Canis lupus italicus

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Lupo degli Appennini
Lupo appenninico 3.jpg
Canis lupus italicus
Stato di conservazione
Status iucn3.1 VU it.svg
Vulnerabile[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Classe Mammalia
Sottoclasse Eutheria
Ordine Carnivora
Famiglia Canidae
Sottofamiglia Caninae
Genere Canis
Specie C. lupus
Sottospecie C. l. italicus
Nomenclatura trinomiale
Canis lupus italicus
Altobello, 1921
Areale
Distribution Canis Lupus Italicus.png

Il lupo appenninico (Canis lupus italicus) è una sottospecie del lupo che popola le foreste e i boschi della dorsale appenninica. Dopo la metà degli anni '70 la protezione del lupo ha comportato l'aumento della popolazione, che lo ha portato a distribuirsi anche su tutto l'arco alpino.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Illustrazione comparativa tra il cranio e la dentatura di C. l. lupus (a) e di C. l. italicus (b).

Il lupo appenninico è più piccolo, snello e slanciato rispetto al lupo comune: il peso di un esemplare maschio si aggira attorno ai 35-40 kg, mentre nell'esemplare femmina il peso è di circa 25–30 kg. La lunghezza media è di circa 150 cm, mentre l'altezza media è di circa 60–70 cm. Il pelo è generalmente di colore grigio-marrone.[2]

Dieta[modifica | modifica wikitesto]

La dieta del lupo appenninico prevede principalmente ungulati di taglia media e grande (cinghiali, camosci, caprioli, cervi e daini) ma, in assenza di questi, si nutre anche di animali di taglia inferiore (piccoli roditori, lepri, ecc.) e non disdegnano anche frutta e funghi. Il lupo si è adattato anche alla presenza umana e così anche la sua nutrizione; in alcune zone, infatti, questi animali non ignorano i rifiuti né gli animali domestici. In Italia vengono uccisi ogni anno per scopi predatori alcuni capi di bestiame (pecore, capre, vitelli e occasionalmente puledri). In questa stima rientrano, tuttavia, anche le uccisioni causate dai branchi di cani tornati allo stato selvatico, che occupano la stessa nicchia ecologica del lupo appenninico ed entrano in competizione con questo predatore.
Per evitare che la tutela del lupo comporti gravi perdite economiche per gli allevatori, diverse regioni hanno istituito rimborsi per i danni subiti a causa degli attacchi al bestiame.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Il corteggiamento avviene durante i primi mesi dell'anno, mentre l'accoppiamento durante la seconda metà di marzo. La gestazione dura circa due mesi e il numero di nuovi nati varia a seconda dell'età della madre: dai 2 agli 8 cuccioli.

Popolazione[modifica | modifica wikitesto]

Esemplare di lupo grigio ucciso a Malga Campo Bon (Comelico) il 24 maggio 1929.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il lupo appenninico - consistenza in Italia
Anno Numero di esemplari
1968 300[3]
1971 200[4]
1976 100-110[5]
1982 200[6]
1986 250[7]
1990 400[8]
1995 500[8]
2000 600[7]
2010 1.000[7]
2013 1.500[9][10]
2015 1.600-1.900[11]

Fino alla fine del XIX secolo, questo mammifero era ampiamente diffuso sui monti ed in pianura.
Dagli inizi del Novecento iniziarono le persecuzioni nei confronti di questo animale. In un breve arco di tempo, la popolazione diminuì drasticamente e il lupo scomparve definitivamente dalle Alpi, dalla Sicilia e, negli anni successivi, anche negli Appennini si riscontrò un forte calo del numero di individui.

Dopo la seconda guerra mondiale la situazione divenne sempre più grave, e il numero dei lupi appenninici si ridusse fino a toccare il minimo storico documentato negli anni settanta[12]. Nel 1972 Luigi Boitani ed Erik Zimen furono incaricati di eseguire la prima indagine italiana sulla situazione del lupo appenninico svolta con una metodologia sistematica: prendendo come riferimento un'area che si estendeva dai Monti Sibillini (a nord) fino alla Sila (a sud), essi stimarono il numero complessivo degli esemplari in 100-110 al massimo.

La ripresa[modifica | modifica wikitesto]

A partire dagli anni settanta vennero attuate le prime politiche di conservazione, che favorirono l'aumento della popolazione. Nel 1971 partì la campagna del Parco Nazionale d'Abruzzo e del WWF significativamente chiamata "Operazione San Francesco" e nel 1976 vennero promulgate le prime leggi di conservazione[13]. Nei primi anni ottanta una nuova indagine stimò il numero degli esemplari in circa 220-240 individui, in espansione. Negli anni novanta nuove stime portarono il numero a circa 400 lupi, con in più il ripopolamento di zone, come le Alpi Occidentali, dalle quali questi animali erano scomparsi da quasi un secolo.
Contemporaneamente rinascevano comportamenti persecutori da parte dell'uomo: ad esempio, negli anni ottanta, a seguito della ricomparsa di un piccolo nucleo di lupi nel comprensorio dei Monti Lepini, si attivarono nella zona squadre di armati che spesso arsero vive nelle tane intere cucciolate. In un episodio emblematico, accaduto nel 1983 a Carpineto Romano, un cucciolo di lupo, dopo essere stato barbaramente ucciso, venne inchiodato al portone del municipio, come monito per gli ambientalisti.

Situazione attuale[modifica | modifica wikitesto]

Un esemplare di lupo appenninico.

La popolazione odierna, tenendo conto delle comunità alpine e di quelle presenti nel territorio peninsulare, è composta da un numero di individui che si aggira tra le 600 e le 1.000 unità, con la popolazione alpina composta da circa 100-120 esemplari e quella peninsulare da 500-800 individui,[14] sebbene alcune stime parlino di 1.000-1.200 esemplari presenti in tutto il territorio italiano;[15][16] stime più recenti fanno ascendere la popolazione dei lupi in Italia addirittura a 1.500.[17][18]Tuttavia, trattandosi di stime, il numero esatto non è al momento conosciuto: si noti che i dati della tabella sopra riportata corrispondono a incrementi annui medi della popolazione di lupi del 10% fra il 1976 e il 1990, del 4% fra il 1990 e il 2000, del 5% fra il 2000 e il 2010 e addirittura del 14% fra il 2000 e il 2013. La popolazione alpina, pur crescendo con ritmi piuttosto veloci negli anni passati (10% all'anno),[14] risulta ancora in pericolo per l'esiguità del numero di individui (circa 150 individui su tutto il territorio alpino a fine 2015)[19] e per lo scarso contatto con altre popolazioni di Canis lupus, entrambi fattori che potrebbero indebolire il corredo genetico. Per questo motivo, tale popolazione è considerata in pericolo, mentre la popolazione appenninica, a causa della maggiore consistenza numerica è considerata a minore rischio e categorizzata come vulnerabile.[20] Tuttavia anche per questa popolazione la riduzione del flusso genico e la pressione antropica, esercitata soprattutto attraverso il bracconaggio rappresentano evidentemente dei fattori di rischio elevati. Tuttora, infatti, persistono campagne di persecuzione, attraverso il bracconaggio, che utilizza principalmente armi da fuoco, bocconi avvelenati e lacci. Si tratta in ogni caso di comportamenti illegali, perché tutte le Leggi Regionali sulla caccia tutelano senza eccezioni il lupo e, a livello nazionale, esso è specie integralmente protetta.

Uno dei maggiori pericoli a cui è esposto attualmente il lupo appenninico è l'ibridazione, causata dall'accoppiamento con cani rinselvatichiti, con conseguente corruzione del patrimonio genetico di questo animale.

Il maggior numero di branchi ed esemplari è presente in Abruzzo, con i nuclei principali nell'area del Parco Nazionale omonimo e nei settori a cavallo tra il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, il Parco Nazionale della Majella ed il Parco nazionale dei Monti Sibillini e, in Calabria, nel Parco Nazionale della Sila; il territorio abruzzese, inoltre, grazie alla presenza di efficaci corridoi faunistici è l'unico in tutto l'Appennino a permettere spostamenti da parte del lupo sull'asse Ovest-Est e viceversa.

Nel Lazio è presente sulla dorsale appenninica: nel Parco dei Monti Simbruini, nei Monti della Tolfa, Monti Lepini e nei Monti Ausoni. Da circa 5 o 6 anni è stato registrato il suo ritorno anche nel Parco naturale dei Monti Aurunci[21]. Ci sono stati avvistamenti anche nella campagna romana con un branco di 4-5 lupi. Negli ultimi anni alcuni esemplari sono stati avvistati all'interno del territorio del Parco Regionale dei Castelli Romani e nel Parco naturale regionale delle Serre. Nel 2010 sono avvenuti sporadici avvistamenti di 3-4 esemplari sui boschi del Subappenino Dauno nella Puglia settentrionale e 5 esemplari sulle Murge. Nel 2011 è stato accertato il ritorno del lupo italico nel Parco nazionale del Gargano[22] dove alcune ricerche hanno confermato la presenza di almeno un nucleo familiare. Negli ultimi tempi sembra che la popolazione di lupi presente nel Parco Nazionale dell'Alta Murgia si sia stanziata in questo territorio e nelle aree ad esso adiacenti, dove la sua presenza è sempre stata supposta da qualche sparuto avvistamento di qualche singolo esemplare o di qualche coppia ( si suppone proveniente dalla vicina Basilicata). [23]Quisembra che si sia instaurato tra la popolazione di lupi, di cui non si ha ancora una stima quantitativa attendibile e i cinghiali un certo equilibrio predatore-preda. Si suppone persino che siano stati proprio questi grossi animali, presenti in gran numero in Puglia ( anche a causa di introduzioni a fini venatori) ad aver spinto questi efficenti cacciatori sociali a ritornare di stanza in quest'area dell'Italia. Negli ultimi tempi sembra che sia stata accertata la loro presenza anche nelle province di Brindisi e Taranto in particolare, nelle aree limitrofe ai boschi di Martina Franca e di Ostuni[24]. Qui oltre ad essere state uccise e mangiate alcune capre e un cavallo dai lupi sarebbero anche stati avvistati da alcuni agricoltori. I veterinari che hanno esaminato le carcasse sembrerebbero anche aver dato conferma di tali affermazioni. I provvedimenti da prendere in seguito alla ricomparsa del lupo in quest'area sono ancora oggetto di discussione.[25]
Nella Provincia di Imperia, dopo operazioni atte ad aiutare il ripopolamento, sono stati fotografati a partire dal 2011[26]. In Piemonte è stata censita la presenza, nell'inverno 2010-2011, di 60-70 lupi, in particolare nelle province di Cuneo e Torino[27]. Da poco tempo poi si è stabilito un branco nel Parco nazionale del Gran Paradiso: ne sono accertate la presenza[28] ed il successo riproduttivo nel corso del 2013 in Val Soana, nel versante piemontese del parco.

Da qualche anno si registra inoltre la presenza di alcuni esemplari di Canis lupus italicus in Lombardia e in Svizzera. È infine probabile il ricongiungimento della popolazione del lupo appenninico con la popolazione del lupo sloveno: alcuni esemplari sono stati infatti segnalati nel Friuli-Venezia Giulia a partire dal 2000. Nel 2009 sulle Dolomiti è stata trovata la carcassa di un lupo, morto per cause naturali[29]. Nel 2012 nel Parco Naturale Regionale della Lessinia è stata verificata la presenza di una coppia di lupi, una femmina della popolazione italiana e un maschio di quella balcanica, diventando il primo caso verificato di ricongiungimento tra le due popolazioni; la coppia si è riprodotta nel 2013[30].

Le uniche regioni d'Italia dalle quali il lupo non è mai scomparso sono Campania, Basilicata, Calabria e Abruzzo, dove, all'interno delle foreste dei Monti Picentini-Alburni[31], del Pollino, del Vulture, della Sila e Parco nazionale d'Abruzzo, ha potuto proseguire la sua vita in relativa serenità e isolamento.

Lupi e cani[modifica | modifica wikitesto]

Da quando, circa 17.000 anni fa, ebbe inizio la domesticazione del lupo, le strade di questo animale e del suo derivato domestico, il cane, si sono sviluppate su rami divergenti. Le tecniche di caccia di questi due canidi appartenenti alla stessa specie, sono completamente diverse. Il lupo organizza battute con grande coordinamento del branco; spesso isola un esemplare vecchio o malato dal resto della mandria e lo finisce con un morso alla gola eseguito con chirurgica precisione. Solo nel caso degli ungulati più grandi, i lupi effettuano inseguimenti anche di lunga durata, e tentano di mordere l'animale agli zoccoli, ai fianchi o alla testa.

I cani rinselvatichiti, invece, mancano della capacità di coordinamento del branco. Spesso sono capaci di uccidere soltanto le prede più piccole, come pecore o capre, aggredendole ai quarti posteriori o al ventre e iniziando sovente a mangiare le malcapitate bestie mentre sono ancora vive; sono tuttavia in grado di abbattere anche cinghiali o montoni maschi contando sul numero e sulla persistenza dell'attacco. Un'ulteriore distinzione è che, a differenza dei branchi di lupi, i branchi di cani rinselvatichiti, qualora attacchino un gregge, sono incapaci, anche per assoluta mancanza di coordinazione, di limitare l'attacco alla sola necessità alimentare: di conseguenza, disperdono gli animali in un vasto raggio e ne uccidono un gran numero. Il danno causato dai loro attacchi alle greggi è assai consistente e l'abbandono di carcasse semidivorate sui pascoli incrementa la diffidenza degli operatori del settore zootecnico nei confronti dei lupi, con i quali vengono sovente confusi. Questi comportamenti e l'ibridazione fanno del cane selvatico la principale minaccia per la sopravvivenza del lupo.

Recentemente (1966) il lupo appenninico è stato uno dei "protagonisti" della storia del Lupo italiano, una razza canina nata e selezionata partendo da un cucciolo di una femmina di lupo appenninico e di un maschio Pastore tedesco.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Large Carnivore Initiative for Europe 2007, Canis lupus (Regional assessment), su IUCN 2011. IUCN Red List of Threatened Species. Versione 2011.2.
  2. ^ Nettamente - www.nettamente.com, Lupo appenninico, su www.ecotur.org. URL consultato il 16 maggio 2016.
  3. ^ Censimento - A. Simonetta
  4. ^ Censimento - F. Tassi
  5. ^ Censimento - Luigi Boitani e Erik Zimen
  6. ^ Censimento - G. Boscagli
  7. ^ a b c Stima - Gruppo Lupo Italia
  8. ^ a b Censimento - Gruppo Lupo Italia
  9. ^ Luci e ombre sulla biodiversità italiana
  10. ^ Lupi, orsi, aironi. A volte ritornano
  11. ^ Congresso nazionale sui mammiferi
  12. ^ Marucco, Francesca, and Luigi Boitani. "Wolf population monitoring and livestock depredation preventive methods in Europe." Hystrix, the Italian Journal of Mammalogy 23.1 (2012): 1-4.
  13. ^ Canis Lupus Italicus, parchionline.it.
  14. ^ a b Greco Claudia, 2009. Genomic characterizatiion of the Italian wolf (Canis lupus):the genes involved in black coat colour determination and application of microarray technique for SNPs detection. PhD Thesis
  15. ^ Lupo Appenninico - Consistenza in Italia, comitatoparchi.it. URL consultato il 19 settembre 2012.
  16. ^ Lupo
  17. ^ "Luci e ombre sulla biodiversità italiana (National Geographic)"
  18. ^ Lifegate: "Sulle Alpi si torna indietro di 50 anni: presentato un piano per abbattere i lupi"
  19. ^ On-line i video della conferenza Lupo, Parchialpicozie.it. URL consultato il 26-2-2016.
  20. ^ Canis lupus - regional assesment, iucnredlist.org. URL consultato il 19 settembre 2012.
  21. ^ La presenza dei lupi nel territorio del Parco dei Monti Aurunci, parcoaurunci.it. URL consultato il 23 febbraio 2010.
  22. ^ La Gazzetta del Mezzogiorno - I lupi tornano ad abitare nei boschi del Gargano http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=438550&IDCategoria=1.
  23. ^ Alta Murgia, tracce e avvistamenti: i lupi sono tornati in Puglia, su BariReport. URL consultato il 16 maggio 2016.
  24. ^ La Murgia torna regno dei lupi fotografati mentre cacciano - Bari - Repubblica.it, su Bari - La Repubblica. URL consultato il 16 maggio 2016.
  25. ^ I lupi invadono il Sud Italia, affaritaliani.it.
  26. ^ Animali: torna il Lupo sulle Alpi Marittime
  27. ^ Stato, distribuzione, e dimensione della popolazione di lupo in regione Piemonte (PDF), regione.piemonte.it.
  28. ^ Campo sul lupo in Val Soana - http://www.dislivelli.eu/blog/campo-sul-lupo-in-val-soana.html
  29. ^ Il Gazzettino
  30. ^ Lessinia - MyPortal - Regione Veneto
  31. ^ Esclusi dall'arca - Animali estinti e in via di estinzione in Italia


Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Spagnesi M., De Marinis A.M. (a cura di), Mammiferi d'Italia - Quad. Cons. Natura n.14 (PDF), Ministero dell'Ambiente - Istituto Nazionale Fauna Selvatica, 2002.
  • Massimiliano Borgia (a cura di), Il ritorno del lupo nelle valli torinesi, 1ª edizione, Avigliana / Torino, Editrice Luna Nuova Scarl, dicembre 2003, ISBN 88-88426-02-7.
  • Francesca Marucco, Il lupo. Biologia e gestione nelle Alpi ed in Europa, Il Piviere, gennaio 2014, ISBN 88-96348-23-4.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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