Lucio Anneo Seneca il Vecchio

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Lucio Anneo Seneca, detto il Vecchio oppure il Retore (Corduba, 54 a.C. circa – Roma, 39 d.C. circa), è stato uno scrittore romano del I secolo d.C.. Storico e appassionato di retorica, fu il padre del più illustre e omonimo figlio, Seneca detto il Giovane.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di agiata famiglia equestre di origine italica, arrivò a Roma giovanissimo nel 43 a.C. dove, a parte alcuni brevi soggiorni a Cordova, rimase per tutta la vita. Durante la giovinezza si formò presso le scuole di declamazione, conoscendovi Marco Porcio Latro, con il quale ebbe stretti rapporti per tutta la vita[1]. Il suo oratore preferito era Cicerone, disapprovando così la tendenza alla spettacolarizzazione dell'oratoria tipica del suo tempo[2].
Nel 10 a.C. Seneca sposò Elvia, da cui ebbe tre figli: Marco Anneo Novato, che fu governatore dell'Acaia, Lucio Anneo Seneca il famoso filosofo e scrittore e Marco Anneo Mela, padre del poeta Lucano[3].
A dispetto del soprannome retore non risulta che abbia mai insegnato retorica, ma che la sua opera sia la raccolta degli insegnamenti ricevuti in gioventù: dunque, pur non essendo scrittore professionista, decise di trasmettere le proprie memorie e conoscenze ai figli in forma scritta per aiutarli, come egli stesso affermava, ad "addestrarsi al foro e alle magistrature"[4].
Risulta, anche dalle sue opere[5], che Seneca morisse intorno al 39 d.C., quasi centenario[6].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della letteratura latina (31 a.C. - 14 d.C.).

Seneca il Vecchio fu anche autore di un'opera storica andata interamente perduta, le Historiae ab initio bellorum civilium[7], che narrava la storia di Roma dall'inizio delle guerre civili al periodo della sua morte e che fu pubblicata da suo figlio, premettendovi un'introduzione in cui parlava del padre e dell'opera[8]: in essa, come si apprende da Lattanzio[9], la storia dell'Urbe era narrata seguendo una metafora biologica, che assimilava le varie fasi della storia romana alle fasi della vita e che fu ripresa da Floro nella sua Epitoma:

« Seneca divise, non senza profitto, le epoche della città romana. Egli ha affermato che in un primo momento la sua infanzia fu sotto il re Romolo, dal quale Roma nacque e, per così dire, fu educata; allora la sua infanzia sotto gli altri re fu cresciuta e modellata con più numerosi sistemi di istruzione e delle istituzioni; ma alla fine, nel regno di Tarquinio, quando ormai era cresciuta come si deve, non sopportava la schiavitù; e, dopo aver gettato via il giogo di una tirannia altezzosa, ha preferito obbedire alle leggi, piuttosto che ai re; e quando la sua gioventù è terminata entro la fine della guerra punica, poi a lungo con forza ha confermato che aveva cominciato ad essere virile. Infatti, quando Cartagine è stata spazzata via, dopo esser stata a lungo la sua rivale al potere, stese le mani per terra e per mare su tutto il mondo, fino a quando, dopo aver sottomesso tutti i re e le nazioni, quando i materiali per la guerra ora mancavano, abusò della sua forza, con la quale essa stessa si distrusse. Questa è stata la sua prima età, quando, lacerata da guerre civili e oppressa dal male intestino, di nuovo ricadde nel governo di un unico sovrano, per così dire girando ad una seconda infanzia. »

(Lattanzio, Divinae Institutiones, VII 15 - trad. A. D'Andria)

L'unica opera di Seneca il Vecchio a noi pervenuta, sia pure in parte, venne da lui riunita sotto il titolo Oratorum et rhetorum sententiae, divisiones, colores, cioè "Le tesi sostenute nelle opere degli oratori e dei retori, la distribuzione della materia, il colorito e lo stile dell'esposizione".
Il piano dell'opera comprendeva dieci libri di Controversiae e un libro di Suasoriae: a noi sono giunte le Controversiae, sette delle Suasoriae ed alcuni estratti degli altri scritti[10].
Si tratta, in effetti, di vere e proprie lezioni pratiche di eloquenza e di retorica e forniscono un quadro preciso della formazione culturale di uno studente del tempo, analizzata da Seneca soprattutto nelle prefazioni, premesse a ciascun libro, in cui l'autore discute le caratteristiche dei vari retori, che spesso aveva conosciuto di persona.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Letteratura Latina Cambridge, vol. II, Da Ovidio all'epilogo, Milano, Mondadori, 2007, p. 661.
  2. ^ Controversiae, II, praefatio, 1.
  3. ^ Controversiae II, praefatio, 1-4.
  4. ^ Controversiae II, praefatio, 4.
  5. ^ Nel fr. 2 Peter menziona la morte di Tiberio (37 d.C.).
  6. ^ Seneca, Ad Helviam matrem, 2, 4 afferma che il padre era già morto quando egli fu esiliato in Corsica. Il figlio gli dedicò un De vita patris, perduto, i cui frammenti si leggono in H. Peter, Historicorum Romanorum Reliquiae, Leipzig, Teubner, 1883, pp. 292, 301.
  7. ^ il titolo è stato scoperto recentemente da un frustulo di papiro carbonizzato proveniente da Ercolano
  8. ^ solo poche frasi dell'introduzione si sono salvate, in un palinsesto vaticano, il Palatino latino 24
  9. ^ Divinae Institutiones, VII 15.
  10. ^ Per i libri I, II, VI, IX-X abbiamo il testo integro, mentre per gli altri sopperisce una epitome.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • E. Pianezzola, Spunti per un'analisi del racconto nel thema delle Controversiae di Seneca il Vecchio, in "Materiali e Contributi per la Storia della Narrativa greco-latina", n. 3 (1981), pp. 253–267.
  • E. Migliario, Luoghi retorici e realtà sociale nell'opera di Seneca il Vecchio, in "Athenaeum", n. 77 (1989), pp. 525–547.

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