Villa della Regina

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Villa della Regina
Torino, Villa della regina - fronte.jpg
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Piemonte
Coordinate 45°03′29.88″N 7°42′29.66″E / 45.0583°N 7.70824°E45.0583; 7.70824Coordinate: 45°03′29.88″N 7°42′29.66″E / 45.0583°N 7.70824°E45.0583; 7.70824
Informazioni
Condizioni In uso
Realizzazione
Proprietario storico Casa Savoia
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Villa della Regina di Torino
(EN) Residences of the Royal House of Savoy
Tipo architettonico
Criterio C (i) (ii) (iv) (v)
Pericolo Nessuna indicazione
Riconosciuto dal 1997
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Villa della Regina è una seicentesca villa torinese, situata nella parte orientale-collinare della città, nel quartiere Borgo Po. Costruita per volere di Maurizio di Savoia - prima cardinale e poi, dal 1641, principe d'Oneglia - e passata poi a sua moglie Ludovica (o Luisa Cristina) di Savoia. In seguito fu destinata a dimore delle sovrane sabaude, motivo del nome con cui è rimasta conosciuta. Dal 1869 fu donata dai Savoia all'Istituto nazionale per le Figlie dei Militari italiani. Fa parte del circuito delle Residenze sabaude in Piemonte e dal 1997, la Villa è iscritta alla Lista del Patrimonio dell'umanità come parte del sito seriale UNESCO Residenze sabaude.

Nel 2016 la residenza ha fatto registrare 60.662 visitatori.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il cardinale Maurizio di Savoia, committente dell'edificio

Fu progettata intorno al 1615 dall'architetto romano Ascanio Vitozzi, il progettista del Palazzo Reale di Torino, che però morì nello stesso anno. La villa, originariamente concepita come una sontuosa residenza di campagna con annessi vigneti, venne allora realizzata dagli architetti Carlo e Amedeo di Castellamonte (padre e figlio) su commissione del cardinale Maurizio di Savoia, secondogenito del duca Carlo Emanuele I nonché fratello del duca Vittorio Amedeo I. Il cardinale era un uomo di grande cultura che rinunciò successivamente alla porpora cardinalizia per vivere in questa villa con la nipote Ludovica (o Luisa Cristina) di Savoia la quale nel 1642, all'età di 13 anni (lui quarantanovenne), era diventata sua moglie. Da principio venne perciò chiamata Villa Ludovica e in un padiglione di essa il cardinale Maurizio era solito organizzare dotte riunioni di accademici, scienziati e intellettuali. Questo salotto, del quale fecero parte lo storico sabaudo Emanuele Tesauro e il futuro papa Innocenzo X[2], era detto l'Accademia dei Solinghi e vi si discuteva di letteratura, scienza, filosofia e matematica. Maurizio di Savoia e sua moglie morirono entrambi proprio in questa villa, rispettivamente nel 1657 e nel 1692.

Il nome con cui è rimasto conosciuto il complesso deriva dal fatto che essa fu residenza delle regine sabaude nel corso del Settecento. Anna Maria di Orléans moglie di Vittorio Amedeo II, in particolare, la elesse a suo soggiorno prediletto dopo averne affidatola riprogettazione a Filippo Juvarra che curò ogni aspetto dell'interno e degli esterni, comprese le più minute decorazioni. La Villa divenne così, in piena sintonia con il gusto dell'epoca, un luogo di delizie e svago. Spesso la corte vi si tratteneva per tutto il mese di settembre dopo la festa del giorno 8, ricorrenza della liberazione di Torino dall'assedio del 1706.

Durante l'occupazione francese, la Villa fu compresa nel patrimonio imperiale (lo stesso Napoleone vi risiedette nel 1805). Ciò ne permise il pieno riutilizzo alla Restaurazione.

Con il trasferimento della corte sabauda, a seguito della donazione fatta dal re Vittorio Emanuele II nel 1868, il 4 luglio 1869 divenne la sede dell'Istituto Nazionale delle Figlie degli Ufficiali che combatterono durante le Guerre di indipendenza italiane. Da quell'anno cessò definitivamente di essere una proprietà privata della casa Reale e divenne la sede delle sezioni di Lettere e Arti. I saloni e le stanze affrescate del piano nobile vennero adibiti ad aule scolastiche e all'appartamento della direttrice; i due loggiati sul salone rococò ospitarono le classi di disegno e di cucito.

Nel corso del regno di Umberto I diversi arredi furono trasferiti al Palazzo del Quirinale, tra cui la celebre libreria eseguita dall'ebanista Pietro Piffetti.[3]

Colpita dai bombardamenti alleati durante il secondo conflitto mondiale, la Villa ha conosciuto in seguito un lungo degrado, durante il quale i suoi esterni furono ricoperti con accumuli di vegetazione infestante che arrivarono fino ad un volume di 400 000 metri cubi di piante[4].

A tale situazione si è posto rimedio a partire dal 1994, anno della presa in gestione da parte della Soprintendenza per i beni artistici e storici del Piemonte, con lavori di disinfestazione e restauro durati oltre dieci anni conclusisi con la riapertura del 2007.

Nel giardino è stata riportata in vita la vigna, così che nel 2008 è stato possibile eseguire la prima vendemmia di Freisa.

La villa è stata spesso scelta come set cinematografico. La prima occasione documentata riguarda un cortometraggio dell'epoca pionieristica del cinema muto torinese prodotta nel 1909 dalla Ambrosio Film col titolo di Spergiura![5]. La più recente è del 2014, quando viene girata all'interno e all'esterno della villa la miniserie La bella e la bestia.[6]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Disegno del 1711 raffigurante il complesso della Villa della Regina
Il Belvedere superiore

La Villa della Regina si trova sullo spartiacque tra la Val San Martino e la Val Salice, ai piedi del parco cittadino di Villa Genero. Raggiungibile in pochi minuti con la strada che dalla Chiesa della Gran Madre di Dio sale ad Est su per la collina (numerosi cartelli presenti), la Villa della Regina era visitabile sia all'esterno che all'interno nei fine settimana con prenotazione obbligatoria, dall'aprile 2011 invece apre con orari statali.

Esterni e giardino[modifica | modifica wikitesto]

La struttura è tipicamente seicentesca con un celebre giardino all'italiana ad anfiteatro nel retro.

Una volta percorso il viale di accesso, si ha di fronte l'antistante piazza-terrazza ellittica (il cosiddetto Gran Rondeau), ovvero una doppia scala con fontana centrale di 20 m di diametro. Dentro la fontana trova posto una scultura in marmo del dio Nettuno seduto, mentre ai suoi bordi giacciono 11 statue di divinità fluviali. Lo scenografico Gran Rondeau permette di salire ad un piazzale di forma rettangolare che termina al fondo con uno scalone a tenaglia e una vasca centrata più piccola della precedente, detta Vasca della Sirena perché contiene una statua in marmo della Sirena.

Il corpo centrale della facciata principale del palazzo è in posizione leggermente avanzata rispetto ai due padiglioni laterali che lo affiancano. Il tetto della facciata centrale è coronato da una balaustra a forma di U con 6 grandi statue.

Dietro il palazzo si estende, scavato nella collina, un vasto giardino emiciclico su 3 livelli suddivisi da filari di siepi di bosso. Dal corpo centrale della facciata retrostante si sviluppa un'esedra semicircolare che racchiude una piccola vasca quadrilobata in marmo. L'ambiente dell'esedra è delimitato da un muro semicircolare su cui sono scavate 20 nicchie quasi tutte adorne di statue. Nel mezzo del muro che circoscrive l'esedra, in corrispondenza di due obelischi, si apre una scalinata che porta ad un'ulteriore vasca prospiciente la Grotta del Re Selvaggio. Questa non è nient'altro che un parallelepipedo di marmo diviso in tre parti e decorato al suo interno con specchiature e pietre policrome; al fondo della galleria mediana troneggia la statua del Re Selvaggio.

Superata la Grotta, la scalinata prosegue verso il culmine centrale dell'anfiteatro: si tratta del Belvedere superiore, alla cui base sorge la circolare Fontana del Mascherone. La fontana alimenta dall'alto la cosiddetta Cascatella della Naiade, in pratica una modesta cascata a gradini di pietra paralleli che affianca la scalinata e conduce l'acqua verso le fontane sottostanti tramite un sistema di canalizzazioni. Il Belvedere superiore domina invece dall'alto palazzo e giardino ed è la costruzione più elevata della Villa della Regina.

All'estremità Sud della Villa (a destra della facciata principale) sorge il già citato Padiglione dei Solinghi, una costruzione a due piani isolata e seminascosta dal bosco circostante.

L'acqua che alimenta dall'alto verso il basso il circuito delle vasche e fontane è attinta da varie sorgenti naturali nella collina circostante. A coronamento del giardino si estende un grande bosco.

Nel 2016 è stato scelto dal comitato scientifico del concorso Il Parco Più Bello tra i dieci parchi e giardini più belli d'Italia.[7][8]

Interni[modifica | modifica wikitesto]

All'interno della residenza si trovano affreschi e quadri di Giovanni Battista Crosato, Daniel Seiter e Corrado Giaquinto, posti nel grande salone principale. Nelle sale adiacenti sono notevoli i quattro Gabinetti Cinesi in raffinato legno laccato e dorato. Gran parte degli stucchi, fra i quali le decorazioni dell'anticamera con soffitto verde e della sala di Anna Maria di Orléans, sono opera di Pietro Somazzi[9].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ MIBACT 2016 (PDF), beniculturali.it.
  2. ^ Maurizio Lupo, quotidiano la Stampa del 04/08/1992, cronaca Torino, p.33
  3. ^ Libreria di Piffetti
  4. ^ Maurizio Lupo, quotidiano la Stampa del 31/01/2008, cronaca Torino, p.76
  5. ^ Testimonianza di Arrigo Frusta, Il cinema si faceva così, in Bianco e nero, n.5 - 6, maggio - giugno 1960.
  6. ^ in 6 milioni davanti alla TV per La bella e la bestia
  7. ^ I dieci parchi più belli d'Italia 2016
  8. ^ IL PREMIO "IL PARCO PIU' BELLO D'ITALIA" PRESENTA I 10 FINALISTI 2016!
  9. ^ Bolandrini, 2011, 400.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Angela Griseri, Un inventario per l'esotismo. Villa della Regina 1755, Torino, Centro Studi Piemontesi, 1988, ISBN non esistente
  • Lucia Caterina, Cristina Mossetti (a cura di), Villa della regina, Il riflesso dell'Oriente nel Piemonte del Settecento, Torino, Allemandi, 2005, ISBN 88-422-1153-2
  • Cristina Mossetti, La Villa della Regina, Torino, Allemandi, 2007, ISBN non esistente
  • Lucia Caterina, Cristina Mossetti, Paola Traversi (a cura di), Juvarra a Villa della Regina: le storie di Enea di Corrado Giaquinto, Torino, Soprintendenza per i beni storici, artistici ed etnoantropologici del Piemonte, 2008, ISBN non esistente

Sulle decorazioni e l'arredo interno:

  • Giuseppe Dardanello, Stuccatori luganesi a Torino. Disegno e pratiche di bottega, gusto e carriere, in Ricerche di Storia dell'arte, n.55, 1995, p.53-76;
  • Giuseppe Dardanello, Riccardo Gonella, Giorgio Olivero, Sculture nel Piemonte del Settecento: di differente e ben intesa bizzarria, Torino Fondazione CRT, 2005, ISBN non esistente
  • Beatrice Bolandrini, I Somasso e i Papa. Due dinastie di stuccatori a Torino nel Sei e nel Settecento, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Torino nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, «Arte&Storia», anno XI, n.52, Lugano, Ticino Management, 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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