Abbazia di San Clemente a Casauria

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Abbazia di San Clemente a Casauria
Esterno dell'Abbazia di San Clemente a Casauria.jpg
Stato Italia Italia
Regione Abruzzo Abruzzo
Località Castiglione a Casauria
Religione Cattolicesimo
Titolare Papa Clemente I
Diocesi Arcidiocesi di Pescara-Penne
Consacrazione 872
Stile architettonico romanico
Inizio costruzione 871
Completamento XIII secolo
Sito web Sito ufficiale dell'Abbazia di San Clemente a Casauria

Coordinate: 42°14′06.68″N 13°55′48.16″E / 42.235189°N 13.930044°E42.235189; 13.930044

L'abbazia di San Clemente a Casauria è un complesso monumentale abruzzese, edificato nel paese di Castiglione a Casauria, nelle vicinanze di Torre de' Passeri, in provincia di Pescara. Nel 1894 l'abbazia è stata dichiarata monumento nazionale italiano.[1] Ha subito gravi danni durante il terremoto dell'Aquila del 6 aprile 2009, che hanno comportato la chiusura dell'edificio e l'ingabbiamento delle opere d'arte, in attesa di un futuro restauro. Restauro conclusosi molto brevemente e con riuscita positiva nel 2011. Dal dicembre 2014 il sito è in gestione al Polo museale dell'Abruzzo.

La chiesa nell'872 ospitò le reliquie di papa Clemente I, il quarto Pontefice della Chiesa cattolica, fino alla costruzione della nuova Basilica di San Clemente al Laterano di Roma.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Veduta del fianco

L'abbazia fu costruita dall'imperatore Ludovico II, pronipote di Carlo Magno, nell'871 a causa di un voto fatto durante la sua prigionia nel ducato di Benevento. Inizialmente dedicata alla Santissima Trinità, fu poi intitolata a san Clemente quando, nell'872, vi si traslarono i suoi resti.
Fu soggetta, nei secoli successivi, a numerosi saccheggi: ad opera dei Saraceni nel 920 e, nel 1076, fu distrutta dal conte normanno di Manoppello Hugues Maumouzet[2][3]. L'abate benedettino Grimoaldo intraprese la ricostruzione della chiesa che fu riconsacrata solennemente nel 1105. I lavori di ricostruzione terminarono solamente nella seconda metà del XII secolo sotto la conduzione dell'abate Leonate. L'abbazia divenne ricca e potente grazie alle donazioni di Ludovico II e i suoi successori; in seguito con il denaro accumulato seppe acquistare territori. D'altronde si poté permettere di nominare propri vassalli. Era poi in una posizione strategica perché quelle strade erano vie molto frequentate dai pellegrini che si recavano a Roma, a Gerusalemme e in altre località.
Nel 1348 subì gravi danni a causa del terremoto. Si perdettero splendidi particolari architettonici. Nel restauro che si fece della chiesa cento anni dopo il terremoto, molte parti non cadute vennero soppresse o mascherate da nuove costruzioni.

Danneggiata durante il sisma aquilano del 6 aprile 2009, l'abbazia è stata sottoposta a lavori di restauro, terminati l'8 aprile 2011 con la riapertura della struttura.[1]

L'interno dell'abbazia
Particolare del portone
Lo stato dei lavori di restauro sulla facciata al luglio 2010

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La facciata è preceduta da un portico a tre fornici, detto esonartece, (il centrale a tutto sesto e i laterali a sesto acuto) con colonne e capitelli istoriati; dentro si aprono i tre portali che danno accesso alla chiesa che hanno lunette decorate ed archivolti a "ferro di cavallo". La lunetta e l'architrave del portale centrale sono scolpite con immagini relative alla fondazione dell'abbazia: la donazione di Ludovico II, il trasporto delle reliquie e la donazione da parte dell'Imperatore ai monaci dell'Isula Piscarensis. La porta centrale è in bronzo, ed è costituita da 72 formelle perlopiù con motivi ad intreccio aniconici di influenza araba e bizantina. Ai lati sono raffigurati, in forma standardizzata, 14 formelle che rappresentano i castra sottoposti all'abbazia, ognuna corredata dal nome del borgo.

Portico e portale[modifica | modifica wikitesto]

L'utilizzo del portico con archi a tutto sesto riflette il passaggio nel XII secolo del romanico al gotico, come è visto in altre abbazie cistercensi. L'abate Leonate attraverso la decorazione scultorea dei tre portali volle ribadire i privilegi ottenuti dall'abbazia grazie al potere civile e religioso, concesso dai Longobardi, specialmente dall'imperatore Ludovico II. Nella lunetta del portale principale infatti vi è una sfera religiosa con San Clemente papa e a sinistra del centro i discepoli San Cornelio e San Efebo. A destra c'è l'abate Leonate che offre il modello della chiesa. Negli angoli trovano spazio uno stelo con rosa e un'aquila che ghermisce una lepre, a rappresentare la vita umana in evoluzione.

Nell'architrave del portale vi sono figure che simboleggiano il potere Spirituale e il Temporale. La lettura delle storie parte da sinistra: la donazione delle ossa di Papa Clemente da Adriano a Ludovico II, il trasporto lungo la valle Pescara, l'acquisto dei terreni per la fondazione del monastero e la nomina del primo abate Romano, mentre al centro della scena troneggia l'immagine dell'abbazia. Lungo gli stipiti ci sono figure evocative del potere temporale: i sovrani carolingi Ugo, Lotario, Lamberto e Berengario. I capitelli delle colonne mostrano scene tratte dai bestiari con animali fantastici.

Presso il portico sono scolpiti altri mostri inquadrati in girali, che combattono contro i Quattro Evangelisti posti sulle semicolonne. Nelle lunette degli altri due portali sono scolpiti San Michele Arcangelo e la Madonna col Bambino. Risalgono alla fase di lavorazione dopo il 1182.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno è composto da tre navate con abside semicircolare, che conducono al pulpito. Le arcate ogivali con doppia ghiera trovano riferimenti nel primo gotico borgognone. La maggiore altezza della navata centrale permette l'apertura di monofore lungo i fianchi. Il transetto non è perfettamente ortogonale alle navate. Tramite due rampe di scale si accede alla cripta.

L'altare maggiore è costituito da un sarcofago paleocristiano, sormontato da un ciborio del XIV secolo. Il sarcofago è ricco di bassorilievi, come San Pietro tra le guardie, al centro Cristo tra Santi Pietro e Paolo, e a destra Pietro che rinnega Gesù.

Ambone e ciborio[modifica | modifica wikitesto]

Fu realizzato dalla bottega di Nicodemo, Roberto e Ruggero dopo la morte di Leonate nel 1182, e ha collegamenti stilistici con quello di San Pelino a Corfinio del 1188 e con quello di San Liberatore. È composto da quattro colonne che sostengono la cassa quadrangolare, i capitelli hanno decorazioni a foglie con legami alla scultura della Terra Santa. L'architrave è animata da un motivo a girale che mostra effetti di prospettiva e chiaro scuro.
Nei plutei emergono grossi rosoni tipici del repertorio abruzzese, da cui si sviluppano tralci con fiori e frutta. I rilievi del lettorino hanno un'aquila e un leone che con gli artigli sorreggono un libro, ossia sono i simboli degli Evangelisti San Marco e San Giovanni Evangelista col Vangelo.

Sul frontone del ciborio all'altare, sono raffigurati in riquadri gli Evangelisti sotto forma dei simboli del Leone, dell'Aquila, dell'Angelo e del Bue. Al centro tra due angeli c'è la Madonna col Bambino. La terminazione dell'arco su cui sono scolpiti è trilobata, arricchita da tralcio vegetale.

Cripta[modifica | modifica wikitesto]

Nella cripta due recinti absidali dividono le zone della chiesa primitiva da quella ricostruita dai Benedettini nel XII secolo. L'ambiente rettangolare è diviso da altre otto colonne a fusto liscio dove una lastra in pietra funge da abaco per le volte a crociera. I capitelli delle colonne sono corinzi.

Chronicon Casauriense[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chronicon Casauriense.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Regio decreto-legge 28 giugno 1894 Gazzetta Ufficiale 290-1894
  2. ^ Chalandon, Histoire de la domination normande en Italie et en Sicile (Tome I - Partie: "Les Normands dans les Abruzzes")
  3. ^ L. Gatto, Ugo Maumouzet conte di Manoppello, Normanni d'Abruzzo, in AA.AA., Studi sul medioevo cristiano offerti a R. Morghen, Roma, 1974, pp. 355-75.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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