Caldora

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Heraldic Crown of Spanish Dukes (Variant 1).svg
Caldora
Coa fam ITA caldora.jpg
Aide Dieu au bon chevalier![A 1][1]
Coelum coeli Domino, terram autem dedit filiis hominum.

Inquartato d'oro e d'azzurro.
StatoFrancia Francia - Italia Italia
TitoliCroix pattée.svg Duchi
Croix pattée.svg Marchesi
Croix pattée.svg Conti
Croix pattée.svg Baroni
FondatorePonzio Caldora
Ultimo sovranoBerlingiero III Caldora (Ramo italiano)
Data di estinzione
  • Ramo francese: fine 1800
  • Ramo collaterale svizzero: 1950 circa
  • Ramo italiano (ramo principale): 1552
  • Ramo collaterale dei Caldora alias Malandrino: fine 1600
EtniaItaliana (originariamente francese)
Rami cadetti
  • Ramo francese
  • Ramo collaterale svizzero
  • Ramo italiano (ramo principale)
  • Ramo collaterale dei Caldora alias Malandrino

La famiglia Caldora (denominata in francese Candole o Candolle[2], talvolta preceduti dalla preposizione de o De[2], e in latino Candola o Candol[3][A 2]) è stata una famiglia nobile italiana e francese. Fu una delle sette grandi casate del Regno di Napoli.[4]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Jacopo/Giacomo I Caldora fu il più celebre della famiglia Caldora

«...le sue glorie furono veramente immortali.»

(Carlo Calà, Historia de' Svevi nel conqvisto de' Regni di Napoli, e di Sicilia, per l'Imperatore Enrico Sesto, Napoli, 1660, p. 245.)

La famiglia Caldora è stata un'antica famiglia nobile di cavalieri originaria della Provenza (precisamente di Marsiglia), una regione situata nel sud-est della Francia. Il suo nome derivava da un feudo situato nel Distretto di Digne-les-Bains appartenente alla Contea di Provenza che era di loro proprietà. Il fondatore della famiglia fu Ponzio Caldora (Pons Candole), il quale fu barone di Peynier nel 1184 e si sposò con una dama della casata dei d'Andalusia, il cui nome è ignoto, dando così inizio alla propria discendenza. A partire dalla seconda metà del XIII secolo, la famiglia si divise in due rami, il ramo francese, il quale rimase in Provenza, e il ramo italiano, il più noto tra i due, che si trasferì in Italia al seguito del Re Carlo I d'Angiò, col quale era imparentato[5], per prendere parte alla conquista del Regno delle Due Sicilie. Da quest'ultimo ramo uscirono durante il Regno di Napoli valorosi condottieri e capitani di ventura, tra cui Jacopo/Giacomo I Caldora, il quale fu il più celebre della dinastia. Il ramo italiano si estinse nel 1552 con Berlingiero III Caldora, che morì senza eredi mentre era intento ad attraversare il fiume Stura di Demonte. Di questo ramo sopravvisse fino alla fine del 1600 il ramo collaterale dei Caldora alias Malandrino, comprendente i baroni di Carpineto Sinello, Morcone e Santa Croce di Magliano, originatosi intorno al 1410 da Domenico Caldora, il quale fu disconosciuto dal suddetto Jacopo Caldora, suo cugino, per essere stato coinvolto nell'omicidio di un suo parente, comportamento che gli valse l'assegnazione di tale appellativo.[6][3] Quanto al primo ramo, quello francese, il cui primo componente Pietro II Caldora (Pierre II Candole), in particolare, aveva seguito anch'esso il Re Carlo I d'Angiò nella sua spedizione militare in Italia e fatto poi ritorno in Francia, questo generò vari membri che ricoprirono cariche importanti nella magistratura di Marsiglia e nella marina francese. Da questo ramo ebbe origine il ramo collaterale svizzero, chiamato così poiché i propri membri emigrarono e vissero interamente a Ginevra, in Svizzera[3], per motivi di religione. Tra i membri di questo ramo collaterale si distinse durante la Restaurazione Augustin Pyrame de Candolle, il quale fu un importante botanico e micologo. Il ramo francese e il suo ramo collaterale ginevrino si estinsero rispettivamente verso la fine del 1800 e intorno al 1950.[7]

Albero Genealogico[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è riportato l'albero genealogico dei più noti membri del ramo italiano (ramo principale) della famiglia Caldora:

 "Raimondaccio"
 
 
 Giovanni Antonio[A 3]
 
    
 Jacopo/Giacomo[A 4]
Restaino[A 5]
Raimondo[A 6]
?[A 7]
 
   
 Antonio[A 8]
 Berlingiero[A 9]
Maria[A 10]
  
    
Restaino[A 11]
Raimondo[A 12]
Giovanni Antonio[A 13]
"Jacopuccio/Giacomuccio"[A 14]

Stemma e motto[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma della famiglia Caldora era costituito da uno scudo francese antico inquartato di oro al 1° ed al 4° quarto e di azzurro al 2° ed al 3°.[5] In seguito lo stemma venne mutato in uno scudo francese moderno mantenendo inalterata la propria costituzione interna.[3]

Il motto della famiglia Caldora era originariamente costituito da un'esclamazione francese, Aide Dieu au bon chevalier!, che tradotta significa Aiuta Dio il buon cavaliere!.[1] In seguito Jacopo Caldora, membro più celebre della dinastia, ne adottò uno proprio che venne adottato anche dai propri discendenti costituito da un celebre verso biblico di Davide, Coelum coeli Domino, terram autem dedit filiis hominum, che tradotto significa Il cielo al Signore del cielo, ma la terra fu data ai figli degli uomini, con cui intendeva dire che La terra è di coloro che hanno la forza necessaria per annetterla ai propri domini, il quale motto rispecchiava il contenuto del suo stemma: l'oro simboleggiava la terra, l'azzurro il cielo.[1][8] Quest'ultimo motto veniva fatto incidere sulle barde e sui finimenti dei propri cavalli.[8]

Feudi[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia possedeva un totale di oltre 56 feudi, distribuiti per la maggior parte in Abruzzo e in Molise, suddivisi in ducati, marchesati, contee e baronie.[9][3][10]

Dimore[modifica | modifica wikitesto]

Castello Caldora di Pacentro, principale dimora della famiglia Caldora

Di seguito è riportato un elenco non completo delle dimore abitate dalla famiglia Caldora:

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni

  1. ^ Motto originario della famiglia Caldora.
  2. ^ o anche Caudola o Caudol.
  3. ^ Figlio di "Raimondaccio" e di Luisa d'Aversa, si sposò nel 1367 con Rita Cantelmo.
  4. ^ Figlio primogenito di Giovanni Antonio e di Rita Cantelmo, si sposò con Medea d'Evoli, da cui ebbe due figli e una figlia: Antonio (figlio primogenito), Berlingiero e Maria. Rimasto vedovo, si risposò con Jacovella da Celano, da cui non ebbe figli.
  5. ^ Morì nel 1412 in giovane età senza essersi sposato ed aver avuto figli.
  6. ^ Si sposò con Giulia Acquaviva.
  7. ^ Figlia di Giovanni Antonio e di Rita Cantelmo. Si sposò con Cola Antonio Accrocciamuro.
  8. ^ Si sposò prima con Caterina d'Evoli, poi con Isabella Caracciolo, figlia di Sergianni Caracciolo, ed infine con Margherita di Lagnì.
  9. ^ Si sposò con Francesca Riccardi.
  10. ^ Si sposò prima con Giosia Acquaviva, 6° duca di Atri, poi con Francesco Sforza, 1° duca di Milano, ed infine con Troiano Caracciolo, 2° duca di Melfi, unico figlio maschio di Sergianni Caracciolo.
  11. ^ Figlio di Antonio e di Isabella Caracciolo.
  12. ^ Figlio di Antonio e di Margherita di Lagnì.
  13. ^ Figlio primogenito di Berlingiero e di Francesca Riccardi.
  14. ^ Secondo figlio di Berlingiero e di Francesca Riccardi.
  15. ^ In passato, a Napoli, proprio nel punto in cui oggi sorge la Chiesa del Gesù Nuovo vi era un palazzo che fu, in momenti diversi, delle famiglie Caldora, Orsini e Sanseverino. Entrati in possesso del palazzo, i gesuiti Giuseppe Valeriano e Pietro Provedi fecero convertire il palazzo nell'attuale edificio religioso.

Fonti

  1. ^ a b c Jacques Augustin Galiffe, John-Barthélemy-Gaifre Galiffe, Eugène Ritter, Louis Dufour-Vernes, Aymon Gali, Notices genealogiques sur les familles genevoises depuis les premiers temps jusqu'a nos jours, Ginevra, 1830, p. 570.
  2. ^ a b Jacques Augustin Galiffe, John-Barthélemy-Gaifre Galiffe, Eugène Ritter, Louis Dufour-Vernes, Aymon Gali, Notices genealogiques sur les familles genevoises depuis les premiers temps jusqu'a nos jours, Ginevra, 1830, p. 567.
  3. ^ a b c d e Berardo Candida Gonzaga, Memorie delle famiglie nobili delle province meridionali d'Italia, volume 1, Arnaldo Forni Editore, Bologna, 1875, p. 150.
  4. ^ Biagio Aldimari, Memorie historiche di diverse famiglie nobili, così napoletane, come forastiere, Napoli, 1691, p. 3.
  5. ^ a b Filiberto Campanile, Dell'armi, overo insegne dei nobili, Napoli, 1680, p. 284.
  6. ^ Giovanni Vincenzo Ciarlanti, Memorie Historiche del Sannio, chiamato oggi Principato Ultra, contado del Molise, e parte di Terra di Lavoro, province del Regno di Napoli, volume 5, Tipografia Onofrio Nuzzi, Campobasso, 1823, p. 54-55.
  7. ^ Jacques Augustin Galiffe, John-Barthélemy-Gaifre Galiffe, Eugène Ritter, Louis Dufour-Vernes, Aymon Gali, Notices genealogiques sur les familles genevoises depuis les premiers temps jusqu'a nos jours, Ginevra, 1830, da p. 567 a p. 570.
  8. ^ a b Filiberto Campanile, Dell'armi, overo insegne dei nobili, Napoli, 1610, p. 284-285.
  9. ^ La famiglia Caldora, su frisaweb.it. URL consultato l'8 novembre 2004 (archiviato dall'url originale l'8 novembre 2004).
  10. ^ Francesco Senatore e Francesco Storti, Poteri, relazioni, guerra nel regno di Ferrante d’Aragona, ClioPress Editore, p. 73-74 e da p. 121 a p. 141.
  11. ^ Francesco De Pietri, Dell'historia napoletana, volume 1, Napoli, 1634, p. 81.
  12. ^ Giovanni Vincenzo Ciarlanti, Memorie historiche del Sannio, chiamato oggi Principato Ultra, Contado del Molise, e parte di Terra di Lavoro, province del Regno di Napoli, volume 5, Campobasso, 1823, p. 18.
  13. ^ Francesco Senatore e Francesco Storti, Poteri, relazioni, guerra nel regno di Ferrante d'Aragona, ClioPress Editore, p. 72.
  14. ^ Condottieri di ventura - Antonio Caldora, su condottieridiventura.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • André Borel d'Hauterive, Annuaire de la pairie et de la noblesse de France et des maisons souverines de l'Europe, volume 4, Parigi, 1846.
  • Antonio Arduino, Giacomo Caldora, Associazione Castel del Giudice, Arti Grafiche S. Giorgio Isernia, Agnone, 1984.
  • Benedetto Croce, Storia del Regno di Napoli, Napoli, 1963.
  • Berardo Candida Gonzaga, Memorie delle famiglie nobili delle province meridionali d'Italia (6 volumi), Arnaldo Forni Editore, Bologna, 1875.
  • Biagio Aldimari, Memorie historiche di diverse famiglie nobili, così napoletane, come forastiere, Napoli, 1691.
  • Camillo Tutini, Della varietà della fortvna, Napoli, 1643.
  • César de Notre-Dame, L'histoire et chronique de Provence, 1614.
  • Domenico Romanelli, Scoverte patrie di città distrutte, e di altre antichità nella regione Frentana oggi Apruzzo Citeriore nel Regno di Napoli colla loro storia antica, e de' bassi tempi, volumi 1 e 2, Napoli, 1805 e 1809.
  • Ferdinando Fazio, Vita di Giacomo Caldora, Napoli, 1869.
  • Filiberto Campanile, Dell'armi, overo insegne dei nobili, Napoli, 1680.
  • Francesco Senatore ed Elisabetta Scarton, Parlamenti generali a Napoli in età aragonese, Federico II University Press, fedOA Press.
  • Francesco Senatore e Francesco Storti, Poteri, relazioni, guerra nel regno di Ferrante d'Aragona, ClioPress Editore.
  • Giambattista Masciotta, Il Molise dalle origini ai nostri giorni, volume 4, Edizioni Lampo, Campobasso, 1981.
  • Giambattista Masciotta, Una gloria ignorata del Molise: Giacomo Caldora, nel suo tempo e nella posterità, Stabilimento F. Lega, Faenza, 1926.
  • Giovanni Antonio Summonte, Dell'historia della città, e Regno di Napoli (4 volumi).
  • Giovanni Vincenzo Ciarlanti, Memorie historiche del Sannio, chiamato oggi Principato Ultra, Contado del Molise, e parte di Terra di Lavoro, province del Regno di Napoli, volumi 4 e 5, Campobasso, 1823.
  • Giuseppe Recco, Notizie di famiglie nobili, ed illustri della città, e Regno di Napoli, Napoli, 1717.
  • Jacques Augustin Galiffe, John-Barthélemy-Gaifre Galiffe, Eugène Ritter, Louis Dufour-Vernes, Aymon Gali, Notices genealogiques sur les familles genevoises depuis les premiers temps jusqu'a nos jours, Ginevra, 1830.
  • Jean-Baptiste de Soliers, Naples françoise ou les eloges généalogiques et historiques des Princes du Royaume de Naples affectionnés a la Couronne de France, Parigi, 1663.
  • Loius Ventre, Histoire héroïque et universelle de la noblesse de Provence, volume 1, Avignone, 1776.
  • Marc Antonio Terminio, Apologia di tre Seggi, illvstri di Napoli, Venezia, 1581.
  • Pietro De Rossi di Santarosa, Due episodii della storia del Medio Evo d'Italia, Milano, 1839.
  • Scipione Ammirato, Delle famiglie nobili napoletane, volume 2, Firenze, 1651.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]