Adaloaldo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Adaloaldo
Re dei Longobardi
Stemma
In carica 616 –
625
Predecessore Agilulfo
Successore Arioaldo
Nascita Monza, 602 o 603
Morte Ravenna, 626
Dinastia Bavarese
Padre Agilulfo
Madre Teodolinda
Religione Cattolica

Adaloaldo (Monza, 602 o 603Ravenna, 626) è stato re dei Longobardi in Italia dal 616 al 625 (dal 604 associato al trono dal padre Agilulfo).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Agilulfo e di Teodolinda, fu il primo sovrano longobardo a essere battezzato secondo il rito cattolico nel 603, un anno dopo la sua nascita, avvenuta nel Palazzo Reale di Monza (eretto a residenza estiva della coppia reale). Benché all'epoca il cattolicesimo fosse ancora minoritario tra i Longobardi, che contavano anche pagani, ariani e aderenti allo Scisma tricapitolino (che contrapponeva Roma al Patriarcato di Aquileia), la scelta dell'ariano Agilulfo e della cattolica Teodolinda segnò in modo decisivo l'evoluzione del popolo longobardo.

Adaloaldo fu battezzato la vigilia di Pasqua del 603, il 6 aprile, da Secondo di Non, monaco ascoltato a corte[1].

Nel 604, Adaloaldo fu associato al trono con una incoronazione avvenuta nell'Ippodromo romano di Milano, a imitazione del cerimoniale bizantino. Agilulfo, infatti, mirava a creare una monarchia romanizzante e una propria dinastia. Alla morte di Agilulfo, Adaloaldo divenne unico re, ma, essendo ancora minorenne, fu affiancato dalla madre Teodolinda, che esercitò la reggenza per alcuni anni e conservò una posizione autorevole anche in seguito. L'esercito fu affidato al comando del duca Sundrarit, già comandante militare e uomo di fiducia di Agilulfo. Poco dopo l'ascesa al trono di Adaloaldo, Sundrarit inflisse una dura sconfitta all'esarca Eleuterio, imponendo ai Bizantini un tributo. Più tardi, verso il 616-617, i Longobardi si emanciparono anche dal vassallaggio verso i Franchi, ai quali fino ad allora dovevano versare tributi periodici.

Decisivo, in quegli anni, era il versante della politica religiosa. L'Italia era divisa, sia nell'elemento latino che in quello germanico, dallo Scisma tricapitolino che contrapponeva il papa di Roma al patriarca di Aquileia; tra i Longobardi, inoltre, si contavano anche numerosi pagani e ariani. Teodolinda, di origine bavara, seppur nipote del re longobardo Vacone, era stata seguace dello Scisma tricapitolino, ma finì per assumere posizioni sempre più filocattoliche.

Tra il 615 e il 620, il re dei Visigoti Sisebuto, fervente cattolico, scrisse una lettera alla corte longobarda, elogiando Teodolinda e mostrandosi preoccupato circa le sorti del cattolicesimo in Italia. Ciò rispecchia, forse, un atteggiamento favorevole all'arianesimo da parte del giovane Adaloaldo. Questi, comunque, quando assunse i pieni poteri riprese la politica filocattolica e filoromana. Nonostante la debolezza dei Bizantini, impegnati in quegli anni contro gli Avari e i Persiani, Adaloaldo puntò piuttosto a una generale pacificazione con Ravenna e con Roma: un comportamento incomprensibile per i duchi longobardi, tutti di cultura militare, che accusarono il re di essere pazzo. A capo della fronda si pose il cognato Arioaldo, marito della sorella del re Gundeperga. Il conflitto esplose nel 624, e l'anno seguente il trono di Adaloaldo fu occupato da Arioaldo.

Adaloaldo morì nel 626, forse avvelenato. Al suo nome Adaloaldo è associata la Croce di Adaloaldo, secondo la tradizione donata dal papa Gregorio Magno per il suo battesimo e che è custodita nel Museo del Duomo di Monza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'abate Secondo, citato da Paolo Diacono come consigliere spirituale della regina Teodolinda e padrino di battesimo del principe ereditario Adaloaldo, secondo il Daquino altri non sarebbe che il vescovo Astese Secondo. Il Diacono nella sua cronaca parla anche del battesimo di Agilulfo, che sarebbe avvenuto per opera del vescovo di Trento Secondo, notizia, questa, considerata però improbabile. Per il Vergano ed il Cipolla, infatti, questo non sarebbe stato possibile perché collocano in quel periodo a capo della diocesi di Trento il vescovo Agnello.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura storiografica[modifica | modifica wikitesto]

  • Lidia Capo, Commento, in Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, Milano, Lorenzo Valla/Mondadori, 1992, ISBN 88-04-33010-4.
  • Jörg Jarnut, Storia dei Longobardi, Torino, Einaudi, 2002, ISBN 88-464-4085-4.
  • Alberto Magnani-Yolanda Godoy, "Teodolinda la longobarda", 1998, Jaca Book, Milano, pp. 103-116.
  • Sergio Rovagnati, I Longobardi, Milano, Xenia, 2003, ISBN 88-7273-484-3.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Re dei Longobardi (Re d'Italia) Successore Corona ferrea.png
Agilulfo 616 - 625 Arioaldo
Predecessore Re d'Italia Successore Crown of Italy.svg
Agilulfo 616 - 625 Arioaldo