Fresagrandinaria

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Fresagrandinaria
comune
Fresagrandinaria – Stemma Fresagrandinaria – Bandiera
Fresagrandinaria – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
Provincia Provincia di Chieti-Stemma.png Chieti
Amministrazione
Sindaco Giovanni Di Stefano[1] (lista civica Solidarietà per Fresa) dall'8-6-2009 (2º mandato)
Territorio
Coordinate 41°59′N 14°40′E / 41.983333°N 14.666667°E41.983333; 14.666667 (Fresagrandinaria)Coordinate: 41°59′N 14°40′E / 41.983333°N 14.666667°E41.983333; 14.666667 (Fresagrandinaria)
Altitudine 391 m s.l.m.
Superficie 25,15 km²
Abitanti 948[2] (31-3-2017)
Densità 37,69 ab./km²
Frazioni Guardiola, Pagliarini, Pantano, Pidocchiosa
Comuni confinanti Cupello, Dogliola, Furci, Lentella, Mafalda (CB), Palmoli, San Buono
Altre informazioni
Cod. postale 66050
Prefisso 0873
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 069036
Cod. catastale D796
Targa CH
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti fresani
Patrono Madonna Grande
Giorno festivo mercoledì dopo Pentecoste
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Fresagrandinaria
Fresagrandinaria
Fresagrandinaria – Mappa
Posizione del comune di Fresagrandinaria all'interno della provincia di Chieti
Sito istituzionale

Fresagrandinaria (Frò-iš in dialetto locale[3]) è un comune italiano di 948 abitanti della provincia di Chieti in Abruzzo. Fa parte della Comunità Montana Medio Vastese.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il paese ha origini longobarde, tuttavia i primi insediamenti nel territorio risalgono ad almeno all'età del bronzo finale. In località Guardiola e, un po' dappertutto, sono stati ritrovati dei reperti archeologici. Nelle varie contrade con esposizione est/nord est sono state rinvenute delle tombe a cappuccina e a pozzetto con dei corredi funebri, lacrimatoi, armille di rame, spade, cuspidi di lancia, punte di giavellotto, dischi in bronzo, elmi, vasellame,pesi da telaio, resti di un crogiuolo e di vasi e tanti, tanti cocci. Fu territorio dei Frentani e, al tempo dei romani appartenne al Municipio di Histonium. Alcune monete risalgono a Druso minore, a Tiberio e a Antonino Pio. Il territorio fu invaso dai longobardi (probabilmente del ceppo frisone) i quali si stabilirono nelle adiacente del Trigno e del Treste come ci ricordano i toponimi Fara e Guardiola. Nel IX secolo il suo tenimento fu frequentato dai monaci benedettini che eressero la chiesetta di San Germano di Capua sulla sponda destra del Trigno e fondarono il Monastero di sant'Angelo in Cornacchiano sui ruderi della vecchia chiesa di San Martino sul Treste (menzionata da Leone Ostiense nell'829) a sua volta sorta sui resti di un antico tempio pagano dedicato alle dee Cibele, Venere e fors'anche Ercole.[4] Si fa presente che Cornacchiano era un borgo medievale fortificato sottostante l'abbazia. Esso scomparve nel corso del trecento forse a causa della cosiddetta peste nera o per le scorribande di fra Moriale.

Fresa appartenne al ducato longobardo di Spoleto e alla Contea di Chieti. Nel 1060 fu occupato dai normanni di Puglia i quali lo cedettero in suffeudo, unitamente ad altri castelli della zona, ai baroni Grandinato anch'essi di origine nordica. Tale casata signoreggiò per secoli non solo su Fresa, ma anche su Dogliola, Lentella, Furci, Palmoli, Dogliola, Celenza sul Trigno, Montenero di Bisaccia e altrove come risulta nel Catalogus Baronum. La prima menzione del borgo, come quello di Palmoli, lo si trova in un atto rogato a Fresa il 1 maggio 1115 con il quale Ugone di Grandinato concede all'abate Giovanni di San Angelo in Cornacchiano il castello e l'intero territorio di Dogliola.

Questo borgo, tassato per 2 militi, fu feudo dei Grandinato fin verso il 1330 quando tale casato si estinse. Passò in dominio dei di Sangro e fu parte della baronìa di Monteferrante. Nel 1443 ne fu investito Paolo di Sangro, "capitano di gente d'arme". Nel 1447 si censirono 65 fuochi con 415 persone, mentre nel 1521 i fuochi risultarono 120.

Il secondogenito di Paolo, Alfonso ne ereditò il titolo ed il possesso verso il 1455. Questi fu il capostipite del ramo di Sangro Signori di Fresa signoreggianti anche a Dogliola e Palmoli. Successori: Sigismondo. Giuliano, Ippolita maritata d'Evoli. Nel 1583 fu acquistato da Giulio Gesualdo, principe di Venosa, i cui successori lo cedettero ai Chierici Regolari Teatini. Nel corso del primo ventennio del 1600 subentrarono i Caracciolo i quali vivevano a Napoli. Costoro, del ramo Principi di Santobono, non erano veri feudatari ma soltanto "utili signori" perché avevano potere soltanto su una parte del territorio fresano. Ed al riguardo vi furono secolari liti tra il signore e i "particulari" cioè i piccoli proprietari liberi ed esenti da secoli e secoli, forse dal tempo dei Franchi. Niente da fare. Il borgo fu lasciato alla discrezione dei vari governatori ed "erarii" la cui unica preoccupazione era la riscossione forzata delle imposte. Il popolo fu vessato, forzato a pagare balzelli anche non dovuti, trattato con dispregio e inascoltato dai vari tribunali del regno. Tuttavia nel 1687, unitamente agli altri centri facenti parte del feudo, Fresa ottenne da Marino Caracciolo il rinnovo delle cosiddette Capitolazioni cioè uno statuto con cui si mettevano per iscritto diritti e doveri dei cittadini. Nel 1787 il popolo insorse con incendi, ferimento degli sgherri, sparatorie e minacce al governatore il quale riuscì a malapena a fuggire.

I fresani si affrancarono dal giogo feudale con uno "strumento d'accomodo" nel 1804 ma sottoponendosi a forti spese annuali le quali finirono per motivare lunghissime liti legali portate avanti fino al 1930.

Nel cosiddetto plebiscito del 21 ottobre 1860, alla domanda " il popolo vuole l'Italia una e indivisibile con Vittorio Emanuele, Re Costituzionale, e i suoi legittimi discendenti ?" su 228 iscritti i Fresani votarono in 211 con 193 si e 18 no.

Il Referendum sulla forma istituzionale del 2 giugno 1946 dette il seguente risultato:

-Voti validi conferiti alla Repubblica 642, voti validi conferiti alla Monarchia 504, schede nulle 43, schede bianche 55.

Il fenomeno brigantesco fu particolarmente vivo in questo paese sia nel periodo napoleonico che in quello post unitario tanto che lo Stato dovette acquartierarvi per diverso tempo e a più riprese interi reparti dell'esercito per contrastare i combattere il fenomeno. Delle tantissime vicende e personaggi se ne vuole ricordare soltanto qualcuna:

- il 5 aprile 1808, malgrado la viva resistenza "di più ore di fucilate" di alcuni cittadini armati e di "pochi altri Legionarji" l'abitato venne invaso e devastato da "circa cento briganti tutti a cavallo". Le case dei più abbienti ne fecero le spese.

- il 7 settembre 1814 davanti la chiesetta di S. Maria delle Grazie otto briganti assassinarono il giudice di pace Romolo de Martinis e accoltellarono a morte il medico dr. Nicola de Lellis, entrambi bonapartisti.

- l'8 ottobre 1860 avvenne una sommossa popolare antipiemontese con l'assalto al palazzo e l'accoltellamento di Luigi Terpolilli, agiato proprietario. Costui, borbonico da sempre era passato per convenienza, come tanti "galantuomini", al nuovo regime; in quel tempo era capitàno della locale Guardia Nazionale. Quasi tutto il popolino partecipò, specialmente le donne, a suon di campane, funzione sacra e canti di Te Deum con conseguente saccheggio e devastazione dei fondaci ben forniti dell'odiato padrone. Vi furono molti arresti, processi e condanne e qualcuno morì in carcere.

- il 28 gennaio 1863 venne rinvenuto il cadavere di Donato Colantonio, "alias Giorgio" capo brigante nativo di Casalanguida, ucciso da ignoti in contrada Pidocchiosa.

- il 28 settembre 1870 avvenne l'assassinio del barone Gaetano Francischelli, capitano della Guardia Nazionale di Montazzoli, rapito a scopo di riscatto dalla banda dei fratelli Pomponio di Liscia e di Pasquale d'Alena. In una grotta di Giullerìa di Fresagrandinaria il Francischelli, approfittando dell'assopimento del guardiano, dopo averlo ferito si era dato alla fuga. Ma raggiunto nei pressi del rudere dell'abbazia di Sant'Angelo venne freddato. La banda Pomponio, dopo alcuni giorni e per delazione, fu sterminata in territorio di Furci ad opera dei carabinieri a cavallo al comando del brigadiere Chiaffredo Bergia.

Il brigantaggio diffuso venne meno con le fucilazioni senza processo, gli incarceramenti e soprattutto per un nuovo fenomeno che iniziava: l'emigrazione in massa verso le Americhe quasi sempre senza ritorno.

Lo stemma comunale, ricavato da una impronta del 1682, viene così descritto:

" d'azzurro, alla banda d'argento, caricata del drago (viverna ndr) d'oro, rivoltato, ignivomo, con due zampe, attraversante".

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Borgo fortificato

Il primo impianto risale al IX secolo, per quel fenomeno chiamato sinecismo attorno ad una rocca fatta costruire dai conti di Chieti su un costone di roccia gessosa chiamato Morgione su cui si domina la vallata del Trigno. Successivamente è stato trasformato e ampliato fino al XVIII secolo. Nel borgo spiccano una porta urbana e delle case-mura con molti archi e sottoportici. Il nucleo originario del paese ha una direzione est-ovest chiusa a nord dalla chiesa e dal castello-palazzo Grandinati/di Sangro sito nell'attuale area della casa D'Aloisio-Lalla. Il castello-palazzo fu demolito in seguito alla eversione della feudalità, oggi ne restano alcune tracce. Nel centro urbano vi sono numerose grotte artificiali e cavità realizzate, secondo una diceria locale, per creare degli ambienti abitativi ed aumentare le zone edificabili.[5]

Chiesa del Santissimo Salvatore

È sita in Salita Cavour. L'impianto originario risale al XIV secolo ed in seguito trasformato nel XIX secolo. Le vicende storiche dell'edificio religioso sono correlate al castello ed al borgo fortificato visto che è sito nel punto più alto del paese. È menzionata nelle decime del 1324-25 come dipendenza dell'Abbazia di sant'Angelo in Cornacchiano. Le trasformazioni del XIX secolo sono dovute quando il palazzo-castello fu ricostruito. Del 1818 e del 1828 vi sono dei progetti preliminari di ricostruzione curati dall'architetto Michelangelo Jaita in seguito l'ingegnere Carlo Luigi Dau progetterà un progetto a tre navate ma mai realizzato. I lavori di ammodernamento vennero affidati a Gabriele e Basilio Fagnani, indi fu riaperta al culto nel 1858, mentre i lavori furono ultimati nel 1859. Del 1870 sono gli stucchi realizzati a spese dell'agrimensore Giuseppe Longhi. Del 1883 è una citazione della chiesa come pericolante. La facciata, in stile ottocentesco con forme classiche, è divisa in tre parti da paraste con trabeazione e frontone. Il portale è in pietra scolpita. La torre campanaria presenta una base quadrata: essa fu ultimata soltanto nel 1926. L'interno è a navata unica con soffitto a volta a botte e lunette.[6] Le cappelle laterali sono otto: quattro a destra e quattro a sinistra. Sull'altar maggiore vi è la statua del Cristo ascendente opera del 1858 dell'atessano Falcucci. Ai lati del presbiterio due tele settecentesche forse del Gamba o, comunque, della scuola del Solimena: quella a destra di chi entra raffigura l'Addolorata, Sant'Agostino e, si pensa, il Beato Angelo da Furci; quella a sinistra San Carlo Borromeo, San Gaetano da Thiene e Sant'Antonio di Padova, in adorazione.

Chiesa di Sant'Antonio da Padova

È sita in località Guardiola. È stata costruita all'inizio del XX secolo. Secondo una leggenda in un antro sulla sponda destra del fiume Treste si narra che è apparso alla contadina Giulia Parente sant'Antonio da Padova nel 1899 e 1909 con le sembianze di un pellegrino. cosicché fu edificata la chiesetta con il campanile a vela con la facciata rivolta verso il fiume, adiacente la grotta delle apparizioni. . Nel 1910 furono istituite delle fiere nei giorni 1-2 giugno ed il 4-5 settembrema oggi si festeggia e vi è una fiera agricola soltanto il 1 giugno con l'afflusso di tutte le popolazioni vicine. Nel 1968 la chiesa era fatiscente così fu demolita, riedificata ed ultimata nel 1975 con un campanile vero nel 1993.[7]

Resti della chiesa di sant'Angelo in Cornacchiano

Sono siti in località Sant'Angelo. La prima citazione risale al 1115 quando Ugo Grandinato diede in dono all'abate Giovanni il castrum Diliolae. Sin dal 1173 è documentata quando papa Alessandro III rinnovò il monastero con altre proprietà al vescovo Andrea. Nel 1267 l'abate Bonagino ricompensò gli abitanti di Palmoli per averlo aiutato nel sedare la ribellione della popolazione di Dogliola. La ricompensa consistette nel poter pascolare, attingere acqua, raccogliere frutta e soggiornare sia di giorno che di notte nel territorio di Dogliola. Il monastero raggiunse il culmine dello splendore nel XIV secolo nelle decime del 1324-25 quando ha molte chiese come dipendenza, tra cui: Fresa, Lentella, Fraine, Roccaspinalveti, Furci, Guilmi, Tufillo, San Buono e Dogliola ed altre di località non meglio specificate. Le chiese di Dogliola rimasero assoggettate al monastero fino al 1568 come afferma la relazione di una visita pastorale. In tale tale relazione si legge che il monastero era munito di una torre con lapidi, di cui oggi si possono notare i ruderi. Tali ruderi si compongono di una struttura con base quadrangolare con paramento esterno realizzata con conci di pietra calcarea ed arenaria ancora oggi dell'altezza di circa 6 metri. Nelle zone limitrofe si rinvennero dei reperti archeologici, tra cui delle statuette votive in terracotta risalenti al III-I secolo a.C. verosimilmente riconducibili ad un tempio italico sui cui ruderi, come già detto, venne edificato il monastero. Tra i reperti fu rinvenuta un lastrone lapideo con simbolo fallico forse facente parte di quel tempio pagano in parola. Per la cronaca: il concio si trova nel museo archeologicodi Chieti. Il 13 agosto il rudere è meta del pellegrinaggio devoto degli abitanti di Furci i quali vi fanno celebrare una messa all'aperto. Una tradizione vuole che l'agostiniano Beato Angelo, patrono principale di Furci, soggiornò in questo monastero per compiervi degli studi fino ai diciott'anni al tempo di Federico II e di Manfredi, prima di entrare nella regola agostiniana e, dunque, di addottorarsi alla Sorbona di Parigi.[8]

Fontana municipale

È sita nell'antico centro. È stata realizzata nel 1891 quando fu inaugurato il nuovo acquedotto. Il basamento è di forma circolare ed è in conci di pietra dove al centro vi innalza una statua in ghisa raffigurante una donna (forse la ninfa Galatea) eseguita a Glasgow in cui fuoriescono tre cannelle.[9] Tale fontana, con annesso lavatoio/abbeveratoio dissetò gran parte del paese quando in nessuna casa c'era l'acqua corrente; inoltre rappresentò per molti anni un sostegno per le portatrici d'acqua nelle case signorili. Il basamento in pietra è stato rinnovato nel 1984.

Palazzo de Lellis, Palazzo Rocchio, palazzo De Martinis, palazzo Cosmo Terpolilli sono abitazioni signorili poste nel centro storico e risalenti al sei settecento. L'antico castello con annessa torre quadrata, fu abitato per secoli, prima dai Grandinato e poi, fino al 1583, dai baroni di Sangro (imparentati coi d'Evoli di Castropignano) discendenti da Paolo di Sangro "il capitano di gente d'arme" duca di Torremaggiore: rimase disabitato e cadde in rovina. Dopo i di Sangro, qui in paese, non vi abitarono più i nobili ma soltanto i nuovi ricchi, agiati proprietari.

Museo contadino e delle migrazioni:

A RICORDO DELLA "GENTE DI PRIMA" CHE, FRA TANTE PRIVAZIONI E DISAGI, HA SAPUTO PAZIENTEMENTE RESISTERE, PER L'INTERA ESISTENZA, IN QUESTA TERRA DI CONFINE CONTANDO UNICAMENTE SULLE PROPRIE BRACCIA, SPERANDO NELLA CLEMENZA DEL TEMPO E CONFIDANDO NELLA PROVVIDENZA DIVINA.

AI NOSTRI CARISSIMI CONCITTADINI OVUNQUE ED IN OGNI TEMPO EMIGRATI UN SALUTO FRATERNO.

A TUTTI LORO VA OGNI LODE, ONORE E RICONOSCENZA.

In data 10 gennaio 2016 è stata inaugurata la sede centrale della rete museale delle migrazioni della Valle del Trigno con ubicazione in Corso Umberto I° negli antichi locali di una taverna medievale, fondaco e trappeto oleario. In esso si conservano molte centinaia di oggetti e attrezzi originali della vita contadina di un tempo quando non vi era la luce elettrica, le macchine a motore, l'acqua corrente e i bagni, le strade asfaltate, i telefoni, la radio e la televisione.

Ciascun oggetto ha la propria etichetta. Tali oggetti, quasi tutti originali, (anche in foto) riguardano i lavori all'aperto (una sgranatrice per mais, aratri di legno e di ferro, cesto da soma, basti da soma, bigonci, gioghi, bisacce, falci fienaie e messorie e una miriade di attrezzi e contenitori in legno, terracotta e metallo.Tra i casalinghi un torchio medievale interamente di legno, una cassapanca, un antico telaio da tessitura completo, una gramola, un filatoio, una spolatrice del 1600, una conocchia, un arcolaio, uno scapecchiatoio, un tombolo; ed ancora, strumenti di misura per liquidi, aridi, di lunghezza e di peso, piattaie ( "vasàli") con stoviglie e posate, conche, lucerne; un torchio medievale e, ancora, truffoli, cottori, fiscelle, culla, sottovesti di lino ricamate, lavabo e suppellettili varie. Vi è perfino un banco di scuola del 1930.Tra le macchine ricostruite vi è un aratro a chiodo, un mulino a mano a pietra del tipo preistorico e un trappeto oleario di legno e pietra, in scala ridotta, azionato da un asino. Pannelli con immagini di "eventi e persone", "tradizioni", "fresani di ieri e di oggi", "gastronomia", "abiti ordinari e festivi", "antiche dimore rurali", "lavori all'aperto", "lavori di casa".

Una sezione di tale mostra (anch'essa con oggetti, documenti e foto) riguarda il fenomeno migratorio che ha caratterizzato la vita del paese. Vi sono poster a tema realizzati dai ragazzi della scuola media, valigie, bauli viaggiati ancora con gli indirizzi, attrezzi da minatore, souvenir, pannelli con elenchi di nominativi (attualmente oltre 1000) riguardanti persone partite già dal 1880 verso le Americhe prima, poi per l'Australia, l'Africa, il Belgio, la Francia, la Germania ed anche le grandi città italiane fino agli anni '70 del '900. E tanto altro.

In poco tempo questo museo è stato visitato da più migliaia di visitatori, provenienti da oltre 120 località italiane e 20 nazioni diverse, tra i quali alte personalità e personaggi i quali hanno voluto esternare il loro plauso con lusinghieri apprezzamenti orali e scritti.

La sede si trova in Corso re Umberto I°, al civico 35/37. Entrata libera. Per visitarlo occorre la preventiva prenotazione presso il Comune, telefono 0873 321136. Un addetto farà da guida.

PERSONAGGI da ricordare:

-Francescopaolo Terpolilli (1844+1929), possidente, ricercatore e sperimentatore di nuove tecniche di coltura, di trasformazione e commercio di prodotti agricoli. Tra l'altro fu produttore ed esportatore di olio d'oliva al limone di cui ottenne regolare brevetto ed importanti riconoscimenti:

1.Croce al merito e medaglia d'oro nella 1^ Esposizione Campionaria di Roma;

2.Diplome de Grand Prix et medaille d'or, chevalier du merite agricole, nella Esposizione Internazionale di Marsiglia nel 1902;

3.Diplome de Grand Prix et medaille d'or nella Esposizione Internazionale di Parigi nel 1902;

4.Medaglia d'argento nella 2^ Esposizione Campionaria di Perugia nel 1902.

-Armando OTTAVIANO (Fresa 1919+ Roma 1944) dottore in lettere, ufficiale partigiano combattente, trucidato alle Fosse Ardeatine.

-Padre Tosello GIANGIACOMO (Fresa 1920+USA 2013), professore, cofondatore e rettore dell'Università Cattolica di Portorico (USA) definito l'"angelo dei poveri". Tra l'altro conferì la laurea honoris causa a Santa Maria Teresa di Calcutta.

-Maestro Florio CROCE (Fresa 1904 + Popayan/Colombia 1976), oboista diplomato al San Pietro a Maiella di Napoli, direttore di banda, di orchestre e di conservatorio, apprezzato concertista, definito "il messaggero dell'arte italiana" in Centro America.

-Joseph GIANGIACOMO (1940+2013), figlio di emigranti fresani in USA, dottore in oculistica e pediatria, professore universitario nel Missouri e ricercatore scientifico, apprezzato conferenziere in RAI e in tutto il mondo.

-Tommasino DI PETTA (1882+1920), avvocato, giornalista del Corriere della Sera e dell'istituto Editoriale Italiano a Milano.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[10]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
23 aprile 1995 13 giugno 2004 Giovanni Di Stefano Lista Civica di Centro (1995-1999)
Lista Civica (1999-2004)
Sindaco [11][12]
14 giugno 2004 7 giugno 2009 Maurizio Antonini Lista Civica Solidarietà Sindaco [13]
8 giugno 2009 in carica Giovanni Di Stefano Lista Civica Solidarietà per Fresa Sindaco [1][14][15]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 25 maggio 2014, elezionistorico.interno.it.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 marzo 2017.
  3. ^ Pierino Giangiacomo, Paese natìo, Vasto, 2010.
  4. ^ P. Giangiacomo, idem
  5. ^ Pierino Giangiacomo, idem
  6. ^ P. Giangiacomo, idem
  7. ^ P. Giangiacomo, idem
  8. ^ P. Giangiacomo, idem
  9. ^ P. Giangiacomo, idem
  10. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  11. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 23 aprile 1995, elezionistorico.interno.it.
  12. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 13 giugno 1999, elezionistorico.interno.it.
  13. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 12 giugno 2004, elezionistorico.interno.it.
  14. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 7 giugno 2009, elezionistorico.interno.it.
  15. ^ /, Rigettato il ricorso al TAR ed al Consiglio Di Statodella lista civica "Per Fresagrandinaria" sulle amministrative 2014 - aggiornamenti.

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