Filippo Cifariello

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Busto in gesso di Enrico Caruso, 1899 circa, Museo Enrico Caruso

Filippo Antonio Cifariello (Molfetta, 3 luglio 1864Napoli, 5 aprile 1936) è stato uno scultore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Partecipò alla scuola del verismo napoletano. Ispirato a Vincenzo Gemito, fu uno dei più attivi scultori tardo neoclassici della sua epoca, producendo opere in bronzo, in marmo, in terracotta e in argento.

Un fosco dramma familiare sconvolse la sua vita, perché il 10 agosto 1905 uccise la moglie, la cantante francese Maria De Browne, a colpi di rivoltella. La grande popolarità di cui godeva e la strenua difesa fattane dall'avvocato Gaetano Manfredi nella corte d'assise di Campobasso, ne agevolarono, a distanza di due anni, l'assoluzione per vizio totale di mente.

Cifariello continuò ad essere perseguitato dalla sventura perché, essendosi risposato, la seconda moglie Evelina Fabbri gli morì nel 1914, appena ventiduenne, per le gravi ustioni riportate nel maneggiare un fornello a gas. Un terzo matrimonio con la tedesca Anna Marzell e la nascita di due figli (il più giovane dei quali fu Antonio Cifariello) non riuscirono a salvare dalla depressione l'artista, che morì suicida a 71 anni nel suo studio di Napoli.

Nel 1931 aveva dato alle stampe la propria autobiografia, dal titolo Tre vite in una[1].

Opera[modifica | modifica wikitesto]

Alcune sue opere sono nei musei di Budapest, Düsseldorf, Berlino, Napoli, Roma, a Teano (statua che sovrasta il monumento ai caduti[2]), nella nativa Molfetta (monumento a Giuseppe Mazzini) e a Bari (monumento equestre[3] a Re Umberto I, busto del sindaco Giuseppe Re David e di Araldo di Crollalanza nel palazzo di città, statua del lavoratore edile dinanzi al palazzo delle opere pubbliche, busto di Salvatore Cognetti nel giardino Garibaldi, diverse altre statue nella pinacoteca provinciale).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Filippo Cifariello, Tre vite in una, Livorno, Bottega d'arte, 1931.
  2. ^ Pro Loco Teano: Monumento ai caduti della I guerra mondiale, su prolocoteano.it. URL consultato il 7 settembre 2011 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  3. ^ Torna a risplendere il monumento a Umberto I, su bari.repubblica.it. URL consultato il 1º febbraio 2012.

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Controllo di autoritàVIAF (EN63869434 · ISNI (EN0000 0000 6635 0063 · LCCN (ENnr92008430 · GND (DE119071061 · ULAN (EN500061427 · BAV (EN495/53277 · WorldCat Identities (ENlccn-nr92008430
  1. ^ Adele Brunetti, Delitto Cifariello, amore criminale nella Napoli della Belle Époque, su ricerca.repubblica.it. URL consultato il 1º febbraio 2012.