San Vito Chietino

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San Vito Chietino
comune
San Vito Chietino – Stemma
San Vito Chietino – Veduta
Scorcio del paese di San Vito Chietino
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
Provincia Provincia di Chieti-Stemma.png Chieti
Amministrazione
Sindaco Bozzelli Emiliano (Lista Civica San Vito bene comune) dall'11-06-2017
Territorio
Coordinate 42°18′N 14°27′E / 42.3°N 14.45°E42.3; 14.45 (San Vito Chietino)Coordinate: 42°18′N 14°27′E / 42.3°N 14.45°E42.3; 14.45 (San Vito Chietino)
Altitudine 122 m s.l.m.
Superficie 17 km²
Abitanti 5 365[1] (30-11-2016)
Densità 315,59 ab./km²
Frazioni Anticaglia, Balsamate, Bufara, Castellana, Cese, Cintioni, Colle Capuano, Foresta, Mancini, Marina di San Vito, Melogranato, Murata Alta, Murata Bassa, Paolini, Passo Tucci, Pontoni, Portelle, Quercia del Corvo, Rapanice, Renazzo, San Fino, San Rocco Vecchio, Sant'Apollinare, Sciutico, Strutte, Valle Ienno, Vicende
Comuni confinanti Frisa, Lanciano, Ortona, Rocca San Giovanni, Treglio
Altre informazioni
Cod. postale 66038
Prefisso 0872
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 069086
Cod. catastale I394
Targa CH
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti sanvitesi
Patrono san Vito
Giorno festivo 15 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Vito Chietino
San Vito Chietino
San Vito Chietino – Mappa
Posizione del comune di San Vito Chietino all'interno della provincia di Chieti
Sito istituzionale

San Vito Chietino è un comune italiano di 5.365 abitanti della provincia di Chieti in Abruzzo. Denominato originariamente solo San Vito, senza specificazioni di sorta, adottò nel 1863 l'attuale toponimo mediante l'aggiunta dell'aggettivo Chietino, riferito alla provincia di appartenenza. La cittadina è una apprezzata stazione balneare della Costa dei Trabocchi e si è ripetutamente fregiata, in tempi recenti, della Bandiera Blu d'Europa [2]

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

San Vito Chietino è collocata su uno sperone roccioso che raggiunge i 122 m.s.l.m. che si allunga fino al mare, godendo di un paesaggio aperto sull'Adriatico e sul tratto di costa compreso fra Ortona a Vasto, in cui sono visibili alcuni trabocchi, da cui tale litorale prende nome. Verso l'interno sono distinguibili la Majella, massiccio situato a poche decine di chilometri dal centro abitato e, più in lontananza, il Gran Sasso d'Italia. Confina a settentrione con il comune di Ortona, ad Occidente con i comuni di Fresa, Lanciano e Treglio, a meridione con il comune di Rocca San Giovanni e ad Oriente con il mar Adriatico, dove, a breve distanza da San Vito, ha sbocco il fiume Feltrino. Il comune comprende, oltre al capoluogo comunale (1.797 abitanti nel 2001) numerose località e frazioni fra cui Marina di San Vito (o San Vito Marina, 1.075 abitanti nel 2001), situata sulla costa, e Sant'Apollinare (776 abitanti nel 2001)[3] che si è sviluppata nell'entroterra, in un'area collinare caratterizzata dalla presenza di vigneti e oliveti.

San Vito Chietino è situata a circa 40 km da Chieti e Pescara, a 135 dall'Aquila e a 235 da Roma. È attraversata dall'autostrada Bologna-Taranto, con casello posto a circa 4 km di distanza a sud-ovest del capoluogo comunale (uscita di Lanciano)

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima, già piuttosto mite per la latitudine, risente dell'influenza del mare che mitiga i rigori invernali e le calure estive. La temperatura media annua è di 14,6 °C con una media invernale di 7,4  C° (il mese più freddo è gennaio con 6,3  C°) e una media estiva di 22,3 °C (il mese più caldo è luglio con 23,3  °C). Le precipitazioni pari a circa 700-750 mm annui di media sono più frequenti nella stagione autunnale e in quella invernale. L'estate non presenta tuttavia la siccità tipica di altre aree dell'Italia centrale e meridionale.

San Vito Chietino[4] Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 9,4 11,0 13,1 16,6 20,4 24,9 27,9 27,6 24,4 19,8 15,2 11,8 10,7 16,7 26,8 19,8 18,5
T. mediaC) 6,3 7,4 9,4 12,5 16,3 20,6 23,3 23,1 20,2 16,0 11,9 8,5 7,4 12,7 22,3 16,0 14,6
T. min. mediaC) 3,2 3,8 5,8 8,5 12,3 16,4 18,7 18,6 16,0 12,3 8,6 5,2 4,1 8,9 17,9 12,3 10,8
Precipitazioni (mm) 69 55 63 62 44 42 37 47 63 79 86 87 211 169 126 228 734
  • Classificazione climatica: zona C, 1379 GG

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Periodo romano[modifica | modifica wikitesto]

Le prime notizie sul paese risalgono all'età romana quando già esisteva un porto frentano presso il torrente Feltrino; in epoca imperiale il porto venne utilizzato dai romani per i collegamenti oltre l'Adriatico ma ebbe anche importanza per le navi mercantili. Di quel periodo rimane parte del vecchio porto, vicino all'attuale lungomare di Gualdo di San Vito Marina. Il borgo, invece, non aveva perduto la propria popolazione, come ci è testimoniato da una chiesa in onore di San Vito Martire di epoca paleocristiana.

Età Medievale[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente San Vito seguì le sorti dell'area di appartenenza: fu occupata prima dai Goti (V - VI secolo), poi, dai bizantini (VI secolo) e dai longobardi (a partire dalla seconda metà del VI secolo), che fondarono il ducato di Spoleto, cui la località appartenne fino alla conquista normanna avvenuta nell'XI secolo. In quest'ultimo periodo il litorale visse un periodo di declino, il porto venne abbandonato e si ricoprì di pietre e detriti fluviali. In età alto medievale venne edificato un castello detto "Castellalto" di cui non si hanno notizie precedenti l'anno 1000. Nei secoli successivi san Vito e l'intero Abruzzo divennero parti integranti prima del Regno di Sicilia, poi del Regno di Napoli. In epoca angioina, un documento redatto nel 1385 attesta che la proprietà del porto di Gualdum (come ancora veniva denominato all'epoca), spettava all'Abbazia di San Giovanni in Venere.[5]

Il porto di San Vito Chietino (2006) con i Trabocchi "Vento di Scirocco" e "San Giovanni"
La piazza e l'ex municipio, ora sede della Polizia Locale dell'Unione dei Comuni
Il trabocco "Pesce Palombo" presso la costa sanvitese

Nel XIV secolo gli abitanti del feudo di Sanctum Vitum si schierarono dalla parte del papa Urbano VI e il castello venne depredato dai gregari dell'antipapa Clemente VII comandati da Ugone degli Orsini. L'abate di San Giovanni in Venere (Fossacesia) chiese allora aiuto a Anxanum (l'odierna Lanciano) che però, dopo aver inviato un esercito che disperse gli assalitori, riuscì a volgere la situazione a proprio vantaggio facendosi dare in enfiteusi perpetua il feudo dall'abbazia di San Giovanni in Venere, mediante il pagamento di un canone di sessanta carlini d'argento. Il comune di Lanciano, in seguito, vedendo la floridezza economica raggiunta dal porto di San Vito, decise di conquistarlo. Gli abitanti della città marittima commerciale di Ortona iniziarono allora a preoccuparsi, e, temendo di perdere la propria supremazia marittima in zona, spinsero Ladislao, all'epoca sovrano del Regno di Napoli, a far revocare l'autorizzazione concessa a Lanciano di ristrutturare il porto. In tal modo però, si aprì un lungo periodo di lotte tra Lanciano ed Ortona. Nel 1427 San Giovanni da Capestrano riportò una pace provvisoria fra le due città stabilendo il confeudo del paese. Con la morte di Ladislao e con le conseguenti lotte per la sua successione, Lanciano ne approfittò per ristrutturare il porto, entrando così in guerra aperta con Ortona, che assoldò un pirata incaricato di demolire le strutture portuali di San Vito. Costui ne approfittò per depredare l'abitato e instaurare nella contrada un clima di terrore. Lanciano tuttavia riuscì a conservare il feudo di San Vito. Durante il periodo aragonese (1442-1501), il porto di San Vito venne usato per le fiere di Lanciano e il commercio marittimo.[6] Il documento che attesta il periodo di pace tra Lanciano ed Ortona si trova ora presso la Biblioteca comunale di Lanciano[7]

Età moderna e contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Con la decadenza delle fiere lancianesi, anche il porto di San Vito decadde nuovamente, e Lanciano decise di vendere il porto col relativo feudo di San Vito Chietino a un certo Sancho Lopez nel 1528. Negli anni seguenti il feudo passò di signoria in signoria: tra cui i Caracciolo, famiglia cui apparteneva Ferdinando Caracciolo, duca di Castel di Sangro, ultimo feudatario di San Vito. In epoca duosiciliana San Vito, costituitosi in comune, divenne sede dell'omonimo Circondario, pur continuando ad appartenere al Distretto di Lanciano. Durante il Risorgimento si distinse nella lotta anti-borbonica. Nel 1863 la città assunse legalmente la denominazione con la quale è oggi conosciuta mediante l'aggiunta al toponimo di San Vito, dell'attributo Chietino, in riferimento alla propria provincia di appartenenza. Nel 1889 in un casolare conosciuto oggi come Eremo dannunziano soggiornò per alcuni mesi Gabriele D'Annunzio

Il 3 febbraio 1916, durante la prima guerra mondiale, una squadra austro-ungarica formata dall'incrociatore corazzato SMS Sankt Georg, da tre cacciatorpediniere e due torpediniere, bombardò Ortona e San Vito Chietino; l'azione distruttiva venne fortunosamente interrotta dall'intervento di un treno armato della Regia Marina munito di pezzi da 152/40 che con la sua controbatteria costrinse le navi ad interrompere l'azione[8]; una lapide sul Colle del belvedere ricorda l'avvenimento.

Durante la secondo conflitto mondiale la cittadina subì danni di notevole entità a causa dei bombardamenti aerei e terrestri di cui fu vittima, tanto da venire inserita fra i 35 comuni abruzzesi "sinistrati dalla guerra" (di cui 21 nella sola Provincia di Chieti) e pertanto tenuti a dotarsi di un piano di ricostruzione.[9] La vicinanza alla Linea Gustav e il coinvolgimento della cittadina, seppure in forma marginale, nella battaglia di Ortona (dicembre 1943), che, nella sua fase culminante, fu combattuta a meno di 10 chilometri di distanza in linea d'aria da San Vito, possono, in gran parte, spiegare le distruzioni materiali e le perdite umane che si produssero. Alcuni edifici storici, fra cui il Castello medievale, riportarono danni considerevoli, mentre una torre medievale, situata in Marina di San Vito, venne interamente rasa al suolo.

A partire dagli anni sessanta e settanta la frazione di San Vito Marina si è notevolmente sviluppata sia in virtù del turismo, sia grazie alle comunicazioni autostradali che in quegli anni ebbero la priorità sui trasporti su strada e ferroviari. Nel 1969 entrò in funzione la tratta autostradale Pescara - Vasto, con una uscita, quella di Lanciano, situata a soli 4 km di distanza da San Vito Chietino. Nel 1973 fu aperto l'intero tratto Bologna-Bari e nel 1975 l'autostrada fu completata fino a Taranto. Per quanto riguarda le comunicazioni ferroviarie, è stata aperta al pubblico, in età più recente, la nuova Ferrovia Sangritana (2005), con collegamento Pescara-Ortona-Lanciano-Vasto.

I Trabocchi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Trabocco (macchina da pesca).

I Trabocchi furono inventati nel XVIII secolo da famiglie ebree di pescatori, sulla costa di San Vito. Il trabocco più antico è infatti quello di Punta Turchino, descritto anche da D'Annunzio in uno dei suoi più celebri romanzi, Il trionfo della morte e ricostruito nel 2016 in seguito alla distruzione avvenuta due anni prima a causa di una violenta mareggiata. Successive costruzioni si ebbero anche in Puglia (Vieste e Peschici). Oggi i trabocchi sono stati ricostruiti ed ampliati rispetto ai precedenti originali, ma non sono più funzionali al loro scopo precipuo, ovvero quello della pesca.

Diversamente non potrebbe essere, anche perché, nonostante gli importanti interventi di raccolta delle aste fognarie effettuati dai comuni del bacino imbrifero fin dagli anni sessanta, il funzionamento non sempre a pieno regime degli impianti di depurazione che sussiste ancor oggi ha permesso in varie occasioni l'accumulo di una certa quantità di agenti inquinanti nel torrente Feltrino che sfocia nei pressi del molo, rendendo non sempre commestibile l'eventuale ittiofauna pescata.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Corso Trento e Trieste e la chiesa di San Francesco
La facciata della chiesa dell'Immacolata Concezione
  • Chiesa di San Rocco. È sita sul belvedere di Sant'Apollinare. È a navata unica coperta da capriate. La facciata è semplice con timpano triangolare il quale ospita due campame. Recentemente è stata restaurata.[10]
  • Chiesa di San Gabriele dell'Addolorata. È sita in località Bardella presso l'autostrada A14. Fu edificata mediante un progetto realizzato da Vito Iezzi del 1981. I lavori cominciarono nel 1982 e terminarono nel 1986. L'inaugurazione avvenne il 31 maggio con la presenza dell'arcivescovo Antonio Valentini. Particolarità dell'edificio è l'urna interna con le reliquie di San Gabriele. Fra il 1992 ed il 1995 venne ultimato il salone sotto la chiesa. La facciata principale è preceduta da una scalinata. L'accesso è preceduto da un portico. L'interno è ad aula unica con presbiterio e sagrestia.[11]
  • Chiesa di San Francesco da Paola. È sita presso il belvedere Marconi. È una cappella di uso privato della famiglia Lucà-Dazio e Tosti. La chiesa è stata interamente ricostruita nel 1720. L'impianto ad aula unica suddivisa da due campate e con decorazioni in stucco. L'altare e posto sotto una nicchia con una statua di Cristo. La facciata è suddivisa da due paraste in stile dorico. Inoltre nella facciata vi sono due aperture rettangolari, una nicchia posta fra due edicole semicircolari, una finestra rettangolare ed un'altra finestrella a forma di occhio che permette l'aerazione del sottotetto. Nel 2006 è stata dichiarata di interesse culturale. [12]
Santa Maria del Porto, interno
  • Chiesa della Madonna delle Grazie. È sita nella frazione Sant'Apollinare. Mancano dati certi della sua fondazione, tuttavia si può attestare alla fondazione del centro abitato, verso il XIII-XIV secolo, ma qualcuno vuole la fondazione all'epoca dei bizantini. La facciata principale è in mattoni. Il portale è posto fra due lesene ioniche che sorreggono una trabeazione che a sua volta sorregge un timpano triangolare. La torre campanaria è su quattro livelli. L'interno è ad aula unica suddivisa da tre campate con volta a vela. Il presbiterio è posto al termine della navata. Nell'interno vi è un mosaico in stile bizantino raffigurante l'"incoronazione della Vergine". Altre opere all'interno della chiesa sono: un organo, una campana del XVI secolo, un dipinto raffigurante la Madonna del XVII secolo ed una statua della Madonna delle Grazie in argento.[13]
  • Chiesa dell'Immacolata Concezione. È sita in Corso Matteotti. La fondazione risale alla seconda metà dell'Ottocento. La facciata è in stile tardo-cinquecentesco, e risale al 1910, come dice l'iscrizione del portale. La facciata è preceduta da una scalinata è rivestito da travertino. Le due nicchie sopra i due portali laterali ospitano le statue di San Vito e di papa Giovanni XXIII. Il campanile è posto sul retro della chiesa ed è scandito da cornici marcapiano. L'interno è suddiviso da colonne corinzie e a croce greca con abside semicircolare. Nella chiesa vengono conservate delle opere di oreficeria del XV secolo fra cui una croce d'argento cesellato e delle tele del cinque-seicenteshe.[14]
  • Chiesa della Madonna delle Vigne. È sita in contrada Sciutico. Terminata nel 1969 presenta un impianto con un'aula unica. La sagrestia è inglobata nel campanile. L'accesso è su un lato.[15]
  • Chiesa della Madonna del Porto. È sita a San Vito Marina. L'interno è a navata unica con cappelle laterali e travi prefabbricate in cemento armato. Risale alla seconda metà del XX secolo. L'ingresso della chiesa è preceduto da un porticato con tre fornici che ripercorrono i tre ingressi. L'esterno è in mattoni. Un campanile è sito nel lato orientale della chiesa. Molto bella è la processione in mare durante uno dei giorni della festività, precisamente l'ultima domenica di luglio.[16]
La mura del castello

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

  • Resti del castello. Il castello fu costruito assieme all'abbazia di San Giovanni in Venere, e andò in gran parte distrutto durante la battaglia del Sangro nel corso della seconda guerra mondiale. Oggi rimangono le mura e un torrione.
  • Palazzo baronale d'Onofrio. È una parte del vecchio castello trasformato in residenza gentilizia.

Edifici civili[modifica | modifica wikitesto]

Veduta della frazione di San Vito Marina, con sopra la collina il convento di San Vito Chietino
  • Eremo dannunziano - Eremo delle Portelle. Anche se viene chiamato eremo si tratta di una casa rurale in località Portelle, in cui soggiornò Gabriele D'Annunzio nell'estate del 1889 con l'amica e ispiratrice Barbara Leoni che qui ha trovato sepoltura nel 2009, a sessanta anni dalla morte avvenuta a Roma nel 1949. La casa è situata ai bordi di un promontorio che si affaccia sull'Adriatico, a breve distanza dalla linea costiera, e anch'esso è considerato parte integrante dell'eremo. Visitabile su richiesta, appartiene a privati, ed è invalso l'uso, da parte di alcuni visitatori abituali di lasciare un fiore nell'ipogeo in cui è sepolta la Leoni. [17]. L'edificio, pur presentando forme ascrivibili all'architettura rurale ottocentesca abruzzese, si riallaccia stilisticamente, in una delle facciate, al neogotico tipico degli edifici pubblici di area lombarda[18] La pianta è a base quadrata e la costruzione è su due livelli. Al piano terra vi è un porticato che segue il piano superiore di cui la parte centrale della facciata è avanzata al resto dell'edificio. Ai lati vi sono due fornici. Il fronte è in arenaria. La parte dell'edificio utilizzata dal poeta non presenta elementi di degrado.[19]. Attualmente l'edificio è adibito a casa-museo dedicata a Gabriele D'Annunzio. Il promontorio, denominato anch'esso "dannunziano", si configura, come abbiamo già fatto accenno, come parte dell'eremo e ospita un piccolo centro di documentazione sulla flora e fauna marina della zona. È situato al di sopra del Trabocco Turchino, descritto e immortalato da D'Annunzio in uno dei suoi romanzi, Il trionfo della morte.
  • Palazzo Tosti. È sito a piazza Garibaldi. La scarsità di documenti e fonti storiche rendono difficile la datazione della costruzione dell'edificio, tuttavia, vista l'analogia di altri edifici del periodo, si può ricondurre tra la seconda metà del XVIII secolo e la prima metà del XIX secolo. L'edificio è su tre livelli. Al pian terreno delle aperture incorniciate da elementi bugnati fanno accedere a dei negozi. Una cornice in laterizio separa il piano terra dal secondo piano. Le finestre del primo piano sono incorniciate da mattoni. Nel terzo livello quattro aperture immettono su altrettanti balconi sorretti da mensole. Gli angoli cantonali sono in laterizio ai primi due livelli, mentre all'ultimo sono decorati da paraste corinzie. Il fronte è coronato da un cornicione classico.[20]
  • Palazzo Renzetti. È sito in Corso Trento e Trieste presso il Belvedere Marconi. Il palazzo risale alla metà dell'Ottocento. La facciata è degradata da vari segni del tempo come l'umidità di risalita, la caduta dell'intonaco e la malta usurata in più punti. Lo stabile si sivluppa su tre livelli. Al piano terra vi sono tre porte di cui due con arco a sesto ribassato ed uno è decorato con stile bugnato e presenta ai lati delle lesene che sorreggono una trabeazione che a sua volta sostiene il balcone sovrastante. Sopra le finestre dell'ultimo livello vi sono delle aperture circolari, sopra vi è la cornice di coronamento classico.[21]
  • Palazzo D'Onofrio. È sito nel lato occidentale del poggio fortificato di Sant'Apollinare. Attualmente viene utilizzato come casa colonica della famiglia d'Onofrio. Numerosi documenti citano l'esistenza dell'edificio dal Medioevo, in alcuni viene addirittura citato come castello tipo: una bolla del papa Alessandro III del 1176, alcune carte geografiche dei Musei Vaticani del 1581 e una pianta del geometra Donato Forlani del 1873. Il fabbricato versa in uno stato di degrado per via di essere una residenza occasionale. L'accesso all'edificio è consentito per via di un portale in laterizio e coronamento ad arco. Il corpo di fabbrica è intonacato e circondato da un porticatocon archi di dubbia collocazione storica. Inoltre vi sono un cortile ed una serie di fabricati usati come rimesse. Nella facciata principale è visibile la struttura originaria ove due dei tre livelli sono caratterizzati da contrafforti a scarpa e costituiti di pietra sbozzata.[22]
  • Palazzo Altobelli. È sito a Corso Trento e Trieste. Verosimilmente è stato costruito nella seconda metà dell'Ottocento su tre livelli.[23]
  • Case Liberty. Trattasi di case site lungo la fascia costiera che parte da località Portelle ed arriva a Valle Grotte. Sono stare realizzate durante la prima metà del XX secolo nello stile liberty abruzzese.[24]

Mura e siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

  • Cinta muraria. Alcuni tratti della cinta muraria sono stati inglobati in alcuni edifici. Era realizzata in laterizio.[25]
  • Sito archeologico di Murata Bassa. Risale al I secolo d.C. e, come mostrano alcuni reperti (alcune monete di erà tardo-antica, tombe e lucerne del periodo bizantino), che è abitato fino al VI secolo. Gli scavi eseguiti tra il 1991 ed il 1994 hanno scoperto un edificio di epoca tardo-repubblicana con basi di colonne quadrate e circolari. L'edificio è realizzato in opus incertum e ciottoli. L'edificio forse era una fornace per la terracotta.[26]

Altri monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Costa dei Trabocchi e Riserva naturale guidata Grotta delle farfalle.
  • Fonte Grande. È sita in località Rio Fontane. Fu realizzata nel 1914 e recentemente restaurata. La pianta centrale presenta una massiccia struttura quadrata per addurre l'acqua. Un porticato con pilastri segnati da lesene che sorreggono degli archi a tutto sesto è addossato all'elemento centrale.[27]
  • Fonte Cupa. È sita in località Rio Fontane. Fu realizzata nel 1814 e recentemente restaurata. È costituita da un fronte lapideo realizzato in conci di pietra arenaria decorato da figure antropomorfe mediante le quali sgorga l'acqua. Il coronamento è a timpano triangolare.[28]
Uno dei tanti trabocchi di San Vito Chietino
ritratto di d'Annunzio
  • Trabocco del Turchino. È sito in località Portelle presso un piccolo sperone roccioso detto promontorio di Capo Turchino. È realizzato con palizzate di legno senza fondamenta ma tenute in equilibrio mediante strallo di cavi e fissaggio dei pali alla roccia. Il percorso sui pali è realizzato con delle travi sempre in legno, molte delle quali scomparse per via della deteriorabilità dei materiali, che dalla riva porta al casolare della pesca e ad una piattaforma ove era possibile pescare mediante un sistema di tiranti e bilancieri si poteva calare ed issare le reti da pesca. Recentemente è crollato a causa delle forti mareggiate e della scarsa manutenzione, suscitando forti critiche dai cittadini[29]
  • La grotta delle Farfalle. Esattamente al confine tra i territori dei comuni di San Vito Chietino e Rocca San Giovanni, è posta la Grotta delle Farfalle, curiosità naturalistica del territorio della Costa dei Trabocchi. Il territorio della Grotta delle Farfalle è attualmente compreso tra i siti SIC (Siti di Interessi Comunitario) ed è entrata di recente nell'elenco delle riserve naturali regionali.[30]
  • La sorgente di Pagliarone e Fontamara. La costruzione dell'acquedotto di San Vito Chietino nel 1906, realizzata acquistando dal Comune di Treglio la sorgente posta tra le Contrade San Giorgio e Pagliarone, determinò la violenta opposizione dei contadini di quest'ultima località coinvolti dall'esproprio della sorgente. Tale evento, secondo l'opinione di taluni, fornì allo scrittore abruzzese Ignazio Silone l'ispirazione per il romanzo Fontamara.

San Vito nella letteratura: Gabriele D'Annunzio[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Costa dei Trabocchi, Gabriele D'Annunzio e Il trionfo della morte.
Panorama del promontorio dannunziano

L'Abruzzo è stato per circa un quarto di secolo (1879-1905) presente nella produzione letteraria di D'Annunzio, sia nelle sue raccolte poetiche (soprattutto, ma non solo, in Canto novo), sia nei suoi romanzi e novelle (Il trionfo della morte, Le vergini delle rocce, Le novelle della Pescara) sia, successivamente, in alcuni dei suoi più importanti drammi teatrali (La figlia di Jorio e la La fiaccola sotto il moggio). Oltre alla Pescara natale e alla vicina Francavilla al Mare, in cui soggiornò ripetutamente, ospitato nel celebre Conventino dall'amico fraterno Francesco Paolo Michetti, rivestì particolare importanza per il poeta il periodo trascorso a San Vito Chietino nel 1889[31] con la donna che all'epoca amava, Barbara Leoni (1862 - 1849)[32]. L'alloggio prescelto era costitituito da una casa rurale situata su un promontorio lambito dall'Adriatico nella località sanvitese di Portelle, nota oggi come eremo dannunziano. Il Vate rimase particolarmente colpito dalla bellezza del luogo che ribattezzò Il paese delle ginestre. Nel 1894 D'Annunzio pubblicò, in ricordo dell'esperienza vissuta, il romanzo Il Trionfo della morte, cui abbiamo fatto precedentemente accenno, ambientato in massima parte a San Vito e nei suoi immediati dintorni.

Nel romanzo infatti, il protagonista, Giorgio Aurispa, nobile abruzzese residente a Roma, si trasferisce a San Vito Chietino per potersi dedicare con tranquillità alla letteratura e allo studio del superuomo di Nietzsche e nel contempo concedersi un periodo di riposo con l'amante Ippolita Sanzio, che, per ammissione dello stesso D'Annunzio va identificata con Barbara Leoni. [33]Giorgio inizialmente è affascinato dalla natura, e anche dalle usanze abruzzesi, ma poi ne resta sconvolto per le superstizioni che ancora contraddistinguono quelle genti, fra cui la credenza nelle streghe che dissanguano i bambini. L'estraneità di Giorgio nei confronti di una umanità così diversa da lui, raggiunge il suo punto algido quando egli e Ippolita si recano in pellegrinaggio a Casalbordino nel Santuario della Madonna dei Miracoli, dove una massa di infermiere e malati si flagella macabramente davanti la statua della Vergine (tale esperienza fu vissuta dallo stesso D'Annunzio e dalla Leoni). E sarà proprio la consapevolezza maturata dal protagonista di tale estraneità verso quel mondo e verso tutti gli altri mondi possibili, dalla sua terra d'origine, l'Abruzzo, fino a Roma, con i suoi ambienti dorati, a «...impressionare potentemente il suo spirito e a innescare quel meccanismo autodistruttivo che condurrà alla tragedia finale.» [34]. Giorgio Aurispa si lancerà infatti da un promontorio andando incontro alla morte insieme all'amante.

Dopo una lunga assenza Gabriele D'Annunzio tornò a visitare San Vito Chietino. «In uno degli gli anni stanchi...», scrisse il poeta nel 1935, «...prima della buona guerra, io volli tornare in incognito al paese delle chiare ginestre e della bruma come un'oliva Favetta...». Nell'eremo ritrovò un vecchio conoscente, Cola di Cinzio «...che raccontava la storia a modo suo,con l'accento di un favolatore d'inverno...»[35]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[36]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune sono residenti 379 cittadini di nazionalità non italiana, che rappresentano circa il 7,1% della popolazione complessiva. I gruppi etnici stranieri più numerosi provengono dall'Europa orientale (Romania soprattutto, ma anche Polonia e Ucraina) e dai Balcani (Albania) come si desume dai dati statistici qui di seguito riportati e relativi al 31 dicembre 2015 [37]

Provenienza Unità
Romania Romania 130
Albania Albania 73
Polonia Polonia 19
Argentina Argentina 19
Francia Francia 10
Ucraina Ucraina 10

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • 20 marzo e 15 giugno: festa patronale di San Vito Martire
  • Dal 5 luglio al 30 agosto: Mercatino artigianale "Curiosando"
  • 8-10 luglio: "Summer Beer Festival "

Persone legate a San Vito Chietino[modifica | modifica wikitesto]

  • Garibaldo Bucco (San Vito Chietino, 1861), scrittore, autore de "I giardini dannunziani", redattore de "Il Messaggero" e collaboratore nella stesura del Vocabolario dei Sinonimi del Tommaseo.
  • Anna Nenna D'Antonio (San Vito Chietino, 2 agosto 1927) è una politica italiana.
  • Carlo Altobelli, (San Vito Chietino, 1857 - Napoli, 1917), avvocato e uomo politico. Principale accusatore di Giolitti nello scaldalo della "Banca Romana".
  • Gabriele D'Annunzio, (Pescara, 12 marzo 1863 - Gardone Riviera, 1º marzo 1938), poeta, ospite illustre di San Vito Chietino, dove iniziò a scrivere e ambientò uno dei suoi più celebri romanzi, Il trionfo della morte. Visse per un periodo di tempo in una casa colonica ai bordi di un promontorio, noti attualmente come eremo dannunziano.[19]
  • Leandro Verì, (San Vito Chietino, 1903 - Savona, 1938), carabiniere e medaglia d'oro al valor militare
  • Vito Piccinino detto "Vituccio" Ex Sindaco di San Vito Chietino che si prodigò per lo sviluppo sociale e culturale del paese
  • Andrea Borga (San Vito Chietino, 19 marzo 1838 - 28 agosto 1954). Filosofo e politico.[38]
  • Giulia Alberico (San Vito Chietino, 1949). È una scrittrice italiana. Attualmente vive a Roma.
  • Adelfio Renzetti (Filadelfia, 27 settembre 1913 - ..). Nato da famiglia originaria di San Vito Chietino fu pittore e decoratore. Nel 1920 giunge a San Vito. Nel 1930 si arruola come volontario per la Marina. Durante la leva militare si diploma al liceo di Palermo. Alla fine degli anni quaranta apri uno studio di fotografia.[39]
  • Ivan De Nobile (Lanciano, 1979). Residente a San Vito. Sportivo, ciclista professionista nella Universal caffè e componente della nazionale italiana Juniores di ciclismo.
  • Pietro Cupido (San Vito Chietino, 14 febbraio 1940). Storico sanvitese, autore di libri su San Vito e sui trabocchi.
  • Andrea Berghella (Sant'Apollinare, San Vito Chietino, 20 aprile 1931). Medico Illuminato, da Primario di Ginecologia contribuisce a portare ad altissimo livello l'Ospedale Civile di Popoli, facendolo affermare come Centro di Eccellenza Nazionale nel periodo in cui era in carica. Si dedica inoltre per 16 anni anche all'Insegnamento nella Scuola di Specializzazione di Ostetricia e Ginecologia di L'Aquila con il Corso di "Operazioni Chirurgiche Ginecologiche". Si distinse inoltre per l'impegno sociale attraverso associazioni di service e volontariato, prima tra tutte il Rotary Pescara Ovest.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Nell'economia della cittadina occupa un posto di assoluto rilievo il turismo, sia balneare, sia culturale, sviluppatosi quest'ultimo grazie alla presenza dei Trabocchi, dell'Eremo dannunziano, dei tanti edifici civili e religiosi di pregio che danno lustro al centro storico, della vicina Abbazia di San Giovanni in Venere, che seppur situata nel territorio comunale di Fossacesia è facilmente raggiungibile in tempi brevi da San Vito Chietino. La frazione di Marina di San Vito è fornita di alberghi e camping, nonché ristoranti e locali di vario tipo. Sono frequenti anche le escursioni marine lungo tutta la costa dei Trabocchi, il cui cuore pulsante è costituito dalla fascia litoranea dei Comuni di San Vito Chietino, Rocca San Giovanni e Fossacesia. Ad animare ulteriormente la vita turistica sia del Centro storico sia del borgo marinaro, sono, soprattutto in estate, i numerosi eventi ricreativi e culturali organizzati dal Comune e dalla Pro loco.

L'agricoltura locale, fonte principale di reddito fino alla fine degli anni cinquanta, ha mantenuto una notevole importanza sia nel settore vinicolo sia in quello oleario, il cui livello qualitativo ha permesso alla città di entrare a far parte, a pieno titolo, dell'Associazione nazionale città dell'olio

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Vecchia ferrovia Lanciano-San Vito

Vecchia ferrovia Lanciano-San Vito[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione di San Vito-Lanciano (1864).

La vecchia ferrovia era una fermata della tratta Ortona-Foggia. Fu dismessa nel 2005. Aveva capolinea presso San Vito Marina, accanto all'accesso al porto turistico.

Nuova ferrovia Pescara-San Vito-Lanciano[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione di San Vito-Lanciano.

La nuova stazione è stata inaugurata nell'entroterra della Marina di San Vito, accanto al campo comunale da calcio. Il treno giunge da Pescara, per poi deviare verso la nuova stazione ferroviaria di Lanciano, sotto il cimitero comunale, oppure da Vasto.

Porti[modifica | modifica wikitesto]

San Vito ha un porto commerciale non idoneo per l'attracco di grandi navi, dunque il porto più vicino è quello di Ortona, a 7 km di distanza, oppure quello di Vasto. Si prosegue successivamente per la SS 16 Adriatica.

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

Il centro è molto ben collegato a Ortona-Pescara-Vasto e Lanciano. Vi sono trasporti urbani gestiti dalla linea bus Sangritana, che percorre tutto il giorno, a orario continuato, salvo blocco temporaneo del servizio, le strade principali, collegando inoltre molto bene sia il comune superiore a quello inferiore, che San Vito stessa alle contrade. La stazione dei bus si trova vicino al campo da calcio, a San Vito Marina.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
21 novembre 1993 26 maggio 2002 Gianfranco Basterebbe Lista Civica di Sinistra Sindaco [40][41]
27 maggio 2002 27 maggio 2007 Maria Teresa Giannantonio Lista Civica di Centro-sinistra Sindaco [42]
28 maggio 2007 in carica Rocco Catenaro Lista Civica di Centro-destra Nuova Alleanza Sindaco [43][44]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La squadra del San Vito 83 L.d.N partecipa attualmente al campionato di Prima categoria abruzzese.

La Storia Calcistica Sanvitese vede le prime apparizioni alla fine degli Anni '40, quando si organizzavano "incontri domenicali" tra una rappresentativa del Capoluogo (denominata "Capammond'") ed una della Marina (denominata "Capabball'"), con gare regolarmente alternate in ciascuna zona e con risultati mai scontati.

La prima società calcistica nacque nel 1957 con il nome di PRO CALCIO alla cui presidenza vi era Amedeo De Nardis, compagine che partecipò per cinque anni ad un campionato secondario regionale denominato "Prima Divisione".

Ma la vera affiliazione ai campionati di calcio della F.I.G.C. avvenne nel 1962 con il nome di F.C. SANVITESE il cui primo presidente fu Francesco Bozzelli; la squadra iniziò dalla "Seconda Categoria" e già alla prima stagione venne promossa alla serie superiore denominata "Promozione" (che ai tempi d'oggi si può equiparare al campionato di "Eccellenza"), dove militò per molti anni occupando sempre posizioni di alta classifica che più volte consentì di partecipare alla "Coppa Italia" (diritto che si otteneva classificandosi nelle prime cinque posizioni).

L'A.C. SAN VITO '83 nasce nell'Agosto del 1983 dall'intraprendenza di Tommaso Verì e Camillo De Nardis che vollero una società calcistica basata sul solo settore giovanile, senza inizialmente una vera prima squadra, che venne iscritta tre anni dopo nel campionato di Terza Categoria utilizzando i ragazzi del vivaio con qualche innesto di esperienza.

Il San Vito 83 L.d.N (Lino de Nardis) gioca le partite in casa allo stadio comunale "Tommaso Verì".

Il San Vito 83 C5 partecipa al campionato di C2 regionale di Calcio a 5.

Il San Vito 83 femminile partecipa al campionato di C2 femminile di Calcio a 5.

Basket[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente nel territorio sanvitese esistono due compagini che svolgono campionati endals che sono la "polisportiva arrembaggio" e la "sanvitese".

La squadra con maggior successo e popolarità fu senza dubbio il Basket San Vito che riuscì a raggiungere nel 2010 lo storico traguardo della C1 nazionale dopo aver vinto il campionato di C2 al termine di uno scontro memorabile contro il Lanciano Basket. Il derby fu dominato dalla compagine sanvitese che riuscì nella doppia impresa di salire in un campionato nazionale e di battere una società e una città di trentamila abitanti contro i 5 000 sanvitesi, distante solamente 10 km.

Negli anni successivi il Basket San Vito ha ceduto il proprio titolo all'attuale We're Basket che svolge il campionato di B2 oltre ad attività di settore giovanile anche nell'area sanvitese.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2016.
  2. ^ Fra le spiagge più note si segnalano Molo Sud, Calata Turchino, Rocco Mancini e Valle Grotte (in parte situata nel comune di Rocca San Giovanni)
  3. ^ I valori demografici relativi al capoluogo comunale e alle frazioni di Marina di San Vito e Sant'Apollinare relativi al censimento del 2001 sono stati estratti sito dell'ISTAT, Istituto Nazionale di Statistica, Roma
  4. ^ i dati sono estratti dal sito: it.climate-data.org
  5. ^ Autori Vari, San Vito Chietino e la sua storia (1ª parte), Sangroonline, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  6. ^ Autori Vari, San Vito Chietino e la sua storia (2ª parte), Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  7. ^ Autori Vari, Archivio Storico (Informazioni sull'Archivio Storico Comunale), Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2008.
  8. ^ Marina Militare
  9. ^ sito Restauroprogetto (sintesi di un testo di Lucia Serafini, Danni di guerra e danni di pace. Ricostruzione e città storiche in Abruzzo nel secondo dopoguerra, Villa Magna (Ch)
  10. ^ Autori Vari, Chiesa di San Rocco, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  11. ^ Autori Vari, Chiesa di San Gabriele dell'Addolorata, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  12. ^ landbau srl, Chiesa di San Francesco da Paola, landbau srl, 2006.
  13. ^ Autori Vari, Chiesa della Madonna delle Grazie, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  14. ^ Autori Vari, Chiesa dell'Immacolata Concezione, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  15. ^ Autori Vari, Chiesa della Madonna delle Vigne, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  16. ^ Autori Vari, Chiesa della Madonna del Porto, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  17. ^ sito: Tesori d'Abruzzo
  18. ^ http://www.sangroaventino.it/immagini/news/Eremo%20d%20Annunziano.pdf sito Sangroaventino].
  19. ^ a b Autori Vari, Eremo D'Annunziano - Eremo delle Portell, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  20. ^ Autori Vari, Palazzo Tosti, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  21. ^ Autori Vari, Palazzo Rossetti, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  22. ^ Autori Vari, Palazzo D'Onofrio a Sant'Apollinare, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  23. ^ Autori Vari, Palazzo Altobelli, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  24. ^ Autori Vari, Case Liberty, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  25. ^ Autori Vari, Cinta Muraria, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  26. ^ Autori Vari, Sito Archeologico di Murata Bassa, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  27. ^ Autori Vari, Fonte Grande, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  28. ^ Autori Vari, Fonte Cupa, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  29. ^ Autori Vari, Trabocco del Turchino, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  30. ^ Autori Vari, Tipicità frentane da tutelare: l'esempio della Grotta delle Farfalle, lanciano.it, 23 novembre 2008. URL consultato il 25 dicembre 2009.
  31. ^ L'Abruzzo e d'Annunzio, dal sito: Abruzzo in Arte
  32. ^ Elvira Natalia Fraternali, questo era il vero nome della donna, sposata Leoni, ebbe una relazione amorosa con D'Annunzio fra il 1887 e il 1892, ricevendo in quegli anni oltre mille lettere dal poeta, vendute nel 1932 al bibliofilo Mario Guabelli di Biella che tentò inutilmente di rivenderle a D'Annunzio nel 1935. Cfr. Gabriele D'Annunzio, Il libro segreto (a cura di Pietro Gibellini), Milano, BUR Rizzoli (RCS Libri), ed. 2010, ISBN 978-88-17-04262-8, p. 90 (nota); I edizione, Gabriele D'Annunzio, Milano, Mondadori, 1935
  33. ^ «Così Barbara Leoni mi fu ridonata dalla tristezza e dalla poesia...ella divenne Ippolita Sanzio. Il libro si intitolò Il trionfo della morte». Cit. da: Gabriele D'Annunzio, op. cit., (a cura di Pietro Gibellini), 2010, p. 93
  34. ^ Citazione tratta da Massimo Costantini e Costantino Felice (curatori), AA. VV.Storia D'Italia, Le Regioni dall'Unità a Oggi. L'Abruzzo, Torino, Giulio Einaudi Editore, 2000 (Opera realizzata con la collaborazione della Regione Abruzzo), ISBN 88-0615123-1, p. 688
  35. ^ entrambe le cit. sono tratte da Gabriele D'Annunzio, op. cit., (a cura di Pietro Gibellini), 2010, pp. 93 e 94
  36. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  37. ^ Statistiche ISTAT
  38. ^ Autori Vari, Andrea Borgia, costadeitrabocchi.eu. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  39. ^ Autori Vari, Adolfo Renzetti, costadeitrabocchi.eu. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  40. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 21 novembre 1993, elezionistorico.interno.it.
  41. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 16 novembre 1997, elezionistorico.interno.it.
  42. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 26 maggio 2002, elezionistorico.interno.it.
  43. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 6 maggio 2012, elezionistorico.interno.it.
  44. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 27 maggio 2007, elezionistorico.interno.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. Di Giovanni, San Vito Chietino, Ortona, 2003.
  • D. Di Paolo, Mostra storico-documentaria su Sant'Apollinare Chietino, Sant'Apollinare Chietino (frazione di San Vito Chietino), 1998.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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