Luigi Federico Menabrea

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Luigi Federico Menabrea
Luigi Federico Menabrea.jpg

Ambasciatore d'Italia nel Regno Unito
Durata mandato 10 marzo 1876 –
24 dicembre 1882
Monarca Vittorio Emanuele II, Umberto I
Primo ministro Marco Minghetti, Agostino Depretis, Benedetto Cairoli
Predecessore Carlo Cadorna
Successore Carlo Felice Nicolis, conte di Robilant

Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d'Italia
Durata mandato 27 ottobre 1867 –
14 dicembre 1869
Monarca Vittorio Emanuele II
Predecessore Urbano Rattazzi
Successore Giovanni Lanza
Legislature X Legislatura del Regno d'Italia

Ministro degli Affari Esteri del Regno d'Italia
Durata mandato 27 ottobre 1867 –
14 dicembre 1869
Primo ministro Luigi Federico Menabrea
Predecessore Pompeo Di Campello
Successore Emilio Visconti Venosta
Legislature VIII Legislatura del Regno d'Italia

Ministro della Marina del Regno d'Italia
Durata mandato 12 giugno 1861 –
3 marzo 1862
Primo ministro Bettino Ricasoli
Predecessore Camillo Benso, conte di Cavour
Successore Carlo Pellion di Persano

Durata mandato 22 gennaio 1863, ad interim –
25 gennaio 1863
Primo ministro Luigi Carlo Farini
Predecessore Giovanni Ricci
Successore Orazio Di Negro

Durata mandato 27 ottobre 1867, ad interim –
8 novembre 1867
Primo ministro Luigi Federico Menabrea
Predecessore Federico Pescetto
Successore Pompeo Provana del Sabbione
Legislature VIII Legislatura del Regno d'Italia

Ministro dei Lavori Pubblici del Regno d'Italia
Durata mandato 8 dicembre 1862 –
24 marzo 1863
Primo ministro Luigi Carlo Farini
Predecessore Agostino Depretis

Durata mandato 24 marzo 1863 –
28 settembre 1864
Primo ministro Marco Minghetti
Successore Stefano Jacini

Senatore del Regno d'Italia

Dati generali
Partito politico Destra storica
Titolo di studio Laurea in ingegneria idraulica
Laurea in architettura civile
Professione Militare di carriera (esercito)
Luigi Federico Menabrea.gif
Luigi Federico Menabrea
Immagine del generale Menabrea, verso il 1860
Immagine del generale Menabrea, verso il 1860
4 settembre 1809 – 25 maggio 1896
Nato a Chambéry
Morto a Saint-Cassin
Dati militari
Paese servito Flag of the Kingdom of Sardinia (1848-1851).svg Regno di Sardegna
Italia Regno d'Italia
Forza armata Flag of the Kingdom of Sardinia (1848-1851).svg Armata Sarda
Italia Regio Esercito
Arma Esercito
Corpo Genio
Anni di servizio 1832 - 1892
Grado Tenente generale
Guerre Prima guerra di indipendenza italiana
Seconda guerra di indipendenza italiana
Terza guerra di indipendenza italiana
Battaglie Assedio di Gaeta
Studi militari Accademia militare di Torino

[senza fonte]

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Luigi Federico Menabrea
Marchese di Valdora
In carica 1875 –
25 maggio 1896
Predecessore Titolo inesistente
Successore Carlo Luigi Menabrea
Trattamento Sua Eccellenza
Altri titoli Conte (9 novembre 1861)
Nobile (30 dicembre 1843)
Dinastia Menabrea
Padre Ottavio Antonio Menabrea
Madre Margherita Pillet
Consorte Carlotta Richetta di Valgoria
Figli Carlo Luigi
Ottavio
Religione cattolicesimo

Luigi Federico Menabrea (Chambéry, 4 settembre 1809Saint-Cassin, 25 maggio 1896) è stato un ingegnere, generale, politico e diplomatico italiano.

È stato anche uno dei più grandi scienziati italiani del XIX secolo, nonché socio dell'Accademia delle Scienze di Torino e dell'Accademia Nazionale dei Lincei. Come riconoscimento l'asteroide 1997 VA4 è stato denominato 27988 Menabrea.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Studiò a Torino, dove nel 1832 si laureò in ingegneria e matematica con i professori Giovanni Plana e Giorgio Bidone. Ingegnere e ufficiale del genio, sostituì Cavour alla fortezza di Bard e in seguito divenne professore di meccanica e costruzioni presso l'Accademia militare.

L'attività scientifica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1840 si svolse a Torino, presso l'Accademia delle Scienze, il secondo Congresso degli scienziati italiani, invitati dal re Carlo Alberto di Savoia. Al congresso partecipò anche Charles Babbage, invitato dall'astronomo Giovanni Plana a presentare il suo progetto di macchina analitica. A Torino Babbage presentò per la prima volta a un pubblico scientifico le sue idee ed ebbe modo di mostrare vari disegni del suo ambizioso e complesso progetto. La presentazione appassionò gli scienziati italiani e proseguì in seminari ristretti. Particolarmente interessati a questi seminari, nei quali per la prima volta si discusse di concatenamento delle operazioni, potremmo dire di programmazione, furono il fisico Mossotti e Luigi Menabrea.

Questi si dedicò successivamente a una descrizione del progetto di Babbage che pubblicò in francese nel 1842 presso la "Bibliothèque Universelle de Genève", in quello che può essere considerato il primo lavoro scientifico nella disciplina dell'informatica: "Notions sur la machine analytique de Charles Babbage". Il testo qualche mese dopo venne ripreso per essere tradotto in inglese e notevolmente ampliato da Ada Lovelace, valente collaboratrice di Babbage[1]. Nel 1846 divenne professore di Scienza delle Costruzioni all'Università degli Studi di Torino, cattedra che ricoprì fino al 1860.

Nonostante i suoi gravosi impegni militari e politici, Menabrea continuò a condurre per tutta la vita una notevole attività scientifica. Fu il primo scienziato a dare una prima formulazione dell'analisi strutturale basata sul principio di lavoro virtuale, divenendo di fatto un precursore nell'introduzione di principi energetici nella meccanica dei continui. Inoltre formulò il principio ora noto come teorema del minimo lavoro, pubblicandone nel 1870, insieme a Joseph Bertrand, la prima precisa dimostrazione. Studiato in meccanica applicata la teoria dei sistemi elastici, questo principio afferma che: "fra tutti i sistemi di forze esterne, il solo che è il grado di esistere è quello che corrisponde al potenziale elastico minimo".

Carriera militare[modifica | modifica wikitesto]

Allo scoppio della prima guerra d'indipendenza italiana fu inviato nei ducati del centro-Italia a Parma, Piacenza, Modena e Reggio Emilia. Dal 25 marzo al 20 luglio 1848 si fece promotore negli ex Ducati del sostegno sardo contro le mire egemoniche austriache e le tendenze centrifughe rispetto alla costituzione di un regno dell’Alta Italia. Nominato commissario regio presso le truppe pontificie del generale Giovanni Durando, riuscì a mobilitare dalle terre emiliane un contingente costituito da 2200 regolari e 1000 volontari.[2]

Il 22 aprile 1859, alla vigilia della seconda guerra d'indipendenza italiana, venne promosso al grado di maggiore generale. Comandante superiore del genio, dal 20 al 30 aprile 1859 progettò e coordinò i lavori di fortificazione lungo la Dora Baltea al fine di impedire l’avanzata delle truppe austriache verso Torino e favorire, nel contempo, il congiungimento dell’esercito francese con quello sardo[2]. Successivamente partecipò come Tenente generale del Corpo del Genio alla campagna di Lombardia (1859) e all'assedio della fortezza di Gaeta (1860). Il 3 ottobre 1860 ricevette l'onorificenza di Grande Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia.

Partecipò anche alla terza guerra di indipendenza in veste di comandante supremo del genio contribuendo alla fortificazione della linea sul Mincio. Consegnò poi al re l’antica Corona Ferrea Lombarda insieme con i risultati del plebiscito delle popolazioni venete. Intimo oramai di Vittorio Emanuele II, il 2 gennaio 1867 ebbe la nomina di primo aiutante di campo del re, ruolo che contribuì a renderlo partecipe della politica personale condotta dal sovrano.

L'attività politica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1848 venne eletto deputato, carica che mantenne per sei legislature (nella prima fu eletto nel collegio di Verrès, in quelle successive nel collegio di San Giovanni di Moriana), fino al 1860, quando (il 29 febbraio) venne nominato senatore del Regno d'Italia, carica che durava a vita, e che quindi mantenne per ben 36 anni (record battuto solo da Giulio Andreotti). Votò per la cessione della Savoia alla Francia optando quindi per la nazionalità italiana.

Ministro nei governi Ricasoli, Farini e Minghetti[modifica | modifica wikitesto]

Fu Ministro della Marina nel Governo Ricasoli I (1861-1862) e Ministro dei Lavori Pubblici in quelli Farini e Minghetti I (1862-1864). Come Ministro della Marina si impegnò nei difficili compiti di sciogliere e amalgamare la flotta da guerra della marina napoletana con quella sarda, migliorare la condizione dei porti militari e realizzare l’arsenale di La Spezia. Nel ruolo di Ministro dei Lavori Pubblici detenuto fino alla fine del 1864, nonostante le disastrose finanze pubbliche, inaugurò un grande progetto infrastrutturale realizzatosi con la creazione di una base navale militare a Brindisi e la messa in opera di 2000 km di ferrovie. Fu inoltre durante il suo dicastero che si realizzò la prima serie di francobolli delle Poste italiane.

Alla caduta del secondo ministero Ricasoli nel marzo del 1867, il re avrebbe voluto affidargli l’incarico di procedere alla formazione di un nuovo governo, ma l’improvvisa morte del figlio Ottavio, avvenuta il 5 aprile, indusse Menabrea a declinare il compito, e il governo fu costituito da Urbano Rattazzi[2].

Dopo il disastro di Mentana e sotto la minaccia di uno scontro con la Francia, il 27 ottobre 1867, Vittorio Emanuele II, dopo il fallimento di Enrico Cialdini, chiese a Menabrea di formare un governo che rimase in carica fino al 14 dicembre 1869, a capo di tre gabinetti consecutivi. Fu in questa posizione che si trovò a contrastare i tentativi di Giuseppe Garibaldi di togliere Roma al Papato.

Capo del governo[modifica | modifica wikitesto]

Nato nel giro di poche ore in un momento di estrema crisi, il primo ministero Menabrea segnò una rottura tra la prassi parlamentare di supremazia della Camera, consolidata da Cavour, e la norma costituzionale ripristinata dal monarca. Nel clima pesante provocato dall'arresto di Garibaldi, Menabrea, che aveva mantenuto per sé i dicasteri della Marina e degli Affari Esteri, venne tacciato di essere a capo di un governo di corte dalla natura extraparlamentare, i cui membri professavano un culto quasi fanatico della monarchia. Costituito esclusivamente da senatori, alti funzionari e notabili, il governo, presentatosi alla Camera alla fine 1867, fortemente sbilanciato a destra, fu violentemente attaccato dalle forze democratiche e fu di brevissima durata, cadendo (primo caso in assoluto) per la sfiducia parlamentare sancita su un ordine del giorno rigettato per due soli voti.

Nonostante le dimissioni e l’impopolarità, il re incaricò Menabrea di formare il nuovo governo che, sebbene più moderato della precedente compagine, per l’alleanza della Destra storica con il cosiddetto «terzo partito» di Antonio Mordini e Angelo Bargoni, al governo che prese forma il 5 gennaio 1868 pur mancando l’appoggio dei grandi statisti piemontesi come Quintino Sella e Giovanni Lanza. Formato quasi esclusivamente da ministri settentrionali, il governo si attirò inoltre le aspre critiche dei latifondisti e dei radicali del Mezzogiorno. All'interno della compagine ministeriale, alla fine dell’anno Carlo Cadorna fu costretto a dimettersi dal Ministero dell’Interno per la bocciatura del suo progetto di decentramento amministrativo e così come la riattivazione dell’imposta di ricchezza mobile. In fatto di politica estera poi, Menabrea non riuscì a condurre in porto la triplice alleanza con Francia e Austria, accordo che avrebbe portato alla soluzione «morale» della questione romana come lui auspicava.

I governi Menabrea sono ricordati anche per l'azione portata avanti dall'allora Ministro delle Finanze Luigi Guglielmo Cambray-Digny (confermato in tutti e tre i gabinetti presieduti da Menabrea) nel cercare di raggiungere il pareggio di bilancio, compito questo enorme poiché il bilancio dello Stato, dopo le spese sostenute per la Terza Guerra d'Indipendenza del 1866, era in un deficit pauroso, tanto che il governo precedente aveva introdotto il corso forzoso per farvi fronte. Menabrea fece approvare un'imposta grave e impopolare come la tassa sul macinato, ovvero l'imposta sulla macinazione dei cereali, che si pagava direttamente al mugnaio in base alla tipologia di cereali macinati. La tassa gravò soprattutto sui ceti più bassi della popolazione, la cui alimentazione di base era quasi completamente cerealicola, fatto che provocò numerose dimostrazioni popolari in Emilia e Romagna, presto sedate dall'esercito a costo di 250 morti e 1000 feriti a seguito del conferimento da parte del Senato di poteri straordinari al generale Raffaele Cadorna. Altra misura atta al risanamento dei conti pubblici fu la privatizzazione della regia dei tabacchi, che il ministro delle Finanze diede in appalto ad un gruppo di capitalisti privati, tra cui alcune banche straniere, che garantirono all'erario un gettito di 170 milioni di lire all'anno. Questa misura provocò poco dopo uno scandalo in cui pareva fossero coinvolte alcune personalità politiche della Destra, che avevano mercanteggiato il loro voto per favori personali, mentre dalle critichi non sfuggì nemmeno il re, che si diceva avesse ricavato sei milioni di lire. Questo provocò una crisi ministeriale che portò alla formazione del Governo Menabrea II e al rafforzamento della politica di rigore economico portata a vanti dal ministro, che accelerò la vendita dei beni ecclesiastici, messi in liquidazione già nel 1867, da cui vennero ricavati 162 milioni. Il resto Cambray-Digny propose di cederlo ad una Società di Beni Demaniali, fondata quattro anni prima, in cambio di un anticipo di 300 milioni, e di aggiungere 100 milioni alla Banca Nazionale, cedendole i servizi della Tesoreria di Stato, ma il progetto ministeriale fu bocciato dal Parlamento.

Il 16 settembre 1868, in qualità di capo del governo italiano, scrisse all'ambasciatore italiano in Argentina Enrico della Croce di Dojola al fine di incaricarlo di sondare la disponibilità del governo argentino a concedere all'Italia terre «totalmente disabitate» nelle regioni deserte del sud della Patagonia allo scopo di deportarvi i ribelli protagonisti del già scemante brigantaggio postunitario nell'Italia meridionale, reputando egli necessario accrescere «il sano terrorismo di Minghetti». Menabrea specifica all'ambasciatore che il progetto mira a rendere più efficace la repressione della delinquenza "col mezzo di stabilimenti penali in lontane contrade e colla deportazione dei rei". Egli aggiunge che "Limitata allo scopo poc'anzi accennato, l'occupazione territoriale non avrebbe in vista lo stabilimento di una vasta colonia destinata ad acquistare una vasta importanza politica": intende cioè rassicurare Buenos Aires e gli altri stati sudamericani, garantendo che l'Italia non intende avviare una politica coloniale in America Latina. La Repubblica Argentina, tuttavia, preoccupata di possibili pretese territoriali italiane, replicò negando la «vendita, l'ospitalità, l'affitto e il comodato» e l'allontanamento di Menabrea dal governo qualche tempo dopo fece definitivamente naufragare il progetto[3][4].

Gli ultimi anni e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Dopo una intensa attività politica, lasciati gli incarichi di governo, venne nominato ambasciatore a Londra e successivamente a Parigi. Nel 1875 ricevette il titolo ereditario di marchese di Valdora. Si ritirò dalla vita pubblica solo nel 1892, quattro anni prima della morte.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze italiane[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata
— 4 novembre 1866
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 6 ottobre 1866
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia
— 22 aprile 1868
Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
— 12 giugno 1856[5]
Commendatore dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine militare di Savoia
— 16 gennaio 1860[5]
Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
— 3 ottobre 1860[5]
Cavaliere di gran croce dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine militare di Savoia
— 1º aprile 1861[5]
Cavaliere dell'Ordine Civile di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Civile di Savoia
— 31 gennaio 1857
Medaglia d'Oro al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Oro al Valor Militare
«Per essersi distinto durante l'assedio e presa di Capua del 2 novembre 1860.»
— 1º giugno 1861[6]
Medaglia d'Argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Argento al valor militare
Medaglia Mauriziana per merito militare di 10 lustri - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia Mauriziana per merito militare di 10 lustri
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza (4 barrette) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza (4 barrette)
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia)
— Stoccolma, 20 agosto 1873
Cavaliere dell'Ordine Imperiale di Sant'Alexander Nevsky (Impero di Russia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Imperiale di Sant'Alexander Nevsky (Impero di Russia)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Salvatore (Grecia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Salvatore (Grecia)
— Atene, 16 dicembre 1867
Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo (Belgio) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo (Belgio)
— Bruxelles, 26 novembre 1865
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Dannebrog (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Dannebrog (Danimarca)
— 20 ottobre 1865
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria (Impero austro-ungarico) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria (Impero austro-ungarico)
— 16 aprile 1875
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Imperiale di Leopoldo (Impero austro-ungarico) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Imperiale di Leopoldo (Impero austro-ungarico)
— 1º gennaio 1867
Cavaliere di Gran Croce della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce della Legion d'Onore (Francia)
— Parigi, 4 maggio 1892
Gran Croce dell'Ordine della Torre e della Spada (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine della Torre e della Spada (Portogallo)
— Lisbona, 8 agosto 1867
Commendatore di I Classe dell'Ordine Civile di Sassonia (Regno di Sassonia) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore di I Classe dell'Ordine Civile di Sassonia (Regno di Sassonia)
— 25 aprile 1850
Cavaliere Gran Commendatore dell'Ordine Nichan Iftikar (Tunisia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere Gran Commendatore dell'Ordine Nichan Iftikar (Tunisia)
— 27 maggio 1867
Commendatore dell'Ordine di San Giuseppe (Granducato di Toscana) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine di San Giuseppe (Granducato di Toscana)
— Firenze, 16 ottobre 1849
Commendatore dell'Ordine di Carlo III (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine di Carlo III (Spagna)
— Madrid, 10 dicembre 1849
Commendatore dell'Ordine del Cristo (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine del Cristo (Portogallo)
— Lisbona, 21 giugno 1850
Ufficiale dell'Ordine delle Palme Accademiche (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine delle Palme Accademiche (Francia)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (a cura di) Pierluigi Bassignana e Alba Zanini, Macchine invenzioni scoperte. Scienza e tecnica a Torino e in Piemonte tra '800 e '900, Poggio a Caiano, CB Edizioni, 2012, p. 142.
  2. ^ a b c MENABREA, Luigi Federico in "Dizionario Biografico", su www.treccani.it. URL consultato il 25 ottobre 2016.
  3. ^ Il testo integrale della nota di Menabrea e l'analisi completa della vicenda in F. Izzo, I lager dei Savoia, Napoli 1999, pp. 173-178.
  4. ^ Lorenzo Del Boca, Indietro Savoia! Storia controcorrente del Risorgimento, Piemme, Casale Monferrato, 2003, ISBN 88-384-7040-5, pagg. 235-236.
  5. ^ a b c d Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  6. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Necrologio (1895-1896): Atti Accad. Sci. Torino 31 pp. 851–852
  • Necrologio (1910): Suppl. ai Rend. Circ. Mat. Palermo 5 pp. 21–24

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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Carlo Cadorna 1876 - 1882 Carlo Felice Nicolis, conte di Robilant
Predecessore Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d'Italia Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
Urbano Rattazzi ottobre 1867 - dicembre 1869 Giovanni Lanza
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Pompeo Di Campello 27 ottobre 1867 - 14 dicembre 1869 Emilio Visconti Venosta
Predecessore Ministro dei Lavori Pubblici del Regno d'Italia Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
Agostino Depretis 8 dicembre 1862 - 24 settembre 1864 Stefano Jacini
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