Castello Orsini-Colonna

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Castello Orsini-Colonna
Avezzano - Castello Orsini Colonna.jpg
Castello Orsini-Colonna
Ubicazione
StatoRegno di Napoli
Stato attualeItalia Italia
RegioneAbruzzo Abruzzo
CittàAvezzano
Coordinate42°01′39.33″N 13°25′33.33″E / 42.027591°N 13.425926°E42.027591; 13.425926Coordinate: 42°01′39.33″N 13°25′33.33″E / 42.027591°N 13.425926°E42.027591; 13.425926
Informazioni generali
TipoCastello
StileMedievale - Rinascimentale
CostruzioneXV secolo-1490
CostruttoreFrancesco di Giorgio Martini
Primo proprietarioGentile Virginio Orsini
Condizione attualeRestaurato e visitabile
Proprietario attualeComune di Avezzano
Sito webLink
Informazioni militari
Termine funzione strategica1806
www.terremarsicane.it/castello-orsini-colonna-di-avezzano
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Il castello Orsini-Colonna è un castello situato nel comune di Avezzano. Fu voluto nel 1490 da Gentile Virginio Orsini che lo fece edificare attorno ai resti della distrutta torre di Gentile da Palearia, signore di Manoppello. Nel 1902 è stato dichiarato monumento nazionale.[1]

Dopo il completamento dei lavori di recupero, attuati negli anni novanta, al piano terra del maniero è stata realizzata una platea per lo svolgimento di convegni e spettacoli, mentre al primo piano è stata insediata la pinacoteca d'arte moderna[2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Iscrizione dei Colonna sul secondo portale

Concepito, come si legge in un'iscrizione posta sul portale ogivale, come fortilizio Ad exitum seditiosis Avejani (ovvero come monito da eventuali rivolte della popolazione avezzanese[3]), il maniero venne progettato con ogni probabilità dall'ingegnere militare Francesco di Giorgio Martini, in quegli anni al servizio degli Orsini ed autore documentato dell'intervento al vicino castello a pianta triangolare di Scurcola Marsicana[4].

L'edificio di Avezzano nel 1565 fu in un primo momento ampliato da Marcantonio Colonna e successivamente trasformato in palazzo fortificato dal vincitore della battaglia di Lepanto[5].

I Colonna, dal 1504 in poi, diverranno definitivamente feudatari di quasi tutto il territorio per tre lunghi secoli. Perciò, l'assetto amministrativo della contea dei Marsi, coll'avvento del Borbone, si presenterà diviso in due tronconi: ad Ovest, lo Stato di Tagliacozzo e Albe, che resterà pressoché intatto fino all'abolizione della feudalità; ad Est, la contea di Celano e la baronia di Pescina. Occorre specificare che, tutta la zona sarà teatro di forti tensioni e liti tra baroni e vescovi per questioni di nomina degli ecclesiastici ai benefici e alle cappellanie. Oltretutto, usurpazioni, interessi, privilegi, supremazie e contese di ogni genere, faranno scatenare dure diatribe senza esclusione di colpi tra potenti del luogo, finalizzate quasi sempre a togliere ai comuni gli "iura civitatis"[6].

Castello Orsini-Colonna

Nel 1722 il signore di Avezzano, Don Fabrizio Colonna giunse nel suo palazzo baronale, accompagnato dalla moglie Donna Caterina Salviati. Come da cerimoniale, fu accolto dai vassalli del contado con "iscrizioni poste sopra gli archi eretti nelle vie in onore del principe, le poesie latine e greche e gli altri scritti composti in occasione dell'avvenimento". Gli amministratori di Avezzano, in segno di omaggio, gli donarono regalie di ogni genere e furono ricevuti nel castello dal 17 settembre al 15 ottobre dello stesso anno[7].

Rimase in mano alla famiglia Colonna fino all'abolizione dei feudi avvenuta nel 1806. In questo periodo risultava molto utilizzato un teatro sotterraneo del castello, con probabile ingresso laterale nel fossato che i signori Colonna, generosi nei secoli con gli avezzanesi, concedevano di buon grado ai cittadini[8] Il viaggiatore ed artista inglese Edward Lear nel suo diario di viaggio, intitolato Illustrated Excursions in Italy, pubblicato a Londra nel 1846, riportò un disegno del maniero corredando così i testi dell'opera che riportavano i resoconti dei suoi viaggi in Abruzzo affrontati tra il luglio 1843 e l'ottobre 1844[9].

La decadenza[modifica | modifica wikitesto]

Il castello Orsini-Colonna prima del terremoto di Avezzano del 13 gennaio 1915
Rovine del castello Orsini-Colonna dopo il terremoto

Il maniero passò quindi nel 1806 ai Lante della Rovere che lo conservarono fino al 1905 quando, con atto a rogito del notaio Pietro Vannisanti in Roma, lo acquistò il vicesindaco di Avezzano, Francesco Spina, il quale ne adibì una parte ad albergo ed affittò il lato verso via Fucino alla Regia scuola normale "Matilde di Savoja" ed il resto al tribunale di Avezzano.

Spina affittò anche parte del parco rinascimentale denominato al Catasto "Orto di San Francesco" come rimessa per cavalli.

Singolare "l'Osteria dentro la Terra" realizzata nel fossato del castello nella metà del cinquecento, perfettamente funzionante nelle foto precedenti il terremoto che colpì Avezzano il 13 gennaio 1915.

Francesco Spina iniziò nel 1912 gli interventi di rimozione delle aggiunte colonnesi abbattendo la loggetta di Marcantonio ma per ragioni economiche non andò oltre. Il castello venne distrutto dalla seconda scossa del 13 gennaio 1915, rilevata alle ore 07:52, pochi minuti dopo la prima scossa. La struttura crollò dal primo piano in su e furono quindi perdute le aggiunte cinquecentesche dei Colonna.

Castello Orsini prima e dopo il 1915[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia di Avezzano.
Auditorium del castello Orsini-Colonna
Il portale

Ad Avezzano la popolazione residente era di poco oltre le 13.000 unità. Nel primo Novecento la cittadina aveva appena perduto la funzione di borgo fortificato, essendo state abbattute le mura medievale perimetrali.

I monumenti principali erano oltre al castello Orsini, la vicina chiesa e la caserma dei carabinieri. Più lontano, all'interno del nucleo urbano originario, sorgeva la piazza municipale con la chiesa di San Bartolomeo. Poco distante erano collocate la villa comunale e il palazzo Torlonia con annesso parco.

Il castello si presentava in forme perfettamente conservate, tanto che il sindaco aveva adibito gran parte di esso come albergo per i turisti dell'aristocrazia italiana. Il castello aveva tutte e quattro le torri perimetrali con i tre lati scanditi, e i tetti in merlatura erano adornati da copertura con tegole circolari, simili a quelli di una pagoda. Al centro del corpo v'era la residenza gentilizia dei Colonna con gli affreschi interni del Cinquecento. La facciata infatti mostrava un terzo settore, appunto occupato dalla residenza, che sulla destra, rispetto alla facciata, possedeva una torretta più alta e slanciata delle quattro del perimetro, con bucature ad archi classicheggianti, ed anch'essa con la caratteristica copertura in tegole del tetto "a pagoda".

Con il terremoto del 1915 il castello perse i livelli del tetto di tutte le colonne, ridotte a moncherini; la vicina chiesa di San Giovanni fu sventrata, con la perdita di gran parte della torre campanaria. Anche palazzo Torlonia crollò quasi completamente, e la chiesa di San Bartolomeo, non ancora cattedrale, rovinò del tutto. Rimase in piedi solo una parte del primo livello della facciata. La chiesa di San Giovanni furono ricostruiti. Dell'originaria chiesa di San Bartolomeo rimase in piedi solo una colonna del portale, su cui è stata incisa una lapide commemorativa, in ricordo della tragedia del 1915. Quella che dal 1924 divenne cattedrale, la nuova chiesa di San Bartolomeo, nota anche con il nome di cattedrale dei Marsi, fu ricostruita nel cuore della città contemporanea in piazza Risorgimento.

Il maniero risultò restaurabile nella fase Orsini fino alla seconda guerra mondiale, e l'amministrazione comunale sembrò muovere alcuni passi in tal senso. Tre bombe alleate, però, cadute durante i bombardamenti protratti per otto mesi sulla città, ne decretarono il passaggio a rudere[10].

Negli anni cinquanta il sindaco Jatosti autorizzò alcune famiglie di rom a risiedere ad Avezzano autorizzandole a stabilirsi momentaneamente all'interno del castello Orsini. In seguito non senza polemiche l'amministrazione comunale, come da apposita ordinanza, utilizzò alcuni spazi del castello come un canile[11].

Il restauro[modifica | modifica wikitesto]

Torre della facciata di sinistra
Parte del giardino

Il castello venne restaurato negli anni sessanta in due riprese ad opera dell'ingegnere Loreto Orlandi, dirigente del locale Genio Civile. Una campagna di scavi archeologici svolta negli anni settanta hanno portato alla scoperta delle basi delle mura interne e di parte dei locali sotterranei.

Divenuto quindi spazio per mostre di pittura ed arena per proiezioni cinematografiche negli anni settanta e ottanta, è stato recuperato nel 1994 su progetto dell'architetto Alessandro Del Bufalo, il quale ha realizzato l'auditorium inserendo una struttura interna autoportante[12][13].

Descrizione e architettura[modifica | modifica wikitesto]

Facciata[modifica | modifica wikitesto]

La facciata del castello è piana e suddivisa in due livelli da un cornicione marcapiano. Il portale centrale è rettangolare ed è decorato ai lati della porta da due file di piramidi minute, e più all'esterno da due figure in bassorilievo, a grandezza d'uomo, di un cinghiale rampante e di un orso brandente una spada, simboli delle famiglie Orsini e Colonna. Al centro, sopra la porta, in alto vi è lo stemma del casato fondatore. Tra tale stemma e il legno della porta c'è una lapide recante le imprese dei duchi Orsini nella presa del feudo di Avezzano.

Il secondo livello è scandito da due ordini di due finestre, con una centrale sopra il portale. Attorno alla facciata vi è il fossato prosciugato che circonda tutto il castello, e il portale è collegato alla terraferma da un ponte levatoio. Sulla sinistra della facciata, fino al punto focale del centro, è possibile ammirare i resti della decorazione in merlature e beccatelli, che poi è andata quasi tutta distrutta con il grande terremoto.

Un secondo portale di accesso è posto sul lato destro del castello (rispetto alla facciata) e reca sopra di esso una lapide con scritte le imprese della famiglia Colonna nella conquista di Avezzano.

Le quattro torri[modifica | modifica wikitesto]

Le quattro torri perimetrali del castello sono conservate in buona parte. Originalmente erano in tre livelli, suddivise da cornici, ma dopo il grande terremoto solo la torre della facciata a sinistra conserva parte della muratura ornativa con beccatelli e merlature. Le torri sono di forma circolare.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno è andato quasi completamente distrutto con il grande terremoto. Originalmente aveva un piano superiore, ossia la residenza gentilizia dei Colonna. Parte dell'interno ha ospitato la collezione d'arte moderna e contemporanea della pinacoteca. Sul lato destro del castello, rispetto alla facciata, si può accedere mediante il secondo portale.

Giardino[modifica | modifica wikitesto]

Intorno al castello Marcantonio Colonna fece realizzare il giardino rinascimentale che occupò buona parte del fossato. Il terremoto della Marsica del 1915 e i bombardamenti della seconda guerra mondiale alterarono gli ambienti che nel corso del XX e XXI secolo sono stati parzialmente recuperati[13]. Due targhe ricordano le figure di Ernesto Pomilio, critico d'arte e di Melvin Jones, fondatore del Lions Clubs International[14].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Elenco degli edifizi Monumentali in Italia, Roma, Ministero della Pubblica Istruzione, 1902. URL consultato il 27 maggio 2016.
  2. ^ Pinacoteca d'arte moderna, TerreMarsicane (Leo Strozzieri).
  3. ^ Colapietra, pag.40
  4. ^ Castello Orsini Colonna di Avezzano, TerreMarsicane.
  5. ^ Castello Orsini-Colonna, Regione Abruzzo.
  6. ^ D'Amore, pp.9-10
  7. ^ D'Amore, pag.48
  8. ^ Di Domenico, pag.28
  9. ^ Edward Lear, Il castello di Avezzano, Regione Abruzzo.
  10. ^ Avezzano: castello Orsini-Colonna, MondiMedievali.
  11. ^ Di Domenico, pag.60
  12. ^ Di Domenico, pp.62-64
  13. ^ a b La rocca Orsini ad Avezzano, Inabruzzo, 16 luglio 2011. URL consultato il 13 maggio 2017.
  14. ^ Il Lions Club Avezzano inaugura la targa dedicata a Melvin Jones, TerreMarsicane, 12 maggio 2017. URL consultato il 13 maggio 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Raffaele Colapietra, Castello Orsini-Colonna, Di Censo editore, Avezzano, 1998.
  • Fulvio D'Amore, La Marsica tra il viceregno e l'avvento dei Borboni (1504-1793). Vita pubblica, conflitti e rivolte, Adelmo Polla editore, Cerchio 1998.
  • Raffaello Di Domenico, Il castello Orsini Colonna, Amministrazione comunale di Avezzano, 2002.
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    Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]