Cunicoli di Claudio

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Coordinate: 41°59′18.82″N 13°26′00.64″E / 41.98856°N 13.43351°E41.98856; 13.43351

Cunicoli di Claudio
001 cunicoli di Claudio 1.jpg
Imbocchi del cunicolo maggiore
Civiltà Romana
Epoca I secolo - VI secolo
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Avezzano, Capistrello
Amministrazione
Ente Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Abruzzo
Sito web cultura.regione.abruzzo.it

I Cunicoli di Claudio sono un'opera costituita da una serie di gallerie che l'imperatore Claudio fece costruire tra il 41 e il 52 d.C.[1][2] per regolare i variabili livelli del lago del Fucino in Abruzzo, salvaguardando i paesi ripuari dalle inondazioni e bonificare i terreni fucensi rendendoli coltivabili. Grazie ad essi le acque del lago defluirono oltre l'emissario principale che dalla contemporanea località di Borgo Incile, situata a sud di Avezzano, arriva ad attraversare il ventre del monte Salviano lungo un percorso di circa 6 chilometri fino a confluire nel fiume Liri oltre l'abitato di Capistrello, sul versante opposto della montagna.

L'emissario rappresenta la più lunga galleria realizzata dai tempi antichi fino all'inaugurazione del traforo ferroviario del Frejus avvenuta nel 1871. L'area dei cunicoli è altresì un sito d'interesse archeologico e speleologico, dotato di un parco inaugurato nel giugno del 1977 col fine di tutelare e valorizzare l'intera opera. Molti secoli dopo il prosciugamento claudiano e il suo successivo fallimento, tra il 1873 ed il 1877 Alessandro Torlonia recuperò il progetto originario partendo dall'ampliamento del canale collettore che permise il definitivo prosciugamento del lago Fucino[3].

Nel 1902 i cunicoli sono stati inclusi tra i monumenti nazionali italiani[4].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Cunicolo maggiore sul monte Salviano
Interno del cunicolo del Ferraro

Prima dei lavori claudiani fu Gaio Giulio Cesare, sollecitato dagli abitanti del luogo, i marsi, ad occuparsi del progetto di bonifica dell'altopiano del Fucino, in Abruzzo. Il fine iniziale fu quello di regolare l'instabile livello del lago che inondava molto spesso i paesi ripuari, mentre in estate, soprattutto a causa del ritirarsi delle acque, le aree paludose causavano gravi problemi di natura igienico sanitaria. Lo scopo principale si affiancava all'ambizioso proposito di rendere maggiore la portata d'acqua e, quindi, navigabile il fiume Liri. Il corso d'acqua che, oltre il monte Salviano, percorre la valle Roveto fino al punto in cui riceve le acque del fiume Gari, in località Giunture, vicino a Cassino, prendendo il nome di Garigliano sfocia, dopo circa 38 chilometri, nel mar Tirreno nei pressi del golfo di Gaeta. Cesare non ebbe modo di approntare l'opera venne, infatti, ucciso prima di mettere in atto il suo progetto.

Nel 41 d.C.[2] fu l'imperatore Claudio a riprendere l'ambito progetto e, grazie ad un corposo finanziamento pubblico, ad affidare i lavori ad un'azienda romana. L'opera considerata tra le più grandiose imprese idrauliche dell'antichità doveva regolamentare la portata del lago Fucino, temuto dalle popolazioni locali per via dell'impetuosità delle sue acque. Lungo le sue rive, circa trentamila uomini, tra schiavi ed operai, si affannarono intenti allo scavo manuale dell'inghiottitoio. Undici anni dopo, nel 52 d.C., l'opera trovò compimento[5]. Vennero costruiti prima i cunicoli collaterali, connessi tra loro per il tramite di numerose discenderie (o pozzi), che servirono a preparare lo scavo principale. Terminato il quale non senza imprevisti e difficoltà iniziali, tra cui diverse frane verificatesi sul monte Salviano e quella della diga, la chiusa realizzata nell'area dell'incisione del cunicolo principale, le acque drenarono verso il fiume Liri.

A lavori conclusi Claudio, prima dell'apertura delle chiuse, celebrò l'opera organizzando una naumachia, una battaglia navale sul lago, alla presenza della moglie Agrippina e del giovane Nerone. In seguito con Traiano, tra il 98 e il 117 d.C., e con Adriano, tra il 117 e il 138 d.C., ci furono opere manutentive, che per via della conformazione della roccia scavata si resero sin dall'inaugurazione necessarie con grande dispendio economico ed anche umano. Grazie a questa opera il bacino lacustre si ristrinse di circa 6000 ettari allontanando il pericolo delle inondazioni. L'economia della Marsica divenne florida e le aree montane circostanti furono elette a luoghi di villeggiatura.

Con la caduta dell'impero romano mancò inevitabilmente la manutenzione tanto che, molto probabilmente anche a causa di un grave terremoto avvenuto nel 508 d.C.[6], i canali si ostruirono con la conseguenza del ritorno del lago Fucino ai livelli precedenti[7]. Dei tentativi romani di bonifica dell'area e delle numerose vicende correlate hanno scritto Plinio il vecchio, Svetonio, Tacito e Dione Cassio.

Nella seconda metà del 1800, 18 secoli dopo, Afan de Rivera ottenne l'incarico dal re Francesco I di approntare il nuovo progetto. Fu il banchiere Alessandro Torlonia a consentire la ripresa del progetto claudiano il 10 luglio 1854 guidato dall'ingegnere svizzero Franz Mayor de Montricher. Con grandi sforzi economici si riuscì a prosciugare del tutto e definitivamente il lago abruzzese, terzo d'Italia per estensione con i suoi 14.000 ettari[8][9]. Furono impegnati per decenni maestranze e tecnici tra i migliori e più qualificati dell'epoca. Con l'ampliamento del cunicolo principale dell'Incile, le acque del Fucino defluirono lentamente nel fiume Liri dallo sbocco dell'emissario oltre l'abitato di Capistrello. Ai vecchi cunicoli furono aggiunti altri canali e sfiatatoi.

L'opera fu conclusa nel 1870 ad opera di due ingegneri, lo svizzero Enrico Samuele Bermont e il francese Alessandro Brisse, mentre il prosciugamento fu completato tra il 1873 e il 1877, ma solo il primo ottobre del 1878 il lago fu dichiarato prosciugato per legge. La piana del Fucino, dotata in fretta di variegate infrastrutture, divenne così una terra fertile e molto favorevole per le produzioni agricole. Nel giugno del 1977 col fine di tutelare e far conoscere la grandiosa opera è stato istituito il parco archeologico di Claudio incluso tra gli imbocchi dei cunicoli sul monte Salviano e l'emissario di Borgo Incile[10][11][12].

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Testata dell'emissario Claudio-Torlonia a Borgo Incile
Sbocco dell'emissario a Capistrello

La galleria sotterranea detta collettore o emissario è lunga 5.653 metri e presenta una sezione variabile da 5 a 10 m² con dislivello di 8,44 metri ed una pendenza pari a 1.5m/km. La sua entrata è situata presso la testata della galleria situata nei pressi della contemporanea località di Borgo Incile. La sezione fatta realizzare da Torlonia permette in alcuni punti di osservare quella originaria di epoca romana. Lo sbocco si trova sul versante opposto della montagna, oltre l'abitato di Capistrello. Per semplificare il lavoro di perforazione e di estrazione del materiale, furono scavati anche 32 pozzi verticali e ben 6 cunicoli inclinati, di cui sono visibili i resti imponenti localizzati sul versante orientale del monte Salviano che digrada verso la piana del Fucino, a sud di Avezzano. La testata dell'emissario situata a Borgo Incile è dominata dalla grande statua dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, opera realizzata dall'architetto Nicola Carnevali[13]. La struttura presenta due vasche, una di forma trapezoidale e l'altra esagonale e tre saracinesche (o chiuse). La prima separa per il tramite di una gola la vasca maggiore esagonale dall'area dell'avambacino[14].

I cunicoli[modifica | modifica wikitesto]

  • Cunicolo Maggiore situato sul versante orientale della montagna, presenta tre grandi archi, ovvero gli ingressi che dopo un breve tratto interno si uniscono. Più in fondo c'è la galleria obliqua (detta bypass);
  • Cunicolo del Ferraro sul versante orientale della montagna, permette di conoscere da vicino il sistema delle gallerie e dei numerosi pozzi. Un primo tratto è stato pavimentato e dotato d'illuminazione. Il bypass lo mette in comunicazione con il cunicolo maggiore;
  • Cunicolo Imperiale situato più in basso rispetto al precedente, ad esso collegato tramite il pozzo 23.
  • Cunicoli del Calderaro, della Macchina e della Lucerna sul versante occidentale della montagna[13][15][16].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Servidio, Radmilli, Letta et al., 1977, p. 140.
  2. ^ a b Campanelli, pag.9
  3. ^ Il prosciugamento del Fucino, Comune di Avezzano. URL consultato il 19 dicembre 2016.
  4. ^ Elenco degli edifizi monumentali in Italia, su archive.org, Ministero della pubblica istruzione, 1902, p. 382. URL consultato il 19 dicembre 2016.
  5. ^ Grossi, 2002, p. 65.
  6. ^ Campanelli, 2001, pp. 15-16.
  7. ^ Santellocco, 2004, p. 69.
  8. ^ Afan de Rivera, 1836, p. 30.
  9. ^ Agenzia Regionale per i Servizi di Sviluppo Agricolo, Scheda tecnica del Fucino, ARSSA-Regione Abruzzo, Avezzano, 2000, p.15.
  10. ^ Roberta Galeotti, I cunicoli di Claudio, Il Capoluogo, 20 dicembre 2013. URL consultato il 19 dicembre 2016.
  11. ^ Una nuova sinergia muove la Marsica intorno ai Cunicoli di Claudio, Marsica Live. URL consultato il 19 dicembre 2016.
  12. ^ La storia dei Cunicoli di Claudio, Il Portale d'Abruzzo. URL consultato il 19 dicembre 2016.
  13. ^ a b Luigi Tudico, Fucino, il prosciugamento del lago (PDF), aercalor.altervista.org, 2009. URL consultato il 19 dicembre 2016.
  14. ^ Cunicoli di Claudio, Regione Abruzzo. URL consultato il 28 febbraio 2017.
  15. ^ Servidio, Radmilli, Letta, Messineo, Mincione, Gatto, Vittorini, Astuti, pag.152
  16. ^ Patrizia Colarossi, Cunicoli di Claudio: l'opera idraulica di età romana, MiBACT, 19 settembre 2015. URL consultato il 19 dicembre 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Afan de Rivera, Progetto della restaurazione dello emissario di Claudio e dello scolo del Fucino, Napoli, Stamperia e cartiera del Fibreno, 1836, SBN IT\ICCU\SBL\0484194.
  • Anton Ludovico Antinori, Annali degli Abruzzi, Bologna, Arnaldo Forni (rist.), 1971, SBN IT\ICCU\NAP\0131731.
  • Ezio Burri, Il parco naturalistico archeologico dei cunicoli di Claudio (Avezzano, Italia centrale), Firenze, Associazione Nazionale dei Musei Scientifici (estratto da Museologia scientifica), 2002, SBN IT\ICCU\IEI\0325809.
  • Adele Campanelli et al., Il tesoro del lago: l'archeologia del Fucino e la Collezione Torlonia, Pescara, Carsa edizioni, 2001, SBN IT\ICCU\UMC\0099815.
  • Giuseppe Grossi, Marsica: guida storico-archeologica, Luco dei Marsi, Aleph, 2002, SBN IT\ICCU\RMS\1890083.
  • Guido Jetti, Avezzano e il prosciugamento del Fucino, Avezzano, Kirke (rist.), 2016, SBN IT\ICCU\RAV\2037877.
  • Attilio Francesco Santellocco, Marsi: storia e leggenda, Luco dei Marsi, Touta Marsa, 2004, SBN IT\ICCU\AQ1\0071275.
  • A.Servidio, A.M.Radmilli, C.Letta, G.Messineo, G.Mincione, L.Gatto, M.Vittorini, G.Astuti, Fucino cento anni: 1877-1977, L'Aquila, Roto-Litografia Abruzzo-Press, 1977, SBN IT\ICCU\IEI\0030150.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]