Druso minore

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Druso minore
Roman SPQR banner.svg Console dell'Impero romano
Drusus minor (Museo del Prado) 01.jpg
Busto di Druso minore (Museo del Prado, Madrid)
Nome originale Nero Cluadius Drusus (alla nascita)
Drusus Iulius Caesar (dopo l'adozione)
Nascita 14 o 13 a.C.
Morte settembre 23
Roma
Coniuge Claudia Livilla
Figli Giulia Livia
Tiberio Gemello
Germanico Gemello
Padre Tiberio
Madre Vipsania Agrippina
Consolato 15 e 21

Druso Giulio Cesare (in latino: Drusus Iulius Caesar; 14 a.C.[1] o 13 a.C.[2]Roma [3], settembre 23[4]) , nato come Nerone Claudio Druso (Nero Cluadius Drusus) ma meglio conosciuto come Druso minore (Drusus minor, per distinguerlo dallo zio Druso maggiore)[5] o Druso II (per distinguerlo sia dallo zio che dal nipote Druso Cesare),[6] è stato un politico e generale romano, appartenente alla dinastia giulio-claudia.

Le fonti storiografiche[modifica | modifica wikitesto]

Busto di Druso minore (Museo nazionale romano, Roma)

Le principali fonti storiche su Druso minore sono quelle dei grandi annalisti e biografi imperiali romani: Tacito, che con i suoi Annales ci racconta la storia di Roma dal 14, anno della morte del primo imperatore, Augusto; Svetonio, che nelle sue Vite dei Cesari ci narra la storia dei primi dodici imperatori romani, compreso Giulio Cesare; Cassio Dione, che nella sua imponente opera, l'Historia romana, ci fa un resoconto cronologico di tutti i fatti accaduti dalla fondazione di Roma, nel 753 a.C., fino alla sua epoca nel 229 d.C., coprendo un arco temporale di quasi un millennio; Velleio Patercolo, che con le Historiae romanae ad M. Vinicium libri duo racconta gli eventi relativi al mondo antico dalla caduta di Troia proprio fino alla morte di Druso minore. Altri accenni a Druso sono fatti da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis historia, un trattato naturalistico di 37 libri.

Dalle fonti antiche emerge che Druso era un abile comandante militare che sapeva mostrare la sua intelligenza nelle occasioni più importanti.[7] Era però criticato per la sua vita mondana, costellata di vizi e banchetti,[8] ma soprattutto per la sua crudeltà, un eccessivo compiacimento nel vedere spargere sangue,[9] tanto che le spade più affilate vennero chiamate "Drusiane" in suo onore.[10] Questi suoi comportamenti licenziosi e dissoluti erano spesso criticati dal padre,[11] che lo rimproverava sia in privato che pubblicamente.[10] Un altro aspetto messo in evidenza, soprattutto da Tacito, sono la sua arroganza e superbia: dietro un'apparente modestia nascondeva la sua sfrontatezza, facendo finta di accogliere le richieste del Senato ma adattando le decisioni dell'assemblea per i propri scopi.[12] La sua intolleranza e la sua impulsività, inoltre, scaturivano spesso in diverbi che lo mettevano in scomode posizioni.[13] Era oltretutto molto viziato dal padre Tiberio, che gli permetteva viaggi di piacere in Campania anche quando ciò significava oltraggiare i Senatori.[14] Anche Plinio ci riporta un aneddoto, che ci fa capire come Druso conducesse una vita mondana seguendo i consigli del raffinato gastronomo Apicio a dispetto di quanto gli veniva imposto dal padre.[15]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini familiari[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Gens Claudia e Dinastia giulio-claudia.

Druso minore, nato come Nerone Claudio Druso, fu il primogenito di Tiberio Claudio Nerone (successivamente diventato imperatore) e Vipsania Agrippina.[16] Il padre era figlio dell'omonimo Tiberio Claudio Nerone e Livia Drusilla ma venne poi adottato da Augusto, nuovo marito della madre.[17] Era quindi nipote adottivo di Giulio Cesare e quindi, secondo quanto affermato dalla gens Giulia, discendente di Iulo, figlio di Enea e nipote della dea Venere.[18] Da parte materna era nipote di Marco Vipsanio Agrippa, intimo amico e generale di Augusto, e Pomponia Cecilia Attica.[16] Da parte paterna suo zio era Druso maggiore: era quindi cugino di Germanico e di Tiberio Claudio Nerone (futuro imperatore Claudio) e zio dei figli di Germanico Gaio Cesare "Caligola" e Agrippina minore, madre dell'imperatore Nerone.[19] Da parte materna sua zia era Agrippina maggiore, che sposò Germanico, e quindi Caligola e Agrippina minore erano anche suo cugini.

Particolare dell'Augusto di via Labicana, raffigurante il nonno adottivo di Druso minore negli ultimi anni di vita (Museo nazionale romano, Roma)

Giovinezza (14 a.C.-11)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Età giulio-claudia.

Druso nacque tra il 14 e il 13 a.C. all'interno della dinastia giulio-claudia.[20] Nel 12 a.C., mentre le Vipsania era incinta del fratello minore di Druso, i genitori furono costretti a divorziare dallo stesso Augusto, che voleva che Tiberio sposasse sua figlia, Giulia; Tiberio, con grande dolore, acconsentì alla decisione e Vipsania perse il bambino.[21] Nel 6 a.C. Tiberio decise di abbandonare Roma per ritirarsi a Rodi,[22] probabilmente disgustato dalla moglie con la quale i rapporti si erano guastati dopo la morte del loro bambino.[23] Il padre di Druso lo lasciò quindi da solo a Roma insieme alla non amata moglie, partendo da Ostia senza ascoltare le preghiere di tutti coloro che volevano che restasse.[24]

Nel 4, quando Augusto decise di adottare Tiberio quale suo successore, il padre di Druso tornò sulla scena politica e gli fu imposto dallo stesso imperatore di adottare a sua volta il nipote Germanico, figlio del fratello Druso maggiore, anteponendolo così in linea di successione a suo figlio naturale, Druso minore, che era più giovane di un solo anno.[25] In quello stesso anno Druso sposò la cugina Claudia Livilla, vedova di Gaio Cesare.[26] Poco dopo nacque la loro prima figlia, Giulia Livia; ebbero poi, nel 19, una coppia di gemelli, Tiberio e Germanico Gemello.[27]

Carriera politica e militare (11-22)[modifica | modifica wikitesto]

La carriera politica di Druso iniziò nell'11 quando, per volere di Augusto,[28] venne nominato questore.[29] Nel 13, fu nominato membro permanente del comitato ristretto del Senato che Augusto aveva creato per affrontare il problemi quotidiani di questa assemblea.[28]

Nel 14 Augusto gli permise di partecipare alla corsa per la carica di console anche senza aver mai ricoperto l'incarico di pretore.[30] Nel mese di maggio fu nominato Arvalis[31] e ad agosto, quando Augusto morì, Druso lesse in pubblico quattro libri nei quali erano riportate le parole dell'imperatore defunto sui suoi funerali, sulle decorazioni del suo reliquiario, sulla sua amministrazione e le ultime istruzione sui poteri assegnati a Tiberio e al popolo.[32] Durante i funerali, inoltre, Druso pronunciò un elogio funebre per lo zio dai rostri.[33] Nel testamento lasciato dall'imperatore, dopo la sua morte venne designato come erede di secondo grado, al pari del cugino, Germanico, figlio di Druso maggiore.[34]

La rivolta in Pannonia (14)[modifica | modifica wikitesto]

Durante quello stesso anno, nella Pannonia, ci fu una violenta rivolta militare portata avanti dalle legioni VIII Augusta, VIIII Hispana e XV Apollinaris, guidate dal legato Quinto Giunio Bleso.[35] Tiberio decise quindi di inviare il figlio Druso in quella regione, per calmare i rivoltosi, fiancheggiato da due coorti pretoriane e con la massima libertà decisionale.[36] Per consigliarlo mandò anche il prefetto del pretorio Lucio Elio Seiano, che era molto influente presso Tiberio.[37] Arrivato in Pannonia, Druso entrò nell'accampamento dei rivoltosi e lesse il messaggio datogli dal padre che dichiarava che:

« ... (Tiberio) aveva soprattutto a cuore le sue fortissime legioni, con cui aveva combattuto in numerose guerre; appena il suo animo si fosse riavuto dal recente lutto, egli avrebbe trattato le loro richieste in Senato; intanto aveva mandato suo figlio perché accordasse senza indugio quanto subito si poteva dare; le altre concessioni dovevano essere demandate al Senato, al quale non era corretto negare la facoltà di concedere o negare favori »
(Tacito, Annales, I, 25.)

L'incarico di rispondere all'inviato imperiale fu affidato al centurione Giulio Clemente, che iniziò chiedendo il congedo dopo sedici anni, invece di venti, un'indennità alla fine del servizio, un denario al giorno di paga e che i veterani non fossero più tenuti sotto le bandiere.[38] La risposta fu che Druso non aveva il potere di rispondere alle richieste e che si sarebbe dovuto consultare il Senato, cosa che scaturì molte perplessità nei soldati che non capivano che cosa fosse andato a fare il figlio del Principe se non aveva poteri.[38]

Busto di Druso minore (Museo del Louvre, Parigi)

Allora i rivoltosi iniziarono a minacciare i pretoriani e gli altri inviati imperiali, soprattutto Gneo Cornelio Lentulo, ritenuto tra il meno propenso a far accettare le richieste dei legionari.[39] Infatti Lentulo, mentre tornava nell'accampamento di Druso fu colto in un'imboscata, preso a sassate e ferito gravemente, riuscendosi a salvare solo grazie ai soldati corsi in suo aiuto.[39] Durante quella notte ci fu un'eclissi, evento che i soldati in rivolta interpretarono come un segnale di morte e iniziarono a chiedere agli dei di non essere puniti a suon di trombe e di corni;[40] intanto Druso decise di convocare presso di lui i suoi consiglieri, mentre mandava dei suoi agenti a diffondere la sfiducia nei confronti dei sobillatori nel campo nemico.[41] Alcuni collaboratori chiesero al figlio del Principe di mandare a Roma Quinto Giunio Bleso, uno dei vecchi comandanti delle legioni e collaboratore di Druso,[42] Lucio Aponio, un cavaliere agli ordini di Druso, e Giusto Catonio, un centurione primipilus.[43] Ci fu allora una discussione poiché alcuni pensavano che bisognasse attendere gli ordini da Roma, mentre altri volevano che si intervenisse subito;[43] Druso decise di agire: fece uccidere i capi rivoltosi Percennio e Vibuleno e poi iniziò a dare la caccia agli altri sobillatori.[44] Alcuni furono trucidati dai centurioni e dai pretoriani mentre altri furono consegnati dai loro stessi soldati, in segno di fedeltà all'imperatore.[45] Le Legioni VIII e XV si arresero, mentre la VIIII insisteva per aspettare la volontà di Tiberio; però, rimasta sola, infine si arrese, la rivolta fu calmata e Druso decise di tornare a Roma senza neanche aspettare i legati.[46]

Nel frattempo anche Germanico era stato inviato via da Roma a causa di una rivolta in Germania.[47] La spedizione si rivelò molto efficace e Tiberio, parlando al Senato dei successi dei figli, spese parole di elogio per entrambi.[48]

Busto di Germanico, fratello adottivo di Druso minore (Museo nazionale romano, Roma)

Il primo consolato e il governatorato dell'Illirico (15-20)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 15 divenne console per la prima volta insieme a Gaio Norbano Flacco.[49] In quell'anno Germanico ottenne il trionfo[49] e Druso ebbe la direzione dei giochi gladiatorii, offerti anche a nome del fratello,[50] che furono ricordati come pieni di spargimenti di sangue e crudeltà, tanto che il popolo ne ebbe orrore e Tiberio dovette rimproverare il figlio.[9] In quegli anni iniziò a essere presente una forte divisione nella corte tra i sostenitori di Druso e quelli di Germanico: Tiberio guardava al figlio adottivo con sospetto e temeva la sua popolarità mentre favoriva il figlio naturale;[51] molti nobili, però, guardavano con diffidenza alle umili origini di Druso e di sua moglie che, contrapposte con quelle di Germanico e Agrippina erano molto umili.[52] I due, però, erano tra di loro in buoni rapporti e si mantenevano indifferenti ai litigi dei parenti.[52] Nel 17 Druso fu mandato come governatore nell'Illirico, per far pratica nel servizio militare e per avere il favore dell'esercito.[53] Tiberio scelse di mandare il figlio sia per allontanarlo dalle mollezze della città sia per stare più sicuro poiché entrambi i figli avevano delle legioni al loro servizio, usando come pretesto le lotte tra le tribù germaniche dei Cherusci e degli Svevi.[53] Mentre lui e Germanico erano ancora a Roma, però, morì il pretore Vipstano Gallo e al suo posto i due favorivano Decimo Aterio Agrippa, un loro parente.[54] La legge imponeva, però, che valesse il criterio del numero dei figli e molti senatori si opposero ad Agrippa; Tiberio decise infine di sorpassare la legge e Agrippa fu eletto con una piccola maggioranza.[55]

Allora Druso andò i Illiria, accompagnato dalla moglie Livilla,[56] per svolgere il compito di governatore e alla fine dell'anno gli fece visita Germanico, mentre si trovava in Dalmazia.[57] Poco dopo il fratello assunse l'incarico di console, senza però recarsi a Roma ma visitando varie province.[58] Nel 19 Druso iniziò ad acquisire gloria militare portando i Germani allo stremo appoggiando conflitti interni: il potente re dei Marcomanni Maroboduo venne cacciato dal rivale Catualda, appoggiato dai Goti e dai capi marcomannici corrotti,[59] e dovette chieder aiuto a Tiberio.[60] Maroboduo fu accolto dai Romani a Ravenna, ma intanto anche Catualda venne spodestato da Vibilio, capo degli Ermunduri, e fu accolto a Forum Iulii nella Gallia Narbonense.[61] I Romani imposero però ai Germani del Danubio il re Vannio, dei Quadi.[61] Il Senato, vista anche l'ascesa al trono di Armenia di Artaxias favorita da Germanico, decretò che i fratelli avessero l'onore dell'ovazione.[62]

Busto di Druso minore (Museo Saint-Raymond, Tolosa)

Mentre Germanico si trovava ancora ad Antiochia di Siria, però, presentò i sintomi di una violenta malattia: pochi giorni dopo, il 10 ottobre, Germanico morì[63] e i sospetti di tutti caddero sull'odiato Tiberio e sul suo inviato in Siria Gneo Calpurnio Pisone, ritenuto l'attuatore materiale dell'avvelenamento.[64] Quando i resti di Germanico arrivarono in Italia, salpando a Brindisi, Druso, insieme a Claudio e ai figli di Germanico che si trovavano a Roma, andò incontro al corte funebre e vi si unì a Terracina.[65]

Finito il periodo di lutto Druso dovette tornare in Illirico, mentre a Roma tutti guardavano ancora con ansia al destino di Pisone, che era ancora in Asia minore.[66] Questi, timoroso per il suo destino, inviò nella capitale il figlio, mentre lui cercava rifugio proprio presso Druso, poiché pensava che questi fosse felice per la morte del suo rivale.[67] Druso però rispose a Pisone che se le voci si fossero rivelate vere, cosa che non sperava, lui sarebbe stato inflessibile nei suoi confronti e comunque dispiaciuto per la morte del fratello.[67] Pisone tornò quindi a Roma insieme alla moglie Plancina per presentarsi al processo sulla morte di Germanico.[7] Druso tornò poco dopo anche lui a Roma, rifiutando però la cerimonia dell'ovazione deliberata dal Senato.[68] Il processo contro Pisone era iniziato e l'accusato era certo di essere condannato: preferì, quindi, suicidarsi invece di essere condannato a morte.[69] Druso intanto, uscito dalla città per rinnovare gli auguri, vi ritornò subito accolto dall'ovazione; pochi giorni dopo questo evento la madre di Druso, Vipsania morì, unica figlia di Agrippa a essere morta naturalmente.[70]

Busto di Tiberio, padre di Druso minore (Römisch-Germanisches Museum, Colonia)

Erede al Principato (20-22)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 21 Druso assunse nuovamente l'incarico di console e all'inizio dell'anno Tiberio, suo collega nel consolato, decise di andare a vivere in Campania, a Nola, per abituare il figlio a svolgere da solo le unzioni consolari.[71] Questa opportunità fu colta al volo da Druso, che la sfruttò per guadagnarsi conoscenze e favori, intervenendo nelle dispute tra i senatori con maniere pacate.[72] Una questione che dovette affrontare Druso fu l'uso dell'immagine del Principe usata per proteggersi dai crimini: il caso specifico era di un senatore, Gaio Cestio, che accusava una donna, Annia Rufilla, di aver usato l'immagine dell'imperatore per proteggersi dall'accusa di frode.[73] Altri senatori lamentarono che addirittura degli schiavi usavano questo metodo e chiedevano quindi al console una punizione esemplare: Druso condannò quindi Rufilla al carcere dopo averne accertato la colpevolezza.[73]

Intanto era scoppiata una rivolta in Gallia, che Tiberio volle che si reprimesse sotto il suo diretto comando mentre restava in Campania.[74] Il Senato fu informato solo a guerra finita e il Principe spiegò il fatto che nessuno dei due consoli vi aveva partecipato affermando che non era necessario che i principi abbandonassero Roma solo per una ribellione.[75] Verso la fine dell'anno venne accusato il poeta Gaio Clutorio Prisco: questi, dopo aver composto un carme per i funerali di Germanico, ne aveva composto uno anche per quelli di Druso, mentre questi era malato, nella speranza di un grande guadagno.[76] Su proposta del console designato Decimo Aterio Agrippa, fu proposta per Prisco la pena capitale; solo pochi si schierarono a favore del poeta, che alla fine venne incarcerato e ucciso immediatamente.[77]

Busto di Druso minore (Museo archeologico ed etnologico, Cordova)

Nel 22 Tiberio chiese al Senato la tribunicia potestas per Druso, potere che dai tempi di Augusto era riservato solo all'imperatore o al suo successore designato.[78] Infatti, finché Germanico era ancora in vita, Tiberio aveva tenuta sospesa la scelta, ma, morto il figlio adottivo, Druso era l'unico erede rimastogli.[79] I Senatori, avendo previsto la richiesta del Principe, accettarono con adulazione, predisponendo che venissero innalzati archi, statue, templi e altari agli dei.[80] Marco Giunio Silano propose inoltre che al posto dei nomi dei consoli venissero usati quelli dei tribuni per indicare la data, senza però avere successo tra i Senatori.[80] Tiberio, però, volle che le cerimonie venissero ridotte e Druso, che intanto aveva raggiunto il padre in Campania, inviò una lettera al Senato nella quale esprimeva tutta la sua gratitudine.[14] Questo atto venne considerato un oltraggio all'importanza della carica che gli era stata attribuita e molti iniziarono a contestare i modi di Druso, che ancora giovanissimo veniva educato ai piaceri e a non presentarsi neanche per ricevere gli onori più alti dello Stato.[81]

Caduta e morte (23)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 23 iniziò la forte decadenza dei Giulio-Claudi: infatti il prefetto del pretorio Lucio Elio Seiano iniziò ad avanzare la sua posizione politica al fine di essere designato erede dell'impero.[82] Accrebbe i suoi poteri di prefetto del pretorio mettendo sotto il so diretto comando tutte le coorti presenti a Roma e nominando lui stesso i centurioni e i tribuni.[83] Tuttavia la famiglia imperiale era piena di eredi (Druso minore era il successore diretto, c'erano poi i suoi due gemelli e i tre figli di Germanico) quindi le mire di potere del prefetto erano ostacolate da tutti loro.[13] Seiano decise quindi di iniziare con l'eliminazione del rivale più pericoloso: Druso. Questo odio reciproco con il figlio del Principe era alimentato anche da una recente disputa durante la quale Druso, dal temperamento impulsivo, aveva alzato i pugni contro Seiano e lo aveva colpito con uno schiaffo.[84]

Druso minore, di fianco ad Augusto e Iulo, il capostipite della gens Iulia (Dettaglio del Gran Cammeo di Francia, Cabinet des médailles, Parigi)

Il prefetto, constatato ogni pericolo, decise quindi di colpire Druso attraverso la moglie Livilla,[85] che era inoltre sorella di Germanico, e, fingendosene perdutamente innamorato, la portò all'adulterio e la mise contro il marito.[86] Seiano riuscì inoltre ad avvicinarsi sempre di più a Tiberio, diventando il suo consigliere personale, e Druso si lamentava spesso della cosa al padre;[87] inoltre ogni pensiero e confidenza dell'erede venivano messi in giro dalla moglie, ormai caduta nel disonore.[88] Seiano scelse di avvelenare Druso attraverso un veleno che avesse un effetto lento, in modo che sembrasse un malattia.[4] Il veleno fu somministrato dal liberto Ligdo, uno degli schiavi preferiti di Druso, che si dice Seiano avesse legato a sé con lo stupro.[89]

Tiberio pensò che il figlio fosse morto di stravizi, ma ne fu molto addolorato.[90] Continuò comunque a presentarsi in Senato, cosa della quale fu accusato, e al defunto furono attribuiti gli stessi onori funebri che erano stati dati a Germanico.[91] I funerali furono fastosi e il corteo pieno di immagini degli antenati, da Enea e Romolo fino ai Claudii,[91] ma tutti accolsero la morte di Druso con dolore simulato, poiché erano felici di veder rifiorire la dinastia dell'amato Germanico.[92] Seiano, visto che non si erano condotte indagini sulla morte del giovane, decise di continuare con i suoi delitti partendo dal fatto che Agrippina, la moglie di Germanico, mal dissimulava la sua gioia per la rifioritura dei suoi figli.[92] Nello stesso anno morì anche uno dei gemelli di Druso e Livilla, Germanico.[93]

Seiano, prima di cadere anche lui in disgrazia, riuscì quindi a far uccidere anche Agrippina e i suoi due figli maggiori Nerone e Druso, mandandoli o in esilio o condannandoli alla fame.[94] I dettagli dell'omicidio di Druso furono scoperti solo otto anni dopo grazie alla moglie di Seiano, Apicata, che confessò tutto e fece torturare anche i due liberti Ligdo ed Eudemo, quest'ultimo confessore personale di Livilla.[95] Svetonio afferma che Tiberio lasciò che Seiano uccidesse Druso e la stirpe di Germanico per favorire l'accesso al trono del suo nipote naturale, il figlio di Druso, Tiberio Gemello.[96]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Frediani, Prossomariti 2014, pag. 341; Pettinger 2012, pag. 49.
  2. ^ Bunson1995, pag. 141; Wood 2000, pag. 331.
  3. ^ SvetonioTiberio, XXXIX.
  4. ^ a b Tacito, Annales, IV, 8.
  5. ^ Frediani, Prossomariti 2014, pag. 341.
  6. ^ Boatwright 2002, cap. 4, pp. 60-66; Wood 2000, pag. 331.
  7. ^ a b Tacito, Annales, III, 9.
  8. ^ Tacito, Annales, III, 37.
  9. ^ a b Tacito, Annales, I, 76.
  10. ^ a b Cassio Dione, LVII, 13.1; Spinosa 1991, pag. 129.
  11. ^ SvetonioTiberio, LII.
  12. ^ Tacito, Annales, III, 59; Spinosa 1991, pag. 95-96.
  13. ^ a b Tacito, Annales, IV, 3.
  14. ^ a b Tacito, Annales, III, 59.
  15. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XIX, 137.
  16. ^ a b SvetonioTiberio, VII.
  17. ^ SvetonioTiberio, IV.
  18. ^ AppianoLe guerre civili, II, 68; Cassio Dione, XLI, 34 e LXII, 18; SvetonioGiulio Cesare, VI.
  19. ^ SvetonioGaio Cesare, IV.
  20. ^ Bunson1995, pag. 141; Frediani, Prossomariti 2014, pag. 341; Pettinger 2012, pag. 49; Wood 2000, pag. 331.
  21. ^ SvetonioTiberio, VII; Sampoli 2003, pag. 161-162; Spinosa 1991, pag. 37.
  22. ^ Spinosa 1991, pag. 47.
  23. ^ SvetonioTiberio, VII; Spinosa 1991, pag. 48.
  24. ^ SvetonioTiberio, X; Spinosa 1991, pag. 47.
  25. ^ Tacito, Annales, I, 3; Grant 2012, pag. 23; Syme 1989, pag. 146.
  26. ^ Syme 1989, pag. 94.
  27. ^ Tacito, Annales, II, 84.
  28. ^ a b Cassio Dione, LVI, 17.3.
  29. ^ Cassio Dione, LVI, 25.4; Frediani, Prossomariti 2014, pag. 341.
  30. ^ Cassio Dione, LVI, 28.1; Frediani, Prossomariti 2014, pag. 341.
  31. ^ Syme 1989, pag. 123.
  32. ^ Cassio Dione, LVI, 33.1.
  33. ^ Cassio Dione, LVI, 34.4; SvetonioAugusto, C.
  34. ^ SvetonioAugusto, CI.
  35. ^ Tacito, Annales, I, 16-23.
  36. ^ Tacito, Annales, I, 24; Velleio Patercolo, II, 125; Frediani 2007, pag. 407; Frediani, Prossomariti 2014, pag. 342; Spinosa 1991, pag. 94.
  37. ^ Tacito, Annales, I, 24
  38. ^ a b Tacito, Annales, I, 26.
  39. ^ a b Tacito, Annales, I, 27.
  40. ^ Spinosa 1991, pag. 96
  41. ^ Tacito, Annales, I, 28; Spinosa 1991, pag. 96.
  42. ^ Velleio Patercolo, II, 125
  43. ^ a b Tacito, Annales, I, 29.
  44. ^ Tacito, Annales, I, 29-30; Spinosa 1991, pag. 94.
  45. ^ Tacito, Annales, I, 30; Frediani, Prossomariti 2014, pag. 342.
  46. ^ Tacito, Annales, I, 30
  47. ^ Tacito, Annales, I, 30; Spinosa 1991, pag. 94.
  48. ^ Tacito, Annales, I, 52.
  49. ^ a b Tacito, Annales, I, 55.
  50. ^ Cassio Dione, LVII, 14.3
  51. ^ Spinosa 1991, pag. 102.
  52. ^ a b Tacito, Annales, II, 43.
  53. ^ a b Tacito, Annales, II, 44.
  54. ^ Tacito, Annales, II, 51; Syme 1989, pag. 145.
  55. ^ Tacito, Annales, II, 51.
  56. ^ Tacito, Annales, III, 34.
  57. ^ Tacito, Annales, II, 53.
  58. ^ Tacito, Annales, II, 53-62.
  59. ^ Tacito, Annales, II, 62.
  60. ^ Tacito, Annales, II, 63; Velleio Patercolo, II, 129.
  61. ^ a b Tacito, Annales, II, 63
  62. ^ Tacito, Annales, II, 64.
  63. ^ Tacito, Annales, II, 70-72.
  64. ^ Tacito, Annales, II, 82; Spinosa 1991, pag. 108-109.
  65. ^ Tacito, Annales, III, 2; Spinosa 1991, pag. 109.
  66. ^ Tacito, Annales, III, 7.
  67. ^ a b Tacito, Annales, III, 8.
  68. ^ Tacito, Annales, III, 11.
  69. ^ Tacito, Annales, III, 15; SvetonioGaio Cesare, II; Barrett 2002, pag. 33.
  70. ^ Tacito, Annales, III, 19; Spinosa 1991, pag. 114.
  71. ^ Tacito, Annales, III, 32; Spinosa 1991, pag. 115.
  72. ^ Tacito, Annales, III, 32.
  73. ^ a b Tacito, Annales, III, 36.
  74. ^ Tacito, Annales, III, 40-46.
  75. ^ Tacito, Annales, III, 47.
  76. ^ Tacito, Annales, III, 49.
  77. ^ Cassio Dione, LVII, 20.3; Tacito, Annales, III, 49-51.
  78. ^ Tacito, Annales, III, 56; Nony 1988, 12.
  79. ^ Tacito, Annales, III, 56.
  80. ^ a b Tacito, Annales, III, 57.
  81. ^ Tacito, Annales, III, 59; Spinosa 1991, pag. 129.
  82. ^ Tacito, Annales, IV, 1.
  83. ^ Tacito, Annales, IV, 2.
  84. ^ Tacito, Annales, IV, 3; Spinosa 1991, pag. 130.
  85. ^ Cassio Dione, LVII, 22.2; Frediani, Prossomariti 2014, pag. 342.
  86. ^ Tacito, Annales, IV, 3; Spinosa 1991, pag. 130-131.
  87. ^ Spinosa 1991, pag. 130.
  88. ^ Tacito, Annales, IV, 7.
  89. ^ Tacito, Annales, IV, 10; Sampoli 2003, pag. 178; Spinosa 1991, pag. 131.
  90. ^ SvetonioTiberio, LXII; Spinosa 1991, pag. 131.
  91. ^ a b Tacito, Annales, IV, 9.
  92. ^ a b Tacito, Annales, IV, 12.
  93. ^ Tacito, Annales, IV, 15.
  94. ^ Cassio Dione, LVII, 22.4; SvetonioGaio Cesare, XV; Tacito, Annales, V, 2-3; VI, 23; Frediani, Prossomariti 2014, pag. 343; Nony 1988, pag. 128-129; Spinosa 1991, III, 170.
  95. ^ Tacito, Annales, IV, 11; Frediani, Prossomariti 2014, pag. 342.
  96. ^ SvetonioTiberio, LV.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti secondarie
in italiano
in inglese

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Console romano Successore Consul et lictores.png
14
Sesto Pompeo,
Sesto Appuleio
15
con Gaio Norbano Flacco
16
Sisenna Statilio Tauro,
Lucio Scribonio Libone
I
20
Marco Valerio Messalla Barbato,
Marco Aurelio Cotta Massimo Messalino
21
con Tiberio Giulio Cesare Augusto IV
22
Decimo Aterio Agrippa,
Gaio Sulpicio Galba
II