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Patria potestà

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La patria potestà è la potestà del padre di educare il figlio minore, rappresentarlo negli affari e curarne gli interessi.[1]

Quando è attribuita anche alla madre, è detta potestà o responsabilità genitoriale.

Nell'ordinamento italiano il passaggio dalla patria potestà alla potestà genitoriale è avvenuto con riforma del diritto di famiglia del 1975, che ha equiparato in doveri e dignità le figure del padre e della madre. È stata abolita, oltre alla patria potestà, la potestà maritale.

La potestà, in diritto, è la situazione giuridica soggettiva che consiste nell'attribuzione di un potere ad un soggetto allo scopo di tutelare un interesse altrui. Poiché il senso comune attribuisce al termine un significato di potere, in psicologia e in sociologia si preferisce parlare di responsabilità dei genitori, per sottolineare che non si pone al centro il loro punto di vista, bensì i bisogni e le inclinazioni del minore, che nello stesso nuovo diritto di famiglia è visto come soggetto attivo, in grado di esprimere opinioni, orientamenti e inclinazioni e di provvedere autonomamente, per quanto capace, ai propri bisogni esistenziali.

Il decreto legislativo 28 dicembre 2013, n. 154 ha previsto, tra l'altro, la sostituzione del termine "potestà genitoriale" con "responsabilità genitoriale" in tutte le norme di legge.

  1. Articoli 315 e seguenti del REGIO DECRETO 16 marzo 1942, n. 262 (formulazione originaria), su Normattiva. URL consultato il 26 luglio 2026.

Voci correlate

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Controllo di autoritàThesaurus BNCF 36974 · BNE (ES) XX526152 (data)
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