Velino (fiume)

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Coordinate: 42°27′43.38″N 12°53′42.87″E / 42.462051°N 12.895242°E42.462051; 12.895242

Velino
Velino
Il Velino attraversa Rieti
Stato Italia Italia
Regioni Lazio Lazio, Umbria Umbria
Lunghezza 90 km[1]
Portata media 60 m³/s[1]
Bacino idrografico 2338 km²[1]
Altitudine sorgente 1903 m s.l.m.
Nasce Monte Pozzoni
Affluenti Salto, Turano
Sfocia Nera

Il Velino, l'antico Avens flumen per i romani, è un fiume dell'Italia Centrale, il maggiore affluente del fiume Nera (riva sinistra) ed il maggiore subaffluente del Tevere. È lungo 90 km[1], ma ha un bacino idrografico di ben 2 338 km²[1] (quasi il 15% del bacino idrografico complessivo del Tevere) ed è caratterizzato da un regime idraulico assai regolare con portate medie alla foce di 60 al secondo[1], minime di 40 e massime di 300.

Il corso del Velino[modifica | modifica wikitesto]

Vetta del Monte Pozzoni

Nasce alle falde del Monte Pozzoni (1 903 metri) presso Cittareale in provincia di Rieti, percorre una stretta valle lambendo le pendici del Monte Terminillo a Ovest (Gole del Velino) e di Monte Giano a Est. Bagna Castel Sant'Angelo e Cittaducale, presso le quali riceve il tributo delle grandi sorgenti del Peschiera, le seconde in Italia e le maggiori dell'Appennino, che gli versano una portata media di oltre 20 m³ al secondo (con minime di 15), parzialmente deviate nell'Acquedotto del Peschiera, il quale serve una parte di Roma.

Il fiume attraversa Rieti ed entra nella Piana Reatina, che attraversa trasversalmente per tutta la sua interezza, ove si arricchisce del tributo di numerosi altri affluenti, alcuni da sinistra (i fiumi Salto e Turano, che drenano i monti Sabini), ed altri da destra, provenienti dalle pendici del Terminillo (quali gli emissari del lago di Piediluco, del lago Lungo e del lago di Ripasottile).

Al termine della pianura, presso Marmore in provincia di Terni precipita nel Nera formando la spettacolare cascata delle Marmore, alta 165 m su tre salti successivi, dei quali il primo di 120 metri.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Cascata delle Marmore, con la quale il Velino confluisce nel Nera

In epoca pre-Romana il fiume impaludava nella Piana di Rieti formando il Lago Velino. Nel 271 a.C. il console Manlio Curio Dentato, a scopo di bonifica, realizzò un taglio sulla costa rocciosa dove oggi si trova il primo e maggiore salto. Tale opera, detta Cavo Curiano, fu poi successivamente ingrandita in epoca medievale, anche a seguito delle proteste degli abitanti di Terni che venivano periodicamente inondati dall'enorme massa d'acqua proveniente dal Velino. Dopo alterne vicende conseguenti agli interessi contrapposti dei ternani e dei reatini (questi ultimi avevano interesse a che il Velino non inondasse più la Piana Reatina), vicende che videro l'intervento d'illustri e famosi architetti (Antonio da Sangallo il Giovane, Carlo Maderno, Giovanni Fontana, ecc.) finalmente nel XVIII secolo, sotto il papato di Pio VI, l'architetto Andrea Vici, realizzò la sistemazione definitiva della costa rocciosa (le Marmore che danno il nome alla cascata) che è giunta ai nostri giorni.

Successivamente la società Terni procedette, con la costruzione di rilevanti opere d'ingegneria idraulica, allo sfruttamento idroelettrico e industriale delle copiose portate sia del Velino, sia del Nera, al punto che, oggi, la cascata è visibile solo in giorni prestabiliti, essendo la sua massa d'acqua deviata in condotte forzate a scopo idroelettrico. Il sistema Nera-Velino fa capo al complesso idroelettrico di maggiore potenza dell'Appennino.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Guida rossa d'Italia - Lazio, quarta edizione, Milano, Touring Club Italiano, 1981, p. 444.
  2. ^ In quanto concessa ad un autoproduttore, la derivazione d'acqua e l'annessa centrale idroelettrica sarebbe dovuta rimanere esclusa alla nazionalizzazione, ma fu fatta una eccezione perché indispensabile alla congiunzione tra le reti dell'Italia settentrionale e quelle dell'Italia meridionale. In compenso le aziende di Terni ottennero un prezzo agevolato [1]

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