Ottaviano (Italia)

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Ottaviano
comune
Ottaviano – Stemma Ottaviano – Bandiera
Ottaviano – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Città metropolitana di Napoli-Stemma.png Napoli
Amministrazione
Sindaco Luca Capasso (PdL) dal 27-5-2013
Territorio
Coordinate 40°51′00″N 14°28′39″E / 40.85°N 14.4775°E40.85; 14.4775 (Ottaviano)Coordinate: 40°51′00″N 14°28′39″E / 40.85°N 14.4775°E40.85; 14.4775 (Ottaviano)
Altitudine 220 m s.l.m.
Superficie 20,02 km²
Abitanti 23 851[2] (30-04-2016)
Densità 1 191,36 ab./km²
Frazioni Giacobbi, Iervolini, Furchi, Raggi, San Gennarello, Zabatta, San Leonardo
Comuni confinanti Boscotrecase, Ercolano, Nola, San Gennaro Vesuviano, San Giuseppe Vesuviano, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre del Greco, Trecase
Altre informazioni
Cod. postale 80044
Prefisso 081
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 063051
Cod. catastale G190
Targa NA
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti ottavianesi
Patrono san Michele Arcangelo
Giorno festivo 8 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Ottaviano
Ottaviano
Posizione del comune di Ottaviano nella città metropolitana di Napoli
Posizione del comune di Ottaviano nella città metropolitana di Napoli
Sito istituzionale

Ottaviano (Uttajano in napoletano e in parlata locale, raramente Ottahan in qualche località vicina) è un comune italiano di 23 851 abitanti[2] della città metropolitana di Napoli in Campania.

Nell'epoca romana e fino a circa l'anno 1000 era chiamata Octavianum. Dall'anno 1000 circa al 1933 il suo nome fu Ottaiano (o anche Ottajano).

È sede del Parco Nazionale del Vesuvio e si fregia del titolo di "Città di Pace".

È stato anche sede dell'Ufficio del Giudice di Pace fino al 31 ottobre 2014 quando, in seguito al Decreto legislativo 156/2012 e al successivo Decreto Ministeriale Giustizia del 7/3/2014, l'Ufficio del GdP è stato chiuso.

È sede del Comando Compagnia della Guardia di Finanza, del Comando Stazione del Corpo Forestale dello Stato e del Comando Stazione Carabinieri.

Ottaviano è stato sempre sede di uffici giudiziari (sia di giudici togati che non togati). Infatti nell'ambito del Regno di Napoli fu sede del Giudice di Pace fino al 1817 quando, con la legge 727 del 29/5/1817, esso venne soppresso e sostituito dal Giudicato Regio del Circondario di Ottajano. A sua volta il Giudicato Regio, nel 1862, in seguito all'annessione del Regno delle Due Sicilie al nuovo regno dei Savoia, fu sostituito dal Giudicato del Mandamento di Ottajano. Infine, dal 1870, in seguito alla soppressione del Giudicato di Mandamento, Ottajano fu sede della Pretura fino alla istituzione nel 1991 del moderno Ufficio del Giudice di Pace (poi chiuso nel 2014).

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Situato nella zona vesuviana interna a 22 km da Napoli centro[3], sorge lungo le pendici orientali del massiccio montuoso vulcanico del Somma-Vesuvio. Nel territorio del comune è ricompreso in larga parte il cratere del Vesuvio e anche la sua cima più alta.

La sua altezza sul livello del mare varia notevolmente. Infatti va dai 50 m del quartiere Raggi ai 1.281 m. che è la cima più alta del Vesuvio. La sede municipale è a 210 m s.l.m.

Il comune si estende su una superficie di 20,02 km² (valore aggiornato dall'Istat in occasione dei censimenti 2011)[4], con due isole amministrative nel comune di Nola, le masserie "Cacciabella" e "Nocerino".

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Ottaviano era in epoca romana un borgo di case all'interno di un vastissimo possedimento (praedium Octaviorum) appartenente alla gens Octavia, la famiglia dell'imperatore Augusto.

Il territorio ottavianese (che ha sempre avuto anche un'importanza strategico-militare in quanto dalla sua dominante posizione fortificata collinare si poteva vigilare sulla via Popilia e quindi controllare quanti la percorrevano), fu teatro, di diverse battaglie. Una di queste battaglie fu combattuta nel corso della guerra sociale, tra Lucio Cornelio Silla e l'italico Lucio Cluenzio, nel 90 a.C. Altre due battaglie (rovinose per l'esercito romano) si combatterono durante la prima guerra servile. Nel corso della prima battaglia, nel 73 a.C., Spartaco vi sconfisse prima il pretore Gaio Claudio Glabro (nella famosa battaglia del Vesuvio) e, dopo pochi mesi, vi sconfisse il pretore Publio Varinio che gli erano stati inviati contro dal Senato di Roma.

Il borgo (Octavianum) crebbe di importanza divenendo Municipio. Secondo alcuni storici in una grande villa rustico-residenziale appartenente alla sua famiglia, vi sarebbe morto lo stesso imperatore Augusto, e poi, in seguito, fu trasportato a Nola. I resti dell'epoca romana furono sepolti dalle successive eruzioni del Vesuvio, ma ruderi e tombe sono stati rinvenuti negli scavi in varie parti del paese.

Giorgio Vasari, Ritratto di Bernardetto de' Medici, Bode-Museum.
Giulia de' Medici.

Poco prima dell'anno 1000 Octavianum mutò nome e fu chiamato Ottajano (e questo nome durò fino al 1933 quando nel bimillenario di Ottaviano Augusto il governo di allora modificò il nome in Ottaviano). Nel 1085, ospite del barone locale, vi fu in visita papa Gregorio VII, che vi celebrò la messa in una chiesetta (chiesa del Vaglio) situata presso il castello baronale (oggi palazzo Mediceo). Vari Signori e Baroni ebbero in possesso la città. Nel XIII secolo fu in possesso di Tommaso d'Aquino, nonno di san Tommaso d'Aquino, da cui passò, a varie riprese, alle famiglie degli Orsini e dei Cola. Durante il dominio angioino nel 1304 il borgo fu messo a ferro e fuoco da Carlo di Lagonessa per ordine di Carlo II d'Angiò, a causa dell'uccisione di un funzionario regio ("sovrintendente dei boschi") e della sua scorta da parte dei fratelli Giovanni e Roberto de' Marrone insieme a un gruppo di ottajanesi.

Tra il 1532 e il 1551 fu feudo di Fabrizio Maramaldo, che l'aveva ottenuto per i servigi prestati a Carlo V. Ottajano, infatti, era un feudo militare. Il feudo venne quindi ceduto ai Gonzaga di Molfetta e da questi, dietro pagamento di 50.000 ducati, venne venduto nel 1567 a Bernardetto de' Medici, cugino del granduca Cosimo I e fratello del papa Leone XI. Il feudo, prima signoria e quindi principato, rimase in possesso di questa famiglia fino al 1860 (anno in cui furono aboliti i feudi) e comprendeva anche gli attuali comuni di Terzigno e di San Giuseppe Vesuviano; tra il 1690 e il 1815 il feudo si allargò fino a comprendere anche gli attuali comuni di Sarno, Striano e Poggiomarino dopo che Giuseppe I de' Medici acquistò dai Barberino il ducato di Sarno diventando così Principe di Ottajano e Duca di Sarno. Della famiglia dei Medici di Ottajano, in cui sono annoverati anche un Papa e un Cardinale, fece parte il potentissimo cav. Luigi de' Medici di Ottajano, più volte primo ministro del re Ferdinando IV di Napoli e anche rappresentante plenipotenziario del Regno di Napoli presso il Congresso di Vienna. Luigi de' Medici occupò ancora la carica di primo ministro del Regno anche dopo il Congresso di Vienna nel periodo in cui il Regno cambiò il nome in Regno delle Due Sicilie e il Re Ferdinando IV di Napoli divenne Ferdinando I di Borbone delle Due Sicilie. Nel luglio del 1820 alcuni cittadini appartenenti a importanti famiglie ottavianesi parteciparono ai moti carbonari associandosi a Morelli e Silvati.

La città, inoltre, da sempre ha subito danni dalle eruzioni vesuviane: in modo particolare fu quasi completamente sepolta dalle ceneri delle eruzioni del Vesuvio del 1631, 1779 e 1906. Secondo William Hamilton, durante la prima e la seconda eruzione poco ci mancò che Ottaviano "venisse sepolta come Pompei"; e così anche nella terza eruzione, come testimoniò Matilde Serao chiamandola proprio la nuova Pompei, la opulenta Ottajano fu quasi completamente distrutta dalla cenere e dal lapillo. Anche il tetto della Chiesa Madre di San Michele Arcangelo crollò per il peso delle ceneri, fortunatamente senza uccidere nessuno. Anche il terribile terremoto del novembre 1980 fece rovinare molti edifici religiosi e privati.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Castello Mediceo[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello Mediceo di Ottaviano (detto anche "Palazzo del Principe") è un antico castello eretto a difesa del borgo risalente circa all'anno 1000. È situato oggi nella parte alta di Ottaviano. Nella seconda metà del 1500, per potervi entrare comodamente in carrozza, furono aboliti sia il fossato che il ponte levatoio e fu quindi trasformato in residenza signorile da Bernardetto de' Medici e dalla moglie Giulia de' Medici, che ne fecero anche affrescare le sale (XVI secolo). Il maniero restò nelle mani della potente famiglia dei Medici di Ottaviano fino 1874 quando l'ultimo principe mediceo in linea retta (Giuseppe IV, principe di Ottajano e duca di Sarno) morì senza eredi maschi e il possesso del Palazzo passò alla linea femminile medicea e, per i matrimoni da esse contratti, alla famiglia dei principi Lancellotti di Lauro. Successivamente, dopo che la camorra riuscì a impadronirsene, negli anni tra il 1985 e 1990, fu confiscato dallo Stato nel 1991 e poi acquisito al patrimonio del Comune di Ottaviano che ne ha concesso il piano terra in comodato d'uso al Parco Nazionale del Vesuvio. Il suddetto Parco Nazionale del Vesuvio, dopo il restauro delle stanze a piano terra e della scuderia, dall'aprile 2008 ne ha fissato la sua Sede.

Chiesa Madre di San Michele Arcangelo[modifica | modifica wikitesto]

È un maestoso edificio sacro risalente agli anni a cavallo dei secoli XV e XVI. Fu edificato, secondo una tradizione storica locale e altre notizie desunte da opere settecentesche di Gian Stefano Remondini, a pochi metri da una preesistente Chiesa intitolata a San Giacomo il Maggiore che, a sua volta, fu costruita sul luogo dove era un tempio romano dedicato a Castore e Polluce. Questo luogo in cui c'era il tempio dedicato ai detti Dioscuri (cioè figli di Zeus) verosimilmente era nei pressi della villa rustico/residenziale principale della Gens Octavia e probabilmente quella in cui nell'agosto del 14 d.C. morì l'imperatore romano Ottaviano Augusto. Tornando alla storia ecclesiastica è da dire che, in realtà, le prime testimonianze certe dell'esistenza in loco di una Chiesa risalgono al XIV secolo. Infatti i documenti della Camera Apostolica segnalano che già nel 1308 esisteva a Ottajano una importante Chiesa Collegiata dedicata a "Sant'Angelo" con un collegio di otto chierici prebendati con a capo un arciprete.[5] Ma quasi sicuramente un'altra Chiesa era già esistente in quanto l'introduzione del culto micaelico nella zona di Ottajano (o, meglio, Octavianum come si chiamava allora) deve essere collegata ai Longobardi presenti nel vicino ducato di Benevento nei secoli VII e VIII, che com'è noto avevano una forte venerazione per l'Arcangelo Michele. I longobardi e il popolo di Octavianum, infatti, per costruire allora (circa sec.VIII) la Chiesa dedicata a San Michele Arcangelo usarono parti di una ivi preesistente villa romana e/o di un edificio di culto romano (tempio di Castore e Polluce) da cui proverrebbero i marmi murati nella cappella del SS.Sacramento e le colonne tortili che reggono ancora oggi il pulpito. La bellissima Chiesa Collegiata di San Michele Arcangelo, descritta dal Remondini nel Settecento, era costituita da tre navate con artistici e sontuosi altari laterali, era corredata da sacri paramenti e conservava reliquie donate da Bernardetto de' Medici e da altri principi della dinastia medicea di Ottajano. Essa subì gravissimi danni per il terremoto del giugno 1688, ma la Universitas Octajani (il parlamento cittadino riunito in seduta congiunta nobili-popolo) subito si tassò per ristrutturare la Chiesa e ne affidò il progetto e i lavori all'ing. Antonio Galluccio della terra di Ottajano[6] e all'ing. Mario Bondino. L'attuale Chiesa, che ha ancora il titolo onorifico di Collegiata, è stata in parte ricostruita dopo l'eruzione del 1906, durante la quale, per le scosse che si verificarono per la detta eruzione, si ebbe la perdita totale e irreparabile non solo dello splendido soffitto impreziosito da cassonetti lignei dorati in oro zecchino con al centro dei rosoni ma anche del coro ligneo e dell'ipogeo. Il progetto e i lavori del 1906 di restauro e ricostruzione furono affidati all'ing. Saverio Scudieri che previde per la ristrutturazione la creazione della cupola sul transetto e la costruzione del tetto a "botte". Altre ristrutturazioni furono eseguite dopo i danni provocati dal terremoto del 1980. Attualmente all'interno ci sono varie opere di Angelo Mozzillo (sec. XVIII), una Stauroteca contenente autentiche e documentate Reliquie della Santa Croce di nostro Signore Gesù, un tondo raffigurante un San Giovannino attribuito a Guido Reni (sec. XVII), un altro tondo raffigurante l'Estasi di Santa Maria Egiziaca di Carlo Cignani (sec. XVII), il Crocifisso ligneo di Gennaro Franzese (1749), tre pregiate statue lignee di San Michele Arcangelo, una piccola lapide marmorea riportante scritta e/o caratteri sinistrorsi ante alfabeto romano non ancora decifrati; sono inoltre presenti altre opere pittoriche che sono al vaglio della Soprintendenza Beni Culturali e che molto probabilmente sono anche queste di grandi artisti.

Chiesa del Santissimo Rosario[modifica | modifica wikitesto]

Costruita sui ruderi di una cappella dedicata a San Nicola di Bari con il totale contributo di Giulia de' Medici e di Bernardetto de' Medici pochi anni dopo che essi presero possesso del feudo. La Chiesa fu edificata per ospitare i Padri Domenicani e la prima pietra fu posta nell'agosto del 1578. Forse è la Chiesa di Ottaviano in cui vi sono più opere artistiche. Si possono ammirare tra le tante opere una tela ad olio di Antonio Sarnelli raffigurante San Domenico e San Vincenzo Ferreri, un Cenacolo di autore ignoto del '600 che ricalca il Cenacolo di Leonardo, un Coro ligneo a una sola fila di stalli, un Cenotafio del 1680 dedicato ad Andreana D'Avalos De Guevara moglie del principe mediceo Giuseppe. Vi sono ancora opere di Angelo Mozzillo (un Cristo morto), di Andrea Boscoli (una Adorazione dei Magi) e di Ferraù Fenzoni (una Deposizione). Vi sono inoltre opere di Francesco De Angelis, Iannelli e Liguoro. In questa Chiesa, nell'ultimo secolo sottoposta a vari furti di opere d'arte operati da ignoti, sono sepolti quasi tutti i componenti della famiglia medicea di Ottajano compreso il summenzionato cav. Luigi de' Medici di Ottajano che, pur essendo morto in Spagna nel corso di un suo viaggio politico presso il governo borbonico iberico, volle, per sua espressa volontà, essere sepolto nella sua terra di Ottajano.

Chiesa di San Giovanni Battista[modifica | modifica wikitesto]

Anch'essa costruita su una preesistente cappella abbattuta dall'eruzione del 1631, fu ampliata con il concorso di tutto il popolo e con il contributo dei principi Medici di Ottajano, proprietari del feudo. Infatti sulla facciata sono incastonati dei grossi stemmi in pietra lavica rappresentanti i simboli civici e feudali. È inoltre bella opera il portale della Chiesa in pietra lavica. Architettonicamente è composta da un'unica larga navata con quattro cappelle per lato e un ampio presbiterio. Come dimensioni, dopo la Chiesa Madre di San Michele Arcangelo, è la più grande Chiesa ottavianese. All'interno vi sono parecchie opere artistiche. Tra queste c'è una scultura in legno raffigurante la SS Trinità da poco restaurata e riportata all'antico splendore, c'è ancora una tela raffigurante S. Lazzaro di Gennaro Franzese, una grande tela di circa 260 m² del 1759, di Crescenzio Gamba a soffitto raffigurante colonnati e volute con angeli con al centro la Madonna e santi. Questa tela nel 1932 si staccò dal soffitto e cadde nella Chiesa provocando anche alcuni piccoli danni a fedeli presenti. Il restauro della tela fu affidata a un tale Eberardo Perrone che fece un lavoro immondo. Infine è da menzionare un pregevole organo a mantice del settecento napoletano che è da restaurare.

Chiesa di San Francesco di Paola[modifica | modifica wikitesto]

Questa Chiesa era in origine la Chiesa conventuale dei Padri Minimi che era ed è un istituto religioso maschile di diritto pontificio. I frati di quest'ordine mendicante, chiamati anche Paolotti, aggiungono al loro nome la sigla O.M. (Ordo Minimorum). Nel 1609, un pio chierico ottajanese di nome Don Paolo Jovino morì prima di diventare sacerdote. Egli però durante la malattia che poi lo portò alla tomba, essendo conscio della gravità del suo stato fisico, lasciò la sua cospicua eredità ai suddetti Padri Minimi di San Francesco di Paola con l'obbligo, però, di "fabbricar una Chiesa ed un convento sotto il titolo del loro gran Patriarca e di mettere su l'Altar Maggiore una immagine di Nostra Signora di Costantinopoli"[7]. E così fecero i frati Paolotti. I lavori della costruzione della Chiesa e dell'annesso convento iniziarono nel 1609 e terminarono verso il 1612 ed situata in un luogo che era ai margini della antica "Terra di Ottajano". Nel 1743 a causa di un terremoto la Chiesa subì gravi danni prontamente riparati con il concorso del fedele popolo ottajanese. Nel 1809 per leggi emanate da Gioacchino Murat (generale di Napoleone Bonaparte che lo nominò Re di Napoli), così come per tantissimi altri conventi, i frati dovettero lasciare il convento che divenne sede del Comune di Ottajano. Dopo essere stata Chiesa coadutoria con diritti parrocchiali, dal 1920 è diventata sede parrocchiale autonoma. All'interno della Chiesa vi sono tele di Santa Lucia del Cenatiempo - 1740-, e di Sant'Aniello abate probabilmente dello stesso Cenatiempo. C'è inoltre una statua lignea di Sant'Anna di scuola napoletana. All'esterno sul portale della Chiesa è installato lo stemma dei frati Minimi con al centro la consueta scritta "Charitas". La Chiesa fu chiusa per lavori di restauro e ammodernamento nel 2003 e riaperta al culto il 23 settembre 2006. Nel 2012 è stato installato sulla bussola un ottimo organo a canne emanante un limpido suono.

Chiesa di San Gennaro Vescovo e Martire[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa fu edificata "a fundamentis" nel 1716 nei pressi di una preesistente piccola cappella per munificenza di mons. Francesco Montella, Protonotario Apostolico e Sagrista Maggiore del Duomo di Napoli per soddisfare i bisogni spirituali della locale popolazione ottavianese. Mons. Montella, per la sua costruzione, ottenne senza difficoltà il beneplacito di don Giuseppe II de' Medici, principe di Ottajano e duca di Sarno. Fu proprio per la sua devozione a San Gennaro che volle dedicare e intitolare la nuova Chiesa al Santo Patrono di Napoli. Peraltro in quell'area ottajanese era già diffusa la venerazione per San Gennaro. Dopo la costruzione della Chiesa si iniziò a chiamare quella località San Gennarello (e non San Gennaro) probabilmente per distinguerla dalla limitrofa San Gennaro di Palma. Nel 1755, con decreto del re Carlo di Borbone, fu eretta a Parrocchia e, per permetterle autonomia economica, fu dotata di un ampio territorio (all'epoca scarsamente popolato e spesso molto distante dalla Chiesa) staccato dalle parrocchie di San Giuseppe e di San Michele Arcangelo. Fu poi ampliata e abbellita da eredi di monsignor Montella (don Giuseppe Maffettone, suo nipote, e da don Felice e don Aniello Cianci, suoi pronipoti). Dopo i lavori degli eredi di mons.Montella la Chiesa assunse l'attuale forma a croce latina costituita da un'unica navata sormontata da una luminosa cupola. Anche recentemente la Chiesa è stata oggetto di notevoli lavori di restauro, grazie ai contributi economici della CEI, dei fondi dell'8xmille, della Diocesi di Nola e della generosità dei fedeli. Dopo 30 mesi di lavori, è stata riaperta al culto il 21 aprile 2013. Nella Chiesa si venera una statua lignea del XVIII secolo dell'Immacolata Concezione restaurata nel 2013, incoronata dal Capitolo Vaticano il 15 settembre 1904. La nuova corona è stata benedetta dal Santo Padre Francesco il 28 maggio 2014. Degno di nota è il busto ligneo di San Gennaro del XVIII secolo recentemente restaurato (2014). Detto Busto ligneo fu anch'esso donato alla Chiesa, insieme a una reliquia, da mons. Montella.

Statua di San Gennaro Vescovo e Martire[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'eruzione del 1737, mons.Francesco Montella fece scolpire, nel 1739, la statua marmorea per protezione della popolazione ottavianese. La statua è stata attribuita dalla Soprintendenza a Matteo Bottiglieri. Nell'ottobre 2003 furono completati i lavori di restauro della statua promossi e organizzati dal Comitato Civico di Ottaviano e finanziati da sponsor.

Chiesa di San Leonardo di Noblac[modifica | modifica wikitesto]

Fu fondata nel 1561 e affidata a Don Criscillo D'Ambrosio. Venne distrutta dopo l'eruzione del 1906 e poi ricostruita. Divenne Parrocchia il 6 giugno 1954; primo parroco fu nominato Don Francesco Aniello Ambrosio. La Chiesa di San Leonardo ha subito nel corso degli anni (particolarmente dopo il terremoto del 1980) diverse ristrutturazioni, tra cui l'ultima più recente conclusasi nel 2007. Fa parte della dotazione parrocchiale una tela attribuita ad Angelo Mozzillo raffigurante la Madonna con Bambino tra San Leonardo di Noblac e San Remigio di Reims. Caratteristica di questa Parrocchia è che, pur essendo la Chiesa di San Leonardo sita nel territorio comunale di Ottaviano, la comunità dei suoi parrocchiani è formata da fedeli cittadini che fanno parte non solo del comune di Ottaviano (in modo prevalente) ma anche del vicino comune di San Giuseppe Vesuviano.

Chiesa di Montevergine[modifica | modifica wikitesto]

È una chiesetta immersa nel verde del monte Somma sita nella parte più alta di Ottaviano a circa 360 metri sul livello del mare. Fa parte della parrocchia di San Michele Arcangelo. Fu edificata alla fine del 1800 quando, per caso, il giorno 8 settembre 1883 fu ritrovata in una deposito di una antica famiglia locale (la famiglia Bifulco) un quadro rappresentante la Madonna detta "la Bruna". Quindi per volontà del popolo ottajanese (all'epoca facevano parte del popolo di Ottajano, oltre l'attuale Ottaviano, anche quello di San Giuseppe Vesuviano e Terzigno) e con il contributo dei fedeli , della famiglia Bifulco del Vaglio e di Giuseppe V, ultimo principe in linea diretta, della famiglia dei de' Medici di Ottajano, fu costruita la chiesetta che fu popolarmente intitolata alla Madonna di Montevergine. Il quadro ritrovato fu posto sull’altare.

Archeologia[modifica | modifica wikitesto]

Recenti ritrovamenti archeologici di ville romane, sia rustiche che residenziali, sono state rinvenute in varie parti della città e in particolare nelle località dei Seggiari, della Zabatta, della Toppa di San Cristoforo, di Montevergine, del Cantariello, dei Raggi, di San Michele, del Papiglione. Un mosaico che era il pavimento dell'atrio della villa rustico-residenziale rinvenuta nella zona dei Seggiari ora è esposto, per maggior decoro e protezione, negli scavi di Ercolano. Queste ville contenevano molti oggetti di uso quotidiano e utensili per il lavoro agricolo. Da poco sono iniziati gli scavi e gli studi degli archeologi per definire la datazione e la funzione di questi siti che si presumono importanti e che probabilmente (fondi permettendo) saranno portati alla luce.

Caratteristiche agricole e industriali[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante le numerose eruzioni del Vesuvio di cui è stata vittima, la città è riuscita a mantenere il primato per la produzione vitivinicola e in particolare quella del noto vino Lacryma Christi, già conosciuto all'epoca dei Romani come Vesuvinum Vinum. L'agricoltura si sviluppa anche per la produzione di castagne, susine, mele (comprese le ormai rare "mele limongelle"), albicocche, ciliegie, pesche (comprese le famose pesche gialle chiamate "Percoche") e uva da tavola conosciuta come "catalanesca". Verso la metà dell'Ottocento, a fianco alla notevole produzione agricola, alcuni importanti imprenditori impiantarono anche alcune industrie tessili, industrie per la lavorazione del vetro, rinomate distillerie di liquori, e svariate attività artigianali tra cui quelle per impagliare le damigiane.

Feste, folclore e tradizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Festa patronale di san Michele Arcangelo, dell'8 maggio. La mattina avviene la tradizionale "Diana", lo sparo di botti che percorre tutto il paese, dalla periferia fino alla chiesa madre, dedicata al santo: al suono dei botti, installati sul ciglio della strada per tutto il percorso, la popolazione si precipita in strada e corre sino alla chiesa, dove si ringrazia e si prega il Santo. Al termine della "Diana" si fa festa con musica delle bande e prodotti tipici nella vicina via Tributa. A mezzogiorno, dopo la supplica alla Madonna di Pompei, la statua del Santo viene portata in processione per tutto il centro storico, si svolge quindi il tradizionale "Volo degli Angeli" (in piazza Annunziata, in piazza Piediterra, in largo Taverna e in piazza san Giovanni). Nel pomeriggio il Santo viene riportato nella chiesa madre dopo un lungo percorso, accompagnato dalla folla e da moltissimi spari di batterie di botti.
  • Processione della Croce Santa, del 3 maggio. Vi si svolge la processione che, partendo dalla Chiesa Madre di San Michele, sosta ad un'edicola posta sotto un arco in via Cozzolini, dove era la casa natia dell'ottavianese frate francescano Francesco della Pietra, che di ritorno da Gerusalemme, nel 1659 portò le Reliquie della S.Croce.
  • Ricorrenza e festa di Montevergine. Il giorno dell’8 settembre la Chiesa festeggia (simbolicamente, in quanto non è nota la vera data) la Natività della Vergine Maria ed è anche il giorno della grande festa popolare che induce grande affluenza di popolo alla Chiesa di Montevergine sul monte Partenio a Mercogliano. L'8 settembre di ogni anno, anche se oggi in tono minore, accorrono verso la Chiesa di Montevergine di Ottaviano numerosi fedeli. Infatti essa è meta di pellegrini provenienti da ogni parte del vesuviano e del sarnese. Vi si svolgono oltre alle funzioni religiose, anche caratteristiche feste popolari con i caratteristici canti popolari con contorno di bancarelle che vendono, tra l'altro le "nanasse", dette anche "ficurinie", (i fichi d'india) con relativo gioco della "'mpizzata" e le spighe di mais cotte (le "pullanghelle") o arrostite. Immancabilmente sulle bancarelle ottajanesi sono vendute le "lazzarole", frutto dal sapore vivace che prefigura, per i contadini, il tempo della raccolta delle castagne e della vendemmia. C’è un detto popolare che recita: “Chi nun tene 'e renari va a Muntevergine 'e Uttajano, chi tene 'è renari va a Muntevergine 'e Mercugliano”
  • La città di Ottaviano conserva ancora moltissime antiche tradizioni. Di quelle ormai poco in uso si vogliono ricordare le seguenti:
  1. Per organizzare la festa in onore del Santo Patrono san Michele, i "maestri di festa" dopo essere andati in ogni casa per raccogliere vino offerto dai cittadini, lo rivendevano e i soldi ricavati venivano spesi per i festeggiamenti.
  2. Era abitudine dei fidanzati regalare alle proprie morose un cetriolo in cui venivano conficcati semi di zucca infornati.
  3. Durante la festa di san Giuseppe, il 19 marzo, c'era l'usanza di vestirsi con gli abiti estivi anche se il tempo era brutto.
  4. Per tutta la prima metà del Novecento, i tabaccai lasciavano fuori i loro negozi, in recipienti di latta, delle funi accese. I fumatori si recavano lì per accendere i loro sigari o pipe, diventando clienti del bottegaio.
  • Sagra dei Funghi in occasione della Festa di San Leonardo di Noblac (Ricorrenza Liturgica:6 novembre) organizzata dall'omonima Comunità Parrocchiale: primi giorni di novembre. In una delle due giornate della Sagra dei Funghi si tiene anche la "Grande Festa della Tammorra" che arriva ormai alla sua X Edizione.
  • Il passaggio da un'economia di tipo rurale ad un'economia a vocazione industriale e commerciale, nonché l'avvento della modernità, ha portato ad una quasi totale scomparsa di molti usi e costumi della civiltà contadina. Nel comune di Ottaviano, ancora sono presenti testimonianze di una delle manifestazioni più note e discusse della tradizione musicale contadina vesuviana e di una vasta area che abbraccia il casertano, l'agro-nocerino, la costiera amalfitana: IL CANTO E BALLO SUL TAMBURO (comunemente definito tammurriata). Questa forma musicale è caratterizzata: dal ritmo binario del tamburo (dal quale trae il nome); il canto (strutturato, per lo più, in versi endecasillabi) e dal ballo in coppia. Famiglie di suonatori sono presenti in località zabatta. Da alcuni anni un gruppo di giovani appassionati, residenti nei comuni di Ottaviano e San Giuseppe Vesuviano, sulla scia di alcune campagne di ricerca, effettuate tra la fine degli anni sessanta e l'inizio degli anni settanta, ha avviato un'attività di ricerca e di raccolta sul campo di tali patrimoni immateriali.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[8]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 943 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Persone legate a Ottaviano[modifica | modifica wikitesto]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Ottaviano è servita dalla sola linea ferroviaria della Circumvesuviana Napoli-Ottaviano-Sarno. Fino a pochi anni fa aveva una stazione delle FFSS della linea Cancello-Torre Annunziata, ma questa linea è stata dismessa. Per quanto riguarda la viabilità, è servita dalla Strada Statale 268 del Vesuvio che la congiunge a Napoli e all'agro nocerino-sarnese e da un raccordo autostradale che la congiunge all'autostrada A30.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

Ottaviano è rappresentato da ben quattro società calcistiche:

Pallavolo[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto riguarda la pallavolo, Ottaviano è rappresentata da una sola società, la GIS Pallavolo Ottaviano che milita nella Serie B2.

Calcio a 5[modifica | modifica wikitesto]

Le squadre che rappresentano il calcio a 5 ad Ottaviano sono l'A.S.D. Real Ottaviano che partecipa al campionato nazionale di Serie B e l' Atheltic Futsal Ottaviano che milita nel campionato regionale di Serie D.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Statistiche demografiche ISTAT
  2. ^ a b [1] - Popolazione residente al 30 aprile 2016.
  3. ^ Geografia e territorio
  4. ^ Istat - Superfici delle unità amministrative a fini statistici
  5. ^ Storici vari e anche in http://www.saperincampania.it/
  6. ^ A.Ranieri - Il Vesuvio e Ottajano attraverso la Storia
  7. ^ Gianpaolo Remondini - De nolana ecclesia
  8. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

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