Ursus arctos marsicanus

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Orso bruno marsicano
Orso bruno marsicano.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 CR it.svg
Critico[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Famiglia Ursidae
Genere Ursus
Specie Ursus arctos
Sottospecie U. a. marsicanus
Nomenclatura trinomiale
Ursus arctos marsicanus
Altobello, 1921

L'orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus Altobello, 1921) è un mammifero onnivoro della famiglia degli Ursidi: in particolare, si tratta di una sottospecie dell'orso bruno comune (Ursus arctos arctos) endemica dell'Italia centro-meridionale, nella subregione denominata Marsica, dove sopravvivono, nel proprio areale centrale, una cinquantina di orsi nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise (intervallo fiduciale: 95% che va da 45 a 69 esemplari), più alcuni esemplari in altre aree protette limitrofe[2], per un totale di 55-85 orsi [3].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Aspetto[modifica | modifica wikitesto]

Presenta corporatura abbastanza tozza e tarchiata, anche se più slanciata rispetto a quella di altre sottospecie di orso bruno di maggiori dimensioni. La testa è grande e tondeggiante, con muso cilindrico e piuttosto schiacciato dotato di un grosso tartufo nerastro. Il pelo è bruno-fulvo uniforme su tutto il corpo, con tendenza all'inscurimento sulla parte distale degli arti, i quali sono grossi e forti. Gli occhi sono piccoli e di color nocciola, mentre le orecchie sono anch'esse piccole e di forma arrotondata, poste leggermente ai lati del cranio. La coda è ridotta a un moncherino di meno di 10 cm.

Giovane esemplare di orso marsicano

Dimensioni[modifica | modifica wikitesto]

L'orso marsicano è una specie endemica del luogo e si trova solo nell' Italia centro-meridionale. Questa sottospecie di orso bruno è più piccola del suo vicino parente settentrionale, l'orso euroasiatico (già presente nel Nord Italia e sulle Alpi) in quanto presenta anche uno strato di peluria e di grasso molto inferiore, cosa che ha permesso alla specie di adattarsi alla vita in zone che in certi periodi dell'anno presentano un clima molto più temperati e mite. il suo peso varia notevolmente nel corso delle stagioni ed in funzione del sesso. Infatti i maschi sono generalmente molto più grandi delle femmine e possono raggiungere un peso che nel periodo autunnale può superare i 230 Kg. Le femmine invece superano raramente i 140 Kg. [4]In Queste misure rendono l'orso bruno marsicano uno dei mammiferi carnivori più grandi d'Italia, sicuramente il più grande della parte centro-meridionale del paese. È invece alla sottospecie di orso bruno che vive in Triveneto che spetta il titolo di carnivoro più grande d'Italia.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Comportamento[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di animali estremamente schivi e dalle abitudini quasi del tutto (probabilmente addirittura totalmente) notturne. I vari esemplari sono solitari e piuttosto territoriali: ciascun orso delimita un proprio territorio che si estende dai 10 ai 200 km², a seconda della disponibilità di cibo al suo interno. Spesso gli orsi marsicani (in particolare i maschi) compiono spostamenti anche di grossa entità (spesso nella stagione riproduttiva), che li portano in alcuni casi ad attraversare zone abitate e ad entrare involontariamente in conflitto con la popolazione locale, portando scompiglio nella comunità.

Durante l'inverno, questi animali si scavano una tana più o meno profonda oppure occupano delle cavità nella roccia nelle quali vanno in letargo per un periodo più o meno lungo a seconda delle condizioni climatiche: a tale scopo, fra l'estate e l'autunno si nutrono abbondantemente, immagazzinando grossi cuscinetti adiposi che sfrutteranno per sopravvivere durante il periodo di inattività.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

La loro dieta è composta per quasi il 90% di vegetali: si nutrono infatti di radici, tuberi, frutta, bacche ed altro materiale vegetale come frutta selvatica (castagne, nocciole, ciliegie, amarene, prugne e pere). Risulta lampante che tale dieta spesso può risultare povera di nutrienti, inoltre non si tratta di animali erbivori e ciò vuol dire che essi abbisognano di grandi quantità di cibo per sopravvivere, specie in primavera quando i vegetali freschi sono ancora troppo difficili da trovare a causa del gelo passato da troppo poco tempo. È in questo periodo che l'orso diventa infatti più carnivoro del solito. L'animale infatti mangia anche piccoli animali, sia vertebrati che invertebrati, oltre ad animali di taglia media come conigli o uccelli. Solo sporadicamente uccide grossi mammiferi come giovani cervi o cinghiali,daini e camosci non disdegnando certo le loro carcasse se mai vi si dovesse imbattere.
La credenza popolare, che vuole l'orso come uno spietato uccisore di capi di bestiame, oltre che dei cani da guardia e dei pastori, risulta fondamentalmente errata e legata ad episodi sporadici, in quanto alla presenza dell'uomo questi animali preferiscono fuggire. È pur vero che alcune volte l'orso ha attaccato il bestiame domestico in particolare galline, capre, pecore o vitelli. Tuttavia l'uomo ha ingigantito la quotidianità con cui questi attacchi al bestiame avvenivano, quando in realtà si tratta di attacchi per lo più incentrati in primavera e spesso anche facilmente evitabili. Queste credenze hanno giustificato le persecuzioni perpetratesi nei secoli di questi animali, che ancora al giorno d'oggi vengono sporadicamente uccisi per avvelenamento ed a causa delle trappole poste dai bracconieri[5].

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di animali al vertice della catena alimentare e senza predatori naturali: presentano perciò un tasso riproduttivo estremamente basso. La femmina, infatti, partorisce solitamente due gemelli dopo una gestazione che dura circa sei mesi. I cuccioli vengono accuditi dalla madre, che li difende dai pericoli dimostrando enorme coraggio (una femmina con cuccioli diviene infatti assai pericolosa anche per l'uomo, in quanto molto aggressiva), per 2-3 anni, sicché la distanza fra un parto e l'altro è in media di 4 anni. Le femmine divengono sessualmente mature dopo il terzo anno d'età, ma è raro che si accoppino ai primi calori. La mortalità infantile ha picchi che sfiorano il 50%.

La speranza di vita di questi animali in natura supera facilmente i 20 anni d'età[6].

Habitat[modifica | modifica wikitesto]

Orso bruno marsicano imbalsamato ed esposto presso il museo dell'orso di Gagliano Aterno

L'habitat dell'orso bruno marsicano è teoricamente abbastanza variabile: si adatta infatti a una varietà di ambienti diversi, anche se legati alle immediate vicinanze di una copertura boschiva. A causa della presenza umana, tuttavia, questi animali si sono rifugiati in aree via via sempre più impervie e con elevata copertura boschiva. Pare che durante l'estate si spostino verso aree a quota maggiore con copertura prativa e cespugliosa, mentre durante l'inverno prediligano aree rocciose, possibilmente lontane da qualsiasi tipo di attività umana.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

La specie, un tempo diffusa in tutta la zona ad est degli Appennini dalle Marche alla Puglia, attualmente è confinata in una ristretta porzione degli Appennini centrali, con particolare riferimento all'area del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. È segnalata nel Parco Nazionale della Majella. La metà circa della popolazione totale vive in Abruzzo, nella subregione della Marsica. In particolare, la presenza di questo plantigrado è stabile, oltre che nel Parco d'Abruzzo (del quale rappresenta il simbolo), anche nel Maiella, nel Sirente-Velino e nel Gran Sasso, pur non essendo sporadici gli avvistamenti nell'alto Molise, nei Monti del Reatino (Lazio) e nei Monti Sibillini (Marche-Umbria), dove la specie potrebbe essersi irradiata[7]. Importante zona di frequentazione dell'Orso Marsicano sono i Monti Ernici (Lazio/Abruzzo): inoltre esemplari erratici vengono annualmente documentati nell'areale del Monti Simbruini tra Lazio e Abruzzo. Di importante valore naturalistico la presenza di un esemplare in espansione territoriale che nel 1998 ha frequentato il Parco dei Monti Lucretili (Lazio)[8], di cui è rimasta sconosciuta la provenienza e la sorte. Recenti avvistamenti sono avvenuti nell'Appennino marchigiano, in provincia di Pesaro e Urbino[9]. Non confermati gli avvistamenti tra le province di Salerno e Potenza[10].

Popolazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1969, anno in cui Franco Tassi divenne direttore del predetto Parco nazionale, sopravvivevano una sessantina di orsi marsicani; nel 2014, secondo le stime fornite dall'Ente autonomo Parco nazionale d'Abruzzo, nel proprio areale centrale vivrebbero una cinquantina di orsi (in un intervallo fiduciale posto al 95% che va dai 45 ai 69 esemplari)[2].

Dunque la popolazione ursina non ha registrato crescite, nonostante gli sforzi sia finanziari che umani compiuti negli ultimi decenni, e risulta sempre a rischio di estinzione, in virtù sia del numero sia del basso tasso riproduttivo[11].

La condizione di salute dell'orso marsicano desta preoccupazione, a causa del basso numero di esemplari rimasti, che si accoppiano tra loro riducendo la variabilità genetica e diventando sempre più soggetti a malattie:

  • nel 2011, sono stati segnalati casi di dermatite in alcuni esemplari[12];
  • L'intera specie è minacciata dalla TBC Bovina, diffusasi tramite bovini malati (e non curati dai proprietari) allevati allo stato brado presso gli stessi pascoli frequentati dall'Orso Marsicano
  • Costante minaccia negli anni è rappresentata dal bracconaggio, tramite fucilazione diretta o esche avvelenate. Questi fenomeni accadono sia nelle Aree protette, che in quelle non protette, generalmente adiacenti i confini dei parchi ("zone di protezione esterna") frequentati dalla specie.

Attualmente, secondo il "Rapporto orso marsicano 2015" [13] edito nel 2016 dal Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise, la stima di orsi marsicani nel 2015 è di 55 - 85 orsi, così distribuiti:

L'orso marsicano - consistenza
Area Numero di esemplari
Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e sua Zona di Protezione Esterna circa 50 (fra 45 e 69)
Parco regionale naturale del Sirente-Velino alcuni (3 - 5 ?)
Parco Nazionale della Majella almeno 5, forse 9
Riserva naturale guidata Monte Genzana e Alto Gizio 2
Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga occasionale

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Paolo Ciucci, Luigi Boitani 2008, The Apennine brown bear: A critical review of its status and conservation problems, su Liste Rosse italiane.
  2. ^ a b Stabile la popolazione di Orso, ParcoAbruzzo.it.
  3. ^ Rapporto orso marsicano 2015, parcoabruzzo.it. URL consultato il 18 agosto 2016.
  4. ^ Nettamente - www.nettamente.com, Orso bruno marsicano, su www.ecotur.org. URL consultato il 20 maggio 2016.
  5. ^ John Hooper, Italy battles to save the last of its wild bears, in The Guardian, 24 agosto 2004. URL consultato il 16 agosto 2007.
  6. ^ L'orso bruno delle Alpi e l'orso bruno marsicano, in Parchionline.it. URL consultato il 18 gennaio 2016.
  7. ^ Spagnesi M., De Marinis A.M. (a cura di), Mammiferi d'Italia - Quad. Cons. Natura n.14 (PDF), Ministero dell'Ambiente - Istituto Nazionale Fauna Selvatica, 2002.
  8. ^ Francesco Salvatore Cagnazzo, Monti Lucretili, sulle tracce dei lupi, La Stampa, 8 aprile 2015. URL consultato il 23 agosto 2016.
  9. ^ Il blog dell'Orso Bruno: Avvistato orso fra Marche ed Umbria
  10. ^ Il blog dell'Orso Bruno: Nessuna traccia dell'orso a Caggiano
  11. ^ Animali in via d'estinzione: orso bruno marsicano (online) nel sito di «Ecoo»
  12. ^ Federica Di Leonardo, Salute dell'orso marsicano. Problemi e strategie di risoluzione, in Gaianews.it, 21 dicembre 2011. URL consultato il 13 febbraio 2012.
  13. ^ Rapporto orso marsicano 2015, parcoabruzzo.it. URL consultato il 18 agosto 2016.

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