Giuseppe Zanardelli

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Giuseppe Zanardelli
Giuseppe Zanardelli iii.jpg

Presidente della Camera dei deputati
Durata mandato 23 novembre 1892 –
20 febbraio 1894
Predecessore Giuseppe Biancheri
Successore Giuseppe Biancheri

Durata mandato 5 aprile 1897 –
14 dicembre 1897
Predecessore Tommaso Villa
Successore Giuseppe Biancheri

Durata mandato 16 novembre 1898 –
25 maggio 1899
Predecessore Giuseppe Biancheri
Successore Luigi Chinaglia

Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d'Italia
Durata mandato 15 febbraio 1901 –
3 novembre 1903
Monarca Vittorio Emanuele III
Predecessore Giuseppe Saracco
Successore Giovanni Giolitti

Ministro di Grazia e Giustizia
Durata mandato 29 maggio 1881 –
25 maggio 1883
Monarca Umberto I
Presidente Agostino Depretis
Predecessore Tommaso Villa
Successore Bernardino Giannuzzi-Savelli

Durata mandato 4 aprile 1887 –
6 febbraio 1891
Presidente Francesco Crispi
Predecessore Diego Tajani
Successore Luigi Ferraris

Durata mandato 14 dicembre 1897 –
1º giugno 1898
Presidente Antonio di Rudinì
Predecessore Emanuele Gianturco
Successore Teodorico Bonacci

Deputato del Regno di Sardegna
Durata mandato 2 febbraio – 17 dicembre 1860
Legislature VII
Collegio Gardone Val Trompia

Deputato del Regno d'Italia
Durata mandato 18 febbraio 1861 –
2 ottobre 1882
Legislature VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV
Collegio Iseo

Durata mandato 22 novembre 1882 –
27 settembre 1892
Legislature XV, XVI, XVII
Collegio Brescia

Durata mandato 23 novembre 1892 –
26 dicembre 1903
Successore Giovanni Quistini
Legislature XVIII, XIX, XX, XXI
Collegio Iseo

Dati generali
Partito politico Sinistra storica
Università Università di Pavia

Giuseppe Zanardelli (Brescia, 26 ottobre 1826Toscolano Maderno, 26 dicembre 1903) è stato un patriota e politico italiano.

Militante democratico, partecipò ai Moti del 1848 in Lombardia e alle Dieci giornate di Brescia del 1849. Dopo il fallimento della rivoluzione, andò esule in Toscana e in Svizzera, per poi tornare nel 1859 durante la Seconda Guerra d'Indipendenza. Fu ininterrottamente eletto alla Camera dei deputati del Regno d'Italia dal 1860 fino alla morte, militando tra le fila della Sinistra storica; dopo che nel 1876 questa formazione politica prese il potere, Zanardelli ricoprì vari incarichi ministeriali in numerosi governi di Sinistra. Ostile al trasformismo di Agostino Depretis, formò insieme ad altri esponenti democratici (Francesco Crispi, Giovanni Nicotera, Alfredo Baccarini e Benedetto Cairoli) una corrente interna d'opposizione detta Pentarchia. Ministro della Giustizia nel ministero Crispi, fu autore del nuovo Codice penale, rimasto in vigore fino al 1931 e altamente avanzato per l'epoca, in quanto aboliva la pena di morte. Allontanatosi da Crispi per la sua politica africana, divenne presidente della Camera e poi ministro guardasigilli nel governo Di Rudinì, dimettendosi dopo la repressione della cosiddetta protesta dello stomaco a Milano nel 1898. La sua presidenza del Consiglio, durata dal 1901 al 1903, con Giovanni Giolitti agli Interni, segnò l'inizio e la preparazione della successiva età giolittiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli esordi[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Zanardelli nacque a Brescia il 29 ottobre 1826, primo di quindici figli, da una famiglia borghese di modeste condizioni economiche. Suo nonno, Giuseppe, era un grassinaro, ossia un produttore e commerciante di latticini, originario di Collio[1], in Val Trompia, trasferitosi a Brescia per avviare una sua attività economica. Malgrado il fallimento della sua impresa, Giuseppe riuscì comunque a far studiare i suoi due figli, Giovanni e Antonio, fino alla laurea: il primo divenne ingegnere, il secondo avvocato.

Il padre del futuro Presidente del Consiglio, Giovanni Zanardelli, si sposò con Margherita Caminada, di origine trentina, donna molto religiosa e fervente cattolica, alla quale il piccolo Giuseppe fu molto legato. I primi studi gli fece nel collegio Sant'Anastasia di Verona, poi frequentò il Liceo classico Arnaldo di Brescia, dove si dimostrò uno studente brillante e vivace. Infine, Zanardelli si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza all'Università di Pavia, come alunno del Collegio Ghislieri. Non terminò però gli studi, a causa dello scoppio dei moti rivoluzionari del 1848.

Infatti Zanardelli, che fin da giovanissimo aveva mostrato sentimenti liberali e patriottici, decise di abbandonare l'ateneo e di arruolarsi come combattente nei Corpi Volontari Lombardi durante la Prima Guerra d'Indipendenza, prendendo parte alla campagna del Trentino come soldato semplice nella colonna cremonese comandata da Gaetano Tibaldi, distinguendosi nella battaglia di Sclemo presso Stenico. Nel 1849 tornò a Brescia dopo la sconfitta sabauda di Novara, partecipando all'insurrezione delle dieci giornate di Brescia contro il governo austriaco. Memorabile fu la sua azione, condotta con pochi compagni nell'ultima giornata di combattimenti, contro un convoglio austriaco di rifornimenti scortato da 180 soldati, che furono costretti ad arretrare: fu l'ultima vittoria dei Bresciani sulle truppe del generale Haynau, prima che si abbattesse l'inevitabile spietata reazione.

Dopo il fallimento dei moti rivoluzionari, Zanardelli riparò da esule in Toscana, dove terminò gli studi universitari all'Università di Pisa e vi rimase fino al 1851, quando poté rientrare in Lombardia in seguito alla concessione dell'amnistia imperiale per i condannati politici. Una volta rientrato, fu costretto a ripetere l'esame di laurea all'ateneo pavese per far convalidare la laurea in giurisprudenza ottenuta a Pisa. Poco tempo dopo, morto prematuramente il padre nel 1853, Giuseppe Zanardelli, in quanto figlio primogenito, dovette farsi carico del mantenimento della famiglia, dando lezioni private di diritto, lavorando come segretario di un teatro e collaborando ad alcune testate giornalistiche. Una di queste fu il periodico Il Crepuscolo, il più noto giornale dell'epoca, per il quale dal 1857 Zanardelli scrisse dei saggi di economia politica.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1859, alla vigilia della Seconda Guerra d'Indipendenza, Zanardelli fu costretto nuovamente ad espatriare per la sua attività cospirativa, rifugiandosi a Lugano, in Svizzera; vi rimase per breve tempo, per poi raggiungere Giuseppe Garibaldi, all'epoca comandante dei cacciatori delle Alpi a Como, da dove il Generale lo mandò nella natia Brescia per prepararvi l'insurrezione che spianasse la strada all'esercito frano-piemontese. Il 29 febbraio del 1860 fu affiliato alla Massoneria nella Loggia romana "Propaganda Massonica" del Grande Oriente d'Italia.[2]

Dopo l'annessione della Lombardia al Regno di Sardegna, Giuseppe Zanardelli decise di scendere in politica, candidandosi per la Camera dei deputati alle elezioni del 25 marzo 1860, risultando eletto per il collegio di Gardone Val Trompia; dopo la soppressione di tale collegio, sarebbe stato successivamente eletto deputato di Iseo. In Parlamento militò tra le file della Sinistra storica, ricoprendo anche vari incarichi amministrativi (come quello di sindaco di Nave), mentre nel 1866, dopo la conquista del Veneto in seguito alla Terza Guerra d'Indipendenza, fu inviato a Venezia in qualità di commissario regio per gestire il periodo di transizione.

Tuttavia, Zanardelli si dedicò attivamente alla politica solo a partire dal 18 marzo 1876 quando la Sinistra, di cui era esponente di spicco, andò al potere in seguito alla caduta del Governo Minghetti II, sfiduciato dalla Camera a causa di un progetto di legge sulla nazionalizzazione delle ferrovie. Vittorio Emanuele II allora affidò la presidenza del Consiglio al capo del raggruppamento liberal-democratico, Agostino Depretis, il quale nominò Zanardelli ministro dei Lavori Pubblici nel suo primo governo. Il politico bresciano mantenne il dicastero fino al 14 novembre 1877, quando, in disaccordo con Depretis, si dimise per alcune divergenze sulla gestione delle convenzioni ferroviarie. Poco tempo dopo, il 24 marzo 1878, morto Vittorio Emanuele II e succedutogli il figlio Umberto I di Savoia, Zanardelli divenne ministro dell'Interno nel governo presieduto da Benedetto Cairoli, in un periodo di grave instabilità interna susseguitasi alla morte del sovrano e alle divergenze tra gli esponenti più in vista della Sinistra. In qualità di titolare degli Interni, si occupò del progetto di riforma dell'estensione del diritto di voto, rimanendo in carica fino al 19 dicembre 1878.

Ministro della Giustizia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Codice penale italiano del 1889.

Nominato ministro della Giustizia nel Governo Depretis IV il 29 maggio 1881, Zanardelli riuscì a portare a termine la stesura del nuovo Codice di Commercio e a far approvare la normativa sul lavoro femminile e minorile. Inoltre, riuscì a respingere la domanda di estradizione per i compagni dell'irredentista Guglielmo Oberdan, rifugiatisi in Italia dopo la condanna a morte del patriota italiano. Congedato da Depretis il 25 maggio 1883 per la sua ostilità alle politiche trasformiste del ministero, rimase dunque all'opposizione e diede vita alla cosiddetta "Pentarchia", un raggruppamento di opposizione interna alla Sinistra formato da lui, Francesco Crispi, Giovanni Nicotera, Alfredo Baccarini e Benedetto Cairoli.

L'opposizione parlamentare della Pentarchia si rivelò molto compatta e agguerrita, tanto che Depretis, per formare il suo ennesimo ministero, dovette venire a patti con essa; pertanto, il 4 aprile 1887 Zanardelli entrò nuovamente nel governo dello stesso Depretis, sempre come ministro della Giustizia, mentre Crispi divenne ministro dell'Interno. Dopo la morte di Depretis, avvenuta mentre era ancora in carica, a succedergli fu proprio Crispi, che lo riconfermò allo stesso dicastero anche nel suo primo governo, rimanendo in carica fino al 6 febbraio 1891.

Zanardelli apparentemente in un momento di relax

Durante questo periodo Zanardelli avviò una riforma del sistema giudiziario e riuscì a far approvare il primo codice penale dell'Italia unita, considerato tra i più liberali e progrediti tra quelli vigenti all'epoca: il codice Zanardelli venne presentato alla Camera nel novembre 1887, pubblicato il 22 novembre 1888, promulgato il 30 giugno 1889 ed entrò in vigore il 1º gennaio 1890. Tra l'altro, per sua iniziativa personale, si giunse all'abolizione della pena di morte.

Nella Relazione al Re Zanardelli si diceva convinto che «...le leggi devono essere scritte in modo che anche gli uomini di scarsa cultura possano intenderne il significato; e ciò deve dirsi specialmente di un codice penale, il quale concerne un grandissimo numero di cittadini anche nelle classi popolari, ai quali deve essere dato modo di sapere, senza bisogno d'interpreti, ciò che dal codice è vietato». Zanardelli riteneva che la legge penale non dovesse mai dimenticare i diritti dell'uomo e del cittadino e che non dovesse guardare il delinquente come un essere necessariamente irrecuperabile: non occorreva solo intimidire e reprimere, ma anche correggere ed educare[3].

Sempre lo stesso anno, autorizzò la scarcerazione dell'anarchico Giovanni Passannante, autore di un attentato al re nel 1879, che versava in condizioni disumane e venne trasferito al manicomio di Montelupo Fiorentino.

Presidente del Consiglio[modifica | modifica wikitesto]

Dopo le dimissioni da ministro, Zanardelli fu eletto il 24 novembre 1892 Presidente della Camera dei deputati, ricoprendo tale carica fino al 20 febbraio 1894. Nei primi giorni di dicembre del 1893, caduto il governo di Giolitti in seguito allo Scandalo della Banca Romana, il Presidente della camera fu convocato da Umberto I con l'incarico di formare un nuovo ministero. Il diretto interessato tentò strenuamente, ma senza successo, di formare un nuovo gabinetto: l'ostacolo insormontabile si rivelò essere la nomina del generale Oreste Baratieri a ministro della Guerra, nomina sgradita a Vienna, legata al Regno d'Italia dalla Triplice Alleanza, in quanto Baratieri era trentino ed irredentista. Nonostante fosse consigliato dal re a rinunciare a lui come ministro della Guerra, Zanardelli rifiutò sdegnosamente, in quanto la vide come una indebita interferenza austriaca negli affari interni italiani. Di conseguenza, rinunciò all'incarico di formare il nuovo gabinetto.

Avverso all'ultimo ministero Crispi per via delle sue politiche repressive in Sicilia e in Lunigiana e per la sua politica coloniale in Africa, Zanardelli venne rieletto Presidente della Camera il 6 aprile 1897, occupando lo scranno di Montecitorio fino al 14 dicembre 1897, quando accettò nuovamente il portafoglio della Giustizia nel governo presieduto da Rudinì; fu però presto costretto a dimettersi a causa dei dissensi con il collega di governo Visconti Venosta sulle misure da prendere per impedire il ripetersi delle agitazioni popolari del maggio 1898.

Dopo essere tornato alla presidenza della Camera il 17 novembre 1898, Zanardelli abbandonò nuovamente il suo posto il 25 maggio 1899 per poter prendere parte attiva alla campagna ostruzionistica del 1899-1900 contro il progetto di legge sulla pubblica sicurezza presentato dal Governo Pelloux I. Questa presa di posizione gli valse l'appoggio dell'Estrema Sinistra storica nella formazione, dopo la caduta del governo Saracco, di un nuovo governo, che rimase in carica 991 giorni, dal 15 febbraio 1901 al 3 novembre 1903. Il capo della maggioranza in quel momento era Sidney Sonnino ma il re Vittorio Emanuele III preferisce affidare l'incarico a Zanardelli che pure si trova in minoranza nel Parlamento, per almeno tre motivi: Zanardelli era l'espressione di quella Sinistra liberale che ha vinto la crisi di fine secolo, era l'unico politico non "sovversivo" che può contare sul consenso dei socialisti ed aveva l'esplicito appoggio di Giovanni Giolitti.

Villa Zanardelli a Toscolano Maderno fu edificata in stile cinquecentesco tra il 1898 e il 1902.

Le sue precarie condizioni di salute non gli consentirono tuttavia di portare a termine grandi opere tuttavia durante il suo governo avvenne la militarizzazione dei ferrovieri facendo assumere al Governo parte dell'onere finanziario delle Ferrovie, venne richiamata alle armi la classe 1878, venne istituito l'Acquedotto Pugliese, vennero approvati particolari provvedimenti per la città di Napoli inerenti al risanamento del bilancio comunale ed all'avvio di un programma di industrializzazione, venne proposta una legge sul divorzio che sebbene già approvata dalla Camera dovette essere ritirata per la forte opposizione popolare. Inoltre, Zanardelli, nel settembre 1902, compì un viaggio nel Sud Italia, attraverso la Basilicata (una delle regioni allora più povere d'Italia) tenendo anche un discorso a Potenza divenendo così il primo capo del governo dell'Italia unita a recarsi nel Meridione.

Negli ultimi anni di carriera Zanardelli focalizzò l'attenzione proprio sulla questione del Mezzogiorno ed il suo resoconto di viaggio[4] sarà fondamentale per l'approvazione della legge speciale per la Basilicata (il 23 febbraio 1904), uno dei primi esempi di intervento straordinario dello Stato nel Mezzogiorno.

Si congedò definitivamente dalla scena politica, a causa di una malattia terminale, dando le dimissioni da Primo ministro il 3 novembre 1903. Morì poco più di un mese dopo, il 26 dicembre 1903, a Toscolano Maderno, a 77 anni, venendo sepolto nel Cimitero di Brescia.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Scritti di Giuseppe Zanardelli[modifica | modifica wikitesto]

  • Sulla Esposizione bresciana. Lettere estratte dal giornale "Il Crepuscolo" del 1857, Milano, Tip. di Antonio Valentini e C., 1857 riproduzione del frontespizio
    • Ristampa: Brescia, Sintesi, 1973.
  • Della vita del professore Camillo Guerini: discorso funebre letto dall'avvocato Giuseppe Zanardelli nel cimitero di Brescia il 20 luglio 1862, nell'occasione in cui ivi al Gerini erigevasi un monumento, Brescia, Tip. Nazionale F. Apollonio, 1862.
  • Studii sulla sessione parlamentare 1861-1862, Brescia, Tip. Nazionale F. Apollonio, 1863.
  • L'Avvocatura. Discorsi, Firenze, Barbèra, 1879.
    • Seconda edizione: Firenze, Barbèra, 1891.
    • Ristampe: nuova rist. sulla 2ª ed. fiorentina con prefazione di U. Da Como, Milano, Società editrice Unitas, 1920; Brescia, Tip. Pavoniana, 1954.
    • Nuova ed.: L'avvocatura: discorsi (con alcuni inediti), introduzione di Giuseppe Frigo: L'eredita giuridica e forense di Giuseppe Zanardelli alle soglie del 21. secolo; prefazione di Remo Danovi, Milano, Giuffre, 2003 ("I discorsi dell'avvocatura" 3).
  • Relazione ministeriale sul libro primo del progetto di codice penale presentato alla Camera dei deputati da S. E. il ministro di Grazia e Giustizia e dei Culti Zanardelli nel 22 novembre 1887, Torino, Unione tipografico-editrice, 1888.
  • Raccolta riassuntiva dei discorsi tenuti presso l'Amministrazione provinciale di Brescia dal 1862 al 1902, Brescia, Geroldi, 1954 (Pubblicata con la collaborazione dell'Ateneo, dall'amministrazione provinciale di Brescia nel cinquantennio della morte, 1953).

Manoscritti[modifica | modifica wikitesto]

Studi e contributi critici[modifica | modifica wikitesto]

  • Frattini, Giuseppe Zanardelli; biografia e discorsi. Con lettera-prefazione dell'avv. Giovanni Amellino, Napoli, E. Chiurazzi, 1903.
  • Emilio Ondei, Giuseppe Zanardelli e un trentennio di storia italiana, Brescia, Tip. Pavoniana, 1954.
  • Carlo Vallauri, La politica liberale di Giuseppe Zanardelli dal 1876 al 1878, Milano, Giuffrè, 1966 (Pubblicazioni dell'Istituto di studi storico-politici, Università di Roma, Facoltà di scienze politiche).
  • Elena Sanesi, Giuseppe Zanardelli dalla giovinezza alla maturità: con documenti inediti, Brescia, Ateneo di Brescia, 1967.
  • Antonio Fappani, Giuseppe Zanardelli e Geremia Bonomelli: corrispondenza inedita, Brescia, Società per la storia della Diocesi di Brescia, 1968 ("Fonti e documenti" 1).
  • Mario Dilio, Il viaggio di Zanardelli in Basilicata, Bari, Adriatica, 1970 ("I classici della questione meridionale").
  • Roberto Chiarini, Giuseppe Zanardelli e la lotta politica nella provincia italiana: il caso Brescia (1882-1902), Milano, SugarCo, 1976 ("Biblioteca di storia lombarda moderna e contemporanea. Studi e ricerche" 4).
  • Lia Corniani de Toni, Giuseppe Zanardelli: il potere del nuovo Stato. Società civile e dibattito politico a Brescia nella seconda metà dell'Ottocento, Brescia, Grafo, 1984 ("Quaderni di didattica dei beni culturali" 15).
  • Giuseppe Zanardelli: atti del Convegno (Brescia 29,30 settembre 1983 - Pavia 1º ottobre 1983), a cura di Roberto Chiarini, Milano, Franco Angeli, 1985.
  • La linea lombarda del federalismo: Carlo Cattaneo, Arcangelo Ghisleri, Giuseppe Zanardelli, scritti scelti e presentazione di Giuseppe Gangemi, Roma, Gangemi, 1999.
  • Claudio Pedrazzini, Il pensiero politico e l'opera di Giuseppe Zanardelli Ministro dei lavori pubblici, 1876-1877, Cremona, L. Campedelli, 2002.
  • Zanardelli e la Basilicata cento anni dopo, atti del convegno (Matera 29 gennaio 2003), a cura dell'Associazione degli ex parlamentari e consiglieri regionali della Basilicata, Potenza, Consiglio regionale della Basilicata, Soveria Mannelli, Rubbettino Editore, 2003.
  • Giuseppe Zanardelli, 1826-1903: il coraggio della coerenza, catalogo della mostra (Roma, Vittoriano, 30 maggio-7 settembre 2003), Milano, Skira, 2003.
  • Tonino Mazza, Giuseppe Zanardelli: la libertà nella giustizia, Iseo, Società operaia di mutuo soccorso maschile e femminile, 2003.
  • Roberto Chiarini, Zanardelli grande bresciano, grande italiano, Roccafranca, La Compagnia della Stampa Massetti Rodella Editori, 2004, ISBN 88-8486-082-2.
  • Giuseppe Zanardelli capo di governo (1901-1903), a cura di Sergio Onger e Gianfranco Porta, contributi di Francesco Barbagallo... [et al.], Brescia, Grafo, 2004.
  • Zanardelli: una famiglia ghisleriana. Carte inedite di Giuseppe e Ferdinando Zanardelli donate al Collegio Ghislieri, atti della Giornata di studi (Pavia, Collegio Ghislieri, 28 novembre 2003), Pavia, Collegio Ghislieri - Como, Ibis, 2005.
    • Collegio Ghislieri, venerdì 28 novembre ore 17 - Aula Goldoniana. Coordina Ernesto Bettinelli. - Ettore Dezza, Disposizioni testamentarie e carte private di Giuseppe Zanardelli. - Marina Tesoro, L'attentato Passanante: lettere al Ministro degli interni Zanardelli. - Angelo Stella, Fatti di famiglia nel diario inedito di Giovanni Zanardelli. - Paolo Corsini, Giuseppe Zanardelli: un politico lombardo con il senso dello Stato.
  • Giuseppe Lupo, La carovana Zanardelli, Venezia, Marsilio, 2008.

In rete[modifica | modifica wikitesto]

  • Zanardelli e la Basilicata cento anni dopo, atti del convegno (Matera, 29 gennaio 2003) - edizione digitale liberamente acquisibile nel sito ufficiale del Consiglio Regionale della Basilicata: preleva il file PDF.
  • Antonio Rinaldi, Un Presidente in Basilicata. Cento anni fa il viaggio di Giuseppe Zanardelli, in Incontri, periodico trimestrale della Banca Popolare dell'Emilia Romagna, num. 74, pp. 64–66: preleva il file PDF.
  • Zanardelli in Basilicata (14-30 settembre 1902). Cronaca di un viaggio, in Paese Online, trimestrale di informazioni amministrative e di vita locale, anno VII, num. 26-27, marzo 2003.
  • Giuseppe Zanardelli, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  • Giuseppe Zanardelli, in Encyclopaedia Britannica Online.

Dediche[modifica | modifica wikitesto]

  • A Giuseppe Zanardelli è legata la famosa canzone napoletana Torna a Surriento[5]. Il 15 settembre 1902 Zanardelli, Presidente del Consiglio dei Ministri in carica, soggiornò a Sorrento. Il commendatore e barone Guglielmo Tramontano, sindaco della cittadina, nonché proprietario dell'hotel presso cui Zanardelli era alloggiato, richiese ai fratelli Giambattista e Ernesto De Curtis di comporre una canzone per celebrare l'illustre ospite, con la speranza di ottenere in cambio alcuni interventi a favore di Sorrento, tra cui l'apertura di un ufficio postale[6]. Ernesto De Curtis recuperò una vecchia melodia che aveva composto qualche anno prima e il fratello scrisse di getto un testo adatto all'occasione, modificando un proprio testo già esistente[7]. Con alcune modifiche alle parole, la canzone venne presentata al Festival di Piedigrotta[6] nel 1905: da lì iniziò il grande successo di questo brano, diventato una delle canzoni napoletane più famose nel mondo.
  • A Zanardelli è stata intitolata anche l'Azienda Speciale della Provincia di Brescia, il Centro Formativo Provinciale "Giuseppe Zanardelli", che si occupa di formazione professionale.
  • A Zanardelli è intitolato, dal 2010, anche il Palazzo di Giustizia di Brescia.[8]
  • A Zanardelli sono intitolate anche due Logge massoniche del Grande Oriente d'Italia a Brescia e Milano.[9]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata
— 1901
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 1901
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia
— 1901

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Elena Sanesi, Giuseppe Zanardelli dalla giovinezza alla maturità (con documenti inediti) (PDF), in Ateneo di Brescia, Supplemento ai Commentari dell'Ateneo di Brescia - per l'anno 1967, Brescia, Tipo-Lito Fratelli Geroldi, 1967, p. 19. URL consultato il 7 novembre 2017.
  2. ^ Giuseppe Seganti, Massoni Famosi - Atanòr, Roma, 2005 ISBN 88-7169-223-3.
  3. ^ V. Giampiero Buonomo, "L'Italia di codice in codice", Avanti! 30 giugno 1989.
  4. ^ Inchiesta Zanardelli sulla Basilicata. Società editrice il Mulino, 2011. 37 p. ISSN 1120-9542 (WC · ACNP).
  5. ^ Torna a Surriento
  6. ^ a b Torna a Surriento, scudit.net. URL consultato il 25 aprile 2015.
  7. ^ il testo della canzone risale al 1894, copyright edizioni Bideri; difatti è più accreditata l'ipotesi che il testo, già esistente, sia stato dai De Curtis rivisto e modificato in occasione della visita di Zanardelli: così nacque Torna a Surriento
  8. ^ Sarà intitolato a Zanardelli il Palagiustizia di Brescia
  9. ^ [1]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente della Camera dei deputati Successore
Giuseppe Biancheri
Tommaso Villa
Giuseppe Biancheri
23 novembre 1892 - 20 febbraio 1894
5 aprile 1897 - 14 dicembre 1897
16 novembre 1898 - 25 maggio 1899
Giuseppe Biancheri
Giuseppe Biancheri
Luigi Chinaglia
Predecessore Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d'Italia Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
Giuseppe Saracco febbraio 1901 - novembre 1903 Giovanni Giolitti
Predecessore Ministro degli Interni del Regno d'Italia Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
Agostino Depretis 24 marzo 1878 - 19 dicembre 1878 Agostino Depretis
Predecessore Ministro della Giustizia del Regno d'Italia Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
Tommaso Villa 29 maggio 1881 - 25 maggio 1883 Bernardino Giannuzzi-Savelli I
Diego Tajani 4 aprile 1887 - 6 febbraio 1891 Luigi Ferraris II
Emanuele Gianturco 14 dicembre 1897 - 1º giugno 1898 Teodorico Bonacci III
Predecessore Presidente del Consiglio provinciale di Brescia Successore Provincia di Brescia-Stemma.png
Marino Ballini 14 agosto 1882 – 12 agosto 1895 Ludovico Bettoni Cazzago I
Bortolo Benedini 11 agosto 1902 – 26 dicembre 1903 Pietro Frugoni II
Predecessore Sindaco di Nave Successore Nave (Italia)-Stemma.png
carica istituita 1859 – 1860
(prosindaco)
Francesco Barcella I
Francesco Barcella 1861 – 1863 Zeno Zeni II
Controllo di autoritàVIAF: (EN51739333 · ISNI: (EN0000 0000 8129 9913 · SBN: IT\ICCU\RAVV\016295 · LCCN: (ENn84179072 · GND: (DE119394162 · BNF: (FRcb12214630j (data) · BAV: ADV11233041