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Ercolano (comune)

Coordinate: 40°48′24.45″N 14°21′09.39″E
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Ercolano
comune
Ercolano – Stemma
Ercolano – Bandiera
Ercolano – Veduta
Ercolano – Veduta
Villa Campolieto, Ercolano
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Campania
Città metropolitana Napoli
Amministrazione
SindacoDario Caputo (Commissario) dal 22-7-2025
Territorio
Coordinate40°48′24.45″N 14°21′09.39″E
Altitudine44 m s.l.m.
Superficie19,89 km²
Abitanti49 228[1] (30-9-2025)
Densità2 475,01 ab./km²
FrazioniSan Vito del Vesuvio
Comuni confinantiBoscotrecase, Massa di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, Portici, San Giorgio a Cremano, San Sebastiano al Vesuvio, Sant'Anastasia, Somma Vesuviana, Torre del Greco, Trecase
Altre informazioni
Cod. postale80056
Prefisso081
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT063064
Cod. catastaleH243
TargaNA
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)[2]
Cl. climaticazona C, 969 GG[3]
Nome abitantiercolanesi o resinesi
Patronosan Gennaro
Giorno festivo19 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Ercolano
Ercolano
Ercolano – Mappa
Ercolano – Mappa
Posizione del comune di Ercolano nella città metropolitana di Napoli
Sito istituzionale

Ercolano (Resìna fino al 1969) è un comune italiano di 49 228 abitanti[1] della città metropolitana di Napoli in Campania.

È conosciuta per gli scavi archeologici dell'antica città romana, fondata secondo la leggenda da Ercole e distrutta dall'eruzione del Vesuvio del 79. Insieme a quelli di Pompei e Oplontis, gli scavi di Ercolano fanno parte del patrimonio dell'umanità dell'UNESCO.

Il tratto del Corso Resina che dagli scavi archeologici conduce a Torre del Greco è denominato Miglio d'oro per le numerose ville vesuviane del XVIII secolo situate lungo il suo percorso.

Da Ercolano parte inoltre la strada che conduce al Gran Cono del Vesuvio, che consente la visita al cratere.[4]

Ercolano antica

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Lo stesso argomento in dettaglio: Ercolano (città antica).

Secondo la leggenda riportata da Dionigi di Alicarnasso (Antichità romane, I, 35), Ercolano sarebbe stata fondata da Ercole, di ritorno dall’Iberia, durante il suo viaggio verso la Grecia.[5][6][7]

In base ai dati storiografici, la città sarebbe stata fondata dagli Osci nel XII secolo a.C.[8], come sostenuto da Strabone, o dagli Etruschi tra il X e l’VIII secolo a.C.[9]

Conquistata nel 479 a.C. dai Greci, che le conferirono l’impianto urbanistico attribuito a Ippodamo da Mileto, passò successivamente sotto il dominio dei Sanniti. A seguito della guerra sociale[10], nell’89 a.C. fu annessa a Roma, divenendo un municipio.[8]

Durante il periodo romano, Ercolano divenne un importante centro residenziale per l’aristocrazia, conoscendo il suo massimo splendore sotto il tribuno Marco Nonio Balbo, che ne promosse l’ampliamento e la costruzione di nuovi edifici[10], tra cui la basilica, i complessi termali e il teatro.

La città fu gravemente danneggiata dal terremoto del 62 e successivamente sepolta, nel 79 d.C., sotto uno spesso strato di fango e materiali piroclastici, alto dai dieci[11] ai venticinque metri.[12] Tale coltre, solidificandosi nel tempo, formò un piano di roccia denominato pappamonte, simile al tufo ma più tenero, che contribuì a preservare i resti della città.[13]

La nascita di Resina

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Dopo l’eruzione del 79 d.C., la vita riprese gradualmente nell’area circostante e già nel 121 d.C. è attestata la riattivazione dell’antica via litoranea che collegava Napoli a Nocera. Nella Basilica di Santa Maria a Pugliano sono conservati due sarcofagi paleocristiani risalenti al II e al IV‑V secolo d.C., testimonianza della presenza di comunità abitate sul sito dell’antica Ercolano.[14]

Non si hanno notizie certe del periodo compreso tra la caduta dell’Impero romano d'Occidente e l’anno Mille; l’area vesuviana fu probabilmente coinvolta nelle guerre che interessarono i popoli succeduti all’impero, tra cui la guerra greco-gotica e le lotte tra il Ducato di Napoli, formalmente dipendente da Bisanzio, e il Principato di Capua, di fondazione longobarda. È inoltre documentata una presenza saracena sul finire del IX secolo.[15]

I primi riferimenti al toponimo Resina o Risìna risalgono al X secolo, come riportato da Bartolomeo Capasso: «de alio latere est ribum de Risina [...] de alio capite parte meridiana est Risina».[16]

L’origine del nome è oggetto di diverse ipotesi. Alcuni studiosi la collegano a Rectina, patrizia romana proprietaria di una villa a Ercolano citata da Plinio il Giovane nella lettera a Tacito in occasione dell’eruzione del 79 d.C.; altri la fanno derivare da retincula, le reti utilizzate dai pescatori, oppure dalla resina degli alberi cresciuti sulle colate laviche.[17]

Secondo una tradizione locale, riportata da Giovanni Panzera, il nome Resina potrebbe essere stato interpretato come anagramma di sirena, figura mitica che fino al 1969 compariva sullo stemma del casale e del Comune.[18]

Alcuni studi offrono una diversa interpretazione della lettera di Plinio il Giovane, identificando Retinae Classiarii come la località portuale di Ercolano, sede dei classiarii, personale addetto alle manovre navali che avrebbe inviato la richiesta di aiuto a Plinio il Vecchio.[19]

Nell’XI secolo compaiono i primi riferimenti documentari al casale di Resina, con attestazioni della sua esistenza come centro abitato.[20][21][22]

Il periodo feudale

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Ercolano: la Basilica di Santa Maria a Pugliano

Nel 1418 la regina di Napoli Giovanna II d'Angiò cedette, secondo fonti locali, le università di Torre del Greco, Resina, Portici e Cremano dapprima al Gran Siniscalco del regno e suo favorito Sergianni Caracciolo, e successivamente ad Antonio Carafa. Il diritto feudale dei Carafa sulla castellania di Torre del Greco fu mantenuto anche da Alfonso d’Aragona, che nel 1454 elevò la castellania a Capitania pur concedendola in burgensatico, ossia priva di vincoli feudali.[23]

Le principali attività economiche dei resinesi erano l’agricoltura e la pesca, con l’impiego delle cosiddette barche coralline, analoghe a quelle di Torre del Greco.[24] Era diffusa anche la lavorazione della pietra lavica, attività regolamentata nel Seicento nel contesto del Regno di Napoli tramite corporazioni di artigiani.[25]

Nel Cinquecento si affermò il culto della Madonna Assunta nella chiesa di Santa Maria a Pugliano, tanto che arrivavano pellegrini da tutto il territorio vesuviano e dal 1574 la chiesa è attestata come basilica pontificia.[26][27] Nel 1576 la chiesa fu eretta a parrocchia, con giurisdizione spirituale sul territorio compreso tra il Vesuvio e il mare, da Torre del Greco fino a San Giovanni a Teduccio.[28]

Secondo documenti locali, nel 1627 la comunità di Portici ottenne dal cardinale‑arcivescovo di Napoli il distacco dalla parrocchia di Santa Maria a Pugliano, definendo per la prima volta i confini tra i due casali.

Nel Seicento furono inoltre costruite altre chiese e cappelle nel territorio, alcune legate a ordini religiosi come i padri eremitani scalzi di Sant’Agostino.

L'eruzione del 1631 e il Riscatto Baronale del 1699

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Nel 1631 il Vesuvio si risvegliò dopo un lungo periodo di inattività, provocando una violenta eruzione che devastò il territorio circostante, causando circa 4 000 vittime e ingenti danni.[29] Il territorio di Resina fu interessato da colate laviche che scesero lungo i versanti vesuviani, raggiungendo la zona dell’attuale Ercolano e spingendosi fino al mare.[30] Secondo studi locali, l’eruzione determinò modifiche significative all’assetto urbano di Resina.[31]

La peste del 1656 colpì duramente anche Resina: l’epidemia che investì il Regno di Napoli tra il 1656 e il 1658 causò la morte di un numero rilevante di abitanti nelle comunità vesuviane e nel territorio circostante, con perdite stimate in centinaia di persone a livello locale.[32][33]

Secondo la tradizione locale, alcune famiglie di Resina cercarono rifugio sulle colline ai piedi del Vesuvio nel tentativo di sfuggire al contagio; in seguito, in segno di ringraziamento per la salvezza, fu eretta in quel luogo una cappella dedicata al Salvatore. [34]

Nonostante il regime feudale non fosse particolarmente gravoso, gli abitanti di Resina maturarono la volontà di affrancarsi dalla dipendenza baronale e, come le vicine comunità di Torre del Greco, Portici e san Giorgio a Cremano, chiesero di esercitare lo ius praelationis per riscattare il feudo, all’epoca oggetto di controversie economiche tra gli eredi dei Carafa e il Demanio.[35]

Dopo due tentativi infruttuosi, risalenti al 1696 e al dicembre del 1698, il 18 maggio 1699 il presidente della Regia Camera della Sommaria, don Michele Vargas Macciucca, decretò che Torre del Greco, Resina, Portici e Cremano (quest’ultima all’epoca frazione del territorio porticese e non l’attuale San Giorgio a Cremano) fossero sciolte dal vincolo feudale mediante il pagamento ai titolari del feudo di 106 000 ducati, oltre a 2 500 ducati di spese accessorie.[36]

La somma fu ripartita tra i casali in proporzione alla popolazione e alla capacità economica, secondo le stime redatte dai tavolari di corte: Resina contribuì per circa un terzo dell’importo complessivo, versando 35 333 ducati più 833 di spese accessorie, mentre Torre del Greco pagò quasi 57 000 ducati e Portici circa 15 400.[37]

L’atto, noto come "Riscatto baronale del 1699", segnò la fine del dominio feudale e l’inizio dell’autonomia amministrativa dei principali centri vesuviani.[38]

La scoperta di Ercolano e la nascita del Miglio d'Oro

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Nel 1709 il Emanuele Maurizio di Lorena, principe d'Elbeuf, in quei tempi al servizio militare a Napoli, venne a conoscenza che un contadino — Ambrogio Nocerino, detto “Enzechetta” — scavando un pozzo in un podere alle spalle del convento degli agostiniani di Resina aveva rinvenuto frammenti di marmi e colonne antiche.[39] Il principe acquistò il fondo e nel 1711 avviò scavi tramite pozzi e cunicoli che raggiunsero l’antico teatro di Ercolano, da cui estrasse statue, marmi e colonne che furono donati o utilizzati come arredo.[40]

In seguito, Carlo III di Borbone decise di acquistare a sua volta il fondo e promuovere scavi più sistematici; probabilmente dal 1738 iniziarono le prime esplorazioni in gallerie e pozzi per riportare alla luce l’antica città sotterrata.[41]

Il successo delle esplorazioni archeologiche spinse il sovrano a costruire, intorno al 1740, una residenza reale nei pressi degli scavi del fondo, nel casale di Portici: la Reggia di Portici. All’interno della residenza venne allestito l’Herculanense Museum, destinato ad ospitare i reperti provenienti dagli scavi dell’antica Ercolano, costituendo così la prima raccolta archeologica sistematica della zona.[42][43]

Le collezioni dell’Herculanense Museum si arricchirono a partire dal 1750, quando ebbero inizio gli scavi nella grandiosa villa suburbana appartenuta alla famiglia dei Pisoni, dalla quale furono recuperate numerose statue in bronzo e marmo, tra cui i due Lottatori (o Corridori) e il Mercurio Dormiente. Nel 1752 furono inoltre rinvenuti i papiri carbonizzati all’interno della biblioteca della villa, che da quel momento divenne nota come Villa dei Papiri.[44] I papiri furono successivamente srotolati utilizzando una macchina progettata da Padre Antonio Piaggio, rivelando testi di autori epicurei, tra cui il filosofo Filodemo da Gadara.

L'ingresso al Teatro sotterraneo dell'antica Ercolano
Un tratto del Miglio d'Oro

Con l’arrivo della famiglia reale a Portici, l’aristocrazia napoletana iniziò a realizzare dimore estive lungo la Via Regia delle Calabrie e nelle campagne circostanti, tra Barra e Torre del Greco. In particolare, il tratto compreso tra Villa de Bisogno a Resina e Palazzo Vallelonga a Torre del Greco si caratterizzò per la concentrazione di ville di pregio, al punto da far sì che la strada venisse successivamente denominata Miglio d'oro.[45]

Tra le residenze più prestigiose del Miglio d’Oro si annoverano Villa Campolieto, progettata da Luigi Vanvitelli, Villa Riario Sforza e Villa Favorita. Quest’ultima, realizzata su progetto di Ferdinando Fuga, prese il nome di “Favorita” poiché risultava tra le preferite della regina Maria Carolina d’Asburgo. Nel 1792 Ferdinando IV la acquistò, conferendole il titolo di Real villa della Favorita, esteso simbolicamente anche all’intero casale di Resina.[46]

Nel 1788 il sacerdote Benedetto Cozzolino fondò in via Trentola, presso la sua abitazione, la prima scuola per non udenti del Regno di Napoli, seconda in Italia solo a quella di Roma.[47]

Dalla Repubblica Partenopea al Regno di Gioacchino Murat

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Il Crocifisso del 1799 in via Pugliano

Il 14 giugno 1799, negli ultimi giorni della Repubblica Partenopea, tra la Favorita e il Granatello di Portici si combatté l'ultima battaglia tra l’esercito della Santa Fede e i giacobini repubblicani. La vittoria dell’armata cristiana comportò l’abbattimento dell’albero della libertà piantato dai repubblicani in via Pugliano e la successiva erezione di un crocifisso sullo stesso sito.[48]

Dopo la restaurazione della monarchia borbonica, nel 1802 Ferdinando IV lasciò Palermo per far ritorno a Napoli, sbarcando il 27 giugno all’approdo della Favorita.[49]

Durante il periodo francese, tra il 1806 e il 1815, il re Gioacchino Murat organizzò ricevimenti a Villa Favorita. Contestualmente, il tratto della strada regia delle Calabrie, che fino ad allora deviava verso via Dogana, fu rettificato: i lavori comportarono lo scavalcamento di via Mare e la demolizione della vecchia chiesa di Santa Caterina, successivamente ricostruita a breve distanza lungo il nuovo tracciato.[50]

Ottocento e primo Novecento

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I Borbone promossero lo sviluppo dell’industria e della tecnologia nell’area vesuviana. Nel 1839 fu inaugurata la prima linea ferroviaria italiana, che collegava Napoli a Portici e che nei due anni successivi fu estesa verso Castellammare di Stabia. I lavori, interessando il litorale di Resina, comportarono la perdita del tratto sabbioso della città.[51]

Nella seconda metà dell’Ottocento sorsero diversi opifici industriali, tra cui concerie e una fabbrica di vetro. Nonostante i primi insediamenti manifatturieri, Resina conservò l’aspetto di paese agricolo, noto per la salubrità del clima. Nel 1804 Lorenzo Giustiniani la descrisse come un luogo di grande fertilità e bellezza:

«Vi si respira un’aria sanissima. Il terreno produce frutta squisitissima, ottimi vini, e il mare dà ricca pesca de eccellente sapore. Vi si veggono grandiosi ed eleganti casini… con de’ loro rispettivi giardini, o ville, formate con sopraffino gusto di disegno, adornate di vaghe fontane, peschiere, statue ed altri ornamenti da renderle mirabili agli occhi degl’intendenti… Loda per quanto voglia Orazio la sua Baia, e sino a non esservi luogo simile nel mondo, ch’io dirò esser tale appunto la nostra Resina.»

Nel 1845 fu inaugurato il Real Osservatorio Vesuviano, considerato il primo osservatorio vulcanologico al mondo.[52]

Nel 1863 il pittore resinese Marco De Gregorio fondò la Scuola di Resìna, movimento artistico che si diffuse soprattutto nell’area vesuviana.[53] Due anni più tardi, nel 1865, il re Vittorio Emanuele II promosse nuovi scavi archeologici a cielo aperto, ampliando la conoscenza dei siti vesuviani.[54]

Nel 1880 entrò in funzione la Funicolare del Vesuvio, la prima costruita su un vulcano attivo,[55] che ispirò la celebre canzone Funiculì funiculà composta nello stesso anno da Luigi Denza su testo di Peppino Turco.[56]

Nel 1885 fu inaugurato il moderno acquedotto da Serino, che captava le acque dalle sorgenti del fiume omonimo e rese disponibile approvvigionamento idrico per Napoli e i comuni vesuviani.[57][58][59]

Tra la seconda metà dell'Ottocento e la prima guerra mondiale, Resìna divenne meta privilegiata per l’abitazione estiva e la villeggiatura di aristocratici e borghesi napoletani, che edificarono nuove dimore residenziali accanto alle storiche ville del Miglio d'Oro, tra cui la rinomata Villa Battista, e lungo la strada che collegava Pugliano a San Vito..[60]

Tra gli ospiti e i cittadini illustri che frequentarono la città in quel periodo si ricordano Arnaldo Cantani, medico e studioso che possedeva anche una villa alle pendici del Vesuvio;[61][62] Vincenzo Semmola, autore di studi sulle varietà di vitigni del Vesuvio (1848);[63] e Gabriele D'Annunzio, che risulta soggiornare a Resìna (villa D'Amelio) nel biennio 1892–1893 e la cui relazione con la principessa Maria Gravina è documentata dalle lettere e dagli studi dannunziani.[64][65][66]

Nel 1887 nacque a Resìna Adriano Tilgher, filosofo e critico letterario;[67] due anni dopo vi nacque anche Amadeo Bordiga, co-fondatore e primo segretario del Partito Comunista d'Italia.[68]

Tra il 1879 e il 1885 la Real Villa della Favorita ospitò Ismāʿīl Pascià, kedivè d'Egitto, durante il periodo del suo esilio in Italia; le decorazioni di alcuni ambienti della villa testimoniano l'influenza del soggiorno orientale di quel periodo.[69][70]

Secondo documentazione e guide locali, Villa Aprile (Riario Sforza) ospitò, fra fine Ottocento e primo Novecento, personaggi politici e diplomatici che soggiornavano nel Miglio d'Oro; fra essi sono riportati nomi come Antonio Salandra e il conte Carlo Sforza, sebbene tali presenze risultino attestate prevalentemente in fonti locali e pubblicazioni divulgative sulla villa.[71][72]

Nel 1904 fu inaugurato il ramo della ferrovia Circumvesuviana che da Napoli raggiungeva Torre Annunziata e Poggiomarino. Secondo fonti storiche la linea attraversava il parco superiore della Reggia di Portici, arrivando fino a piazza Pugliano, dove era posta una fermata cittadina.[73][74][75]

Il 21 settembre 1911 si verificò nell’area vesuviana un forte nubifragio che diede origine a colate rapide di fango (lahar), le quali invasero parte degli abitati tra cui Resìna, incidenti descritti in rapporti di ingegneria naturalistica dell’epoca.[76][77]

Durante il periodo fascista furono realizzate opere di canalizzazione per mitigare il rischio di tali colate in caso di precipitazioni intense.[78]

Secondo la guida ufficiale del Parco Archeologico, nel 1927 Amedeo Maiuri avviò una nuova fase degli scavi di Ercolano, collegata alla riapertura dell’ingresso monumentale su Corso Resina.[79][80]

Nel 1929 fu completato il primo tratto dell'autostrada Napoli–Pompei; l'apertura della sezione inaugurale è datata 22 giugno 1929.[81][82]

Secondo documentazione iconografica e cartografica d'epoca, nei decenni successivi era presente un casello di accesso nella zona di Resìna/Ercolano; la presenza del casello è attestata in cartoline e vedute d'epoca conservate in collezioni online e archivi locali.[83][84]

Dal dopoguerra ad oggi

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Il mercato di Pugliano (o di Resina) con la Basilica di Santa Maria a Pugliano sullo sfondo

Nel secondo dopoguerra, in via Pugliano, si sviluppò il mercato dell’abbigliamento usato, noto come il mercato delle pezze di Resìna, che tra gli anni Sessanta e Settanta acquisì notorietà a livello nazionale e internazionale.[85][86]

Come tutta la fascia costiera vesuviana, Resina fu interessata da una massiccia espansione urbanistica, con la nascita di nuovi quartieri residenziali e l'ampliamento del tessuto edilizio esistente,[87] nonostante i rischi del Vesuvio che, pur trovandosi in uno stato dormiente dopo l'ultima eruzione del 1944, restava un vulcano attivo.

Due anni dopo la delibera del Consiglio Comunale, il Presidente della repubblica Saragat, con decreto n. 40 del 12 febbraio 1969, dispose il cambiamento della denominazione da Resina a Ercolano. Quasi simultaneamente, anche il corso principale della città fu rinominato, passando da Corso Ercolano a Corso Resina.[88]

Gli anni recenti della città sono stati caratterizzati da luci e ombre: da un lato la crisi del settore secondario ha causato la chiusura delle principali attività industriali presenti (concerie, industrie meccaniche) con ripercussioni economiche e sociali, tra cui l'aumento di episodi di microcriminalità; dall'altro, numerose attività ed associazioni hanno spinto alla riqualificazione del territorio, alla valorizzazione del patrimonio delle ville vesuviane del Miglio d'oro ed al rilancio in chiave turistica e culturale.[89]

Nel 1971, fu sancita l'istituzione dell'Ente per le Ville Vesuviane dalla Legge 29 luglio 1971, n. 578, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 201 del 31 luglio 1971. Questa legge ha istituito un consorzio tra lo stato italiano, la Regione Campania, la Provincia di Napoli e i Comuni di Napoli, Ercolano, Portici, San Giorgio a Cremano, Torre Annunziata e Torre del Greco, con l'obiettivo di provvedere alla conservazione, al restauro e alla valorizzazione del patrimonio artistico costituito dalle ville vesuviane del XVIII secolo.[90] Nel 1984, la sede operativa dell'Ente è stata trasferita a Villa Campolieto, una delle ville vesuviane di maggiore valore storico e architettonico. Successivamente, l'ente ha assunto la forma giuridica di fondazione, continuando a perseguire gli scopi previsti dalla legge istitutiva.

Il MAV, il Museo Archeologico Virtuale di Ercolano

Al 1995 risale la creazione dell'Ente Parco Nazionale del Vesuvio, nel cui territorio ricade parte del comune di Ercolano. Lungo la strada che sale al cratere del Vesuvio, nel 2005 è stato realizzato un museo all'aperto di arte contemporanea, Creator Vesevo, costituito da dieci sculture in pietra lavica di altrettanti artisti di fama mondiale.[91] Nel 1997 gli Scavi di Ercolano sono stati dichiarati Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO,[92] mentre il Vesuvio e il Miglio d'Oro sono stati inseriti nella rete mondiale di riserve della biosfera nell'ambito del programma MAB (Man and Biosphere).[93]

Infine, il 9 luglio 2008 è stato inaugurato il Museo archeologico virtuale (MAV), nell'edificio restaurato dell'ex mercato coperto comunale.[94]

Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica dell'8 aprile 1999.[95]

«D’azzurro, all’effigie di Ercole Farnese d'argento, con la spoglia del leone d’oro. Ornamenti esteriori da Città.»

Il gonfalone è un drappo di bianco.

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria
«Decreto del Presidente della Repubblica»
 25 ottobre 1999[96]

Monumenti e luoghi d'interesse

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Architetture religiose

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Basilica di Santa Maria a Pugliano

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Lo stesso argomento in dettaglio: Basilica di Santa Maria a Pugliano.

Sita nell'omonima piazza, è la chiesa madre di Ercolano, nonché la più antica della città e dell'intera area vesuviana. Di notevole pregio storico e artistico, è basilica pontificia dal 1574.

Chiesa di Santa Maria della Consolazione

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Nota anche come chiesa di Sant'Agostino, è il secondo luogo di culto più antico della città. Nel 1613, il ricco napoletano Scipione de Curtis donò la sua proprietà sul suolo di Resina ai padri Agostiniani Scalzi, con l'obbligo di costruirvi una chiesa e un convento per dodici frati. La piccola chiesa edificata si dimostrò tuttavia insufficiente a contenere i fedeli, quindi nel 1623 si decise di edificarne una più ampia e capiente. I lavori furono interrotti a causa dell'eruzione del 1631 poiché una colata lavica lambì la porzione del territorio cittadino interessato dalla costruzione, ma ripresero velocemente e furono conclusi alla fine del 1650. La chiesa divenne un punto di riferimento e di devozione, in particolar modo per l'aristocrazia del vice regno di Napoli che risiedeva a Resina o nella vicina Portici.

La facciata, modificata nella prima metà dell'Ottocento, è dominata da tre ampie arcate sormontate da un loggione con altrettanti finestroni, a sua volta sormontato da un timpano triangolare.

Chiesa di Santa Caterina

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La chiesa parrocchiale di Santa Caterina fu edificata tra il 1822 e il 1827 sul tratto della via regia delle Calabrie realizzato durante il regno di Gioacchino Murat. Per costruire la nuova strada fu abbattuto un preesistente, piccolo edificio religioso di fine Cinquecento, già dedicato alla Santa senese, che per pochi anni a inizio Settecento aveva svolto le funzioni di chiesa parrocchiale, come indicato sulla mappa del Duca di Noja del 1775.

La chiesa è in stile neoclassico.

Chiesa di Santa Maria del Pilar

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La chiesa di Santa Maria del Pilar fu costruita nel 1748 dall'avvocato Sorge come cappella gentilizia del palazzo di famiglia, sito sul lato opposto della via Regia delle Calabrie. Dalle dimensioni contenute, è un bell'esempio di rococò napoletano. La chiesa è curiosamente chiamata Cappella 'ddo' sorece (del topo, in napoletano) per via della deformazione popolare del cognome Sorge. È parrocchia dal 1930.

Arciconfraternita della SS. Trinità

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La chiesa della Reale Arciconfraternita della SS. Trinità fu edificata accanto alla basilica di Santa Maria a Pugliano tra il 1830 e il 1843. La fondazione della Confraternita, con sede all'interno della chiesa parrocchiale, risale alla prima metà del Seicento. Tra il 1703 e il 1707 fu costruito un oratorio autonomo con accesso dal transetto della chiesa stessa.

La facciata e gli interni sono in stile neoclassico. Nonostante la costruzione risalga all'Ottocento, l'Arciconfraternita conserva al suo interno opere del secolo precedente, tra cui la tela dell'altare e il Coro dei Confratelli in legno intarsiato.

Chiesa del Santissimo Redentore

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Costruita dopo il terremoto del 1980 su un suolo donato alla parrocchia dalle sorelle Ida e Venerina Crippa nel 1981, la Chiesa del Santissimo Redentore fu inaugurata il 25 novembre 1989 dal cardinale Michele Giordano.[97]

La chiesa si presenta circolare e tendente verso l'alto con un tetto che si avvolge attorno all'elemento centrale a forma di chiocciola. Il complesso, costruito su più piani, risulta costituito da un'ampia aula liturgica e da un'altrettanto ampia aula sottostante, dalla sagrestia, dall'ufficio parrocchiale, dalle aule per la catechesi e dalla casa canonica.

L'interno della chiesa si presenta semicircolare, l'elemento centrale fa da sostegno al tetto e da abside all'altare mensa in un ampio presbiterio. La pianta semicircolare dell'aula liturgica trova i suoi motivi ispiratori nei temi della partecipazione, della coralità e della comunione.

Il pavimento in marmo policromo sottolinea questi temi attraverso linee colorate: dall'ambone parte una linea rossa, che indica la martyria della Parola, mentre dal battistero una linea blu simboleggia l'acqua del battesimo. Entrambe confluiscono in un quadrato centrale che rappresenta il popolo di Dio chiamato a celebrare l'Eucaristia, rappresentata da una linea nera che collega l'ingresso alla base dell'altare.

L'altare rappresenta una roccia spezzata su cui poggia una mensa di marmo con fregi policromi. L'esterno della chiesa è completato da un'ampia scala che si inserisce nella struttura circolare dell'edificio.

Chiesa del Salvatore

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La piccola chiesa del Salvatore fu costruita all'indomani della peste del 1656 come ex voto da parte dei resinesi che salirono sul colle del monte Somma per godere dell'aria salubre e sfuggire al contagio. Da allora il colle fu ribattezzato "del Salvatore". Il luogo si trovava lungo l'originario sentiero utilizzato per l'ascesa al cratere del Vesuvio. A maggio era meta di una processione del busto di San Gennaro che partiva dalla basilica di Santa Maria a Pugliano e si snodava tra le strade campestri che ascendevano al colle. Nei pressi della chiesa, nel 1845 fu costruito l'Osservatorio Vesuviano e, tra il 1902 e il 1903, furono realizzati da Thomas Cook l'hotel Eremo e la ferrovia per il Vesuvio.

Chiesa di San Vito

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La chiesa di San Vito fu realizzata nel 1747 sulla roccia lavica nelle campagne dell'omonima frazione collinare di Ercolano. Nel 1845 fu raggiunta dalla via pubblica, costruita per agevolare l'ascesa al cratere del Vesuvio. La facciata e gli interni sono in stile rococò.

Architetture civili

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Ville del Miglio d'Oro

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Una veduta parziale del Miglio d'Oro da Villa Ruggiero: in primo piano Villa Battista e, dietro, Villa Favorita con il suo parco. Sullo sfondo, l'isola di Capri

Corso Resina, strada che collega Ercolano a Napoli, nel tratto che va dal Parco archeologico al confine con Torre del Greco, è anche denominato Miglio d'Oro per la presenza di alcune tra le più belle e sfarzose ville vesuviane del XVIII secolo, costruite o abbellite da celebri architetti come Luigi Vanvitelli e Ferdinando Fuga. Tra le più fastose residenze vi sono Villa Aprile, Villa Favorita, Villa Campolieto e Villa Ruggiero, sedi di eventi culturali, spettacoli e concerti. Villa Campolieto, Villa Ruggiero e il Parco sul mare della Villa Favorita, di proprietà della Fondazione Ente per le Ville Vesuviane, sono aperte al pubblico. All'interno di Villa Ruggiero è anche ospitata la biblioteca civica, intitolata a Giovanni Buonajuto.[98]

Nel 1997 l'area del Miglio d'Oro, insieme al complesso Somma-Vesuvio, è stata inserita nella rete mondiale di riserve della biosfera nell'ambito del programma UNESCO MAB (Man and Biosphere).

Negli ultimi anni la definizione precisa di Miglio d'Oro è sfumata poiché, per finalità di promozione turistica e di sviluppo territoriale dei paesi vicini, è stata estesa anche ai comuni di Portici e di San Giorgio a Cremano. Sul territorio dei quattro comuni "del Miglio d'Oro", oltre che su quello dei quartieri napoletani di Barra e San Giovanni a Teduccio, insistono le 121 ville vesuviane del XVIII secolo censite dall'Ente Ville Vesuviane.

Siti archeologici

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Lo stesso argomento in dettaglio: Scavi archeologici di Ercolano.

Scavi archeologici di Ercolano

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Ingresso degli Scavi Archeologici di Ercolano dal centro della città

Gli scavi archeologici di Ercolano sono meta fissa di circa 350 000 turisti l'anno: nel 2022 hanno registrato 437 033 presenze, risultando il tredicesimo monumento più visitato d'Italia, con un introito lordo totale di 3 684 337,40 euro.[99] Nel 2023 sono stati 563 165 i visitatori che hanno varcato la soglia d'ingresso del sito, il numero di accessi più alto nella storia del Parco archeologico.[100]

Da pochi anni è stato realizzato un nuovo accesso agli scavi, con un'ampia zona adiacente che comprende un parcheggio a raso, un'area con punti ristoro e vendita di souvenirs. Oltre all'area archeologica è visitabile il "Padiglione della barca", nel quale è custodita un'imbarcazione d'epoca romana riportata alla luce nel 1982 sull'antico litorale della città.

Da corso Resina è possibile anche discendere al Teatro romano di Ercolano: l'accesso è consentito per finalità scientifiche e di studio, previa autorizzazione della direzione del Parco archeologico, e dal 2022, in via sperimentale, per visite guidate in un affascinante percorso sotterraneo.[101]

Parco nazionale del Vesuvio

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Il cratere del Vesuvio

Ercolano è uno dei tredici comuni ricadenti nell'area del Parco nazionale del Vesuvio, uno dei più piccoli d'Italia. La via di accesso al cratere sale da via San Vito o da via Vesuvio e prosegue per via Osservatorio (12 km dal centro di Ercolano).

Nel 1997 il complesso vulcanico Somma-Vesuvio è stato inserito nella rete mondiale di riserve della biosfera nell'ambito del programma MAB dell'UNESCO.[102]

Lungo la strada è situata la mostra permanente all'aperto "Creator Vesevo", che raccoglie dieci sculture in pietra lavica realizzate da altrettanti artisti europei.[103]

Sono visitabili anche i sentieri del Parco nazionale del Vesuvio e il museo dell'Osservatorio Vesuviano.

Mercato di Pugliano

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Il mercato di Pugliano (o di Resina) nel 1951

Il mercato di Pugliano, anche noto come mercato di Resina (dal vecchio nome della città) si teneva lungo via Pugliano ed era specializzato nella vendita di abiti usati (localmente chiamati pezze), vintage, pellami e accessori di abbigliamento. Nacque all'indomani dell'arrivo delle truppe alleate a Napoli come spaccio di divise militari lasciate dagli americani.

Fiorì a partire dagli anni '60 del secolo scorso con la vendita di vestiti usati, esposti direttamente sul suolo dopo aver aperto le balle nelle quali erano stipati. Trattandosi di abiti usati, non era raro trovare all'interno delle tasche di cappotti e pantaloni oggetti appartenenti ai vecchi proprietari, come orologi o monete: per questo motivo, all'apertura delle balle, le bancarelle venivano letteralmente prese d'assalto al fine di trovare abiti che contenessero piccoli tesori.

Dato il posizionamento lungo la strada principale del centro antico, perse notorietà dopo il terremoto del 1980 che causò ingenti danni agli edifici cittadini. Dopo numerosi interventi ha tuttavia riacquistato popolarità, soprattutto per il ritorno di moda degli abiti vintage: non è infatti raro trovarvi capi originali d'epoca. Proprio per questa caratteristica è stato anche utilizzato da registi di cinema e teatro per l'acquisto di abiti di scena. Non mancano iniziative per rendere vivace il rione e rilanciare il mercato, come ad esempio l'organizzazione di "notti bianche".

A questo mercato è dedicata una puntata della serie "Diario di un cronista" di Sergio Zavoli del 1963, dal titolo "La tratta degli stracci".[104]

Approdo borbonico della Favorita

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L'approdo della Favorita è parte del complesso monumentale della Real Villa della Favorita, del quale costituiva l'accesso al mare. Ancora oggi rappresenta l'unico approdo marittimo della città, utilizzato dal 2001 al 2011 come fermata del servizio di collegamento marittimo Metrò del Mare. Non offre attualmente alcun tipo di servizio e assistenza di ormeggio.

Evoluzione demografica

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Abitanti censiti[105]

Etnie e minoranze straniere

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Al 31 dicembre 2023 la popolazione straniera era di 537 persone, pari all'1,18% della popolazione.[106]

La religione più praticata è il cristianesimo di rito cattolico romano.

Tradizioni e folclore

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Originariamente era venerata la Madonna di Ampellone, o Madonna delle Viti (ampelon in greco significa vigna), così chiamata per i vigneti che circondavano la collina di Pugliano; alcuni studiosi ipotizzano che il toponimo Pugliano possa derivare proprio dalla deformazione della parola Ampellone. Nel Trecento era già diffuso il culto della Madonna delle Grazie, la cui statua fu realizzata nell'ambito della diffusione del gusto francese presso la corte angioina di Napoli. Benché si tratti evidentemente di una Madonna delle Grazie, in quanto raffigurata seduta in trono mentre allatta il Bambino Gesù, la Madonna di Pugliano è venerata anche come Madonna Assunta e la festa patronale è celebrata proprio il 15 agosto, giorno dell'Assunta. In realtà la confusione è solo apparente in quanto la festività di metà agosto era tra quelle più antiche dedicate alla Vergine, come l'8 settembre, anche prima di essere dedicata all'Assunzione (infatti presso ortodossi e armeni nella stessa data si festeggia la Vergine Dormiente). Anche tra i giorni in cui i pontefici romani concessero l'indulgenza plenaria vi era il 15 agosto.

Il culto di san Gennaro, co-patrono di Ercolano, risale con tutta probabilità all'eruzione del 1631, quando Resìna fu risparmiata dalla lava. Da allora il busto ligneo del santo è stato portato in processione in occasione delle eruzioni fino a raggiungere il fronte della colata lavica. In molte residenze è scolpito un busto o un bassorilievo del Santo rivolto verso il Vesuvio a protezione dell'edificio dalla furia del vulcano.

Storia, personaggi, simbologia, ritualità, fede e devozione connessi al culto della "Bruna Puglianella" sono stati raccolti da Giovanni D'Angelo nella lauda in prosa e musica: 'A Maronna 'e mmi'ez' austo.

Sin dai tempi dell'antica Ercolano il territorio ha visto la presenza di illustri artisti e letterati: la Villa dei Pisoni, ad esempio, era un importante centro di studi filosofici epicurei. Alla metà del ‘400 Antonio Beccadelli, detto il Panormita, edificò una villa sul litorale di Resina che chiamò Plinianum, presso la quale si riunivano gli esponenti del Porticus Antonianum (in seguito chiamato Accademia Pontaniana, da Giovanni Pontano). La scoperta dell'antica città sepolta e l'avvio degli scavi fecero affluire a Resina scrittori e artisti da tutta Europa e gli Scavi divennero tappa ricorrente del Grand Tour.

Con la costruzione della reggia di Portici e delle ville del Miglio d'Oro la città fu meta dei principali architetti, pittori e scultori del Regno e molte ville divennero frequentati salotti culturali.

Nel 1863 il pittore Marco De Gregorio fu tra i fondatori della Scuola di Resina, un movimento pittorico che rompeva con la tradizione accademica, avvicinandosi a quello dei macchiaioli, e che ebbe come massimi rappresentanti, oltre al De Gregorio, Adriano Cecioni, Giuseppe De Nittis, Federico Rossano, Eduardo Dalbono, Nicola Palizzi e Antonino Leto.

Nel 1892 Gabriele D'Annunzio fu ospite a villa Isabella, in cui trovò ispirazione per alcuni lavori letterari.[107]

Con l'istituzione dell'Ente per le Ville Vesuviane e il conseguente acquisto e recupero di Villa Campolieto, la città di Ercolano ospitò eventi internazionali come la mostra d'arte contemporanea Terrae Motus del 1984, voluta dal gallerista napoletano Lucio Amelio all'indomani del sisma del 1980. Villa Campolieto ospita ogni estate il "Festival delle Ville Vesuviane" ed è sede dell'Istituto di studi manageriali e di gestione d'impresa "Stoà".

La mostra permanente di sculture in pietra lavica "Creator Vesevo", lungo la strada che sale al cratere del Vesuvio, è considerata una delle più originali installazioni all'aperto in Italia.

In Villa Ruggiero, su via Alessandro Rossi, ha sede la biblioteca civica "Giovanni Buonajuto", istituita nel 1957 e originariamente ubicata all'interno del Palazzo municipale.

  • Museo archeologico virtuale, sito in via IV novembre ed allestito nella struttura dell'ex mercato comunale di inizio Novecento, arricchisce la visita agli Scavi archeologici con originali esposizioni sull'antica città romana, gli usi, i costumi, le tradizioni e la tragica eruzione del 79 d.C.
  • Museo vulcanologico dell'Osservatorio Vesuviano

Le attività storicamente praticate a Resina sono state l'agricoltura, la pesca, l'estrazione e la lavorazione della pietra lavica, la carpenteria edile e il commercio al minuto. L'agricoltura era diffusa su tutto il territorio, fino alle pendici del Vesuvio, beneficiando del clima mite e della fertilità dei suoli di tipo vulcanico che hanno reso eccellenti le produzioni vesuviane. La pesca era praticata lungo il litorale e nel mar Tirreno; fiorente era l'estrazione del corallo, come nella vicina Torre del Greco.

Dal secondo dopoguerra si svilupparono il comparto tessile, con particolare riferimento alle attività del mercato di Pugliano, e il florovivaismo, praticato sui terreni costieri adatti alla coltivazione di fiori e sementi.

L'espansione delle attività legate al commercio e al trattamento di abiti usati e pellami è tuttavia entrata in contrasto con i piani di tutela ambientale. Diverse aziende ercolanesi hanno trasferito le proprie sedi in altre località campane, mentre hanno definitivamente abbassato le saracinesche le concerie e gli opifici presenti sulla costa.

Il comparto florovivaistico, che si è sviluppato lungo l'intero litorale a sud di Napoli, ha ancora in Ercolano uno dei centri di maggiore produzione. La realizzazione del mercato dei fiori su via Benedetto Cozzolino, che annualmente ospita la fiera internazionale "Flora", ha dato linfa e impulso al settore.

Il turismo è incentrato prevalentemente sul parco archeologico. In seguito all'ampliamento del 2014, i flussi turistici sono stati in continuo aumento, crescita interrotta nel 2020 a causa della pandemia.

Nel 2021 l'afflusso di turisti ha fatto registrare un nuovo incremento, anche per effetto di investimenti, progetti e iniziative culturali, tra cui mostre, il restauro di sei domus e la musealizzazione dell'imbarcazione romana.[108]

Infrastrutture e trasporti

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La città è servita dai caselli "Ercolano-Portici" ed "Ercolano Scavi" dell'autostrada A3 ed è attraversata dalla strada statale 18 che, sul territorio comunale, prende il nome di corso Resina.

La stazione di Portici-Ercolano, sita nel comune di Portici, si trova lungo la ferrovia Napoli-Salerno. Inaugurata il 3 ottobre 1839 alla presenza del re Ferdinando II di Borbone, rappresentò allora il capolinea della Napoli-Portici, prima linea ferroviaria costruita in Italia.[109]

Ercolano è servita anche dalle linee Napoli-Pompei-Poggiomarino (fermate Ercolano Scavi ed Ercolano Miglio d'Oro) e Napoli-Sorrento (Ercolano Scavi) della rete ferroviaria Circumvesuviana EAV. Le corse hanno una frequenza media di circa 20 minuti, mentre i tempi medi di percorrenza sono i seguenti: 15 minuti da/per Napoli, 20 minuti da/per Pompei, 50 minuti da/per Sorrento.

Mobilità urbana

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La città è servita da tre linee suburbane dell'ANM: 5 (Portici stazione FS - Ercolano Vesuvio), 176 (Portici Stazione FS - Ercolano San Vito) e 177 (Portici Stazione FS - Ercolano - San Sebastiano al Vesuvio).[110]

È inoltre attivo un servizio di taxi collettivo con stazionamento nel piazzale della stazione Ercolano Scavi e corse urbane verso il Vesuvio e Portici.

Amministrazione

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Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
20 novembre 1995 16 aprile 2000 Luisa Bossa PDS e dal 1998 DS, eletta con PDS-PPI-PRC-Patto dei Democratici Sindaco
17 aprile 2000 5 aprile 2005 Luisa Bossa DS, eletta con DS-PPI-RI/Dini-PRC-SDI Sindaco
5 aprile 2005 30 marzo 2010 Gaetano Daniele DS e dal 2007 PD, eletto con DL-DS-UDEUR-SDI-PRC-FdV-PdCI-IdV Sindaco
30 marzo 2010 1º giugno 2015 Vincenzo Strazzullo PD, eletto con PD-ApI-IdV-PSI-UdC-SEL Sindaco
1 giugno 2015 21 settembre 2020 Ciro Bonajuto PD e dal 2019 IV, eletto con PD-CD-FdV-SEL Sindaco
21 settembre 2020 21 luglio 2025 Ciro Bonajuto IV, eletto con PD-IV-AP-Lista civica-DC Sindaco
22 luglio 2025 in carica Dario Caputo Commissario

Il comune di Ercolano è gemellato con due città:

La tradizione sportiva ercolanese è stata lungamente ancorata a tre squadre cittadine: l'Ercolanese (calcio), lo Sporting Club Ercolano (basket) e l'Ercolano Volley (pallavolo).

La squadra di calcio cittadina, l'Ercolanese, ha militato in Serie C dal 1981 al 1988.

Il basket è presente ad Ercolano dal 1980, anno in cui fu fondato lo Sporting Club, di stanza stabile nel campionato regionale di serie D maschile.

Forte è anche la tradizione della pallavolo femminile, sport nel quale la compagine ercolanese ha disputato numerosi campionati di Serie B, sfiorando l'approdo in Serie A.

Pochi, invece, i campioni sportivi d'origine ercolanese, anche a causa della carenza di strutture sportive, degne di tale nome, sul territorio comunale. Nel calcio, Salvatore Matrecano, Antonio Langella e Ciro Pezzella, nel judo Antonio Ciano.

Il Giro d'Italia per quattro volte ha fatto tappa ad Ercolano:

  1. 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2025 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
  2. Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
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  8. 1 2 Storia degli scavi archeologici di Ercolano, su C.I.R. Campania Beni Culturali. URL consultato il 18 gennaio 2014 (archiviato dall'url originale il 15 ottobre 2013).
  9. Touring Club Italiano, p. 485
  10. 1 2 De Vos, 1982, p. 260
  11. Maiuri, 1998, p. 230
  12. Touring Club Italiano, p. 486
  13. De Vos, 1982, p. 261
  14. Chiesa parrocchiale di Santa Maria di Pugliano a Resina (Ercolano), su Catalogo generale dei Beni Culturali, Ministero della Cultura. URL consultato il 12 novembre 2025.
  15. Giuseppe Galasso, Il Mezzogiorno nella storia d’Italia, UTET, 2005, p. 47.
  16. Bartolomeo Capasso, Monumenta ad Neapolitani Ducatus Historiam pertinentia, Napoli, 1885.
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  18. Giovanni Panzera, Divagazioni storiche su Resina ed Ercolano, Napoli, 1945, pp. 12–13.
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