Gneo Domizio Enobarbo (console 32)

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Gneo Domizio Enobarbo
Roman SPQR banner.svg Console imperiale romano
Domizio enobarbo, padre di nerone, busto di restauro, inv. 2222.JPG
Busto di Domizio Enobarbo, padre di Nerone, Musei Vaticani (inv. 1222).
Nome originale Gnaeus Domitius Ahenobarbus
Nascita 11 Dicembre ????
Roma
Morte Gennaio 40
Roma
Coniuge Agrippina Minore
Figli Nerone
Gens Domitia
Padre Lucio Domizio Enobarbo
Madre Antonia Maggiore

Gneo Domizio Enobarbo (Roma, 11 dicembre ???? – Gennaio 40) viene ricordato alla storia per essere stato marito di Agrippina Minore e padre di Nerone.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia degli Enobarbi della gens Domitia.

Fu console nel 32 d.C. assieme a Lucio Arrunzio Camillo Scriboniano.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Gens Domitia.

Gneo Domizio era figlio di Lucio Domizio Enobarbo e di Antonia maggiore,[1] figlia di Marco Antonio e di Ottavia, quindi un pronipote di Augusto. Non a caso fu rappresentato insieme ai genitori ed alla sorella, Domizia, sul fregio dell'Ara pacis, in processione dietro ad Antonia minore e al marito Druso, figliastro dell'imperatore Augusto.

Nel 28 d.C. l'imperatore Tiberio lo fece sposare con Agrippina minore,[2] la figlia di Germanico. Ebbe con lei un figlio, nato nel 37, Lucio Domizio Enobarbo, che in seguito divenne imperatore con il nome di Nerone. Nel 32 Domizio divenne, insolitamente per tutto l'anno, console ordinario. Nel 36 fu scelto per formare un comitato che potesse stimare i danni causati da un incendio a Roma.

Domizio non godette di una buona reputazione. Tra l'altro, fu accusato di aver travolto deliberatamente un bambino che giocava lungo la via Appia antica e di aver cavato un occhio a un cavaliere che lo criticava. Nel 37, coinvolto in un complotto di alto tradimento, a causa di una donna, una certa Albucilla, multorum amoribus famosa, riuscì a scampare all'esecuzione per la morte dell'imperatore Tiberio.[3] Fu, inoltre, accusato di incesto con la sorella Domizia Lepida.[4] Morì nel 40.[5]

Seneca il vecchio lo menziona come un novilissimum virum,[6] che prese a frequentare una scuola di declamazione, dopo aver costruito delle terme, nel suo palazzo, lungo la via Sacra.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Syme, pp. 215, 235 e ss.
  2. ^ Syme, pp. 215, 256, 456 e 629.
  3. ^ Tacito, Annales, VI, 47.
  4. ^ Svetonio, Nerone, 5, 2.
  5. ^ Syme, p.277, n.19.
  6. ^ Seneca il vecchio, Controversie, IX, 4, 18.
  7. ^ Syme, p.247.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti storiografiche moderne

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Fasti consulares Successore Consul et lictores.png
Tiberio Cesare Augusto V
e
Lucio Elio Seiano
(32 d.C.)
con Lucio Arrunzio Camillo Scriboniano
Servio Sulpicio Galba
e
Lucio Cornelio Silla Felice