Introdacqua

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Introdacqua
comune
Introdacqua – Stemma Introdacqua – Bandiera
Introdacqua – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
ProvinciaProvincia dell'Aquila-Stemma.png L'Aquila
Amministrazione
SindacoCristian Colasante[1] (lista civica di centro-sinistra Solidarietà e progresso-Il Campanile) dal 26-5-2019
Territorio
Coordinate42°00′30″N 13°53′57″E / 42.008333°N 13.899167°E42.008333; 13.899167 (Introdacqua)Coordinate: 42°00′30″N 13°53′57″E / 42.008333°N 13.899167°E42.008333; 13.899167 (Introdacqua)
Altitudine670 m s.l.m.
Superficie37,11 km²
Abitanti2 113[3] (31-8-2017)
Densità56,94 ab./km²
FrazioniCantone, Cauze, Mastroiacovo, Pannate, Picarelli, Santa Maria Frascati
Comuni confinantiBugnara, Pettorano sul Gizio, Scanno, Sulmona
Altre informazioni
Cod. postale67030
Prefisso0864
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT066048
Cod. catastaleE307
TargaAQ
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Nome abitantiintrodacquesi
PatronoSan Feliciano martire
Giorno festivopenultima domenica di agosto (festa di San Feliciano martire) penultimo lunedì di agosto (festa di sant'Antonio)
PIL(nominale) 47 mln [2]
PIL procapite(nominale) 22 196 [2]
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Introdacqua
Introdacqua
Introdacqua – Mappa
Posizione del comune di Introdacqua all'interno della provincia dell'Aquila
Sito istituzionale

Introdacqua ('Ndredacque in dialetto locale) è un comune italiano di 2 113 abitanti della provincia dell'Aquila in Abruzzo.

Introdacqua è un paese di origine pre-romana situato nella Valle Peligna, in provincia di L'Aquila, sorge su un colle posto sulla confluenza di due valli che lo racchiudono, quella di Contra e Sant'Antonio.

Il paese può vantare di un'antica storia bandistica, la quale va avanti ancora oggi, e per ciò le è stato conferito il titolo di "Città Musicale".

Ha dato i natali a Pascal D'Angelo, Ilio DiPaolo, i generali Giuseppe e Paolo Pronio e tante altre figure.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il paese è situato nella Valle Peligna, al di sotto della vetta del Rognone, a circa 650 m s.l.m., quest'ultimo facente parte del massiccio del Genzana. È posto sulla confluenza di due valli, quella di Contra e di Sant'Antonio, le quali sono racchiuse a loro volta dal monte Playa e dal monte Cerrone.

I terreni sono molto fertili, dato che in passato fu presente un importante quantitativo d'acqua. In passato più che ora, erano presenti le "melucce di San Giovanni", ed era parecchio attiva la coltivazione di cipolle.

Sismicità[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio è in uno stato di elevato rischio sismico, vista la vicinanza dalla faglia del Morrone. Storicamente però, nonostante sia stato colpito da terremoti molto forti, in generale il paese, in confronto ad altre città e paesi, non ha subito molti danni.

La classificazione sismica è nella zona 1 (alta sismicità).

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il fatto che la locazione del paese sia coperta dalle montagne a Sud, Est e Ovest fa si che il Sole irradi poco, dunque, in particolare d'inverno si potrà assistere a temperature che andranno facilmente sotto lo zero. Particolarmente freddo lo sarà durante le nevicate sul Genzana, poiché la corrente dalle vette circostanti attraverserà la valle di Contra arrivando a valle. Durante il periodo estivo data comunque l'umidità della zona si percepiranno temperature molto elevate, ma comunque contenute rispetto alle altre località.

Fauna[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio di Introdacqua offre una vasta fauna, nei letti dei fiumi vi sono prevalentemente trote, mentre sui monti e per le campagne sono facili da trovare lupi, orsi, cervi, caprioli, volpi ecc. È raro però trovare delle linci, anche se ufficialmente non più presenti sul territorio, comunque alcuni affermano di averne avvistati esemplari.

Nel periodo estivo si assiste solitamente a numerose comparse di insetti anche nel paese, come locuste, coleotteri ecc.

Flora[modifica | modifica wikitesto]

L'area geografica di questa località conserva un'ampia varietà di flora, di cui si è arricchita in particolare grazie all'operazione di rimboschimento svoltasi agli inizi del '900. Nel particolare si ha:

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome[modifica | modifica wikitesto]

Introdacqua è anticamente denominata Interaquas, Interaquis cioè paese costruito tra le acque "inter aquarum cursus", data anche, soprattutto in antichità, l'immensa quantità d'acqua.

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Mura megalitiche: in quest'immagine vi sono i resti dell'insediamento precedente alla fondazione di Introdacqua, sul monte Playa.

Il documento più antico nel quale per la prima volta si parla di Introdacqua reca la data 983. Esso riguarda un Judicatum de Intredaque, cioè una sentenza emessa nei confronti di un Anso, figlio di Teuderamo, e di un Ferualdo, figlio di Oderisio, usurpatori di terre di proprietà del Monastero di S. Clemente a Casauria. Altro documento di poco posteriore è quello che reca la data del 1024, contenente un altro Judicatum de Intredaque, nel quale compaiono, questa volta, dieci usurpatori di terre del Monastero.

Non si sa con precisione l'origine di Introdacqua, vi sono vari siti archeologici non ancora studiati, come il Monte Playa, e il Piano della Civitella, ma si possono fare due ipotesi:

La prima ipotesi è avvalorata da Strabone, il quale dice che gli Osci (dimoranti della Campania) stazionavano in copiosi ed ampli villaggi e che l'uso di fabbricare ville con case agglomerate fu da essi introdotto nella nostra regione nei secoli IX e X, quando i Saraceni e gli Ungari, spargendo il terrore ovunque, consigliarono agli abitatori locali di cercarsi un rifugio in luoghi muniti e naturalmente difesi. Rifugiandosi nella plaga più remota della Valle Peligna, presero inizialmente dimora sulla sommità della Playa, dalla quale, sentendosi a disagio specialmente per la mancanza d'acqua, dovettero allontanarsi per scendere a valle e stabilirsi in un luogo ugualmente difeso, più idoneo all'agricoltura e più vicino alle sorgenti;

La seconda ipotesi si basa sul fatto che, avendo il Monastero di S. Clemente a Casauria ampli possedimenti ad Introdacqua, la colonia agricola inviata per ingentilire le sue terre fu il risultato di una vera e propria spedizione di un certo numero di coloni o lavoratori, capaci di organizzarsi, progredire e rendersi utili al Monastero. In origine il paese fu dunque un vico o un pago. Con l'andar del tempo si espanse e divenne villa (è definita villa ma non nel senso attribuito dai Romani, ma nel senso di una civilizzazione agricola voluta dai Monaci Casauriensi). I Casauriensi avranno assisitito i loro coloni perché il pago divenisse una villa, e perché a villa divenisse un castello capace di difenderli dalle scorrerie e dalle incursioni straniere e nostrane.

Dunque l'origine di Introdacqua, nell'attuale locazione, non va oltre il IX secolo.

I Conti Di Sangro (1173-1239) - I primi feudatari[modifica | modifica wikitesto]

Dongione di Introdacqua, chiamato dai locali "la torre".

Introdacqua, come del resto le altre località della valle, subì le invasioni di Longobardi, Franchi, Saraceni e Normanni. E fu proprio con l'occupazione dei Normanni, nel 1173, che il paese fu affidato ai Conti Di Sangro. Durante la signoria Di Sangro Introdacqua era popolata da 48 fuochi (famiglie), e calcolando una media di 5 persone per famiglia, il numero degli abitanti si aggirava sui 240. Scarso era lo sviluppo demografico, ma al contrario lo era lo sviluppo nella via della civiltà e del progresso, a giudicare soltanto dal'elevato numero di chiese esistenti entro e fuori l'abitato.

Il dominio dei Di Sangro durò oltre mezzo secolo (1173-1239), tra i fatti di notevole importanza durante questo periodo vi sono le numerose chiese costruite, molte delle quali sono andate distrutte, ma soprattutto è stata molto importante la costruzione del Castello, la cui torre centrale svetta tuttora sulla sommità del paese, la costruzione del Palazzo marchesale, dei due bastioni e del torrione, ancora esistente e ben conservato prospiciente la Piazza Cavour.

I Conti d'Aquino (1318-1548)[modifica | modifica wikitesto]

Dopo i Conti Di Sangro, si sono susseguiti una serie di feudatari minori, fino ai Conti d'Aquino, i quali hanno avuto grande importanza per Introdacqua. Un episodio importante si verificò durante la loro signoria: nel 1310 un loro Vicario, Francesco de Insula, mosse da Introdacqua con 700 fanti e 40 cavalieri alla volta di Bugnara al fine di devastarne le campagne sradicando alberi, rubando masserizie e animali. Consapevole di ciò, il Giustiziere d'Abruzzo Guglielmo di Tre Salici si recò di persona ad Introdacqua. Ma quando vi giunse le truppe del Vicario si erano dileguate. Soltanto 25 di esse si erano barricate nel Castello, dal quale uscivano spesso per terrorizzare la popolazione e per depredarla di pane, vino e pollame.

Dopo il terremoto del 1349, tutti i feudi passarono a Tommaso d'Aquino, e successivamente a Francesco, personaggio di grande importanza durante la guerra tra Angioini e Aragonesi. Egli ospitò Giovanni Quatrario, Maestro razionale, umanista e poeta insigne di Sulmona, cresciuto nella scuola di Marco Barbato, familiare di Petrarca. Quando, intorno al 1379, a Sulmona scoppiarono fieri tumulti tra le nobili famiglie dei Merlini e dei Quatrario, Giovanni si diede alla fuga cercando rifugio nel Castello di Introdacqua presso Francesco D'Aquino. E il poeta da Roma esprime la sua riconoscenza nei confronti del Conte Francesco dedicandogli un carme:

"Quo vivit redeo morte revulsus atra rupta sinoneum pus vomuovere foras. Caritate tua nescio que mediter munere digna tuo."

I D'Aquino non vessarono i loro sudditi con le tasse e i balzelli che adottarono gli altri feudatari, particolarmente i Trasmondi. Tuttavia, per mezzo di speciali riscuotitori riscossero le sole decime, cioè la decima parte di ciascun prodotto agrario, industriale e zootecnico. Tutto ciò sta a dimostrare che ci fu una profonda trasformazione, da una parte si formò una nuova classe di feudatari, dall'altra ci fu più ampio respiro per la nascente borghesia.

In quest'epoca vissero due importanti personaggi a Introdacqua, ossia Odorisio Di Naldo e Giovanni Severini.

Odorisio Di Naldo[modifica | modifica wikitesto]

Odorisio Di Naldo non si sa con precisione quando nacque, ma sicuramente nella prima metà del '300. Tutto ciò che si conosce del suo operato in vita è raccolto in una pergamena del 2 maggio 1387 attualmente conservata nell'archivio municipale di Sulmona. La pergamena consiste nell'essere un decreto col quale Margherita di Durazzo (Reggente di Ladislao d'Angiò), concede a Di Naldo di sostenere gli esami di medicina e chirurgia, invece che a Napoli a Sulmona, a causa di alcune battaglie nell'area partenopea.

L'invasione degli Aragonesi (1443-1516)[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa del S.S. Nome di Maria, meglio conosciuta come Chiesa dell'Addolorata. Si suppone sia stata edificata intorno all'anno 1500.

Il periodo degli Aragonesi fu più funesto che vantaggioso alle popolazioni abruzzesi. Il feudalesimo, difatti, ebbe tale sviluppo nella nostra regione che non vi fu paese o borgata che non ebbe il suo barone, il suo conte, il suo duca, il suo marchese o il suo signore, annidato in spaventevoli rocche o dimorante in sontuosi manieri. S'ignora la serie dei feudatari che in questo periodo ebbero il dominio di Introdacqua, si sa soltanto che furono parecchi e che il loro dominio fu una concessione fatta dal Re con l'obbligo di un censo, oppure un passaggio dall'uno all'altro o per eredità o per acquisto. A causa di ciò le condizioni della popolazione erano peggiorate per i molti tributi e le molte prestazioni dovute al feudatario, umilianti anche, perché considerata parte integrante del feudo come gli animali e gli strumenti da lavoro, e come questi soggetta alla vendita e al passaggio da un feudatario all'altro. Il periodo degli Aragonesi fu anche dannoso allo sviluppo ed al progresso delle industrie e del commercio della popolazione, costretta ad alloggiare e mantenere a proprie spese le milizie straniere di passaggio, le quali non erano che compagnie di ventura, bande di malfattori e ladri, dedite soltanto al saccheggio e alla distruzione dei paesi e delle campagne. Tra gli avventurieri che riuscirono ad avere il dominio di Introdacqua va ricordato il Capitano di ventura Conte Jacopo Piccinino.

Dopo l'avvento degli Aragonesi, esattamente nel 1494, Carlo VIII Re di Francia scendeva con le prime bombarde in Italia per conquistare il Regno di Napoli. Fedeli a questo Re giovane, per le molte promesse ricevute, gli Aquilani senza opporre resistenza gli aprirono le porte. Consapevole e sorpreso di ciò Ferrante II Viceré di Napoli esortò i sulmonesi a serbarglisi fedeli, ma ebbe un netto rifiuto. Nel settembre 1495 francesi ed aquilani, con a capo Claudio di Lenoncourt, Viceré di Carlo VIII, marciarono su Goriano Sicoli, Castelvecchio Subequo, Castel di Ieri, Raiano e Prezza, quindi mossero su Introdacqua nel tentativo di invaderla per assoggettarla al partito di Carlo VIII. Sconfitti però dai balestrieri di Fabrizio Colonna, Connestabile del Regno di Napoli, i quali si stanziarono a Introdacqua per Ferrante, furono costretti a ripiegare lasciando sul terreno numerosi feriti e 15 prigionieri. È di questo periodo la costruzione o ricostruzione o ampliamento della Parrocchia, detta della SS. Annunziata o di S. Maria Matrice tra il 1474 e il 1510, e la costruzione di un Corritore delle Caselle che, annesso alla Parrocchia e adibito prima a vari usi, divenne in seguito il Quartiere della XII Compagnia della Guardia Nazionale Mobile di stanza ad Introdacqua, successivamente Municipio, Carcere mandamentale e Sala per i concerti musicali, per essere trasformato in questi ultimi anni in Palazzo comunale. Cade pure in questo periodo uno dei più tremendi terremoti che la storia delle convulsioni sismiche ricordi: quello del 4-5 dicembre 1456, che decimò notevolmente la popolazione. A causa di quel terremoto tutti i paesi della Valle Peligna, specialmente quelli in località montane, rimasero fortemente danneggiati. Forse a causa di questo terremoto dovette cadere la sommità del Castello di Introdacqua, la quale rimase quella visibile attualmente, forse per le difficoltà dei lavori di restauro, forse anche perché non più necessario il Castello per le operazioni di difesa del paese.

Jacopo Piccinino[modifica | modifica wikitesto]

Il Capitano di ventura Conte Jacopo Piccinino fu tra gli avventurieri che riuscirono ad avere il dominio di Introdacqua, prima al seguito, poi successore di Braccio da Montone.

Dal 1460 al 1465 egli parteggiò per Giovanna d'Angiò contro Ferdinando d'Aragona; dall'ottobre 1460 al maggio 1461 assediò Sulmona e l'assoggettò. Ma accortosi del tramonto della fortuna angioina, stretto anche dai Capitani Alessandro Sforza e Matteo di Capua, partigiani di Ferdinando d'Aragona, nell'ottobre del 1463 si ritirò ad Introdacqua per trattare un accordo (salvacondotto del 24 ottobre 1463) in virtù del quale ebbe Sulmona ed altri centri della Valle Peligna tra cui Bugnara ed Introdacqua. La presenza di quest'uomo è provata anche dal fatto che vi fece costruire 100 fornaci per la preparazione della calce viva che il Re fece poi trasportare a Sulmona perché fosse utilizzata per riparare le mura della città.

La dominazione austriaca (1516-1700)[modifica | modifica wikitesto]

Al periodo della dominazione austriaca si riferiscono le scorrerie del famoso bandito Marco Sciarra, il quale con 600 banditi evasi dalle prigioni degli Stati della Chiesa invase la Terra di Lavoro e dopo aver saccheggiato parecchi centri, carico di bottino, invase l'Abruzzo. Qui vi pose il suo quartier generale, assumendo il titolo di Re della Campagna, e ne terrorizzò le popolazioni approfittando del disordine che allora funestava il Regno di Napoli conteso da spagnoli e austriaci. Il Consigliere di Chieti Carlo Gambarotta scacciò Sciarra dall'Abruzzo catturando molti banditi, ma Sciarra insieme ai non catturati tornò in Abruzzo invadendo il circondario di Sulmona dove, tra il 1587 e il 1588, saccheggiò e dette alle fiamme Introdacqua, Bugnara e Vittorito, e nel 1589 più volte anche Scanno. E da questi avvenimenti si diresse nelle Puglie.

I Marchesi d'Avalos e il ritorno dei Di Sangro (d'Avalos 1548-1649; con un'interruzione dei Di Sangro 1598-1607)[modifica | modifica wikitesto]

Campanile romanico della Chiesa Madre, realizzato con pietra locale

Esattamente nel 1548 Carlo V conferì a Maria d'Aragona, Marchesa del Vasto, e a suo figlio Francesco Ferdinando d'Avalos, Conte di Loreto, cinque Castelli detti della Montagna, i quali furono: Scanno, Introdacqua, Opi, Castrovalva e Pescasseroli. Per ciò che riguarda Introdacqua, è storicamente accertato che Ferdinando d'Avalos ne ebbe il dominio senza che i naturali del luogo avessero a soffrirne soprusi o violenze di sorta. La concessione era il giusto riconoscimento dei meriti suoi personali, del padre Alfonso e del nonno Innico.

Ferdinando Francesco sposò Vittoria Colonna, figlia di Fabrizio Colonna che fu Gran Connestabile, alla quale venne affidata l'amministrazione dei suoi vasti possedimenti feudali. Come verso i sudditi degli altri Castelli della Montagna, Vittoria fu mite e indulgente, anche verso quelli di Introdacqua con l'introduzione di Capitoli e Statuti per regolare i rapporti tra il Feudatario e l'Università. Di questi purtroppo si perse ogni traccia a causa di un vasto incendio che nel 1825 distrusse l'archivio del comune e della parrocchia di Introdacqua.

Non molti anni dopo il dominio dei d'Avalos fu interrotto dal ritorno dei Di Sangro. Nel 1598 Lavinia della Rovere, balia e tutrice della piccola Marchesa di Pescara Isabella d'Avalos, vendette Introdacqua ed altri feudi ad un Giovan Giacomo Di Sangro. Nel 1607 quest'ultimo morì, e lo successe il fratello Ottavio, che dopo due anni fu a sua volta sostituito dalla sorella Andreana, morta nel 1631 senza lasciare eredi. Per tale motivo Introdacqua tornò al Fisco, fu messa in vendita, e poté essere riacquistata per 21.000 ducati da Ferdinando Francesco d'Avalos, Marchese del Vasto. Ma data la loro frequente assenza nel feudo per i suoi impegni militari, il 20 settembre 1649, con rogito del Not. Medea di Napoli, D. Ferdinando Francesco effettuava la vendita del suo Feudo di Introdacqua (allora numerato per 329 fuochi) al Barone Trasmondo Trasmondi di Sulmona per 20.000 ducati.

Fatto di rilievo del periodo fu la costruzione del Campanile, o torre campanaria, iniziata e terminata nel 1600, la costruzione della Porta della Terra rivolta a nord, e la Via Piana, consistente in un vasto caseggiato, poi trasformato in diversi palazzi, detto Corritore seu forno con granaio.

L'invasione dei Borbone e dei Bonaparte (Borbone 1708-1798; Bonaparte 1798-1799 e 1806-1815)[modifica | modifica wikitesto]

La "Fontavecchia"

Quando Napoleone fu spedito in Italia, vincitore, fondò la Repubblica Cisalpina. Nella certezza di essere assalito Ferdinando IV, fidando dell'aiuto dell'Austria e della Russia, scese per primo in campo contro i Francesi (1798), ma il Gen. Championnet piombò fulmineo sui napoletani e li disperse. Spaventato, Ferdinando fuggì in Sicilia, mentre Championnet entrò a Napoli creandovi la Repubblica Partenopea (1799). Poco dopo, avendo gli eserciti alleati sconfitto ripetutamente i francesi, Ferdinando tornava a Napoli, e fu allora che, auspice il Cardinale Ruffo, furono istituiti i Visitatori generali delle Province con il compito apparente di ristabilire l'ordine, ma con l'intenzione segreta di colpire duramente coloro che avevano fatto buon viso ai francesi.Visitatore "ad interim per gli Abruzzi" fu Raffaele de Giorgio, uomo venale e di animo cattivo, il quale riprese i processi rimasti sospesi con l'invasione francese, ne impiantò altri e considerò le popolazioni di Introdacqua, di Pratola e di Pacentro "rissose e feroci".

Questo in generale è un periodo di grande importanza per Introdacqua: qui vi si misero in mostra le gesta compiute da Giuseppe Pronio, che da semplice capomassa divenne Generale Comandante dei Tre Abruzzi, e Paolo Pronio, suo figlio e anch'esso generale.

Si sono inoltre verificati numerosi fatti: la nascita del Sacerdote Marino Rossetti; la costruzione della "Fontavecchia"; la nascita di Giacinto Colangelo; venne edificata la Confraternita della SS. Trinità; venne eretta la Confraternità del SS. Sacramento; la creazione della Cappella ed Ospedale di S. Antonio Abate; la formazione del Catasto onciario; la traslazione delle ossa di S. Feliciano dalle Catacombe Ponziane a Introdacqua; la nascita del Teologo Giovanni Tommaso Maria Ventresca, tuttora sepolto nella Cattedrale di S. Panfilo a Sulmona; l'istituzione del Tribunale di Giustizia; venne eretto un nuovo altare nella Chiesa campestre di S. Antonio Abate, poi dedicato a S. Antonio di Padova; la creazione della Banda di Introdacqua; l'erezione nell'interno della Cappella di S. Nicola di Bari di un altare marmoreo per collocarvi l'urna del protettore S. Feliciano; l'eccidio della famiglia del Giudice Lancia per mano di quattro banditi del luogo, e solo due furono giustiziati; e come ultima cosa la controversia tra Introdacqua e Sulmona, a causa della vendita di carne, la macellazione della stessa, e lo smercio dei prodotti orto-frutticoli e delle granaglie nei mercati di Sulmona, qui i Magistrati di Sulmona si limitarono a difendere i propri diritti, mentre per l'ostinazione degli introdacquesi si fu costretti a ricorrere al Governo, dando pari diritti a entrambe le Università.

Giuseppe Pronio (1760-1804)[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Pronio in un ritratto, conservato in un medaglione.

Giuseppe Pronio nacque a Introdacqua il 20 febbraio 1760, egli si sposò ed ebbe subito un figlio, Paolo. Giuseppe era un uomo molto coraggioso, un temerario, tanto che fece ricostruire un molino fatto abbattere dai Trasmondi la notte dello stesso giorno. Per il suo carattere venne soprannominato "Gran Diavolo", anche se spesso confuso con "Fra Diavolo".

"Interaquis fidelissima" - motto della famiglia Pronio, divenuto in seguito di Introdacqua tutta -

Date le sue qualità non gli fu difficile raccogliere a sé una massa, dalla quale era considerato un essere inscalfibile. Giuseppe operò durante l'invasione francese d'Abruzzo del 1798-99, il tutto iniziò quando l'esercito borbonico venne sconfitto a Torre di Palme, avanzando senza sosta. Il Re Ferdinando emanò un Decreto di mobilizzazione, autorizzando chiunque in Abruzzo all'uso delle armi contro i francesi, così Giuseppe andò a Sulmona dal Ten. Gen. De Gambs., per offrirgli un contingente di truppa, ricevendo così 200 fucili e 2 barili di cartucce. Si appostò sulle alture di Roccacasale, per creare una linea di difesa con il Brigadiere Ischoudy stanziatosi a Popoli. I francesi sfondarono e il Capomassa ripiegò a Sulmona, dove combatté al Ponte di S. Panfilo, spostandosi poi verso il Convento dei Minori Osservanti. Arrivata la notte finirono le munizioni e ripiegò al suo quartier generale: Introdacqua, e non potendo fare molto per fermare l'avanzata francese dalle gole che da Pettorano sul Gizio attraversano Rocca Pia e il Piano delle Cinquemiglia, organizzò imboscate, e trappole, approfittando anche delle bufere. Aumentata la grandezza della sua massa poté permettersi dunque di riconquistare il 3 febbraio 1799 Ripa Teatina, perdendo almeno un centinaio di uomini, il 9 maggio Chieti, il 10 Ortona, tra il 12 e il 15 Lanciano, tra il 18 e il 21 Vasto e il 24 maggio Pescara, prendendo il comando delle truppe borboniche assedianti. Per queste sue azioni ricevette una promozione a Capitano Generale dei Tre Abruzzi dal Cardinale Fabrizio Ruffo. Ricevette inoltre una lettera di lodi, inviata al padre, da parte della Regina Carolina:

"Un abbé nommé Pronio, par surnom de guerre "le Grand Diable", a repris touts les Abruzzes, s'est battu avec les Français et les Jacobins, leur a pris les canons et la caisse militaire avec laquelle il entretient sa troupe. Il est entre Gaëte et Capoue, menace et inquiète la criminelle Capitale."

Il 30 marzo 1801 combatté per l'ultima volta sulla linea del Tronto, dopodiché non si seppero più notizie di lui fino alla morte, avvenuta a Napoli il 26 Gennaio 1804, probabilmente ucciso da una donna assoldata dai giacobini napoletani.[senza fonte]

Paolo Pronio (1784-1853)[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Pronio, olio su tela.

Paolo Pronio nacque a Introdacqua il 14 luglio 1784.

La sua carriera ha inizio nel 1799, entrando nell’esercito borbonico come “volontario distinto” nel Reggimento Reale Sanniti, con cui diede il proprio contributo nell’assedio di Pescara. Nell’ottobre del medesimo anno fu promosso al grado di ufficiale, partecipando alla spedizione nello Stato della Chiesa. Nel 1801 fu promosso col grado di capitano nel Corpo dei Cacciatori Aprutini, combattendo sul Tronto e nel 1804 in Calabria.

Nel 1807 combatté nella Piana di Mileto, assumendo il comando di una delle 10 compagnie del Reggimento Reale Sanniti, proteggendo la ritirata dell’esercito borbonico.

Fra il 1809 e il 1811 ebbe il comando di una compagnia del Reggimento Valdinoto e di un'altra compagnia del Reggimento Valdemone.

Nel 1812 egli prese parte alle azioni militari borboniche in Spagna, a causa della lega anti-Napoleone tra Inghilterra e Regno di Napoli. Successivamente, nel 1814, fu inviato in Sicilia, prendendo il comando di una colonna mobile di 600 uomini, distruggendo alcune bande di malfattori nelle Terre d’Oltranto durante la restaurazione del Regno di Napoli. Si comportò in modo tale che il 1º settembre 1815, per decreto reale, fu promosso Aiutante di Campo del 2º Reggimento Cacciatori della Guardia del Re. Tempo dopo fu decorato con la medaglia di bronzo al valor militare, e nominato Cavaliere del R. Ordine militare di San Giorgio.

Nel 1822 divenne Tenente Colonnello, nel 1832 Colonnello e infine, nel 1840, Generale di Brigata.

L’apice della sua carriera arrivò nel 1848, durante i moti rivoluzionari in Sicilia. Egli era a comando delle truppe di stanza a Palermo, dopo una ritirata a Napoli, tornò in Sicilia per cercare di riconquistare l’ormai perduta Messina. In 7 giorni riprese la città, e ricevette la Commenda dell’Ordine di San Ferdinando.

Morì il 3 febbraio 1853, si suppone avvelenato da sua moglie o da un’altra donna corrotta dai siciliani[senza fonte].

I Marchesi Trasmondi (1649-1806)[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo marchesale Trasmondi.

Precedentemente il 1649 i Trasmondi risiedevano a Sulmona, ove rivendicarono la loro nobiltà per una controversia la quale negava loro alcuni diritti. La loro nobiltà è provata da due ipotetiche origini, ossia la discendenza dai Duchi di Spoleto, oppure la discendenza da Trasmondo figlio di Genserico Re dei Vandali. I Marchesi possedevano la giurisdizione criminale e civile di Pentima (Corfinio) e lo "jus sigilli" dell'intero Abruzzo: essi avevano molti possedimenti, tra cui la Baronia di Introdacqua, trasformata il 18 luglio 1700 in marchesato da Re Carlo II di Spagna.

Durante la loro dominazione ci furono numerosi dissapori tra i marchesi e la popolazione del paese, il più eclatante fu la demolizione di un molino e di una gualchiera, e la rivendicazione delle acque provenienti dalla Rupe di S. Nicolò. Di una cosa però bisogna prendere nota: i Trasmondi, come anche gli altri possessori del paese, non esercitarono diritto alcuno sulla donna che andava a marito, neanche nella forma attenuata di diritto di riscatto, diritto che in altri feudi fu esercitato.[senza fonte]

Introdacqua nel 1887. Vista dal Monte Playa.

Con la legge 2 agosto 1806 sull'abolizione della Feudalità e di quella del 1º settembre, Introdacqua non fu più un marchesato, ed essendo la situazione svantaggiosa per i Trasmondi, quest'ultimi ritornarono a Sulmona, vendendo ogni loro possedimento del paese. Cessa così la lunghissima serie dei feudatari di Introdacqua.

Emanuele D'Eramo, olio su tela.

Il Risorgimento[modifica | modifica wikitesto]

Nel paese in questo periodo della storia, come del resto in tutt'Italia, vi si crearono delle società segrete per il sempre più crescente senso di nazionalità e data l'impossibilità per la popolazione di combattere direttamente il Governo borbonico.

Fra i nomi memorabili del periodo ricordiamo: Croce Susi, Emanuele D'Eramo, Raffaele D'Eramo, Giuseppe Tamburrini e Giuseppe Tiberi.

Croce Susi (1819-1894)[modifica | modifica wikitesto]

Nacque il 3 giugno 1819, fu fratello di Arcangelo e Giuseppe. Quest'ultimo fu colui che ospitò Panfilo Serafini al Palazzo Trasmondi dato che era ricercato dalla polizia borbonica, e Arcangelo fu colui che lo fece travestire e gli diede una cavalcatura che lo fece fuggire a Roma.

Croce è famoso aver distrutto una statua in gesso di Re Ferdinando II durante l'adunanza del Sindaco di Introdacqua, gridando in dialetto: "Ma che ci fa qui questo bamboccio?!", e successivamente utilizzando con violenza un bastone mandandola in frantumi (era presente anche Raffaele d'Eramo). La polizia venne a sapere dell'accaduto e lo arrestarono, portandolo in un primo momento nelle carceri di S. Monica di Sulmona, poi nel castello di L'Aquila. La Gran Corte lo condannò a 6 anni di relegazione sull'isola di Ventotene, oltre alla malleveria di 100 ducati per tre anni scontata la pena, all'ammenda di 50 ducati e alle spese di giustizia.

Raffaele D'Eramo, olio su tela.

Il 7 settembre 1860 Garibaldi entrava a Napoli, e Croce poté di nuovo essere libero, ottenendo come ricompensa per le sue idee liberali 250 lire annue fino alla sua morte, il 6 marzo 1894.

Emanuele D'Eramo[modifica | modifica wikitesto]

Nacque il 7 maggio 1804, sempre stato un liberale, è stato uno dei protagonisti a Introdacqua del periodo, tanto che fu arrestato assieme ai suoi figli, tutti imputati di cospirazione a scopo politico, di affissione di emblemi sovversivi e di ingiurie alla persona di Re Ferdinando. Furono tutti rilasciati escluso Emanuele, che fu prima tradotto nel Castello dell'Aquila, e successivamente prosciolto dalla Gran Corte Criminale dell'Aquila il 18 settembre 1849. Successe Nicola Susi alla carica di sindaco di Introdacqua.

Morì il 1 maggio 1880.

Raffaele D'Eramo[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Emanuele, è stato importante per la vicenda accaduta tra l'11 e il 12 febbraio 1861, quando aveva 25 anni.

Si trovava a Nettuno, ove in una tenuta del principe borghese dirigeva con il padre un'azienda di carbone e legnami. La mattina dell'11 febbraio fu accostato da un capitano, il cui nome è ignoto, il quale era diretto a Terracina, ma che a causa di una tempesta è naufragato alla costa di Anzio. Il capitano con se aveva un messaggio da consegnare a un suo contatto di Gaeta, e quest'ultimo avrebbe dovuto permettere la capitolazione di Terracina, in quel momento ultima roccaforte borbonica. Allora Raffaele andò a cavallo fra avversità meteorologiche e arrivò all'alba a Terracina per ottenere informazioni, tramite un contatto, sul dove e quando incontrarsi con l'altro contatto di Gaeta, dopodiché riprese il viaggio per Gaeta. Effettuata la consegna, riprese la strada per tornare indietro, e nel mentre fu sorpreso da un fragore nei pressi della località da cui se ne andava. Solo in un secondo momento venne a sapere che Terracina era stata assediata per terra e per mare e che il suo atto fu di grande importanza.

Istituitasi a Introdacqua la XII compagnia della Guardia Nazionale Mobile per il Mandamento di Introdacqua e di Scanno, Raffaele fu incaricato di prenderne il comando. Tempo dopo, il 18 settembre 1861, entrò a far parte del 35esimo Reggimento Fanteria prestante servizio con la XII compagnia del VI compartimento della Guardia Mobile di stanza a Introdacqua. Soprattutto fu particolarmente attivo nella campagna di repressione del brigantaggio. Andato in pensione morì in pace, la data è ignota.

Giuseppe Tamburrini[modifica | modifica wikitesto]

Questo personaggio è noto per le numerose avventure da lui condotte e per l'astuzia di cui era dotato, causa di sua salvezza in varie occasioni.

Il fatto che si ritiene più importante si svolge in un giorno del 1848 in una rivendita di tabacchi e sali a Introdacqua, e un Remiglio Ferri, della polizia borbonica, sapendo che Tamburrini era un liberale, gli calpestò un piede. Il brigante lo buttò a terra attirando l'attenzione però di altre guardie, tra cui due fratelli di Remiglio, che riuscirono ad arrestarlo e a portarlo nel carcere locale, ossia nei sotterranei della torre. La stessa notte riuscì a forzare la porta e ad evadere arrivando nello Stato della Chiesa alla Tenuta Frasca, istituita dal Pontefice per far ravvedere i criminali. Dovette subito tornare al paese poiché la tenuta fu sciolta, a causa dell'omicidio della famiglia del fattore per mano di alcuni delinquenti, e gli fu concesso rifugio dal custode del cimitero di Sant'Antonio, sua conoscenza, nel cimitero, in una delle fosse meno ingombre di cadaveri.

In un'altra occasione, durante una nevicata, riuscì a sfuggire alle indossando le scarpe al contrario, facendo loro credere che stesse andando nella direzione opposta; nel 1859, durante il Carnevale si travestì da cameriere prendendosi gioco delle guardie, facendosi però poi scoprire riandando in cella, sfuggendo nuovamente loro evadendo; per tutto ciò che fece il brigante, quando passò a Sulmona il 20 ottobre 1860 Vittorio Emanuele II, l'allora sindaco di Introdacqua Emanuele D'Eramo e D. Giambattista Susi (allora vice rettore e cappellano della Badia Morronese) presentarono al Re, Giuseppe Tamburrini. Il Re rivolto al generale Cialdini disse :"Ci sarà di guida nelle montagne d'Abruzzo"; il Tamburrini si arruolò nella Guardia Nazionale Mobile di Introdacqua, e con la divise diede un grande contributo, in particolare con l'uccisione di un pericolosissimo fuorilegge di nome Ignazio Franciosa, da Pettorano sul Gizio.

Preferì tempo dopo ritirarsi a coltivare i suoi campi.

Morì nel 1922.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Porta della Terra Sud, consente di accedere al borgo antico.
Interni Chiesa Madre

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Torre medioevale: la torre medievale del XII secolo sovrasta il paese, si tratta di un dongione a pianta quadrata cintata da mura poligonali;

Castello: è il borgo antico di Introdacqua e comprende le case che circondano la torre fino al palazzo Trasmondi.

Porte della Terra: a ridosso del palazzo Marchesale vi sono le due porte, dette "Porte della Terra", che sono l'ingresso al vecchio borgo, sulla chiave dell'arco della porta rivolta a nord compare lo stemma quadripartito della famiglia Trasmondi;

Chiese[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa Madre Maria S.S. Annunziata: è la Chiesa Madre del paese, vi sono conservate le spoglie del patrono di Introdacqua, san Feliciano Martire, la chiesa ha una struttura interna basilicale a tre navate e custodisce numerosi affreschi medioevali e rinascimentali, in particolare quello dedicato a San Cristoforo;

Campanile della Chiesa Madre Maria S.S. Annunziata: il campanile seicentesco in stile romanico è costruito in pietra locale;

Chiesa della Madonna Addolorata: la chiesa della S.S. Addolorata, di fronte alla chiesa Madre, all'interno conserva le statue di Cristo Morto e dell'Addolorata che il venerdì santo vengono portate in processione;

Chiesa della S.S. Trinità: fu costruita sopra una chiesa che, a causa di un'alluvione, venne sepolta e si decise di ricostruirne una nuova sopra. Restaurata dopo il terremoto del 1706, conserva la statua della "Madonna che Vèle", Madonna che corre verso il figlio risorto durante la rappresentazione allestita nel giorno di Pasqua e che richiama in paese introdacquesi e turisti;

Chiesa di Sant'Antonio: situata a 735 metri s.l.m., edificata nell'XI secolo in onore del santo eremita. La chiesa conserva affreschi del XV e XVI secolo recentemente restaurati, e una parte esterna della struttura comprende l'antico cimitero del paese;

Chiesa di San Giovanni: realizzata intorno all'XI secolo, che conserva ancora affreschi medioevali;

Chiesa della Madonna delle Grazie: realizzata intorno al XV secolo, conserva una tela ottocentesca;

Chiesa della Madonna di Loreto: piccola chiesa rurale, immersa nel verde.

Aereo F104 della villa comunale di Introdacqua

Altri[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Trasmondi: il palazzo edificato intorno al XIII secolo, con vari rifacimenti nei secoli successivi, viene chiamato Trasmondi, gli ultimi feudatari del paese. Fu rifugio di Giovanni Quatrario, umanista amico di Petrarca che fuggiva da Sulmona, e nel 1853 ospitò Panfilo Serafini, scrittore e patriota sulmonese, perseguitato dai Borbone per le sue idee liberali. Il palazzo è al centro del paese su piazza Cavour;

Fontavecchia: La fontana Vecchia, chiamata anche "Fontavecchia", è una vasca rettangolare sulla quale è collocato un parapetto a cortina, presenta lo stemma in pietra del paese, con inciso la data di costruzione (1706). Questa grande fontana fu per molto tempo l'unica fonte di approvvigionamento per gli abitanti di Introdacqua, altrimenti costretti a recarsi presso una delle sorgenti più vicine detta "Fonte La Strega";

Monumento ai caduti del primo e del secondo conflitto mondiale;

Aereo F104 dell'Aeronautica Militare Italiana;

Monumento agli aviatori caduti.

Rifugi di montagna[modifica | modifica wikitesto]

Rifugio Pelino

Rifugio Pelino[modifica | modifica wikitesto]

Rifugio Risvolta

Il rifugio Pelino, chiamato dai locali "Fonte dei Palombi", o "Fonte Palombi" (in dialetto "Fond Peluòmb") è situato a 1650 m.s.m. ed è fornito di due tavoli in pietra esterni, 7 brandine, un camino sia all'interno che all'esterno e di una fontana con acqua purissima di montagna. È immerso nella foresta e basta percorrere una decina di metri per godere di una bella vista.

Rifugio Risvolta[modifica | modifica wikitesto]

Il rifugio Risvolta (in dialetto "la Revòte") Insieme al rifugio Pelino è uno dei più attrezzati, esso infatti dispone di energia elettrica grazie ai pannelli solari, una fontana e altre utilità in continuo aggiornamento. È situato a 1649 m.s.m.

Rifugio Forca Ristoppia
Rifugio la Defenz

Rifugio la Defenz[modifica | modifica wikitesto]

Il rifugio la Defenz (pronunciasi "Defènz") è situato a 1410 m.s.m., ha un camino all'interno, una stufa, tavolo interno ed esterno, e una fontana esterna, l'unico vantaggio rispetto agli altri rifugi è la praticità, non è necessario molto tempo per raggiungerlo e non è necessario un mezzo da montagna.

Rifugio Forca Ristoppia[modifica | modifica wikitesto]

Il rifugio Forca Ristoppia è situato a 1885 m.s.m. È situato sulla vetta del Rognone.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Abito tradizionale di un'introdacquese

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]

Abito tradizionale di un introdacquese

Tradizioni e folklore[modifica | modifica wikitesto]

Processioni e manifestazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • I Fuochi di Sant'Antonio (17 gennaio)
  • Processione del Venerdì Santo (Venerdì Santo)
  • Processione di Pasqua - La Madonna che Véle (Domenica di Pasqua)
  • Processione delle Anime Sante (primo martedì dopo Pasqua)
  • Festa del Sole (24 giugno) Solstizio d'estate sul Monte Plaja per vedere il sorgere del sole dalla Majella.
  • Processione del Corpus Domini (maggio o giugno)
  • Processione di San Rocco (16 agosto)
  • Sagre e manifestazioni (luglio-agosto)
  • Festival di musica jazz, "Muntagninjazz" (agosto) dal 2007
  • Sagra del Farro (metà di agosto)
  • Festa patronale in onore di San Feliciano Martire e Sant'Antonio di Padova (penultima domenica di agosto)
  • Festa della Madonna Addolorata (2ª domenica di settembre)
  • Festa del Ringraziamento (2ª domenica di novembre)
  • Concerto e processione di Santa Cecilia (3ª domenica di novembre)

I fuochi di sant'Antonio[modifica | modifica wikitesto]

Di notte il paese è punteggiato da decine di falò accesi per le strade, deliziato dai canti del coro folcloristico accompagnato con le note delle bande musicali. Durante la rappresentazione si possono degustare i prodotti della gastronomia locale: i tipici “renèti” (granati, granoturco bollito) accompagnati da un buon bicchiere di vino di produzione locale, e dalle salsicce di maiale che vengono cotte sulla brace del fuoco. Nel pomeriggio avviene anche la benedizione degli animali.

La Madonna che véle (che vola)[modifica | modifica wikitesto]

In questo frangente la Madonna si è appena spogliata dell'abito nero

La manifestazione della Pasqua si ritiene iniziata nella seconda metà dell'Ottocento, anche se alcune fonti ritengono che sia iniziata nell'ultimo decennio del Settecento, stando alle fonti essa risulta molto più antica della corsa che si effettua a Sulmona lo stesso giorno (Settimana Santa di Sulmona).

Mentre la piazza è gremita di folla in attesa spasmodica, ecco apparire lentamente dalla salita di San Rocco la statua della Madonna vestita a lutto portata a spalla da quattro giovani, privilegio che si acquisisce mediante asta pubblica in presenza dei deputati organizzatori della festa, questo rito vale per ogni processione. La Madonna si incammina verso la parte opposta della piazza dove c'è in attesa il Cristo Risorto, all'incirca metà della piazza quando si intravede il Cristo Risorto i portatori pian piano danno inizio alla frenetica Volata tra spari di mortaretti, suono di campane e banda locale che suona in sottofondo, il mantello nero della Madonna cade dalle sue spalle ed ella riappare nella consueta e sontuosa veste celeste, sulla mano destra apposta del bianco fazzoletto da lutto quasi per incanto appare una rosa. Un grido prorompe dalla folla, un grido di liberazione dopo l'attesa spasmodica, è un momento di grande emozione generale!

Subito dopo l'incontro tra la Madonna e il figlio Risorto si procede con una grande processione che gira attraverso le vie principali del paese, seguita con devozione dalle due confraternite, dalle autorità del paese e dal popolo.

Festa patronale[modifica | modifica wikitesto]

La penultima domenica di agosto vi è la festa patronale dei Santi Feliciano e Antonio. Quella di San Feliciano fu istituita tre secoli fa. Una delegazione andò a Roma alle catacombe di San Callisto per prelevare le ossa di San Feliciano, conservate nella chiesa parrocchiale. La festa prevede concerti bandistici, giochi popolari, fuochi pirotecnici. Si conclude con il ballo della pupazza. La festa patronale, un tempo, cadeva l'ultima domenica di agosto. Da circa trent'anni è stata anticipata alla penultima domenica di agosto per permettere la partecipazione degli emigranti. In quest'occasione viene fatto sfilare anche il simulacro di Sant'Antonio di Padova antico protettore del luogo.

Festa del Sole[modifica | modifica wikitesto]

È antica tradizione di Introdacqua e delle genti della Valle Peligna salire sulla Playa per assistere il sorgere del sole sulla Majella ed in allegra brigata inebriarsi dell'odore delle ginestre in fiore e dei pini.

"Su la Plaia me ne vo' gire, / per vedere il capo mozzo / dentro il sole, all'apparire, / per vedere nel piatto d'oro / tutto il sangue ribollire. ….. E San Giovanni Battista Decollato / Vi mostri il capo suo nel sol levante / Se questa notte andate sulla Plaia”

(Gabriele D'Annunzio - La figlia di Iorio)

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

La Banda di Introdacqua nel 1925

Un detto popolare recita: "Ad Introdacqua si seminano cipolle e germogliano bandisti".

La Banda di Introdacqua è una delle cause della fama del paese, tanto che il paese è stato nominato Città della Musica, e le è stata dedicata una marcia sinfonica, Introdacqua, dal maestro Gesualdo Coggi.

Le sue origini si perdono nel tempo.

Le origini della Banda di Introdacqua non si sanno con certezza, però le prime notizie che confermano l'antica esistenza del complesso sono del 3 dicembre 1770, e sono contenute in un "Libro degli Introiti e delle Spese" della Cappella della Concezione. In particolare vi è scritto: "Addì 3 dicembre 1770 pagato alla Musica per la festa della Concezione: la sera della vigilia ducati 0,15 (€ 0,33); il giorno della festa ducati 0,90 (€ 1,98).

La banda ebbe un trionfale successo nella primavera del 1920 prendendo parte al 1º Convegno indetto dall'Associazione della Stampa periodica Italiana, vincendo il Gran Premio Medaglia d'Argento, donato dalla Regina Madre in Campidoglio. Altro successo ci fu nei giorni 15-17 ottobre del 1922 nell'Augusteo di Roma nel 2º Convegno Nazionale Bandistico indetto dall'Associazione della Stampa periodica Italiana, vincendo la "Coppa d'argento". Si esibì anche una terza volta nella Capitale. Si esibì sia nel 1931 che nel 1949 a Sanremo, e suonò anche a Pesaro nel 1950. Nel 1949 fu affidata alla Banda la colonna sonora del film Signorinella.

Negli anni '70 la banda si divise in due, il nome effettivo non si conosce, ma vengono ricordate col nome dei rispettivi proprietari, i quali erano impresari, ossia la banda di Fiore e la banda di Feliciano. Pochi anni dopo nacque la C.B.C.I. (Complesso Bandistico Città di Introdacqua) e nel 1988 l'A.C.M.I. (Associazione Circolo Musicale Introdacqua).

Il 1º maggio 2009 la Banda di Introdacqua (CBCI) si è esibita al concerto del Primo Maggio a Roma.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

"D'Angelo's House", via Leopoldo Susi 2. Fondazione Pascal D'angelo: "Biblioteca ed Archivio" (sezioni di emigrazione e di tradizioni popolari).

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1858 1860 Nicola Susi Sconosciuto Sindaco
25 agosto 1860 1862 Emanuele D'Eramo Sconosciuto Sindaco
1862 1864 Gaetano Florini Sconosciuto Sindaco
1864 1964 Sconosciuti Sconosciuto Sindaco
1964 1970 Domenico Susi Lista Civica Solidarietà e progresso - Il Campanile Sindaco
1970 1975 Fausto Salvatore Lista Civica Solidarietà e progresso - Il Campanile Sindaco
1975 1995 Ernesto Di Censo Lista Civica Solidarietà e progresso - Il Campanile Sindaco
23 aprile 1995 13 giugno 2004 Orlando Orsini Lista Civica Solidarietà e progresso - Il Campanile Sindaco [5][6]
14 giugno 2004 30 maggio 2015 Giuseppe Giammarco Lista Civica Solidarietà e progresso - Il Campanile Sindaco [7][8]
31 maggio 2015 4 settembre 2018 Terenzio Di Censo Lista Civica Solidarietà e progresso - Il Campanile Sindaco [9]
11 ottobre 2018 25 maggio 2019 Maria Cristina Di Stefano Commissariato prefettizio Sindaco
26 maggio 2019 in carica Cristian Colasante Lista Civica Solidarietà e progresso - Il Campanile Sindaco

Curiosità e leggende popolari[modifica | modifica wikitesto]

  • A Introdacqua, nel particolare al Monte Playa, è stato dedicato un momento del componimenti di Gabriele D'Annunzio "La Figlia di Iorio" ossia: "Su la Plaia me ne vo' gire, / per vedere il capo mozzo / dentro il sole, all'apparire, / per vedere nel piatto d'oro / tutto il sangue ribollire. ….. E San Giovanni Battista Decollato / Vi mostri il capo suo nel sol levante / Se questa notte andate sulla Plaia”;
  • leggenda narra che a Introdacqua, non è chiaro se il primo di novembre o il 17 dello stesso mese, vaghi una processione di defunti del paese, marciando a 4 e d'un vestito nero come la pece, visitando le case dove abitavano da vivi. Sempre secondo questa leggenda è possibile vedere la processione tramite una candela accesa col cerume delle orecchie, oppure inserendo il capo fra gli estremi di una forca. Ma nel caso si verrà visti da un defunto irrimediabilmente ci si dovrà unire a loro. La leggenda è nota come la Scornacchiera (in dialetto Scurnacchiére);
  • leggenda narra che per le contrade di Introdacqua durante la notte vaghi una carrozza funebre, con un solo cavallo e sopra di esso un cavaliere alto e vestito di scuro, grasso e grosso, con un filo di barba e baffi con capelli rossicci e occhiali d'oro. Nel momento in cui sorge il sole si librerà in aria tramutandosi in uno stormo di corvi. Questa storia nasce da un incidente d'auto effettivamente accaduto, la vittima fu un medico americano assieme a sua moglie agli inizio del '900;
  • mostro comune in molte culture mondiali è il lupo mannaro, chiamato generalmente in Abruzzo "pumbenale". A Introdacqua girava voce che un "pumbenale" dimorasse in un fosso per le strade nei dintorni della torre medioevale, e se si fosse passati di lì nel momento opportuno era udibile il suo grugnito. In futuro però si venne a sapere che era un uomo, e in realtà si traformava in maiale, ed era innocuo;
  • era usanza per le streghe introdacquesi durante la notte andare presso dei fiumi con rocce grandi, come lo fu "Fonte La Strega", ungersi tutto il corpo con un olio particolare e pronunciare le seguenti parole per volare: "Sopra a acque, sopra a viente, sopra a noce me ne vienghe". Sempre in questi luoghi si sbattevano sulle pietre i neonati appena catturati e appena succhiato il loro sangue nell'intento di ucciderli;
  • leggenda racconta che vi era uno stregone a Roccacasale a cui molti introdacquesi si sono rivolti per guarire le persone dalle maledizioni, o comunque risolvere situazioni avverse, era alto e molto magro, barba e capelli bianchi e occhi sbarrati, parlava poco e lentamente, alle spalle aveva una mantella. I suoi servizi dovevano ripagati depositando del denaro in un cappello vicino la porta d'ingresso;
  • le streghe erano solite riunirsi in falò;
  • era usanza mettere nei buchi delle serrature rami di felci per evitare il passaggio delle streghe, lacerandole e riconoscendole per le ferite il giorno seguente. Altri rimedi contro di esse era la presenza di aglio o di sale nelle loro vicinanze;
  • le streghe erano organizzate come una società a parte, avevano dei "capi-strega" che comandavano altre streghe, indicando loro dove prendere i bambini;
  • storia molto sconosciuta è quella dello stregone di Roccamonfina, il quale era solito truffare gli ignari clienti offrendo cure inefficaci, in cambio comunque di denaro, e un introdacquese è stato sua vittima;
  • era credenza popolare il malocchio, e vi erano varie procedure (in dialetto) per rimuoverlo: "In nome de lu Padre, de lu Fej e de lu Sperete Sande (da ripetere tre volte), Madonna me de lu Repare, lieve i meluòcchie che té n-gape (il soggetto), Madonna me, lieve i meluòocchie che te n-gape (il soggetto), o sante 'Natòlie, o san Gregòrie pape, live le male da (il soggetto)", "Uocchie, ucchiette, nderre je fécche. Chii de màammete, chii de pàtrete, chii della gende, che t'hanne veste, so i chiù treste. Uocchie, ucchiale, fora da (il soggetto). Madonna me de lu Repare, lieve i meluòcchie che te n-gape (il soggetto). Santa Natòlia, sante Gregòrie pape, lébbre (il soggetto) da queste male", "Uocchie e maluòcchie, pernicelle a j'uocchie, crepe l'anvedie e schiattene i meluocchie". Il tutto deve essere sempre accompagnato da cinque "Pater, Ave e Gloria", facendo il segno della croce con il Vangelo, e in caso il soggetto sia un bambino, bisogna tenerlo in braccio;
  • a Introdacqua le galline nere erano una rarità, ma nel caso di loro nascita portavano sventura, e in certi casi morte, a coloro che avrebbero incontrato, e non era possibile ucciderle, altrimenti nel tentativo si avrebbe avuto ancora più sfortuna;
  • leggenda vuole che sotto il Genzana se si posa l'orecchio al suolo, è possibile sentire le catene delle anime in pena, ed è quindi lì che si dovrebbero scontare i peccati commessi in vita, ipotesi più quotata, ma sempre non verificata, è che il suono sia del fiume Pavone, ormai sommerso, e che si diriga verso un lago sotto il massiccio;
  • quando era presente il fiume Pavone per la Valle di Contra, quindi prima della sua scomparsa, una volta l'anno qualcuno moriva in quel luogo. Era stato deciso di far intervenire un mago il quale abitava ai piedi del Morrone, per porre fine alla maledizione. Egli era molto costoso, e si decise di fare una raccolta fondi in paese, e dopo che il mago rimasto per la Valle di Contra per tre giorni, si sentì un forte terremoto, il fiume scomparì sotto la Plaia;
  • due secoli fa circa, un ragazzo cadde da un carro e morì battendo la testa nei pressi dell'incrocio fra Viale Europa, Viale Fiume e Viale Tripoli, e gira voce che la sua anima vaghi per quella zona in cerca di pace;
  • si narra che in età medioevale i comuni di Introdacqua, Pacentro e Roccacasale comunicassero attraverso degli specchi servendosi di luce solare;
  • vi è una simpatica barzelletta, che vede protagonisti un cane introdacquese e uno di Bugnara: il cane di Introdacqua ha un osso in bocca e incontrandosi con l'altro cane gli viene chiesto da dove provenisse, rispondendo, spalancando la bocca, di essere di Introdacqua, facendo così cadere l'osso a terra, il cane di Bugnara furbescamente coglie l'osso da terra, e dunque il cane di Introdacqua chiede a sua volta il luogo di provenienza all'altro, dicendo di essere di Bugnara senza però far cadere l'osso. Tutto ciò è per ironizzare sugli accenti e sulla mentalità dei rispettivi paesi, andando a designare Introdacqua con vocali aperte e poco ingegno, mentre Bugnara con vocali strette e ingegno superiore;

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 26 maggio 2019, su elezionistorico.interno.it.
  2. ^ a b Filippo Tronca, I REDDITI ABRUZZESI: PRIMA PESCARA, L'AQUILA SECONDA E SEMPRE PIU' RICCA, su Abruzzo Independent, 5 maggio 2016. URL consultato il 27 marzo 2019.
  3. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2017.
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 23 aprile 1995, su elezionistorico.interno.it.
  6. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 13 giugno 1999, su elezionistorico.interno.it.
  7. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 12 giugno 2004, su elezionistorico.interno.it.
  8. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 28 marzo 2010, su elezionistorico.interno.it.
  9. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 31 maggio 2015, su elezionistorico.interno.it.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


Controllo di autoritàVIAF (EN140877072 · WorldCat Identities (EN140877072
Abruzzo Portale Abruzzo: accedi alle voci di Wikipedia che parlano dell'Abruzzo