D'Aquino (famiglia)

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La famiglia d'Aquino è una delle storiche casate nobiliari d'Italia. Sebbene vivesse jure Francorum, come attesta Benedetto Croce, era tuttavia di sangue longobardo, in quanto proveniente da Rodoaldo, che era stato gastaldo di Aquino al tempo dei duchi di Benevento. I d'Aquino furono annoverati tra le sette grandi casate del Regno di Napoli[1]. Tra i suoi membri più illustri la famiglia annovera il celebre San Tommaso d'Aquino.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia d'Aquino vanta una antichissima origine longobarda, e come detto, viene annoverata tra le Serenissime Sette Grandi Casate del Regno di Napoli (con le famiglie Acquaviva, del Balzo, Celano, de Moliso, Sanseverino e Ruffo) per aver contribuito in maniera determinante alla storia del Meridione d'Italia, con i suoi grandi personaggi che hanno ricoperto le più alte cariche in campo civile, militare ed ecclesiastico. La zona di Montecassino fu il primo punto di riferimento delle gesta della famiglia d'Aquino; altrettanto importante fu poi il vicino principato di Capua. I d'Aquino, tra i maggiori feudatari di queste zone, furono abilissimi manovratori, sfruttando la loro posizione strategica, e giocarono all'altalena tra vicini e lontani, tra nord e sud, rimanendo perciò coinvolti nella lotta secolare tra papato e impero, e poi tra normanni, papato e Svevi.[2]

Membri illustri[modifica | modifica wikitesto]

Molto probabilmente il capostipite fu Radolado che possedette la città di Aquino, in Terra di Lavoro, verso la fine del IX secolo da cui, successivamente Adenolfo (997-1022) prese il cognome; in precedenza erano chiamati “Summicula”. Da tempi antichissimi i d'Aquino furono conti, infatti già dal 970 circa si hanno notizie di un Adenolfo, conte di Aquino e Pontecorvo, mentre un altro Adenolfo d'Aquino fu duca di Gaeta nel 1038.

Riccardo d'Aquino (†1197), figlio di Rinaldo Signore di Roccasecca, conte di Acerra, in Provincia di Napoli, fu un valoroso cavaliere di re Tancredi d'Altavilla, che venne fatto prigioniero dall'imperatore Enrico VI di Svevia e morì a Capua dopo essere stato sottoposto ad orrende torture.

Landolfo, nominato da Federico II di Svevia, nel 1220, giustiziere di Terra di Lavoro.

Tommaso I d'Aquino (1200-1251), fu conte di Acerra e venne nominato da re Federico II di Svevia capitano e giustiziere della Terra di Lavoro; nel 1232 fu viceré di Sicilia e poi podestà di Cremona. Grazie ai suoi numerosi viaggi in Oriente, imparò ad usare la polvere da sparo che importò in Italia in grande quantità. [3]

Nel 1236 Pirro d'Aquino fu il primo Priore di Capua. Un altro Tommaso (morto nel 1273), fu conte di Acerra e Loreto, Signore di Sarno, Marigliano e Ottaviano, egli nel 1247 sposò Margherita, figlia naturale di re Federico II di Svevia, ed era cognato di re Manfredi che morì nella battaglia di Benevento del 1266. Nel 1249 fu nominato Capitano del Ducato di Spoleto. Regalò alla moglie il castello fatto costruire nel feudo di Cancello, ove spesso soggiornò l'imperatore.

Come già anticipato, l'esponente di maggior prestigio di questa famiglia, ma del suo ramo cadetto, fu san Tommaso d'Aquino, Dottore della Chiesa.

Cristoforo d'Aquino († 1298) cavaliere di re Carlo I d'Angiò, nel 1294 fu insignito del titolo di conte di Ascoli; sposò Margherita de Sangro ed ottenne a partire dal 1283, numerosi feudi dislocati fra le odierne regioni di Abruzzo, Lazio e Campania, Calabria, in particolare a Valva, Scanno, Pescasseroli, Civitella, Castel di Sangro e Roccasecca, aggiungendo poi Introdacqua, Raiano, Celenza e Sant'Angelo.

Margherita d'Aquino (morta nel 1328) fu l'amante di re Roberto I di Napoli.

Giovanni Boccaccio, durante il suo soggiorno a Napoli, si innamorò di Maria d'Aquino, figlia naturale di re Roberto, che poi immortalò nel suo Decamerone col nome di Fiammetta.

Giovanna d'Aquino (morta nel 1343), fu contessa di Mileto e Terranova, sposò Ruggiero Sanseverino; fu sepolta nella cappella gentilizia della sua famiglia. Sotto il baldacchino vi è il sepolcro cinquecentesco di Gaspare d'Aquino, figlio di Landolfo e di Colella della Marra.

Diramazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il casato nei secoli si divise in più rami.

In sintesi si originarono queste linee antiche:

Altri esponenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Famiglia Aquino
  2. ^ I. Taurisano, San Tommaso d'Aquino, Utet, Torino 1941
  3. ^ Errico Cuozzo, Tommaso I d'Aquino, conte di Acerra, Enciclopedia Federiciana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]