del XVII secolo, sorta su un'antica pieve del IX secolo dedicata a Santa Maria. Sorge nella piazza del centro storico, avente aspetto settecentesco, a pianta rettangolare, con facciata a timpano triangolare, scandita alla base da portale architravato a timpano triangolare, due nicchie laterali appena più in alto, e una finestra centrale a ventaglio. I campanili sono due, uno più antico e più piccolo che ospita l'orologio pubblico, e l'altro più grande laterale a torretta, con cella campanaria. L'interno è a navata unica tardo barocco con volta a botte lunettata, nicchie laterali affrescate, presbiterio rialzato, e un importante battistero commissionato dall'arcivescovo Mons. G.D. Rebiba nella metà del XVI secolo.
  • Chiesa di Sant'Antonio di Padova e Abate (Villa Rogatti): chiesa campestre del XVIII secolo, molto ben conservata. L'aspetto del portale fa immaginare che la chiesa debba risalire al Seicento, ma ci sono scarsi documenti: la facciata è in pietra a vista, con portale centrale architravato sormontato da un oculo, due paraste angolari con capitello dorico che sorreggono il mensolone della cornice marcapiano e del timpano triangolare. Il campanile laterale è una torre slanciata che si alterna in due livelli più corti scanditi da cornicione, uno per la cella campanaria e il secondo ultimo per l'orologio pubblico. La sommità termina con una gabbia in ferro battuto lavorata per le campanelle dell'ora. L'interno a navata unica è piuttosto semplice, in stile tardo barocco e neoclassico.
  • Chiesa della Madonna di Fátima (Stazione di Caldari): chiesa moderna degli anni '90, si trova sul tracciato della strada statale che da Caldari porta ad Ortona. Ha un aspetto romboidale con un piccolo avancorpo all'ingresso che ne costituisce il portico, mentre la porzione centrale del presbiterio della copertura del rombo stesso è rialzata con una piccola lanterna baricentrica.
  • Chiesa di Santa Maria della Libera (Villa Iubatti): rifatta nel tardo XIX secolo, ha pianta rettangolare con facciata a capanna, intonacata di rosso pompeiano, ornata da una finestra centrale a ventaglio e dal portale maggiore architravato. Sulla sinistra sorge il campanile a torre in bugnato liscio. Di grande pregio è all'interno a nave unica l'organo ligneo del 1721 realizzato da Giuseppe De Martino. L'organo è posto in una cantoria sorretta da due colonne e arricchite da specchiature incorniciate e decorate con strumenti musicali in stucco bianco. La cassa lignea è indipendente, interamente dipinta con motivi vegetali e architettonici, caratterizzata da prospetto a tre campate, diviso da paraste dorate a motivi floreali. Tra le campate ci sono ricche decorazioni a festoni, la cassa termina in sommità con cornicione rettilineo, dotata di due ante pieghevoli a libro per la chiusura delle canne di facciata.
  • Chiesa di San Leonardo (Villa San Leonardo): le origini sono molto antiche: fuori dalla contrada in località Mulino a Fosso Vallone, si trova una piccola grotta, identificata con il romitorio dell'abate, dove venne ritrovata la statua miracolosa oggi conservata nella chiesa, mentre altre voci vogliono che fu il riparo dell'abate stesso. La chiesa attuale risale al rifacimento del XVIII secolo, perfettamente restaurata dopo i cannoneggiamenti delle corazzate canadesi del 1943 seguendo lo stile neoclassico campestre. Ha pianta rettangolare a navata unica, con facciata intonacata ornata da architrave superiore a timpano triangolare con stemma di San Leonardo e oculo in rilievo. Il portale architravato centrale occupa quasi tutta la facciata, il campanile tozzo si erge sulla destra, con cuspide piramidale.
  • Chiesa di San Pietro in Vincoli (Villa San Pietro): chiesa del XIX secolo in stile neoromanico, a mo' di cappella con portico a colonne in mattoni faccia vista che oprecede l'ingresso, l'impianto è rettangolare con tetto a spioventi, e il campanile è a vela.
  • Chiesa di Sant'Antonio di Padova (Villa Grande): chiesa moderna degli anni '60, costituita da mattoni, realizzata sopra una preesistente completamente distrutta nel 1943. La chiesa ha pianta centrale composita in modo da comporre sia un cerchio che un quadrato nell'insieme, con la porzione baricentrica della copertura rialzata a lanterna, intervallata nei pilastri laterali da spazi a vela dove sono state inserite le finestre. L'ingresso è preceduto da un piccolo portico, il campanile laterale è a torre.
  • Chiesa di Cristo Re (Contrada Riccio): chiesa moderna degli anni '60, composta da semplice pianta rettangolare a navata unica. La facciata ha un finestrone e portale in stile classico. Il campanile turrito è staccato.
  • Chiesa di Maria Immacolata (Contrada Foro): è stata realizzata negli anni '50 restaurando una costruzione preesistente. Ha impianto rettangolare con abside semicircolare posteriore, facciata molto semplice ornata da un oculo centrale, portale maggiore architravato e timpano superiore della facciata triangolare. Il campanile laterale è in mattoni sorri, a vela. L'interno a navata unica ha volta a botte, e sui lati due cappelle absidale.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Architetture di Ortona.

Palazzi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Palazzi di Ortona.
Veduta di Palazzo Farnese in notturna nella piazza principale
  • Casa Berardi (contrada San Martino-Alboreto): si tratta di un'abitazione rurale in pietra concia del XIX secolo. La sua importanza si deve al fatto che nelle operazioni belliche del 1943 nei pressi di Caldari, fu usata come quartier generale tedesco per impedire l'avanzata dei carri armati canadesi. Dopo aspri combattimenti, la casa fu conquistata dalle truppe di Paul Triquet alle soglie del 21 dicembre 1943, che gli valse la "Victoria Cross". La casa è stata in seguito tenuta in considerazione dalle varie politiche, restaurata, con lapidi commemorative, pur mantenendo l'aspetto rurale originario, ed oggi è un ostello e museo allo stesso tempo.
  • Casa Cichelli: è un edificio rurale del XVI secolo in contrada Bavi, i cui proprietari storici furono i Corvi, successivamente trasferitisi nella Terravecchia ad Ortona, dandola ai Cichelli. La casa è costruita presso una torre di difesa contro i Turchi, ancora ben leggibile, dove sono stati realizzati soltanto altri corpi di fabbrica annessi, di livello più inferiore. La facciata è preceduta da un bel porticato a tre archi.
  • Palazzo Episcopale: si trova sul vicolo accanto la Cattedrale, detto "vecchio Episcopio", perché oggi la sede diocesana è a Lanciano. Il palazzo fu fatto erigere dal Monsignor Domenico de Dominicis nel XVIII secolo, la struttura conserva l'aspetto originale con interventi del XVII secolo.
  • Fondaci medievali di Piazza Plebiscito: si trovano tra questa piazza e via Cavour, posti al di sotto del piano di calpestio, risalenti al XIV secolo. Sono conservate una scala a chiocciola in pietra, un portale di pietra con arco a sesto acuto, con stemma nobiliare, e alcune finestre su stipiti.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Museo musicale d'Abruzzo e Archivio Francesco Paolo Tosti.
  • Palazzo Corvo (sede dell'Istituto Nazionale Tostiano): si trova nel corso Matteotti, nel cuore del centro storico. Fu edificato nel XVII secolo dalla famiglia Corvi originaria di Sulmona, trasferitasi a Ortona, nel 1846 vi nacque il musicista Francesco Paolo Tosti, amico di Michetti e d'Annunzio, che renderà Ortona famosa nel panorama culturale tardo ottocentesco. Il palazzo per la conformazione sembrerebbe realizzato sopra un antico convento, poiché lungo il corridoio di ingresso si trovano due portali di pietra recanti sugli stipiti dei motti in latino d'ispirazione religiosa. In uno dei locali al piano terra è stata inoltre rinvenuta, durante i lavori di restauro, una cisterna. L'ingresso è dato da un portale a cornice bugnata, il vestibolo è in ciottoli di mare, con ingressi laterali per le scuderie e le stanze della servitù, e una rampa di scale conduce al palazzo vero e proprio, con le volte delle sale affrescate da motivi floreali. Oggi è sede di un museo dedicato al musicista Tosti e alla musica tradizionale abruzzese.
Palazzo Farnese
  • Palazzo De Sanctis: sul corso Matteotti, risale al XV secolo, sul portale in pietra è visibile un'iscrizione in cui si legge che la costruzione fu rifatta da Andrea Matteo De Sanctis, nel XVI secolo, la cui lapide tombale si trova nel museo diocesano civico. Sulla facciata si trovano elementi architettonici tardo rinascimentali, riapparsi con i lavori di restauro.
  • Palazzo Mancini-Riccardi: sul corso in direzione della piazza municipale, dopo Piazza San Tommaso, ed è uno dei più antichi di Ortona, edificato nel XVI secolo accanto alla torre-casa Riccardi. Nel 1586 vi morì la duchessa Margherita d'Austria, e una lapide ne ricorda l'evento. Il palazzo ha lo stemma gentilizio dei De Sanctis presso il portale, mentre il resto dell'architettura è tardo settecentesco.
  • Torre di Mastro Riccardo: si trova accanto il Palazzo Mancini, risale al 1255 circa, e costui eresse anche la coeva torre della Cattedrale con l'orologio, andata distrutta nel 1943 quando fu minata dai tedeschi. La torre è realizzata in materiale misto in pietra e muratura, con bucature per le finestre, e termina con tetto a spioventi, ed è dotata di un ingresso a tutto sesto molto stretto e profondo, che termina in cima a una garidanata, elementi che evidenziano il carattere militare della struttura, poi riconvertita in abitazione.
  • Casa di Basilio Cascella: poco distante dal Palazzo Mancini, si trova la casa civile dove visse il pittore Cascella, insieme ai figli Michele e Tommaso che ne continuarono la tradizione artistica pittorica e scultorea. La casa ottocentesca è molto semplice, e una lapide ricorda la presenza del pittore.
Vestibolo del Palazzo Corvo
  • Palazzo Grilli De Sanctis: sul corso Matteotti 74-78, fu fatto edificare nel XVI secolo, presenta facciata con balconcini, all'interno possiede ampi saloni, con affreschi ottocenteschi a motivi classici, di Florindo Cincinnati. Nel 1807 il barone Armidoro De Sanctis vi ospitò Giuseppe Bonaparte in vista nell'Abruzzo.
  • Palazzo Quatrari: in Piazza Risorgimento, appartenne a nobili di Sulmona presenti in città già nel XV secolo, estintisi nel secolo successivo. Rifatto dai proprietari successivi, oggi appare come un palazzo borghese di metà Ottocento, con interessante antico portale in pietra, ricavato dall'ex convento di San Francesco, accorpato nella struttura, come dimostra il chiostro porticato all'interno.
  • Palazzo Vesij-Castiglione: in Piazzetta dei Pescatori, è stato realizzato nella metà del Settecento dai De Sanctis, quando Silvestro sposò Giacinta Vesij-Castiglione, da cui il nome. Il palazzo conserva interessanti elementi architettonici seicenteschi, il portale in pietra, il cortile interno con cisterna e anello in pietra.
  • Palazzo Pugliesi: sul corso Matteotti, risale al XVII secolo, ma è stato ampiamente rimaneggiato nelle epoche successive. Appartenuto ai Pugliesi nel XIX secolo, conserva la facciata in mattoni a vista, con doppio ordine di finestre tardo settecentesche. Fu la casa del canonico Domenico Pugliesi cge du anche Deputato del Parlamento Napoletano. All'interno si conservano affreschi settecenteschi di Arcangelo Ciampoli.
  • Palazzo Farnese (XVI-XVIII secolo): palazzo storico più famoso della città, posto presso la Passeggiata Orientale e Largo Farnese. Venne fatto realizzare dalla duchessa Margherita d'Austria, figlia di Carlo V di Spagna, quando acquistò Ortona nel 1584. Il progetto fu affidato all'architetto Giacomo Della Porta, che realizzò la pianta, e pose la prima pietra il 12 marzo 1584 con benedizione dell'Arcivescovo Rebiba, primo vescovo della nuova diocesi ortonese. La costruzione però s'interruppe nel 1586 alla morte di Margherita, e ai vari rivolgimenti politici della casa spagnola, che non ebbe più in considerazione il progetto politico dell'Abruzzo. Dunque il palazzo passò a vari proprietari, il progetto del Della Porta fu alterato e rallentato nell'esecuzione fino al XVIII secolo. Una parte oltretutto franò a mare per il cedimento del terreno, e un a porzione fu demolita nel secondo dopoguerra, in modo che soltanto la parte che si affaccia sulla Piazza della Repubblica risulta essere completata, mentre la seconda parte sulla Passeggiata Orientale mostra i segni dell'incompiutezza del progetto. Il palazzo dunque mostra vari stili negli esterni, scanditi da cornici marcapiano, e da ordini di finestre con timpani curvilinei e triangolari. Oggi esso ospita il Museo dell'Arte Moderna "Basilio Cascella".
  • Mulino Sardo: si trova presso il fiume Arielli, risale al XVII secolo, noto anche come "Mulino Cespa" dal nome dei proprietari che lo restaurarono. I primi proprietari furono i Santeusanio, poi i De Luca, i Cespa, e attualmente la famiglia Sardo. Si tratta di una costruzione ancora ben conservata in stile rurale, con mulino ad acqua, che ha funzionato sino agli anni '50, quando venne abbandonato al degrado, e al successivo recupero.

Fontane e monumenti pubblici[modifica | modifica wikitesto]

Monumento ai martiri della guerra di Tommaso Cascella
Monumento ai caduti del mare, via Passeggiata Orientale
Fontana Vola in Piazza Porta Caldari, 2013
  • Fontana Vola: situata in Piazza Porta Caldari, opera di Franco Sciusco (2001). Su un basamento circolare, in forme stilizzate ed a forma di semicerchi intrecciati tra loro, si erge la costruzione da cui sgorga l'acqua. Il disegno è inoltre volutamente imbrattato di iscrizioni in stile dei writers di strada.
  • Fontana del Vino: si tratta di una realizzazione recente, del 2017, in contrada Caldari. La fontana è un unicum in Abruzzo, ha forma di una botte e sotto pagamento fa sgorgare il vino della cantina Moro.
  • Fonte a Mare: si tratta dell'antico lavatoio di Terravecchia, presso via Marina, più volte restaurata, fino al recupero definitivo nel 2008. La fonte in pietra è stata usata sino agli anni '60 dagli abitanti di Terravecchia, le cui donne andavano a sciacquare i panni, e i pescatori lavavano il pescato pulendolo dalle interiora e dalle budella inservibili. La fontana è stata inglobata in una specie di edicola con tetto spiovente per proteggerla dalle intemperie.
  • Fonte Peticcia, sul torrente Peticcio, è una fonte per uso domestico risalente a dopo il XVI secolo. Una lapide attesta un restauro nei primi anni dell'ottocento. Ha la facciata scandita in due settori da cornicione marcapiano. Alla base vi sono due ordini di arcate a tutto sesto, con il canale dell'acqua da cui attingere. Una leggenda vuole che la fontana esistesse già nel III secolo a.C., e che fosse stata visitata da Annibale, durante una sosta nella discesa contro Roma, facendo abbeverare i cavalli. Ripulita più volte, nel 2016 è stata definitivamente restaurata, essa è composta di una grande parete addossata alla depressione collinare, scandita da pilastri in due sezioni con più archi, e vasca per il lavaggio dei panni, e cannelle per l'abbeveraggio.
  • Fonte Santa Caterina, sita nella valle di San Rocco, sotto la Passeggiata Orientale. Tra le fontane più antiche di Ortona, è scavata nel calcare ed è di difficile accesso.
  • Fonte Santa Margherita o delle Fate, completamente in pietra con strutture ad archi a tutto sesto, ricoperta di vegetazione, è in stile romanico. Si trova in via Fonte Santa, sotto il teatro Vittoria.
  • Monumento a Francesco Paolo Tosti: si trova in Piazza Teatro, addossato a una parete della chiesa di Santa Caterina. Fu realizzato nel 1926 da Guido Di Costanzo, e raffigura il compositore con davanti una rosa di ragazze idealizzate sotto l'aspetto di muse ispiratrici ed esecutrici della musica. Il posto originario del monumento era il Largo Farnese, nel dopoguerra fu spostato nel giardino pubblico, e infine dopo il restauro di Stefano Durante, fu messo nella piazza attuale.
  • Monumento ai Caduti della Grande Guerra: si trova in Piazza Porta Caldari, opera di Guido Di Costanzo, realizzato intorno al 1928 per l'intitolazione della piazza alla Vittoria. Sopra il basamento in travertino si erge un legionario romano avente il braccio destro che stringe in ramo d'alloro, mentre la mano sinistra è eretta verso il cielo, dove è rivolto anche il suo sguardo in segno di gloria e sacrificio. I bassorilievi del piedistallo a blocco sono in bronzo e ritraggono la Madre Patria che crea il bimbo, che si distacca dal figlio soldato, e la Madre dolorosa che compiange il figlio caduto.
  • Monumento alle vittime civili di Ortona: opera di Tommaso Cascella, si trova all'ingresso del cimitero comunale. Fu realizzato nell'immediato dopoguerra dal Cascella, impegnato anche nell'affrescatura della cattedrale in ricostruzione, inaugurata nel 1949. Il monumento è stato realizzato a forma di libro aperto in pietra con una serie di quadri scenici che rievocano le scene più tragiche della battaglia di Ortona del 1943, tratte per di più da fotografie scattate durante i combattimenti. Nella battaglia persero la vita 1314 civili, il patrimonio artistico architettonico fu in gran parte distrutto o danneggiato, e tra le scene più interessanti ci sono lo sventramento della Cattedrale, la facciata distrutta di Santa Maria delle Grazie, gli sfollati civili per le campagne. Al centro del libro si trova l'affresco della Vergine Addolorata che piange il Cristo morto.
  • Monumento alle vittime Canadesi: si trova in Piazza Plebiscito, realizzato nell'immediato dopoguerra, e ritrae un gruppo in bronzo di busto di soldato canadese che poggia dell'alloro sul corpo esanime di un compagno, e affianco c'è un libro con i nomi dei caduti militari durante la battaglia.
  • Monumento a San Tommaso: si trova nel porto, e ritrae la statua idealizzata del santo benedicente rivolto verso il mare aperto, poggiante sopra un grosso blocco trapezoidale isoscele, realizzato in mattoni.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Castello Aragonese[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Castello Aragonese (Ortona).
Il castello aragonese

Il castello originario fu costruito nel XIII secolo dagli Angioini. Nel XV secolo Jacopo Caldora cacciò via gli Angioini e rifondò il castello, circondando inoltre la città di mura possenti. Dopo il decadimento della famiglia, gli Aragonesi conquistarono le coste abruzzesi, e anche Ortona, costruendo il nuovo castello con mura più possenti nel 1452, a forma di trapezio. Il castello, gestito da Alfonso d'Aragona, passò dal XVII secolo in poi a varie famiglie locali, quali i Baglioni. Nel Novecento risultava in semi-abbandono, ed usato come polveriera dentro le mura. Alcune foto antiche mostrano che il castello all'interno delle mura, possedeva un palazzo del Settecento. Durante la battaglia di Ortona nel 1943, il castello saltò in aria, e tutta la parte superiore, incluso il palazzo, andò persa. Nel 1946 una frana dello sperone di tufo sopra cui poggia il castello, danneggiò ancora di più il maniero, inghiottendo ampie porzioni di mura e due torri circolari.

Il castello restò abbandonato fino ai primi anni novanta, quando si restaurò completamente. Si conserva il fossato verso il borgo di Terravecchia, le due torri possenti a cilindro, e le mura perimetrali. L'interno è stato adibito a giardino belvedere verso il mare.

Castello Caldora e Mura Caldoriane[modifica | modifica wikitesto]

Le Mura Caldoriane circondavano tutto il vecchio borgo di Terravecchia (la zona della Cattedrale di San Tommaso Apostolo e del castello aragonese), e della Terranova (zona del Palazzo Farnese e del corso Vittorio Emanuele). Possedevano anche delle porte di accesso, tra le quali Porta Caldari di Piazza Repubblica. Nel XIX secolo tuttavia, per ampliare la città, le mura furono quasi del tutto demolite. Restano ancora alcune tracce in via Gabriele D'Annunzio, legate alle case fortificate del borgo di Terravecchia, nonché la Torre Baglioni. Furono fortificate nel XV secolo dal condottiero abruzzese Jacopo Caldora, su strutture angioine preesistenti, quando conquistò il feudo.

Il castello aragonese da via Gabriele d'Annunzio, zona Parco Ciavocco

La carta dell'abate Pacichelli di Ortona (1583) mostra come l'opera muraria definiva la città di Terravecchia con il vertice nel castello aragonese, e anche l'agro di Terranova con il vertice a Porta Caldari. Le mura avevano 6 porte, oggi scomparse, due nel quartiere della Marina presso il castello, poi Porta Bucciaria o del Carmine presso Piazza del Plebiscito. La porta era una delle piche sopravvissute, presente ancora nel 1799, come dimostrano anche le incisioni, avente un arco a tutto sesto e sommità merlata. Proprio da questa porta penetrarono i francesi nel febbraio dell'anno per assaltare la città. Gli altri ingressi erano Porta San Giacomo o Santa Maria, in via Dommarco tra il convento di Santa Maria delle Grazie e il bastione di Giacomo Caldora, poi Porta Caldari all'ingresso del corso Vittorio Emanuele, e Porta Santa Caterina presso il monastero.

Il Castello Caldora risale al XV secolo, costruito da Jacopo Caldora, situato in via Dommarco. Fa parte delle mura difensive medievali, ed infatti più che un castello è un bastione fortificato con una robusta torre merlata. Fortunatamente scampato ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, il castello è ben conservato ed ospita la Cantina Farnese. Possiede anche frantoi ipogei. La base è quella di un bastione a scarpa, al cui centro sorge il torrione rettangolare con bucature ad intervalli regolari e merlature in sommità. Una parte del bastione è visibile anche all'interno del borgo, fuori dalla via delle mura, da dove si accede all'interno. Si accede anche da un portale presso il bastione esterno.

Quartiere medievale di Terravecchia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Architetture di Ortona.

Il nucleo più antico di Terravecchia è rintracciabile tra il Parco Ciavocco e il corso Matteotti, assieme al Vico Bonelli e alla Torre Baglioni del XIII secolo, lungo il viale Gabriele d'Annunzio. Il vico è proprio accanto al Cattedrale, ed è uno snodo stradale tipico delle ruette, le vie di comunicazione più strette e ardue da percorrere, costruite apposta affinché se la città fosse stata assediata, i militari si ritrovassero intrappolati. Il Corso Matteotti risale al XV secolo nell'aspetto attuale, assieme alla via di Ripa Grande (1882), poi Passeggiata Orientale. Uno snodo verso il mare è la via Leone Acciaiuoli, che comprende il settecentesco Palazzo De Benedictis (Versij-Castiglione), e soprattutto il Palazzo Corvo del XVII secolo, dove nacque il compositore Francesco Paolo Tosti. Vi sono anche i palazzi dei Mené (XVIII secolo), dei Colangelo (XVII secolo), dei Pugliesi (metà XVII secolo) e il palazzo Rosica-De Sanctis (XVII-XVIII secolo), antistante la Cattedrale. A fianco vi è il Palazzo Mancini, del XVI secolo, dove nel 1586 vi morì Margherita d'Austria, trasferitasi ad Ortona per l'edificazione del Palazzo Farnese, compiuto qualche secolo dopo la sua morte.

Scorcio di quartiere Terravecchia (via Gabriele d'Annunzio), con la cupola della Cattedrale. La zona è quella delle mura Caldoriane e della Torre Baglioni

Dominante sul quartiere è la Cattedrale di San Tommaso Apostolo. Fu costruita sul sito di un antico tempio romano. Distrutta dai Normanni nel 1060, fu ricostruita. Dopo che un terremoto ne aveva provocato la distruzione, che in quel periodo aveva interessato le regioni meridionali della penisola italica, venne nuovamente ricostruita e riaperta al pubblico il 10 novembre 1127 e dedicata a Santa Maria degli Angeli, come risulta dall'epigrafe conservata nell'annesso museo diocesano. Dal 6 settembre 1258 custodisce le Ossa di san Tommaso apostolo. Il navarca ortonese, il pio Leone Acciaiuoli, insieme con i commilitoni, riportò sulla galea il corpo dell'Apostolo e la pietra tombale, dall'isola greca di Chios. Chios rappresentava uno spazio del secondo fronte di guerra, dove la flotta ortonese composta da tre galee, si era recato a combattere, al seguito dell'ammiraglio di Manfredi, Filippo Chinardo. Da quella data la basilica diventa centro di preghiera, richiamo di pellegrini, ma anche oggetto di varie distruzioni. Il 17 febbraio 1427 in questa chiesa è stata solennemente proclamata la pace tra le città di Lanciano e Ortona patrocinata da San Giovanni da Capestrano. Infatti il borgo, essendosi notevolmente sviluppato, rivaleggiava da almeno un secolo con Lanciano, che benché fosse una città dell'entroterra, aveva il possedimento di terre nel feudo di Sanctum Vitum (San Vito Chietino), e desiderava costruirvi un porto.

Il rione Terravecchia visto dal castello aragonese

Per la prima metà del Quattrocento il borgo fu proprietà del condottiero Jacopo Caldora, appena uscito vittorioso dalla Guerra dell'Aquila contro Braccio da Montone (1423), appoggiando la causa angioina. Jacopo rinsaldò notevolmente le mura di conta di Ortona, tanto che furono definite, fino all'800, "Mura Caldoriane", che abbracciavano tutta la zona di Ripa Grande e viale D'Annunzio, collegandosi al castello medievale. Nel 1452 Alfonso d'Aragona[non chiaro] ottenne il feudo di Ortona e modificò notevolmente l'impianto del maniero sul pizzo, dotandolo di nuove mura e di torri circolari, tipiche delle fortificazioni aragonesi. Nel 1566 la Cattedrale e tutta la zona di Terravecchia subirono l'assalto dei Turchi di Piyale Pascià. Il castello resistette alla distruzione, ma da quel momento il borgo fu fortificato nuovamente, e furono rinsaldate le attuali torri Baglioni-Ricciardi. Nella zona furono costruite la Torre del Moro in località San Donato, e a Lido Riccio la Torre Mucchia.

Il quartiere era terra anche dei Padri Conventuali dell'Ordine Francescano. Ne sono conferma l'ex convento agostiniano e il campanile dell'ex chiesa di San Francesco, risalente al XIII secolo. Presso l'ex convento fu costruito l'attuale Palazzo De Benedictis, dove nacque Luisa De Benedictis nel 1839, madre di Gabriele d'Annunzio. Un altro palazzo di rilievo è il Gervasoni del XVII secolo.
Tali palazzi risalgono all'epoca barocca, quando già la funzione delle mura e di alcune chiese cominciava a scemare, essendo ormai cessate le scorrerie, ed essendo i centri un feudo stabile del Regno di Napoli. Nell'800 cominciò l'abbattimento delle mura, per l'inglobamento nelle case, ancora oggi visibili, nella fusione fra mattoni, mura, laterizio e altro materiale nella via Gabriele d'Annunzio. Rimase in piedi la Porta Bucciara o del Carmine, che collegava il convento di Santa Maria delle Grazie (XVI secolo) alla città, ma poi anch'essa fu smantellata e rimase il toponimo "Piazza Carmine".

Piazza San Tommaso

Durante la seconda guerra mondiale, nella battaglia di Ortona (20-25 dicembre 1943), gran parte della Terravecchia andò irrimediabilmente perduta. Fu danneggiata la zona del Vico Bonelli, nonché metà Cattedrale, fatta saltare in aria dai tedeschi per distruggere la Torre Civica, possibile punto d'avvistamento da parte degli alleati. Il castello, usato all'epoca come polveriera, facilmente saltò in aria: tutta l'area interna del palazzo baronale fu distrutta, e inoltre nel 1946 uno smottamento della falesia tufacea inghiottì una porzione del perimetro murario trapezoidale. La Terravecchia, dopo la ricostruzione del 1948, versò in stato di decadenza, fino alla ripresa intorno al 2003, quando fu fondato al Palazzo Corvo l'Istituto Nazionale Tostiano, e partirono i lavori di restauro della torre Baglioni e del castello aragonese, conclusi nel 2009. Un tratto delle mura, quello del cosiddetto "Castello Caldora", è stato restaurato da privati, e oggi ospita la Cantina Farnese.

Torre Baglioni[modifica | modifica wikitesto]

Sita in via G. D'Annunzio 4, presso la porta della Marina, ai margini delle mura caldoriane. Fu dei Bernardi, dei Salzano-De Luna, infine dei Baglioni. Questi ultimi dopo l'unità d'Italia si trasferirono a Chieti. La torre è conosciuta anche come Torrione del Carmine per la presenza del convento e attualmente, dopo il restauro del 2013, è detta Torre della Loggia. In antichità dominava Punta Pizzuta della città Frentana, dove si trovava l'approdo portuale, venne realizzata con pietra arenaria e laterizio, appartenne nel XIII secolo ai Bernardi. Presenta un impianto quadrangolare sviluppato su tre livelli, per la continua ricostruzione e fortificazione della stessa, durata sino alla metà del XV secolo con il restauro aragonese delle mura. A tale periodo risalgono le archibugiere, le bertesche e le merlature aggettanti per impedire gli assalti.
Nel 1780 la torre passò ai marchesi Salzano De Luna, e nell'Ottocento ai Baglioni di Civitella Messer Raimondo. Nel XX secolo fu della famiglia Grilli, e poi dei Valentinetti. Ultimi proprietari furono i Gaetani e i Granata, finché non cadde in abbandono, già danneggiata nel 1943. La torre fu recuperata nel 2005 con l'acquisto dei De Martino, e in collaborazione con la Soprintendenza, i lavori di restauro si sono conclusi nel 2013.

La torre ha due ingressi, uno che conduce a vico Bonelli con gli angiporti medievali, e l'altro si affaccia su via D'Annunzio, esso è un fabbricato interconnesso con Palazzo de Bernardis, ed è collegata a resti di un recinto murario del pianoro, ossia la cinta fortificata di Giacomo Caldora. Al XIII secolo risale la parte collegata col palazzo voluta dai De Bernardis.

Torre Mucchia[modifica | modifica wikitesto]

Torre Mucchia (Ortona)

Sita a 4 km da Ortona, sul promontorio nei pressi del Lido Riccio, nella Contrada San Marco. È a struttura a piramide troncata a base quadrata in mattoni. Fa parte della lunga serie di torri costiere del Regno di Napoli, che difendevano il litorale dalle invasioni ottomane e turche. Fu fatta costruire nella 2ª parte del XVI secolo dal Viceré di Napoli Don Pedro Afán de Ribera. Nel XVIII secolo venne trasformata come dogana. Da segnalare la notizia che nell'XI secolo (precisamente nel 1055) un Castello di Mucchia, che aveva giurisdizione anche sul porto e sulle attività di pesca che vi si svolgevano, nonché sull'approdo delle navi commerciali, è indicato tra i possedimenti che il Conte Trasmondo III di Chieti dona al Monastero di S. Benedetto di Montecassino; al suo interno si trovava anche una Chiesa intitolata a S. Biagio[18]; il castello era così importante per l'Abbazia di Montecassino che nel 1065 fu rappresentato sulla porta bronzea voluta dall'Abate Desiderio tra i principali possedimenti territoriali dell'Italia centrale[19].

Torre del Moro[modifica | modifica wikitesto]

La torre si trova sull'ansia destra della foce del fiume, in località San Donato. Fu costruita nel XVI secolo per rispondere agli attacchi Saraceni, ma essendo fondata in un terreno limaccioso e difficile da gestire, già nel secolo successivo fu dichiarata pericolante. Nel Novecento alcune foto la ritraggono in stato di abbandono, ma con un lato ancora intatto. Dopo i bombardamenti della battaglia di Ortona, rimane solo la parte della base in piedi.

Archeologia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pietra di Morrecine: i trova in contrada Morrecine, e appartiene all'epoca romana del II secolo a.C. Probabilmente apparteneva a un tempio, a un mausoleo funebre del I secolo, oppure ad una successiva chiesa cristiana. Del Blocco è da ammirare un arco al centro, che secondo gli storici potrebbe appartenere anche ad una camera funebre del tempio.
  • Pietra del Tomolo: è adagiata sull'ingresso del Palazzo Farnese, e risale all'epoca romana. Si tratta originalmente di un blocco con tre basi circolari scavate per la misura dei cereali, e nel Medioevo la pietra fu riutilizzata come "pietra della vergogna" per coloro che erano esposti al pubblico ludibrio, quando non potevano pagare i debiti.
  • Fondaci del porto aragonese: si trovano presso il faro moderno, e risalgono al XV secolo, e vi sono stati ritrovati anche materiali risalenti all'epoca italica

Cimitero Militare Canadese[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cimitero militare canadese di Ortona.
Moro Canadian War Cemetery

Si trova in contrada San Donato, ed è stato costruito nel 1946 per ricordare le vittime di guerra dei soldati Alleati, impegnati nella battaglia di Ortona del '43 contro i tedeschi. Esso fu realizzato nel gennaio 1944 dal Corpo Canadese, dopo che i caduti militari vennero ammassati in fosse provvisorie in seguito alla fine della battaglia nel 1943. Il cimitero è accessibile dall'arco della chiesa di San Donato, composto da mura con un sacrario centrale decorato da croce, e disposizione lineare in file parallele delle tombe, ognuna uguale all'altra, con lo stemma della bandiera canadese, e il nome del defunto. Un cimitero militare coevo, però dei Britanni, si trova nella campagna di Torino di Sangro, verso Vasto.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Costa dei Trabocchi.
Punta Ferruccio vista da Ripari di Giobbe
  • Giardino pubblico Sant'Anna: si trova nella piazzetta dei Donatori del Sangue, ossia accanto l'ex convento di Sant'Anna in via Garibaldi. Il giardino è stato ricavato da un antico orto del convento, ed è dotato di una fontana centrale, di piante, di giochi per i bambini, e della storica sala da ballo Eden, oggi punto informativo.
  • Costa dei Trabocchi: si tratta di un lembo costiero a forte impatto naturale, che parte dalla zona sud di Ortona fino a Vasto Marina, caratterizzato dalla spiaggia naturale a tratti sassosa e a tratti sabbiosa, e dalle macchina da pesca in legno detti "trabocchi".
  • Parco Ciavocco: parco pubblico recuperato completamente nel 2017 con nuove piantate, e percorso pedonale a scale, che scende direttamente alla spiaggia sassosa sottostante, nell'ambito di progettazione della pista ciclopedonale Corridoio Verde Adriatico. Si trova sul viale d'Annunzio accanto il castello.
  • Punta dell'Acquabella - Pineta San Donato: area di flora che si trova in contrada San Donato presso il pizzo tufaceo, a nord della foce del Moro. Vi si trovano la spiaggia, un borgo di pescatori, i resti della torre del Moro (XVI secolo) e della basilica di San Marco (IX secolo)
  • Punta Ferruccio: promontorio situato in località Ripari di Giobbe a nord di Ortona, tra le spiagge naturali meglio conservate e più suggestive del comune.
  • Ripari di Giobbe: località a nord di Ortona, divenuta area marina protetta per la presenza di macchia mediterranea, divenuta anche sede di un camping village estivo.
  • Lido Saraceni: si trova nel piccolo golfo del porto ortonese, così denominato per lo sbarco dei Turchi nel 1566. Vi si trovano il porto e la stazione ferroviaria.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[20]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Gli stranieri residenti a Ortona al 1º gennaio 2015 sono 1.147 e rappresentano il 4,9% della popolazione residente. Gli stranieri provengono maggiormente dalla Romania (35,8% di tutti gli stranieri presenti sul territorio), dall'Albania (19,3%), dalla Polonia (6,1%), dall'Ucraina (3,6%) e dal Kosovo (3,1%).[21]

Tradizioni ed eventi[modifica | modifica wikitesto]

Busto reliquario di San Tommaso Apostolo nell'omonima Basilica, patrono della città
Festa patronale di San Tommaso Apostolo o del Perdono
la prima domenica di maggio ricorre la festa di San Tommaso Apostolo, patrono di Ortona[22]. Durante i festeggiamenti, che durano di solito 3 giorni, si svolge il Perdono, caratterizzato da una processione in cui le persone sono vestite con abiti tipici e portano doni a San Tommaso e giorni in cui si può accedere all'Indulgenza Plenaria. Si attribuiscono a San Tommaso Apostolo le reliquie presenti nella Cattedrale della città. Ad esso è anche dedicata la festa patronale detta "Festa del Perdono".
Corteo storico di Margherita d'Austria
è stato inaugurato nell'anno 2018, con celebrazione il 3 agosto. Si tratta di una sfilata per il centro della città in costumi tipici del viceregno spagnolo, e si rievoca l'ingresso in città nel 1584 della duchessa Margherita d'Austria, che comprò Ortona, vi istituì la sede del potere, e vi morì due anni dopo.
Processione del Venerdì Santo
si tratta di un evento molto sentito a carattere religioso, che coinvolge il centro storico e le principali vie, con le due processioni provenienti dalla Cattedrale di San Tommaso e dalla chiesa della Madonna delle Grazie.
Festival Suoni d'Abruzzo
festival estivo che coinvolge le principali città abruzzesi, a Ortona si tengono importanti concerti al Teatro Vittoria con pezzi del compositore Francesco Paolo Tosti.
Premio Basilio Cascella
concorso annuale di pittura moderna che si svolge nelle sale del Palazzo Farnese.
Festa dell'Assunta e di San Rocco
si festeggia il 14 agosto, festa prevalentemente religiosa, che si svolge in Piazza Porta Caldari.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Basilio Cascella
Teatro Vittoria in notturna

Ortona visse un periodo culturale molto forte tra la fine dell'800 e l'inizio del '900 grazie ad artisti quali Francesco Paolo Tosti, Gabriele D'Annunzio e Basilio Cascella. I primi due facevano parte del circolo di Francesco Paolo Michetti, e nella città ortonese Tosti compose alcune arie nel Palazzo Corvo, nonché brani per alcune poesie di d'Annunzio: tra le opere si ricordano Vorrei morire! - Caro ideale - A vucchella. Sempre sulla figura del Tosti e di Michetti è stato tratto un film di Guido Brignone nel 1939, chiamato Torna caro ideal, dove si ripercorrono le vicende giovanili del compositore tra Roma, l'Abruzzo e Londra, e infine al convento Michetti a Francavilla. Gabriele d'Annunzio., che conoscerà il Tosti negli anni '80 dell'Ottocento, ambientò anche alcune storie delle Novelle della Pescara (1902) a Ortona, e un pezzo del romanzo Il trionfo della morte (1894),

La famiglia Cascella invece si occupò del settore pittorico, aderendo alla corrente di realismo, tradotta nella tradizione abruzzese della ceramica, in cui Basilio raffigurava scene di vita agreste e bozzetti marinareschi ispirati all'attività dei pescatori. Il figlio di Basilio, Tommaso Cascella, lavorò a Pescara, ma si adoperò anche per la pittura ex novo degli interni della Cattedrale, con scene sacre, nella ricostruzione post bellica.
Dopo la guerra, a Basilio Cascella venne dedicata la Pinacoteca d'Arte Moderna nel Palazzo Farnese, e a Tosti l'Istituto Nazionale di Musica nel Palazzo Corvo.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

  • Museo Capitolare: il museo diocesano presso la Cattedrale, che raccoglie pezzi d'arte d'interesse, come rilievi, bassorilievi, lapidi, e tele tratte dalle chiese, e la meridiana dell'orologio della torre civica distrutta nel 1943.
  • Museo Civico d'Arte Contemporanea - Pinacoteca Cascella: importante museo d'arte che raccoglie gran parte delle tele realizzate da Basilio Cascella, opere del figlio Tommaso, e qualche ceramica. Ospitato nel Palazzo Farnese.
  • Museo musicale d'Abruzzo e Archivio Francesco Paolo Tosti: situato nel Palazzo Corvo, raccoglie molto del materiale del compositore, nonché pezzi musicali di tradizione abruzzese.
  • Museo della battaglia di Ortona: ospitato nell'ex convento di Santa Caterina d'Alessandria, è stato allestito nei primi anni 2000 e offre un dettagliato percorso storico delle vicende belliche che coinvolsero Ortona, e possiede anche materiale usato dai soldati e dai generali donato dagli stessi reduci, oltre ad armature e granate rinvenuti sul campo di battaglia-
  • Museo Ex Libris Mediterraneo: sempre ospito nel Palazzo Farnese, è un'importante collezione raccolta da Remo Palmirani, composta di 2900 esemplari di volumi che spaziano dal primo Novecento fino agli autori contemporanei. Sono aggiunti altri volumi comprati dal Comune nel 2005, nelle mostre degli artisti Umberto Giovannini, Peter Velikov, Ettore Antonini e Nalija Cernetsova. Un'altra sezione comprende volumi provenienti dal Concorso Ex Musicis Liuteria del Mezzogiorno.

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Il principale teatro è il Teatro Vittoria, dedicato anche a Francesco Paolo Tosti, che ideò il progetto. Esso fu ripreso nel 1922 alla morte del musicista e avviato nel 1929. Ceduto il terreno nell'area dell'ex convento di Sant'Anna, il teatro fu completato nel 1930, divenuto un vero gioiellino artistico nel panorama teatrale abruzzese, ispirato nell'architettura all'accademismo classico diffusosi in quegli anni, progettato dall'ingegner Pincione. La famiglia dell'ingegnere nel 1969 cedette la gestione del teatro ai D'Alleva, che però con la perdita d'interesse negli anni del boom per l'opera teatrale, esso cadde in degrado. Dichiarato nel 1990 di importante interesse, fu sottoposto a disposizioni di tutela, e vennero avviati i lavori di restauro, che presero slancio nel 1999. Anche in epoca recente il teatro è stato restaurato, con grande partecipazione della cittadinanza ortonese, tornando ad essere un cenacolo culturale e punto di riferimento della città, con concerti anche all'aperto e all'alba in eventi a tema.

Il teatro ha aspetto eclettico, in stile liberty, progettato come teatro d'opera, e ospita i principali eventi della città. Ha una struttura quadrata con facciata decorata da vetri dipinti e la statua della dea Vittoria al centro, ai lati estremi due avancorpi architravati sono più aggettanti di quello centrale, e la trabeazione di questi a timpano triangolare corre anche lungo la parte centrale, in modo lineare, con mensoline sottostanti. La porzione del corpo centrale è scandita da una cornice marcapiano con balconata che sorregge un piano mediano diviso in tre ingresso finestrati da doppie colonne a capitelli corinzi, e lo stesso vale per i tre ingressi alla base livello piano di calpestio. In cima ai due avancorpi laterali troneggiano statue bronzee di aquile, simbolo del fascismo, mentre appunto al centro si trova la Vittoria.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Fino agli anni '50 l'economia ortonese si è sempre divisa tra l'agricoltura nell'entroterra, nelle zone di Villa Caldari, Villagrande e Villa San Leonardo, successivamente con la fioritura delle industrie, dagli anni '70 in poi le piane di San Martino, Santa Liberata e Lido Saraceni sono diventate centro di produzioni varie, tra cui la succursale della De Cecco di Fara San Martino.
L'industria ha intaccato, senza però soppiantarla, anche il settore agricolo della produzione del vino con gli stabilimento di Stazione Caldari, mentre il quartiere Santa Liberata-Fontegrande alla fine degli anni '90 diveniva zona a carattere commerciale con supermarket e grandi magazzini.

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Alla città è stata conferita la Bandiera Blu d'Europa negli anni 2010, 2011, 2012 e 2013[23]. Dispone del maggiore porto regionale per bacino, dimensione e movimento. Ortona è anche città del vino[24]. Prevalentemente nota per il tursmo balneare, e per le spiagge ancora a forte impatto naturale di Punta Ferruccio e Ripari di Giobbe, il turismo a Ortona è anche a carattere religioso per la presenza delle spoglie di San Tommaso apostolo; di recente anche il centro storico è stato rivalutato, con operazioni di restauro e recupero, iniziate dal 2009 con il castello aragonese, divenuta una delle principali attrazioni del turismo storico-artistico.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Porti[modifica | modifica wikitesto]

Il porto di Ortona è uno dei più importanti di tutto l'Adriatico, ed è di gran lunga il principale porto dell'Abruzzo, per bacino, fondale e movimento. È sede di Capitaneria e Circomare.

Ospedale[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto riguarda i presidi ospedalieri, nella città di Ortona è presente l'ospedale Gaetano Bernabeo[25]. Oltre all'ospedale vi ha sede un distaccamento della A.S.L. 2 Abruzzo che funge da distretto sanitario di base.

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Viadotto Moro.
Due trabocchi nella località marittima di Ortona, nella zona della costa dei Trabocchi

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Tramite la stazione di Ortona, posta sulla ferrovia Adriatica. La stazione si trova nella zona del porto, poco distante dal centro. Non ci sono coincidenze con autobus diretti al centro se non prima delle 09.00.

Autobus[modifica | modifica wikitesto]

Tramite la TUA è possibile raggiungerla da Pescara, da cui partono autobus ogni 30', ma il tragitto Pescara-Ortona impiega quasi un'ora. Per Chieti ci sono solo tre corse dirette di andata e tre di ritorno, per le altre c'è il cambio a Francavilla al Mare.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Le campagne, nei dintorni del centro cittadino, sono costellate di innumerevoli contrade e frazioni. Degne di nota sono Fonte Grande, Villa Caldari e Villa Grande: esse sono, in ordine decrescente, le più grandi frazioni attorno alle quali "orbitano" tutte le altre.

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Il centro principale di Ortona si divide nella parte storico-medievale che comprende il baricentro di Piazza San Tommaso con la cattedrale e il largo del castello aragonese, con la Passeggiata Orientale, e poi la direttrice del Corso Vittorio Emanuele con i palazzi storici affacciati, il belvedere Francesco Paolo Tosti, e il piazzale di Porta Caldari.

Le zone di espansione moderna si protraggono nella zona sud ed ovest. In quest'ultima dall'ex piazza del Carmine, oggi del Plebiscito, si trova il quartiere del cimitero comunale, poi la piana di Fontegrande, zona residenziale di recente costruzione, con l'ospedale civile "G. Bernabero", e i principali istituti scolastici. La seconda zona di espansione è a sud, oltre Porta Caldari, con il viale della Libertà che attraversa il quartiere di San Giuseppe, sorto durante le fasi dell'immediato dopoguerra, costruendo abitazioni a basso costo per gli sfollati. Il viale-direttrice si connette con la strada statale Ortonese che conduce sino alla zona industriale di San Martino e poi di Stazione Caldari.

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Piazza di Villa Caldari

Acquabella, Alboreto, Aquilano, Arielli, Bardella, Bavi, Brecciara, Caldari, Caldari Stazione, Cappellini, Casone, Ciampino, Civitarese, Colle Nudo, Colombo, Cornecchio, Cristo Re, Croce di Bavi, Cucullo, Feudo, Fontegrande, Fonticelli, Foro di Ortona, Fossato, Gagliarda Alta, Gagliarda, Ghiomera, Granciaro, Lazzaretto, Madonna degli Angeli, Madonna delle Grazie, Madonna delle Vasche, Moretti, Moro, Morrecine, Peticcio, Piana Grande, Polidoro, Postilli, Quercia Antonucci, Ranchini, Riccio, Ripari, Ripari di Giobbe, Ruscitti, San Donato, San Giuliano, San Marco, San Martino, San Pietro, Santa Liberata, Santa Lucia, Sant'Andrea, Sant'Elena, Saraceni, Savini, Schiavi, Tamarete, Taverna Nuova, Torre di Mene, Torre Foro, Torre Mucchia, Torre Pizzis, Vaccari, Villa Carlone, Villa Deo, Villa Grande, Villa Iubatti, Villa Iurisci, Villa Magna, Villa Panaro, Villa Pincione, Villa San Leonardo, Villa San Nicola, Villa San Tommaso, Villa Sarchese, Villa Torre, Villa Rogatti

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
12 giugno 1994 26 maggio 2002 Gianfrancesco Puletti Alleanza Nazionale Sindaco [26][27]
27 maggio 2002 6 novembre 2006 Nicola Fratino Forza Italia Sindaco [28]
7 novembre 2006 9 maggio 2007 Vincenzo De Vivo Commissario prefettizio [29]
10 maggio 2007 20 maggio 2012 Nicola Fratino Forza Italia
Il Popolo della Libertà
Sindaco [30]
21 maggio 2012 16 marzo 2017 Vincenzo d'Ottavio Partito Democratico Sindaco [31]
16 marzo 2017 25 giugno 2017 Domenica Calabrese Commissario prefettizio [32][33]
25 giugno 2017 Leo Castiglione Liste civiche Sindaco [1]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Pallavolo[modifica | modifica wikitesto]

La più importante società sportiva ortonese è la SIECO Pallavolo Impavida Ortona, che milita attualmente in serie A2 maschile. La Serie A2 è il secondo campionato più importante d'Italia.

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

Le squadre di calcio della città sono l'Ortona che milita nel campionato di Promozione, la Virtus Ortona che milita in Prima Categoria, la Victor Cross Ortona iscritta al campionato di Terza Categoria, la femminile Ortona che partecipa al campionato regionale di categoria e lo Sport Team Ortona che si occupa di settore giovanile.

Pallacanestro[modifica | modifica wikitesto]

La principale società cestistica ortonese è la We're Basket Ortona che attualmente milita nel campionato nazionale di serie B (il terzo più importante a livello nazionale).

Motori[modifica | modifica wikitesto]

Sempre nel territorio ortonese si trova il Circuito Internazionale D'Abruzzo situato in contrada Villa Torre dove ogni mese organizzano eventi per auto, moto e go kart.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Ministero Interni - Elezioni Comunali
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 maggio 2018.
  3. ^ AA.VV., Annuario Generale 1938, Milano, Consociazione Turistica Italiana, 1938, p. 614
  4. ^ Rischio sismico di Ortona (CH), su Tuttitalia.it. URL consultato il 26 novembre 2015.
  5. ^ Classificazione climatica di Ortona (CH), su Tuttitalia.it. URL consultato il 26 novembre 2015.
  6. ^ Administrator, Chi è San Tommaso, su www.tommasoapostolo.it. URL consultato il 19 dicembre 2016.
  7. ^ Administrator, Basilica, su www.tommasoapostolo.it. URL consultato il 19 dicembre 2016.
  8. ^ Ortona e Lanciano celebrano il Lodo di pace - Cronaca - il Centro, in il Centro, 18 febbraio 2011. URL consultato il 19 dicembre 2016.
  9. ^ Falcone, e vedi anche in Repubblica Vastese
  10. ^ ORTONA a Mare in "Enciclopedia Italiana", su www.treccani.it. URL consultato il 19 dicembre 2016.
  11. ^ Marina Militare
  12. ^ Utet - Scheda[collegamento interrotto]
  13. ^ La vera storia della battaglia di Ortona, la Stalingrado d’Italia, su LaStampa.it. URL consultato il 19 dicembre 2016.
  14. ^ "Ortona 1943: un Natale di sangue"
  15. ^ Giovanni Ortona, Un Natale di Sangue - Ortona 1943 - Film completo, 1º aprile 2013. URL consultato il 19 dicembre 2016.
  16. ^ ricerca.gelocal.it, http://ricerca.gelocal.it/ilcentro/archivio/ilcentro/2008/02/29/CH4CH_CH401.html.
  17. ^ Onorificenze - Dettaglio del conferimento, su www.quirinale.it. URL consultato il 26 novembre 2015.
  18. ^ A. L. Antinori, Annali degli Abruzzi, VI, Bologna, Forni Editore, 1971, p. sub anno 1055.
  19. ^ A. L. Antinori, Annali degli Abruzzi, VI, Bologna, Forni Editore, 1971, pp. sub anno 1065 sub voce "Casino".
  20. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  21. ^ Cittadini Stranieri 2017 - Ortona (CH), su Tuttitalia.it. URL consultato il 10 dicembre 2017.
  22. ^ Cathopedia, Festa di San Tommaso Apostolo (Ortona), su it.cathopedia.org.
  23. ^ Riconfermata la Bandiera Blu 2013, su www.ortonanotizie.net. URL consultato il 26 novembre 2015.
  24. ^ Città del Vino, su Città del Vino. URL consultato il 26 novembre 2015.
  25. ^ Ospedale «Gaetano Bernabeo» - Ortona - Ospedale "Gaetano Bernabeo" - Ortona, su www.info.asl2abruzzo.it. URL consultato il 26 novembre 2015.
  26. ^ Coalizione formata da Alleanza Nazionale, Centro Cristiano Democratico, Lista Civica di Area governativa, Lista Civica Insieme per Cambiare. Fonte: Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultati delle elezioni amministrative del 12 giugno 1994, su elezionistorico.interno.it.
  27. ^ Coalizione formata da Forza Italia, Alleanza Nazionale, Centro Cristiano Democratico, Cristiani Democratici per la Repubblica, Cristiani Democratici Uniti e Fiamma Tricolore. Fonte: Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultati delle elezioni amministrative del 24 maggio 1998, su elezionistorico.interno.it.
  28. ^ Coalizione formata da Forza Italia, Alleanza Nazionale, Unione di Centro, Nuovo Partito Socialista Italiano, Democrazia Cristiana e Lista Civica Insieme per Cambiare. Fonte: Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultati delle elezioni amministrative del 26 maggio 2002, su elezionistorico.interno.it.
  29. ^ Gazzetta Ufficiale, Serie 28 del 3 febbraio 2007, Decreto presidente della Repubblica 12 gennaio 2007, su gazzettaufficiale.biz.
  30. ^ Coalizione formata da Forza Italia, Alleanza Nazionale, Unione di Centro, Nuovo Partito Socialista Italiano, Democrazia Cristiana per le Autonomie e Alternativa Sociale. Fonte: Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultati delle elezioni amministrative del 27 maggio 2007, su elezionistorico.interno.it.
  31. ^ Coalizione formata da Partito Democratico, Italia dei Valori, Unione di Centro, Sinistra Ecologia Libertà e Sinistra Ortonese (Federazione della Sinistra e Federazione dei Verdi) e Lista Civica Uniti per D'Ottavio. Fonte: Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultati delle elezioni amministrative del 6 maggio 2012, su elezionistorico.interno.it.
  32. ^ Gazzetta Ufficiale - DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 16 marzo 2017
  33. ^ Comune Ortona:adesso arriva il Commissario Prefettizio
  34. ^ Cassino - Ortona: rinsaldato il gemellaggio - CIOCIARIA OGGI NOTIZIE, su ciociaria.ogginotizie.it. URL consultato il 26 novembre 2015 (archiviato dall'url originale il 26 novembre 2015).
  35. ^ GEMELLAGGIO ORTONA CHIOS | www.grecia.it – www.ellasitalia.eu – EΛΛΗΝΟΪΤΑΛΙΚΟΣ ΣΥΝΔΕΣΜΟΣ – LEGA ITALOELLENICA – Πολιτιστικός Σύλλογος – Associazione Culturale, su www.grecia.it. URL consultato il 26 novembre 2015.
  36. ^ ORTONA E IL GEMELLAGGIO CON LA EX STALINGRADO - Brevi - PrimaDaNoi.it, su www.primadanoi.it. URL consultato il 26 novembre 2015.
  37. ^ (IT) Ortona e Minturno Via al gemellaggio nel segno della Gustav, in Il Centro. URL consultato il 17 giugno 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Enrico Santangelo, Ortona: guida storico-artistica, Pescara, Carsa Edizioni, 2010, ISBN 978-88-501-0089-7.
  • Antonio di Campli, Adriatico. La città dopo la crisi, Barcelona/Trento, List, 2010.
  • Documenti sul secondo settecento in Ortona. Ortona, 1999.
  • Conoscere Ortona. Ortona, 1998.
  • Documenti sul seicento in Ortona. Ortona, 1997.
  • Ortona tra ottocento e novecento. Ortona, 1996.
  • Elio Giannetti, Antonio Falcone, Mappe, Carte, Disegni : Ortona tra il 500 e l'800. Ortona, 1995.
  • Elio Giannetti, Ipotesi di lettura di una mappa del XVI secolo. Ortona, 1993.
  • Paride Di Lullo, Ortona città fortificata. Ortona,1990.
  • Antonio Ventura, Il regno di Napoli di Piri Re'is: La cartografia turca alla corte di Solimano il Magnifico. Napoli, 1990.
  • Nicola Iubatti, Paride Di Lullo, Ortona e i traffici marittimi dal XII al XVII secolo. Ortona, 1987.
  • Antonio Falcone, Ortona. Febbraio 1799. 1984.
    • Antonio Falcone, Ortona 1799, su lazzaronapoletano.it.
  • Elio Giannetti, Nicola Iubatti e Dino Pacaccio (a cura di), La Battaglia di Ortona. Momenti di una tragedia 1943-1944, Pescara, 1983.
  • Tommaso De Luca, Ortona antica : archeologia e storia. Ortona,1981.
  • Antonio Falcone, Nicola Iubatti, Ortona : Itinerario turistico culturale. Ortona, 1980.
  • Antonio Politi, Ortona. Lanciano, 1974.
  • Antonio Falcone, Ortona, fine Cinquecento : Margherita d'Austria e il Palazzo Farnese. Ortona, 1972.
    • Ortona nel settecento. Ortona,1968
    • Ricerca sulle case palazziate di Ortona nel settecento. Ortona, 1984.
  • Beniamino De Ritis, Ortona. Roma, 1920.
  • Francesco Paolo Recchini, Appunti cronologici per la storia di Ortona a Mare. Ortona, 1909.
  • Giovanni Bonanni, Il palazzo Farnese in Ortona a Mare. Margherita d'Austria. Lanciano, 1897.
  • Domenico Romanelli, Scoverte patrie di città distrutte, e di altre antichità nella regione frentana [et…]. Napoli, 1809.
    • Ortona. Ortona, 1990
  • Sito web non a scopo di lucro: www.ortonese.it

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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