Sabini

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Sabini
Sabini
Carta del Latium vetus all'epoca della Monarchia romana
Luogo d'origine tra l'alto Tevere, il Nera e l'Appennino marchigiano, in corrispondenza dell'odierna provincia di Rieti e della confinante regione dell'alto Aterno in provincia dell'Aquila
Periodo Dal I millennio a.C. al V secolo d.C.
Popolazione Amiternini, gli abitanti di Cures Sabini, Forum Decii, Forum Novum, i Fidenati, gli Interamnati, i Nursini, i Nomentani, i Reatini, i Trebulani, i Mutuesci, i Suffenati, i Tiburtini, i Tarinati
Lingua sabina (osco-umbra)
Gruppi correlati Equi, Falisci, Latini (confinanti)

I Sabini sono stati un antico popolo dell'Italia centrale. La loro zona di insediamento era la Sabina, area compresa all'incirca tra l'alto Tevere, il Nera e l'Appennino marchigiano, in corrispondenza cioè dell'odierna provincia di Rieti e della confinante regione dell'alto Aterno in provincia dell'Aquila.

Etnonimo[modifica | modifica sorgente]

Derivavano per migrazione direttamente dagli antichi Umbri ed appartenevano allo stesso ceppo etnico dei Sanniti e dei Sabelli, come è attestato dal comune etnonimo di safineis (in greco antico σαφινείς) e dai toponimi safinim e safina (all'origine dei termini Sannio e Sabina).

Rispetto alla possibile etimologia del nome Plinio scrive che: «I Sabini secondo alcuni sono chiamati Sebini a causa della loro religiosità e pietà» (dal verbo greco sébomai = venero, onoro).

Altri fanno risalire l'etimologia della parola alla radice indo-europea *s(w)e-bh(o)-, all'origine anche del termine germanico sibja (parentela di sangue), conservato nell'inglese in sib e sibling, e dell'antico termine indiano sabh (assemblea, congregazione, società).

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini e il territorio[modifica | modifica sorgente]

Plutarco e Dionigi, spiegavano l'assenza di mura difensive nelle città sabine, con la loro discendenza dagli Spartani.[1][2].

Per altro Dionigi cita i Sabini in relazione agli Aborigeni, ai quali avrebbero sottratto la loro capitale Lista, con un'azione bellica a sorpresa partita da Amiternum, costringendoli a riparare a Rieti.[3].

Secondo una ipotesi, le popolazioni italiche di epoca storica, quali Umbri, Volsci, Sanniti, Marsi e Sabini, appartenenti tutte al gruppo di popolazioni indoeuropee osco-umbre, si sarebbero stanziate in Italia, a seguito di migrazioni via terra, lungo la dorsale appenninica, seguendo un percorso da nord a sud, comunque in un'epoca successiva a quella della migrazione dei Latini in Italia.[4]

Lo storico Strabone scrive[5] che "i Sabini conducevano una lunga guerra contro gli Umbri. In quel periodo dedicarono ad Ares tutti i figli che nascevano e quando questi furono adulti li mandarono via alla ricerca di nuove terre. Un toro guidò il loro cammino e quando giunse nella terra degli Opici, il toro giacque a terra per riposare. I Sabini allora scacciarono gli Opici e si accamparono in quella regione. Secondo quanto avevano detto i loro indovini sacrificarono il toro ad Ares, che lo aveva concesso loro per guida".

Per un'altra ipotesi, l'origine dei Sabini sarebbe da ricercarsi nell'antico uso dei popoli italici, passato poi anche agli stessi Sabini, del ver sacrum, di consacrare i nati nello stesso anno al dio Marte e, una volta ventenni, spinti a lasciare le proprie terre per fondare nuove città.[senza fonte]

Per altri dalla comunanza tra la lingua sabina, apparentata col gruppo Osco, che a sua volta era affine alla lingua umbra, ne discenderebbe la discendenza dei Sabini dagli Umbri.[senza fonte]

Dai Sabini, sempre in seguito alla cerimonia del ver sacrum, si sarebbero poi originati i Piceni, che fondarono la città di Ascoli Piceno, e i Sanniti.

Dall'VIII al VI secolo a.C.[modifica | modifica sorgente]

Ratto delle Sabine di Giambologna

Secondo la leggenda romana, i primi contatti tra Sabini e i progenitori dei futuri Romani, si ebbero già con lo sbarco dei troiani sui lidi laziali; Clauso, il principe e il condottiero dei Sabini (nonché capostipite della futura gens Claudia), appoggiò i re Turno re dei Rutuli, nella lotta contro i troiani di Enea.[6]

I primi contatti con i Romani si ebbero immediatamente dopo la fondazione di Roma, cui seguì l'episodio del Ratto delle sabine, causa della successiva Battaglia del lago Curzio,[7] conclusasi con la pace ratificata dai rispettivi re, Romolo e Tito Tazio,[8] che poi regnarono congiuntamente per cinque anni sulla città, e l'insediamento dei Sabini sul colle Quirinale[9].

Questo racconto tradizionale, nasconderebbe la realtà storica, dove la continua ricerca di pascoli di pianura spinse i Sabini a premere a ridosso del Lazio, e a venire quindi in contatto con i Romani, anche per l'insediarsi dei Sabini sul colle Quirinale, diviso dai latini stabilitisi sul colle Palatino solo dalla piana, dove in futuro sarebbe sorto il Foro romano.[senza fonte]

Che nei primi tempi della sua storia, a Roma si sia realizzata la fusione di elementi Sabini e Latini, sarebbe attestato anche dall'origine sabina di due dei primi quattro re di Roma, Numa Pompilio e Anco Marzio, come pure il nome dei Tities, attribuito ad una delle tribù originarie, sulla base delle quali lo stesso Romolo operò la prima suddivisione politica della città.

Anche il nome di alcune delle più antiche gens romane, come la gens Curtia, la gens Pompilia, la gens Marcia, e la gens Claudia, attesterebbe questa comunanza storica.

Tra le conseguenze dell'associazione dei Sabini a Roma, il raddoppio degli effettivi dell'esercito romano, che con l'apporto Sabino arrivò a contare 6.000 fanti e 600 cavalieri.[10], oltre alla decisione di Romolo di adottare lo scudi di tipo sabino, abbandonando il precedente di tipo argivo, e modificando le precedenti armature romane.[11]

Nonostante i Sabini di Tito Tazio e i romani si fossero uniti all'interno della stesse mura, nel corso dei secoli, forti rimasero i conflitti tra Romani e Sabini che solo l'abilità militare del re Tarquinio Prisco, permise ai romani di respingere l'attacco dei Sabini, dopo sanguinosi combattimenti nelle strade della città, fino a ribaltare la sorti della guerra, portando non pochi territori di queste genti vinte, ai possedimenti di Roma.[12] Peraltro la politica di espansione romana a danno dei popoli vicini, continuò anche sotto il regno di Servio Tullio, quando si registrarono molti altri scontri tra romani e sabini.[13]

È del 504 a.C., quindi all'inizio dell'età repubblicana, la decisione di Attius Clausus di lasciare la Sabina per entrare a Roma, con tutti i suoi oltre 5.000 clientes. Per questa azione, Attius Clausus, il cui nome latinizzato era Appius Claudius Sabinus Inregillensis, e i suoi clienti, ottennero la cittadinanza romana, oltre alla proprietà di terre sulla sponda opposta del fiume Anio. Tutto il gruppo di Attius, con altri Sabini che li raggiunsero alla spicciolata, divenne noto come "Tribù antica Claudia". Inoltre Attius Clausus ottene il rango di senatore, con cui esercitò una notevole nella nuova sua patria.[14] Nello stesso anno, il celebre Publio Valerio Publicola, l'amico del popolo e sabino di origine, ottenne il trionfo per aver sconfitto i Sabini.[15]

Dal V al III secolo a.C.[modifica | modifica sorgente]

I Sabini, rimasti negli antichi luoghi di origine della Sabina, continuarono nel V secolo a.C. la loro pressione sul Lazio, con altre infiltrazioni nella zona tra il Tevere e l'Aniene, sia provando ad approfittare dei momenti di difficoltà di Roma, sia alleandosi alle altre popolazioni italiche in lotta contro Roma. Nel 494 a.C. i Sabini furono sconfitti dai Romani condotti dal dittatore Manio Valerio Voluso Massimo, che per questa vittoria ottenne il trionfo. Nel 475 a.C. i Sabini si allearono con i Veienti, che pochi anni prima avevano sconfitto i Fabii nella Battaglia del Cremera. La battaglia di Veio che ne scaturì, vide però la vittoria dei Romani guidati dal console Publio Valerio Publicola.[16].

Nel 468 a.C. i Sabini saccheggiarono duramente i territori di Crustumerium, arrivando fin sotto porta Collina a Roma.[17] In risposta all'attacco dei Sabini, i romani condotti dal console Quinto Servilio Prisco risposero con una spedizione che devastò il territorio sabino, e riportò un bottino ancora maggiore di quello fatto dai Sabini[18][19].

Nel 449 a.C. al console Marco Orazio Barbato, fu decretato il trionfo (il primo ad essere deecretato dal popolo romano), per essere riuscito a finalmente a sopraffare l'esercito sabino[20].

Nel 290, dopo aver avuto ragione dell'ultima resistenza dei Sanniti, l'esercito romano, guidato dal console Manio Curio Dentato si rivolse con il suo esercito verso i Sabini, per portare a termine il disegno di espansione dello Stato romano verso la costa adriatica, al fine di impedire per il futuro i collegamenti fra i popoli a nord della penisola e quelli al sud, che avevano consentito alla lega gallo-etrusco-italica di formarsi e di creare non pochi problemi a Roma.

Curio Dentato si spinse in profondità nel territorio dei Sabini fra la Nera, l'Aniene e le fonti del Velino giungendo fino al Mare Adriatico.[21] Ampi territori nella pianura di Reate e Amiternum furono confiscati e distribuiti a romani, mentre alle popolazioni locali fu offerto la cittadinanza romana senza diritti civili, la civitas sine suffragio. A questo punto l'assimilazione dei Sabini fu molto rapida, tanto che ai Sabini nel 268 a.C. fu concessa la cittadinanza romana con l'inclusione in due nuove tribù, la Quirina e la Velina.

Società[modifica | modifica sorgente]

Diverse gens ricordate dallo storico Tito Livio tra le gentes originarie, avrebbero un'origine sabina:

Altre antiche gentes di origine sabina sono le seguenti:

Le donne sabine erano reputate modello di onestà e prudenza, così come cita Orazio, negli Epodi.

Città[modifica | modifica sorgente]

L'anfiteatro di Amiternum, città di origine sabina

Plinio il Vecchio ci fornisce una sorta di elenco di città sabine:

« Tra i Sabini gli Amiternini, gli abitanti di Cures Sabini, Forum Decii, Forum Novum, i Fidenati, gli Interamnati, i Nursini, i Nomentani, i Reatini, i Trebulani, sia quelli soprannominati Mutuesci che i Suffenati, i Tiburtini, i Tarinati. »

Se Plinio cita Nomentum tra le città Sabine, per Dionigi di Alicarnasso questa era una colonia di Albalonga, quindi latina, nel territorio sabino.

Tra questi centri, il più importante è quello di Cures, dove risiedette Tito Tazio, e fu il luogo di origine di Numa Pompilio, il secondo re di Roma.

Sabina erano anche Amiternum, la cui fondazione è precedente a quella di Roma, e che rimase autonoma fino alla fine delle guerre sannitiche, e Antemnae, presa dai romani guidati da Romolo, a seguito dell'episodio del ratto delle Sabine.[24]

Sabina divenne anche Lista, dopo che questa fu conquista agli Aborigeni, che più volte tentarono di riconquistare la propria capitale, senza mai riuscirvi.[25]

Per quanto riguarda Caenina, una delle prime città conquistate da Romolo in seguito alle guerre causate dal Ratto delle Sabine, gli autori classici non sono concordi se fu una città o dei sabini dei latini, o che fosse una colonia di Alba Longa.

Religione[modifica | modifica sorgente]

Statua di Sanco dal santuario sul Quirinale

La divinità principale dei sabini era la dea Vacuna, identificata come la divinità dei campi e della natura e personificazione della Vittoria.[senza fonte]

Al re sabino Tito Tazio viene fatta la creazione dei Sodales Titii, creati per preservare i riti sabini[26], o per un'altra versione, da Romolo per tramandare il culto di Tito Tazio divinizzato.[27]

Il culto di Flora, la dea romana della fioritura dei cereali[28] e delle altre piante utili all'alimentazione, come anche quello di Opi, divinità della Terra e dell'Abbondanza, fu introdotto a Roma da Tito Tazio.[29] A Flora fu dedicato un tempio edificato sul Qurinale, fornendo un ulteriore elemento sulla storicità della presenza dei Sabini a Roma.

Sempre a Tito Tazio si rimanda la fondazione del Santuario di Semo Sancus Dius Fidius dedicato al dio sabino Sanco, protettore dei giuramenti.

Il santuario dedicato a Feronia di Lucus Feroniae, al confine tra i territori dei Latini, Capenati e Sabini, fu frequentato dai Sabini fino al tempo di Tullo Ostilio.

Di origine sabina sono i Ludi Saeculares, una celebrazione religiosa, che comportava sacrifici e spettacoli teatrali, tenuti nell'antica Roma per tre giorni e tre notti che delimitava la fine di un saeculum (secolo) e l'inizio del successivo. Secondo la mitologia romana, i Ludi Saeculares ebbero origine da Valesius, antenato della Gens Valeria, gens di origine sabina che per primo compì i rituali della celebrazione, per la miracolosa guarigione dei propri figli.[30][31].

Strenia[32], simbolo del nuovo anno, di prosperità e buona fortuna, e Vitula, dea della gioia, erano di origine sabina.

Lingua[modifica | modifica sorgente]

La lingua sabina [33] era una varietà dialettale della lingua osca, parlata nella Sabina, nel I millennio a.C. classificata tra i dialetti sabellici.

Di questa lingua non si hanno quasi documenti epigrafici, e quei pochi giunti fino ai giorni nostri sono scarsissimi. Fu una delle prime lingue italiche ad essere assorbita dal Latino, a seguito dell'assorbimento delle popolazioni Sabine nello stato romano, nel primo periodo della repubblica romana. Già al tempo di Varrone, prima metà del I secolo a.C., il sabino s'era assai latinizzato.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Plutarco, Vite parallele, Vita di Romolo, 16, 1.
  2. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, II, 49, 4-5.
  3. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I, 14.6.
  4. ^ Theodor Mommsen, Storia di Roma, vol. I, Cap. III, 1
  5. ^ Strabone, V, 250
  6. ^ a b Virgilio, Eneide, Liber VII
  7. ^ Plutarco, Vite parallele, Vita di Romolo, 18
  8. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, 1.7.
  9. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 12-13
  10. ^ Plutarco, Vite parallele, Vita di Romolo, 20, 1.
  11. ^ Plutarco, Vite parallele, Vita di Romolo, 21.1
  12. ^ Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, I, 6.
  13. ^ Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, I, 7.
  14. ^ Tito Livio, Ab Urbe Condita, II, § 16
  15. ^ Tito Livio, Ab urbe condita libri, Libro II, 16, 6.
  16. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, IX, 34
  17. ^ Tito Livio, Ab urbe condita libri, Libro II, 64
  18. ^ Tito Livio, Ab urbe condita libri, Libro II, 64
  19. ^ Dionigi, Antichità romane, Libro IX, 57.
  20. ^ Livio, Ab urbe condita, Libro III, 63, 1-4.
  21. ^ Floro, Epitome, Lib. I, X
  22. ^ (Dion. Hal. 2, 46)
  23. ^ Plutarco, Vite parallele, Vita di Romolo, 18, 6
  24. ^ Tito Livio, Ab Urbe Condita, I, 11.
  25. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I 14.6
  26. ^ Tacito, Annali, 1, 54
  27. ^ Tacito, Annali, 2, 83
  28. ^ Agostino d'Ippona, De civitate dei, libro IV, 8: florentibus frumentis deam Floram
  29. ^ Marco Terenzio Varrone, De lingua latina, libro V, 74:.
  30. ^ (LA) Valerio Massimo, Factorum et dictorum memorabilium, Libro II, 4.5. URL consultato il 14-03-2009.
  31. ^ Zosimo, Historia Nova, Libro II
  32. ^ Marco Terenzio Varrone, De lingua latina 5.47
  33. ^ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine "dialetto".

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Fonti storiografiche moderne[modifica | modifica sorgente]

  • Sabatino Moscati, Così nacque l'Italia: profili di popoli riscoperti, Società editrice internazionale, Torino 1998.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]