Ordine dei minimi

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Lo stemma dell'ordine dei Minimi
Francesco di Paola, fondatore dell'ordine
L'abito dei frati minimi
La chiesa di San Francesco di Paola ai Monti a Roma, sede generalizia dell'ordine

L'Ordine dei Minimi (in latino Ordo Minimorum) è un istituto religioso maschile di diritto pontificio: i frati di questo ordine mendicante, detti anche paolotti, pospongono al loro nome la sigla O.M.[1]

L'ordine, sorto nel XV secolo a opera di Francesco di Paola, si caratterizza per la spiritualità penitenziale vissuta attraverso l'osservanza di un quarto voto di vita quaresimale; i frati minimi si dedicano particolarmente alla predicazione e al ministero della riconciliazione.[1]

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Il fondatore[modifica | modifica sorgente]

Nato a Paola, in Calabria, nel 1416, gli fu imposto il nome di Francesco in onore del santo d'Assisi, alla cui miracolosa intercessione era stato attribuito il suo concepimento.[2] Essendo caduto malato all'età di un mese, la madre fece voto di fargli vestire il saio francescano per un anno in cambio del suo risanamento: guarito, all'età di dodici anni fu condotto nel convento di San Marco Argentano, dove rimase un anno adempiendo al voto. Francesco iniziò quindi un lungo pellegrinaggio che lo portò a visitare Roma, Assisi, Montecassino e, soprattutto, l'eremo di Monteluco, dove si trattenne un periodo.[3]

Tornato nel suo paese natale, visse per qualche tempo come eremita in un possedimento del padre, poi si ritirò in un bosco, dove rimase isolato per cinque anni. Attorno a lui si formò presto una piccola comunità di eremiti, ai quali Francesco impose uno stile di vita rigidissimo, fatto di digiuni e penitenza. Per loro nel 1435 iniziò a costruire delle celle;[3] altri eremi sorsero presto a Paterno Calabro (1444), Spezzano Grande (1453), Corigliano Calabro (1458) e nel 1452, con il sostegno dell'arcivescovo di Cosenza Pirro Caracciolo, Francesco iniziò a costruire un grande convento a Paola (i tuguri dove aveva vissuto sino ad allora con i discepoli erano divenuti insufficienti a ospitare tutta la comunità).[4]

L'approvazione dell'ordine[modifica | modifica sorgente]

Essendosi diffusa la fama di Francesco di Paola come autore di prodigi, nel 1467 la Santa Sede inviò un prelato di curia, Baldassarre de Gutrossis, a indagare sulla vita dell'eremita: la relazione dell'ecclesiastico a papa Paolo II fu positiva, ma il suo arrivo in comunità costrinse il fondatore a porsi il problema di dare una struttura canonica a quello che, fino ad allora, era stato uno spontaneo movimento eremitico.[5]

Il vescovo Pirro, con la costituzione Decet nos del 30 novembre 1470, approvò la comunità ed estese ai suoi membri i privilegi degli ordini mendicanti; il prelato inviò quindi una supplica al pontefice perché confermasse l'approvazione e concedesse ai frati il privilegio dell'esenzione dalla giurisdizione vescovile e papa Sisto IV, con la bolla Sedes Apostolica del 17 aprile 1474, accolse le istanze del vescovo.[5]

Guadagnatosi la fama di grande taumaturgo, Francesco fu chiamato alla corte del re di Francia Luigi XI, che era stato colto da un colpo apoplettico, e su ordine di papa Sisto dovette accettare l'invito ad Amboise.[6]

Il soggiorno a corte e l'ingresso nell'ordine di persone di alto rango e provenienti da altre esperienze religiose influirono molto sulla trasformazione dell'ordine: nell'eremo di Plessis-les-Tours, eretto presso la residenza del sovrano, fu progressivamente abbandonata la vita eremitica e si adottò una forma di vita cenobitica. Quello di Francesco di Paola si evolse così da ordine squisitamente eremitico a ordine penitenziale e di riforma.[7]

L'approvazione della regola[modifica | modifica sorgente]

Mentre si trovava ancora in Francia, papa Innocenzo VIII inviò un breve a Carlo VIII perché convincesse il frate ad adottare per i suoi seguaci una delle regole allora esistenti, secondo i canoni del concilio Lateranense IV: Francesco elaborò una nuova regola in tredici capitoli, basata su quella francescana ma con forti elementi benedettini e agostiniani, che fu approvata da papa Alessandro VI con la bolla Meritis religiosae vitae del 26 febbraio 1493.[8]

Ai tre voti comuni a tutti i religiosi (povertà, obbedienza, castità), Francesco aggiunse quello solenne di vita quaresimale perfetta e perpetua, che imponeva la totale astinenza dalla carne e dai suoi derivati (latte, uova, formaggio) salvo che in caso di malattia.[9]

Una seconda redazione della regola, in dieci capitoli, fu approvata da Alessandro VI con la bolla Ad ea quae del 1º maggio 1501;[8] la terza e ultima redazione fu sottoposta all'esame del cardinale Bernardino López de Carvajal e di Felino Sandei, vescovo di Lucca, e fu approvata da Alessandro VI con la bolla Ad fructus uberes del 20 maggio 1502, con la quale la regola fu affiancata a quelle già approvate all'epoca del concilio Lateranense IV. La regola fu definitivamente e solennemente sancita da papa Giulio II con la bolla Inter ceteros del 28 luglio 1506, con la quale furono approvati anche il secondo e il terz'ordine dei minimi.[10]

La diffusione dell'ordine[modifica | modifica sorgente]

Alla morte del fondatore i suoi frati erano presenti in Italia (specialmente in Calabria e Sicilia), in Francia (dove erano chiamati "buoni uomini" o "Bons-hommes", appellativo dato da Luigi XI a Francesco ma anche tradizionalmente riferito ai monaci di Grammont, la cui abbazia fu ceduta ai frati), in Spagna (dove erano detti "padri della Vittoria", perché Francesco aveva predetto a Ferdinando II la sua vittoria sui mori) e in Germania (dove erano detti "paolani" o "paulaner", nome che passò alla birra da loro prodotta). Il fondatore, però, volle che i suoi frati fossero detti "minimi" (superlativo di "piccolo", in riferimento a Francesco d'Assisi che aveva chiamato "minori" i suoi frati) e con questo nome furono approvati da papa Giulio II.[11]

Con breve del 13 maggio 1512 papa Giulio II affidò ai vescovi di Cariati, Parigi, Auxerre e Grenoble il compito di istituire i processi canonici sulla vita di Francesco di Paola: il fondatore fu beatificato il 7 luglio 1513 da papa Leone X, che lo proclamò santo il 1º maggio 1519.[12]

Tra i membri illustri dell'ordine figurano: Gaspare Ricciulli del Fosso, arcivescovo di Reggio Calabria e teologo, che tenne il discorso di apertura del concilio di Trento. In spirito di umiltà, rifiutò il cardinalato; Marin Mersenne, studioso di matematica, fisica e scienze naturali, elogiato da Blaise Pascal, fondatore a Parigi dell'accademia da cui si sviluppò l'Institut de France;[13] Nicolas Barré, educatore, fondatore di scuole popolari e normali per la formazione degli insegnanti e delle Suore del Bambino Gesù; Vittore Ghislandi, detto fra' Galgario, pittore e ritrattista del XVIII secolo; i matematici Thomas Le Seur e François Jacquier.[14]

L'ordine fu fortemente danneggiato dalle soppressioni che colpirono le istituzioni religiose in Francia, Spagna e Italia tra il XVIII e il XIX secolo.[15] Nel XX secolo, l'ordine riprese il suo impegno vocazionale specialmente nelle Americhe, in Brasile.[7]

L'abito[modifica | modifica sorgente]

L'abito dei minimi, voluto dal fondatore, è costituito da una tunica con cappuccio, denominata pazienza, e cingolo in panno grosso di lana nera di pecora: va però sottolineato che il nero naturale della lana, all'epoca, era molto simile al marrone scuro. La tunica scende fino ai talloni, mentre il cappuccio, lunga un metro davanti e uno dietro, è lungo fino a metà dei femori sia davanti che dietro. Il cingolo, portato intorno alla vita, cinge il cappuccio o pazienza sull'abito su ambo i lati: vi sono praticati cinque nodi, quattro dei quali pendenti, simboleggiano, i voti dei religiosi. Sull'abito portano un mantello lungo sino al polpaccio al quale è cucito una cocolla usata per coprire il capo.[16]

Le nuove costituzioni[modifica | modifica sorgente]

Dopo il concilio Vaticano II è stato elaborato un aggiornamento delle costituzioni il cui testo è stato approvato l'8 ottobre 1973[17] e poi nuovamente nel 1986.[18]

Il fine dell'ordine è quello di dare nella Chiesa una particolare testimonianza di penitenza evangelica espressa nell'esercizio dell'umiltà, della carità e della vita quaresimale.[17]

Il rigoroso regime che regolava il vitto è stato attenuato.[17]

Statistiche[modifica | modifica sorgente]

Il superiore generale dell'ordine risiede presso la chiesa di San Francesco di Paola ai Monti a Roma.[1]

I conventi dei frati minimi sono presenti in Europa (Cechia, Italia, Spagna, Ucraina) e nelle Americhe (Brasile, Colombia, Messico, Stati Uniti d'America).[19]

Alla fine del 2008 l'ordine contava 180 membri, dei quali 112 sacerdoti, ripartiti in 45 case.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Ann. Pont. 2010, p. 1437.
  2. ^ G. Moretti, in M. Escobar (cur.), op. cit., vol. I (1951), p. 547.
  3. ^ a b G. Moretti, in M. Escobar (cur.), op. cit., vol. I (1951), p. 548.
  4. ^ G. Moretti, in M. Escobar (cur.), op. cit., vol. I (1951), p. 552.
  5. ^ a b A.M. Galuzzi, DIP, vol. V (1978), col. 1356.
  6. ^ G. Moretti, in M. Escobar (cur.), op. cit., vol. I (1951), p. 550.
  7. ^ a b G. Monzio Compagnoni, in G. Schwaiger, op. cit., p. 298.
  8. ^ a b A.M. Galuzzi, DIP, vol. V (1978), col. 1358.
  9. ^ G. Moretti, in M. Escobar (cur.), op. cit., vol. I (1951), p. 553.
  10. ^ A.M. Galuzzi, DIP, vol. V (1978), col. 1359.
  11. ^ G. Moretti, in M. Escobar (cur.), op. cit., vol. I (1951), p. 555.
  12. ^ F. Russo, BSS, vol. V (1964), col. 1170.
  13. ^ G. Moretti, in M. Escobar (cur.), op. cit., vol. I (1951), p. 560.
  14. ^ G. Moretti, in M. Escobar (cur.), op. cit., vol. I (1951), p. 561.
  15. ^ G. Moretti, in M. Escobar (cur.), op. cit., vol. I (1951), p. 557.
  16. ^ G. Fiorini Morosini, in La sostanza dell'effimero..., p. 442.
  17. ^ a b c A.M. Galuzzi, DIP, vol. V (1978), col. 1360.
  18. ^ G. Monzio Compagnoni, in G. Schwaiger, op. cit., p. 297.
  19. ^ I minimi nel mondo. URL consultato il 10 giugno 2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Annuario Pontificio per l'anno 2010, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2010. ISBN 978-88-209-8355-0.
  • Filippo Caraffa e Giuseppe Morelli (curr.), Bibliotheca Sanctorum (BSS), 12 voll., Istituto Giovanni XXIII nella Pontificia Università Lateranense, Roma 1961-1969.
  • Mario Escobar (cur.), Ordini e congregazioni religiose, 2 voll., SEI, Torino 1951-1953.
  • Guerrino Pelliccia e Giancarlo Rocca (curr.), Dizionario degli Istituti di Perfezione (DIP), 10 voll., Edizioni paoline, Milano 1974-2003.
  • Giancarlo Rocca (cur.), La sostanza dell'effimero. Gli abiti degli ordini religiosi in Occidente, Edizioni paoline, Roma 2000.
  • Georg Schwaiger, La vita religiosa dalle origini ai nostri giorni, San Paolo, Milano 1997. ISBN 978-88-215-3345-7.

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