Floro

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Floro (disambigua).

Publio Annio Floro, detto anche Lucio Anneo Floro o anche Giulio Floro (in latino Publius Annius Florus, Lucius Annaeus Florus, Julius Florus; Africa, 70/75 circa – Roma, 145 circa), è stato uno storico e poeta romano, di origini africane, autore dell'opera Bellorum omnium annorum septingentorum libri duo[1].

Vita e opere[modifica | modifica sorgente]

È dato solo come più probabile dagli studiosi che i diversi nomi, fino a tre diversi Floro autori di opere pervenute, siano la stessa persona[2], cui riferire quindi come un unicum le notizie che seguono.

Floro visse tra il 70/75 e il 145, della sua vita si sa solo quel poco che lo stesso Floro dice nel dialogo, di genere autobiografico, Vergilius orator an poeta (Virgilio oratore o poeta), di cui è pervenuta la parte iniziale[1].

Di origine africana, partecipò a Roma a una gara di poesia nella quale ingiustamente non fu premiato per la gelosia di Domiziano. Floro lasciò allora, indispettito, la capitale e viaggiò a lungo nel Mediterraneo; si fermò in Spagna, a Tarragona, dove insegnò retorica. Ritornato nella capitale, divenne amico dell'imperatore Adriano e si dedicò alla storia ed alla poesia, anticipando il gusto della scuola di coloro che saranno definiti poetae novelli.[1] Non si conosce con certezza l'anno della morte.

Ebbe, come esigenza letteraria primaria, quella di rinnovare i modelli storiografici tradizionali, o per lo meno di variarne le caratteristiche, in modo da aggiungerne particolari e dettagli a volte cruciali, a volte futili. Ebbe un rapporto di amicizia sia con Svetonio che testimonia la medesima ricerca letteraria dei due scrittori, sia con l'Imperatore romano Adriano.[1]

Bellorum omnium annorum DCC o Epitomae de Tito Livio[modifica | modifica sorgente]

La sua opera storica Bellorum omnium annorum DCC (sott. libri)[3], riassunto di 700 anni di guerre romane da Romolo ad Augusto, ha, come Epitomae de Tito Livio (anche Epitoma o Epitome), un titolo probabilmente non autentico[1] ma aggiunto successivamente e impropriamente, perché l'autore, se attinge soprattutto a Livio, se ne differenzia nello spirito e nell'impostazione (fino a contraddirlo[4]) e utilizza ampiamente altre fonti, quali Sallustio, Cesare e Seneca il Retore, registrando inoltre avvenimenti successivi alla trattazione liviana.

Floro divide la storia romana in quattro età, come quelle della vita umana, secondo un criterio che aveva adottato Seneca il Vecchio nelle sue Historiae: il periodo monarchico (infanzia), l'età repubblicana fino alla conquista di tutta le penisola italica (adolescenza), la costruzione di un impero e la pacificazione di Augusto (maturità), l'età imperiale fino ad Adriano (vecchiaia), sebbene con Traiano all'Impero romano venga restituita una nuova giovinezza.[1]

L'opera è un panegirico, pieno di retorica e di enfasi, del valore militare di tutto il popolo romano, di cui esalta le gesta dalle origini. Aveva come modello la dottrina stoica dei cicli e della palingenesi.[1] Il valore storico dell'opera risulta però di scarso valore, troppo dominata da intenti retorici e moralistici, connessi con profondi motivi di propaganda imperiale del periodo in cui scrive[1]: Floro elogia più che raccontare. Egli presenta l'epoca delle guerre puniche come un'epoca aurea ed incorrotta, lamentando l'eccesso di lusso e ricchezza del suo tempo.[1]

Lo stile particolarmente colorito della sua opera, rappresentò un'anticipazione dei caratteri di ciò che sarà la letteratura africana, pagana e soprattutto cristiana, dei secoli successivi.[1]

Componimenti poetici[modifica | modifica sorgente]

Di Floro poeta ci sono rimasti alcuni epigrammi in trimetri trocaici e alcuni versi scherzosi indirizzati ad Adriano con relativa ironica risposta dell'imperatore-poeta.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i j Luciano Perelli, Storia della letteratura latina, p. 326.
  2. ^ Edw. S. Forster tra i tanti
  3. ^ Floro, Flori Epitomae Liber primus e Liber secundus (testo latino).
  4. ^ Treccani.it

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti antiche
  • Floro,
Letteratura critica moderna
  • G. Cipriani, Storia della letteratura latina, Einaudi, Torino 1999 ISBN 88-286-0370-4
  • Gian Biagio Conte, Nevio in Letteratura latina - Manuale storico dalle origini alla fine dell'impero romano, 13ª ed., Le Monnier [1987], 2009. ISBN 88-00-42109-1.
  • Concetto Marchesi, Storia della letteratura latina, 8ª ed., Milano, Principato [1927], ottobre 1986.
  • Luciano Perelli, Storia della letteratura latina, 1969, ISBN 88-395-0255-6, Paravia.
  • Giancarlo Pontiggia, Maria Cristina Grandi, Letteratura latina. Storia e testi, Milano, Principato, marzo 1996. ISBN 978-88-416-2188-2.
  • Benedetto Riposati, Storia della letteratura latina, Milano-Roma-Napoli-Città di Castello, Società Editrice Dante Alighieri, 1965. (ISBN non esistente)

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]