Vasto

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Vasto
comune
Vasto – Stemma Vasto – Bandiera
Vasto – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
Provincia Provincia di Chieti-Stemma.png Chieti
Amministrazione
Sindaco Francesco Menna (centro-sinistra) dal 19-6-2016
Territorio
Coordinate 42°06′41.72″N 14°42′29.59″E / 42.111589°N 14.708219°E42.111589; 14.708219 (Vasto)Coordinate: 42°06′41.72″N 14°42′29.59″E / 42.111589°N 14.708219°E42.111589; 14.708219 (Vasto)
Altitudine 144 m s.l.m.
Superficie 71,35 km²
Abitanti 41 301[1] (28-02-2017)
Densità 578,85 ab./km²
Frazioni Difenza, Incoronata, Lebba, Montevecchio, Pagliarelli, Piana di Marco, Pozzitello, Punta Penna, San Biagio, Codalfa, San Lorenzo, San Nicola, Sant'Antonio Abate, San Tommaso, Vasto Marina, Vignola, Casarza, Villa De Nardis, Zimarino
Comuni confinanti Casalbordino, Cupello, Monteodorisio, Pollutri, San Salvo
Altre informazioni
Cod. postale 66054
Prefisso 0873
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 069099
Cod. catastale E372
Targa CH
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti vastesi
Patrono san Michele Arcangelo
Giorno festivo 29 settembre
Motto Vastum Olim Histonium Romanum Municipium
"Vasto Antica Histonium Municipio Romano"
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Vasto
Vasto
Vasto – Mappa
Posizione del comune di Vasto all'interno della provincia di Chieti
Sito istituzionale

Vasto[2] (Lù Uàšte in dialetto abruzzese; Histonium in latino e Istònion, Ιστονιον in greco antico) è un Comune italiano di 41 301 abitanti[1] della provincia di Chieti in Abruzzo. È il 7º comune più popolato della regione[3] ed il 2º della provincia[4], oltre che comune capofila della Costa dei Trabocchi e del comprensorio del Vastese.

Ha origini molto antiche, risalenti al popolo dei Frentani, che fondarono Histonium, importante porto dell'Adriatico che mantenne inalterato tra alti e bassi nei secoli il potere marittimo.

Distrutta dai Longobardi, fu ricostruita nell'attuale aspetto medievale, divenendo una importante roccaforte durante la breve signoria dei Caldora e in età aragonese, fino alla proclamazione della breve Repubblica Vastese nel 1799, dopo il dominio secolare della famiglia D'Avalos.

Il centro storico vastese è rappresentato dal Castello Caldoresco, dalla Cattedrale e specialmente dal Palazzo d'Avalos, che ospita un complesso di Musei sulla cultura locale, per cui dal XIX secolo fu nota come "Atene degli Abruzzi".

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Vasto è delimitato a nord dal fiume Sinello (confine con Casalbordino), a sud dal vallone di Buonanotte (confine con San Salvo), ad ovest con i comuni di Cupello, Pollutri e Monteodorisio ed a est con il Mare Adriatico.

Ha una superficie di 71,35 km quadrati, che la rende il quarto comune abruzzese per estensione territoriale.

Il centro cittadino, la parte più antica della municipalità, sorge su un promontorio a 144 m s.l.m. e distante in linea d'aria dal mare meno di 1 km. Questa caratteristica permette alla città di godere di un belvedere sulla maggior parte dei 20 km di costa (di cui 7 composti da arenile e 13 da scogliera), di cui fa parte il Golfo di Vasto, unica insenatura costiera del Mare Adriatico tra il Golfo di Ancona a nord e quello di Manfredonia a sud.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Vasto Centro e Stazione meteorologica di Vasto Punta Penna.

Vasto Centro[modifica | modifica wikitesto]

In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +7,1 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +24,9 °C[5].

VASTO CENTRO Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 9,8 11,1 13,7 17,7 22,0 26,3 29,2 29,3 25,8 20,4 15,4 12,2 11,0 17,8 28,3 20,5 19,4
T. min. mediaC) 4,4 4,8 6,7 10,0 13,8 17,8 20,3 20,6 17,8 13,5 9,7 6,8 5,3 10,2 19,6 13,7 12,2

Vasto Punta Penna[modifica | modifica wikitesto]

In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +7,7 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +24,6 °C[6].

VASTO PUNTA PENNA Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 10,4 10,8 13,9 17,1 21,6 25,4 28,1 28,5 25,2 20,6 15,8 12,7 11,3 17,5 27,3 20,5 19,2
T. min. mediaC) 5,0 5,2 7,5 10,2 13,8 17,8 20,3 20,6 18,3 14,4 10,5 7,2 5,8 10,5 19,6 14,4 12,6

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il nome romano era Istonio, per il promontorio sopra il mare dove si trova la città. Il nome attuale deriva forse dal termine longobardo gasto o guasto (gastaldato), suddivisione del territorio durante la dominazione longobarda (iniziata nell'ultimo quarto del VI secolo). Infatti la città medievale sorse con il Guasto d'Aimone di Dordona, che fondò due città, definite Guasti, uniti in un solo nucleo nel XIV secolo. In base al dialetto locale che esclude la "b" e la "g", riducendo la pronuncia con la sostitutiva "v", il nome è diventato quello che conosciamo.

Il nome Vasto è maschile e storicamente vuole un articolo (Il Vasto), al pari di pochi altri nomi di città come Il Cairo e Il Pireo. Sebbene l'uso dell'articolo si sia fatto infrequente, esso è corretto, rimane obbligatorio nelle espressioni storiche e giustifica la forma Città del Vasto.[7]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Età antica: greci, frentani e romani[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Histonium e Terme di Vasto.

Si pensa che fosse originariamente abitata da popolazioni dalmate. La leggenda vuole che la città fosse fondata da Diomede, re d'Etolia,[8] che, dopo l'assedio di Troia, sbarcò con il suo popolo in Italia meridionale fondando diverse città. L'antico nome di Histon da lui dato sarebbe dovuto al fatto che il suo promontorio dal mare ricordasse il monte Histone di Corfù.

Di certo, intorno al V secolo a.C. si stanziarono i Frentani nella zona nord di Vasto (Punta Penna), fondando il centro noto come Buca, ed entrando in stretto contatto con le popolazioni dei Sanniti e delle colonie greche del Sud Italia e della Sicilia (fra cui Siracusa). Ci sono altresì teorie su un antico centro abitato sprofondato per bradisismo al largo dell'attuale Faro, noto come "Aspra", la cui esistenza si cela tra leggenda e testimonianze di pescatori ed archeologi subacquei.

Terme romane di Histonium, presso la chiesa di Sant'Antonio

Tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C. (dopo la Guerra sociale del 91-98 a.C.) entrò definitivamente nell'orbita romana con lo status di foederati (alleati). Il centro abitato, che si era andato formando qualche chilometro più a sud, divenne municipio romano e fu latinizzato da Histon in Histonium, acquisendo importanza in età imperiale. Degli esempi lasciati dalla cultura romana sono la trama viaria ortogonale visibile soprattutto nella parte nord del centro storico di cui sono ancora riconoscibili il Decumano ed il Cardine massimi, le Terme, diversi luoghi di culto, un anfiteatro (sotto l'attuale Piazza Rossetti), una cinta muraria cittadina (inglobata in quella medioevale successiva), ville e necropoli attestate fuori dal centro urbano. Un vastese illustre di epoca romana fu il tredicenne Lucio Valerio Pudente, incoronato poeta nel 106 in Campidoglio da Traiano, durante i Giochi Capitolini che si svolgevano a Roma, e ricoprendo in seguito la carica di curatore delle rendite pubbliche durante l'impero di Antonino Pio.

Mosaico di Nettuno nel sito di Histonium

Dopo il crollo dell'Impero romano d'Occidente la città decadde, passando in potere prima degli Ostrogoti, poi dei Bizantini e infine dei Longobardi con il Ducato di Benevento. Proprio dalla città di Benevento è ispirato lo stemma a scacchi, che originariamente erano composti dai metalli Oro ed Argento, sostituiti poi dai colori Bianco (simboleggiante la "Giustizia") e Rosso ("Fermezza" ed "Integrità).

Nell'anno 802 la città fu distrutta dai Franchi di Pipino il Breve su ordine di Carlo Magno nella guerra per soffocare la rivolta di Grimoaldo e concessa una parte in feudo ad Aimone Duca di Dordona.

Nel 1047 l'Imperatore Enrico III lo assegnò sotto il possesso dell'Abbazia di San Giovanni in Venere. Successivamente vennero costruite altre abitazioni verso la contrada di Chiesa di Santa Maria Maggiore, che diedero origine ad un agglomerato che prese la denominazione di Guasto Gisone, con amministrazione autonoma da Guasto d'Aymone (appartenente alla Chiesa di San Pietro, quasi totalmente franata nel 1956).

La città romana fu, dunque, completamente ricostruita: un vasto spiazzo fu realizzato presso l'anfiteatro romano (attualmente Piazza Rossetti), i cui spalti furono trasformati in mura, torri e residenze civili. Presso le terme romane sorse il complesso di Sant'Antonio di Padova nel XIV secolo, mentre il cosiddetto "Campidoglio" affacciato verso il mare fu occupato dalla chiesa di San Pietro.

Tra il 7 febbraio ed il 9 marzo 1177 ospitò Papa Alessandro III, qui costretto da una tempesta, e dal 12 dicembre 1777, in segno di ringraziamento, la città ottenne un'Indulgenza plenaria in forma di Giubileo presso la Chiesa di San Pietro da parte di Papa Pio VI.

La città fu presa dai Crociati nel 1194 e dai Veneziani nel 1240.

Età signorile: dai Caldora ai d'Avalos[modifica | modifica wikitesto]

Via di Porta Catena, la parte normanna della città

Nel XIII secolo grazie a Federico II tra il 1231 ed il 1239 si ebbe la fondazione di un centro portuale nella zona di Punta Penna, che si sviluppò con la fondazione della città di Pennaluce (sul promontorio orientale), e la costruzione di un magazzino-fortezza (sul promontorio occidentale, Punta della Lotta), inglobando una struttura preesistente risalente al secolo precedente.

Entrambe occupano la sommità di una motte artificiale, che a sua volta ha probabilmente coperto un edificio d'età romana, i cui resti sono databili al I secolo d.C.

Sempre nel XIII secolo ci fu la costruzione di una delle più antiche ed importanti strutture religiose della città, il Duomo di Vasto, inizialmente intitolato a Santa Margherita, poi a Sant'Agostino nel '600 e nel 1808 a San Giuseppe. Venne elevata a cattedrale nel 1853 e concattedrale nel 1986.

Da questo secolo la storia della città, insieme a quella della Regione, fu legata prima a quella del Regno di Napoli e successivamente al Regno delle Due Sicilie. Le due terre di "Guasto Aimone" e "Guasto Gisone" si fusero nel 1385 in una sola città per volere del Re di Napoli Carlo III di Durazzo, ed inizialmente introdotta come "Vasto Aimone superiore ed inferiore" nella prima tassazione aragonese del 1443-7.

In età angioina (XIV secolo) il paese fu infeudato ai Caldora, di cui il maggior esponente fu Jacopo Caldora, che apportò durante il suo dominio numerose modifiche al sistema difensivo, danneggiato dalle guerre precedenti, come la costruzione del Castello Caldoresco e delle torri di avvistamento (l'odierna Torre di Bassano in Piazza Rossetti, Torre Diomede del Moro e Torre Santo Spirito).

Dopo il periodo angioino il comando passò prima alla famiglia dei De Guevara, poi al Re ed infine alla dinastia aragonese dei d'Avalos, artefici dell'omonimo Palazzo, che governarono la città dal 1496 al 1798 circa.

Stemma della famiglia D'Avalos

Durante il XVI secolo la città riuscì a scampare alla Peste del 1536, ma soffrì molto le incursioni di Turchi e Saraceni, così come tutta la Costa dei Trabocchi, sbarcati il 1º agosto 1566. L'esercito di Piyale Paşa danneggiò edifici storici come Palazzo d'Avalos[8], l'abbazia di San Giovanni in Venere e quella di Santo Stefano in Rivomaris, nonché lo stesso Duomo di Vasto (allora dedicato a Sant'Agostino) di cui rimase in piedi solo la facciata gotica. Per questo motivo, l'8 marzo 1568, si iniziò la costruzione di 14 torri costriere di avvistamento e difesa, di cui una è ancora esistente in località Punta Penna.

Al Seicento risale la costruzione del "Palazzo della Penna" e della Chiesa del Carmine.

Il 29 marzo 1710 fu conferito ufficialmente il titolo di città da Carlo d'Austria e nell'ottobre del 1723 divenne luogo della cerimonia di consegna della collana dell'ordine del Toson d'oro da parte del marchese Cesare Michelangelo d'Avalos al principe Fabrizio I Colonna, su incarico dell'imperatore Carlo VI.

Nel 1799, sulle orme delle Repubbliche sorelle che si andavano fondando per la Penisola, venne proclamata la Repubblica Vastese, soppressa poi dalle forze Sanfediste.

XIX secolo: "Atene degli Abruzzi"[modifica | modifica wikitesto]

Dal XIX secolo la città vantò il titolo di "Atene degli Abruzzi", grazie ad elementi culturali ed artistici rilevanti.

Degli esempi sono il lascito architettonico del periodo Signorile caldoresco edaragonese, aver dato i natali ad intellettuali del calibro di Gabriele Rossetti nel 1783, pittore, poeta e patriota, anche noto come "Tirteo d'Italia" (fratello di Domenico anche lui letterato oltre che speleologo, e genitore di intellettuali come Maria Francesca, William Michael, Christina ed il più famoso Dante Gabriel, tra i fondatori del movimento inglese dei Preraffaelliti), al medico Francesco Romani, per l'inaugurazione del secondo teatro d'Abruzzo (il Real Teatro Borbonico, poi divenuto Teatro Rossetti, ed alla cui inaugurazione il 15 settembre 1832 partecipò anche Re Ferdinando II), oltre ad avere il ruolo politico di capoluogo di Distretto nell'amministrazione dell'Abruzzo Citeriore dal 1816.

Il 1817 fu un anno funesto, a causa di un'importante carestia, della prima frana che interessò il costone orientale della città e di un'epidemia di febbre petecchiale che decimò la popolazione cittadina (di cui alcuni resti furono trovati nel 2014 nella zona di Punta Aderci, allontanati e seppelliti lì per motivi igienico sanitari da una delibera comunale del tempo).

Piazza Rossetti

Nonostante il tributo di sangue che la città pagò nel 1799 per la repressione Sanfedista, durante il Risorgimento l'anelito di libertà che da tempo infiammava i cuori dei vastesi trova viva testimonianza nella Battaglia di Antrodoco combattuta all'alba del 7 marzo 1821, quando un battaglione di volontari al comando del Barone Luigi Cardone e su incitamento di Gabriele Rossetti accorse sotto le insegne del Generale Guglielmo Pepe in difesa della Repubblica Partenopea contro le truppe di Frimont, fatte giungere in Italia dai Borboni.

Nel 1842 i patrioti vastesi si unirono sotto le insegne della "Giovine Italia” fondata a Vasto da Gaetano Crisci.

Vasto in un dipinto di Nicola Palizzi (1853)

Il primo fermento di rivolta venne dalla Guardia Nazionale con la notizia dello Sbarco a Melito. Al grido "Abbasso!" nel confronti del giudice De Pascinìs, occupò la Sottindentenza con la milizia deI Maggiore Silvio Ciccarone il 4 settembre 1860, dichiarando decaduta la monarchia Borbonica, proclamando il governo provvisorio, disarmando la gendarmeria e abbattendo le insegne borboniche sostituite dal Tricolore, e chiamando a Sindaco Filoteo D'Ippolito. Il proclama del Maggiore Ciccarone, precedente di tre giorni all'ingresso di Garibaldi a Napoli, rende Vasto la prima città abruzzese ad insorgere contro i Borboni, proclamando l'indipendenza nazionale in nome di Vittorio Emanuele II di Savoia e di Giuseppe Garibaldi (che fu nominato "Primo Presidente Onorario della Società Operaia di Vasto" nella sua inaugurazione il 3 novembre 1864).

Infatti, il 20 ottobre 1860 in occasione della venuta del Re in Abruzzo, dal Municipio di Vasto venne mandato Filoteo Palmieri ed il dott. Filoteo D'Ippolito, per porgere il saluto della Città al primo Re d'Italia ospite nella villa di Emidio Coppa a Pescara.

Età contemporanea: sviluppo economico ed urbanistico[modifica | modifica wikitesto]

La prima metà del XX secolo avvenne la prima costruzione del Faro di Vasto (1906) oltre che la prima importante espansione urbanistica. Durante il Ventennio ci fu la costruzione di edifici in stile Liberty, come in Corso Nuova Italia (come il Teatro Cinema Ruzzi) e a Vasto Marina (come Villa Marchesani, ora Villa Santoro), e per volere di Benito Mussolini, nel 1938 la città cambiò nome in Istonio[9] (in omaggio all'origine romana della città), installando anche un campo di concentramento per antifascisti e slavi sul litorale di Istonio Marina nel periodo bellico (1940-1943).

La liberazione della città avvenne il 5 novembre 1943 con l'aiuto degli inglesi del Generale Montgomery (che risiedette in città durante l'avanzata a nord, verso la Linea Gustav), e tornò a chiamarsi "Vasto" nel 1944. Nello stesso anno l'esercito tedesco in ritirata distrusse parzialmente il Faro, che fu demolito e completato nei due anni successivi, ed inaugurato il 2 maggio 1948 come il secondo faro più alto d'Italia.

Aerei della Royal Air Force sulla spiaggia di Vasto Marina

Nel secondo dopoguerra, fra il febbraio e il giugno 1956, Vasto fu sconvolta da una serie di frane e smottamenti causata dalla gran quantità di precipitazioni, anche di carattere nevoso, che si erano prodotte in quei mesi. Una parte di uno fra i più antichi rioni del centro storico sprofondò a valle, verso il mare, ed andarono distrutti alcuni edifici pubblici e religiosi di notevole valore architettonico, fra cui la Chiesa di San Pietro, di età medievale, oltre a circa centocinquanta alloggi privati.[10]

Portale della Chiesa di San Pietro, unico resto della parte di centro storico franata nel 1956

L'immediata evacuazione della popolazione residente dalla zona colpita, subito dopo la prima frana del 22 febbraio 1956, evitò tuttavia che si producessero vittime fra i civili.

Zona orientale del centro storico di Vasto prima della frana del 1956

Negli anni 60 Vasto è iniziata ad essere, grazie al boom economico, una delle prime città abruzzesi a beneficiare del turismo balneare, con la costruzione di strutture adeguate nella frazione di Vasto Marina, e lo sviluppo industriale interessò la località di Santa Maria Incoronata, dove si trova l'antico convento, nonché tutta l'area portuale di Punta Penna.

Durante tutto il XX secolo la città riscontrò una notevole emigrazione soprattutto verso Belgio, Stati Uniti, Canada, Argentina, Brasile ed Australia. Nel 1989, in ricordo di questi eventi, avvenne il gemellaggio con la città australiana di Perth, in omaggio alla città che più di tutte accolse emigranti vastesi.

Nel Settembre 2014 ci fu un evento eccezionale nella Riserva naturale guidata Punta Aderci, uno spiaggiamento di cetacei (7 capodogli). Grazie alla pronta reazione della Guardia costiera, dei biologi marini dell'Università degli Studi di Padova e dei molti volontari giunti da tutto il Vastese, si riuscirono a riportare al largo quattro esemplari con la sola forza delle braccia.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
«Concessione di Filippo V di Spagna al marchese Vincenzo Frasconi[11]»
— 1710

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Cattedrale di San Giuseppe[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Duomo di Vasto.

Chiesa di Santa Maria Maggiore[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Maria Maggiore (Vasto).

Chiesa di Maria Santissima del Carmine[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Maria Santissima del Carmine (Vasto).

Chiesa di San Michele Arcangelo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Michele Arcangelo (Vasto).
Chiesa di San Michele Arcangelo, patrono di Vasto

Chiesa di Sant'Antonio da Padova e ruderi del convento di San Francesco d'Assisi[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Sant'Antonio sul panorama adriatico

Sita in Via Adriatica, di costruzione precedente al 1334. Il convento ha subito la perdita delle strutture adibite ad abitazione dei monaci e di vari locali a loro pertinenti, tra cui: il dormitorio, il refettorio, le cucine, le cantine, i fondaci e il chiostro. All'interno ha subìto l'eliminazione della mensa degli altari negli anni settanta del XX secolo. Il convento sarebbe stato fondato al tempo di San Francesco se non dal santo stesso in persona. Giuseppe de Benedictis nel 1759 asserisce che i frati francescani si erano stanziati nella chiesa paleocristiana detta di santa Croce risalente al V-VI secolo di cui rimangono alcune vestigia delle mura della nella cantina.

Alcuni studiosi sono unanimi nell'asserire che comunque il convento era antecedente al Provinciale Vastutissimum di fra' Paolino da Venezia e Marchesani la ritiene già ultimata nel 1336 quando vi fu organizzato un Capitolo Provinciale, ma di certo l'organizzazione clericale doveva essere già ben istituita in quanto, una vedova, nel suo testamento volle lasciare la sua casa alla confraternita della Santissima Trinità de' Pellegrini o di Sant'Antonio da Padova per farne un ospedale. Notizie successive asseriscono che in un periodo compreso tra il 1271, periodo del suddetto testamento e la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo la costruzione della nuova chiesa era già a buon punto. Luigi Murolo asserisce che nel 1336 era già ultimata.

Tra il 1352 e il 1546 sono attestati alcuni piccoli lavori tra cui un rinnovamento della scuola dalle fondamenta del 1527, la costruzione di una cisterna ed una richiesta ristrutturazione avvenuta tra il 1543 ed il 1544. Al 1549 risalgono altri lasciti. Del 1551 sono i restauri della cappella della Concezione. Nel 1566 gli archivi del convento furono bruciati durante le incursioni dei turchi, verosimilmente anche parte del convento subì danni. Nella prima metà del XVIII secolo sono stati fatti degli ammodernamenti all'interno. In seguito alla soppressione nel 1809 degli ordini monastici possidenti di terre, il convento fu adibito ad usi pubblici fino al 1956. L'interno della chiesa è stato recentemente ridipinto. All'interno è conservato un crocifisso ligneo policromo attribuito a Giacomo Colombo.[12]

Chiesa di San Giovanni Bosco[modifica | modifica wikitesto]

Facciata della parrocchia salesiana con locali annessi

Parrocchia comprendente circa 2000 famiglie con oltre 6000 abitanti, espansa soprattutto negli anni 70, svolgendo attività educative, catechesi e solidarietà comunitaria, con l'obiettivo di porre maggiore attenzione alle esigenze sociali della comunità parrocchiale seguendo la specificità della spiritualità salesiana, in particolare verso le giovani coppie, seguendole sia nella fase prematrimoniale che nei primi anni di vita familiare.[13]

La cura di questa chiesa parrocchiale è affidata alla comunità dei Salesiani di Don Bosco, che dal 13 ottobre 1966. Il 1º marzo 1970 viene avviata l'attività parrocchiale, svolta provvisoriamente dapprima nei locali di via S. Lucia e in seguito in una aula dell'Istituto Professionale. Solo due anni dopo, nel 1972, ebbero in cura la nuova chiesa di San Giovanni Bosco.

Facciata della chiesa di San Pietro[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Santa Lucia

I ruderi della chiesa di San Pietro sono siti in Via Adriatica. Risulta già documentata nell'809 insieme ad altri edifici annessi al monastero. Nell'XI secolo fu feudo dell'abbazia di San Giovanni in Venere come emerge da un documento del 1047. Nel 1195 faceva parte del demanio. Dai ruderi del chiostro è riemersa una protome barbata oggi sita nel museo civico archeologico. Il monastero cessò le sue funzioni nel 1410 quando fu trasformato in chiesa. In seguito, nel 1960, la chiesa fu demolita per via di una frana avvenuta quattro anni prima. Della chiesa rimane la facciata con annesso portale tardo-duecentesco nella cui lunetta vi sono delle raffigurazioni della Madonna col Bambino e della Crocifissione. Ai lati del portale vi sono dei resti di opus reticolatum.[14]

Chiesa di San Francesco di Paola

Resti della chiesa di Santa Croce[modifica | modifica wikitesto]

Sono siti in Via Roma sotto le gradinate dell'Arena delle Grazie. La zona occidentale della chiesa è riemersa nella metà degli anni settanta del XX secolo dove sono stati trovati dei frammenti di mosaici. La chiesa era sita alla periferia della città antica presso un incrocio di due strade ortogonali presso le terme e, forse, di un macellum. Lo stile dei muri è simile alle chiese pugliesi settentrionali coeve. L'interno era a navata unica con abside.[15]

Ex convento di Sant'Onofrio[modifica | modifica wikitesto]

Sito in Via Sant'Onofrio e risalente al 1440. Dei restauri alle zone abitative dell'area conventuale hanno portato alla perdita di alcuni fregi, tra cui degli intonaci, dei dipinti, delle decorazioni murarie, dei pavimenti e degli infissi. Presso gli altari delle navate è stato recuperato un ciclo pittorico forse raffigurante degli episodi della vita di Sant'Onofrio. Il convento constava di chiostro mentre la chiesa ha una navata principale ed una piccola navata laterale. La chiesa ha dimensioni ridotte. Nei primi secoli la chiesa forse aveva la volta solamente nella zona absidale, mentre la navata aveva il soffitto a capriate.[16] Al suo interno conserva la salma di Beato Sebastiano da Celenza sul Trigno.[17]

Complesso monumentale di Santa Lucia[modifica | modifica wikitesto]

È sito in Via di Santa Lucia nel Vallone L'Angrella. Un monastero dedicato a Santa Maria in Valle sito nel Fosso dell'Angrella forse era corrispondente alla chiesa omonima che fu possedimento dell'abbazia di Santa Maria di Farfa. Tuttavia la prima notizia risale al 1276 quando l'abate di Santa Maria di Casanova reclamò al re Carlo I d'Angiò poiché Andrea de Sully esigeva che i pastori del monastero cistercense che transumavano in Puglia pagassero un pedaggio per un certo numero di castrati. Al rifiuto dell'abate, furono sequestrati gli animali, fu saccheggiata la chiesa, fu sottratto il frantoio della grangia e furono confiscati gli arnesi della imbarcazione con cui venivano portati i viveri per il monastero di santa Maria alle Tremiti. Dal XV secolo fu chiamato Grangia di Santa Lucia o monastero o badia di Santa Maria in Valle.

Era dotato di una chiesa, di camere e di un pozzo. Nel 1566 fu ricostruito in seguito all'incendio provocato dai turchi. In seguito fu gestito da un priore fino al XVIII secolo. Il territorio del fosso dell'Angrella fu poi coinvolto da alcune frane e già nel 1794 il monastero non esisteva più ma gli incassi urbani e rurali furono riscossi fino al XX secolo. Attualmente sono visibili i resti dell'insediamento. La chiesa di Santa Lucia annessa al palazzo rurale dei d'Avalos del XVIII secolo è comunicante con i resti della costruzione benedettina attraverso dei campi presso via di Santa Lucia. Il monastero di Santa Lucia è in deterioramento.[18]

Altre chiese[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa della Madonna di Punta Penna (Pennaluce)
Chiesa di Santa Maria Stella Maris a Vasto Marina

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Vasto e soprattutto il suo centro storico è caratterizzato da una moltitudine di edifici storici la cui costruzione e stile spazia dal XV al XX secolo.[21]

Palazzo Aragona[modifica | modifica wikitesto]

Template:Vedi

Palazzo D'Avalos[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Musei di Palazzo d'Avalos e Palazzo d'Avalos.

Il palazzo è stato costruito da Giacomo Caldora, come attesta il primo documento che parla di questo palazzo: è un documento del 1427 che stabilisce un risarcimento dello stesso Giacomo Caldora a dei frati, per poi essere in seguito proprietà dei d'Avalos, che non lo utilizzarono mai come residenza.

Durante l'invasione turca fu messo a ferro e fuoco da Piyale Pascià a causa dell'assenza dei proprietari.

Il Palazzo consta di cortile e giardino, di cui il giardino è stato recentemente restaurato, e due livelli con tratti neoclassici sulle finestre. Poco o nulla rimane del suo aspetto originario, così come dell'antico teatro al suo interno.[22]

Attualmente è sede museale archeologica, del costume e della pinacoteca. La sezione archeologica ospita statue femminili, teste di Afrodite, Eros, Zeus e Sileno, oltre una serie di statuine bronzee, tutte raffiguranti la figura di Eracle. La Pinacoteca contiene un settore dedicato alla pittura contemporanea ed in particolare a quella del'800, in cui si possono ammirare opere di Filippo Palizzi, Valerio Laccetti, Francesco Paolo Michetti, tutti artisti abruzzesi e Giulio Aristide Sartorio.[23]

Palazzo della Penna[modifica | modifica wikitesto]

La sua costruzione avvenne grazie ad Innico III d'Avalos, che si era insediato in città insieme alla cugina Isabella d'Avalos, nella spianata a nord del centro abitato, in prossimità del torrente Lebba e della sua valle, conclusa tra il 1615 (fabbricato principale) ed il 1621.

Il Palazzo ha pianta quadrata, fortificata agli spigoli da quattro baluardi, un cortile spazioso, ampie sale, semicircondata da un recinto anch’esso protetto agli spigoli da bastioni e comprensivo di una serie di fabbriche adibite a locali di servizio. Arredato con eleganza, il Palazzo fu frequentemente abitato sia dal suo fondatore, che dai suoi figli, Ferrante e Diego.

Il 20 giugno 1711 venne saccheggiato dai turchi ed il 25 febbraio 1713 divenne proprietà del nipote di Innico, Don Cesare Michelangelo d'Avalos, in ritorno a Vasto dopo 12 anni di esilio politico. Questo dominio segnò il periodo di maggior splendore nella storia del Palazzo che, restaurato ed abbellito, ospitò molti personaggi del Regno che si fermavano nella città, come il Connestabile Fabrizio Colonna, che venne a Vasto per ricevere il collare dell’Ordine del Toson d'oro e fu ospite per tre volte nel Palazzo.

Con la morte del Marchese nel 1729, il Palazzo cadde nell’abbandono più totale, diventando luogo malsano e solitario, intorno alla quale la fantasia popolare intrecciò storie paurose di diavoli e streghe. Da qui, probabilmente anche la nascita del nome di "Palazzo dei Cento Diavoli", perché secondo la leggenda in una notte spuntarono i tredici comignoli, oltre alle storie nate intorno alla famosa "Grotta della Carnaria" dove volontà popolare voleva abitasse un diavolo, ed al tunnel che probabilmente la collegava al Palazzo.

Luigi Anelli, nel suo volume “Origine di alcuni modi di dire popolari nel dialetto vastese”, ricordava il detto “Va' a chiamà’ lu duiàvele a la grotte di la Carnarejje” ("Vai a chiamare il diavolo alla grotta della Carnaria"), come consiglio dato a chi ha la volontà di diventare ricco.

Nel 1835 la tenuta fu acquistata da Giuseppe Antonio Rulli, il quale provvide a restaurare il Palazzo, a ristabilire i coloni e bonificare le paludi della zona, e grazie alla munificenza del barone Luigi Genova, morto all’età di novantadue anni, il Palazzo divenne sede dell’Orfanotrofio per orfanelle, e rimase aperto fino agli anni '80, per poi ricadere ancora nell'abbandono in cui vige.

Palazzetto Nibio Cardone[modifica | modifica wikitesto]

Costruito nel 1576 si affaccia su Via Adriatica, appartenente al mercante genovese Domenico Nibio (Domenico Niggio) dove esercitava l'attività di commerciante fino alla sua morte nel 1593. Nel XVIII secolo venne adibito a caserma militare denominata "Quartiere", per poi essere acquistata dalla famiglia Cardone e divenire successivamente sede bibliotecaria ed archivio comunale nel dopoguerra.

Secondo quanto riferiscono le cronache, l'edificio, nel suo periodo militare, fu dove venne composto Scura maje, canto popolare abruzzese.

Palazzo Marchesani (1640), edificio barocco adiacente alla Chiesa di Santa Maria Maggiore

Palazzo Genova-Rulli[modifica | modifica wikitesto]

Sito in Via Anelli nel quartiere di Porta Nuova. Originariamente struttura ospedaliera (1430), poi convento dominicano (1523) che verrà devastato dalle incursioni delle navi saracene nel 1566. Ristrutturato dai D'Avalos nel 1588, fu poi confiscato dal governo napoleonico nel 1809 ed acquistato alla famiglia Rulli. Nel 1828 dal matrimonio tra la famiglia Rulli e Genova ebbe inizio del ramo della famiglia che da allora sarà chiamato Genova-Rulli e che diverrà intestatario del Palazzo (tuttora amministrato dall'omonima fondazione).Il palazzo fu ristrutturato ed adattato da convento nell' 800 dal famoso architetto locale di scuola napoletana Nicola Maria Pietrocola con originali soluzioni. È adiacente e connesso alla chiesa di S.Filomena. Al suo interno è racchiuso un classico esempio di hortus conclusus medievale di circa 800 mq.

Palazzi storici di Piazza Caprioli[modifica | modifica wikitesto]

Monumento ai Caduti vastesi della Grande Guerra in Piazza Caprioli. A sinistra Palazzo Benedetti e a destra Palazzo Smargiassi
  • Palazzo Benedetti, costruito tra la seconda metà del 1600 ed il 1700, sede del Tribunale per breve periodo e dimora di illustri famiglie vastesi, come i Caprioli, Magnacervo e Agricoletti
  • Palazzo Mennini, costruzione risalente al XVI secolo
  • Palazzo Smargiassi, un tempo sede della Cancelleria e del Consiglio dell'Università del Vasto, dimora della famiglia meneghina degli Invitti.
Palazzo Palmieri

Palazzi del XVIII-XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo Miscione, sito in Via Pampani
  • Palazzo Ciccarone, sito in Corso Plebiscito (dove la cittadinanza votò a favore dell'Unità d'Italia)
  • Palazzo del Carmine, adiacente all'omonima chiesa
  • Palazzo Fanghella-Caldarelli-Michelangelo, sito tra Via Raffaello e Corso De Parma
  • Palazzo Mayo, sito in Piazza Pudente
  • Palazzo Palmieri, costruito nel 1856, sito in Piazza Rossetti e adiacente al Castello Caldoresco
Palazzo Ritucci Chinni

Palazzo Ritucci Chinni[modifica | modifica wikitesto]

Costruito nel ventesimo secolo dall'ex sindaco Florindo Ritucci Chinni in stile neogotico veneziano, si affaccia su Piazza Lucio Valerio Pudente a pochi metri dal Duomo di Vasto.

Palazzi in Stile Liberty[modifica | modifica wikitesto]

Risalenti al Ventennio e maggiormente presenti tra Via De Amici, Via Asmara e Via Vittorio Veneto, nel rione di Corso Nuova Italia. Comprendono:

  • Palazzo Bottari, Brindisi, Della Penna
  • Palazzo Cieri-Cavallone
  • Palazzo De Sanctis
  • Palazzo Martella
  • Palazzo Melle-Molino
  • Politeama Ruzzi
  • Palazzo Tenaglia
  • Palazzo Vicoli

Fanno eccezione Palazzo Florio, sito in Piazza Diomede e Palazzo Miscione, in Via Leopardi.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Castello Caldoresco[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Castello Caldoresco.

Il Castello Caldoresco è sito su di un promontorio che domina la costa. Consta di bastioni agli angoli. La parte originaria risale al XIV-XV secolo con trasformazioni attuate nel 1439 da Giacomo Caldora forse nella parte esterna. Nel XV secolo il precedente palazzo venne trasformato in castello dai d'Avalos. Altre trasformazioni sono state fatte da Cesare Michelangelo d'Avalos nel XVIII secolo.[24] La pianta quadrata possiede quattro bastioni angolari a mandorla (oggi uno è mancante), e una torre circolare maggiore di avvistamento ricca di merli, e una torre laterale più piccola, trasformata nel Settecento. I bastioni sono a torri lanceolate, da un basso corpo privo di aperture su basamento a scarpa, con cornice intermedia, e archeggiatura ogivale.

Castello Aragona e Castello Miramare[modifica | modifica wikitesto]

  • Castello Aragona (originariamente Villa Ruzzi), sito in Via San Michele, attualmente ristorante di prestigio.[25]
  • Castello di Miramare, nei pressi della villa comunale in centro, torrione quadrangolare di colore rosso, con vista sul mare e sul golfo.[26]

Torri[modifica | modifica wikitesto]

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Terme di Vasto e Histonium.
  • La Piazza Rossetti conserva la forma ellissoidale dell'anfiteatro.[32]
  • In Via Cavour sono presenti i ruderi delle cisterne di Santa Chiara realizzate in opus signinum.[32]
  • In Via Adriatica vi sono le terme risalenti al II secolo d.C. suddiviso in tre livelli.[32][33]
  • Presso l'ospedale si trovano alcuni resti murari di un edificio della fine della prima metà del II secolo d.C.[32]
  • In Via V. Lancetti vi sono delle Piccole Cisterne.[32]
  • Presso Via S. e F. Ciccarone vi è un rudere archeologico denominato cappella della Madonna del Soccorso. Da questo luogo proviene la lastra funeraria di Caius Hosidius Veteranus ora posta nel museo archeologico di Vasto.[34]
  • In Via Antonio Bosco 16 vi è un tempietto romano.[35]

Monumenti commemorativi[modifica | modifica wikitesto]

  • Monumento in onore di Gabriele Rossetti
    "Monumento a Gabriele Rossetti", sito nell'omonima piazza del centro storico, opera di Filippo Cifariello
  • "Monumento all'emigrante", sito in piazza Belvedere Romani, opera dello scultore ortonese Aldo d'Adamo (di cui esiste un monumento gemello a Perth inaugurata il 13 gennaio 2008)
    Monumento all'Emigrante
  • "Monumento alla Bagnante", collocato su una scogliera a Vasto Marina, opera di Aldo d'Adamo
Monumento alla Bagnante
  • "Monumento ai caduti vastesi della Prima e Seconda guerra mondiale", sito inizialmente in Piazza Pudente ed attualmente in Piazza Caprioli.
  • "Monumento ai caduti del mare", sito in Via Adriatica.
  • "Croce di Montevecchio", sita sulla cima dell'omonimo colle di Vasto Marina, installata in legno nel 1933 (19º centenario della morte di Cristo) dai Frati Cappuccini, per poi essere ristrutturata in metallo ed inaugurata negli anni 90
  • "Monumento ai Carabinieri", sito in Via Alborato, fatto con pietra della Majella in onore del bicentenario dell'Arma (2014), opera di Giuseppe Colangelo, alla cui inaugurazione ha partecipato Pietro Grasso

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Musei di Palazzo d'Avalos.

Oltre al Museo civico archeologico e alla pinacoteca comunale, ospitati nel Palazzo D'Avalos, è presente un museo del costume.

Altri monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Ex campi di concentramento di Vasto Marina[modifica | modifica wikitesto]

Villa Marchesani a Vasto Marina

Erano siti nella Villa Santoro (ex Villa Marchesani) in Via A. Marchesani e nell'albergo Ricci (Ex Villa Ricci) in Corso Zara entrambi a Vasto Marina.[36]

I campi di concentramento di Vasto Marina risalgono all'11 giugno 1940 e su richiesta delle autorità militari ne fu chiesta la chiusura per prevenire atti di spionaggio nell'agosto 1943, ma nell'armistizio del 8 settembre 1943 era ancora funzionante per alcuni prigionieri slavi, comunque dovette funzionare fino alla fine del mese.[36]

Il direttore, fino al 16 agosto del 1943, era Giuseppe Prezioso, sostituito in seguito dal vice commissario aggiunto di polizia di stato Giuseppe Geraci (ambedue poi ricercati dalla Jugoslavia per crimini insieme a Fabiano Pisticci). Come sorveglianti vi furono 12 carabinieri e come assistente sanitario vi fu Nicola D'Agostino. Furono occupati 181 posti su di una capienza preventivata di 170 persone, tuttavia, su di una precedente nota del 27 aprile 1940 viene affermato che la capienza stimata sia di 480 persone.[36]

I vari prigionieri nel campo erano antifascisti ed italiani ritenuti pericolosi. Da luglio ad ottobre del 1940 fu confinato Giuseppe Scalarini, a cui nel gennaio 2012 la città ha dedicato un'importante mostra alla Pinacoteca di Palazzo d'Avalos. Tuttavia non mancano gli ebrei o persone di origine ebraica come il dottor Herman Datyner, ebreo di nazionalità polacca, che fu trasferito in questa prigione da Casoli. In seguito vi furono trasferiti anche vari slavi.[36]

Mauro Venegoni ed Angelo Pampuri sono stati trasferiti nella colonia delle Tremiti nel gennaio 1941 per atti sovversivi scoperti dal direttore tramite una segnalazione di alcuni internati. Rodolfo Pellicella detto Leonin, operaio antifascista fu trasferito a Ventotene per aver rivolto delle parole, con un tono di voce, accompagnate da una gesticolazione, rivolte a dei carabinieri ritenute canzonatorie. Dopo il 25 luglio 1943 il Ministero dell'Interno, per mancanza di posti liberi in altri campi di concentramento, fa trasferire sono i prigionieri ritenuti più pericolosi fino alla chiusura avvenuta nel settembre successivo.[36]

Poli e biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteca civica Gabriele Rossetti (edificio bianco centrale), casa natale del letterato e sede del Centro Studi Rossettiani
  • Biblioteca civica Gabriele Rossetti: sita nella Loggia Amblingh. Fu istituita con la delibera comunale del 29 maggio 1865. Tra il 1865 ed il 1871 fu allestita nel Palazzo Betti, in via Anelli, in alcuni locali affidati in comodato d'uso gratuito da Filippo Betti. I primi libri, circa 200, sono stati donati da Federico Bucci e dagli eredi dell'ex sindaco Pietro Muzii. Tuttavia la maggiore donazione fu del convento di Sant'Onofrio, in seguito all'abolizione del convento, del 1899 con circa 800 libri. Nel 1883 il figlio William Michael Rossetti donò il Fondo Rossetti consistente in opere e lettere mentre il pittore Filippo Palizzi donò dei materiali autografi suoi e dei suoi fratelli ed il poeta Romualdo Pantini donò degli scritti concernenti la sua produzione artistica e letteraria, nonché parte del suo epistolario con Giovanni Pascoli. Dopo la prima guerra mondiale la biblioteca fu spostata, in seguito all'acquisizione di un comitato, nella casa natale di Gabriele Rossetti la quale, quest'ultima, nel 1924 venne dichiarata monumento nazionale. In seguito, nel 1929 il palazzo fu donato al comune. In una clausola della donazione si esprimeva che doveva essere costituito un Museo G. Rossetti che, attualmente, non è stato istituito. Del periodo originario del palazzo di G. Rossetti, di cui l'impianto originario è del XV secolo non rimane nulla. Nel 1960 si tenne nella biblioteca una mostra del centenario dell'Unità d'Italia di cui i maggiori cimeli esposti sono: un tricolore, delle insegne del battaglione Vasto durante la guerra d'indipendenza del 1860, documenti e fotografie di caduti, spade, sciabole, pistole, medaglie, un ritratto di Giuseppe Garibaldi realizzato da Filippo Palizzi ed una statua in gesso di Gabriele Rossetti. Nel 1998 parte della biblioteca fu spostata nella casa di Raffaele Mattioli. Nella casa Rossetti è custodito il Fondo Rossetti costituito da circa 22000 volumi, 22 manoscritti (volumi patrii) ed il Lascito Spataro composto da 68 pubblicazioni del XVIII secolo. Nel primo e nel secondo piano di casa Rossetti sono custoditi i faldoni dell'Archivio Storico Comunale con dei documenti che arrivano fino al 1945.[38]
  • Biblioteca civica Palazzo Mattioli: sita in Corso De Parma. La biblioteca originale fu istituita mediante delibera comunale del 29 maggio 1856, indi, dopo essere stata trasferita a Casa Rossetti nel dopoguerra, fu spostata in parte in Palazzo Mattioli. Il palazzo presenta delle infiltrazioni di acqua piovana per via della presenza di guano di avifauna nei pluviali e nel cortile. Nel 1988 i figli del banchiere ed umanista Raffaele Mattioli donarono al comune il palazzo del loro genitore insieme a 3800 volumi appartenuti al Mattioli stesso. Il palazzo sorge nell'ex "Corsea degli scarpari". La facciata è neo-rinascimentale. Attualmente, dopo la donazione dell'altra biblioteca comunale, questa biblioteca supera le 30000 unità, più un centinaio di stampe e cinquecento spartiti musicali. Recentemente è stato donato alla biblioteca il Fondo Molino composto da 600 volumi oltre a mille opere non ancora inventariate.[39]

Fontane[modifica | modifica wikitesto]

  • Fontana di Piazza Barbacani
    Fonte della Piazza: edificata nel 1629 su commissione della famiglia d'Avalos. e sita in Piazza Barbacani (originariamente in Piazza Grande, attuale Piazza L.V. Pudente, da dove fu trasferita nel 1927). Nel 1839 fu arricchita da un cancello artistico di Nicola Maria Pietrocola ora non più esistente. La fontana consta di una vasca ottagonale realizzata in pietra. Su quattro lati sono inseriti dei mascheroni sempre in pietra. Dei cannelli consentono la fuoriuscita dell'acqua mediante uno stelo decorato con delle sbaccellature e sormontato da una coppa. L'accesso alla fontana è consentito mediante due gradoni.[40]
  • Fonte Nuova: sita in Via di Porta Palazzo. La fontana fu costruita nel 1814 per canalizzare le acque che sgorgavano presso la cappella della Madonna della Neve. Successivamente fu distrutta dalla frana del 1816. In seguito fu ricostruita nel 1848 mediante ordinanza dell'allora sindaco Pietro Muzii. Il progetto è di Nicola Maria Pietrocola. La fonte è anche detta "Tambelli". È stata recentemente ripulita dalla vegetazione che la ricopriva. Al centro è sito un arco a tutto sesto con delle lesene ai lati. Sopra l'arco della volta è posto un mascherone in pietra. Entro un cancello vi è un ninfeo da cui, mediante un cannello, esce l'acqua che si riversa in una vasca in pietra adibita ad acquario.[41]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[42]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT la popolazione straniera residente al 31 dicembre 2016 è di 2 616 persone, di cui maggiormente rappresentati sono cittadini rumeni (1274), marocchini (232) e cinesi (131)

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Scuole secondarie di secondo grado[modifica | modifica wikitesto]

  • Istituto d'Istruzione Superiore "Pantini - Pudente" (Liceo Artistico, Liceo Classico, Liceo Linguistico e Liceo delle Scienze Umane);
  • Liceo "Raffaele Mattioli" (Liceo Scientifico, Liceo delle Scienze Applicate e Liceo Musicale)
  • Istituto Tecnico Industriale "Enrico Mattei"
  • Istituto Tecnico Commerciale, Geometri e Turistico "Filippo Palizzi"

Mass media[modifica | modifica wikitesto]

Celebrazioni storiche[modifica | modifica wikitesto]

La rievocazione storica fa rivivere gli splendori ed i fasti che furono di Casa d'Avalos, feudatari del Vasto, e si proietta idealmente all'epoca in cui la residenza dei principi divenne centro di attrazione per l'Italia e l'Europa, perché vi convennero principi, nobili ed alti prelati.

La storia racconta, che con Dispaccio dell'Imperatore Carlo VI d'Asburgo, Don Cesare Michelangelo d'Avalos, Marchese del Vasto, venne incaricato di conferire il collare del Toson d'Oro al Connestabile del Regno, il Principe romano Fabrizio Colonna, come riconoscimento per i servigi che la famiglia romana rese alla Corte di Napoli e validissimo elemento per la diffusione del Cattolicesimo in Europa (visti i legami di parentela che intercorrevano tra lo zio cardinale Carlo Colonna ed il nipote Fabrizio).

"Il principe Colonna giunse a Vasto con un corteo di 186 cavalli riccamente bardati. All'arrivo fu accolto dagli spari e salve dei 57 pezzi di artiglieria del castello, dalle campane suonate a festa e da scoppi di mortaretti. La mattina seguente la cerimonia di consegna si svolse a palazzo D'Avalos: il principe inginocchiato giurò fedeltà all'imperatore e ricevette dal marchese le insegne. La cerimonia fu seguita dal canto di un Te Deum e da spari a salve delle artiglierie del castello e dei fucili e dal festosi scampanii. Dalle finestre del palazzo vennero gettati al popolo vari generi commestibili e dalla fontana davanti alla chiesa di San Giuseppe, venne fatto uscire vino bianco e rosso. Seguirono giochi e fuochi d'artificio e musica, mentre alla finestre del palazzo ardevano torce".

Sotto lo sguardo attento del Maestro di Cerimonia, il Marchese Giovan Battista Castiglioni (nominato Segretario Regio) avviene la solenne cerimonia del Rito secondo un antico Cerimonale.

La cerimonia si svolse il 24 ottobre 1723 ed i festeggiamenti si protrassero fino al 2 novembre. Attualmente la rievocazione della cerimonia, ideata da Francescopaolo D'Adamo, si svolge ogni estate nel centro storico, durante la stagione turistica, con la partecipazione di circa 250 figuranti che indossano costumi appositamente confezionati che ricalcano la moda del XVIII secolo, interpretando principi, dame di corte, nobili e prelati, cavallerizzi e popolani, convenuti a piedi o su carrozze trainate da cavalli, in corteo, lungo le strade della città imbandierata con i simboli delle casate dei D'Avalos e dei Colonna.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

  • Brodetto alla Vastese: tipico brodetto di varie tipologie di pesce.
  • Ventricina del Vastese: salume tipico del territorio.
  • Pallotte "Cace e Ove": piatto tipico della cucina abruzzese, che trova la sua declinazione anche nella cucina vastese. Sono a base di formaggio, uova, pane raffermo e prezzemolo, e vengono cotte nel sugo di pomodoro con prezzemolo e cipolla (precedentemente fritte, secondo alcune ricette).

Persone legate a Vasto[modifica | modifica wikitesto]

Famiglie nobili[modifica | modifica wikitesto]

Famiglie storiche che hanno vissuto a Vasto e ne hanno caratterizzato la vita nel panorama cittadino, regionale e nazionale sono[43]:

Amblingh

Loggia Amblingh, passeggiata panoramica del centro storico dedicata a Guglielmo Amblingh

Guglielmo Amblingh nacque a Graz in Stiria (Austria) nel 1679 e da qui nel 1707 insieme alla moglie Anna Maria Bruswin venne nel Vasto al seguito di Don Cesare Michelangelo d'Avalos, profugo a Vienna dal 1700.

Per i suoi meriti fu creato barone di Casalbordino e vice conte di Monteodorisio, ossia governatore del feudo dei d'Avalos tanto grande da comprendere tredici comuni.

Per i suoi meriti fu creato barone di S. Ancino (feudo rustico in agro di Casalbordino), comandante in capo delle truppe baronali di casa d’Avalos nel 1723 e Vice Conte di Monteodorisio, ossia governatore di quel feudo dei d’Avalos tanto grande da comprendere tredici comuni.

Si sposò in terze nozze nel 1728, imparentandosi con la famiglia Bacchetta, Vallone e Artese. Morì nel 1760 e fu seppellito nella Chiesa di Santa Maria Maggiore.

Bassano

Originari di Atessa vennero nel Vasto nella seconda metà del 1400 ed abitarono nelle case attigue all'omonima torre. I maggiori esponenti furono :

  • Giovanni Bassano fu canonico del capitolo della Cattedrale di San Giustino a Chieti, fu chiamato all’arcipretato di Lanciano dal clero e dalla sua Università nel 1501.
  • Giovan Carlo Bassano, facoltoso possessore della Villa Aragona, decurione nel 1591, mastrogiurato nel 1597.
  • I fratelli Carlo Bassano e Giovan Bernardino Bassano con la loro autorità ed influenza riuscirono a tenere tranquille le popolazioni di Vasto e Pescara nei concitati giorni della rivoluzione napoletana promossa da Masaniello e, per tale comportamento, nel 1649 il titolo della famiglia fu elevato da barone a marchese.

Caldora

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Caldora.

Caprioli

  • Sentinello Caprioli, giureconsulto ed antiquario molto stimato dai d’Avalos, visse a cavallo tra il Quattrocento ed il Cinquecento.
  • Virgilio Caprioli (15481608), famosissimo avvocato, letterato ed archeologo, fu autore del “Theatrum Juris Civilis Universi” opera di grande dottrina giuridica, stampata a Venezia in quattro edizioni.
  • Costantino Caprioli, figlio di Virgilio, fu il primo ad essere battezzato, nella fonte battesimale tuttora in funzione nella chiesa di Chiesa di Santa Maria Maggiore il 24 agosto 1572. Si laureò in legge a Napoli e a 17 anni scrisse il trattato de “Successione ab intestato Commentaria”, pubblicata postuma dal padre nel 1597 dopo la sua morte a 21 anni per il suo notevole valore giuridico.

Cardone

  • Flaminio Cardone, originario di Atessa, si stabilì nel Vasto nel 1623, avendo sposata la vastese Silvia D’Ambrosio;
  • Francesco Cardone (1735-1810), figlio di Nicola secondo barone, sposò a Napoli Olimpia Frangipane dei duchi di Mirabello.
  • Luigi Cardone (1789-1855) quarto barone di Castelbottaccio, visse sempre nel Vasto ed era di sentimenti liberali; carbonaro dal 1820, si fece molto onore nella Battaglia di Rieti e fu sempre considerato il capo dei patrioti vastesi. Nel 1849, nel Parlamento Napoletano protestò con vigore contro l’annullamento della Costituzione precedentemente promulgata da Ferdinando II. Come sindaco di Vasto, nel 1840 iniziò la costruzione del nuovo cimitero in contrada Catello, nel quale, vittima di un'epidemia di colera nel 1855 fu sepolto.

D'Avalos

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: D'Avalos.

Genova

Di antica origine vastese la famiglia fu annoverata tra i nobili dal Palma, dal Pacichelli e dal Lumaga.

  • Giacinto Genova, decurione del Vasto nel 1650, comprò il feudo nobile di Salle.
  • Francesco (1839-1862), valente scultore allievo prediletto del Solari, ebbe il primo premio nell’esposizione del 1858 a Napoli e del 1859 a Firenze.
  • La famiglia dette alla città numerosi decurioni e i seguenti Mastrogiurati: Niccolò nel 1665, Matteo nel 1763, Berardino nel 1802 e Giuseppe nel 1828.

Questa famiglia decadde lentamente nel corso dell’XIX secolo. Ad un ramo cadetto dei Genova però pervennero le ingenti sostanze di Casa Rulli in seguito al matrimonio celebrato il 20 gennaio 1828. Tale ramo ottenne dalla Consulta Araldica il titolo di nobile col predicato di Salle.

Ricci

Una delle più importanti famiglie della Città, che vanta ben 8 Mastrogiurati tra il 1559 e il 1816.

  • Carlo Ricci nel 1619 fu Cavaliere di Giustizia Gerosolimitano e morì a Malta nel 1634.

Rulli

Luigi Rulli nato nel 1751 da Nicola e Carmela Ciavarro, venne da Salcito e fu il primo a stabilirsi nel Vasto poco prima del 1781.

Giuseppe Antonio Rulli, figlio di Luigi (1791-1864), fu decurione nel 1824 e sindaco nel 1838. Ricoprì inoltre la carica di Console del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda. Nel 1825 aveva pubblicato un canto funebre per la morte di Ferdinando I delle Due Sicilie.Dopo il 1841 affidò all’architetto vastese Nicola Maria Pietrocola la costruzione del suo palazzo sul sito dell’ex convento dei Domenicani e la ricostruzione della Chiesa che volle intitolata a Santa Filomena.

Morì a Napoli il 31 dicembre 1864 senza eredi maschi. Le due figlie femmine Giovanna e Giacinta sposarono rispettivamente, Ludovico dei Baroni Genova nel 1828 e il barone Tito Sabelli nel 1831.

La quasi totalità dell’ingente patrimonio è stata destinata all’istituzione di un orfanotrofio femminile.

Marchesani

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Marchesani.

Spataro

  • Francesco Spataro, dottore in legge, di famiglia cosentina residente a Forio d'Ischia, si trasferì nel Vasto nel 1632 in seguito al suo matrimonio con la vastese Faustina Canaccio, dalla quale ebbe in dote 2000 ducati, nonché la testa marmorea del monumento che gl’istoniesi eressero al concittadino Lucio Valerio Pudente.

Tambelli

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

  • Lucio Valerio Pudente (Vasto, 93 - ?), incoronato poeta dall'imperatore Traiano all'età di tredici anni durante il sesto Sacro Certame di Giove Capitolino

Pittura[modifica | modifica wikitesto]

Politica[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Musica e spettacolo[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Panorama del Golfo di Vasto dalla Loggia Amblingh

L'elemento maggiormente significativo dell'economia locale è il turismo balneare e naturalistico (il mare di Vasto ha ottenuto nel 2017 la 19° Bandiera Blu d'Europa, di cui quindici consecutive), con la presenza di 320 000 visitatori circa ogni estate.

Nella parte più a nord del comune si trova l'Aqualand del Vasto.

Sul lungomare di Vasto sono già in funzione alcuni chilometri di pista ciclabile. Il tratto realizzato fa parte della costruenda Ciclovia Adriatica, che nelle previsioni, andrà a collegare l'intera costa adriatica con benefici sulla mobilità sostenibile locale, sul turismo e il cicloturismo che a queste latitudini è potenzialmente praticabile durante tutte le stagioni.

La storia di Vasto si identifica con il suo mare, vantando una varietà di fondali unica della costa adriatica, mischiando quelli sabbiosi, quelli di ciottoli e quelli rocciosi.

Marina di Vasto[modifica | modifica wikitesto]

Veduta di Vasto Marina dal centro storico

Incastonata all'interno del Golfo di Vasto, un grandissimo arco a forma di luna delimitato dalla foce del Trigno a sud e a nord dall'imponente statua de "La Bagnante" (chiamata anche "Sirenetta" dai vastesi), composto da dune di sabbia soffice a cui fanno cornice hotel, stabilimenti balneari, campeggi e locali.

Spiagge di ciottoli[modifica | modifica wikitesto]

Compongono la maggior parte della riviera compresa tra la Marina di Vasto e la riserva di Punta Aderci. Le più note sono la spiaggia di Casarza, la Canale, San Nicola e Vignola, dove sono visibili anche parte dei molti trabocchi presenti a Vasto (alcuni dei quali sono tuttora ristoranti).

Riserva naturale guidata Punta Aderci[modifica | modifica wikitesto]

Compresa tra il Porto di Vasto ad est e la foce del fiume Sinello ad ovest, raccoglie (procedendo verso ovest) la spiaggia di Punta Penna, Libertini, la spiaggia di Punta Aderci e Mottagrossa.

La spiaggia di Punta Penna con un trabocco

La spiaggia di Punta Penna è compresa tra il Faro e Libertini il rappresenta uno dei pochi tratti ancora selvaggi e liberi del litorale abruzzese, a carattere sabbioso le cui dune sono punteggiate da vegetazione (anche rara) e popolate da animali come il gabbiano reale, il gabbianello ed il fratino. Le acque sono così pulite che non è raro avvistare esemplari di tursiope e tartarughe marine.

Panorama osservabile da Punta Aderci, con il Trabocco e la spiaggia di Mottagrossa

La spiaggia di Libertini è una caletta tra lo sperone di Punta Aderci e la spiaggia di punta penna, composta da acciottolato.

Quella di Punta Aderci, situata tra l'omonimo sperone e Mottagrossa, è un ambiente intatto con spiagge sabbiose e di ciottoli, cui fa parte il trabocco di Punta Aderci

L'intera riserva è collegata, grazie ad un percorso naturalistico che segue il fiume Sinello, con il confinante con il Bosco di Don Venanzio (tra il comune di Vasto e quello di Pollutri, antica riserva di caccia della famiglia D'Avalos).

Industria[modifica | modifica wikitesto]

Il faro di Punta Penna, il secondo più alto d'Italia

Fino agli anni '60 l'economia del Vastese era basata essenzialmente su agricoltura, commercio e pesca, e soggetta ad alto tasso di emigrazione. Enrico Mattei, che frequentò la Regia Scuola Tecnica a Vasto, contribuì al riscatto del comprensorio da presidente dell'Eni, che, assieme all'IRI decise di creare nel 1962 la Società Italiana Vetro (SIV, ora Pilkington), sfruttando il metano rinvenuto nella zona di Cupello che conferì a Mattei la cittadinanza onoraria nella seduta di Consiglio Comunale del 2 ottobre 1961.

Fu costituito il CO.A.S.I.V. - Consorzio per l'Area di Sviluppo Industriale del Vastese per "favorire lo sviluppo economico e il sorgere di nuove iniziative industriali"; e fu anche avviato l'Istituto Tecnico Industriale di Vasto per la formazione dei giovani. Il Consorzio Industriale predispose un piano di sviluppo che prevedeva la creazione di agglomerati industriali a Punta Penna, San Salvo, Val Sinello, Vallata del Trigno.

Si faceva leva sul fatto che c'erano i finanziamenti per il Mezzogiorno, la disponibilità di manodopera e buone vie di comunicazione (autostrada, ferrovia, porto).

Nel giro di pochi anni attorno alla SIV, che inizialmente dava lavoro a 3500 persone, sorsero tante piccole aziende. Ma il grande impulso venne nel 1972 con l'insediamento della Magneti Marelli (ora Denso), che con i suoi 2000 posti di lavoro determinò il definitivo decollo della zona.

Oggi il Comprensorio del Vastese, nonostante la riduzione dell'occupazione, appare come uno dei modelli più riusciti di industrializzazione. La crescita economica ha raggiunto un buon livello. Turismo, agricoltura e servizi hanno beneficiato del "volano" dell'industria.

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Tra le attività economiche più tradizionali, diffuse e attive vi sono quelle artigianali, come la lavorazione della ceramica e l'arte dei vetrai.[45]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Autostrada A14

  • Uscita nord della città (Vasto Nord - Casalbordino)
  • Uscita sud della città (Vasto Sud - Montenero di Bisaccia - San Salvo)

Curiosamente, i due svincoli sono siti in comuni differenti, rispettivamente Casalbordino e Montenero di Bisaccia. Ferrovia Adriatica

  • Stazione ferroviaria di Porto di Vasto (per i trasporti regionali)
  • Stazione ferroviaria di Vasto-San Salvo (collegamenti di media/lunga/breve percorrenza)
  • SAT Vasto l'azienda che gestisce il trasporto pubblico locale

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
6 giugno 1993 20 novembre 1994 Giuseppe Tagliente Movimento Sociale Italiano Sindaco
20 novembre 1994 29 novembre 1998 Giuseppe Tagliente Alleanza Nazionale Sindaco
29 novembre 1998 13 maggio 2001 Giuseppe Tagliente Alleanza Nazionale Sindaco
13 maggio 2001 28 maggio 2006 Filippo Pietrocola Forza Italia Sindaco
28 maggio 2006 16 maggio 2011 Luciano Antonio Lapenna La Margherita
Partito Democratico
Sindaco
16 maggio 2011 5 giugno 2016 Luciano Antonio Lapenna Partito Democratico Sindaco
5 giugno 2016 in carica Francesco Menna Partito Democratico Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

  • Stadio Aragona
  • Stadio "San Paolo" - Zona 167
  • Stadio "San Tommaso" - Vasto Marina
  • Stadio Incoronata
  • Stadio "Ezio Pepe"
  • PalaBCC
  • Pala Histonium - Vasto Marina
  • Stadio del Nuoto
  • Campo di Volo "G. D'Annunzio"
  • Palestra "Luigi D'Adamo" (ex Salesiani)

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La prima squadra di calcio della città è la Vastese Calcio 1902 (attualmente militante nel girone F di Serie D), vincitrice tra le varie gestioni di 2 campionati di Serie D (1968-1969, 2008-2009) e 2 di Interregionale (1984-1985, 1989-1990), oltre allo Scudetto Dilettanti ed al record di maggiori vittorie consecutive in Serie D (10) nel campionato 2008-2009. Disputa le partite interne nello Stadio Aragona.

Altre squadre di calcio cittadine sono la A.S.D IC Vasto Marina (Promozione) e Futsal Vasto (Serie C2 di calcio a cinque)

Beach Soccer[modifica | modifica wikitesto]

L'A.S.D. Gianima Soccer, attualmente denominata Agenzia Lemme Vasto, è una società sportiva di beach soccer che milita nella serie A organizzato dalla Lega Nazionale Dilettanti. Ha vinto il campionato italiano nel 2001.

Vasto ha ospitato nel 2005,2006 e 2008 la Coppa Italia beach soccer e nel 2007 è stata tappa del campionato italiano di beach soccer. Attualmente la società è guidata dal presidente Nicola Bellandrini (d. s. anche della Pro Vasto calcio). Lo stadio è situato sul lungomare Duca degli Abruzzi a Vasto Marina.

Ciclismo[modifica | modifica wikitesto]

Vasto è stata più volte tappa di partenza, arrivo e traguardo volante del Giro d'Italia nelle edizioni:

Basket[modifica | modifica wikitesto]

La Vasto Basket è la principale squadra di basket della città, affiliata alla FIP dal 1971 (nel 2011 ha festeggiato il suo 40º anno di attività ininterrotta nella federazione).

La squadra ha giocato fino alla stagione 1978-1979 nei campionati giovanili, poi nel campionato promozione. Ha partecipato al campionato di Serie C2 nel periodo 1986-1991 e conquistato la promozione nella Serie C1 nella stagione 1997-1998. È rimasta nella Serie C regionale fino alla promozione in Divisione Nazionale C dell'anno 2010-2011. Nella stagione 2014-2015 disputò il campionato di Serie B nazionale con presidente Giancarlo Spadaccini. Attualmente milita nel girone A della Serie C Silver.

Pallamano[modifica | modifica wikitesto]

La "A.S. Pallamano Vasto" è la locale squadra di pallamano, che partecipa al campionato nazionale di serie B, nel girone Abruzzo-Lazio. L'attuale presidente è Mauro Maccione. La squadra è guidata da Michele Bevilacqua e Salvatore Marinucci; Il terreno di gioco è la Palestra "L. D'Adamo" (ex salesiani) di Vasto.

Rugby[modifica | modifica wikitesto]

Le squadre rappresentative di questo sport sono l'ASD Rugby Vasto e la Tetras Rugby Vasto-San Salvo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 28 febbraio 2017.
  2. ^ Vasto denominazione come riportata nell'omonimo lemma dell'Enciclopedia Treccani
  3. ^ Comuni dell'Abruzzo per popolazione, su Tuttitalia.it. URL consultato il 14 novembre 2016.
  4. ^ Comuni della Provincia di Chieti per popolazione, su Tuttitalia.it. URL consultato il 14 novembre 2016.
  5. ^ Tabella climatica mensile e annuale (TXT), in Archivio climatico DBT, ENEA.
  6. ^ Tabella climatica mensile e annuale (TXT), in Archivio climatico DBT, ENEA.
  7. ^ Bruno Migliorini et al., Scheda sul lemma "il Vasto", in Dizionario italiano multimediale e multilingue d'ortografia e di pronunzia, Rai Eri, 2007, ISBN 978-88-397-1478-7.
  8. ^ a b Cenni storici
  9. ^ R.D. 31 marzo 1938, n. 517
  10. ^ Costantino Felice, Vasto. Un profilo storico. Economia, società, politica e cultura, L'Aquila, La Ginestra Editrice, 2001, ISBN 88-8481-001-9
  11. ^ vastospa.it, http://www.vastospa.it/html/la_citt%E0/citta_stemma_titolo_e_gonfalone.htm .
  12. ^ Chiesa di Sant'Antonio da Padova e ruderi del convento di San Francesco
  13. ^ Parrocchia San Giovani Bosco - Vasto, donboscovasto.it.
  14. ^ Ruderi della chiesa di san Pietro
  15. ^ Ruderi della chiesa di Santa Croce
  16. ^ Ex convento di Sant'Onofrio
  17. ^ [C.Felice Celenza sul Trigno appunti di microstoria]
  18. ^ Complesso monumentale di Santa Lucia
  19. ^ Chiesa di Sant'Anna
  20. ^ Santuario dell'Incoronata
  21. ^ Palazzi di Vasto, su www.vastospa.it. URL consultato il 03 luglio 2017.
  22. ^ Autori Vari, Il Palazzo d'Avalos in Vasto, Carsa edizioni, 2002 Pescara, ISBN 88-501-0007-8
  23. ^ Autori Vari, I musei in "Il Palazzo d'Avalos in Vasto" pag. 51-83, Carsa edizioni, 2002 Pescara, ISBN 88-501-0007-8
  24. ^ Autori Vari, Vasto, il forte in "Guida ai Castelli d'Abruzzo" pag. 142-143, Carsa Edizioni, 2000 Pescara, ISBN 88-85854-87-7
  25. ^ Info sul castello aragonese
  26. ^ Descrizione dalla foto in: Vasto sotto il sole
  27. ^ Autori Vari, Vasto (CH) Il forte in Guida ai castelli d'Abruzzo, pag. 142-143, Carsa Edizioni, 2000 Pescara, ISBN 88-85854-87-7
  28. ^ Resti della Torre Sinello
  29. ^ Torre di Punta Penna
  30. ^ Autori Vari, Descrizione di Torre di Punta Penna nel paragrafo Il Territorio Vastese (CH) in Guida ai castelli d'Abruzzo, Carsa Edizioni, 2000 Pescara, ISBN 88-85854-87-7
  31. ^ Per informazioni più ampie sulla Torre di Punta Penna consulta il seguente sito di Mondimedievali.net
  32. ^ a b c d e AA. VV., Histonium, resti della città romana, in Musei e siti archeologici d'Abruzzo e Molise, Pescara, Carsa edizioni, 2001, p. 124-127, ISBN 88-501-0004-3.
  33. ^ turismovasto sito istituzionale del comune, Parco Archeologico delle Terme Romane, turismovasto.it. URL consultato il 15 maggio 2014.
  34. ^ Trignosinelloturismo, Cappella della Madonna del Soccorso, trignosinelloturismo.it. URL consultato il 28 ottobre 2009.
  35. ^ Trignosinelloturismo, Sito Archeologico Tempietto Romano, trignosinelloturismo.it. URL consultato il 28 ottobre 2009.
  36. ^ a b c d e Ex campo di concentramento
  37. ^ Politeama Ruzzi
  38. ^ Biblioteca civica G. Rossetti
  39. ^ Biblioteca comunale Palazzo Mattioli
  40. ^ Fonte della Piazza
  41. ^ Fonte Nuova
  42. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  43. ^ Araldica Vastese, su www.casadalena.it. URL consultato il 03 luglio 2017.
  44. ^ A Filippo Palizzi sono intitolati il Museo Artistico Industriale di Napoli e l'Istituto Tecnico Commerciale di Vasto
  45. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 2, Roma, A.C.I., 1985, p. 16.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN297766983