Ildebrando

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Ildebrando
Ildebrando re dei Longobardi.jpg
Re d'Italia
In carica gennaio-agosto 744
Incoronazione 737 (associato al trono con Liutprando)
Predecessore Liutprando
Successore Rachis
Nome completo Hildebrandus o Hildeprandus (in latino)
Hildeprand (in longobardo)
Altri titoli Rex Langobardaorum
Rex totius Italiae
Padre Sigiprando

Ildebrando (o Ildeprando o Ilprando[1][2]; ... – post 744) fu re dei Longobardi e re d'Italia nel 744.

Il cosiddetto Catino di Pilato nella chiesa di Santo Stefano a Bologna, che reca un'iscrizione di Liutprando e Ilprando

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio del duca di Asti Sigiprando e nipote di Liutprando, intorno al 732 riuscì, insieme al duca di Vicenza Peredeo, a espugnare Ravenna. La conquista, che sembrava preludere all'unificazione dell'intera Italia sotto la corona longobarda, si rivelò però effimera: dopo breve tempo la flotta di Venezia, chiamata in aiuto dall'esarca Eutichio e da papa Gregorio III, riportò la capitale dell'Esarcato sotto l'autorità bizantina. Peredeo cadde e Ildebrando fu fatto prigioniero, ridando slancio ai bizantini tanto che il duca bizantino di Perugia, Agatone, tentò la riconquista di Bologna, ma venne duramente sconfitto dall'esercito longobardo.

Nel 737 fu associato al trono per iniziativa della nobiltà longobarda, in occasione di una grave malattia del suo predecessore. Secondo quanto riferisce Paolo Diacono, Liutprando, ristabilito, reagì dapprima infuriandosi, ma poi riconoscendo la necessità di quell'atto per garantire una successione pacifica (non avendo figli maschi).

Dopo la morte di Liutprando regnò per otto mesi (da gennaio ad agosto) nel 744, prima di essere deposto da quella parte dei duchi che miravano all'autonomia dei propri domini e a una politica di pace verso Roma e Bisanzio. La deposizione di Ildebrando, figura comunque incolore, segnò una svolta nella politica longobarda, guidata sotto il lungo regno di Liutprando dall'espansionismo guerriero e dall'accentramento del potere.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]