Luca Olstenio

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Luca Olstenio

Luca Olstenio (lingua tedesca: Lukas Holste, latinizzato in Lucas Holstenius; Amburgo, 15922 febbraio 1662) è stato un umanista, geografo e storico tedesco di religione cattolica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Studiò al ginnasio di Amburgo e poi all'Università di Leida, dove fece conoscenza con alcuni dei principali studiosi della sua epoca, tra cui Giovanni Meursio, Daniele Einsio e Filippo Cluverio, che accompagnò nel 1618 in Italia, occasione in cui fu iniziato agli studi di geografia. Al suo ritorno ad Amburgo non ottenne un posto al ginnasio: deluso, lasciò la Germania, e, a partire dal 1622, visse due anni in Inghilterra (a Londra e Oxford), dove raccolse materiale per i suoi Geographi Minores; infine si recò a Parigi.

Nella capitale francese divenne bibliotecario di Jean-Antoine de Mesmes, presidente del Parlamento, amico degli studiosi Pierre e Jacques Dupuy, e corrispondente di Nicolas-Claude Fabri de Peiresc. Fu in questo periodo che si convertì al cattolicesimo, probabilmente a seguito della lettura in greco e in latino dei Padri della Chiesa, lettura a cui lo aveva spinto la sua passione per il platonismo.

Nel 1627 si recò a Roma e, attraverso la raccomandazione di Peiresc, fu ammesso alla corte del cardinale Francesco Barberini, già nunzio apostolico e possessore della più importante biblioteca privata di Roma, di cui Olstenio divenne bibliotecario nel 1636. Papa Innocenzo X lo nominò sovrintendente alla Biblioteca Vaticana. Fu sempre Innocenzo che inviò Olstenio in diverse missioni, come quella di portare il cappello da cardinale al nunzio a Varsavia nel 1629. Papa Alessandro VII lo mandò ad Innsbruck per ricevere l'abiura dal protestantesimo dell'ex-regina Cristina di Svezia, mentre nel caso della conversione di un nobile danese, il langravio di Darmstadt e di Ranzau, Olstenio agì da intermediario.

Malgrado i suoi incarichi ufficiali, Olstenio fu soprattutto uno studioso alacre e dalla cultura vastissima, ma non abbastanza costante per portare a termine i propri ambiziosi progetti, tra cui quello di correggere e completare i lavori di Cluverio, di collazionare, tradurre e commentare i lavori dei neoplatonici, di raccogliere le omelie inedite dei padri della Chiesa greci, di collezionare iscrizioni, di scrivere un critico del testo greco della Bibbia, di raccogliere tutti i monumenti e gli atti della storia dei papi. Tutte queste differenti imprese consumarono le sue energie e riempirono i suoi quaderni di appunti, ma senza conclusioni.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Tra le opere di Olstenio effettivamente pubblicate sono le sue note sull'Italia antiqua di Filippo Cluverio (1624); un'edizione dei frammenti di Porfirio con una dissertazione sulla sua vita e le sue opere (1630); alcune note su Eusebio contro Ierocle (1628), sui Detti di pitagorici tardi (1638), e sul De diis et mundo del neoplatonico Saturnino Secondo Salustio (1638); un'edizione del Trattato sulla caccia di Arriano (1644) e del Codex regularum monasticarum, una raccolta di regole monastiche (1661). Riscoprì e pubblicò per la prima volta il Liber Diurnus Romanorum Pontificum, una raccolta di atti pontifici redatti nella Cancelleria della Curia romana dal V all'XI secolo, ma la sua pubblicazione fu immediatamente bloccata da papa Alessandro VII (1660).

Dopo la sua morte, tra le sue carte furono trovate e pubblicate le collezioni di sinodi e monumenti ecclesiastici, la Collectio romana bipartita (1662), oltre agli Atti di Perpetua e Felicita di Bonifacio, di Taraco, Probo e Andronico (1663) e le Notae et castigationes in Stephani Byzantini ethnica (1684).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • N. Wilckens, Leben des gelehrten Lucae Holstenii (Hamburg, 1723)
  • Johann Möller, Cimbria literata, iii. (1744).
  • Olstenio (Holstenius), Epistolae ad diversos, J.F. Boissonade editore, 1817
  • Roberto Almagià, L'opera geografica di Luca Holsteno, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1942.
  • Alfonso Mirto, Lucas Holstenius e la corte medicea. Carteggio (1629-1660), Firenze, Leo S. Olschki, 1999.

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