Alba Fucens

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Alba Fucens
Albafucens01.jpg
La strada romana di Alba Fucens.
Epoca IV secolo a.C. - VI secolo
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Massa d'Albe
Amministrazione
Ente Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Abruzzo
Responsabile Andrea Pessina
sito web

Coordinate: 42°04′47.62″N 13°24′32.34″E / 42.079894°N 13.408983°E42.079894; 13.408983

Alba Fucens è un sito archeologico italico, nata come colonia di diritto latino, che occupava una posizione elevata e ben fortificata[1] (situata a quasi 1.000 m s.l.m.) ai piedi del Monte Velino, a 7 km circa a nord dell'odierna città di Avezzano.

Com'è noto, il toponimo "Alba", assai diffuso nel mondo latino, deriva da una comune radice indoeuropea che significa "altura", ma anche "bianco". Secondo l'Olstenio il nome deriverebbe "dal campo all'intorno, sparso e pieno di sassi bianchi"[2], e altri studiosi concordarono con tale ipotesi. Oggi invece, sulla base anche delle fonti storiche[3], si è convinti che il nome derivi da quello di Alba Longa, metropoli latina. Per quanto riguarda l'aggettivo "Fucens", questo si ricollega al nome del vicino Lago Fucino (in latino Fūcinus), a sua volta associato all'etnico Fūcentes, un appellativo dei Marsì che vivevano sulle sponde orientali del lago. I coloni di Alba Fucens erano detti Albensi, mentre Albani erano quelli della madrepatria, come dichiarano in maniera esplicita le fonti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini e primo sviluppo della città[modifica | modifica wikitesto]

Alba Fucens a destra di Roma nella Tavola Peutingeriana: antica carta delle vie militari dell'Impero

Fu fondata da Roma come colonia di diritto latino[4] nel 304 a.C., o secondo altre fonti nel 303 a.C.,[5] nel territorio degli Equi, a ridosso di quello occupato dai Marsi, in una posizione strategica. Si sviluppava su una collina appena a nord della via Tiburtina Valeria, arteria che probabilmente fu prolungata oltre Tibur in questo stesso periodo. Inizialmente fu popolata da 6.000 coloni che edificarono, negli anni immediatamente successivi al proprio stanziamento, una prima cinta muraria. Costoro dovettero difendersi dagli attacchi degli Equi, che non potendo tollerare la presenza di una cittadella fortificata latina sul proprio territorio, tentarono, senza successo, di espugnarla[6].

Età repubblicana[modifica | modifica wikitesto]

Durante la Seconda guerra punica Alba inizialmente rimase fedele alla madrepatria e, nel 211 a.C., inviò un contingente di 2.000 uomini per soccorrere Roma[7] verso cui si stava dirigendo Annibale, ma in seguito, assieme ad altre undici colonie (Ardea, Nepete, Sutrium, Carseoli, Sora, Suessa, Circeii, Setia, Cales, Narnia, Interamna Nahars) rifiutò di fornire ulteriori aiuti e fu punita.

Si trasformò successivamente in un posto dove confinare importanti prigionieri di stato,[1] come Siface re di Numidia, Perseo re di Macedonia, Bituito, re degli Arverni. Grazie alla propria ubicazione, la città fu sempre considerata strategicamente importante, soprattutto durante le guerre civili. Per tale ragione fu attaccata dagli alleati durante la Guerra sociale, ma rimase fedele a Roma.

Nella lotta fra Silla e Mario, la città prese le parti di quest'ultimo. Al termine del conflitto, Silla, per punirla e nel contempo soddisfare le richieste di uno dei suoi luogotenenti, Metello Pio, distribuì ai veterani di quest'ultimo parte del territorio di Alba Fucens. Coinvolta nel conflitto fra Cesare e Pompeo, ospitò una guarnigione di sei coorti agli ordini di Lucio Domizio Enobarbo, del bando pompeiano, poi arresesi alle legioni del conquistatore delle Gallie[8].

Età imperiale[modifica | modifica wikitesto]

La sua prosperità, nel periodo imperiale, è testimoniata dalle iscrizioni trovate. Fra queste se ne segnala una di particolare importanza relativa al destino del vicino alveo del Fucino, emerso a seguito del primo prosciugamento del lago effettuato nel I secolo per volontà dall'imperatore Claudio. Alba Fucens è menzionata per l'ultima volta da Procopio di Cesarea che ci tramanda come, nel 537, venisse occupata dai bizantini durante la guerra gotica.

Area archeologica[modifica | modifica wikitesto]

Struttura urbana[modifica | modifica wikitesto]

Nel secondo dopoguerra furono intrapresi per la prima volta scavi sistematici per approfondire le conoscenze storiche e culturali sulla città. Vennero effettuati a partire dal 1949 da un gruppo di lavoro dell'Università di Lovanio guidata da Fernand De Visscher, seguita dal Centro belga di ricerche archeologiche in Italia diretto da Jozef Mertens. Ulteriori ricerche furono condotte a partire dal 2006 dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Abruzzo[9].

La città, situata fra i 949 e i 990 m s.l.m.[10] è racchiusa entro una cinta muraria lunga circa 2,9 km conservatasi in gran parte fino ai giorni nostri. Le pareti esterne, sono costruite con massi poligonali perfettamente incastonati fra di loro e le superfici sono lisciate. Si segnala la presenza di una sola torre e di due bastioni a protezione di tre delle quattro porte principali. Su uno di tali bastioni sono presenti simboli fallici che dovevano servire ad allontanare le forze malefiche[11]. Sul lato settentrionale era stata approntata, per una lunghezza di circa 140 metri, una triplice linea difensiva eretta in epoche diverse. La più antica fu probabilmente edificata dai primi coloni anche se c'è chi sostiene che potrebbe essere anteriore all'arrivo dei conquistatori romani. La città si iniziò a sviluppare all'interno della cinta muraria nel III secolo a.C. e raggiunse la sua massima espansione in età imperiale. La struttura viaria urbana, ancor oggi chiaramente identificabile, era basata sull'incrocio degli assi stradari principali, tipico di altre città di fondazione latina.

Edifici e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

L'anfiteatro di Alba Fucens

Nel centro dell'abitato era situato il forum (142 m di lunghezza per 43,50 di larghezza), su cui si affacciavano i più rappresentativi edifici pubblici cittadini: la basilica, dove si trattavano gli affari e si amministrava la giustizia, edificata con ogni probabilità fra la fine del II secolo a.C. e i primi decenni del secolo successivo; il macellum o mercato, della stessa epoca e, contigue ad esso, le terme, costruite in età tardo-repubblicana, ma ampliate in epoca imperiale. Queste ultime erano decorate con preziosi mosaici raffiguranti scene e soggetti marini. Ad Alba Fucens era presente anche un anfiteatro e numerose case appartenenti al patriziato locale, fra cui una villa nota come Domus che, secondo un'ipotesi suggestiva, non corroborata da fonti, dovette essere di proprietà del Prefetto del Pretorio Quinto Nevio Sutorio Macrone, vissuto durante il regno dell'imperatore Tiberio[12].

Numerosi erano anche gli edifici religiosi sia nel centro urbano (Tempio di Iside, Sacrario di Ercole, ecc.) che sulla collina situata all'estremità occidentale dell'abitato. Quest'ultima era occupata da alcuni luoghi di culto, fra cui un tempio dedicato ad Apollo, trasformato in chiesa cristiana e ampiamente ristrutturato in età medievale, noto come la chiesa di San Pietro che contiene antiche colonne ed alcuni mosaici di fine fattura cosmatesca. È l'unica chiesa monastica in Abruzzo in cui la navata centrale è separata da quelle laterali da antiche colonne.

Di epoca moderna è invece la collegiata di S. Nicola, nel villaggio di Albe, costruita con ogni probabilità utilizzando materiali provenienti dal sito archeologico limitrofo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Strabone, Geografia, V, 3,13.
  2. ^ Lucas Holstenius, Annotationes in Italiam antiquam Cluverii, Roma, 1666.
  3. ^ Appiano di Alessandria, Libro VII, 39.
  4. ^ Strabone, Geografia, V, 3,7.
  5. ^ Atlante di Archeologia, Utet, Torino, 1998, pag. 222
  6. ^ Tito Livio, X, 1
  7. ^ Appiano, Storia romana (Ρωμαικά), VII (De bello annibalico), 39
  8. ^ Giulio Cesare, De bello civili, 1, 15; 24
  9. ^ Alba Fucens - la storia, Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Abruzzo. URL consultato il 15 agosto 2013.
  10. ^ Fiorenzo Catalli, Alba Fucens, Roma, Ministero dei Beni Culturali, Ufficio Centrale per i Beni Ambientali, Architettonici, Archeologici, Artistici e Storici, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Libreria dello Stato, 1992, p. 18
  11. ^ Fiorenzo Catalli, op. cit., p. 25
  12. ^ Fiorenzo Catalli, op. cit., p. 43

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]