Osservatorio Vesuviano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Mappa della zona vesuviana (1888)

L'Osservatorio Vesuviano è il più antico osservatorio vulcanologico del mondo, fondato dal re delle due Sicilie Ferdinando II di Borbone[1]. Alla sua fondazione, che risale al 1841, la sede era situata alle pendici del Vesuvio. L'Osservatorio Vesuviano fu inaugurato nel 1845 durante il VII Congresso degli Scienziati Italiani, tenutosi a Napoli. Il primo direttore fu il fisico parmense Macedonio Melloni, a cui seguì Luigi Palmieri, inventore del primo sismografo elettromagnetico (1856). Tra i successivi direttori si ricordano Giuseppe Mercalli, Raffaele Matteucci, Giuseppe Imbò e Giuseppe Luongo. Oggi nel vecchio sito si trovano il museo e la biblioteca storica, mentre i laboratori ed il Centro di Sorveglianza si trovano a Fuorigrotta (Napoli).

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

L' Osservatorio Vesuviano è stato fino al 1999 un istituto pubblico di ricerca autonomo, vigilato dal MUR. Dal 2000 è una sezione istituzionale dell'INGV, operante in vari settori della geofisica e della vulcanologia, in particolare la sorveglianza dei vulcani attivi. Le sue ricerche sono indirizzate principalmente allo studio dei vulcani attivi campani, ovvero il Vesuvio, l'area dei Campi Flegrei e l'isola di Ischia ma anche il vulcano siciliano Stromboli[2]. L'attuale direttore è il fisico Napoletano Giuseppe De Natale. Fu fondato nel 1841 per volere di Ferdinando II di Borbone.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

L'osservatorio è stato costruito a due chilometri di distanza dal cratere del Vesuvio, in un periodo storico di entusiasmo per la scienza in generale e per gli studi sul magnetismo terrestre in particolare. La storia dell'Osservatorio da allora ad oggi ha alternato momenti di splendore a periodi di declino.[3]

Dopo cinque secoli di quiete, la devastante eruzione del 1631 portò il Vesuvio ad uno stato quasi continuo di attività che indusse già alla fine del XVII secolo alla richiesta di un monitoraggio continuo dei fenomeni per prevederne il comportamento, istanza che venne addirittura promossa dal re Carlo III di Borbone. Nel 1767 Giovanni Maria della Torre eseguì attenti studi di declinazioni magnetica e nella prima metà dell'Ottocento il Vesuvio era il sito vulcanico più analizzato al mondo, capace di attirare scienziati da tutto il mondo, tra i quali Charles Babbage, interessato a verificare le sue teorie sulla conduzione del calore.[3] Le accademie scientifiche agli inizi dell'Ottocento chiesero ai vari governi la costruzione di un centro dove poter risiedere e dopo molti rifiuti dei monarchi precedenti, Ferdinando II di Borbone coadiuvato dal Ministro Nicola Santangelo, sostenitore dello sviluppo della scienza e della tecnica (basti ricordare che sotto il suo ministero venne costruita la prima ferrovia italiana) e con la competenza tecnica del fisico Macedonio Melloni a cui venne assegnato, nel 1839 l'incarico di fondare l'Osservatorio meteorologico esaudì le richieste. Fu proprio quest'ultimo ad acquistare gli apparecchi magnetici e meteorologici per il sito prescelto, la Collina del Salvatore che rispondeva ai tre requisiti richiesti da Melloni: "libertà di orizzonte, vicinanza delle nubi, lontananza dalle terre circostanti".[3]

Il 16 marzo 1848 l'Osservatorio fu finalmente consegnato a Melloni il quale, però a cause delle sue idee liberali, dopo i moti del '48 venne dimesso dall'incarico. L'interessamento del geofisico Luigi Palmieri risollevò le sorti dell'Osservatorio che nel 1856 fu completato con la costruzione di una torretta meteorologica. Palmieri realizzò il primo sismografo elettromagnetico della storia con il quale verificò la corrispondenza fra processi vulcanici e sismici. Nel 1862 Palmieri preparò un programma di ricerca costituito da una rete di stazioni di rilevamento di diversi parametri utile per poter in qualche modo anticipare l'attività vulcanica; da quel momento nasce un metodo moderno di indagine. Non mancarono i momenti drammatici per l'Osservatorio e i suoi ospiti, dato che nel 1872 venne circondato da un'ondata di lava e rimase isolato per qualche giorno.

Il successore di Palmieri alla guida del centro fu il geologo Raffaele Matteucci, che occupò le prime pagine dei giornali per un'aspra polemica con Matilde Serao frutto di un equivoco sulle reali intenzioni di Matteucci manifestate durante l'ennesima eruzione.[3] La direzione del centro, peraltro notevolmente in stato di abbandono fu rilevata da Giuseppe Mercalli che tentò di risollevarne lo stato ma la sua tragica morte interruppe il suo lavoro. Durante la guerra gli alleati requisirono il centro; dal 1983, al culmine del bradisisma flegreo, la sede operativa fu spostata in un edificio pubblico a Napoli, sulla collina di Posillipo. Oggi, la sede operativa di ricerca e sorveglianza è a Napoli, in Via Diocleziano 328, mentre la sede storica sul Vesuvio ospita un Museo vulcanologico nel quale si possono ammirare, tra l'altro, gli antichi strumenti meteorologici e geofisici ideati dagli illustri scienziati che vi hanno lavorato per oltre 150 anni.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Osservatorio Vesuviano - Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
  2. ^ Monitoraggio sismologico di Stromboli
  3. ^ a b c d Paolo Gasparini e Donatella Pierattini, "Macedonio Melloni e l'Osservatorio vesuviano", Le Scienze, 333, maggio 1996, pp. 88-95.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Macedonio Melloni, Discorso per l'inaugurazione dell'Osservatorio Meteorologico Vesuviano, Atti VII, Congresso Scienziati Italiani, 1845.
  • L. Palmieri, Annali del Reale Osservatorio Meteorologico Vesuviano, Napoli, Alberto Dekten, 1859.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Sito ufficiale dell' Osservatorio Vesuviano