Gediminas

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Gediminas
Gedimin grav xvii.jpg
Raffigurazione di Gediminas nelle cronache di Alessandro Guagnini pubblicate nel 1578
Granduca di Lituania
Stemma
In carica 1316 -
1341
Predecessore Vytenis
Successore Jaunutis
Nascita 1275
Morte Vilnius, 1341
Luogo di sepoltura Veliuona, Lituania
Dinastia Gediminidi
Padre Butvydas?
Consorte Jewna
Figli Algirdas
Kęstutis
Liubartas
Jaunutis
Manvydas
Narimantas
Karijotas
Elžbieta
Marija
Eufemija
Aldona
Religione paganesimo

Gediminas, italianizzato in Gedimino[1][2][3] (in bielorusso: Гедымін, trasl. Hiedymin) (1275Vilnius, 1341), fu granduca di Lituania dal 1315 o 1316[4][5] fino alla sua morte. Ritenuto uno dei personaggi più significativi della storia medievale lituana, gli viene attribuito il merito di aver avviato - o quantomeno accelerato notevolmente in epoca post-Mindaugas - il processo di crescita del Granducato che lo avrebbe reso da lì ai due secoli successivi uni degli stati più potenti dell'Europa orientale: inoltre, durante il suo dominio riuscì ad unire i possedimenti già in suo possesso sul mar Baltico a quelli sul mar Nero[6][7].

A lui si deve la costruzione della città di Vilnius, la capitale della Lituania.[8] Il suo insediamento consentì l'affermazione definitiva di una nuova dinastia che in seguito giunse a governare anche la Polonia, l'Ungheria e la Boemia.

Un ultimo lascito riguardò il campo religioso: Gediminas permise al paganesimo di sopravvivere ancora nel XIV secolo, poiché respinse con successo i tentativi di cristianizzare il suo paese ricorrendo ad ingegnosi stratagemmi per relazionarsi con il Papa e con altri sovrani cristiani.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Gediminas nacque nel 1275 circa.[9] Poiché le fonti scritte dell'epoca sono scarse, la discendenza di Gediminas, i primi anni di vita e l'assunzione del titolo di granduca ne 1316 circa sono oscuri e continuano ad essere oggetto di dibattito storiografico. Riassumendo in sintesi le varie teorie, Gediminas doveva essere il figlio del suo predecessore Vytenis, o in alternativa il fratello, il cugino oppure il suo stalliere.[10] Per diversi secoli circolarono solo due versioni delle sue origini. Una prima, riportata nelle cronache scritte molto tempo dopo la morte di Gediminas dai cavalieri teutonici, tradizionali avversari data della Lituania, afferma che il granduca fosse uno stalliere di Vytenis[11] e, in seguito, lo avesse ucciso per sedersi sul trono. Un secondo alternativo racconto della vicenda è contenuto nelle cronache lituane, apparsa anch'essa molto tempo dopo la morte di Gediminas, riporta che questi era il figlio di Vytenis. Poiché quando Gediminas divenne granduca aveva quasi la stessa età del suo predecessore, è improbabile questo specifico rapporto parentale. I due documenti sono da ritenere dunque poco verosimili l'uno (le cronache tedesche) perché intento a mettere in risalto gli aspetti di una figura negativa, l'altro perché è una ricostruzione fantasiosa, non basata su alcuna prova concreta.

Ricerche recenti indicano che un ascendente di Gediminias avrebbe potuto essere Skalmantas.[12] Nel 1974 lo storico Jerzy Ochmański notò che Zádonština, un testo poetico russo della fine del 14º secolo, contiene un verso in cui i due figli di Algirdas parlano così dei loro antenati: "Siamo due fratelli - figli di Algirdas e nipoti di Gediminas, e pronipoti di Skalmantas". Grazie a questa scoperta, è nato quel filone dottrinale che considera Skalmantas come il capostipite a lungo ricercato della dinastia gediminide. Ochmański ipotizzò che il poema saltasse la generazione rappresentata da Butvydas e si focalizzasse su quell'antenato a noi prima ignoto. Lo studioso lituano Tomas Baranauskas non è convinto di tale affermazione: secondo la sua ricostruzione, Skalmantas era il fratello di Butvydas piuttosto che suo padre, e, quindi, Vytenis e Gediminas erano cugini.[11]

Gediminas divenne granduca nel 1316 all'età di 40 anni e regnò per 25 anni.[13]

La questione religiosa[modifica | modifica wikitesto]

Gediminas ereditò un vasto dominio, il quale includeva la Lituania Propria, la Samogizia, Navahrudak, la Podlachia, Polock (amministrata dal 1315 da suo fratello Vainius)[14] e Minsk.[15] Molti di questi possedimenti erano ambiti dai cavalieri teutonici e dall'ordine di Livonia, in guerra più o meno costante con i lituani da tempo.[4] Gediminas scelse di avvalersi del supporto dei tatari contro l'Ordine teutonico nel 1319.[16]

Espansioni del Granducato di Lituania nell'Europa orientale fino al 1434

Le sistematiche incursioni in Lituania da parte dei cavalieri con il pretesto di convertirla avevano da tempo unito tutte le tribù lituane. Gediminas mirava a stabilire una dinastia che avrebbe dovuto rendere la Lituania non solo sicura, ma anche potente e a tal fine avviò negoziati diplomatici diretti anche con la Santa Sede. Alla fine del 1322, inviò lettere a papa Giovanni XXII sollecitando un suo intervento per fermare le aggressioni dei cavalieri,[17] informandolo dei privilegi già concessi ai domenicani e ai francescani già presenti in Lituania per diffondere la Parola di Dio.[18] Il granduca chiese inoltre al pontefice che gli ambasciatori inviati facessero ritorno solo dopo aver battezzato il sovrano lituano.[19] Questa decisione fu appoggiata dall'arcivescovo di Riga, Frederic Lobestat.[20] A seguito di questi eventi, venne stipulata una pace tra il Ducato e l'Ordine di Livonia il 2 ottobre 1323.[21]

Ricevendo una risposta favorevole dalla Santa Sede, Gediminas emise lettere circolari, datate 25 gennaio 1325, alle principali città della Lega anseatica, offrendo libero accesso ai suoi domini agli uomini di ogni classe sociale e professione, dai nobili ai cavalieri, dai commerciali agli agricoltori.[17][22] Chi si fosse spostato avrebbe dovuto scegliere un luogo d'insediamento e vivere secondo i costumi e le leggi a cui erano abituati. Anche sacerdoti e monaci furono invitati a recarsi a costruire chiese presso Vilnius e Navahrudak. Nell'ottobre 1323, emissari dell'arcivescovo di Riga, del vescovo di Dorpat, il re di Danimarca Cristoforo II di Danimarca, gli ordini domenicano e francescano e il Gran maestro dell'Ordine teutonico Karl von Trier si riunirono a Vilnius alla corte del granduca: questi ribadì le promesse fatte e si impegnò a riconoscere ancora i privilegi già concessi ai cristiani e a battezzarsi non appena avrebbero fatto ritorno i legati spediti a Roma.[15][23] Fu quindi firmato un patto a Vilnius, nel nome di tutto il mondo cristiano, tra Gediminas e i presenti in cui si riportava per iscritto quanto detto a parole.[24]

Quando però nel 1323 effettuò una scorreria nelle terre di Dobrzyń e in Sambia, luoghi appena conquistati dai cavalieri, si trovò un'armata pronta a vendicarsi di quanto accaduto.[25] Una volta stroncata da Gediminas (in un anno e mezzo erano stati fatti prigionieri 20.000 uomini tra crociati e coloni tedeschi),[25] i vescovi prussiani, fedeli ai cavalieri, misero in dubbio l'autenticità delle lettere di Gediminas e lo tacciarono di essere un nemico della fede in un sinodo tenutosi a Elbing; i sudditi ortodossi del granduca lo rimproverarono di aver ammiccato all'eresia latina, mentre i lituani di fede pagana lo accusarono di abbandonare gli antichi dèi. Gediminas si districò da questa situazione complicata ripudiando le sue precedenti promesse; rifiutò di ricevere i legati papali giunti a Riga nel settembre 1323 e allontanò i francescani dai suoi territori. Le misure adottate offrono un quadro della situazione religiosa ai tempi di Gediminas e confermano che l'elemento pagano fosse ancora assai presente in Lituania, tanto da spingere al sovrano a non inimicarsi i suoi sudditi. Secondo una ricostruzione storiografica di Andres Kasekamp pur essendo il potere saldamente in mano ai pagani, i cristiani ortodossi in Lituania erano diventati almeno il doppio rispetto ai primi.[26]

L'accordo di pace tra Gediminas e l'Ordine del 1323

Nel frattempo, Gediminas aveva provveduto ad informato privatamente i legati papali di Riga attraverso i suoi ambasciatori che la sua difficile posizione lo costringeva a rinviare la sua risoluta determinazione di essere battezzato. I legati si fidarono di queste parole e proibirono agli stati cristiani vicini di combattere contro la Lituania per i prossimi quattro anni, oltre a ratificare di nuovo il trattato stipulato tra Gediminas e l'arcivescovo di Riga. Tuttavia, ignorando gli ammonimenti della chiesa, l'Ordine riprese la guerra con Gediminas quando i tedeschi uccisero uno dei delegati inviati ad accogliere il nuovo Gran Maestro Werner von Orseln al suo arrivo a Riga nel 1325.[20][27] Il lituano aveva provveduto poco prima a trovarsi un nuovo alleato in Polonia, il re Ladislao Lokietek:[28] sua figlia Aldona si battezzò al fine di sposare il figlio di Ladislao Casimiro III.[29] Nel 1325 Gediminas e Ladislao I unirono per 4 anni le loro forze contro l'Ordine Teutonico e il più importante risultato si ebbe nel 1326 quando i lituani e i polacchi razziarono Brandeburgo.[30]

Una ricostruzione alternativa degli eventi è stata proposta da uno storico britannico, Stephen Christopher Rowell, il quale crede che Gediminas non abbia mai avuto intenzione di abbracciare il cristianesimo: se questo si fosse verificato, avrebbe causato il mancato sostegno degli abitanti della Žemaitija e Aukštaitija, estremamente legati alle tradizioni religiose baltiche. Sia i pagani dell'Aukštaitija che i Rus' ortodossi minacciarono infatti Gediminas di morte se avesse deciso di convertirsi; in uno prospettiva simile, che voleva disperatamente evitare, si trovò anche Mindaugas.[31]

La sua strategia era quella di ottenere il sostegno del Papa e di altri poteri cattolici nel suo conflitto con l'Ordine Teutonico, garantendo uno status favorevole ai cattolici che si trovavano nel suo regno e fingendo di perseguire un interesse personale per la religione cristiana. Mentre permise al clero cattolico di entrare nel suo regno allo scopo di interagire con i propri fedeli e con i residenti temporanei, punì senza ripensamenti ogni tentativo di convertire i lituani pagani o di insultare la loro religione nativa. Ecco come si spiega la morte di due frati francescani giunti dalla Boemia di nome Ulrich e Martino intorno al 1339-40, colpevoli di aver scavalcato i limiti imposti per aver predicato in pubblico contro le credenze lituane.[32] Gediminas ordinò loro di rinunciare al cristianesimo e li fece uccidere quando questi rifiutarono. Altri cinque frati furono giustiziati nel 1369, sotto il dominio di Algirdas, con le stesse accuse.[33]

Obiettivo principale di Gediminas fu per tutta la vita quello di impedire ai tedeschi di sottomettere la Lituania e vi riuscì. Alla sua morte, il quadro delle fedi professate era molto più variegato rispetto al passato in virtù dei privilegi concessi. Le ripercussioni non furono solo in campo religioso: a livello politico, il sovrano risultava infatti legato ai suoi parenti pagani della Samogizia, ai suoi sudditi ortodossi nell'odierna Bielorussia e ai suoi alleati cattolici in Masovia.[24] Uno dei principali misteri che riguarda la figura di Gediminas resta l'autenticità o meno delle sue lettere inviate al Papa.[34] Resta inevasa infatti la domanda se si trattasse di dichiarazioni sincere oppure di un semplice stratagemma diplomatico.

Fra le comunità che prosperarono al tempo di Gediminas, va citata pure quella ebraica.[26][35]

Incorporazione delle terre slave[modifica | modifica wikitesto]

Castello di Gediminas a Lida (ricostruzione)

Mentre si preoccupava dei suoi nemici a nord, Gediminas dal 1316 al 1340 proseguì le campagne di espansione in numerosi principati slavi situati più a sud e ad est,[7][36] già indeboliti da conflitti precedenti avvenuti tra di loro. I successi di Gediminas nella regione geografica a cavallo tra le odierne Lituania, Bielorussia e Ucraina parevano inarrestabili; è difficile seguire con precisione le varie tappe del percorso bellico compiuto perché le fonti sono scarse e contraddittorie e la data di ogni evento saliente è estremamente dubbia. Una delle fondamentali mosse politiche compiute da Gediminas, il matrimonio di suo figlio Lubart con la figlia del principe del posto, portò ad una più stretta relazione col vicino del Granducato più influente a sud, il Regno di Galizia-Volinia.

La torre di Gediminas prende il nome dal fondatore di Vilnius, sebbene sia stata costruita molto più tardi

Circa 23 km a sud ovest di Kiev, Gediminas sconfisse sonoramente Stanislav di Kiev e i suoi alleati nella battaglia sul fiume Irpin'.[37] Cinse in seguito d'assedio ed espugnò Kiev, esiliando Stanislav, l'ultimo discendente della dinastia rjurikide a governare Kiev, prima a Brjansk e poi a Rjazan'. Teodoro, fratello di Gediminas, e Algimantas, figlio di Mindaugas della famiglia degli Olshanski, furono inviati a comandare su Kiev. Grazie a queste conquiste, i guerrieri lituani riuscirono a giungere quasi fino alle coste del mar Nero.[38]

Pur sfruttando la debolezza slava che durava dai tempi dell'invasione mongola, Gediminas preferì non inimicarsi l'Orda d'Oro, all'epoca una grande potenza. Scelse inoltre di stringere un'alleanza con il nascente Granducato di Mosca dando in sposa sua figlia Anastasia a Simeone di Russia.[39] Il potere che aveva accresciuto gli anni gli permise di aiutare pure la Repubblica di Pskov, ambita da Mosca e perciò tenuta in grande considerazione dal granduca, per evitare che confinasse con un altro stato forte. Riconosciuta la signoria del granduca, Pskov si separò dalla staccarsi da Velikij Novgorod.

Politica interna e morte[modifica | modifica wikitesto]

Gediminas cercò di amministrare la Lituania con grande saggezza. I programmi da lui perseguiti furono diversi: protezione del clero cattolico e ortodosso; miglioramento dell'esercito lituano al più alto livello di efficienza possibile; costruzione di postazioni difensive ai confini dei suoi domini e nelle città principali, tra cui Vilnius.[40] Trasferì dapprima la capitale nella città di Trakai, di recente costruzione, ri-spostandola in modo permanente a Vilnius nel 1320 circa.[41]

Gediminas morì nel 1341,[16][42] forse ucciso durante un colpo di Stato.[42] La sua morte è ben documentata dalle cronache russe, le quali raccontano che il suo corpo venne cremato secondo cerimonie religiose tradizionali nel 1342 e per l'occasione furono eseguiti includevano sacrifici umani: a venire offerti agli dèi furono il suo servitore preferito e diversi schiavi tedeschi, tutti bruciati su una pira con il cadavere.[43] Un simile rito funebre testimonierebbe che Gediminas rimase con grande probabilità del tutto fedele alla sua religione nativa religione e che il suo interesse per il cattolicesimo era stato solo millantato per scopi politici.

A succedergli fu uno dei suoi figli, Jaunutis, il quale non fu in grado di controllare i disordini nel paese[44] e andò incontro alla deposizione nel 1345 da suo fratello Algirdas.[45]

Titoli[modifica | modifica wikitesto]

In latino, il titolo di Gediminas veniva riportato come segue:

  • Gedeminne Dei gratia Letwinorum et multorum Ruthenorum rex[46]

Traducibile in:

  • "Gediminas, per grazia di Dio, re dei lituani e dei molti ruteni"[46]

Nelle sue lettere al papato del 1322 e 1323, aggiunge Princeps et Dux Semigalliae (Principe e duca di Semigallia).[47] In lingua basso-tedesca il suffisso è Koningh van Lettowen, che rispecchia il latino Rex Lethowyae (significano entrambi "Re di Lituania").[46] Il diritto di Gediminas di usare il termine rex, che il papato aveva rivendicato il diritto a concedere dal 13º secolo in poi, non fu universalmente riconosciuto da fonti cattoliche. Per questo si parla di lui in una fonte appellandolo rex sive dux ("Re o Duca"); Papa Giovanni XXII, in una lettera al re di Francia, si riferiva a Gediminas come "colui che si definisce rex". Ad ogni modo, il papa definisce Gediminas rex quando si rivolge a lui (regem sive ducem, "re o duca").[47]

Eredi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Famiglia di Gediminas.
Gediminidi della dinastia jagellonica nel 1521

Non è chiaro quante mogli ebbe Gediminas. La cronaca di Bychowiec ne menziona tre: Vida di Curlandia, Olga di Smolensk e Jewna di Polotsk, di fede ortodossa e morta nel 1344 o 1345.[48] La maggior parte degli storici e delle opere di riferimento moderni afferma che la moglie di Gediminas fosse Jewna, ritenendo Vida e Olga persone fittizie, dal momento che nessuna fonte diversa da questa cronaca le menziona.[49]

Un'altra fonte sostiene che Gediminas ebbe due mogli, una pagana e un'altra ortodossa. Questo caso è supportato solo dalla Jüngere Hochmeisterchronik (cronaca del maestro dell'Ordine) una cronaca della fine del XV secolo, la quale menziona Narimantas come fratellastro di Algirdas. Un filone di studiosi avvalora una simile testimonianza in quanto così si spiegherebbe la designazione da parte di Gediminas,[50] altrimenti incomprensibile, di nominare un figlio di mezzo, ovvero Jaunutis. Forse, seguendo questa ricostruzione, Janutis fu il primogenito di Gediminas e della sua seconda moglie.

Si dice che Gediminas abbia lasciato sette figli e sei figlie, tra cui:

Lascito[modifica | modifica wikitesto]

Monumento dedicato a Gediminas nella Piazza della Cattedrale a Vilnius

Il granduca consolidò il potere di una nuova dinastia lituana; i Gediminidi, e gettò le basi per l'espansione dello stato: per questo, in maniera un po' enfatica, veniva talvolta definito il "vero" fondatore dello stato.[4]

Nell'immaginario collettivo moderno, è anche considerato il fondatore di Vilnius, la capitale odierna della Lituania. Secondo una leggenda, probabilmente ambientata nel 1322 durante una battuta di caccia, Gediminas sognò un lupo fatto di ferro che si trovava su una collina e ululava in modo strano, quasi pareva migliaia di lupi stessero facendo con lui lo stesso verso in contemporanea.[51][52] Egli rivelò la sua visione al suo sacerdote, Lizdeika: questi gli disse che il sogno andava interpretato come un segno del fatto che andasse costruita una città nel punto esatto in cui il lupo ululava. Il granduca decise dunque di ereggere una fortificazione sulla confluenza dei fiumi Vilnia e Neris, ovvero il luogo visto in sogno.[41][53][54] Il racconto fu fonte di ispirazione per i romantici, in particolare per Adam Mickiewicz, il quale conferì alla storia caratteri poetici.[55]

Gediminas è raffigurato su un litas commemorativo d'argento emesso nel 1996[56] e ha conferito il nome di diverse infrastrutture in tutta la nazione.[nota 1]

Il gruppo di musica folk lituana Kūlgrinda ha pubblicato un album nel 2009 intitolato Giesmės Valdovui Gediminui, che significa "Inni al re Gediminas".[57]

Commemorazione in Bielorussia[modifica | modifica wikitesto]

Gediminas (noto come Hiedymin o Gedymin) è anche ampiamente celebrato in Bielorussia per essere stato una figura importante nella storia nazionale.

Nel settembre 2019, è stato inaugurato un monumento a Gediminas a Lida.[58]

Esiste un viale chiamato Bulvar Hiedymina a Lida, nonché svariati esercizi commerciali: è stato dedicato a Gediminas una tipologia di birra, ora non più in commercio, dal birrificio Lidskaje piva con sede a Lida.[59]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note al testo[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Come esempi possono citarsi il ponte di Gediminas presso Kupiškis e un viale celebre di Vilnius.

Note bibliografiche[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gedimino treccani.it, link verificato il 10 giugno 2020.
  2. ^ Cesare Cantù, Racconto, Pomba, 1843, digitalizzato dall'UC Southern Regional Library Facility il 5 marzo 2014, p. 636.
  3. ^ Delle nauigationi et viaggi raccolte da M. Gio. Battista Ramusio, 1606, digitalizzato dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze il 29 marzo 2017, p. 36.
  4. ^ a b c Plakans, p. 51.
  5. ^ Christiansen, p. 154.
  6. ^ Pelenski, p. 325.
  7. ^ a b Bugajski, p. 125.
  8. ^ La prima, ai tempi del re lituano Mindaugas, fu forse un insediamento noto con il nome di Voruta: (EN) Šeimyniškėliai (Voruta) mound, visitaukstaitija.lt, link verificato il 14 maggio 2020.
  9. ^ Tęgowski, p. 15.
  10. ^ (EN) Lars Ulwencreutz, The Royal Families in Europe V, Lulu.com, 2013, ISBN 978-13-0458135-8, p. 182.
  11. ^ a b (LT) Tomas Baranauskas, "Gedimino kilmė", Voruta, 44 (278): 6. 23 novembre 1996, link verificato il 10 giugno 2020.
  12. ^ (EN) Zigmantas Kiaupa, The history of the Baltic countries (ed. 3), Avita, 2002, ISBN 978-99-85-20605-8, p. 44.
  13. ^ Kiaupa, p. 114.
  14. ^ (EN) Constantine Rudyard Jurgėla, History of the Lithuanian Nation, Lithuanian Cultural Institute, Historical Research Sect., 1948, digitalizzato dall'Università del Michigan il 22 luglio 2011, p. 91.
  15. ^ a b I conflitti dell'Ordine teutonico con il granduca Gediminas, teutonic.altervista.org, link verificato l'11 giugno 2020.
  16. ^ a b Akiner, p. 22.
  17. ^ a b (EN) Lettere di Gediminas Archiviato il 27 aprile 2019 in Internet Archive., Lituanus, vol. 15, num. 4, inverno 1969, link verificato l'11 giugno 2020.
  18. ^ Housley, p. 274.
  19. ^ Muldoon, p. 135.
  20. ^ a b (EN) Jonė Deveikė, The Legal Aspect of the Last Religious Conversion in Europe, The Slavonic and East European Review, Vol. 32, No. 78 (dicembre 1953), pp. 117-131.
  21. ^ Kiaupa, p. 115.
  22. ^ Chase, p. 24.
  23. ^ (EN) The New Encyclopaedia Britannica (vol. 5, ed. 15), 2003, ISBN 978-08-25-29961-6, p. 161.
  24. ^ a b O'Connor, p. 15.
  25. ^ a b (EN) Alexander Basilevsky, Early Ukraine, McFarland, 2016, ISBN 978-14-76-62022-0, p. 177.
  26. ^ a b (EN) Andres Kasekamp, A History of the Baltic States, Macmillan International Higher Education, 2017, ISBN 978-11-37-57366-7, p. 24.
  27. ^ Carpini, p. 60.
  28. ^ (EN) Paul Milliman, "The Slippery Memory of Men": The Place of Pomerania in the Medieval Kingdom of Poland, BRILL, 2013, ISBN 978-90-04-18274-5, p. 126.
  29. ^ Christiansen, p. 147.
  30. ^ (EN) J. Gordon Melton, Faiths Across Time: 5,000 Years of Religious History, ABC-Clio. 2014, ISBN 978-16-10-69025-6, p. 891.
  31. ^ Rowell, p. 223.
  32. ^ (EN) J. Gordon Melton, Faiths Across Time: 5,000 Years of Religious History, ABC-CLIO, 2014, ISBN 978-16-10-69026-3, p. 891.
  33. ^ (EN) G. Geltner, The Making of Medieval Antifraternalism: Polemic, Violence, Deviance, and Remembrance, OUP Oxford, 2012, ISBN 978019963945-8, p. 152.
  34. ^ Muldoon, p. 134.
  35. ^ (EN) Dov Levin, The Litvaks: A Short History of the Jews in Lithuania, Berghahn Books, 2000, ISBN 978-15-71-81264-3, p. 43: "Gediminas entrò in contatto con le comunità ebraiche a mano a mano che si avvicinava alla Volinia. Sia lui che in seguito Vitoldo furono molto tolleranti nei confronti di questa etnia, incentivandone anche lo spostamento in Lituania".
  36. ^ Ertl, p. 402.
  37. ^ (EN) Robert T. Francoeur, The International Encyclopedia of Sexuality: Spain to the United States, Continuum, 1997, ISBN 978082640840-2, p. 1272.
  38. ^ Smith, p. 356.
  39. ^ (EN) Sergeĭ Mikhaĭlovich Solovʹev, History of Russia: From Clan to Crown, Academic International Press, 1999, digitalizzato dall'Università del Michigan il 27 giugno 2008, ISBN 978087569194-7, p. XXIV.
  40. ^ Purton, p. 154.
  41. ^ a b (EN) Jonathan Bousfield, Baltic States, Rough Guides, 2004, ISBN 978-18-58-28840-6, pp. 111-112.
  42. ^ a b Rowell, p. 270.
  43. ^ (EN) Marlene Jones-Bley; Martin E. Huld, The Indo-Europeanization of Northern Europe, Institute for the Study of Man, 1996, ISBN 0-941694-53-4, p. 210.
  44. ^ Ingrao e Szabo, p. 52.
  45. ^ Carpini, p. 75.
  46. ^ a b c Rowell, p. 63.
  47. ^ a b Rowell, p. 64.
  48. ^ (LT) Juozas Jurginis, Legendos apie lietuviu̜ kilme̜, Vaga, 1971, digitalizzato dall'Università del Michigan il 18 ottobre 2006, p. 51.
  49. ^ (LT) Vytautas Spečiūnas, "Jaunutis". Lietuvos valdovai (XIII-XVIII a.): enciklopedinis žinynas, Vilnius: Mokslo ir enciklopedijų leidybos institutas, 2004, ISBN 5-420-01535-8, pp. 38, 46.
  50. ^ Kiaupa, p. 118.
  51. ^ Robert Moss, Il ragazzo che tornò dall'aldilà, Edizioni Mondadori, 2015, ISBN 978-88-52-06782-2, p. 321.
  52. ^ Uomo e cultura: revista di studi etnologici (ed. 41-52), S.F. Flaccovio., 1989, p. 191.
  53. ^ Peter Dragicevich; Hugh McNaughtan; Leonid Ragozin, Estonia, Lettonia e Lituania, EDT srl, ISBN 978-88-59-23265-0, p. 559.
  54. ^ Grossman, p. 157.
  55. ^ Metelʹskiĭ, p. 37.
  56. ^ (EN) Caratteristiche del litas d'argento dedicato a Gediminas, coin-database.com, link verificato l'11 giugno 2020.
  57. ^ Kūlgrinda – Giesmės Valdovui Gediminui, Discogs, link verificato l'11 giugno 2020.
  58. ^ (EN) Roman Pratasevič, Monument to Duke Gedymin of Lithuania unveiled in Lida, euroradio.fm, 8 settembre 2019, link verificato l'11 giugno 2020.
  59. ^ (BE) Піўная серыя «ВКЛ», lidskae.by, link verificato l'11 giugno 2020.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN244378682 · ISNI (EN0000 0000 3647 0662 · LCCN (ENn94017942 · GND (DE118746545 · BNF (FRcb128172050 (data) · CERL cnp00587286 · WorldCat Identities (ENlccn-n94017942