Portale:Longobardi

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La Croce di Agilulfo o di Adaloaldo, inizio VII secolo, 22,50 x 15 cm. Monza, Museo del Duomo.
Cavaliere, lastrina in bronzo dorato dello Scudo di Stabio, VII secolo. Berna, Historisches Museum.
(LA)

« Erat hoc mirabile in regno Langobardorum: nulla erat violentia, nullae struebantur insidiae; nemo aliquem iniuste angariabat, nemo spoliabat; non erant furta, non latrocinia; unusquisque quo libebat securus sine timore »

(IT)

« C'era questo di meraviglioso nel regno dei Longobardi: non c'erano violenze, non si tramavano insidie; nessuno opprimeva gli altri ingiustamente, nessuno depredava; non c'erano furti, non c'erano rapine; oguno andava dove voleva, sicuro e senza alcun timore »

(Paolo Diacono, Historia Langobardorum, III, 16)

I Longobardi erano una popolazione germanica, protagonista tra il II e il VI secolo di una lunga migrazione che la portò dal basso corso dell'Elba fino all'Italia. Nel 568, guidati da Alboino, si insediarono nella Penisola, dove diedero vita a un regno indipendente che estese progressivamente il proprio dominio su quasi tutta la parte continentale della Penisola. Il dominio longobardo fu articolato in numerosi ducati, che godevano di una marcata autonomia anche se grandi figure di sovrani come Agilulfo, Rotari e Liutprando estesero progressivamente la coesione interna. Il Regno longobardo, che tra il VII e l'inizio dell'VIII secolo era arrivato a rappresentare una potenza di rilievo europeo, cessò di essere un organismo autonomo nel 774, a seguito della sconfitta subita dai Franchi di Carlo Magno.

Nel corso dei secoli, i Longobardi, inizialmente casta militare rigidamente separata dalla massa della popolazione romanica, si integrarono progressivamente con il tessuto sociale italiano, grazie all'emanazione di leggi scritte, alla conversione al cattolicesimo e allo sviluppo, anche artistico, di rapporti sempre più stretti con le altre componenti socio-politiche della Penisola (bizantine e romane). La contrastata fusione tra l'elemento germanico longobardo e quello romanico pose le basi per la nascita e lo sviluppo della società italiana dei secoli successivi.

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Storia dei Longobardi
La Landa di Luneburgo, probabilmente da identificarsi con la Golanda citata da Paolo Diacono.
Le origini

Secondo le loro tradizioni, i Longobardi in origine si chiamavano Winnili e abitavano la Scania. Sotto la guida dei fratelli Ibor e Aio, figli di Gambara, migrarono verso sud, sulle coste meridionali del Mar Baltico. Superati gli ostacoli rappresentati dai Vandali e dagli Assipitti, i Longobardi ripresero la loro marcia verso sud, fino a stabilirsi in "Golanda".

Per approfondire: Origo gentis Langobardorum - Historia Langobardorum - Scoringa - Mauringa


La migrazione

Tra il II e il IV secolo, i Longobardi furono protagonisti di movimento migratorio dal medio corso dell'Elba e l'attuale Boemia, costituito da una successione di piccole infiltrazioni in territori abitati contemporaneamente anche da altri popoli germanici. A partire dal I secolo entrarono in diverse coalizioni germaniche che si scontrarono a più riprese con Roma.

Per approfondire: Anthaib - Bainaib - Burgundaib - Guerre marcomanniche

Alla fine del V secolo raggiunsero il medio Danubio, dove entrarono a contatto con la civiltà romana e si scontrarono con altri popoli germanici dell'area. Nel corso del VI secolo si espansero verso la Pannonia, dove divennero il popolo egemone sottomettendo Eruli e Gepidi ed entrando nel gioco di alleanze dell'Impero bizantino.

Per approfondire: Rugilandia - Feld - Pannonia (provincia romana) - Duca (Longobardi) - Fara (Longobardi)


L'invasione dell'Italia

Nel 568, guidati da re Alboino, invasero l'Italia. I Bizantini opposero scarsa resistenza e i Longobardi occuparono rapidamente un'ampia porzione della Penisola; gli invasori rimasero inizialmente una casta militare separata dalla massa della popolazione e il loro dominio fu organizzato in numerosi ducati fortemente autonomi.

Per approfondire: Alboino - Ducati longobardi - Periodo dei Duchi - Langobardia Maior - Langobardia Minor - Esarcato d'Italia


La Corona Ferrea, utilizzata dai re d'Italia dal VII al XIX secolo.
Il Regno longobardo

L'iniziale frammentazione del dominio longobardo subì nel corso dei secoli un progressivo, anche se contrastato, processo di rafforzamento del potere del sovrano, iniziato alla fine del VI secolo e sviluppato nel VII dalla dinastia Bavarese. Le tendenze autonomiste dei duchi non furono mai del tutto imbrigliate, ma nell'VIII secolo il regno toccò il suo apogeo con re Liutprando (712-744). Anche dal punto di vista sociale la coesione aumentò, grazie alla promulgazione di leggi scritte, alla conversione dei Longobardi al cattolicesimo e alla sempre maggior integrazione con i sudditi romanici.

Per approfondire: Società longobarda - Diritto longobardo - Editto di Rotari - Austria (Longobardi) - Neustria (Longobardi)


La caduta del regno

L'ascesa del potere temporale dei papi sfociò dalla metà dell'VIII secolo in conflitto aperto con i re longobardi; i pontefici ricorsero più volte all'aiuto dei Franchi, che infine, con Carlo Magno, sconfissero definitivamente i Longobardi e ne inglobarono il regno (774). A rimanere autonomo fu soltanto il Ducato di Benevento, in seguito frammentato in vari potentati.

Per approfondire: Stato pontificio - Impero carolingio - Langobardia Minor

I ducati

I Ducati longobardi furono le principali organizzazioni politiche create dai Longobardi in Italia. Dopo l'invasione guidata da Alboino nel 568, il territorio conquistato fu ripartito secondo criteri principalmente militari e assegnato a quanti, tra i nobili longobardi, si erano distinti in combattimento: i duchi, appunto. La carica non era nuova ed era legata all'istituzione della fara, unità base della struttura sociale e militare dei Longobardi, ma dopo l'insediamento in Italia assunse nuove caratteristiche.

Il primo ducato a essere costituito fu, già all'indomani della conquista (569), quello del Friuli, affidato da Alboino a Gisulfo. Particolare rilievo storico ebbero i due ducati eretti nell'Italia centro-meridionale (la Langobardia Minor), Spoleto e Benevento, che godettero spesso di ampia autonomia all'interno del Regno longobardo.

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Arte e cultura

L'arte longobarda comprende le manifestazioni artistiche realizzate in Italia durante il regno dei Longobardi, giunti in Italia nel 568 e sconfitti nel 774, con residuale permanenza nell'Italia meridionale fino al X-XI secolo. Al loro ingresso in Italia, i Longobardi portarono con sé la propria tradizione artistica di matrice germanica, anche se già influenzata da elementi bizantini durante il lungo soggiorno del popolo in Pannonia (VI secolo). Tale matrice rimase a lungo visibile soprattutto negli elementi ornamentali dell'arte (simbolismo, decori fitomorfi o zoomorfi). In seguito al radicarsi dello stanziamento in Italia, ebbe inizio un vasto processo di fusione tra l'elemento germanico e quello latino-bizantino, dando vita a una società sempre più indistinta; in un simile contesto, per "arte longobarda" si intende genericamente l'intera produzione artistica prodotta in Italia durante il dominio longobardo, indipendentemente dall'origine etnica dei vari artefici.

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Monetazione
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Con monetazione longobarda ci si riferisce alla produzione autonoma di monete da parte dei Longobardi. Fa parte della monetazione prodotta dai popoli germanici quando si stanziarono nei territori dell'Impero romano creando i regni romano-barbarici. I Longobardi emisero le loro monete dopo il loro stanziamento in Italia. La coniazione avvenne in due aree distinte: nella Langobardia Maior, tra gli ultimi decenni del VI secolo ed il 774 e nella Langobardia Minor, ossia nel ducato di Benevento tra il 680 circa e la fine del IX secolo. Inizialmente furono coniate monete che imitavano quelle bizantine e solo in seguito furono coniate monete con i nomi dei sovrani longobardi.

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Per approfondire: Monetazione di Adelchi di Benevento - Monetazione longobarda di Benevento - Monetazione di Salerno

Lingua e diritto
Illustrazione miniata di un codice contenente l'Editto di Rotari.

La lingua dei Longobardi è un idioma germanico usato dal popolo che invase l'Italia nel 568. L'uso di tal lingua declinò rapidamente già nel VII secolo. Gli invasori adottarono in effetti rapidamente il volgare neolatino parlato dalle popolazioni locali. A comprova di ciò l'Editto di Rotari del 643 - che pur era promulgato per i soli Longobardi secondo il principio della personalità della legge - fu composto già in latino, anche se esso contiene numerose parole longobarde, in forma latinizzata o meno. Questi termini si riferivano in genere a istituti giuridici tipici del diritto longobardo, per i quali non esisteva, dunque, un corrispondente vocabolo latino. Le ultime attestazioni dell'uso della lingua longobarda sembrano giungere oltre l'anno 1000.

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Un diritto longobardo vero e proprio comincia a sorgere dopo l'ascesa al trono di Autari nel 584, dopo dieci anni di anarchia durante i quali parecchi potenti longobardi avevano giurato nuovamente fedeltà a Costantinopoli, in concomitanza col programma di restaurazione del nuovo re di un potere germanico indipendente ed unitario.

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Per approfondire: Editto di Rotari - Leges Langobardorum - Liber legis Longobardorum

Voci in vetrina e di qualità
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Tremisse anonimo a nome di Giustiniano

Con monetazione longobarda ci si riferisce alla produzione autonoma di monete da parte dei Longobardi. Fa parte della monetazione prodotta dai popoli germanici quando si stanziarono nei territori dell'Impero romano creando i regni romano-barbarici. I Longobardi emisero le loro monete dopo il loro stanziamento in Italia. La coniazione avvenne in due aree distinte: nella Langobardia Maior tra gli ultimi decenni del VI secolo ed il 774 e nella Langobardia Minor, nel ducato di Benevento, tra il 680 circa e la fine del IX secolo.

Inizialmente furono coniate monete che imitavano quelle bizantine e solo in seguito quelle con i nomi dei re dei Longobardi. A nord furono coniati quasi esclusivamente dei tremissi, mentre i Longobardi di Benevento coniarono anche solidi. Le monete dell'Italia meridionale hanno caratteri propri che le distinguono da quelle del nord d'Italia: anche quando a nord, verso la fine del VII secolo con Cuniperto, le monete presentarono i titoli regali e tipi nuovi, la monetazione longobarda di Benevento continuò ad ispirarsi ai modelli bizantini.

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Immagine in evidenza
Cividale, tempietto longobardo 09.JPG

Tempietto longobardo, interno. Cividale del Friuli

Novità

L'ultima voce creata sui Longobardi:

Nell'ordinamento del Regno longobardo i gastaldati servivano da contrappeso alla quasi indipendenza dei duchi, i quali amministravano circa 1/3 delle terre. L'ufficio era temporaneo. I Longobardi avevano diviso i loro domini in molti gastaldati ognuno dei quali era in mano a un gastaldo. Un gastaldo che, a nome del re, aveva una funzione di controllo anche sull'operato dei duchi, era una dignità di diritto pubblico longobardo equipollente alla dignità ducale nel diritto feudale e assumeva l'esercizio della sovranità giurisdizionale e amministrativa sul suo territorio.

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