Irpini

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Irpini
Samnium Hirpinum.jpeg
L'area occupata dagli antichi Irpini (Hirpini) nel settore sudorientale del Sannio (Samnium); le linee bianche indicano i probabili confini tribali con i Sanniti Caudini e Pentri.
 
Nomi alternativiHirpini
Luogo d'origineIrpinia
PeriodoI millennio a.C.
Lingualingua osca
Gruppi correlatiCaudini, Pentri, Carricini

Gli Irpini (in latino Hirpini) erano una delle quattro tribù che costituivano il popolo dei Sanniti e che facevano parte della confederazione denominata lega sannitica.

Tra tutte le tribù del Sannio era quella stanziata più a est e più a sud, confinando a nord-est con gli Apuli, a sud-est con i Lucani, a sud-ovest con i Campani e a nord-ovest con le altre due tribù sannitiche dei Caudini e dei Pentri (una quarta tribù sannitica, quella dei Carricini, occupava l'estremità nord-occidentale del Sannio e pertanto non confinava con il territorio degli Irpini).

Dal nome storico della tribù (derivante dall'osco hirpus, ossia "lupo"[1]) è stato tratto il coronimo "Irpinia"; quest'ultimo è però da considerarsi un neologismo in quanto non attestato nelle fonti antiche[2]. Secondo una leggenda a cui brevemente accenna Sesto Pompeo Festo nel suo De verborum significatione, gli Irpini si chiamavano così perché in origine erano stati guidati da un lupo fino alle campagne in cui poi si insediarono[3].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Gli Irpini discendevano dalla stirpe sannitica, la quale costituiva un gruppo etnico di ceppo italico e di origine indoeuropea che in epoca non precisata (comunque diversi secoli prima della conquista romana) si insediò nel cuore dell'Italia meridionale occupando territori relativamente vasti, in gran parte montuosi[1]. Non si conosce con certezza l'area geografica da cui provenivano gli Irpini, tuttavia è noto che i Sanniti fossero affini ai Sabini e che un "monte Irpino" (Hirpinus mons) era attestato nell'entroterra della stessa Sabina[4]. Pur in mancanza di notizie storiche puntuali sull'origine degli Irpini e dei Sanniti in genere, la ricerca archeologica consente comunque di ricostruire, almeno a grandi linee, la struttura e l'evoluzione etnica sul territorio irpino in epoca preromana.

Al netto dei marcati influssi campani (e in particolare capuani) evidenti in tutto il bacino del Calore-Volturno, nonché di una modesta penetrazione dauna o protodauna avvertibile lungo il versante adriatico (soprattutto tra Monte Castello di Savignano e Bisaccia)[5], nei secoli VI-V a.C. si evidenzia soprattutto la netta differenza culturale tra la facies settentrionale di Casalbore-Castel Baronia e quella meridionale di Cairano-Oliveto Citra; soltanto la prima, infatti, mostra caratteri già spiccatamente sannitici (analoghi cioè a quelli di Aufidena o di altri centri del Sannio centro-settentrionale), mentre la seconda ne è ancora del tutto immune. In una seconda fase (a partire dal IV secolo a.C.), invece, l'intero areale irpino mostra ormai caratteristiche culturali uniformi e di tipo schiettamente sannitico, ben distinguendosi così da tutte le tribù circostanti, ma non dai Sanniti Pentri stanziati poco più a nord[6].

Considerati infatti quali Sanniti in tutto e per tutto e dunque mai espressamente nominati al tempo delle guerre sannitiche, gli Irpini sono citati per la prima volta col proprio nome soltanto nel 280 a.C., al tempo delle guerre pirriche. Pochi anni più tardi, nel 268 a.C. la deduzione della colonia romana di Benevento e la requisizione dell'Ager Taurasinus (situato a nord-est della stessa città[7]) fecero sì che gli Irpini risultassero separati piuttosto nettamente dalle altre popolazioni sannitiche, dalle quali acquisirono dunque una sostanziale autonomia[8].

Schieratisi apertamente a favore di Annibale, furono puniti dai Romani cui dovettero sottomettersi nel 209 a.C.. Intorno al 180 a.C. gli stessi Romani fecero inoltre insediare, nel suddetto Ager Taurasinus, alcuni gruppi di Liguri Bebiani e Corneliani. Dopo gli eventi sanguinosi della guerra sociale (90 a.C.), la popolazione irpina iniziò a perdere la propria individualità etnica e fu progressivamente romanizzata.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Aree di insediamento[modifica | modifica wikitesto]

Le fonti più antiche (Cicerone, Tito Livio e Velleio Patercolo, quest'ultimo forse originario del posto) assegnavano espressamente alla tribù degli Irpini le città di Aeculanum (passo di Mirabella), Aquilonia (Lacedonia), Abellinum (Atripalda) e Compsa (presso Conza), nonché le fortezze di Vescellium, Vercellium e Sicilinum (situate con ogni verosimiglianza ai margini settentrionali dell'Irpinia, non lontano dalla colonia romana di Luceria[9]), il lacus Ampsanctus (valle d'Ansanto, tra Villamaina e Rocca San Felice) e le sorgenti dell'Aufidus (fiume Ofanto, intorno a Lioni). Anche Maleventum (Benevento) sembrerebbe aver fatto originariamente parte del territorio degli Irpini; tuttavia tale città, situata in posizione assai marginale a diretto contatto con le tribù sorelle dei Pentri e dei Caudini, fu distaccata piuttosto precocemente (fin dal 268 a.C.) dal territorio circostante per costituire una colonia romana con il nuovo nome di Beneventum[10]. Nessuna località costiera (tirrenica o adriatica) è stata comunque mai attribuita agli Irpini, il cui territorio doveva essere dunque limitato all'entroterra e anzi circoscritto alle aree propriamente appenniniche, poiché neppure le città interne dell'Antiappennino campano (ad esempio Abella, l'attuale Avella) o del Subappennino dauno (ad esempio Vibinum, l'attuale Bovino) sono mai state assegnate agli Irpini, nonostante l'evidente prossimità geografica.

Quando il primo imperatore di Roma, Augusto, suddivise l'Italia romana in 11 regioni statistiche, il territorio degli Irpini fu definitivamente separato dal resto del Sannio (che andò a costituire la Regio IV Samnium) e aggregato alla Regio II Apulia et Calabria. In un passaggio della cosiddetta Descriptio Italiae[11], Plinio il Vecchio elencava le comunità stanziate nel territorio degli Irpini: si citano infatti gli Aeculani, gli Aquiloni, gli Abellinates (soprannominati Pròtropi[12] per distinguerli da un omonimo clan dell'Apulia), i Compsani, i Vescellani, ma anche i Caudini (i quali in origine costituivano una tribù a sé stante), i Ligures Baebiani e Corneliani (ambedue deportati dall'Apuania), nonché la colonia beneventana (anch'essa annessa alla Regio II). Non documentata nelle fonti antiche né da Plinio ma successivamente ricompresa tra gli Irpini dal geografo Tolomeo è inoltre la città di Fratuolum, che egli poneva alla stessa latitudine di Compsa e alla stessa longitudine di Aquilonia (potrebbe dunque trattarsi di Calitri, anche se le coordinate tolemaiche – specialmente la longitudine – risultano spesso imprecise); a differenza di Plinio, Tolomeo escludeva però dal territorio geografico irpino le città di Caudium (l'antico centro dei Caudini), Beneventum e perfino la stessa Compsa (quest'ultima attribuita ai Lucani, forse perché situata a sud del fiume Ofanto), mentre manca qualsiasi riferimento agli insediamenti dei Ligures.

I numerosi centri minori (vici, pagi ecc.), quand'anche citati, non sono riportati espressamente come irpini dalle fonti in quanto già ricompresi nelle giurisdizioni delle predette città, sebbene qualcuno di essi (è il caso di Aequum Tuticum) avrebbe poi assunto notevole rilevanza in età traianea e adrianea[13]. In seguito alle riforme amministrative implementate nel tardo impero le città di Abellinum, Caudium e Beneventum (la futura capitale del ducato longobardo) passeranno poi alla provincia di Campania (avente per capoluogo Capua), entro i cui confini ricadranno con ogni probabilità anche gli abitati dei Ligures Bebiani e Corneliani nonché il vicus di Aequum Tuticum, mentre le città di Aeculanum, Aquilonia e Compsa e forse anche l'insediamento di Trivicum (di cui si ignora lo status, ma ubicato probabilmente alla località Civita di San Sossio Baronia) rimarranno legati alla provincia di Apulia et Calabria, avente per capoluogo Canusium[14]; secondo Servio in epoca tardo-antica il territorio degli Irpini sarebbe stato dunque attraversato dal confine amministrativo tra Campania e Apulia[15]. Le successive invasioni barbariche avrebbero però dapprima scalfito e infine scardinato l'ordinamento politico imperiale.

Capitale[modifica | modifica wikitesto]

Nessuna fonte primaria rivela quale fosse la capitale degli Irpini; eppure entrambe le altre tribù sannitiche direttamente confinanti avevano indiscutibilmente una propria capitale (Caudium per i Caudini, Bovianum per i Pentri). Diversi studiosi moderni hanno perciò tentato di intuire quale poteva essere l'antica capitale irpina, ma la questione rimane assai controversa.

Secondo lo storico Edward Togo Salmon è plausibile che Aequum Tuticum, il cui toponimo significava "campo del popolo", potesse costituire (malgrado le sue modeste proporzioni) l'antico centro politico degli Irpini, mentre la capitale economica poteva essere rappresentata da Maleventum; caduta quest'ultima nelle mani dei Romani (268 a.C.) il ruolo sarebbe poi passato ad Aeculanum oppure a Compsa[16].

Malgrado le moderne indagini archeologiche abbiano dimostrato che in epoca pre-romana Aequum Tuticum doveva costituire soltanto un luogo sacro (e non una città)[17], l'ipotesi secondo cui tale area potesse costituire fin dalla fine del IV secolo a.C. il "centro di riunione" della tribù degli Irpini è ritenuta valida anche dallo storico Giuseppe Zecchini[18]. Del resto neppure Maleventum vantava origini particolarmente antiche, avendo iniziato ad acquisire una certa rilevanza soltanto a partire dall'epoca delle guerre sannitiche; in precedenza, per tutto il V secolo a.C., la conca beneventana risultava invece pressoché spopolata[19].

In effetti da un punto di vista prettamente archeologico la zona di maggior interesse nel Sannio irpino sembrerebbe essere piuttosto quella di Carife-Castelbaronia; soprattutto l'area archeologica di Carife ha restituito una tale quantità di reperti da indurre l'archeologo Werner Johannowsky a ipotizzare che in quel luogo poteva forse sorgere l'antica Romulea, una tra le principali città dell'intero Sannio. Un altro grosso centro era Casalbore, dotato di molte officine e di un grande tempio[20][21]; non vi è comunque certezza che gli Irpini costituissero una tribù sannitica a sé stante fin dal V-IV secolo a.C.

Infine, un luogo particolare e altamente evocativo è costituito dalla mofeta della valle di Ansanto; in realtà tale area è stata sempre del tutto disabitata in quanto malsana, ma la zona era sistematicamente frequentata fin dalla più remota antichità (vi era infatti un famoso santuario dedicato alla dea Mefite)[22]. Se non altro, la valle d'Ansanto doveva costituire il principale luogo di culto per gli antichi Irpini[23].

Lingua[modifica | modifica wikitesto]

Come tutti i Sanniti, anche gli Irpini parlavano la lingua osca, un idioma indoeuropeo appartenente al ramo osco-umbro e ampiamente diffuso nell'Italia meridionale. A seguito della progressiva conquista romana del territorio irpino si ebbe poi una fase di diglossia (se non proprio di bilinguismo) perdurata per diversi secoli, almeno fino al termine della guerra sociale e forse oltre. L'uso contestuale dell'osco e del latino è documentato non soltanto nella toponomastica (è il caso di Aequum Tuticum, la cui prima parte del nome è latina mentre la seconda è tipicamente osca), ma anche nelle iscrizioni rinvenute sul territorio; notevole è l'esempio di Forum Aemilii che, pur essendo stata fondata ex-novo dai Romani, conserva bolli e graffiti in lingua osca (secoli II-I a.C.)[24]. Viceversa i moderni dialetti irpini non derivano dalla lingua osca, ma piuttosto dalla sovrapposizione a questa del latino cui si aggiunsero poi gli influssi dei diversi superstrati avventizi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Giacomo Devoto, Gli antichi Italici, pp. 136-137.
  2. ^ La parola Hirpinia compare soltanto nel latino rinascimentale e moderno.
  3. ^ Sesto Pompeo Festo, De verborum significatione. P. 75. Budapest, 1889.
  4. ^ Giovenale, Satirarum delectus, p. 324.
  5. ^ Werner Johannowsky, Il Sannio, in Italici in Magna Grecia: Lingua, insediamenti e strutture, Osanna, 2013, pp. 13-21, ISBN 9788881673735.
  6. ^ Werner Johannowsky, Note di archeologia e topografia dell'Irpinia antica (PDF), 1987 (archiviato l'8 gennaio 2021).
  7. ^ Malgrado la palese assonanza toponomastica, l'Ager Taurasinus non è in alcun modo ricollegabile al moderno comune di Taurasi (Samnium and the Samnites, p. 261).
  8. ^ (EN) Robert Seymour Conway, The italic dialects, 1897, pp. 169-170, ISBN 9781011447961.
  9. ^ I tre oppida furono espugnati nel 215 a.C. da Marco Valerio Levino, pretore di Luceria, ove furono poi deportati i prigionieri irpini catturati nel corso dell'operazione.
    La romanisation du Samnium aux IIe et Ier s. av. J.-C.: Actes du Colloque International (Naples 1988), Jean Centre Bérard Publisher, 2020, p. 62, ISBN 9782918887294.
  10. ^ Tito Livio scrive: "Hannibal ex Hirpinis in Samnium transit, Beneventanum depopulatur agrum, Telesiam urbem capit" (="Annibale dagli Irpini passa nel Sannio, devasta l'agro beneventano, cattura la città di Telesia"), con riferimento alle terre situate a nord della colonia romana di Benevento (Annibale proveniva infatti da Arpi, in Apulia). Si noti come il territorio degli Irpini appaia ormai distinto dal resto del Sannio, sicché è plausibile che il confine tribale tra Irpini e Pentri fosse rappresentato dal fiume Tammaro (Samnium and the Samnites, p. 46).
  11. ^ Plinio il Vecchio, Storia Naturale 3,105
  12. ^ Il significato della parola pròtropi è incerto, forse "bevitori di mosto".
    Vito Antonio Sirago, Il Sannio romano: caratteri e persistenze di una civiltà negata, Citra & Ultra, vol. 2, Arte tipografica, 2000, p. 53.
  13. ^ In verità Tolomeo assegna una città denominata Tuticum ai Sanniti propriamente detti, ma collocandola in una posizione quasi intermedia tra Allifae e Telesia, dunque molto lontano da Aequum Tuticum. È quindi verosimile che si tratti di un errore o di un caso di parziale omonimia.
    Equus Tuticus, su Perseus (archiviato il 9 maggio 2021).
  14. ^ Eliodoro Savino, Campania tardoantica (284-604 d.C.), Edipuglia srl, 2005, pp. 20-21, ISBN 9788872282571.
  15. ^ Bruno Meniel, Servius: and his reception from Antiquity to the Renaissance, Rennes University Press, 2016, p. 91, ISBN 9782753545908.
  16. ^ Samnium and the Samnites, pp. 81-82.
  17. ^ Soprintendenza Archeologica di Roma, Studi sull'Italia dei Sanniti, Electa, 2000, p. 29.
  18. ^ Giuseppe Zecchini, Il federalismo nel mondo antico, Vita e Pensiero, 2005, p. 101, ISBN 9788834311639.
  19. ^ Marina R. Torelli, Benevento romana, Roma, L'Erma di Bretschneider, 2002, p. 23, ISBN 9788882652098.
  20. ^ Werner Johannowsky, Circello, Casalbore e Flumeri nel quadro della romanizzazione dell’Irpinia, su Publications du Centre Jean Bérard (archiviato il 1º maggio 2020).
  21. ^ Giampiero Galasso, Storia dell'Irpinia antica, De Angelis, 2005, p. 83, ISBN 9788886218863.
  22. ^ (EN) Celia E. Schultz e Paul B. Harvey, Religion in Republican Italy, Yale Classical Studies, vol. 33, Cambridge University Press, 2006, pp. 177-179, ISBN 9781139460675.
  23. ^ (EN) Gary D. Farney e Guy Bradley, The Peoples of Ancient Italy, Walter de Gruyter, 2017, p. 614, ISBN 9781501500145.
  24. ^ Giuseppe Camodeca, M. Aemilius Lepidus, cos. 126 a.C., le assegnazioni graccane e la via Aemilia in Hirpinia (PDF), 1997 (archiviato il 19 luglio 2020).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Contesto storico generale[modifica | modifica wikitesto]

Rapporti con Roma[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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