Antonio Salandra

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Antonio Salandra
Antonio Salandra.jpg

Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d'Italia
Durata mandato 21 marzo 1914 –
18 giugno 1916
Monarca Vittorio Emanuele III
Predecessore Giovanni Giolitti
Successore Paolo Boselli

Ministro dell'Interno
Durata mandato 21 marzo 1914 –
18 giugno 1916
Presidente Antonio Salandra
Predecessore Giovanni Giolitti
Successore Vittorio Emanuele Orlando

Dati generali
Partito politico Destra storica
Antonio Salandra
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Camera del Regno d'Italia
Luogo nascita Troia_(Italia)
Data nascita 13 agosto 1853
Luogo morte Roma
Data morte 9 dicembre 1931
Titolo di studio Laurea in giusrisprudenza
Professione accademico
Legislatura XVI, XVII, XVIII, XIX, XX, XXI, XXII, XXIII, XXIV, XXV, XXVI, XXVII
sen. Antonio Salandra
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Senato del Regno d'Italia
Legislatura XXVII

Antonio Salandra (Troia, 13 agosto 1853Roma, 9 dicembre 1931) è stato un politico italiano, Presidente del Consiglio dei ministri dal 21 marzo 1914 al 18 giugno 1916.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Docente universitario. Nel 1886 fu eletto per la prima volta deputato alla Camera del Regno (XVI legislatura) nel collegio di Foggia e sempre rieletto fino ala XXVII legislatura. Nel 1891 fu sottosegretario alle finanze nel governo Di Rudinì e ancora nel III e IV governo Crispi fino al 1896. Diviene ministro dell'agricoltura, industria e commercio nel II governo Pelloux dal 1899 al 1900.[1].

Nel 1901 fonda, insieme all'ex ministro (all'epoca) Sidney Sonnino, un nuovo quotidiano a Roma: il Giornale d'Italia.

Tornò al governo nel 1906 nel I e II governo Sonnino come Ministro delle finanze e poi del tesoro.

Presidente del consiglio[modifica | modifica wikitesto]

Salandra, un conservatore, divenne presidente del consiglio dei ministri nel marzo 1914, dopo la caduta del governo di Giovanni Giolitti, e scelto dallo stesso Giolitti che ancora guidava la maggioranza in parlamento. Decise di mantenere l'Italia neutrale (31 luglio 1914), ma nei mesi successivi, e specialmente dopo il rimpasto governativo del novembre (che portò al ministero degli esteri Sidney Sonnino), si distaccò ben presto da Giolitti sulla questione della partecipazione italiana alla prima guerra mondiale. Mentre Giolitti era schierato a favore della neutralità, Salandra e il suo ministro degli esteri Sonnino, appoggiavano l'intervento a fianco della Triplice Intesa, e sono responsabili dell'entrata in guerra dell'Italia, nonostante l'opposizione della maggioranza del parlamento (vedi Neutralità italiana nel primo anno di guerra) e la mancanza di fondi. La guerra costava e dato che le entrate non erano sufficienti, l'enorme costo venne pagato con l'accensione di debiti. In primo luogo aprendo un debito pubblico di circa 20 miliardi di lire e poi prestiti esteri, nei confronti della Gran Bretagna (pari a 611 milioni di sterline) e degli Stati Uniti (pari a 1648 milioni di dollari).[2]

Salandra si aspettava che l'entrata nel conflitto a fianco dell'Intesa avrebbe portato a una rapida soluzione della guerra, ma in realtà poco cambiò, e il primo anno di guerra dell'Italia fu segnato da pochi successi a fronte di un indebitamento smisurato. A seguito di questi errori, con la scusa di una riuscita offensiva austriaca dal Trentino nel giugno del 1916, Salandra fu messo in minoranza in Parlamento e costretto a dimettersi[3]. Durante i suoi due governi fu anche Ministro degli interni,e per brevi periodi degli esteri e della marina.

Dopo la fine della prima guerra mondiale, fu delegato alla conferenza di Parigi e poi rappresentante dell'Italia a Ginevra[4].

Salandra si spostò ulteriormente a destra, e appoggiò il governo di Mussolini nell'ottobre 1922. Eletto alla Camera nel 1924 nel listone fascista, fu presidente della giunta del bilancio fino al 1925. Fu poi nominato senatore del Regno d'Italia nel 1928, fino ala morte.

Attività accademica[modifica | modifica wikitesto]

Importante anche la sua carriera accademica. Professore ordinario di Diritto amministrativo e Scienza dell'amministrazione nella Università di Roma, fu Preside della Facoltà di Giurisprudenza e socio nazionale dell'Accademia dei Lincei.

Morì nel 1931 ed oggi riposa nella tomba di famiglia nel cimitero di Troia (Italia).

Dopo il fortunoso ritrovamento dei suoi diari[5] da parte del bibliotecario di Lucera[6], essi sono conservati alla biblioteca "Ruggero Bonghi" di Lucera, suo collegio elettorale.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Il divorzio in Italia, Roma, Forzani e C., 1882.
  • Codice della giustizia amministrativa, Torino, Unione tipografica editrice, 1893.
  • La politica nazionale e il Partito liberale, Milano, Treves, 1912.
  • Corso di diritto amministrativo, Roma, Athenaeum, 1915.
  • Politica e legislazione. Saggi, Bari, Laterza & Figli, 1915.
  • I discorsi della guerra. Con alcune note, Milano, Treves, 1922.
  • La neutralità italiana, 1914. Ricordi e pensieri, Milano, Mondadori, 1928.
  • L'intervento. 1915. Ricordi e pensieri, Milano, Mondadori, 1930.
  • Benemerenze e direttive del partito liberale, Lucera, Scepi, 1944.
  • Memorie politiche. 1916-1925, Milano, Garzanti, 1951; Reggio Calabria, Parallelo 38, 1975.
  • Il diario di Salandra, Milano, Pan, 1969.
  • Discorsi parlamentari, 3 voll., Roma, C. Colombo, 1969.
  • I retroscena di Versailles, Milano, Pan, 1971.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata
— 1914
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 1914
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia
— 1914

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Storia Camera
  2. ^ Il debito pubblico in Italia 1861-1987. Ministero del tesoro. Roma. Poligrafico.1988. pag. 31 e seguenti.
  3. ^ "The Ministerial Crisis in Italy." Economist [London, England] 17 June 1916: 1140. The Economist Historical Archive, 1843-2012.
  4. ^ Archivio Luce
  5. ^ Salandra, Antonio , Il diario di Salandra, a cura di G. B. Gifuni, prefazione di Giuseppe Longo, Pan ed. Milano, 1969. V. anche Salandra inedito e I retroscena di Versailles, della stessa casa editrice.
  6. ^ Il Risorgimento, 1977, Volume 29, p. 187, Edizioni Comune di Milano "Amici del Museo del Risorgimento."

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Emblema della Regno d'Italia Predecessore: Presidenti del Consiglio dei ministri del Regno d'Italia Successore: Stemma dei Savoia
Giovanni Giolitti 21 marzo 1914 - 18 giugno 1916 Paolo Boselli I
Camillo Benso, conte di Cavour (1861-1861)  | Bettino Ricasoli (1861-1862)  | Urbano Rattazzi (1862-1862)  | Luigi Carlo Farini (1862-1863)  | Marco Minghetti (1863-1864)  | Alfonso La Marmora (1864-1866)  | Bettino Ricasoli (1866-1867)  | Urbano Rattazzi (1867-1867)  | Luigi Federico Menabrea (1867-1869)  | Giovanni Lanza (1869-1873)  | Marco Minghetti (1873-1876)  | Agostino Depretis (1876-1878)  | Benedetto Cairoli (1878-1878)  | Agostino Depretis (1878-1879)  | Benedetto Cairoli (1879-1881)  | Agostino Depretis (1881-1887)  | Francesco Crispi (1887-1891)  | Antonio Starabba, marchese di Rudinì (1891-1892)  | Giovanni Giolitti (1892-1893)  | Francesco Crispi (1893-1896)  | Antonio Starabba, marchese di Rudinì (1896-1898)  | Luigi Pelloux (1898-1900)  | Giuseppe Saracco (1900-1901)  | Giuseppe Zanardelli (1901-1903)  | Giovanni Giolitti (1903-1905)  | Tommaso Tittoni (1905-1905)  | Alessandro Fortis (1905-1906)  | Sidney Sonnino (1906-1906)  | Giovanni Giolitti (1906-1909)  | Sidney Sonnino (1909-1910)  | Luigi Luzzatti (1910-1911)  | Giovanni Giolitti (1911-1914)  | Antonio Salandra (1914-1916)  | Paolo Boselli (1916-1917)  | Vittorio Emanuele Orlando (1917-1919)  | Francesco Saverio Nitti (1919-1920)  | Giovanni Giolitti (1920-1921)  | Ivanoe Bonomi (1921-1922)  | Luigi Facta (1922-1922)  | Benito Mussolini (1922-1943)  | Pietro Badoglio (1943-1944)  | Ivanoe Bonomi (1944-1945)  | Ferruccio Parri (1945-1945)  | Alcide De Gasperi (1945-1946)
Predecessore Ministro degli Esteri del Regno d'Italia Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
Antonino Paternò-Castello di San Giuliano 17 ottobre 1914 - 31 ottobre 1914 Sidney Sonnino
Predecessore Ministro delle Finanze del Regno d'Italia Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
Pietro Vacchelli 8 febbraio 1906 - 29 maggio 1906 Fausto Massimini
Predecessore Ministro del Tesoro del Regno d'Italia Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
Paolo Carcano 11 dicembre 1909 - 31 marzo 1910 Francesco Tedesco
Controllo di autorità VIAF: (EN32017768 · LCCN: (ENn88644431 · SBN: IT\ICCU\RAVV\075227 · ISNI: (EN0000 0000 6629 7047 · GND: (DE120305690 · BNF: (FRcb12059288f (data)