Pescocostanzo

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Pescocostanzo
comune
Pescocostanzo – Stemma Pescocostanzo – Bandiera
Pescocostanzo – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
Provincia Provincia dell'Aquila-Stemma.png L'Aquila
Amministrazione
Sindaco Roberto Sciullo[1] (Lista Civica Alternativa Democratica) dal 1-6-2015
Territorio
Coordinate 41°53′14″N 14°03′59″E / 41.887222°N 14.066389°E41.887222; 14.066389 (Pescocostanzo)Coordinate: 41°53′14″N 14°03′59″E / 41.887222°N 14.066389°E41.887222; 14.066389 (Pescocostanzo)
Altitudine 1 395 m s.l.m.
Superficie 55,06 km²
Abitanti 1 118[2] (30-4-2016)
Densità 20,31 ab./km²
Frazioni Sant'Antonio Bosco
Comuni confinanti Ateleta, Cansano, Palena (CH), Pettorano sul Gizio, Rivisondoli, Rocca Pia, Roccaraso
Altre informazioni
Cod. postale 67033
Prefisso 0864
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 066070
Cod. catastale G493
Targa AQ
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti pescolani
Patrono san Felice martire
Giorno festivo 8 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pescocostanzo
Pescocostanzo
Pescocostanzo – Mappa
Posizione del comune di Pescocostanzo all'interno della provincia dell'Aquila
Sito istituzionale

Pescocostanzo è un comune italiano di 1 118 abitanti in provincia dell'Aquila in Abruzzo. Considerato uno dei borghi storici d'Abruzzo, è sede di un'omonima stazione sciistica che è di proprietà e gestita da un'azienda privata. Il comune è membro del Club "I borghi più belli d'Italia", per le sue bellezze storiche ed artistiche ed il suo intatto contesto urbanistico medievale.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

È situato nella regione degli Altipiani maggiori d'Abruzzo, un territorio dominato prevalentemente da pascoli. Situata ad un'altitudine di 1395 m s.l.m. alle pendici del Monte Calvario (1743 m) dove è posta anche la stazione sciistica che fa parte del comprensorio dell'Alto Sangro, Pescocostanzo domina la conca dell'altopiano del Quarto Grande. Appartiene alla comunità montana Alto Sangro e altopiano delle Cinquemiglia. E' raggiunto da est dalla Strada statale 84 Frentana attraverso il Valico della Forchetta (1300 m circa).

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Pescocostanzo.

clima molto freddo appenninico

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Largo della Collegiata; in fondo alla strada è visibile la basilica di Santa Maria del Colle

La fondazione di Pescocostanzo viene fatta risalire al X secolo. Fin dai primi secoli si dimostrò prevalente sui centri circostanti, mostrando però rapporti movimentati nei confronti di feudatari ed istituzioni religiose.

Il terremoto del 1456 che devastò l'Abruzzo offrì le condizioni al borgo per cambiare l'assetto urbanistico, con l'afflusso di una massiccia colonia di maestranze lombarde; questo singolare evento lasciò la sua impronta nel tessuto sociale e culturale del paese. Tra l'altro si conserva l'uso del rito ambrosiano nelle cerimonie di battesimo celebrate nella Basilica di Santa Maria del Colle. Con il dominio di Ferdinando I d'Aragona fin dal 1464 Pescocostanzo ebbe uno statuto che garantì per l'appartenenza al regio demanio per qualche tempo, godendo delle relative libertà. Successivamente il controllo della cittadina fu affidato a feudatari. La formazione nel tempo di una classe sociale economicamente solida e culturalmente elevata portò ad uno stato di benessere e di un'efficiente amministrazione.[3]

La svolta per la cittadina si ebbe nel 1774, quando assumendo il titolo di Universitas Sui Domina (comunità padrona di sé), motto che fregia tuttora lo stemma comunale, si riscattò dal dominio feudale. Trovarono accoglienza nella società gli studi giuridici, filosofici, storici, matematici, letterari ed un notevole culto dell'arte. A testimoniare la cultura locale vi sono i patrimoni librari custoditi presso molte famiglie e i numerosi eletti ingegni fioriti a Pescocostanzo. Il primo e più autorevole interprete in Italia della filosofia kantiana fu infatti un cittadino pescolano, il filosofo e matematico Ottavio Colecchi. La presenza di un consistente numero di opere d'arte nel piccolo borgo aquilano trova spiegazione in due fattori: le notevoli risorse economiche di istituzioni pubbliche e dirigenti e la disponibilità di maestranze in grado di realizzare opere in pietra, marmo, ferro battuto e legno, tradizioni artigianali tramandate dopo l'immigrazione dei mastri lombardi tra il XV e il XVII secolo.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta del monumento rappresentativo del piccolo centro. La chiesa attuale è una ricostruzione del 1456 dopo il terremoto della Majella. Nell'epoca rinascimental-barocca fu oggetto di restauri e ampliamenti, come la facciata del 1558 sul lato orientale, e il Cappellone del Sacramento, del 1691.[4]
Basilica di Santa Maria del Colle con lOratorio del Suffragio dei Morti

L'ampia aula quadrata dalla caratteristica spaziale unica in Abruzzo, è a cinque navate suddivise da pilastri quadrati che sostengono archi a tutto sesto, senza transetto e con il coro rettangolare. L'ingresso laterale è oggi quello principale, dotato di imponente scalinata, risalente al 1580, col portale sopra cui campeggia l'imponente portale tardo-romanico. Il campanile è una torre svettante cinquecentesca della scuola sulmonese. La ricchezza degli apparati decorativi interni, tra i quali spiccano gli splendidi soffitti lignei: quello centrale dell'ottavo decennio del '600 di Carlo Sabatini e i due intermedi del 1742 dorati e intagliati, che incorniciano tele di pregio. Di notevole interesse l'altare maggiore e la cancellata in ferro battuto del Cappellone del Sacramento (1699-1705), opera di Santo di Rocco su disegno di Norberto Cicco. La collegiata dunque è un vero museo dell'arte barocca abruzzese dell'hinterland sulmonese; si conservano anche opere d'arte come statue lignee, come la medievale della Madonna del Colle, gli stucchi di Giambattista Gianni e Francesco Ferradini, la pala dell'altare di Santa Caterina di Tanzio da Varallo: Madonna di Costantinopoli dell'incendio sedato (1614).

Interno della chiesa della Madonna delle Grazie
Sant'Antonio Abate
  • Oratorio di Santa Maria del Suffragio dei Morti
Affianca la Collegiata. Risale al XVI secolo, presentando una facciata a terminazione orizzontale, riproducendo una tipologia molto diffusa in Abruzzo. Il prospetto è tripartito da lesene piatte in pietra, proporzionando il rapporto tra l'esigua altezza e la larghezza; al centro si apre un'ampia finestra rettangolare sopra il portale, e le altre finestre rettangolari, disposte su due ordini. Spicca il portale seicentesco con timpano triangolare sorretto da colonne poste su alte basi, con la decorazione barocca di due teschi affiancati dal retro. All'interno si ammirano un pregevole e fastoso altare in noce scolpito, realizzato da Palmerio Grasso tra il 1647 e il 1649, e completato da Ferdinando Mosca nel 1716; il soffitto a cassettoni lignei del 1637-39 per la parte lignea dai pescolani Bernardino D'Alessandro e Falconio Falconi, tra il 1640 e il 1657 per la pittura su tela. Di grande interesse sono pure i due torcieri ai lati dell'altare, in legno scolpito e dorato di Rocco Falconio (1693).
La sua edificazione è precedente il 1508; sotto il rosone che ha perduto la raggiata, viene recata la data del 1524. Possedeva sulla facciata una raffigurazione pittorica di San Cristoforo del 1621[5], perché frequentata dai viandanti pellegrini e dai pastori transumanti. Il prospetto principale presenta un'intonacatura bianca fino allo zoccolo basamentale grigio. La terminazione della facciata è orizzontale, conclusa con una piccola cornice con dentelli sulla sommità. Elemento principale della facciata è il portale, separato dalla superficie stradale da una scalinata semicircolare e affiancato da due basse finestre ai lati. Esso è sovrastato da un oculo; tra il portale e l'oculo vi è una targhetta dove è incisa la data di fondazione della chiesa. All'interno a navata unica si trova un altare ligneo risalente al 1596 che racchiude una tela raffigurante la Vergine del Suffragio, poi San Michele Arcangelo che pesa le anime e San Francesco d'Assisi, opere di Antonio Massaretti di Lecce nei Marsi.
Di origine duecentesca, si trova in cima allo sperone roccioso che sovrasta la Piazza Municipio; possiede una torre campanaria angolare a vela. Come ricordato da un'iscrizione che sovrasta il portale, la chiesa appartenne fino al 1777 all'Ordine degli Antonini, che ne promossero il restauro barocco. All'interno sull'altare c'è una tela con l'effigie di Sant'Antonio Abate e scene di vita.
Eremo Di Sant'Antonio
La prima fonte storica è una bolla pontificia di Papa Lucio III del 1183. L'eremo è costituito da due aree scavate nella roccia, poste tra loro ad angolo. Il lato dedicato al culto ha due porte, delle quali la maggiore a sinistra, entrata della chiesa, mentre la minore a destra conduce alla cappella funebre della famiglia Ricciardelli. Fra le due porte si trova una nicchia ad arco dove si notano tracce di affreschi medievali. Sull'architrave del portale principale si trova un'iscrizione che ricorda un restauro del 1598. L'interno della chiesa è pavimentato con lastre di pietra, mentre la volta rocciosa naturale è non rifinita, lasciato allo stato originario. Una balaustra in pietra separa l'area dell'altare da quella dei fedeli. Dietro l'altare si trova una nicchia che ospitava la statua del santo, ora nella chiesa della Madonna del Rosario.
Si trova al vertice dell'incrocio tra due strade convergenti nel centro storico, con un effetto estremamente scenografico, accentuato dalla scalinata che conduce al portone d'ingresso.[6]L'edificio è stato realizzato nel XVIII secolo con una facciata in pietra bicolore in pieno stile barocco abruzzese. L'interno è a navata unica con un transetto nella parte finale che forma due cappelle laterali, che danno all'edificio anche due fonti di luce. Il soffitto è a botte e contribuisce a dare alla piccola chiesa un aspetto solenne.
  • Chiesa di Gesù e Maria
Chiesa costruita nel XVII secolo fuori le mura insieme all'adiacente convento dei frati minori, oggi sconsacrato e adibito a ristorante. La facciata è squadrata e divisa in due livelli, con il campanile turrito in pietra a base quadrata sul lato destro. Gli interni sono arricchiti da pregevoli altari barocchi in marmo, tra cui spicca l'imponente altare maggiore di Cosimo Fanzago, aurore del quadriportico del convento; tutte le pareti e il soffitto a botte della navata unica sono decorati con stucchi e affreschi dai toni dorati, intervallati da decorazioni in marmi policromi. Su ciascuno dei due lati sono poste delle nicchie che contengono altrettanti altari.
La piccola chiesa è del XVI secolo, e appare arretrata rispetto al bordo della strada, e posta su un basamento in pietra, perché inserita nelle quinte di rinforzo in muratura perpendicolari alla facciata, secondo lo schema d'uso soprattutto per le abitazioni civili locali.
Palazzo Fanzago, ex monastero di Santa Scolastica
Fu costruito presso la preesistente chiesa di San Nicola sconsacrata, tutt'ora esistente. Secondo Liborio De Padova furono le famiglie nobili pescolane supportate economicamente a costruire il convento destinato ad accogliere educande di alta estrazione sociale. L'intervento di realizzazione andò in mano a Cosimo Fanzago, iniziata nel 1624, che si protrasse fino al 1642. Degli originali 4 solo 3 lati vennero realizzati, danneggiati nel 1706 dal terremoto della Majella. Il lato opposto al fronte doveva essere più lungo degli altri, in modo da dare all'interno una conclusione trapezoidale. Del convento originario oggi rimane solo la facciata principale, non manomessa dopo la sconsacrazione. Il prospetto è stato concepito come una quinta che chiude lo spazio retrostante e definisce il campo triangolare con la piazza della quale diventa assoluto protagonista. Essendo un convento di clausura, presso la facciata furono realizzate delle nicchie, sostituendo le finestre: la nicchia tipica a edicola delle chiese tardo-cinquecentesche. Il carattere lineare della facciata è sottolineato dalle mensole dello sporto di gronda raffiguranti il drago alato. Si tratta di capitelli in legno intagliati e ben lavorati di cui il maggiore è quello che fa angolo. Il motivo del dragone rappresenta il compito voluto dal monastero, ossia quello di preservare.
Eremo del XIII secolo, costituito da una piccola chiesa con un campanile a vela e di alcuni locali che costituivano l'abitazione degli eremiti, con una camera, una cucina, una stalla e un magazzino. L'ingresso è costituito da un portale romanico. La chiesa ha due finestre ai lati dell'ingresso e altre due sul lato a valle; l'interno ha altare sormontato dal quadro di Sant'Antonio di Padova.
  • Sacrario nazionale mauriziano d'Italia
Opera del 1994, progetto del poeta alpino Sergio Paolo Sciullo Della Rocca, decorato di Medaglia d'Oro Mauriziana.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Fanzago
Palazzo Grilli
Piazza del Comune
La facciata su Piazza Municipio, serrata come di consueto da possenti cantonali in pietra squadrata, è scandita da una teoria di sei nicchie a timpani triangolari alternati, chiusi, spezzati, posti a ritmare il piano di facciata altrimenti privo di aperture, dalla funzione di clausura dell'edificio. Il progetto fu di Cosimo Fanzago. I portali in pietra a tutto sesto furono aperti nel corso del XIX secolo per ospitare botteghe locali commerciali al pianterreno. Le nicchie con paraste ribattute lateralmente da volute a mensole inginocchiate che ne nascondono la plasticità scultorea, e l'effetto a chiaroscuro, costituiscono un episodio chiave dell'opera di Fanzago e presentano evidenti analogie formali con l'altare maggiore della chiesa conventuale di Gesù e Maria, appena all'ingresso del paese, altra opera dell'architetto bergamasco.[7]

Di notevole importanza sono poi le mensole lignee che sorreggono lo sporto di gronda del prospetto principale, raffiguranti un animale chimerico (dragone), metà leone e metà aquila, che allude alla custodia e alla perfezione, simbolo dell'originaria destinazione d'uso dell'edificio.
Sul vico delle Pigne sono ancora visibili i resti del braccio sud-occidentale del monastero, distrutto dal terremoto della Maiella del 1706, costituiti da una muratura in pietrame e un portale in pietra con cancellata in ferro battuto che immetteva anticamente al chiostro.

Palazzo del Municipio
Nonostante il richiamo allo stile classico dei portali e delle finestre, l'edificazione del palazzo risale alla fine del XVII secolo. La linearità della struttura è spezzata dalle quattro torrette angolari cantonali, i gaifi, in cima agli spigoli perimetrali. Il portale est ricorda l'incendio del 1674 dei banditi, e ne porta ancora i segni. La struttura è rettangolare, con aspetto di palazzo fortificato; la facciata ha tre portali, dei quali il centrale decorato da una cornice in pietra.
  • Palazzo municipale
Edificato nel XVIII secolo, il palazzetto rievoca il tipo edilizio della dimora pescolana, con scala di accesso esterna e "vignale" ballatoio davanti il portale principale. Articolato in tre livelli (piano terra con tre portali, piano nobile con ingresso e due balconi curvilinei e piano di mezzo con finestre a edicola a coronamento ribassato e mensole inginocchiate), il palazzo è arricchito da pregevoli ringhiere in ferro battuto e dalla torre centrale dell'orologio. Sull'architrave in pietra del portale fu scolpito nel 1935 il motto SUI DOMINA, a ricordo del riscatto dal soggiogo feudale del 1774 grazie a Ferdinando IV di Borbone.
  • Palazzo Cocco
Presenta una inconsueta facciata derivante dall'annessione di due o più corpi di fabbrica adiacenti; ciò comportò la realizzazione di un seminterrato, denunciato da una teoria di quattro quadrotte che corrono nella zona del basamento, affianco il portale minore. Il palazzo presenta a oriente cinque piani che si riducono, sul lato opposto, a quattro, I piani delle abitazioni sono sottolineati dalla presenza di eleganti finestre settecentesche a coronamento orizzontale, mentre i locali di servizio dei piani inferiori e l'ammezzato di sottotetto si caratterizzano per la presenza di quadrotte. Testimonianza del livello artistico raggiunto nei secoli è il portale che in accordo con le soluzioni barocche, presenta un'ordinanza architettonica ruotata rispetto al piano di facciata, che si conclude in alto con volute di raccordo al fastigio superiore.
  • Palazzo Ricciardelli
L'imponente palazzo un tempo appartenuto al patriota Nicola Ricciardelli, era di dimensioni ridotte allo stato originale, come altri palazzi del paese, modificatisi nei secoli; composto da garitte angolari, che garantivano difesa dalle frequenti incursioni dei banditi, che imperversavano nei territori montani tra il XVII e il XVIII secolo. L'edificio, ampliato nella prima metà del '700, presenta un impaginato di facciata serrato da imponenti cantonali in pietra squadrata, che si articola su quattro livelli: il piano terra, destinato alle cantine e ai depositi, con semplici finestre rettangolari strombate; il piano nobile e il secondo piano con finestre a balconi in ferro battuto alternate ad edicole a coronamento orizzontale, con mensole inginocchiate; un piano ammezzato di sottotetto denunciato all'esterno dalla presenza di sopraluci rettangolari che insistono sulle finestre del secondo livello. Dal portale d'ingresso a tutto sesto, incorniciato da lesene ribattute lateralmente e concluse da triglifi e gocce, si accede agli ambienti di rappresentanza, collocati nella parte mediana del palazzo, in corrispondenza delle finestre balconate. D notevole importanza è la disposizione della cucina, così come testimoniato da una foto del primo '900, che presenta il concaio in pietra, il piano di lavoro in muratura, il camino e un antico rivestimento in maioliche castelline che decorano le pareti e i pavimenti della stanza.

Monumenti pubblici[modifica | modifica wikitesto]

  • Monumento a Diomede Falconio
Fontana di Piazza Municipio
  • Fontana di Piazza Municipio
Realizzata nel XVII secolo, è in ferro e pietra, con vasca circolare di base dall'aspetto modanato, in pietra e sopraelevata di due gradini. Al centro vi è uno stelo in ghisa contornato da tre putti seduti sulla cui bocca fuoriesce l'acqua. I putti sono di scuola tipica pescolana per le caratteristiche dei loro visi che sembrano soffrire. Nel marchio impresso nella fontana si legge il restauro moderno di una ditta locale, poiché negli anni '50 del XX secolo la fontana versava in grave stato di conservazione. Nel restauro è stata aggiunta una piccola conca abruzzese, come testimonia una più recente foto. La conca è sorretta da una statuina umana.
  • Fontana Maggiore
Esistente fin dal XV secolo, la fontana si mostra nella sua veste settecentesca. Pensata per fungere da fondale alla strada che scende dalla Collegiata, nel 1960 fu traslata più a meridione, verso Palazzo Colecchi per permettere la realizzazione dell'asse viario che conduce ai quartieri moderni della zona residenziale. La fontana presenta un timpano triangolar sorretto lateralmente da due piedritti che serrano quattro arcatelle pensili.[8]Sulla vasca è presente un bassorilievo attribuito a Norberto Cicco che ne sarebbe il progettista. Sul bassorilievo, dal quale spuntano quattro cannule che gettano acqua, è scolpita la scena che rappresenta il Ciclo della Vita con figure vegetali e umane, recante il monogramma P.C. (Pesco Costanzo)

Natura[modifica | modifica wikitesto]

Il centro si trova felicemente in posizione dominante nella Piana delle Cinque Miglia e nel comprensorio dell'Alto Sangro, presso una conca circondata dalle montagne, incluso il versante occidentale della Majella sulmonese e del Morrone. Il centro è incluso nel Parco Nazionale della Majella.
La zona naturale appartenente al comune, caratteristica per la sua conformazione, è il Bosco di Sant'Antonio.

Piana delle Cinque Miglia

Il bosco è un luogo anticamente considerato sacro e deciato a Giove; si estende tra il Monte Rotella e il Monte Pizzalto. Il bosco è divenuto riserva nel 1985, con un'estensione di 550 ettari, compreso nel Parco Nazionale della Majella, situato nella località "La Difesa", nome dato in occasione della trasformazione in riserva per impedire il taglio degli alberi, doe il pascolo era consentito ai bovini e ai cavalli, quindi al bosco serviva a dare riparo al bestiame durante il caldo estivo.

Il bosco è composto principalmente da faggi, anche se si può notare la presenza di aceri, perastri e cerri; nel sottobosco è presente l'agrifoglio, la rosa arvense, il ginepro, il ribes uva-spina, la dafne laurella e il biancospino; vi sono anche specie protette come la genziana maggiore, la peonia, la stellina odorosa, l'erba fragolina l'elleboro e la apipactis purpurata, una delle orchidee selvatiche più rare d'Italia. Per quanto riguarda il patrimonio faunistico, si può osservare il rampichino, il picchio muratore, il picchio verde; tra i predatori lo sparviero e la poiana.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[9]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Soffitto della Basilica di San Bernardino a L'Aquila, realizzata da Ferdinando Mosca di Pescocostanzo

A partire dal XVI secolo fino al XIX secolo, nonché ancora oggi, Pescocostanzo ha accolto vari artisti stranieri e locali. Uno dei primi artisti ad aver progettato costruzioni nel paese, adattando lo stile classico a quello barocco fu Cosimo Fanzago, che costruì il Monastero di Santa Scolastica, oggi Palazzo Fanzago, ispirandosi alle costruzioni lombarde d'Italia. Per la decorazioni degli arredi delle chiese, specialmente dopo il terremoto del 1706, intervennero Bernardino D'Alessandro e Falconio Falconi (prima metà del '600) nella chiesa del Suffragio dei Morti. Santo di Rocco e Norberto Cicco invece lavorarono presso la Collegiata nella Cappella del Sacramento (1699-1705). Pescocostanzo dette i natali anche a Ferdinando Mosca, pioniere del barocco tardo aquilano, quando fu chiamato a ricostruite i soffitti della Basilica di San Bernardino e la Basilica di Santa Maria di Collemaggio assieme a Panfilo Rainalli. Egli, avendo lavorato anche a Sulmona nel Complesso della Santissima Annunziata e nell'hinterland peligno, sperimentò la tecnica del legno intagliato, intarsiato e dipinto in oro, dacché Pescocostanzo forniva una vasta dispensa di legno, data l'area boschiva in cui si trova.
Nel paese l'arte barocca avvolge non solo le chiese, ma anche le strutture civili, come il Palazzo Fanzago, il Palazzo Grilli e il Palazzo Ricciardelli.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Il museo raccoglie merletti antichi provenienti da collezioni private, dal comune, e da corredi ecclesiastici, risalenti anche al XVIII secolo. Nel museo, situato nel Palazzo Fanzago, celere è la composizione della "Cena del Principe".
  • Museo della Collegiata:

Racchiude alcune pregevoli opere della Basilica di Santa Maria del Colle, prelevate dalla loro posizione originale per sicurezza.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

A Pescocostanzo sono diffusi tra i vini il Montepulciano d'Abruzzo D.O.C. Biologico, il Pecorino d'Abruzzo Biologico, il Trebbiano d'Abruzzo e il Raspollo; invece da mangiare tradizionali sono il prosciutto dolce abruzzese, la lonza, la "culaccia" (ricavata dalla coscia si suino), il salame abruzzese e la fiaschetta aquilana. Di dolci sono tipici i biscotti locali che si producono nelle botteghe del centro, molto aromatizzati.

Media[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

A Pescocostanzo sono state girate alcune scene della fiction di Rai Uno Raccontami (2006-08) e dei film Straziami ma di baci saziami (1968), di Dino Risi con Nino Manfredi, e Assisi Underground (1985).

Persone legate a Pescocostanzo[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Tra le attività economiche più tradizionali, diffuse e rinomate vi sono quelle artigianali, come la tessitura finalizzata alla realizzazione di tappeti, arazzi e coperte caratterizzati da temi geometrici e vegetali, oppure come l'arte del merletto, del tombolo e quella orafa.[10] Importanti sono anche le produzioni di mobili rustici e le lavorazioni del ferro battuto.

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Turismo in Abruzzo.

Dagli anni 2000 è sempre più aumentato il fenomeno del turismo, poiché Pescocostanzo possiede sia impianti sciistici presso la stazione Vallefura, che bellezze artistiche. Il turismo invernale si concentra sullo sci, essendo il centro vicino a Rivisondoli e Roccaraso, località prettamente legate allo sci; mentre solitamente l'estate Pescocostanzo è meta ambita per passeggiate naturalistiche presso il Bosco di Sant'Antonio, oppure per visite artistiche nelle bellezze del centro storico.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
23 aprile 1995 13 giugno 2004 Antonio Di Pasquale Lista Civica di Centro-sinistra Sindaco [11][12]
14 giugno 2004 31 maggio 2015 Pasqualino Del Cimmuto Lista Civica Rinnovamento Sindaco [13][14]
1º giugno 2015 in carica Roberto Sciullo Lista Civica Alternativa Democratica Sindaco [1]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Ciclismo[modifica | modifica wikitesto]

Ha ospitato l'arrivo della 7ª tappa del Giro d'Italia 2008 che ha visto la vittoria di Gabriele Bosisio.

Sci[modifica | modifica wikitesto]

Sopra il centro si trova il comprensorio sciistico dell'Alto Sangro, con la stazione Vallefura, che costituisce il triangolo sportivo dello sci tra Roccaraso e Rivisondoli.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle Elezioni amministrative del 31 maggio 2015, elezionistorico.interno.it.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2016.
  3. ^ Storia di Pescocostanzo, italiapedia.it.
  4. ^ Chiesa di Santa Maria del Colle, regione.abruzzo.it.
  5. ^ Chiesa di Santa Maria delle Grazie, italiavirtualtour.it.
  6. ^ Chiesa di Santa Maria del Carmine, italiavirtualtour.it.
  7. ^ Palazzo Fanzago, visit-pescocostanzo.it.
  8. ^ Fontana Maggiore, visit-pescocostanzo.it.
  9. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  10. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 2, Roma, A.C.I., 1985, p. 16.
  11. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle Elezioni amministrative del 23 aprile 1995, elezionistorico.interno.it.
  12. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle Elezioni amministrative del 13 giugno 1999, elezionistorico.interno.it.
  13. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle Elezioni amministrative del 12 giugno 2004, elezionistorico.interno.it.
  14. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle Elezioni amministrative del 28 marzo 2010, elezionistorico.interno.it.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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