Corona d'Italia

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Carlo Emanuele III con quella che, probabilmente, era l'antica corona del Regno di Sardegna.
Rappresentazione della Corona Reale di Savoia.
La Corona Ferrea, Corona Reale d'Italia.

Nel Regno d'Italia non è mai esistita la cerimonia dell'incoronazione, e, quindi, non si è mai resa necessaria la costruzione di una corona di Stato. Tuttavia viene considerata Corona d'Italia la Corona Ferrea, utilizzata però soltanto come emblema e mai indossata dai re d'Italia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Non è chiaro che fine fece l'antica corona del Regno di Sardegna: secondo alcuni venne data in pegno ad Anversa o a Rotterdam a garanzia di un finanziamento, richiesto da Casa Savoia per la guerra di difesa contro l'invasione napoleonica, e venne poi distrutta a seguito della disfatta e dell'invasione del Piemonte nel 1798;[1] secondo altri, invece, non lasciò mai Torino e venne rubata dai soldati francesi a seguito della stessa invasione. L'oro e le sue gemme, in ogni caso, furono venduti o riutilizzati.

Dopo la proclamazione dell'unità d'Italia, nel 1861, venne aperta una sottoscrizione per realizzare una nuova corona nazionale per Vittorio Emanuele II. Il quotidiano fiorentino Lo Zenzero, l'anno successivo, pubblicò in prima pagina che: «Il Gonfaloniere di Firenze, presidente di una Commissione Promotrice, deliberava l'anno passato una Corona al Re d'Italia, facendo appello a tutti i municipii italiani onde concorressero con i suoi amministrati, per mezzo di volontarie offerte, ad accumulare la somma necessaria per adempiere a questo dovere».[2] Nonostante una discreta somma raccolta, il quotidiano informò che la corona non era stata realizzata, pare «per vergognose gelosie municipali, e per incuria di coloro che tutto pospongono allo interesse e all'ambizione personale».[3]

Il re Umberto I, figlio di Vittorio Emanuele II, forse meditava di essere incoronato con la storica Corona Ferrea quando il clima politico italiano fosse stato più favorevole: nel 1890, infatti, la inserì nello stemma reale e nel 1896 donò al duomo di Monza, città in cui amava risiedere, la teca in vetro blindato dove la corona è tuttora custodita. Il suo assassinio, nel 1900, interruppe i suoi progetti, ma alle sue esequie venne esposta la Corona Ferrea e la sua tomba al Pantheon ne reca, davanti, una copia bronzea.

Vittorio Emanuele III e Umberto II non vollero alcuna cerimonia di incoronazione.

Regolamentazione[modifica | modifica wikitesto]

La regolamentazione della corona d'Italia è presente nel regio decreto del 1º gennaio 1890,[4] il quale stabilisce:

  • Art. 43.

Le Corone della Reale Famiglia hanno tutte la stessa base d'un cerchio d'oro coi margini cordonati, fregiato con otto grossi zaffiri (cinque visibili) attorniati ciascuno da dodici gemme, cioè: quattro diamanti alternati con altrettanti rubini ed altrettanti smeraldi: i zaffiri sono divisi da otto nodi di Savoia (quattro visibili) d'oro a sbalzo. Il cerchio è sormontato da quattro foglie d'acanto d'oro (tre visibili) caricate, in cuore, d'una perla; separate da quattro crocette di Savoia (due visibili) smaltate di rosa e ripiene di bianco, pomate con quattro perle ed accostate, ciascuna, da due perle collocate sopra una piccola punta; il tutto movente dal margine superiore del cerchio.

  • Art. 44.

Il Re usa due corone; quella Reale di Savoia e quella Reale d'Italia.

  • Art. 45.

La Corona Reale di Savoia è chiusa da otto vette d'oro (cinque visibili) moventi dalle foglie e dalle crocette, riunite, con doppia curvatura, sulla sommità, fregiate all'esterno da grosse perle decrescenti dal centro e sostenenti un globo d'oro cerchiato, cimato come Capo e Generale Gran Maestro dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro da una crocetta d'oro, trifogliata, movente dalla sommità del globo.

L'art. 51 del medesimo decreto, inoltre, stabilisce che:

  • Art. 51.

La Corona Reale d'Italia è quella detta Corona di Ferro che si conserva nel Real Tesoro della Cattedrale di Monza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Rossi, p. 45.
  2. ^ Rossi, p. 46.
  3. ^ Rossi, p. 48.
  4. ^ Titoli e Stemmi della Famiglia Reale d'Italia, cnicg.net. URL consultato il 21 giugno 2015 (archiviato dall'url originale il 9 gennaio 2013).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bruna Rossi, Quel tricolore di piume leggere, Tricase, Youcanprint, 2012, ISBN 9788867516018.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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