Trabucco (pesca)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

«La macchina pareva vivere d'armonia propria, avere un'aria e un'effige di corpo d'anima»

(Gabriele d'Annunzio: Il trionfo della morte)
Un trabocco presso Vasto, lungo la costa dei Trabocchi

Il trabucco o trabocco (nelle varianti abruzzesi e molisane detto anche trabocco, bilancia o travocco) è un'antica macchina da pesca tipica delle coste garganiche, molisane e abruzzesi, tutelata come patrimonio monumentale dal parco nazionale del Gargano e diffusa nel basso Adriatico fino ad alcune località della costa settentrionale della provincia di Bari. È presente anche in alcuni punti della costa del basso Tirreno.

Un trabocco a Fossacesia, Chieti
Un trabocco abruzzese in azione
Trabocco nei pressi di Marina di San Vito Chietino
Trabucchi, Termoli (CB)
I trabocchi di Giulianova, chiamati caliscendi

Le caratteristiche costruttive[modifica | modifica wikitesto]

Il trabocco, o trabucco, è un'imponente costruzione realizzata in legno strutturale che consta di una piattaforma protesa sul mare ancorata alla roccia da grossi tronchi di pino d'Aleppo, dalla quale si allungano, sospesi a qualche metro dall'acqua, due (o più) lunghi bracci, detti antenne, che sostengono un'enorme rete a maglie strette detta trabocchetto.

La diversa morfologia della costa abruzzese e garganica ha determinato la compresenza di due diverse tipologie di trabocco: quella garganica prevede l'ancoraggio ad uno sperone di roccia di una piattaforma estesa longitudinalmente alla linea di costa, dalla quale si dipartono le antenne. La tipologia originale abruzzese, tecnicamente detta bilancia, insiste spesso su litorali meno profondi e si caratterizza pertanto per la presenza di una piattaforma in posizione trasversale rispetto alla costa, alla quale è collegata da un ponticello costituito da pedane di legno, inoltre le bilance hanno un solo argano, azionato elettricamente spesso, anche quando il mare è perfettamente tranquillo e la rete è molto più piccola di quella dei trabocchi garganici; altra caratteristica che differenzia le due tipologie è la lunghezza e il numero delle antenne, più estese sul Gargano (anche il doppio di quelle di Abruzzo e Molise); a Termoli le bilance hanno al massimo due antenne, sul Gargano e nel Nord Barese, a Barletta, Trani e Molfetta, sempre due o più.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo alcuni storici pugliesi, il trabocco sarebbe un'invenzione importata dai Fenici. La più antica data di esistenza documentata risale al XVIII secolo, periodo in cui i pescatori dell'Abruzzo dovettero ingegnarsi per ideare una tecnica di pesca che non fosse soggetta alle condizioni meteomarine della zona. I trabocchi, infatti, permettono di pescare senza doversi inoltrare per mare: sfruttando la morfologia rocciosa di alcune zone pescose della costa, venivano costruiti nel punto più prominente di punte e promontori, gettando le reti verso il largo attraverso un sistema di monumentali bracci lignei.
Secondo antica tradizione di tutto l’Adriatico, venivano realizzati, degli impalcati per la navigazione da cabotaggio per il trasporto dei prodotti della terra come cereali, olio, vino, sale, mortella, legname da costruzione, verso i mercati della Dalmazia, del Regno di Napoli, dello Stato della Chiesa, dell’Austria e della Repubblica di Venezia. In pratica, non esistendo strade di collegamento a lunga percorrenza sul territorio, a causa della sua orografia accidentata, era onere delle locali autorità feudali o della borghesia terriera costruire e mantenere queste strutture per facilitare lo smercio dei prodotti delle loro terre, come risulta dal rendiconto degli erari dell’Abbazia di S. Giovanni in Venere, e su cui è conforme la storiografia ufficiale. E tra tutti, Alessandra Bulgarelli Lukacs, studiosa dell’Università Federico II di Napoli, la quale sostiene che la costa abruzzese, tra il Sangro e Ortona, era punteggiata di queste strutture dette caricatoi-scaricatoi in grado di ospitare piccolo naviglio di uso cabotiero. È questo dunque lo scenario da cui emerge e prende corpo il trabocco, che noi conosciamo. L’occasione è data dal progetto di deforestazione e dissodamento di terreni, tra S. Fino e Vallevò, a partire dalla metà del ‘700, in cui furono impiegati coloni, alcuni provenienti dalla Dalmazia, altri già presenti nell’area tra S. Vito e Fossacesia. Nel corso di tali operazioni furono fatte realizzare, dai proprietari dei terreni da diboscare e dissodare, impalcature in legno, come da tradizione, per consentire il carico del materiale legnoso, per uso industriale, sulle navi da cabotaggio veneziane. Tali strutture furono realizzate nei punti in cui la costa presentava scogli affioranti con acque profonde sufficientemente per consentire la navigazione alle suddette imbarcazioni. Dalla cartina antica n. 7 Igm, della navigazione da cabotaggio, dal Tronto a S. Maria di Leuca, di fine XVIII secolo, si possono rilevare le località costiere di Punta della Schiavonesca, Punta S. Fino, Punta de’ Mazziotti e Punta Malvò con tali caratteristiche, ossia con acque profonde tra i 7 e i 13 piedi (pari a 2-4 metri circa), dove furono realizzate almeno tre di queste impalcature. Prova ne è che in altra piantina, di fine anni Settanta dell’Ottocento, a Punta dè Mazziotti, risulta collocato il «2° trabocco». E a conclusione di tali operazioni, questi coloni, una volta insediatisi definitivamente con le loro famiglie sulle terre ricevute, parte in proprietà, a mezzo contratto di pastinato, stipulato al loro arrivo, e parte in colonia perpetua, pensarono di adattare e recuperare, a loro sostentamento, tali “imposti”, utilizzandoli nella pesca dei periodi morti della lavorazione dei campi. Si distinsero in tali operazioni, secondo fonti orali locali, i coloni appartenenti al gruppo documentato e identificato con «Philippo de Jacomo Antonio, alias Virì» e «Jacobo Antonio de Vito di Giacomo Antonio de Vito, Alias Virì», provenienti dalla Dalmazia. Tali coloni, con le rispettive famiglie, erano insediati, secondo la stessa cartina Igm n. 7, nella località S. Fino dove è riportato il toponimo “Masseria Vrì”, da cui “Virì” e infine Verì, come tali famiglie oggi sono conosciute. È del tutto evidente come l’esperimento e le fatiche profuse da tali coloni avessero prodotto i risultati sperati. Difatti, la struttura fu consolidata, ripensata e migliorata, grazie all’esperienza acquisita nel tempo e grazie all’impiego di materiale ferroso di scarto, tra cui pezzi di binario, bulloni, piastre e dadi, abbandonato dalle maestranze addette alla costruzione della strada ferrata tra il 1862 e il 1865.I trabocchi, dunque, sarebbero nati da strutture create, secondo la tradizione e la pratica del tempo, per dare sbocco ad attività economiche del territorio, a cui i coloni protagonisti di quella stagione agro-silvana seppero dare una diversa e utile destinazione, impedendone la distruzione al mare e tramandando così ai posteri un patrimonio culturale e morale di inestimabile bellezza, insieme a una tradizione che ancora oggi continua ad arricchirsi di senso, essendo diventata identitaria di tutta la costa e soprattutto della comunità territoriale. Nel 1889 Gabriele D'Annunzio affittò una villa presso San Vito Chietino, rimanendo colpito dai trabocchi, in particolare dal trabocco Turchino, che descrisse nel romanzo Il trionfo della morte (1894).

Il trabocco è tradizionalmente costruito col legno di pino d'Aleppo, il pino comune in tutto il medio Adriatico; questo perché è un materiale pressoché inesauribile, data la diffusione nella zona, modellabile, resistente alla salsedine ed elastico (il trabocco deve resistere alle forti raffiche di Maestrale che battono il basso Adriatico). Alcuni trabocchi sono stati ricostruiti negli ultimi anni, grazie anche a finanziamenti pubblici come ad esempio la legge regionale abruzzese n.99 del 16/9/1997, ma hanno però perso da tempo la loro funzione economica che nei secoli scorsi ne faceva principale fonte di sostentamento di intere famiglie di pescatori, acquistando in compenso il ruolo di simboli culturali e di attrattiva turistica. Alcuni trabocchi sono stati persino convertiti in ristoranti. Il termine “trabocco” deriva per sineddoche da quello della rete suddetta, ossia da trabocchetto, e questo, il quale è usato anche nell'uccellagione ed è sinonimo di 'trappola', è dovuto al tipo di pesca, cioè perché il pesce cade in una trappola.

La tecnica di pesca, peraltro efficacissima, è a vista. Consiste nell'intercettare, con le grandi reti a trama fitta, i flussi di pesci che si spostano lungo gli anfratti della costa. I trabocchi sono posizionati là dove il mare presenta una profondità adeguata (almeno 6m), ed eretti a ridosso di punte rocciose orientate in genere verso SE o NO, in modo da poter sfruttare favorevolmente le correnti.

La rete (che tecnicamente è una rete a bilancia) viene calata in acqua grazie ad un complesso sistema di argani e, allo stesso modo, prontamente tirata su per recuperare il pescato. Ad almeno due uomini è affidato il durissimo compito di azionare gli argani preposti alla manovra della gigantesca rete, nei piccoli trabocchi della costa molisana e abruzzese l'argano è azionato spesso elettricamente. Sul trabocco operano in norma quattro uomini (che si spartiscono i compiti di avvistamento del pesce e di manovra), detti "traboccanti".

Diffusione[modifica | modifica wikitesto]

I trabocchi sono un elemento caratterizzante del paesaggio costiero del basso Adriatico. La loro presenza è comunque attestata anche lungo il basso Tirreno.

Diffusissimi lungo tutta la costa della provincia di Chieti cui sono originari, i trabocchi sono così frequenti che danno vita alla cosiddetta costa dei Trabocchi, che si estende precisamente da Ortona a Vasto.

I trabocchi sono però diffusi anche più a sud, tra le coste molisane, soprattutto nella città di Termoli e pugliesi sulla costa garganica, soprattutto nella zona tra Peschici e Vieste, dove vengono chiamati "trabucchi", sono addirittura tutelati dal parco nazionale del Gargano e sono ritornati in attività grazie all'azione di salvaguardia e di valorizzazione del parco, che li ha adottati in segno di rispetto della tradizione e dell'ambiente garganico. In realtà erano numerosi anche sulle coste pugliesi più a sud del Gargano, dove recenti ricerche storiche tuttora in corso (dottor Emilio Perri) hanno evidenziato diversi residui strutturali di antichi trabocchi ancora ben visibili, per esempio a Barletta, dove ne sopravvive ancora uno sia pure in pessime condizioni di conservazione, degli originari cinque, tutti ubicati sui bracci del porto. A Trani in numero certo di quattro (probabilmente cinque) tutti scomparsi e a Molfetta dove certa è stata verificata la presenza di almeno un trabocco, a Cala San Giacomo, poi scomparso. Verso la metà del 1970 si costruì un trabocco anche sulla costa ligure in località Vesima (prov. di Genova). L'impianto fu dismesso quasi subito e resistette come struttura per alcuni anni.

Sono presenti anche sul molo di Sottomarina di Chioggia. All'agosto 2015 due di essi sono adibiti a ristorante.

La costa dei Trabocchi[modifica | modifica wikitesto]

La provincia di Chieti d'Abruzzo, nel tratto di spiagge che va da Ortona a Vasto, è ricca di trabocchi, ragion per cui tale tratto costiero è stato chiamato costa dei Trabocchi. Il punto focale della costa sono il centro di Fossacesia e San Vito Chietino. La maggior parte dei trabocchi sono visitabili da parte dei turisti, e alcuni di essi sono stati trasformati in ristoranti. Nella costa dei trabocchi è presente anche, tra San Vito e Fossacesia, la villa che Gabriele d'Annunzio acquistò nel 1889, sul cosiddetto eremo dannunziano. Fu di ispirazione per la composizione del romanzo Il trionfo della morte (1894).

Trabocco presso Torino di Sangro

Comuni della costa dei Trabocchi[modifica | modifica wikitesto]

I Comuni che la compongono fanno parte della provincia di Chieti e sono i seguenti:

Elenco dei Trabocchi della costa[modifica | modifica wikitesto]

Trabocco Turchino (San Vito)

Molti trabocchi della costa sono stati trasformati in ristoranti.

  • Trabocco Mucchiola (Ortona)
  • Trabocco Fosso Canale (San Vito)
  • Trabocco Punta Tufano (San Vito)
  • Trabocco San Gregorio (San Vito)
  • Trabocco San Giacomo (San Vito)
  • Trabocco Turchino (San Vito)
  • Trabocco Valle Grotte (Rocca San Giovanni)
  • Trabocco Sasso della Cajana (Rocca San Giovanni)
  • Trabocco Punta Isolata (Rocca San Giovanni)
  • Trabocco Punta Cavalluccio (Fossacesia)
  • Trabocco Pesce Palombo (Fossacesia)
  • Trabocco Punta Punciosa (Fossacesia)
  • Trabocco Punta Rocciosa (Rocca San Giovanni)
  • Trabocco Le Morge (Torino di Sangro)
  • Trabocco di Casalbordino
  • Trabocco di Punta Penna (Vasto)
  • Trabocco di Vasto Marina
  • Trabocco Zi' Nicola di Vasto Marina

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • E.Orlando, La costa dei Trabocchi, Pescara 2001
  • P. Barone-L. Marino-O. Pignatelli, I Trabocchi, Macchine da pesca della costa adriatica, CIERRE edizioni, 1999
  • Pietro Cupido, Trabocchi, Traboccanti e Briganti, Ortona CH, Edizioni Menabò, Libreria D'Abruzzo
  • M. Fasanella-G. De Nittis, Il Trabucco, Vieste FG, Grafiche Laconeta, 1992
  • Teresa Maria Rauzino, Rita Lombardi, Raffaella Specchiulli, Ignazio Polignone, I trabucchi della costa garganica
  • Cuzzucoli Crucitti Rocco, La costa dei trabocchi tra il Feltrino e il Sangro, storia e paesaggio del territorio feudo dell'Abbazia di S. Giovanni in Venere, Meta edizioni, 2018;
  • Alessandra Bulgarelli Lukacs, L'economia ai confini del Regno, mercato, territorio, insediamenti in Abruzzo (XV-XIX secolo), Rocco Carabba ed. Lanciano 2006;

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Trabocchi lungo la costa chietina, visti dall'Abbazia di San Giovanni in Venere a Fossacesia.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]