Seiano

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Seiano fu colpito da damnatio memoriae: questa moneta di Tiberio reca al rovescio una legenda da cui è stato abraso il nome di Seiano.

Lucio Elio Seiano (Volsinii, 20 a.C.Roma, 18 ottobre 31) è stato un militare e politico romano, ambizioso amico e confidente dell'imperatore Tiberio, sotto il quale divenne estremamente influente, ma dal quale fu infine fatto giustiziare.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini familiari[modifica | modifica wikitesto]

Eques della città di Volsinii (Bolsena, in Etruria), egli nella prima giovinezza fu al seguito del nipote di Augusto Gaio Cesare nella sua missione in Oriente, e divenne un favorito di Apicio, gastronomo, al quale si dice si prostituì. In seguito sposò la figlia di lui Apicata.

La famiglia di Seiano era costituita da un'illustre parentela: suo padre era infatti Seio Strabone, prefetto del pretorio sotto Augusto, il quale era figlio di una Terenzia, sorella della moglie di Mecenate. Quanto alla madre, egli era una Iunia, sorella di Giunio Bleso, cos. suff. nel 10 d.C.

Carriera e scalata al potere[modifica | modifica wikitesto]

Il primo ruolo di spicco occupato da Seiano di cui si abbia notizia fu l'accompagnare Druso minore, figlio di Tiberio, a sedare delle rivolte in Pannonia, in seguito alla salita al trono del nuovo principe. Poco dopo, il padre lo associò alla prefettura della guardia pretoriana.

Quando il genitore fu eletto prefetto d'Egitto nel 16, Seiano, entrato nelle grazie dell'imperatore, rimase prefetto del pretorio unico e fu tra i fautori dell'aumento del potere dei pretoriani, riuniti a Roma in un unico grande accampamento costruito appositamente sul Viminale, alla periferia della città, noto con il nome di Castra praetoria attorno al 21-23. Seiano vedeva così accrescere immensamente la propria influenza sull'imperatore, trovandosi ora nella condizione di detenere la vera forza militare dell'Italia, dato che aveva a sua disposizione circa 9000 elementi.

Grazie al particolare favore di cui godeva presso l'imperatore ed utilizzando la guardia pretoriana come strumento di pressione sul Senato, Seiano riuscì a costruire un proprio partito, mirando, secondo alcuni, a succedere a Tiberio, oppure a diventare un reggente di un giovane erede come poteva essere Tiberio Gemello, nipote di Tiberio.

Ma Seiano agì con cautela. Nel 20, provò a collegarsi con la famiglia imperiale, promettendo in moglie sua figlia Iunilla al figlio di Claudio, nipote di Tiberio, Druso, il quale però morì di asfissia, facendo sfumare così il progetto. Due anni dopo, si distinse come valido aiuto nel tenere a bada un incendio scoppiato nel Teatro di Pompeo, il che provocò gli elogi di Tiberio, che concesse nel 23 anche il trionfo per il già citato Giunio Bleso, zio di Seiano, trionfatore contro il ribelle Tacfarinas. In questo modo, Seiano si andava conquistando sempre di più la fiducia di Tiberio.

Tra i molti ostacoli che, però, si opponevano alle sue ambizioni, c'era Druso minore, che, al contrario del padre, odiava Seiano. Infatti esso era infastidito nel vedere che Tiberio prestasse attenzione ai consigli di un altro uomo quando lui era in vita. L'odio sfociò una volta in una lite, e Druso giunse a colpire Seiano con uno schiaffo. Druso, però, morì nel 23, in seguito ad una lunga malattia. Tra le tante ipotesi, c'è quella secondo cui sarebbe stato avvelenato con un veleno dall'effetto lento dalla moglie Claudia Livilla, sorella di Germanico (nipote di Augusto), in combutta con il liberto Ligdo ed il medico Eudemo. La donna, infatti, a quanto scrive Tacito, era diventata amante di Seiano.

La morte di Druso portò alla nomina di eredi di Tiberio i figli di Germanico, Nerone e Druso Cesare, i quali fautori, capeggiati dall'energica ed irruenta vedova Agrippina maggiore, mal dissimulavano la gioia nel veder rifiorire il ramo del generale, anche durante il solenne funerale di Druso maggiore. Seiano approfittò di questa situazione per fomentare gli odi fra Tiberio ed il ramo di Germanico al fine di eliminare altri ostacoli per la successione, il che portò alla condanna di molti amici del defunto comandante, fra i quali Gaio Silio e Tizio Sabino. Per fare ciò, incaricava i suoi clienti di spingerli a criticare lui o Tiberio, per poi riferire tutto al Senato e incriminarli di lex maiestatis. Fra gli altri, cadde vittima del suo odio lo storico Cremuzio Cordo, che, a quanto pare, aveva commentato negativamente il posizionamento della statua di Seiano nel Teatro di Pompeo. Facilitarono le sue manovre i pontefici, che nel 24 accomunarono Nerone e Druso Cesare nell'invocazione agli dei per la salute del principe, il che causò la rabbia di Tibero. In queste manovre di Seiano c'è da riconoscere il desiderio di isolare Agrippina ed i figli, per poi colpirli indisturbato.

Nel 25, Seiano scrisse una lettera a Tiberio, chiedendo di poter sposare la vedova Livilla. Tiberio rifiutò, dicendo che il matrimonio fra una donna del ramo imperiale come Livilla e un cavaliere come Seiano sarebbe parso indegno; inoltre, Livilla avrebbe male accettato di passare la vecchiaia con Seiano, dopo essere stata moglie del figlio dell'imperatore.

L'imperatore, intanto, con tutti questi processi, si andava inimicando sempre di più l'irruenta Agrippina ed il suo influente partito. Egli dunque, nel 26, si risolse di partire per la Campania, nella sua villa oggi presso Sperlonga, ed in seguito a Capri, nel 27. I motivi di tale gesto vanno ricercati non solo nelle pressioni di Seiano, ma anche nella volontà del principe di allontanarsi da una città che reputava pericolosa e il suo desiderio di nascondere alcune ulcere che gli andavano funestando il viso. Seiano lo seguì in Campania, dove avvenne un episodio che accrebbe in Tiberio la fiducia per il suo ministro: mentre era in corso un banchetto nella Spelonca, una grotta, il soffitto tutto d'un tratto crollò, travolgendo molti convitati. Seiano puntò i suoi piedi per terra e fece da scudo per l'imperatore.

A questo punto, informato da Antonia minore, madre di Germanico, delle trame e delle ambizioni di Seiano, informata probabilmente da un cliente di Seiano Satrio Secondo, Tiberio si preparò a colpire con cautela e astuzia, per impedire che questi potesse avvalersi dell'immenso potere che gli derivava dal comando della guardia pretoriana.

La caduta di Seiano[modifica | modifica wikitesto]

Per non destare sospetti, l'imperatore ricoprì Seiano di onori, lo innalzò al rango di pontefice e gli promise la tribunicia potestas, in pratica la successione. Permise inoltre il matrimonio fra lui e Livilla. Contemporaneamente, però, l'imperatore lasciava la carica di console, costringendo così anche Seiano, suo collega nel consolato, a rinunciarvi, per consentire la nomina dei successori. Fece inoltre venire a Capri Gaio Cesare, più noto come Caligola, ultimo figlio maschio di Germanico rimasto, per sottrarlo alle possibili mire di Seiano. Tiberio confuse ulteriormente le idee al suo ministro, dichiarando più volte di tornare a Roma, e impedendogli di lasciare la città. Secondo alcune fonti, ci furono vari segnali che preannunciarono la caduta di Seiano: ad esempio, durante un sacrificio alla dea Fortuna, molto venerata da Seiano, tant'è che ne custodiva un simulacro in casa (lo stesso appartenuto a Servio Tullio), la statua si girò e rifiutò le libagioni. Inoltre, una volta, chiesti dei presagi agli auguri, si vide dei corvi posare sul tetto di casa sua. Ancora, fu vista una palla di fuoco in cielo, come quella veduta dopo la morte di Cesare e di Germanico. Altri aneddoti ci narra Cassio Dione: a quanto pare, una volta, il pavimento a casa sua cedette, e una donnola uscì dalle rovine. Pare inoltre che gli capitò di scivolare su delle scale, dove si era soliti buttare i condannati a morte. Infine, la testa di una sua statua fu vista fumare: rottala per scoprire la cagione del fatto, ne uscì un grosso serpente.

Il 17 ottobre del 31, Tiberio, nominato segretamente prefetto del pretorio Macrone, già prefetto delle coorti urbane, inviò a Roma quest'ultimo con l'ordine di accordarsi con Grecinio Lacone, comandante dei vigiles, perché fornisse il supporto della propria milizia, e col nuovo console Memmio Regolo (non l'altro, Fulcinio Trione, poiché costui era una creatura di Seiano), che in quel momento portava i fasces, affinché convocasse il Senato nel tempio di Apollo Palatino.

Quando Seiano giunse in Senato, venne informato da Macrone che gli era appena stata conferita la potestà tribunizia con una lettera dell'imperatore che sarebbe stata letta davanti all'assemblea. Mentre Seiano prendeva così giubilante il proprio posto, Macrone, rimasto fuori dal tempio, allontanava i pretoriani di guardia, facendoli sostituire dai vigili di Lacone. Dopodiché, consegnata la lettera di Tiberio al console, si recò nei Castra praetoria per annunciare la sua nomina a prefetto.

Nella lettera, molto lunga e vaga, Tiberio trattava vari argomenti, di tanto in tanto intesseva le lodi di Seiano, a volte gli muoveva qualche critica, poi, verso la fine, improvvisamente l'imperatore accusava il prefetto di tradimento, ordinandone la destituzione e l'arresto. Seiano, sbigottito per l'inatteso voltafaccia venne immediatamente condotto via in catene dai vigiles.

Quella sera stessa il Senato si riunì nel tempio della Concordia per giudicare Seiano con processo sommario, al termine del quale l'ex-prefetto venne condannato a morte e colpito da damnatio memoriae.

Seiano venne giustiziato per strangolamento nella notte tra il 17 e il 18 ottobre e il popolo fece scempio del suo corpo prima di gettarlo nel Tevere. I suoi amici e parenti vennero tutti processati e condannati a morte in una ferocissima repressione. I figli stessi di Seiano furono condannati a morte. Iunilla, in particolare, essendo ancora vergine, non avrebbe potuto subire la pena capitale; per questo si dice che, per ovviare a questo ostacolo, ella fu stuprata sul patibolo da un centurione. L'ex-moglie Apicata, vedendo i cadaveri dei figli gettati sulle Gemonie, si suicidò dopo aver rivelato in una lettera a Tiberio le colpe di Seiano, mentre il Senato ordinava feste perpetue e l'innalzamento di una statua alla Libertà con la seguente dedica:

(LA)

« Saluti perpetuae Augustae Libertatique populi romani Providentia Ti. Caesaris Augusti nati ad aeternitatem romani nominis, sublato hoste perniciosissimo »

(IT)

« Alla salute del perpetuo Augusto e alla Libertà del popolo romano, per la Provvidenza di Tiberio Cesare, figlio di Augusto, per l'eternità della gloria di Roma, [essendo stato] eliminato il pericolosissimo nemico. »

(Dedica del Senato a Tiberio.)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • H.H.Scullard, Storia del mondo romano (753 a.C.-68 d.C.), vol. II, Milano 1992.
  • D. Sidari Seiano e Gaio: rivalità o accordo? tratto dal volume Xenia, Roma 1985

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Console romano Successore
Marco Vinicio,
Lucio Cassio Longino
31
con Tiberio Cesare Augusto V
Gneo Domizio Enobarbo,
Lucio Arrunzio Camillo Scriboniano
Predecessore Prefetto del pretorio Successore
Lucio Seio Strabone 14 - 31 Quinto Nevio Sutorio Macrone
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