Canis lupus lupus

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Lupo grigio euroasiatico
Eurasian wolf.JPG
Canis lupus lupus
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Sottoclasse Theria
Infraclasse Eutheria
Ordine Carnivora
Famiglia Canidae
Sottofamiglia Caninae
Genere Canis
Specie Canis lupus
Nomenclatura trinomiale
Canis lupu lupus
Linnaeus, 1758
Areale

Present distribution of wolf subspecies eur.jpg

Il lupo grigio eurasiatico (Canis lupus lupus), noto anche come il lupo comune,[1] è una sottospecie di lupo grigio originaria dell'europa e le zone temperate e steppose dell'ex Unione Sovietica. In Italia e la penisola iberica, viene rimpiazzato con il lupo grigio italiano e il lupo grigio iberico rispettivamente. La sottospecie era diffuso in gran parte dell'eurasia prima del medioevo: a parte ai reperti paleontologici e genici,[2] le lingue indoeuropee tendono ad avere molteplici parole per "lupo", un indizio su quanto fosse abbondante e culturalmente importante l'animale in passato.[3] Fu stimato nelle mitologie baltiche, celtiche, slavoniche, turche, greche, latine e trace, sebbene ebbe un ruolo più ambivalente in quello dei Germani.[4]

È il più grande dei lupi grigi del vecchio mondo, pesando di media 39 chili, sebbene sono stati segnalati esemplari grandi 69-80 chili.[5][6] Il suo manto è relativamente corto e grossolano,[1] solitamente di colore tenné, con peli bianchi sulla gola che si estendono sulle guance.[6] Gli esemplari melanici, albini ed eritristi sono rari, solitamente frutti d'incroci con i cani.[7] Il suo ululato è più lungo e melodico di quello dei lupi nordamericani, i cui ululati sono più forti e con un enfasi sulla prima sillaba.[8]

Molte popolazioni di lupo eurasiatico sono costrette a cibarsi predominantemente di bestiame e rifiuti in zone occupate dal uomo, sebbene gli ungulati selvatici come alci, cervi rossi, caprioli, e cinghiali sono ancora prede importanti in Russia e nelle zone montagnose dell'Europa orientale. Altre prede includono renne, argali, mufloni, bisonti europei, saighe, stambecchi, camosci, egagri, daini e moschidi.[9]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Teschio di lupo grigio europeo

Nel descrivere il lupo d'Alaska, il naturalista scozzese John Richardson usò il lupo d'europa come punto di riferimento, notando che quest'ultimo avesse un cranio più snello, le orecchie più elevate, una corporatura meno robusta, gli arti più lunghi e il pelo della coda meno folto. Notò che questi tratti davano alla razza europea un aspetto più astuto e infido di quello nordamericano.[10]

La grandezza è soggetta alla variazione geografica, con gli esemplari più grossi vivendo in Russia e Scandinavia,[11] esemplari che Theodore Roosevelt, nelle sue scritture sulla caccia al lupo, paragonò con i grandi lupi del Montana nordoccidentale e di Washington.[12] Gli adulti in Russia misurano 105-160 cm di lunghezza, 80-85 cm d'altezza, e pesano di media 32-50 chili, con un peso massimo di 60-80 chili.[5] L'esemplare più grosso segnalato fu abbattuto dopo la seconda guerra mondiale nell'Oblast della Poltava nell'Ucraina, e pesava 86 kg.[13] Si sa attraverso i reperti scheletrici che i lupi grigi estinti delle isole britanniche potevano raggiungere grandezze paragonabili a quelle dell'odierno lupo artico.[14]

Areale[modifica | modifica wikitesto]

Declino[modifica | modifica wikitesto]

Pittura rupestre, Font-de-Gaume, Francia.

Lo sterminio dei lupi nel Nordeuropa fu ben organizzato a partire dal Medioevo, fino al XIX secolo. In Inghilterra, i lupi furono cacciati per legge, e l'ultimo fu ucciso durante il regno d'Enrico VII. Hanno resistito più a lungo in Scozia, dove erano presenti foreste abbondanti in cui rifugiarsi. Fino al 1684 sono riusciti a sopravvivere nelle foreste di Braemar e Sutherland.[15] In Irlanda, i lupi fecero la stessa fine, con l'ultimo esemplare ucciso nel 1786.[16] La Svezia introdusse una taglia sui lupi nel 1647, quando lo sterminio delle alci e delle renne costrinse i lupi ad attaccare il bestiame. I sami li sterminarono dalla Svezia con cacce ben organizzate, uccidendo l'ultimo esemplare nel 1666. La specie fu sterminata nella Danimarca nel 1772 e nella Norvegia nel 1773. Fu decimata nella Finlandia del XX secolo, sebbene molti esemplari entravano regolarmente dalla Russia. Nel 1900, il lupo fu presente solo nelle zone settentrionali e orientali della Finlandia.[15]

Nell'Europa centrale, i lupi sono si estinsero nella prima metà del XIX secolo grazie alle battute organizzate e alla riduzione di prede naturali. In Baviera, l'ultimo lupo fu ucciso nel 1847, e scomparve dalle regioni del Reno nel 1899. Nel 1934, la Germania Nazista fu il primo Stato a proteggere la specie, sebbene in realtà fosse già sterminata.[17] La caccia al lupo in Francia fu ufficializzata da Carlo Magno tra l'anno 800 ed il 813, che per primo fondò la louveterie. Fu abolita nel 1789 dopo la Rivoluzione Francese, ma venne ripresa nel 1814. Nel 1883, furono uccisi almeno 1.386 lupi.[15]

L'ultimo lupo della Finlandia centrale (1911).

Nell'Europa orientale, i lupi non furono mai completamente sterminati, grazie al collegamento geografico con l'Asia e le sue vaste zone boreali. Le popolazioni vennero ridotte a poche centinaia di esemplari, solo durante gli ultimi anni del XIX secolo. Furono sterminati in Slovacchia durante il primo decennio del XX secolo. Si potevano solo trovare nelle zone forestali della Polonia orientale. Nei Balcani orientali, i lupi godevano della prossimità dell'ex Unione Sovietica e delle vaste zone di pianure, montagne. In Ungheria, i lupi, nei primi anni del XX secolo, occupavano solo metà della nazione, trovandosi solo nel Bacino Carpatico. Le loro popolazioni rimasero consistenti in Romania, dove mediamente, tra il 1955 ed il 1965, furono abbattuti 2.800 lupi su una popolazione di 4.600 esemplari. La loro popolazione fu però ulteriormente ridotta nel 1967 a 1.550 individui. In Bulgaria, la popolazione di lupi fu ridotta da 1.000 esemplari a 100-200 nel 1964. In Grecia, la specie scomparve nel 1930 dal Peloponneso meridionale. Malgrado periodi di inteso abbattimento durante il XVIII secolo, i lupi non si sono mai estinti nei Balcani occidentali. La persecuzione ufficiale dei lupi nella ex Jugoslavia avvenne nel 1923.[15]

Recupero[modifica | modifica wikitesto]

Lupi grigi in Bardu, Troms, Norvegia.

Il recupero delle popolazioni europee iniziò dopo gli anni 50, quando le attività pastorali e rurali declinarono, e non ci fu più la necessità di cacciarli. Negli anni 80, delle popolazioni piccole ed isolate di lupi iniziarono ad aumentare man mano che diminuiva di densità di popolazione umana nelle zone rurali.[15]

Nel 1978, i lupi iniziarono a ripopolare la Svezia centrale dopo una assenza di 12 anni, e si spinsero fino alla Norvegia. Dal 2005, il numero totale di lupi svedesi e norvegesi è di almeno 100 esemplari, comprese 11 coppie riproduttive. Le popolazioni scandinave di lupi devono la loro continuata esistenza ininterrotta al collegamento geografico tra la Finlandia e la Repubblica di Carelia. I lupi sono protetti solo nella parte meridionale della Finlandia, mentre si può cacciare in altre zone durante alcune stagioni.[15]

Le popolazioni di lupi in Polonia sono aumentate fino a 800-900 esemplari. La Polonia gioca un ruolo importante nella loro espansione verso gli stati circostanti. Nell'est, i lupi della Polonia si aggiungono a quelli della Lituania, la Bielorussia, l'Ucraina e la Slovacchia. Il lupo grigio è protetto in Slovacchia, ad eccezione di quelli che uccidono bestiame. Alcuni lupi Slovacchi a volte entrano nella Repubblica Ceca, dove sono completamente protetti. I lupi provenienti dalla Slovacchia, dall'Ucraina e dalla Croazia a volte entrano in Ungheria, dove, se causano problemi, si possono cacciare legalmente.[15]

La Romania annovera ben 2.500 esemplari protetti sin dal 1996. Il numero di lupi in Albania e in Macedonia è sconosciuto, sebbene i due stati colleghino le popolazioni di lupi in Grecia con quelli in Croazia e in Bosnia. Malgrado siano protetti in Grecia, molti, ogni anno sono uccisi illegalmente, così il loro futuro resta incerto. Il numero di lupi in Bosnia è diminuito sin dal 1986, mentre sono protetti sia in Croazia che in Slovenia.[15]

Rapporti con gli umani[modifica | modifica wikitesto]

Miti[modifica | modifica wikitesto]

La maggior parte delle tradizioni legate al lupo in eurasia prima dell'avvento del cristianesimo risalgono dalla religione ittita,[3] con l'animale spesso apparendo come creature semidivine nelle varie culture indoeuropee.[18] Il lupo era oggetto di rispetto da parte dei daci, il cui nome derivava dalla parola gallica daoi, ovvero, "popolo del lupo". I daci consideravano il lupo come il re degli animali, e l'unico vero ostacolo contro il male.[19] I galli associavano i lupi con il dio solare Belanu, il cui nome probabilmente deriva dal bretone bleiz, cioè, lupo. I greci stessi collegavano il lupo al loro proprio dio solare Apollo. La mitologia dei germani era meno lusingante; il lupo Fenrir avrebbe ucciso Odino durante Ragnarok, sebbene la specie fu ammirata per la sua ferocia. I guerrieri germani spesso avevano il lupo come totem, un tratto che si sarebbe poi espanso in altre culture europee.[4] Nella mitologia dei lituani, un lupo di ferro si presenta al granduca Gediminas, comandandolo a costruire Vilnius.[20] Il lupo è un animale importante nella religione tengrica, perché è creduto d'essere l'unica creatura vivente oltre l'uomo a venerare Tengri, pregando ad esso attraverso gli ululati.[21]

Attacchi[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione degli attacchi da parte dei lupi in Francia dal 1400 al 1918.

In Francia, documenti storici rinvenuti dallo storico rurale Jean-Marc Moriceau indicano che 7,600 persone furono uccise dai lupi dal 1362 al 1918, 4,600 di esse uccise da lupi non rabidi.[22] Furono segnalati numerosi attacchi contro gli umani in Germania poco dopo la guerra dei trent'anni, ma è probabile che questi casi fossero dovuti ad esemplari rabbiosi. In Lettonia, i documenti storici descrivendo le aggressioni da parte di lupi infettati con rabbia risalgono a due secoli. Almeno 72 persone ne furono morsi dal 1992 al 2000. In Lituania, le aggressioni da parte di lupi rabidi continuano fino ad oggi, con 22 persone attaccate dal 1989 al 2001. Circa 82 persone furono morse da lupi rabbiosi in Estonia durante i diociottesimi e dicianovesimi secoli, con un ulteriore 136 uccisi da lupi sani, sebbene alcuni dei colpevoli potevano darsi di lupi ibridi o animali fuggiti dalla cattività.[23]

Dopo la rivoluzione d'ottobre, alcuni zoologi russi esprimero dubbi sulla veracità dei resoconti storici riguardanti gli attacchi dei lupi. Il più vocale fu Petr Aleksandrovič Manteifel, che inizialmente respinse tutti i resoconti o come finzioni o opera di animali rabbiosi. Sebbene il suo parere divenne la norma nei cerchi zoologici russi, cambiò idea quando fu incaricato a dirigere una comissione speciale per indagare sugli attacchi da parte di lupi nell'Unione Sovietica, che furono incrementati dopo la seconda guerra mondiale. Manteifel compose un resoconte nel 1947 descrivendo numerosi attacchi, inclusi da animali apparentemente sani, dando raccomandazione su come meglio difendersi. Le autorità sovietiche però impedirono la distribuzione pubblica del documento,[24] e le informazioni sui lupi aggressivi furono censurati.[25]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Mech, L. David (1981), The Wolf: The Ecology and Behaviour of an Endangered Species, University of Minnesota Press, p. 354, ISBN 0-8166-1026-6
  2. ^ (EN) O. Thalmann et al., "Complete Mitochondrial Genomes of Ancient Canids Suggest a European Origin of Domestic Dogs", Science, November 14, 2013, 342(6160):871-4, DOI: 10.1126/science.1243650
  3. ^ a b (EN) Gamkrelidze, T. V. & Ivanov, V. V. (1995), Indo-European and the Indo-Europeans: A Reconstruction and Historical Analysis of a Proto-Language and Proto-Culture, Walter de Gruyter, pp. 413-417, ISBN 3110815036
  4. ^ a b (EN) Boitani, L. (1995), "Ecological and cultural diversities in the evolution of wolf-human relationships", in Ecology and conservation of wolves in a changing world, eds. Carbyn, L. N., Fritts, S. H., and Seip, D. R., eds. pp. 3-12, Edmonton: Canadian Circumpolar Institute
  5. ^ a b (EN) Heptner, V. G. & Naumov, N. P. (1998) Mammals of the Soviet Union Vol.II Part 1a, SIRENIA AND CARNIVORA (Sea cows; Wolves and Bears), Science Publishers, Inc. USA., pp. 184-187, ISBN 1-886106-81-9
  6. ^ a b Miller, G. S. (1912), Catalogue of the mammals of Western Europe (Europe exclusive of Russia) in the collection of the British museum, London, Printed by order of the Trustees of the British Museum, pp. 313-314
  7. ^ (EN) Heptner, V. G. & Naumov, N. P. (1998) Mammals of the Soviet Union Vol.II Part 1a, SIRENIA AND CARNIVORA (Sea cows; Wolves and Bears), Science Publishers, Inc. USA., p. 166, ISBN 1-886106-81-9
  8. ^ (EN) Zimen, E. (1981), The Wolf: His Place in the Natural World, Souvenir Press, p. 73, ISBN 0-285-62411-3
  9. ^ (EN) Peterson, R. O. & Ciucci, P. (2003), "The Wolf as a Carnivore", in Wolves: Behavior, Ecology, and Conservation, edited by L. David Mech and Luigi Boitani, pp. 104-130, Chicago: University Press
  10. ^ (EN) Richardson, J. (1829) Fauna boreali-americana, or, The zoology of the northern parts of British America, London : J. Murray [etc.], pp. 60-65
  11. ^ (EN) Jardine, William. The Naturalists Library, Mammalia, Vol. IX: Dogs. Edinburgh: W.H. Lizars, 1839.
  12. ^ (EN) Roosevelt, T. (1909), Hunting the grisly and other sketches; an account of the big game of the United States and its chase with horse, hound, and rifle, New York, London, G. P. Putnam's sons, pp. 184-185
  13. ^ (EN) Graves, Will, Wolves in Russia: Anxiety throughout the ages, 2007, p. 35, ISBN 1-55059-332-3.
  14. ^ (EN) Owen, R., A history of British fossil mammals, and birds, J. Van Voorst, 1846
  15. ^ a b c d e f g h (EN) Fritts, S. H., et al. (2003), "Wolves and humans", in Wolves: Behavior, ecology and conservation, eds. L. D. Mech, and L. Boitani, pp. 289–316, Chicago, Illinois: University of Chicago Press
  16. ^ (EN) Hickey, K. (2003), "Wolf - Forgotten Irish Hunter", Wild Ireland, May-June
  17. ^ (EN) Sax, Boria (2000). Animals in the Third Reich: Pets, Scapegoats, and the Holocaust, Continuum International Publishing Group, p. 75, ISBN 0-8264-1289-0
  18. ^ Mallory, J. P. & Adams, D. Q. (1997), Encyclopedia of Indo-European Culture, Taylor & Francis, pp. 647-648, ISBN 1884964982
  19. ^ (EN) Grumeza, I. (2009), Dacia: Land of Transylvania, Cornerstone of Ancient Eastern Europe, University Press of America, pp.75-6, ISBN 076184466X
  20. ^ (EN) Saulius Sužiedėlis, Historical Dictionary of Lithuania, Historical dictionaries of Europe, vol. 80, Scarecrow Press, 2011, p. 136, ISBN 978-0-8108-4914-3.
  21. ^ (EN) Cope, T. (2013) On the Trail of Genghis Khan: An Epic Journey Through the Land of the Nomads, A&C Black, pp. 46-7, ISBN 1-4088-3988-1
  22. ^ (FR) Moriceau, Jean-Marc (2013), Sur les pas du loup: Tour de France et atlas historiques et culturels du loup, du moyen âge à nos jours [On the trail of the wolf: a tour of France and a historical and cultural atlas of the wolf, from the Middle Ages to modern times], Paris, Montbel, ISBN 978-2-35653-067-7
  23. ^ (EN) Linnell, J. D. C. (2002), The Fear of Wolves: A Review of Wolf Attacks on Humans, NINA, ISBN 82-426-1292-7
  24. ^ (EN) Graves, W. (2007), Wolves in Russia: Anxiety throughout the ages, Detselig Enterprises, pp. 175-176, ISBN 1-55059-332-3
  25. ^ (EN) Geist, Valerius. "Let's get real: beyond wolf advocacy, toward realistic policies for carnivore conservation". Fair Chase. Summer 2009. pp. 26–30.

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