Seiano

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Lucio Elio Seiano
Sejanus Tiberius As.jpg
Moneta coniata nel 31 d.C., che mostra i nomi dei due consoli di quell'anno, ovvero Seiano e Tiberio.
Nome originale Lucius Aelius Seianus
Titoli Prefetto del pretorio
Nascita 20-19 a.C. circa
Volsinii
Morte 31
Roma
Coniuge Apicata
Giulia Livia[N 1]
Figli Lucio Elio Strabone
Decimo Capitone Eliano
Elia Iunilla
Gens Aelia
Padre Lucio Seio Strabone
Consolato 31
(LA)

« [...] corpus illi laborum tolerans, animus audax; sui obtegens, in alios criminator; iuxta adulatio et superbia; palam compositus pudor, intus summa apiscendi libido, eiusque causa modo largitio et luxus, saepius industria ac vigilantia, haud minus noxiae quotiens parando regno finguntur. »

(IT)

« [...] Il suo corpo era abituato alle fatiche, l'animo pronto a osare; abile nel dissimulare le sue intenzioni e nell'accusare gli altri, adulatore e insieme gonfio di superbia, esibiva contegnosa riservatezza covando una smania irresistibile di afferrare il potere supremo e, a questo scopo, alternava ora prodigalità e fasto, più spesso senso d'iniziativa e accortezza, doti non meno pericolose, se finalizzate alla conquista del potere assoluto. »

(Tacito, Annales, IV, 1)

Lucio Elio Seiano (in latino: Lucius Aelius Seianus; Volsinii, 20-19 a.C.[1][2]Roma, 18 ottobre 31) è stato un militare e politico romano, ambizioso amico e confidente dell'imperatore Tiberio. Prefetto del pretorio dal 14 al 31, egli fu il primo a ricoprire questa carica ad utilizzarla per ottenere potere e prestigio per sé, rendendola un'influente branca amministrativa dello Stato.

Egli dedicò la sua carriera ad una vertiginosa e repentina scalata al potere, togliendo di mezzo tutti gli avversari politici. Dopo che Tiberio si allontanò da Roma, Seiano divenne 'consigliere e ministro di tutti gli affari'[3], ma quando l'imperatore incominciò a sospettare che il suo ministro volesse spodestarlo, lo fece destituire e condannare a morte.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovinezza ed origini familiari[modifica | modifica wikitesto]

Eques della città di Volsinii (moderna Bolsena, in Etruria),[1] egli nella prima giovinezza fu al seguito del nipote di Augusto, Gaio Cesare, nella sua missione in Oriente,[1] e divenne un favorito di Apicio, gastronomo, al quale si dice si prostituì.[1] In seguito sposò Apicata[1], dalla quale ebbe tre figli: Strabone, Capitone Eliano e Iunilla.[4]

La famiglia di Seiano era costituita da un'illustre parentela: suo padre era infatti Lucio Seio Strabone, prefetto del pretorio sotto Augusto,[1] il quale era figlio di una Terenzia, sorella della moglie di Mecenate.[5] La madre era invece Cosconia Gallita,[4] sorellastra di Quinto Giunio Bleso, cos. suff. nel 10 d.C.[5]

Ascesa (14-23 d.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Carriera come prefetto del pretorio[modifica | modifica wikitesto]

Il primo ruolo di spicco occupato da Seiano di cui si abbia notizia fu l'accompagnare Druso minore, figlio di Tiberio, a sedare delle rivolte in Pannonia, in seguito alla salita al trono del nuovo principe.[1] Poco dopo, il padre lo associò alla prefettura della guardia pretoriana.[1]

Parete nord dei Castra Praetoria, fatti edificare da Seiano

Quando il genitore fu eletto prefetto d'Egitto nel 15, Seiano, entrato nelle grazie dell'imperatore, rimase prefetto del pretorio unico e fu tra i fautori dell'aumento del potere dei pretoriani, riuniti a Roma in un unico grande accampamento costruito appositamente sul Viminale, alla periferia della città, noto con il nome di Castra praetoria attorno al 21-23. Seiano vedeva così accrescere immensamente la propria influenza sull'imperatore, trovandosi ora nella condizione di detenere la vera forza militare dell'Italia, dato che aveva a sua disposizione circa 9000 elementi.[6]

Scalata al potere e la morte di Druso minore[modifica | modifica wikitesto]

Grazie al particolare favore di cui godeva presso l'imperatore, Seiano acquisì una graduale influenza nella vita politica romana. Agli studiosi odierni pare improbabile che tale ascesa al potere fosse mirata alla successione personale al potere, ma che piuttosto volesse diventare il reggente di un giovanissimo erede, come poteva essere Tiberio Gemello.[7]

Nel 20, provò a collegarsi con la famiglia imperiale, promettendo in moglie sua figlia Iunilla al figlio di Claudio, nipote di Tiberio, Druso, il quale però morì di asfissia, facendo sfumare così il progetto.[5] Due anni dopo, si distinse come valido aiuto nel tenere a bada un incendio scoppiato nel Teatro di Pompeo,[5] il che provocò gli elogi di Tiberio, che concesse nel 23 anche il trionfo per il già citato Giunio Bleso, zio di Seiano, trionfatore contro il ribelle Tacfarinas.[5]

Busto di Druso Minore al Museo del Prado

Tra i molti ostacoli che, però, si opponevano alle sue ambizioni, c'era Druso minore, che, al contrario del padre, odiava Seiano. Infatti esso era infastidito nel vedere che Tiberio prestasse attenzione ai consigli di un altro uomo quando lui era in vita.[8] L'odio sfociò una volta in una lite, e Druso giunse a colpire Seiano con uno schiaffo,[9] anche se secondo un'altra versione dei fatti sarebbe stato Seiano a colpire il giovane erede, e ciò avrebbe procurato motivo al prefetto di temerlo.[10] Druso, però, morì nel 23, in seguito a quella che parve a tutti una lunga malattia. Tra le tante ipotesi, c'è quella secondo cui sarebbe stato avvelenato con un veleno dall'effetto lento dalla moglie Claudia Livilla, sorella di Germanico (nipote di Augusto), in combutta con il liberto Ligdo ed il medico Eudemo. La donna, infatti, a quanto scrive Tacito, era diventata amante di Seiano ed era stata da lui convinta a commettere l'omicidio.[9]

La persecuzione contro Agrippina ed il ritiro di Tiberio a Capri (23-30 d.C.)[modifica | modifica wikitesto]

L'inizio delle persecuzioni e la richiesta di matrimonio con Livilla[modifica | modifica wikitesto]

La morte di Druso portò alla nomina di eredi di Tiberio i figli di Germanico, Nerone e Druso Cesare,[11] i quali fautori, capeggiati dall'energica ed irruenta vedova Agrippina maggiore, mal dissimulavano la gioia nel veder rifiorire il ramo del generale, anche durante il solenne funerale di Druso minore.[12] Seiano approfittò di questa situazione per fomentare gli odi fra Tiberio ed il ramo di Germanico al fine di eliminare altri ostacoli per la successione. Facilitarono le sue manovre i pontefici, che nel 24 accomunarono Nerone e Druso Cesare nell'invocazione agli dei per la salute del principe, il che causò il risentimento di Tiberio, probabilmente fomentato da alcune parole di Seiano, che allertavano il principe dell'ambizione di Agrippina.[13] Inoltre, Seiano si valse dell'aiuto di Giulio Postumo, amante di Mutilla Prisca, confidente di Livia Drusilla, madre di Tiberio e vedova di Augusto. Grazie a questa rete di amicizie, Postumo aveva facile accesso all'orecchio dell'Augusta, e ne approfittò per accusare presso la donna Agrippina di ambizione sfrenata, sfruttando a sua volta la gelosia dell'anziana per il suo potere e titolo.[12] Infine, mandò alcune donne, che si fingessero confidenti di Agrippina e fomentassero la sua ira contro Tiberio con racconti che mettevano in cattiva luce il principe.[12]

Queste azioni di disturbo portarono alla condanna di molti amici del defunto comandante, fra i quali Gaio Silio, che aveva sconfitto Sacroviro, il quale aveva fomentato una rivolta in Germania.[14] Silio, incriminato dal console Varrone, che assecondò le manovre di Seiano per degli odi fra suo padre ed il padre del generale, preferì suicidarsi prima che la sentenza fosse emessa, mentre la moglie Sosia Galla venne mandata in esilio.[15] Nel 25, cadde vittima di Seiano lo storico Cremuzio Cordo, che, a quanto pare, aveva commentato negativamente il posizionamento della statua di Seiano nel Teatro di Pompeo,[16] anche se la causa del processo ufficiale fosse il fatto che egli aveva elogiato Bruto e Cassio in una sua opera annalistica.[17]

Nel 25, Seiano, sotto pressione di Livilla ed inebriato dal suo potere crescente, dopo aver ripudiato Apicata,[9] scrisse una lettera a Tiberio, come era costume a quel tempo nelle richieste di matrimonio, chiedendo di poter sposare la vedova di Druso. Tiberio rifiutò, dicendo che il matrimonio fra una donna del ramo imperiale come Livilla e un cavaliere come Seiano sarebbe parso indegno, affermando che la scelta di Augusto di maritare la figlia Giulia con persone non appartenenti al ramo aristocratico come Agrippa, alla quale Seiano aveva fatto riferimento per convincere il principe, fosse dettata dalla necessità; inoltre, Livilla avrebbe male accettato di passare la vecchiaia con Seiano, dopo essere stata moglie del figlio dell'imperatore. Allora Seiano, vistosi rifiutata la proposta, decise di fare pressioni affinché Tiberio lasciasse Roma.[18]

L'allontanamento di Tiberio da Roma[modifica | modifica wikitesto]

La grotta detta Spelunca, presso la villa di Tiberio a Sperlonga, dove secondo Tacito Seiano salvò la vita all'imperatore

L'imperatore, intanto, si andava inimicando sempre di più l'irruenta Agrippina ed il suo influente partito, anche in seguito al processo contro Clodia Pulcra cugina di Agrippina, accusata dall'ex-pretore Domizio Afro, di adulterio con Furnio e di pratiche magiche mirate all'assassinio del principe.[19] Agrippina cercò di intercedere per la cugina, e sorprese Tiberio mentre sacrificava ad Augusto. Agrippina asserì, con la sua tipica fierezza, che Tiberio contemporaneamente onorava la memoria del primo imperatore e perseguitava i suoi discendenti. Tiberio rispose, con un verso greco, che lei non poteva capire, dato che non conosceva il peso del regnare.[19] In seguito, ad un banchetto da Tiberio, la donna, messa in guardia da alcune persone che Seiano aveva mandato che il principe volesse avvelenarla, passò addirittura una mela che Tiberio gli aveva offerto ad un servo perché la assaggiasse.[20] Gli odi aumentarono dopo che Tiberio aveva pure lasciato Agrippina, che chiedeva il permesso di risposarsi col senatore Gaio Asinio Gallo, senza risposta.[21]

Alla fine, nel 26, l'imperatore si risolse di partire per la Campania, nella sua villa a Sperlonga, accompagnato da un ristretto gruppo di confidenti quali il cavaliere e filosofo Curzio Attico (che in seguito cadrà per mano di Seiano e Lucio Marino)[22], il giurista Marco Cocceio Nerva e l'astrologo Trasillo di Mende, oltre a Seiano stesso, con la scusa di dedicare un tempio a Giove in Capua ed uno ad Augusto a Nola,[23] ed in seguito a Capri, nel 27.[24] I motivi di tale gesto vanno ricercati non solo nelle pressioni di Seiano, come già detto prima, ma anche nella volontà del principe di allontanarsi da una città che reputava pericolosa, nel voler fuggire dalla madre Livia Drusilla, che Tiberio rifiutava di associare a sé nell'esercizio del potere mentre questa gli rinfacciava che era stato grazie a lei che era divenuto imperatore, e nel suo desiderio di nascondere alcune ulcere che gli andavano funestando il viso, dato che Tiberio non tornò a Roma neppure dopo la morte di Seiano.[23] In Campania inoltre avvenne un episodio che accrebbe in Tiberio la fiducia per il suo ministro: mentre era in corso un banchetto nella Spelunca, una grotta della sua villa a Sperlonga, il soffitto tutto d'un tratto crollò, travolgendo molti convitati. Seiano dunque puntò i suoi piedi per terra e fece da scudo per l'imperatore, salvandogli la vita.[25]

Ritratto di Agrippina Maggiore al M.A.N di Madrid

L'apogeo di Seiano[modifica | modifica wikitesto]

Con Tiberio a Capri, Seiano accrebbe il suo potere in modo smisurato. Nel 28 cadde un altro amico di Agrippina, Tizio Sabino, illustre cavaliere. Per mettere in atto la condanna, Seiano inviò un suo cliente, Latino Laziare, che si fingesse confidente di Sabino, e lo spingesse a criticare il prefetto del pretorio o l'imperatore, mentre tre suoi complici, Porcio Catone, Petilio Rufo e Marco Opsio, origliavano il tutto. Fu stipulata una denuncia ed inviata a Tiberio, che condannò Sabino, il quale fu strascinato per le vie di Rome verso il patibolo, cercando di urlare, seppur con dei nodi stretti alla gola ed alla toga che lo incappucciava, che lui era la vittima sacrificale del nuovo anno a Seiano.[26] Il cane di Sabino, che non aveva mai abbandonato il padrone, quando il cadavere di questi fu gettato nel Tevere, come si usava per i condannati, si gettò in acqua per evitare che affondasse.[27] Dopo l'episodio di Sabino, la città era ormai in stato di costante ansia, e si evitavano colloqui anche fra confidenti.[28]

Nel 29 morì Livia Drusilla, vera e propria eminenza grigia della casa dei Cesari. La sua autorità presso Tiberio era l'unica superiore a quella esercitata da parte di Seiano, ma morta l'anziana donna, nulla pose freno alle trame del prefetto.[29] Nel medesimo anno, una lettera giunse da Capri, dove Tiberio accusava Nerone Cesare di comportamenti effeminati e di amori con giovinetti e Agrippina di arroganza.[29] I senatori, tuttavia, su consiglio di Giunio Rustico, incaricato di redigere gli atti dell'assemblea e quindi giudicato il più indicato ad interpretare il volere del principe, decisero di non condannare la vedova, dato che l'intento di Tiberio non era chiaro.[30] Inoltre il popolo, che amava la famiglia di Germanico, stava fuori dalla Curia, agitando le immagini dei processati e urlando che la lettera era falsa e che si tramava la rovina di Agrippina all'insaputa di Tiberio.[30] Questo fatto contribuì solo a rimandare la condanna; infatti Seiano denunciò che Roma era vicino al colpo di stato,[30] mentre Tiberio sollevò il senato da ogni peso nel processo, giudicando i due personalmente. Agrippina fu esiliata all'isola di Ventotene (allora nominata Pandataria), dove rimarrà in esilio fino al 33, anno della sua morte, dopo aver subito servizie atroci da parte di un centurione che la fustigava.[31] Quanto a Nerone, egli fu esiliato a Ponza, dove nel 31, poco prima della caduta di Seiano, si suicidò, forse su istigazione di un centurione che gli mostrò degli uncini.[32] Druso, che aveva tradito la madre ed il fratello, non sopravvisse a lungo a tale evento. Nel 30 anch'egli fu processato sotto accusa di sedizione, e condannato alla reclusione nelle segrete del Palatino, dove morirà di fame nel 33.[33]

Statua di Tiberio conservata al Museo del Louvre.

Sempre nel 30, anche il senatore Asinio Gallo, che in passato aveva ambito alla mano di Agrippina, fu rovinato su istigazione di Tiberio, che lo odiava in quanto aveva sposato l'ormai defunta Vipsania Agrippina, prima ed amatissima moglie dell'imperatore[34] dalla quale era stato costretto a divorziare per ragioni politiche.[35] Sembra che Gallo avesse incominciato ad adulare Seiano, o perché nel terrore di Tiberio pensava che Seiano sarebbe stato suo erede, oppure perché voleva che il prefetto diventasse troppo tracotante per l'imperatore stesso e cadesse in rovina.[36] Tiberio non lasciò trasparire nessun sospetto: invitò Gallo a Capri ad un banchetto, e nel medesimo giorno inviò una lettera al Senato accusando Gallo di essere geloso dell'amicizia dell'imperatore con Seiano.[37] Il senatore non fu però giusitiziato, per volere dello stesso imperatore, ma fu tenuto in isolamento e sfamato con una quantità e qualità di cibo tale che non gli permettesse né di essere in forze, né di morire.[38] Cadde assieme a lui Siriaco, uomo di grande cultura, che fu giustiziato solo perché era un amico di Gallo.[39] Inoltre, è forse a questo periodo che risale un processo che intentò Seiano contro Fedro, come ci riporta lo scrittore stesso[40], forse in seguito ad allusioni sgradite che Seiano aveva colto in alcune favole dell'autore.[40] Seiano ebbe nel processo ruolo di testimonio, giudice ed accusatore[40]. Alcuni sospettano che il fatto che il secondo libro delle Fabulae di Fedro contenga solo 8 favole sia dovuto ad una confisca da parte di Seiano degli scritti che avevano provocato la sua ira.[41] Infine, Seiano aveva ottenuto da Tiberio il maius imperium per la provincia di Giudea, e ciò gli permetteva di scegliere i proconsoli che sarebbero stati governatori di quell'area.[3] Fu per tale motivo che Ponzio Pilato fu nominato governatore in Giudea nel 26.[3] Seiano era fra l'altro noto per il suo feroce antisemitismo, tant'è che Filone di Alessandria lo considera il secondo più accanito persecutore dei Giudei dopo Caligola e ancor più feroce di Aulo Avilio Flacco,[3] prefetto d'Egitto dal 32[42] al 38.[43]

Caduta e morte (31 d.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Motivi e manovre preliminari di Tiberio[modifica | modifica wikitesto]

Attorno al 31, anno del suo consolato assieme a Tiberio,[44] il potere di Seiano era smisurato, tant'è che si guardava a lui come fosse l'imperatore.[45] Tiberio, dal canto suo, era considerato 'l'imperatore di un isolotto'.[46] Gli onori decretati a Seiano erano immensi: fu stabilito che il suo compleanno fosse osservato come festa pubblica, che fosse inviata un'ambasceria di cittadini diversa da quella dell'imperatore per accoglierlo ogni volta che rientrava a Roma, e sia per lui che per Tiberio offrivano sacrifici e preghiere.[39]

A questo punto, tuttavia, l'influente personaggio fu destituito e condannato a morte dall'imperatore stesso. I motivi non sono chiari, anche perché la relativa parte negli Annales di Tacito è andata perduta. Secondo Flavio Giuseppe sarebbe stata Antonia minore, madre di Germanico, ad allertare il principe di una congiura che Seiano stava ordendo a Roma, forse a sua volta informata dal cliente di Seiano Satrio Secondo, inviando un dispaccio a Capri tramite il suo liberto Pallante (oppure Cenide secondo Svetonio[47]).[48][N 2]

Ritratto di Caligola, al Ny Carlsberg Glyptotek. Il giovane Caligola fu messa al riparo dalle mire di Seiano da Tiberio, quando questi si accorse che il suo ministro intendeva appropriarsi del potere assoluto.

Cassio Dione ci fornisce un'altra versione della caduta di Seiano. Pare infatti che la volontà di destituire Seiano partisse dall'imperatore stesso, che temeva che il suo prefetto usurpasse la sua autorità di principe a Roma.[46] Per non destare sospetti, dato che Seiano godeva del favore dei pretoriani a Roma, l'imperatore ricoprì Seiano di onori, lo chiamava mio Seiano nelle lettere, permise che venisse fatto console assieme al prefetto ogni cinque anni,[45] lasciò che venissero posizionate delle sedie dorate nei teatri sia per lui che per Seiano, che venissero innalzate statue di bronzo ovunque in onore del prefetto del pretorio e che il suo nome fosse scritto nei documenti di fianco a quello del suo ministro.[45] Inoltre gli diede in moglie la vedova di Nerone, Giulia Livia.[49] Nel contempo, però, mandava confusi dispacci a Roma, dove ora dichiarava di stare sul punto di morte, ora affermava che stava benissimo e che sarebbe presto tornato nella capitale; ora si congratulava con Seiano, ora lo denunciava, e un'operazione simile eseguiva con i suoi amici.[50] Inoltre aveva bloccato il processo a Lucio Arrunzio, nemico di Seiano, legato in Spagna fra il 21 ed il 31,[49] e aveva impedito al prefetto di recarsi in Campania per andare a trovare la sua promessa sposa, al tempo malata, dichiarando che stava lui stava tornando a Roma.[51] Aveva anche rinunciato al consolato, costringendo Seiano a fare lo stesso.[49] Nel contempo aveva innalzato al rango di sacerdoti sia Seiano che suo figlio assieme all'ultimo figlio maschio di Germanico rimasto, Gaio Cesare, ovvero Caligola;[51] ma aveva pure espresso apprezzamenti per quest'ultimo e dato alcune direttive che lasciassero intendere che sarebbe stato lui suo successore, mentre proibiva i sacrifici in onore di chiunque, e dunque pure quelli a Seiano.[52] Infine lui stesso, quando scrisse una lettera al Senato sulla morte di Nerone, si riferì a Seiano semplicemente col nome.[52] Questi era dunque in costante stato di agitazione per i lunatici atteggiamenti del principe nei suoi confronti, mentre la popolazione incominciò a diffidare da lui, ed evitarlo per strada.[53]

Sempre secondo Dione, ci furono vari segnali che preannunciarono la caduta di Seiano: ad esempio, durante un sacrificio alla dea Fortuna, molto venerata da Seiano, tant'è che ne custodiva un simulacro in casa (lo stesso appartenuto a Servio Tullio), la statua si girò e rifiutò le libagioni.[51] Inoltre, una volta, chiesti dei presagi agli auguri, si vide dei corvi posare sul tetto di casa sua.[46] Altri eventi si susseguirono: a quanto pare, una volta, il pavimento a casa sua cedette, e una donnola uscì dalle rovine.[46] Pare inoltre che ad un suo servo, dopo che lo aveva seguito sul Campidoglio a fare un sacrificio, capitò di scivolare su delle scale, dove si era soliti buttare i condannati a morte, ovvero le Scale Gemonie.[46] Infine, la testa di una sua statua fu vista fumare: rottala per scoprire il motivo del fatto, ne uscì un grosso serpente. Quando si sostituì la testa alla statua, attorno ad essa apparve una corda.[51] Seneca ci dice pure che fu vista una palla di fuoco in cielo, come quella veduta dopo la morte di Augusto e di Germanico.[54]

La denuncia[modifica | modifica wikitesto]

Il 17 ottobre del 31, Tiberio, nominato segretamente prefetto del pretorio Macrone, già prefetto delle coorti urbane, inviò a Roma quest'ultimo con l'ordine di accordarsi con Grecinio Lacone, comandante dei vigiles, perché fornisse il supporto della propria milizia, e col nuovo console Publio Memmio Regolo (non l'altro, Lucio Fulcinio Trione, poiché costui era una creatura di Seiano), che in quel momento portava i fasces, affinché convocasse il Senato nel tempio di Apollo.[53]

Tiberio: asse[55]
Sejanus Damnatio Memoriae.jpg
TI CAESAR DIVI AVGVSTI F AVGVSTVS, testa laureata di Tiberio MV AVGVSTA BILBILIS TI CÆSARE V [L ÆL]IO [SEIAN]O, COS al centro, all'interno di una corona
29 mm, 10.91 gr, coniato nel 31 (?) (consolato di Seiano), il nome di Seiano è rimosso per la damnatio memoriae.

Quando Seiano giunse in Senato, venne informato da Macrone che gli era appena stata conferita la potestà tribunizia con una lettera dell'imperatore che sarebbe stata letta davanti all'assemblea.[53] Mentre Seiano prendeva così giubilante il proprio posto, Macrone, rimasto fuori dal tempio, allontanava i pretoriani di guardia, facendoli sostituire dai vigili di Lacone. Dopodiché, consegnata la lettera di Tiberio al console, si recò nei Castra praetoria per annunciare la sua nomina a prefetto.[53]

Nella lettera, molto lunga e vaga, Tiberio trattava vari argomenti, di tanto in tanto intesseva le lodi di Seiano, a volte gli muoveva qualche critica, poi, verso la fine, improvvisamente l'imperatore accusava il prefetto di tradimento, ordinandone la destituzione e l'arresto, assieme a quella di due senatori a lui legati.[56] Regolo, a questo punto, ordinò a Seiano di alzarsi e venire da lui, ma il prefetto, non abituato a prendere ordini, se lo fece ripetere tre volte, prima di andare dal console.[56] Dopodiché, Regolo chiese ad un senatore se approvasse l'arresto del prefetto e, alla sua risposta positiva, Seiano fu scortato al Carcere Mamertino,[56] Lungo il tragitto il popolo lo ricoprì di insulti e fu anche picchiato da alcuni. Il pretoriano vide anche le sue stesse statue essere ridotte in pezzi dalla folla inferocita.[57] Quelle stesse statue furono in seguito fuse e trasformate in pitali.[58]

Stele che riporta vari prigionieri famosi del Carcere Mamertino, fra i quali Seiano.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Quella sera, vedendo che i Pretoriani non avevano reagito all'arresto di Seiano, il Senato si riunì nel tempio della Concordia per giudicare Seiano con processo sommario, al termine del quale l'ex-prefetto venne condannato a morte e colpito da damnatio memoriae.[57]

Seiano venne giustiziato per strangolamento nella notte tra il 17 e il 18 ottobre e il popolo fece scempio del suo corpo prima di gettarlo nel Tevere.[57] I suoi amici e parenti vennero tutti processati e molti vennero condannati a morte in una ferocissima repressione.[59] I figli stessi di Seiano furono condannati a morte. Iunilla, in particolare, essendo ancora vergine, non avrebbe potuto subire la pena capitale; per questo si dice che, per ovviare a questo ostacolo, ella fu stuprata sul patibolo da un centurione.[57] L'ex-moglie Apicata, vedendo i cadaveri dei figli gettati sulle Gemonie, si suicidò dopo aver rivelato in una lettera a Tiberio le colpe di Seiano e di Livilla (in seguito confermate da Ligdo ed Eudemo, sotto tortura[60]), che, anche se secondo alcuni non fu condannata a morte dal principe per il rispetto che portava questo per sua madre, fu probabilmente rinchiusa in una stanza da Antonia stessa e lì fatta morire di fame.[57] L'imperatore invece premiava i pretoriani e le truppe in Siria, i primi per non essere stati complici di Seiano, le seconde per non aver messo l'immagine di Seiano fra le loro insegne.[61] Il Senato, infine, ordinava feste perpetue e l'innalzamento di una statua alla Libertà con la seguente dedica:

(LA)

« Saluti perpetuae Augustae Libertatique populi romani Providentia Ti. Caesaris Augusti nati ad aeternitatem romani nominis, sublato hoste perniciosissimo »

(IT)

« Alla salute del perpetuo Augusto e alla Libertà del popolo romano, per la Provvidenza di Tiberio Cesare, figlio di Augusto, per l'eternità della gloria di Roma, [essendo stato] eliminato il pericolosissimo nemico. »

(Dedica del Senato a Tiberio.)

Storiografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

La principale fonte su Seiano è Tacito, che concentra molta attenzione sul prefetto e sulle sue manovre delittuose nel corso del libro IV degli Annales, anche se la parte relativa alla caduta di Seiano è andata perduta. Anche Svetonio ce ne parla, nella sua Vita di Tiberio contenuta nel suo De Vita Cesarum, in maniera però assai più sommaria e molto meno dettagliata rispetto a Tacito, dato che l'attenzione è più concentrata su Tiberio stesso. Altra fonte importante su Seiano è Cassio Dione, che ce ne parla nei libri LVII e LVIII della sua Historia Romana. L'importanza di Dione sta anche nel fatto che ci permette di integrare Tacito, dato che parla in maniera estesa e dettagliata della caduta di Seiano. Anche Velleio Patercolo, contemporaneo del prefetto, ce ne parla verso la fine della sua imponente opera Historiae romanae ad M. Vinicium libri duo.

Fonti secondarie sono rintracciabili in Seneca, che menziona Seiano nelle Naturales Quaestiones e nella Consolatio ad Marciam. Anche Fedro, che era incappato nell'ira del prefetto, ne parla brevemente nel prologo del libro III delle sue Fabulae. Il maius imperium sulla Giudea che Seiano detenne per un certo periodo ha spinto alcuni scrittori ebrei ad includerlo nei loro scritti, primi fra tutti Flavio Giuseppe nelle sue Antiquitates Iudaicae e Filone di Alessandria nel suo In Flaccum. Infine, è menzionato nelle Saturae di Giovenale.

Giudizio storico[modifica | modifica wikitesto]

Nella storiografia antica, Seiano è sempre stato considerato come una figura negativa. Tacito lo considera colui che istigò Tiberio al male,[1] Svetonio invece ce ne parla come un mero strumento del principe, al quale gli forniva le situazioni per commettere i suoi crimini.[62] Unico storico che lo elogia è Velleio Patercolo,[63] che fu contemporaneo del prefetto. Le motivazione dell'atteggiamento di Patercolo nei confronti di Seiano va ricercata, secondo Henry Dodwell (1641-1711), in un'amicizia fra lo storico ed il prefetto nella cui caduta, come afferma Dodwell, Patercolo fu probabilmente coinvolto.[64]

Questo è la descrizione di Seiano contenuta nella sua opera Historiae romanae ad M. Vinicium libri duo:

(LA)

« Raro eminentes viri non magnis adiutoribus ad gubernandam fortunam suam usi sunt, ut duo Scipiones duobus Laeliis, quos per omnia aequaverunt sibi, ut divus Augustus M. Agrippa et proxime ab eo Statilio Tauro, quibus novitas familiae haud obstitit quominus ad multiplices consulatus triumphosque et complura eveherentur sacerdotia. Etenim magna negotia magnis adiutoribus egent - neque in parva paucitas ministeria deficit -, interestque rei publicae quod usu necessarium est, dignitate eminere utilitatemque auctoritate muniri. Sub his exemplis, Ti. Caesar Seianum Aelium, principe equestris ordinis patre natum, materno vero genere clarissimas veteresque et insignes honoribus complexum familias, habentem consulares fratres, consobrinos, avunculum, ipsum vero laboris ac fidei capacissimum, sufficiente etiam vigori animi compage corporis, singularem principalium onerum adiutorem in omnia habuit atque habet, virum severitatis laetissimae, hilaritatis priscae, actu otiosis simillimum, nihil sibi vindicatem eosque adsequentem omnia, semperque infra aliorum aestimationes se metientem, vultu vitaque tranquillum, animo exsomnem. »

(IT)

« Non raramente gli uomini eminenti si servirono di grandi complici per amministrare la loro sorte, come i due Scipioni si servirono dei due Lelii,che furono uguali a loro in tutte le cose, come il divino Augusto si servì di Agrippa e dopo di lui di Statilio Tauro, ai quali la nobiltà recente della famiglia non impedì assolutamente di essere portati a molteplici consolati, trionfi e numerosi sacerdozi. E infatti grandi impegni cercano molti aiutanti, ed è interesse dello stato che spicchi per dignità ciò che è necessario alla sua utilità e che l'utilità sia difesa dal prestigio. Con questi esempii Tiberio Cesare ha considerato e considera come suo assistente straordinario dei principali impegni in ogni situazione Elio Seiano, nato da padre eminente nell'ordine equestre, che ha vincoli di parentela per parte di madre con famiglie illustri, antiche e insigni per onorificenze, che ha fratelli, cugini e uno zio consolari, egli stesso molto capace di laboriosità e fiducia, di costituzione del corpo pari al vigore dell'animo, uomo di piacevolissima austerità, di antica affabilità, nell'agire molto simile a chi è estraneo agli affari pubblici, che non pretende nulla per sé e che raggiunge ogni cosa, sempre stimatore di se stesso al di sotto delle sue capacità nelle valutazioni con gli altri, quieto nel volto e nella vita, infaticabile nell'animo. »

(Velleio Patercolo, Historiae romanae ad M. Vinicium libri duo)

Nella storiografia contemporanea, la figura di Seiano è spesso stata ridimensionata rispetto al passato. Molti studiosi contemporanei, infatti, ritengono Seiano innocente da ogni tipo di cospirazione, considerati gli svantaggi che assassinare Tiberio gli avrebbe apportato,[7] e anzi vittima lui stesso di una cospirazione di aristocratici, che lo vedevano come un elemento fastidioso.[7] Inoltre diminuiscono notevolmente la sua influenza, considerando il suo come un potere del tutto dipendente dal principe, e le sue azioni tutte sottoposte ad un avallamento da parte di Tiberio stesso.[65]

Nella cultura popolare[modifica | modifica wikitesto]

Poema scritta da William Strachey nella prefazione della prima edizione di Sejanus: His Fall di Ben Jonson.

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Data l'esiguità delle fonti su questo personaggio, e per questo adatto all'estrapolazione letteraria e non, Seiano è stato sovente attenzioni di artisti. Il caso più famoso è il dramma di Ben Jonson Sejanus: His Fall (1603), dove viene narrata l'ascesa e la caduta del potente prefetto. Il dramma,che fra l'altro aveva William Shakespeare nel cast della prima nel ruolo di Tiberio, non ebbe però successo.[66] Più o meno contemporaneo al lavoro di Jonson è The Tragedy Of Claudius Tiberius Nero (1607) di autore ignoto che, seppur avendo come protagonista Tiberio, riserva a Seiano un ruolo di primo piano.[67] In tempi più recenti, Seiano è stato anche menzionato nel romanzo Ben-Hur (1880) di Lewis Wallace,[68] ed è apparso nel romanzo di Robert Graves Io, Claudio (I, Claudius) (1934)[69]. Negli ultimi anni, Andrea Frediani lo ha inserito in un ruolo di rilievo nel suo romanzo La dinastia (2012),[70] e Robert Fabbri lo ha usato come personaggio nel suo ciclo su Vespasiano, nel libro Il giustiziere di Roma (2012).[71]

In Italia, Seiano è stato anche il soggetto di molti drammi poco noti, come Druso (1816), di Francesco Bendetti, poco fedele al fatto storico, dove Seiano ricopre un ruolo di secondo piano.[72] Altri esempi sono Sejano (1722) di Giovanni Artico[73] e Il Sejano (1729) di Saverio Pansuti.[74] In un dramma successivo, Il proscritto romano (1825), scritto da Luigi Marchionni, Seiano appare, ma solo brevemente per due volte durante l'ultimo atto, ma è menzionato molte volte per tutta la tragedia.[75]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

In musica, Seiano ha avuto fortuna nei primordi nella storia dell'opera. Nicolò Minato è stato infatti l'autore di un dittico, La prosperità di Elio Seiano[76] e La caduta di Elio Seiano,[77] entrambi datati al 1667, musicati da Antonio Sartorio. Nelle due opere, Seiano è rispettivamente un contralto ed un tenore, e la trama, pur prendendo spunto da eventi storici, è sostanzialmente inventata, includendo nella narrazione anche personaggi che al tempo dell'ascesa del prefetto erano morti come Agrippa o Gaio Cesare. Seiano compare pure nell'opera Arminio di Heinrich Ignaz Franz Biber, probabilmente su libretto di Francesco Maria Raffaellini, composta fra il 1690 ed il 1692, dove la sua vocalità può essere quella di un contralto o di basso.[78] Nell'opera L'esule di Roma (1827) di Gaetano Donizetti, tratta dal succitato Il proscritto romano, Seiano non appare mai in scena ma è menzionato più volte dai personaggi, avendo un ruolo attivo nella vicenda, trattandosi del vero e proprio antagonista del melodramma.[79]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Anche la televisione si è occupata di Seiano, specialmente nella serie televisiva I, Claudius (1976), che si basa sulla novella succitata. In questa serie Seiano è interpretato da Patrick Stewart, e appare negli episodi Poison Is Queen, Some Justice, Queen Of Heaven e Reign Of Terror, rispettivamente il quarto, il quinto, il sesto ed il settimo episodio della serie. Di poco antecedente a quest'ultima serie è The Caesars (1968), dove Seiano, interpretato da Barrie Ingham, appare negli episodi Augustus, Germanicus, Tiberius e, infine, nell'episodio a lui dedicato, Sejanus. Nella serie A.D. - Anno Domini (1985), Seiano, interpretato da Ian McShane, ha un ruolo centrale nei primi due episodi.[80]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Esplicative[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ci sono numerose indicazioni sul fatto che Seiano fosse entrato a far parte della casa imperiale sposando un membro di essa. Infatti Marco Terenzio definisce Seiano nel suo discorso riportato da Tacito (VI, 8) Claudiae et Iulae domus partem, quas adfinitate occu paverat. Il nome di Giulia Livia come promessa in sposa a Seiano appare in Cassio Dione, LVIII, 3.9, ma questo potrebbe essere semplicemente un refuso. Secondo Jane Bellamore ed altri studiosi, sarebbe stata Claudia Livilla la seconda moglie di Seiano. Infatti, nei Fasti ostienses, viene riportato che la moglie di Seiano si suicidò otto giorni dopo il marito. Considerato che Giulia Livia visse per altri dodici anni dopo la morte di Seiano e che Livilla era già stata amante del prefetto a lungo, è del tutto possibile che Seiano si fosse sposato con la seconda piuttosto che con la prima. Che la persona riportata sui Fasti sia Apicata, è poco probabile, dato che questa nel 31 non era più la moglie del prefetto, e comunque secondo Dione Apicata si tolse la vita solo dopo aver visto i corpi dei figli (Cassio Dione, LVIII, 11.6) la morte dei quali, come ci riportano gli stessi Fasti, avvenne a Novembre/Dicembre.
  2. ^ Secondo John Nicols, questa partecipazione di Antonia nella vicenda è un'invenzione posteriore di età claudiana o flaviana, e anzi la donna avrebbe collaborato con l'ascesa del prefetto

Riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i Tacito, Annales, IV, 1
  2. ^ H.W. Bird, pag. 1
  3. ^ a b c d Angelo Filipponi, Giudaismo romano II, Angelo Filipponi, 03 ottobre 2011, ISBN 9788863692259. URL consultato il 19 luglio 2016.
  4. ^ a b Freeman Adams, The Consular Brothers of Sejanus, in The American Journal of Philology, vol. 76, nº 1, 1° gennaio 1955, pp. 70–76, DOI:10.2307/291707. URL consultato il 13 giugno 2016.
  5. ^ a b c d e Fulviomario Broilo, Xenia., L'ERMA di BRETSCHNEIDER, 1° gennaio 1985, ISBN 9788870625721. URL consultato l'11 giugno 2016.
  6. ^ Tacito, Annales, IV, 2
  7. ^ a b c Ann Boddington, Sejanus. Whose Conspiracy?, in The American Journal of Philology, vol. 84, nº 1, 1° gennaio 1963, pp. 1–16, DOI:10.2307/293155. URL consultato il 22 luglio 2016.
  8. ^ Tacito, Annales, IV, 7
  9. ^ a b c Tacito, Annales, IV, 3
  10. ^ Cassio Dione, Historia Romana, LXII, 22.1-2
  11. ^ Tacito, Annales, IV, 8
  12. ^ a b c Tacito, Annales, IV, 12
  13. ^ Tacito, Annales, IV, 17
  14. ^ Tacito, Annales, IV, 18
  15. ^ Tacito, Annales, IV, 19
  16. ^ Seneca, Consolatio ad Marciam
  17. ^ Tacito, Annales, IV, 35-36
  18. ^ Tacito, Annales, 39-41
  19. ^ a b Tacito, Annales, IV, 52
  20. ^ Tacito, Annales, IV, 54
  21. ^ Tacito, Annales, IV, 53
  22. ^ Tacito, Annales, VI, 10
  23. ^ a b Tacito, Annales, IV, 57
  24. ^ Tacito, Annales, IV, 67
  25. ^ Tacito, Annales, IV, 59
  26. ^ Tacito, Annales, IV, 68-70
  27. ^ Cassio Dione, Historia Romana, 58,2
  28. ^ Tacito, Annales, IV, 69
  29. ^ a b Tacito, Annales, V, 3
  30. ^ a b c Tacito, Annales, V, 4
  31. ^ Tacito, Annales, IV, 25
  32. ^ Svetonio, Vite dei Cesari, Vita di Tiberio, LIV
  33. ^ Tacito, Annales, VI, 23
  34. ^ Cassio Dione, Historia Romana, 58, 3.1
  35. ^ Svetonio, Vite dei Cesari, Vita di Tiberio, VII
  36. ^ Cassio Dione, Historia Romana, 58, 3.1-2
  37. ^ Cassio Dione, Historia Romana, 58, 3.3
  38. ^ Cassio Dione, Historia Romana, 58, 3.6
  39. ^ a b Cassio Dione, Historia Romana, 58, 3.7
  40. ^ a b c Fedro, Fabulae III, prologo, vv. 34-44
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  71. ^ Roberto Fabbri, Il giustiziere di Roma, Newton Compton Editori, 28 febbraio 2013, ISBN 9788854149335. URL consultato il 04 settembre 2016.
  72. ^ Francesco Benedetti, Druso: tragedia, 1° gennaio 1816. URL consultato l'11 giugno 2016.
  73. ^ Giovanni Artico di PORCIA (Count.), Sejano. Tragedia. [In verse.], 1° gennaio 1722. URL consultato l'11 giugno 2016.
  74. ^ Saverio Pansuti, Il Sejano tragedia di Saverio Pansuti. Consecrata all'illustrissima, ed eccellentissima signora d. Marina della Torre .., presso Domenico Antonio, e Niccolo Parrino, 1° gennaio 1729. URL consultato l'11 giugno 2016.
  75. ^ Luigi Marchionni, Il proscritto romano dramma storico in tre atti di Luigi Marchionni, presso G. Nobile e c. editori, 1° gennaio 1825. URL consultato l'11 giugno 2016.
  76. ^ La prosperità di Elio Seiano (1667), su www.librettidopera.it. URL consultato l'11 giugno 2016.
  77. ^ La caduta di Elio Seiano (1667), su www.librettidopera.it. URL consultato l'11 giugno 2016.
  78. ^ Piero Gelli, Filippo Poletti: Dizionario Dell'opera 2008, Dalai editore, 2007
  79. ^ L'esule di Roma - Indice generale - IntraText CT, su www.intratext.com. URL consultato l'11 giugno 2016.
  80. ^ Sejanus (Character), su IMDb. URL consultato il 12 giugno 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti storiografiche moderne
  • (EN) Freeman Adams, The Consular Brothers of Sejanus, in The American Journal of Philology, 1955, pp. 70-76.
  • (EN) Jane Bellamore, The Wife of Sejanus, in Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik, 1995, pp. 255-266.
  • (IT) Cecilia Benedetti, Antonio La Penna, Fernando Solinas, La favola antica, Milano, Mondadori, 2007, p. 428.
  • (EN) H.W. Bird, L. Aelius Sejanus and his Political Significance, in Latomus, 1969, pp. 61-98.
  • (EN) Ann Boddington, Sejanus. Whose Conspiracy?, in The American Journal of Philology, 1963, pp. 1-16.
  • (IT) Angelo Filipponi, Giudaismo Romano II, 2011.
  • (IT) Angelo Filipponi, VITA SUBLIME Gaio Cesare Germanico Caligola, 2015.
  • (EN) John Nicols, Antonia and Sejanus, in Historia: Zeitschrift für Alte Geschichte, 1975, pp. 48-58.
  • (IT) Daniela Sidari, Xenia, Roma, 1985, pp. 191-202.
  • (IT) Zvi Yavets, Tiberio: dalla finzione alla pazzia, Edipuglia, 1999.

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32
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