Duomo di Monza

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Basilica minore
di San Giovanni Battista
Duomo di Monza
Monza, Duomo.jpg
StatoItalia Italia
RegioneLombardia
LocalitàMonza
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareSan Giovanni Battista
Arcidiocesi Milano
Consacrazione1365
ArchitettoMatteo da Campione
Stile architettonicoMisto, Gotico Internazionale
Inizio costruzione1300, prima edificazione 595
Completamento1681
Sito webSito ufficiale

Coordinate: 45°35′00.71″N 9°16′32.83″E / 45.58353°N 9.275787°E45.58353; 9.275787

Mosè Bianchi, Interno del Duomo di Monza

Il Duomo di Monza, ufficialmente Basilica minore di San Giovanni Battista, è un edificio religioso elevato a rango di basilica minore [1] edificato tra il XIV e il XVII secolo.

Situato nell'omonima piazza al centro della città, è dedicato a San Giovanni Battista ed è sede della parrocchia di San Giovanni Battista nel Duomo di Monza. [2] Al suo interno custodisce la corona ferrea ed il suo campanile è l'edificio più alto della città.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dalle origini al '300[modifica | modifica wikitesto]

Monza esce dal panorama nebuloso dei centri minori del territorio milanese durante il regno ostrogoto: Paolo Diacono, nella sua Historia Langobardorum, ne sottolinea la prossimità a Milano e la salubrità del clima, ragioni che inducono Teodorico a costruirvi il suo Palatium magnum[3].

Il rosone e la statua di san Giovanni Battista

La prima chiesa fu fatta erigere dalla regina Teodolinda come cappella palatina del suo Palazzo Reale monzese, residenza estiva della corte longobarda: la prima costruzione di cui si ha notizia e traccia è un "oraculum" dedicato a san Giovanni Battista nel 595.
La regina fa edificare a Monza un palazzo magnificamente decorato con le imprese dei Longobardi e accanto al palazzo fonda successivamente una basilica che dedica a san Giovanni Battista, dotandola di molti ornamenti d'oro e d'argento e di rendite sufficienti. Le informazioni disponibili sul tempio originario sono scarsissime e l'unica fonte disponibile è ancora la Historia Langobardorum, che Paolo Diacono compose al crepuscolo del regno Longobardo.

Il San Giovanni monzese, nato quindi come cappella palatina, nel 603 è usato eccezionalmente anche come luogo di battesimo per Adaloaldo, figlio di Teodolinda e Agilulfo ed erede al trono longobardo. Il battesimo viene celebrato da Secondo di Trento, abate benedettino consigliere della regina[3].

In quella e in altre occasioni, papa Gregorio I manifesta con doni e lettere la propria approvazione per il progetto politico di Teodolinda, mirante alla normalizzazione dei rapporti con la sede pontificia e alla conversione del popolo longobardo dall'eresia ariana al cattolicesimo.

Alla sua morte, avvenuta nel 627, Teodolinda è sepolta all'interno della Basilica. Il luogo della sepoltura è subito fatto segno di devozione, sino al 1308, quando i resti della sovrana vengono traslati in un sarcofago, oggi collocato all'interno della cappella della Regina. Anche il sarcofago diviene oggetto di venerazione e per secoli, ogni anno, nell'anniversario della morte di Teodolinda, il 22 gennaio, si svolge una cerimonia all'altare di quella cappella, presso il suo sepolcro.

Dal '300 ai giorni nostri[modifica | modifica wikitesto]

La riedificazione del duomo, risale all'anno 1300, quando l'arciprete Avvocato degli Avvocati, nell'anno del primo Giubileo della storia della cristianità, depone la prima pietra del nuovo tempio.

L'ex evangelicatorio di Matteo da Campione riadattato nel XVIII secolo a cantoria dell'organo
Lapide funeraria di Matteo da Campione, immurata all'esterno della cappella del Rosario

Questa seconda campagna costruttiva, motivata dalla necessità di ampliare l'edificio (sobriamente ispirato alle contemporanee architetture mendicanti, come il San Francesco "ad pratum magnum" della stessa Monza) per adattarlo alle esigenze di rappresentanza che il ritorno del Tesoro da Avignone (nel 1345) imponeva, cade a metà del secolo. Artefice di questa seconda, più solenne, fase è Matteo da Campione[4], esponente di quella stirpe di costruttori proveniente dalla zona dei laghi tra Lombardia e attuale Canton Ticino, alla quale i Visconti commissionarono tante imprese edilizie e decorative del ducato nel corso del Trecento. La sua lapide funeraria (+ 1396), immurata all'esterno della cappella del Rosario, ci informa sulla sua attività (il completamento della grande facciata "a vento", la realizzazione del pulpito e del battistero) e testimonia il prestigio da lui raggiunto e la sua devozione. Egli fu certamente interprete dell'aspirazione dei Visconti a realizzare una grande basilica per le incoronazioni imperiali[4], secondo la tradizione germanica che imponeva all'imperatore di assumere tre corone: quella d'argento ad Aquisgrana, quella d'oro a Roma e quella "di ferro" appunto a Monza (o a Milano). E di ciò si ha una straordinaria testimonianza iconografica nella grande lastra (già chiusura posteriore del pulpito) oggi collocata presso l'ingresso della sacrestia[5].

Altare maggiore e paliotto

A Matteo spetta anche la costruzione delle due cappelle gemelle ai lati dell'abside maggiore. Quella di destra (già del santo Chiodo e dedicata al santo Rosario) venne decorata intorno al 1417-18 (sopravvive un unico frammento con Cristo crocifisso, attribuito a Michelino da Besozzo); quella di sinistra (dedicata a Teodolinda) decorata tra il 1444 e il 1446 dalla famiglia di pittori lombardi Zavattari che realizzarono il celebre ciclo di affreschi tardogotici[4].

Occorre attendere oltre un secolo per assistere alla ripresa dell'attività decorativa, che questa volta interessa i bracci dei transetti. È sempre nella seconda metà del Cinquecento che si avvia, in rapporto alle trasformazioni imposte dal Concilio di Trento, una profonda rielaborazione della zona absidale, con lo sfondamento del muro di fondo della cappella maggiore e la costruzione di un vasto presbiterio, all'esterno rigorosamente intonato alle precedenti architetture tardogotiche.

Duomo di Monza, interno

Alla fine del secolo viene anche costruito, su progetto di Pellegrino Tibaldi, il nuovo campanile, a sinistra della facciata. Nel 1644 viene gettata la volta della navata centrale[4] e nel 1681 è costruita, nell'area delle sacrestie, la cappella ottagona destinata a ospitare il tesoro. I primi decenni del Settecento, anche in coincidenza con il ripristino del culto del santo Chiodo, segnano anche una forte ripresa decorativa, che trasforma l'edificio in una sorta di antologia della pittura tardobarocca.

La stagione neoclassica è segnata dall'altare maggiore progettato da Andrea Appiani (1798) e dal nuovo pulpito di Carlo Amati (1808). Durante il periodo francese, due terzi dei tesori in oro e argento conservati presso il duomo di Monza vennero consegnati alla zecca di Milano per essere fusi e impiegati per pagare le spese militari. Bonaparte prese possesso dei tesori della Basilica e della Biblioteca, spediti alla Biblioteca Nazionale di Parigi. Con la caduta del Primo Impero (1815), i monzesi chiesero la restituzione di tutti i tesori presi dai francesi, ma la Corona di Agilulfo, conservata presso il duomo, era stata fusa a Parigi. Il Duomo era stato oggetto di significative spoliazioni napoleoniche.

Alla fine dell'Ottocento si collocano le grandi opere di restauro conservativo e stilistico della cappella di Teodolinda e soprattutto della facciata (L. Beltrami, G. Landriani), che viene trasformata radicalmente con la reintegrazione delle edicole sommitali (già tutte cadute, ad eccezione di una, all'inizio dei Seicento) e la sostituzione dei filari di marmo nero di Varenna con serpentino verde d'Oira, per enfatizzare, in una sorta di ipercorrettismo, la componente toscaneggiante della cultura figurativa campionese[4].

Nel 2009 lo scultore Alberto Gianfreda realizza la scultura Braciere - Vasca Battesimale mobile[6].
Ad agosto 2020, con la rimozione delle ultime impalcature dalla facciata, termina l'ultimo restauro della struttura, iniziato nel 2013, che aveva già visto il completamento del nuovo altare, consacrato il 5 ottobre 2014 dall'arcivescovo di Milano Angelo Scola. L'altare conserva l'antico paliotto in legno dorato di Borgino del Pozzo e la facciata riacquista le tonalità originali del marmo bianco di Candoglia e del marmo grigio-azzurrato di Musso, che col tempo erano state alterate dall'ossidazione. [7] [8]

Decorazione[modifica | modifica wikitesto]

Banchetto delle nozze di Teodolinda, dagli affreschi della cappella di Teodolinda, duomo di Monza

Se si eccettua il ciclo della cappella di Teodolinda, poco è sopravvissuto della decorazione precedente la stagione barocca, che ha profondamente inciso nella percezione dello spazio interno del duomo.

Decorazione interna[modifica | modifica wikitesto]

Transetti[modifica | modifica wikitesto]

In clima tardomanierista ci trasportano le decorazioni delle testate interne dei transetti, a iniziare da quella meridionale (Albero di Jesse, di Giuseppe Arcimboldi[4] e Giuseppe Meda, 1558) per passare a quella settentrionale (Storie di San Giovanni Battista, di G. Meda e Giovan Battista Fiammenghino, 1580).

Organi[modifica | modifica wikitesto]
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Organi del Duomo di Monza.

Inserito in cassa in Cornu Evangeli, è un grande strumento di 12 piedi in stile rinascimentale italiano ma di recente fattura, ad opera della ditta italiana Gustavo Zanin. Dotato di 17 registri e un'unica tastiera di 54 note e la pedaliera a leggio di 18 note.

Collocato nell'antica cassa in Cornu Epistolæ si trova l'opus 617 dalla prestigiosa casa organaria svizzera Metzler Orgelbau[9] a trasmissione interamente meccanica, conta 29 registri distribuiti nei due manuali e pedale. Venne costruito nel 2002.

Presbiterio[modifica | modifica wikitesto]

La decorazione del presbiterio e del coro è la maggiore impresa pittorica del Seicento e vede all'opera Stefano Danedi detto il Montalto, Isidoro Bianchi, Carlo Cane ed Ercole Procaccini il Giovane, con quadrature di Francesco Villa. La volta della navata maggiore viene invece affrescata alla fine del secolo da Stefano Maria Legnani detto il Legnanino, con quadrature del Castellino (1693).

Quadroni[modifica | modifica wikitesto]

I dieci quadroni della navata centrale con Storie di Teodolinda e della Corona ferrea, realizzati tra Sei e Settecento, appartengono a diversi pittori, fra cui Sebastiano Ricci, Filippo Abbiati e Andrea Porta.

Cappelle[modifica | modifica wikitesto]

È però soprattutto il Settecento a segnare l'interno dell'edificio, che costituisce un osservatorio privilegiato per lo studio della cultura figurativa lombarda tra barocco, barocchetto e rococò. Pietro Gilardi affresca con Storie della Croce il tiburio[4] (1718-19); Giovan Angelo Borroni dipinge nella cappella del Rosario (1719-21), in quella del Battistero e in quella di Santa Lucia (1752-53); Mattia Bortoloni decora la cappella del Corpus Domini[4] (1742).

L'episodio conclusivo è costituito dall'intervento in duomo di Carlo Innocenzo Carloni, il grande maestro del rococò internazionale, già attivo in Austria, Germania e Boemia. Tra il 1738 e il 1740, secondo un programma stabilito dal gesuita Bernardino Capriate, egli decora le volte delle navate laterali, l'arcone trionfale e le pareti occidentali del transetto[4].

Corona Ferrea e tesoro del duomo[modifica | modifica wikitesto]

Nel Duomo si conserva la celeberrima Corona Ferrea, usata per secoli per l'incoronazione dei Re d'Italia, che, secondo la tradizione, contiene uno dei chiodi usati per la crocefissione di Cristo. La Chiesa riconosce il carattere di reliquia alla corona, e proprio per questo è conservata in chiesa (e non nel museo).
Dal transetto sinistro, attraverso il grazioso chiostro del settecentesco cimiterino, si accede al Museo Serpero, che conserva il tesoro del Duomo.

Fino al XVI secolo il Duomo di Monza era amministrativamente autonomo dalla diocesi di Milano, e l'Arciprete del Duomo aveva persino una parte dei poteri propri di un vescovo; nei documenti d'epoca si parla di "Curia" di Monza, anticamente di rito patriarchino, proprio come se fosse stata una sede vescovile.
Questa situazione fu sanata da san Carlo Borromeo, che abolì tutti i riti diversi dal rito ambrosiano e romano, ma per la forte opposizione dei monzesi, egli dovette tuttavia rinunciare ad imporre il rito ambrosiano per la celebrazione della Messa, che vige nel resto della diocesi. Tuttora a Monza, Brugherio e Villasanta, la Messa è celebrata secondo il rito romano.

Le campane[modifica | modifica wikitesto]

Il campanile possiede un concerto di 8 campane in scala diatonica maggiore di La2, fuse nel 1741 dal milanese Bartolomeo Bozzi[10], successivamente autore anche delle campane della Basilica di Sant'Ambrogio. Questo campanile ha la caratteristica di avere le campane che suonano a "slancio", un'eccezione nella Diocesi di Milano, che invece usa il sistema "Ambrosiano".

Campana Nota nominale Fonditore Anno Peso stimato
Prima La3 Bartolomeo Bozzi 1741 372 kg
Seconda Sol♯3 Bartolomeo Bozzi 1741 414 kg
Terza Fa♯3 Bartolomeo Bozzi 1741 662 kg
Quarta Mi3 Bartolomeo Bozzi 1741 993 kg
Quinta Re3 Bartolomeo Bozzi 1741 1324 kg
Sesta Do♯3 Bartolomeo Bozzi 1741 1656 kg
Settima Si2 Bartolomeo Bozzi 1741 2401 kg
Ottava La2 Bartolomeo Bozzi 1741 3315 kg

Plenum delle 8 campane di Monza[?·info]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Catholic.org Basilicas in Italy
  2. ^ Parrocchia di San Giovanni Battista nel Duomo di Monza, su duomomonza.it. URL consultato il 10 giugno 2020.
  3. ^ a b P. Diacono, Historia Langobardorum, Libri III et IV
  4. ^ a b c d e f g h i R. Conti, Il Duomo di Monza: 1300-2000. VII centenario della fondazione: guida storico-artistica, Silvana, 1999
  5. ^ Duomo di Monza | La basilica, la parrocchia e i suoi parrocchiani - Home
  6. ^ Alberto Gianfreda opere (PDF), su fondazionecasadelladivinabellezza.it.
  7. ^ BARBARA APICELLA, Monza, il Duomo torna bicolore dopo un secolo, su Il Giorno, 1598768826969. URL consultato il 3 novembre 2020.
  8. ^ Duomo di Monza, via un’altra impalcatura: il ritorno alla bellezza originaria toglie il fiato, su MBNews. URL consultato il 3 novembre 2020.
  9. ^ Dom zu I-Monza, Op 617, su Metzler Orgelbau, http://www.metzler-orgelbau.ch.
  10. ^ Scheda completa sul campanile

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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