Riserva naturale Quarto Santa Chiara

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Riserva naturale Quarto Santa Chiara
Altopiano di Quarto Santa Chiara.JPG
Altopiano di Quarto Santa Chiara
Tipo di areaRiserva naturale statale orientata
Codice WDPA31156
Codice EUAP0030
Class. internaz.Categoria IUCN Ia: riserva naturale integrale
StatiItalia Italia
Regioni  Abruzzo
Province  Chieti
ComuniPalena
Superficie a terra5 km²
Superficie a terra485 ha
Provvedimenti istitutiviD.M. Agricoltura e Foreste 10/10/1982[1]
GestoreReparto Carabinieri Biodiversità di Castel di Sangro[1]
Mappa di localizzazione
Coordinate: 41°55′28.39″N 14°06′18.39″E / 41.924552°N 14.105108°E41.924552; 14.105108

La riserva naturale Quarto Santa Chiara è un'area naturale protetta di 485 ha, istituita nel 1982 e situata nel comune di Palena, in provincia di Chieti[2].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Uno scorcio dell'ambiente della riserva

La riserva occupa una superficie di 485 ha, pari a circa km², con un dislivello che spazia dai 1073 m s.l.m. di Fosso Grottignano ai 1729 m s.l.m. di Serra Malvone (o Molione)[3]. Il proprio areale comprende parte dell'altopiano di Quarto Santa Chiara, da cui il nome, a sua volta derivante dalle monache del monastero di Santa Chiara di Sulmona, che possedettero il territorio dell'altopiano dal 1268 fino al 1862[1]. La presenza di tale quarto, di origine tettonico-carsica, unita a quella boschiva che si diparte dai pendii del monte Porrara e dei monti Pizzi, alternata a tratti adibiti a pascolo[4], quali praterie meso-igrofile e xerofitiche[5], contribuisce a rendere l'ambiente della riserva molto variegato[6]. Il quarto infatti è ciò che resta di un bacino endoreico ed è percorso dal fosso La Vera e da alcuni ruscelli minori, la cui azione carsica ha portato, nel tempo, alla nascita di un vero e proprio inghiottitoio e reso impermeabile il terreno sottostante, in gran parte argilloso[7]. Di conseguenza nei mesi invernali, complice anche le abbondanti precipitazioni, spesso a carattere nevoso, l'inghiottitoio non riesce a drenare l'enorme quantità di acqua che vi si raccoglie, e si forma quindi un vero e proprio "lago" che permane fino agli ultimi giorni primaverili[7]. Le acque raccolte risgorgano poi in corrispondenza delle sorgenti di Capo di Fiume, dalle quali originerà il fiume Aventino[1], rimanendo ciononostante sempre all'interno del territorio comunale di Palena, nel quale ricade la riserva, costituendo l'estremità più occidentale della provincia di Chieti a ridosso della provincia dell'Aquila[7]. La riserva risulta attraversata dalla ferrovia Sulmona-Isernia[7].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La riserva è stata istituita con decreto ministeriale agricoltura e foreste del 10 ottobre 1982 come riserva naturale statale orientata[1]. Dal 1985 l'intera area è entrata a far parte del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell'interno e dal 1993 è stata compresa nel territorio del parco nazionale della Maiella, individuata nel 2009 all'interno della zona A[1]. Durante quest'ultimo anno è stata inoltre riconosciuta all'interno della direttiva habitat come «sito di importanza comunitaria» e inclusa nella zona di protezione speciale dell'Unione europea[5].

Flora[modifica | modifica wikitesto]

Il giaggiolo della Marsica, tipica pianta floreale della riserva

La riserva è rivestita per due terzi da boschi e per la restante parte da prati[7]. Quanto ai primi, sono costituiti da piante arboree di acero di monte, acero opalo, carpino bianco[3], carpino nero, cerro, ciavardello, faggio, frassino maggiore, orniello, salicone e tasso[4], mentre per quanto riguarda le piante erbacee e floreali, vi sono specie di barbone adriatico, caglio zolfino, carice distica, carice volpina, cinquefoglia, giaggiolo della Marsica, gladiolo palustre, gramigna e romice crespa[1][7].

Fauna[modifica | modifica wikitesto]

Il lupo appenninico, tipica specie faunistica della riserva

Diversificata è la fauna, che comprende, per i grandi e i piccoli mammiferi, specie di capriolo, cervo nobile, cinghiale, faina[3], gatto selvatico, lepre[6], lupo appenninico, martora, orso bruno marsicano, scoiattolo e volpe, e tra gli uccelli, migratori e non, specie di assiolo, astore, barbagianni, cicogna bianca, civetta, germano reale, gru, gufo, oca selvatica, picchio dorsobianco, poiana e sparviero[4], mentre per quanto concerne l'ittiofauna, specie di gambero di fiume, salamandrina dagli occhiali settentrionale e salamandra pezzata appenninica, risiedenti dentro e fuori gli ambienti umidi[1][7].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]