Pervigilium Veneris

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
La veglia di Venere
Titolo originalePervigilium Veneris
Pervigilium Veneris codex S page 1.png
Manoscritto medioevale del Pervigilium Veneris
Autoreanonimo
1ª ed. originaleinizi del II secolo d.C.
Editio princepsParigi, 1577
Generepoema
Lingua originalelatino

Il Pervigilium Veneris (La veglia di Venere) è un componimento poetico dedicato a Venere dell'età imperiale romana.

È un carme di autore anonimo, in cui viene celebrata la figura di Venere quale signora della vita e della rinascita.

Con spunti mitologici e temi ricorrenti nella letteratura latina, l'autore esalta Venere in un'ode il cui ritornello è il filo ricorrente, anche se in tanta gioia e vita colpisce il finale amaro in cui il poeta lamenta di avere perso la donna amata.

(LA)

«Cras amet qui numquam amavit - quique amavit cras amet»

(IT)

«Domani ami chi mai ha amato, e chi ha già amato, anche domani ami»

Datazione ed attribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Fu attribuito di volta in volta a Catullo, ad Apuleio, al già nominato epitomatore Lucio Anneo Floro, e a Tiberiano (IV secolo). In effetti, la datazione è molto incerta: per alcune coincidenze di stile con il gusto dei poetae novelli della fine del II secolo, si fa risalire a quel periodo o all'inizio del III secolo, ma c'è anche chi colloca la composizione in un'epoca più tarda, finanche nel VI secolo.

L'opera ha avuto grande fortuna nei secoli in quanto è considerata universalmente uno degli ultimi componimenti della letteratura latina d'ispirazione pagana.
La datazione dell'opera è sempre stata problematica; gli studiosi si sono concentrati su due tesi, anche se ne sono emerse altre; le due tesi d'attribuzione principale sono l'attribuzione a Floro, poeta e letterato dell'età di Adriano, ed è la tesi più accreditata tra gli studiosi; l'attribuzione a Tiberiano, poeta del IV secolo d.C.

La struttura del poema fa pensare al tardo impero, anche se nuove ipotesi fanno pensare alla prima metà del III secolo, quando il culto di Venere era ancora molto diffuso; nel poema inoltre non si riscontrano elementi incontrovertibili che possano far propendere per il IV, o addirittura secondo alcuni, V secolo d.C.; l'atmosfera del componimento è infatti avulsa dalla cupezza dei secoli finali dell'Impero. Il carme rappresenta un'opera di pregio nel contesto della letteratura imperiale romana, e probabilmente la sua datazione deve farsi risalire più al II ed al III secolo d.C. che non al IV ed al V, ipotesi molto in voga negli scorsi due secoli.

Tematiche e stile[modifica | modifica wikitesto]

Il carme ha una atmosfera di gioia che accompagnava le celebrazioni a Venere nell'impero, e dipinge una società in pace e letizia. L'argomento stesso si presta a questo stileː esso è la descrizione delle celebrazioni di Venere in occasione della primavera, secondo, sembra, le consuetudini di Ibla in Sicilia, ossia attraverso una "veglia", da cui il titolo, nella quale la dea viene invocata perché fecondi i campi. Il tema della natura è dunque anche qui dominante.

Ciò che distingue il carme è tuttavia lo stile, in cui la ricercata semplicità di espressione lascia spazio ad alcuni stilemi tipici della lingua popolare, pur nella generale classicità, e soprattutto dona uno straordinario senso di freschezza al componimento.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • La veglia di Venere. Pervigilium Veneris,introduzione, traduzione e note di Andrea Cucchiarelli, (Classici Greci e Latini) BUR Rizzoli, 2003.) ISBN 88-17-10635-6.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN184284860