Antonio De Nino

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Antonio De Nino

Antonio De Nino (Pratola Peligna, 15 giugno 1833Sulmona, 1º marzo 1907) è stato un antropologo e storico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Pratola Peligna, in provincia dell'Aquila, e si occupò degli usi e dei costumi della sua gente, che avrebbe descritto, con passione descrittiva e precisione analitica, nei sei volumi dedicati agli Usi e costumi abruzzesi (1879-1897). Collaborò con Gabriele D'Annunzio alla stesura di alcune tragedie, nella parte riguardante la ricerca delle fonti e dei contesti storico-culturali, delle tradizioni e del retaggio abruzzese, ove collocare lo svolgimento delle scene.

Come ispettore della provincia dell'Aquila, esplorò la necropoli di Alfedena (Notizie degli Scavi 1877, pp. 115 e 276-279; Notizie degli Scavi 1879, pp. 320–324; Notizie degli Scavi 1882, pp. 68–82; Notizie degli Scavi 1885, pp. 344–392), effettuò ricerche nella valle dell'Alento (L'età della pietra nella valle dell'Alento, in Riforma XVI, 1882), e nel territorio di San Benedetto in Perillis (Notizie degli Scavi 1892, pp. 484–485).

Studi[modifica | modifica wikitesto]

Subito dopo l'Unità d'Italia nel 1861, De Nino divenne maestro elementare a San Demetrio ne' Vestini (AQ), passando pi a Leonessa, allora nella provincia d'Aquila. Tornato a Sulmona nel 1872 fu professore della Scuola Tecnica e del Ginnasio "Publio Ovidio Nasone", qui conobbe Leopoldo Dorrucci. Nel 1885 gli fu affidato l'incarico di direttore delle scuole regie secondarie; ma soprattutto dopo il rientro in patria, iniziò a dare corpo gli interessi archeologici e alla passione per le tradizioni popolari locali. Pubblicò subito i contenuti dei suoi studi e delle sue ricerche, accordandosi con lo storico Atto Vannucci, su La Gazzetta di Sulmona, fondata nel 1874: Le armi preistoriche - Di Superequo e Molina - Gli avanzi di Corfinio - Gli avanzi della villa di Ovidio - Di un acquedotto corfiniese - La città di Vesbula.

Stele con scena contadina e iscrizione, Museo civico archeologico dell'Annunziata, Sulmona

Dal 1877, formalizzati i rapporti col Ministero della Pubblica Istruzione, ricevendo la nomina di Ispettore onorario ai Monumenti, ebbe finalmente l'opportunità di dirigere gli scavi in modo sistematico in Abruzzo. Iniziò lo stesso anno la collaborazione con "Notizie degli scavi" la pubblicazione dell'Accademia dei Lincei, consistente in una lunga serie di segnalazioni, a partire dallo stesso anno 1907. Ebbe l'autorizzazione dal Ministero di scavare nella piana di Pentima, sino al 1928 era quello il nome medievale della città di Corfinio, che fu eretta sopra l'abitato peligno Corfinium, che proclamò nell'89 a.C. la capitale d'Italia; successivamente De Nino aprì altre campagne di scavo a Campo Consolino, presso Alfedena (AQ), avendo personalmente verificato l'importanza del sito, antica acropoli con la necropoli della città dei Pentri di Aufidena; divulgò le notizie degli scavi alla Gazzetta dell'Aquila, e successivamente vennero pubblicate nel Bollettino dell'Istituto di Archeologia d'Italia. Nello stesso anno De Nino scavò a Corfinio, rinvenne l'iscrizione di Herentas, il testo epigrafico più importante della lingua dei Peligni, successivamente consegnata al Museo Archeologico di Napoli.

I "Murgini" Di Corfinio, sepolcri romani
Fontana Gemma a Corfinio, dietro il palazzo del museo archeologico dedicato a De Nino

Appena furono concluse le esplorazioni presso Corfinio, De Nino riprese i lavori nella necropoli di Alfedena, rinvenendo 42 tombe con relativi corredi, nel frattempo egli aveva fatto ricognizioni archeologiche anche in altri territori abruzzesi presso la Marsica, nella valle d'Aterno (Molina), presso il Tirino (Capestrano e Bussi), dell'Aventino (Lama, Casoli, Palena), la valle dell'Orta (Bolognano, San Clemente di Casauria, Scafa, San Valentino in Abruzzo Citeriore), e presso l'alto Sangro, tra Quadri, Castel di Sangro, Roccaraso. Proprio a Castel di Sangro presso l'antica rocca medievale sul colle San Giovanni, De Nino scoperse tracce d mura poligonali di un'antica fortificazione sannita, poi riadattata come castello.

Infine operò presso l'area archeologica di Visbula a Flammignano (frazione di Tossicia, TE), tracciò una mappa degli insediamenti preromani d'altura, attestati lungo la dorsale appenninica Abruzzese-Laziale, e parte del versante adriatico collinare del Sangro. I risultati dei numerosi recinti fortificati scoperti e rilevati dal De Nino, come quelli di Monte Mitra a Sulmona, del Colle delle Fate a Roccacasale (AQ), sul Piano della Civitella a Introdacqua (AQ), quello di Castiglione presso Civitaretenga (AQ) e le mura megalitiche di Lucoli Alto (AQ) verranno ripresi e apprezzati quando più tardi la sua morte, ricominciarono gli studi sull'argomento.
Né trascurabile fu il suo interesse per le testimonianze scritte delle antiche civiltà che affioravano sotto gli scavi, recuperò e trascrisse varie epigrafi riportate nel Corpus Inscriptiorum Latinarum (CIL), che gli valsero l'ammirazione di Ivan Zvetaieff che lo propose nell'Accademia di Archeologia di Mosca, e di Robert Conway.

Non esistendo ancora un inventario delle opere scultoree da lui scoperte, De Nino iniziò a descrivere oggetti d'arte e monumenti, a redigere apposite schede per gli Elenchi governativi, nel 1904 dette alla stampa a sue spese il Sommario dei Monumenti e degli Oggetti d'Arte. Tra il 1877 e il 1907 De Nino conobbe varie personalità che si misero a suduare le tradizioni e l'arte d'Abruzzo, come Gabriello Cherubini, Raffaele Persiani, Gennaro Finamore, Biagio Lancellotti, Gennaro Mezucelli, Vincenzo Zecca, Giulio de Petra, con i quali nel 1888 contribuì a fondare la futura "Deputazione Abruzzese di Storia Patria "Anton Ludovico Antinori" a L'Aquila.

Oltre al De Nino archeologo, esiste anche il De Nino folklorista, poiché con lo stesso metodo scientifico dell'archeologia, egli raccolse le informazioni storiche dei vari usi e costumi tradizionali dei popoli abruzzesi. Raccolse questi sutidi negli Usi Abruzzesi (1879), pubblicato a Firenze per i tipi di Barbera, lo dedicò all'amico Atto Vannucci; negli anni seguente pubblicò altri 5 volumi degli usi, non arrivando però a pubblicare il settimo per la morte nel 1907 nella sua casa a Sulmona in via Sangro 5. Questi volumi verranno analizzati e consultati dallo storico abruzzese Giovanni Pansa per la pubblicazione nel 1924 dei Miti, leggende e superstizioni d'Abruzzo in 2 volumi.

De Nino è ritenuto l'archetipo dell'intellettuale abruzzese del XIX-XX secolo, apprezzato da scienziati, archeologi, storici e anche letterati e poeti quali Gabriele d'Annunzio, con cui compì un viaggio nel 1896 tra Scanno, Sulmona e Anversa degli Abruzzi, e che gli fornirà le informazioni necessarie per la realizzazione della tragedia La fiaccola sotto il moggio (1905) ambientata nell'antico castello De Sangro di Anversa; mentre quanto alle località di Villalago e Cocullo, De Nino ispirò lo stesso D'Annunzio e il pittore Francesco Paolo Michetti riguardo le leggende dei serpari per la venerazione di San Domenico di Foligno.

Ancora oggi gli studi del De Nino sono consultati e apprezzati come fonte per nuove ricerche riguardo i siti archeologici presenti nella valle Peligna e nella valle dell'Aterno, dato che egli fu il primo ad adottare nuovi criteri archeologici misti alla scienza per effettuare le scoperte, a differenza dei metodi obsoleti dei nobili, che rinvenivano lapidi, epigrafi, statue, e li conservavano per loro piacere nei palazzi, o nelle chiese, tanto che viene considerato come il padre dell'archeologia d'Abruzzo, avendo collaborato anche col Mommsen negli scavi abruzzesi-molisani, e col Dressel. Si adoperò per l'esposizione permanente delle sculture e delle opere d'arte da lui rinvenuti negli stessi luoghi della scoperta, pur di evitare che andassero in private collezioni o in musei di altre regioni, e fece aprire ad Alfedena, Corfinio e Castel di Sangro, presso l'ex convento della Maddalena, tre musei archeologici, che poi vennero intitolati alla sua persona.

In tutto De Nino aperse 107 campagne di scavo tra Abruzzo, Molise e Lazio, applicò anche il metodo critico dell'arte per catalogare e datare le opere rinvenute, se di origine italica oppure romana, o se fosse stata contaminata durante la conquista dei popoli italici, e si avvalse della collaborazione degli storici Adolfo Venturi ed Emile Bertaux; spesso ebbe problemi economiche nell'organizzazione degli scavi, ma si adoperò con passione per seguire personalmente ogni campagna, e curarsi della conservazione delle opere scultoree rinvenute

Opere scritte di De Nino[modifica | modifica wikitesto]

  • Notizie degli Scabi di Antichità comunicate alla Reale Accademia dei Lincei, Roma 1877-78 (1885-87, 1889-92, 1894-1906)
  • Usi Abruzzesi, Firenze, Barbera, vol. I (1879)
  • Usi e costumi abruzzesi v. II, 1881, Usi e fiabe, v. III, 1883, Sacre leggende, v. IV, 1887, Malattie e rimedi, v. V, 1891, Usi, giuochi fanciulleschi, v. VI, 1897
  • Sommario dei Monumenti e degli Oggetti d'Arte, Tipografia Ed. L. Anelli, Vasto 1904
  • Briciole letterarie, Lanciano, Carabba, voll. 2, 1884-85
  • Indice delle scoperte archeologiche comunicate alla R. Accademia dei Lincei, in "Notizie degli scavi", Sulmona, Tip. A. Damiani, 1902-1906, I-II edd.
  • Tradizioni popolari abruzzesi (scritti inediti e rari), B. Mosca (a cura),L.U. Japadre Editore, L'Aquila 1972, 2 voll.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • La figura e l'opera di Antonio De Nino, Atti del Convegno (Castelvecchio Subequo, 28.11.1997), La Moderna, Sulmona 1988.
  • A. De Gubernatis, «Dizionario biografico degli scrittori contemporanei», Le Monnier, Firenze 1879, ad vocem.
  • «Dizionario biografico degli Italiani», vol. XXXVII, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Roma 1990, ad vocem.

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