Altipiani maggiori d'Abruzzo

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Altipiani maggiori d'Abruzzo
Piana delle cinque miglia - panoramio.jpg
L'altopiano delle Cinquemiglia visto dalla SS 17
Stati Italia Italia
Regioni Abruzzo Abruzzo (L'Aquila)
Territorio Campo di Giove, Pescocostanzo, Rivisondoli, Rocca Pia, Roccaraso
Superficie 30 km²
Mappa di localizzazione: Abruzzo
Altipiani maggiori d'Abruzzo
Altipiani maggiori d'Abruzzo
Coordinate: 41°51′44.21″N 14°04′11.73″E / 41.86228°N 14.069925°E41.86228; 14.069925

Gli altipiani maggiori d'Abruzzo sono un'area geografica dell'Appennino abruzzese meridionale, posta nella bassa provincia dell'Aquila e caratterizzata dalla presenza di un complesso di altipiani carsici, collegati tra loro, ad una quota compresa tra i 1 200 e i 1500 m s.l.m.[1].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Si trovano incastonati tra la parte sud-occidentale del massiccio della Maiella a nord, il bacino dell'Alto Sangro con i monti Marsicani e il parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise a ovest, i monti Pizzi, il monte Porrara e la provincia di Chieti (in particolare la zona occidentale del comune di Palena) ad est e a sud[1]. Interessano i territori dei comuni di Campo di Giove, Pescocostanzo, Rivisondoli, Rocca Pia e Roccaraso, centri turistici montani invernali ed estivi, tre dei quali facenti parte del comprensorio sciistico dell'Alto Sangro[1]. Un tempo e in parte ancora erano adibiti alla coltivazione di patate e legumi[2], nonché al pascolo di ovini, caprini e bovini[3]. Quanto alla fauna endemica, l'intero areale risulta frequentato da animali protetti dal parco nazionale della Maiella, tra cui, in particolar modo, il lupo appenninico, l'orso bruno marsicano e diverse specie di uccelli migratori[1].

Altopiano delle Cinquemiglia[modifica | modifica wikitesto]

Altopiano delle Cinquemiglia

Noto anche come "altopiano maggiore", si trova tra i territori dei comuni di Rivisondoli, Rocca Pia e Roccaraso, ad un'altitudine di circa 1265 m s.l.m.[3]. È il più esteso del gruppo degli altipiani maggiori[4], da cui il nome alternativo di altopiano maggiore, estendendosi per circa km in lunghezza ed 1 km in larghezza e ponendo in comunicazione la valle del fiume Gizio, affluente del Pescara, e la Valle Peligna a nord con quella del torrente Raso, affluente del Sangro, e l'Alto Sangro a sud; è sovrastato da alcune cime dei monti Marsicani (monte Genzana, monte Pratello e monte Rotella)[5]. I suoi 9 km circa di estensione, corrispondenti proprio a 5 miglia, che partono dalle sorgenti del torrente Raso fino ad arrivare fino al torrente San Leonardo, gli conferiscono la denominazione[6].

In passato le diligenze, per timore di assalti, soprattutto durante il periodo del brigantaggio, lo attraversavano a gran carriera[3], spesso scortate dalle guardie[7]. In inverno diverse volte i viandanti vi rimasero sepolti sotto la neve a causa delle forti bufere che vi si manifestavano[3]. Così avvenne ad esempio nell'anno 1528, quando perirono 300 mercenari arruolati dalla Repubblica di Venezia per combattere contro l'imperatore Carlo V d'Asburgo, e nell'inverno successivo quando trovarono la morte altri 500 tedeschi di Filiberto di Chalons, principe di Orange[3]. Lo stesso imperatore vi fece inoltre innalzare cinque torri e una taverna, non più presenti[3]. Passò qui anche la delegazione reale con il re Vittorio Emanuele II di Savoia nell'autunno del 1860 quando, dopo l'annessione dell'Abruzzo e delle Marche all'Italia, il sovrano si incontrò a Teano con Giuseppe Garibaldi per giungere infine a Napoli[4].

È attraversato dalla strada statale 17 e rientra nella comunità montana Alto Sangro e altopiano delle Cinquemiglia e a sud-est si collega all'altopiano del Quarto Grande, che ha come centro di riferimento il borgo di Pescocostanzo, mentre a sud-ovest con il Piano Aremogna, dominato dal massiccio del monte Greco e ad est dai prodromi della Maiella[4].

Completamente disabitato e spoglio di vegetazione, vi pascolano in estate greggi e mandrie[3], mentre in inverno con l'inversione termica si registrano spesso temperature minime quasi da record per gli Appennini: talvolta infatti, come rilevato dalla stazione meteorologica presente[8], nelle notti invernali con cielo sereno ed assenza di vento si possono raggiungere temperature minime di −30 °C, che lo portano ad essere etichettato come la "Siberia del Mediterraneo"[4].

Altopiano del Quarto Grande[modifica | modifica wikitesto]

Altopiano del Quarto Grande

L'altopiano del Quarto Grande, che deve la propria denominazione alle sue ampie dimensioni, seppur inferiori a quelle dell'altopiano delle Cinquemiglia, è situato alle falde meridionali del massiccio della Maiella, ad una quota di circa 1300 m s.l.m., collegato a sud-est con l'altopiano di Quarto Santa Chiara[9]. Si sviluppa da nord a sud per circa km con un dislivello di 300 m circa, mettendo in comunicazione il territorio di Cansano a nord con quello di Pescocostanzo a sud, ed è incastonato tra i monti Rotella, Pizzalto e Calvario[9]. Il suo centro di riferimento è il borgo di Pescocostanzo, seguito più a sud dai comuni di Rivisondoli e Roccaraso[9].

Altopiano di Quarto Santa Chiara[modifica | modifica wikitesto]

L'altopiano di Quarto Santa Chiara è situato nella bassa provincia dell'Aquila e nella parte occidentale della provincia di Chieti; lungo circa 6 km e posto ad una quota di circa 1250 m s.l.m.[10], collega il territorio di Campo di Giove con l'altopiano del Quarto Grande, sito nelle vicinanze di Pescocostanzo[11]. Sovrastato a est dal monte Porrara e a ovest dal monte Pizzalto, è raggiungibile salendo da Palena oltrepassando il valico della forchetta[11]; ospita l'omonima riserva naturale ed è attraversato dalla ferrovia Sulmona-Isernia, nota come Transiberiana d'Italia, in corrispondenza della stazione di Palena[1]. Proprio dove vi è lo scalo ferroviario, fino al 1456, anno in cui si verificò il terremoto dell'Italia centro-meridionale, sorgeva il feudo di Forca Palena (Forcæ Pelignorum)[12], cui l'altopiano apparteneva, e che diede il nome al valico della forchetta che lo attraversa[13]. Tale feudo nel 1268 pervenne alle monache del monastero di Santa Chiara di Sulmona[13], da cui il nome dell'altopiano[14], il quale, nonostante il centro abitato di appartenenza fosse stato totalmente distrutto dal sisma[12], continuò ad essere posseduto da esse fino al 1862[15], quando passò alla cassa ecclesiastica[16]. Il quarto, di origine tettonico-carsica, è ciò che resta di un bacino endoreico ed è percorso dal fosso La Vera e da alcuni ruscelli minori[10]. L'azione carsica di questi corsi d'acqua ha portato, nel tempo, alla nascita di un vero e proprio inghiottitoio (chiamato Capo La Vera) e reso impermeabile il terreno sottostante[10]. Di conseguenza nei mesi invernali, complice anche le abbondanti precipitazioni, spesso a carattere nevoso, rilevate dalla stazione meteorologica presente[17], l'inghiottitoio non riesce a drenare l'enorme quantità di acqua che vi si raccoglie, e si forma quindi un vero e proprio "lago" che permane fino alla fine della primavera, contribuendo a caratterizzare l'altopiano[10]. Le acque raccolte risgorgano poi in corrispondenza delle sorgenti di Capo di Fiume, dalle quali originerà il fiume Aventino[16].

Piano Aremogna[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Piano Aremogna.
Piano Aremogna

Posto ai piedi del monte omonimo, da cui il nome, è sito nell'omonima località del territorio comunale di Roccaraso, nella bassa provincia dell'Aquila, ad una quota media di 1450 m s.l.m., circondato a nord dall'altopiano delle Cinquemiglia, a ovest dai monti di Roccaraso, sottogruppo della catena del monte Greco[18], e dal monte Toppe del Tesoro, compreso tra il monte Pratello e il monte I Tre Confini, e a sud-est dalla dorsale del monte Arazecca[19]. Di origine alluvionale, carsica e tettonica e di forma oblunga[18], da esso si dipartono gli impianti di risalita della stazione sciistica di Roccaraso, compresi all'interno del comprensorio sciistico dell'Alto Sangro[19]. Questo altopiano talvolta fa registrare record negativi di temperatura minima invernale, come rilevato dalla stazione meteorologica ivi presente[19]. L'altopiano è stato percorso più volte dal Giro d'Italia: nel Giro 2016 con la 6ª tappa Ponte-Roccaraso vinta dal belga Tim Wellens della Lotto Soudal[20] e nel Giro 2020 con la 9ª tappa San Salvo-Roccaraso vinta dal portoghese Ruben Guerreiro della EF Pro Cycling[21].

Altri altipiani[modifica | modifica wikitesto]

Questo complesso di altipiani carsici comprende, oltre a quelli principali, anche altri altipiani, non di minore importanza, quali l'altopiano del Prato[18], l'altopiano del Quarto del Barone[1], l'altopiano del Quarto del Molino[9] e la Riseca[10].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Parcomajella.it.
  2. ^ Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, Sedicesima revisione dell'elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali (Gazzetta Ufficiale n. 143 del 21 giugno 2016), su politicheagricole.it.
  3. ^ a b c d e f g TCI (1979), p. 294.
  4. ^ a b c d Altopiano delle Cinque Miglia, su abruzzoturismo.it.
  5. ^ Piano delle Cinquemiglia, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  6. ^ De Panfilis e Sabatini (1991), p. 12.
  7. ^ Ferrovie dello Stato (1998), pp. 21-24.
  8. ^ Altopiano delle Cinquemiglia: descrizione morfologica e climatologica della località, su caputfrigoris.it.
  9. ^ a b c d Parco nazionale della Maiella (2020), foglio sud (fronte retro).
  10. ^ a b c d e L'altopiano tettonico-carsico di Quarto Santa Chiara, su parcomajella.it.
  11. ^ a b Altopiano di Quarto Santa Chiara, su abruzzoturismo.it.
  12. ^ a b Sabatini (1960), p. 109.
  13. ^ a b Orsini (1970), pp. 26-27.
  14. ^ Romanelli (1809), p. 16.
  15. ^ De Matteis (1909), pp. 288-289.
  16. ^ a b Quarto di Santa Chiara, su libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it.
  17. ^ Quarto di Santa Chiara: descrizione morfologica e climatologica della località, su caputfrigoris.it.
  18. ^ a b c Altopiano dell'Aremogna, su abruzzoturismo.it.
  19. ^ a b c Piano Aremogna: descrizione morfologica e climatologica della località, su caputfrigoris.it.
  20. ^ Giro d'Italia, 6ª tappa, vince Wellens. Dumoulin attacca e allunga in testa, in La Gazzetta dello Sport, 12 maggio 2016.
  21. ^ Tappa 9 del Giro d'Italia 2020: San Salvo-Roccaraso (Aremogna), su giroditalia.it, 11 ottobre 2020.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Emilio De Matteis, Historia dei Peligni, a cura di Nunzio Federigo Faraglia, vol. 2, 1909, ISBN non esistente.
  • Edmondo De Panfilis e Francesco Sabatini, Vincenzo Giuliani: Ragguaglio istorico della terra di Roccaraso e del piano delle Cinquemiglia, Padova, Bottega d'Erasmo, 1991, ISBN non esistente.
  • Ferrovie dello Stato, Cento anni di altitudine. Ferrovia Sulmona-Isernia, Roma, Ferrovie dello Stato, 1998, ISBN non esistente.
  • Virgilio Orsini, Campo di Giove dai primitivi alla seggiovia, Sulmona, Tipografia Labor, 1970, ISBN non esistente.
  • Parco nazionale della Maiella, Carta escursionistica. Scala 1:25.000, Pistoia, DREAm Italia, 2020, ISBN 978-88-9480-926-8.
  • Domenico Romanelli, Scoverte patrie di città distrutte, e di altre antichità nella regione Frentana oggi Apruzzo Citeriore nel Regno di Napoli colla loro storia antica, e de' bassi tempi, vol. 2, Napoli, Vincenzo Orsini, 1809, ISBN non esistente.
  • Francesco Sabatini, La regione degli altopiani maggiori d'Abruzzo, Roccaraso, Azienda di soggiorno e turismo, 1960, ISBN non esistente.
  • Touring Club Italiano, Guida d'Italia. Abruzzo, Molise, 4ª ed., Milano, Touring Editore, 1979, ISBN 88-365-0017-X.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]