Perdonanza Celestiniana

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Perdonanza Celestiniana
SMariaCollemaggio.jpg
Tipo di festa storico-religiosa
Data 23-29 agosto
Celebrata in L'Aquila
Religione Cristianesimo
Oggetto della celebrazione indulgenza plenaria
Tradizioni religiose apertura della Porta Santa
Tradizioni profane accensione del Fuoco del Morrone, corteo storico
Data d'istituzione 29 settembre 1294
« Apritemi le porte della giustizia:
voglio entrarvi e rendere grazie al Signore.
È questa la porta del Signore,
per essa entrano i giusti. »
(Parole di benedizione all'apertura della Porta Santa)

La Perdonanza Celestiniana è un evento storico-religioso che si tiene annualmente all'Aquila e che ha il suo apice con l'apertura della Porta Santa il 28 agosto.

Il nome deriva dalla Bolla pontificia che papa Celestino V emanò nel 1294 e con cui concesse l'indulgenza plenaria a chiunque, confessato e comunicato, fosse entrato nella basilica di Santa Maria di Collemaggio dai vespri del 28 agosto a quelli del 29. L'evento, che nel 2017 celebra la sua 723ª edizione, è dunque precursore del Giubileo istituito da papa Bonifacio VIII nel 1300 ed è stato nel tempo accompagnato da numerose altre manifestazioni, di carattere civico e storico, che si svolgono durante tutta l'ultima settimana di agosto[1].

Nel 2011 la ricorrenza è stata riconosciuta Patrimonio d'Italia per la tradizione[2][3] ed è stata avanzata la richiesta per il suo inserimento nella lista dei Patrimoni orali e immateriali dell'umanità patrocinata dall'Unesco[4].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Basilica di Santa Maria di Collemaggio, Celestino V e Storia dell'Aquila.

Quadro storico[modifica | modifica wikitesto]

Sul finire del XIII secolo L'Aquila era una giovane città che, avendo rapidamente accresciuto il suo potere ed essendosi schierata con la Chiesa nella contesa tra papato e impero, era già stata distrutta da Manfredi e rifondata per mano di Carlo I d'Angiò; la rifondazione angioina le donò inoltre una particolare struttura urbanistica formata da numerosi spazi urbani (locali) facenti riferimento ognuno ad un particolare villaggio della conca aquilana che aveva contribuito alla fondazione della città. Ciascun locale disponeva di una piazza, di una fontana e di una chiesa il che accentuò e radicalizzò tra i nuovi abitanti il senso di appartenenza al castello di provenienza[5].

Celestino V con in mano la città dell'Aquila

In questo quadro storico la città ospitò nel 1275 Pietro Angeleri (meglio noto come Pietro del Morrone), un religioso che, abbandonata la vita da eremita, aveva trovato temporaneamente rifugio presso l'abbazia di Santa Maria dell'Assunzione su un promontorio poco fuori le mura dell'Aquila denominato Colle di Maggio: qui incontrò in sogno la Vergine Maria e con lei concordò la costruzione di una nuova maestosa chiesa in quel luogo. I lavori cominciarono nel 1287 e l'anno successivo, precisamente il 25 agosto 1288 venne consacrata la basilica di Santa Maria di Collemaggio.

Nel frattempo la Chiesa era alle prese con un difficile conclave riunitosi in seguito alla morte di papa Niccolò IV avvenuta il 4 aprile 1292. Le riunioni, che si rivelarono a lungo infruttuose, si tennero in numerose sedi romane prima dell'epidemia di peste che causò la morte di un porporato e indusse allo scioglimento dell'assemblea. Nel 1293 il conclave si riunì di nuovo nella nuova sede di Perugia e fu sollecitato dallo stesso Pietro del Morrone a trovare nel più breve tempo possibile un nuovo pastore; a quel punto l'eremita venne candidato e finalmente, il 5 luglio 1294 il conclave lo designò all'unanimità nuovo pontefice[1].

Celestino V e la Bolla del Perdono[modifica | modifica wikitesto]

Papa Celestino V

Una delegazione di tre vescovi fu incaricata di portare la notizia a Pietro del Morrone che si trovava sulla Maiella e contestualmente si mosse alla volta degli Abruzzi anche Carlo II d'Angiò. L'eremita accettò l'investitura non senza titubanze e, all'alba del 25 luglio 1294, un corteo si mosse da Sulmona per raggiungere L'Aquila dove era stato convocato il Sacro Collegio[1][6].

Il 29 agosto 1294 nella basilica di Santa Maria di Collemaggio, da lui stesso fatta costruire, ed alla presenza di re Carlo II d'Angiò, di suo figlio Carlo Martello e numerosi tra cardinali e principi, gli furono consegnate le vesti pontificali e l'eremita divenne papa con il nome di Celestino V[1].

Celestino fu in realtà protagonista di un papato brevissimo, si dimise nel dicembre dello stesso anno e morì imprigionato nel 1296, ma i suoi quattro mesi di pontificato non furono privi di importanza. Il 29 settembre 1294 promulgò infatti una bolla pontificia con cui concedeva un'indulgenza plenaria a tutta l'umanità, senza distinzioni. Un evento eccezionale, visto che accadeva in un periodo in cui il perdono era spesso legato alla speculazione e al denaro. La bolla, nota come Bolla del Perdono, introduceva i concetti di pace, solidarietà e riconciliazione, e poneva solo due condizioni per ottenere il perdono: l'ingresso nella basilica di Santa Maria di Collemaggio «dai vespri della vigilia della festività di San Giovanni fino ai vespri immediatamente seguenti la festività», ovvero nell'arco di tempo compreso tra la sera del 28 e quella del 29 agosto (anniversario della sua investitura) di ogni anno, e l'essere «veramente pentiti e confessati».

Emanando la Bolla del Perdono, Celestino V stabilì quindi un precedente del Giubileo; la consuetudine d'un periodico anno santo infatti, che Papa Bonifacio VIII avrebbe introdotto con cadenza secolare nel 1300, trova così la sua prima formulazione (unica nel mondo a cadenza annuale) nel capoluogo abruzzese[1]. La tradizione popolare vuole che per lucrare l'indulgenza si debba attraversare una porta specifica detta Porta Santa posta sul lato sinistro della basilica, ed aperta solo in occasione della Perdonanza, ma in realtà la bolla chiede solo di entrare nella chiesa. D'altronde, tale porta non esisteva all'epoca di Celestino V, ma fu aggiunta secoli dopo.

La cerimonia del Perdono[modifica | modifica wikitesto]

La prima celebrazione ebbe luogo nel 1295 contro la volontà del nuovo pontefice Bonifacio VIII che in data 18 agosto aveva persino fatto promulgare una nuova bolla per annullare quella del suo predecessore. Il documento, che era stato conservato all'interno degli archivi comunali perché i cittadini vollero che fosse l'autorità civile a indire la Festa del Perdono, seppur rispettando il dettato di papa Celestino V, venne portato in corteo sino alla basilica di Santa Maria di Collemaggio dove venne mostrata ai fedeli[1]. Da questo momento il 28 agosto costituì un appuntamento fondamentale per i pellegrini e i mercanti che giungevano in città, punto di passaggio oramai obbligato sulla Via degli Abruzzi che da Firenze portava a Napoli.

La cerimonia divenne ancor più importante a partire dal 1327, quando le spoglie di papa Celestino V furono traslate nella basilica aquilana e conservate in un apposito mausoleo. Nel XV secolo invece, per imitazione di quanto avveniva in occasione del Giubileo romano, venne predisposto l'accesso ai fedeli da un portale laterale denominato Porta Santa[1].

La continuità della Perdonanza nei secoli[modifica | modifica wikitesto]

Fin dall'indomani della rinuncia di Celestino, il successore, Bonifacio VIII, revocò tutte le bolle emanate dallo stesso. In una lettera dell'8 aprile 1295 lo stesso Bonifacio affermava che nella cancelleria di Celestino regnava disordine e che le cose erano state fatte alla buona e, senza badare alla piena regolarità delle procedure, emanò altresì un decreto, inviato al Priore di Collemaggio, con il quale dichiarava cancellata, invalidata e annullata l'indulgenza, facendo altresì divieto ai fedeli di accedere alla chiesa di S. Maria di Collemaggio al fine di risparmiare loro spese e fatiche.

Non contento, nel luglio del seguente 1296, indirizzò anche una circolare a tutti i Priori, ministri e loro vicari di tutte quelle città e regioni delle quali, per ovvi motivi di contiguità geografica, era da prevedere un più massiccio afflusso di pellegrini.

Bonifacio VIII richiese inoltre al vescovo Aquilano di recuperare i documenti emanati da Celestino, soprattutto la Bolla del Perdono. Se però il papa ebbe indietro molti di questi documenti, non riuscì ad avere la Bolla di indizione della Perdonanza. Il motivo era evidente: la sua richiesta era indirizzata a coloro che non ne erano in possesso. Il prezioso documento era infatti nelle mani dell'autorità laica che continuò a promuovere la festa noncurante delle dichiarazioni che la annullavano.

Anche i fedeli non tennero alcun conto dei decreti e delle circolari di Bonifacio e continuarono a portarsi a Collemaggio per lucrare l'Indulgenza.

La cerimonia del Perdono, solo con termine moderno chiamata Perdonanza, si arricchì particolarmente dopo il 1327, quando le spoglie di papa Celestino furono “traslate” da Ferentino (Frosinone), dove erano conservate, a Collemaggio e le sue reliquie mostrate al popolo. Fu nel XV secolo, invece, che invalse l’uso di entrare in Collemaggio attraverso la Porta Santa posta sul fianco sinistro dell’edificio sacro, secondo quanto avveniva nelle basiliche patriarcali romane in occasione del giubileo, indetto per la prima volta nel 1300 da papa Bonifacio VIII.

Nel 1328 c'è una testimonianza di Buccio da Ranallo, cantore epico aquilano, che scrive che il 29 di agosto tornarono a L'Aquila, proprio per il Perdono, i soldati aquilani che si trovavano ad Anticoli con le truppe del duca di Calabria, per fronteggiare la minaccia dell'imperatore Ludovico il Bavaro.

Così Buccio alla quartina 316 della sua Cronica: " E retornammo in Aquila lu di dellu Perduno, alegri con gra' festa cantando ciascheduno; appresso dellu vespero, tucti quanti in communo, e gemmo a Collemaggio che no-nn'è mino niuno ".

Una testimonianza ben più importante di come andava sviluppandosi la festività, comprendendo altre manifestazioni civili, è del 1358, quando il Magistrato Aquilano pregò il re Luigi di rinviare di qualche giorno la visita alla città per non disturbare i fedeli e i mercanti che la affollavano per la Perdonanza.

Da questa circostanza risulta evidente non solo il grande afflusso di persone, ma per la prima volta viene citato indirettamente che si svolgeva, in quei giorni, anche una grande Fiera Mercantile.

Negli anni seguenti il concorso di folla dei pellegrini deve essere stato molto importante. La qual cosa si evince da un legato disposto da certo Marino di Corrado di Bazzano che verso la fine del XIV sec. ordinò la distribuzione annuale ai poveri di vino e pane nei giorni di quella che viene detta Indulgenza Aquilana.

Nella seconda metà del XV sec. si ebbe però anche un'interruzione quando papa Pio II bandì una crociata contro i turchi, concedendo l'Indulgenza Plenaria a favore di quanti sarebbero partiti e avessero dato sostegno alla spedizione, sospendendo conseguentemente tutte le altre Indulgenze, compresa quindi la nostra.

Si andò poi avanti di proroghe in proroghe dal 1468 al 1472, grazie ai buoni auspici del concittadino Vescovo Amico Agnifili.

Si giunse così all'anno 1477, quando il Magistrato Aquilano, spendendo circa cento ducati, ottenne da papa Sisto IV un atto nel quale il pontefice ricordava: l'occasione in cui l'Indulgenza era stata concessa, la sua natura, il tradizionale concorso di fedeli e il tempo utile per lucrarla; la dichiarava inoltre confermata in perpetuo e la proclamava irrevocabile a dispetto di qualsiasi costituzione contraria.

Da allora la Perdonanza non subì più sospensioni da parte della Santa Sede, anche se il flusso dei pellegrini in alcune circostanze diminuì a causa di varie pestilenze che colpirono la Nazione e anche L'Aquila.

In tempi a noi più vicini, nel 1967, il 1º febbraio, fu il Vescovo Aquilano Costantino Stella, che si fece parte diligente presso la Santa Sede, che su indicazione dell'allora pontefice Paolo VI rimise ordine alle Indulgenze affinché venisse inserito il Perdono Aquilano.

Ciò avvenne e la Perdonanza venne iscritta al numero uno del Sacro Registro.

La durata temporale del Giubileo Aquilano

Diverse sono state le interpretazioni sulla durata temporale della celebrazione, se uno o due giorni. Nel 1677, i Cardinali riuniti nella Congregazione delle Indulgenze, ai quali era stato posto il quesito, deliberarono all'unanimità che l'interpretazione, esaminata la Bolla, era stata che la grazia fosse concessa per due giorni.

Nella descrizione della celebrazione, almeno negli scritti più antichi, non si fa alcuna menzione della durata temporale del Perdono Aquilano, se non per quanto riportato nella stessa Bolla che dice testualmente: "... annualmente assolviamo dalla colpa e dalla pena che meritano per tutti i loro peccati, commessi fin dal battesimo, tutti coloro che veramente pentiti e confessati saranno entrati nella predetta Chiesa dai vespri della vigilia della festività di San Giovanni fino ai vespri immediatamente seguenti".

Quindi, dando una interpretazione puramente letteraria, essendo la festività di San Giovanni il 29 agosto (giorno dell'incoronazione a Collemaggio di Celestino) i vespri antecedenti dovrebbero essere quelli del 28, mentre quelli immediatamente seguenti quelli del 30.

Secondo la pratica religiosa, sembrerebbe invece che il giorno festivo avesse inizio con i vespri della vigilia e termine con quelli del giorno festivo vero e proprio.

Come detto però nessuno dei biografi coevi di Celestino, come altri nei secoli seguenti fino al 1600, hanno mai puntualizzato né la prima né la seconda circostanza.

Si deve giungere al 1630 quando ancora Don Lelio Marino Lodeggiano, Abate generale della Congregazione Celestina, nella sua opera già citata in precedenza, sempre al Lib. III, Cap. X pag. 341, afferma: " ... tutti quelli che veramente pentiti e confessati fossero andati alla detta chiesa di Santa Maria di Collemaggio dell'Aquila, da i vespri della vigilia dell'istessa festività fin'à i vespri, che immediatamente seguono doppò la medesima festività. Onde la potestà di conseguire questa indulgenza dura doi giorni intieri cioè dal vespro che si dice la vigilia della festività, che è il giorno antecedente, fin'al vespro del giorno che immediatamente segue doppò l'istessa festività. E in questa forma si leggono anco l'indulgenze nella chiesa di San Giovanni in Laterano di Roma: E questo spatio parve anco necessario per il concorso che si faceva e si fece poi sempre à detta chiesa in tale anniversaria occasione".

Il Marino afferma pertanto, senza ombra di dubbio, che la durata della Celebrazione era sempre stata nei secoli di due giorni interi, anche per consentire ai numerosi pellegrini che accorrevano un maggior spazio per lucrare l'Indulgenza e, perché no, partecipare alla grande Fiera Mercantile collegata. E il Marino era uno che per la carica rivestita era ben dentro le cose riguardanti la Congregazione Celestina, la Basilica di Collemaggio e di conseguenza la celebrazione della Perdonanza.

Questa puntualizzazione molto precisa del Marino probabilmente è fatta per rimarcare quanto già citato precedentemente e cioè che il Vescovo e il clero secolare, non avendo giurisdizione su tutto quanto avveniva alla Basilica di Collemaggio e al Monastero collegato, non potevano disporre sulla durata della celebrazione che era di esclusiva competenza della Congregazione Celestina.

La conferma di questa disputa fra il Vescovo Aquilano e l'Abate di Collemaggio, con il quale erano schierati i Signori del Magistrato, per ovvi motivi legati alla Fiera Mercantile, ebbe il suo apice nel 1677, quando per dirimere questa diversa interpretazione venne dato mandato al sacrista pontificio Giuseppe Eusanio, Vescovo di Porfirio, di porre il quesito ai Cardinali riuniti nella Congregazione delle Indulgenze.

La risposta fu che i Cardinali, esaminata la Bolla, avevano dichiarato che questa era tanto chiara di per sé da non aver bisogno di essere chiarita e che l'interpretazione all'unanimità era stata che la grazia fosse concessa per due giorni. Con questo atto venne posta una parola definitiva sulla effettiva durata temporale della celebrazione.

Nei secoli seguenti si ha poi la conferma di questa durata, vedi ad esempio la ricorrenza già citata all'Accademia dei Velati, nel 1694, e un'altra non meno importante riportata nella "Guida storica della Città dell'Aquila" compilata nel 1874 da Teodoro dei Baroni Bonanni. Alla pagina 80, nella descrizione riguardante la Basilica di Collemaggio, si legge: "... sopra il cornicione vi è una loggia di ferro, nella quale si espongono le reliquie del Santo Pontefice Celestino V nella sera del 28 di agosto: in questa occasione vi è un annuale giubileo di 48 ore, giusta la Bolla del Santo Pontefice, che incomincia dai vesperi del 28, e termina a quelli del 30 agosto, giusta si rileva dalla iscrizione esistente entro la chiesa".

L'iscrizione cui fa riferimento l'autore è probabilmente quella lasciata proprio in occasione della celebrazione del IV centenario della Perdonanza.

Quindi anche dopo le vicissitudini legate alla cancellazione dell'Ordine dei Celestini, avvenuta nel 1807, la Perdonanza, ancorché gestita dal clero secolare, continuò, com'era stata per secoli, a celebrarsi dal 28 al 30 agosto, fino purtroppo alla rievocazione storica dell'Incoronazione del 1932 e alla ripresa del 1983 quando, incomprensibilmente e diversamente, come abbiamo documentato, dalla consolidata tradizione storica, si decise di celebrarla in un solo giorno.

La Perdonanza oggi[modifica | modifica wikitesto]

Con il passare dei secoli l'evento piombò tuttavia nel disinteresse generale tanto che nella seconda metà del XX secolo la cerimonia detta della Perdonanza, termine moderno derivante da un medievalismo di Gabriele d'Annunzio[7], era ormai limitata alla funzione religiosa e a poco altro. Solo tra gli anni settanta ed ottanta vi fu una rivitalizzazione della figura di Celestino V e del carattere universale della sua Bolla del Perdono[8].

Nel 1983, l'allora sindaco Tullio De Rubeis decise di rilanciare la cerimonia: parallelamente alle manifestazioni religiose fu ripristinato il corteo storico (il Corteo della Bolla) per portare il documento dal Palazzo Margherita (dove era stato trasferito dalla vecchia sede del Forte spagnolo) fino alla basilica di Santa Maria di Collemaggio immediatamente prima dell'apertura della Porta Santa. L'artista Remo Brindisi fu incaricato di progettare la nuova teca a forma di aquila con cui viene portata la bolla. Grazie alla collaborazione di storici ed artisti aquilani furono inoltre messe in atto numerose altre manifestazioni di carattere civico e sociale che sono andate ad occupare l'intera settimana precedente il rito religioso accentuando il doppio carattere secolare e religioso della festa[8].

All'inizio del XXI secolo è stata migliorata nuovamente l'offerta di celebrazioni e spettacoli che hanno avuto luogo nella settimana santa. Basti pensare che si sono esibiti durante la Perdonanza artisti del calibro di Biagio Antonacci, Franco Battiato, Goran Bregovic, Carmen Consoli, Pino Daniele, Fiorella Mannoia, Ennio Morricone, Massimo Ranieri, Zucchero e molti altri[8].

Celebrazioni[modifica | modifica wikitesto]

Le celebrazioni hanno luogo durante l'intera settimana che precede l'apertura della Porta Santa, generalmente tra il 23 ed il 29 agosto di ogni anno. Di seguito vengono riportati i tre appuntamenti principali:

La torre civica di Palazzo Margherita danneggiata dal terremoto del 2009

Il Fuoco del Morrone[modifica | modifica wikitesto]

L'accensione del tripode posto sulla torre civica di Palazzo Margherita, denominato Fuoco del Morrone, è considerato l'inizio della manifestazione. La cerimonia ha generalmente luogo il 23 agosto.

Questa tradizione si rifà al corteo con cui Pietro del Morrone, in sella ad un asino, partì dall'eremo sulla Maiella e fece il suo ingresso trionfale all'Aquila il 29 agosto 1294, giorno della sua investitura. Il pellegrinaggio iniziò il 5 luglio; vennero attraversate le località di Sulmona, Pratola Peligna e Castelvecchio Subequo e ad esso parteciparono molte personalità di spicco dell'epoca, tra le quali il re Carlo II d'Angiò, il figlio Carlo Martello ed il cardinale Pietro Colonna[6].

Dagli anni ottanta il cammino è riproposto come evento precedente la settimana santa della Perdonanza; i tedofori arrivano in Piazza Palazzo ed accendono con la fiaccola (il Fuoco, appunto, proveniente dalle montagne del Morrone) il tripode posto sulla torre civica, la stessa in cui è custodita la Bolla del Perdono[6].

Il corteo della Bolla[modifica | modifica wikitesto]

Proprio la bolla è la principale protagonista della manifestazione. Gli antichi statuti civici vollero che, proprio perché erano stati i cittadini a proteggerlo, fosse l'autorità civile a conservare il prezioso documento e ad indire la Perdonanza. In realtà fino al 1983 la Bolla del Perdono era sotto protezione della Soprintendenza ai Beni Culturali ed esposta in una sala secondaria del Museo Nazionale d'Abruzzo, all'interno del Forte spagnolo. Solo successivamente è stata riacquisita dal Comune e trasferita nella sede municipale, in una cappella blindata[8], sede dalla quale è stata nuovamente spostata solo nel 2009 per i danneggiamenti del palazzo dovuti al terremoto del 2009.

Il 28 agosto, giorno d'inizio dell'indulgenza, la bolla fa la sua annuale comparsa al cospetto della cittadinanza al termine di un corteo storico che da Palazzo Margherita raggiunge la basilica di Santa Maria di Collemaggio[9].

La rievocazione, istituita anch'essa nel 1983 dallo storico aquilano Errico Centofanti, vede le principali autorità civili e religiose sfilare insieme a numerosi figuranti in abiti d'epoca, tutti rigorosamente ispirati alle fogge quattrocentesche tanto da recare gli antichi colori civici, il bianco e rosso, oggi non più utilizzati[8][10]. Tra i "forestieri" si segnala l'annuale presenza delle autorità di Rottweil, città gemellata in virtù dell'operato di Adamo da Rottweil che introdusse nel capoluogo abruzzese la stampa a caratteri mobili, e della Nobile Contrada dell'Aquila di Siena; altro elemento interessante sono i gonfaloni dei Quarti, ovvero i rioni storici in cui fu divisa la città durante la rifondazione angioina[9].

La Porta Santa sul lato sinistro della basilica di Santa Maria di Collemaggio

Tre sono i personaggi principali tra i figuranti[9]:

  • La Dama della Bolla è la ragazza scelta per portare la Bolla del Perdono. In realtà dal 1997 per esigenze di conservazione la Dama reca solo la teca, poggiata su un cuscino, dove precedentemente era custodito il documento[11];
  • Il Giovin Signore è il ragazzo che accompagna la Dama e reca il ramo d'ulivo utilizzato nell'apertura della Porta Santa;
  • La Dama della Croce è la ragazza che porta il dono (la Croce appunto) con cui la cittadinanza ringrazia colui che aprirà la porta.

Il percorso comprende generalmente il passaggio per Piazza Palazzo, Corso Vittorio Emanuele II, Corso Federico II, Viale Francesco Crispi e Viale di Collemaggio sino alla basilica.

L'apertura della Porta Santa[modifica | modifica wikitesto]

L'apertura della Porta Santa indica l'inizio dell'indulgenza, ed ha luogo il 28 agosto al tramonto, cioè al termine del corteo storico.

Questa tradizione trova le sue origini nel XV secolo allorché, per imitazione di quanto accadeva a Roma con il Giubileo, venne predisposto l'ingresso alla basilica di Santa Maria di Collemaggio mediante un'entrata laterale che porta così il nome di Porta Santa; in realtà la Bolla del Perdono non ne fa cenno.

La cerimonia prevede la consegna del documento alla massima autorità civica (oggi il sindaco) che lo legge alla cittadinanza, contribuendo ad alimentare i valori sociali e storici del rito religioso: la Bolla del Perdono, la cui autenticità è stata riconosciuta nel 1967 da Papa Paolo VI, rimane poi esposta per un giorno intero all'interno della basilica.

Quindi un cardinale, appositamente designato dalla Santa Sede, batte per tre volte sulla porta con un ramo d'ulivo, donatogli dal Giovin Signore e rende possibile l'ingresso alla basilica e quindi il raggiungimento dell'indulgenza. Il cardinale viene poi ringraziato dal sindaco con un dono consegnatogli dalla Dama della Croce[9].

I cardinali che hanno aperto la Porta Santa dal 1982 sono[12]:

La Porta Santa rimane aperta sino al tramonto del giorno successivo, il 29 agosto, per dare un segno visibile del periodo dell'indulgenza. In questo momento si effettua una cerimonia minore di chiusura presieduta dall'Arcivescovo dell'Aquila[11].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g Perdonanza Celestiniana, Il perdono di Celestino V, perdonanza-celestiniana.it. URL consultato il 19 agosto 2011.
  2. ^ Arcidiocesi dell'Aquila, Perdonanza Patrimonio d'Italia per la Tradizione, diocesilaquila.it. URL consultato il 19 agosto 2011.
  3. ^ Il Centro, La Perdonanza diventa patrimonio d'Italia: riconoscimento del ministero del turismo, ilcentro.gelocal.it. URL consultato il 19 agosto 2011.
  4. ^ Società Geografica Italiana, La Perdonanza: patrimonio culturale immateriale dell'Umanità, societageografica.it. URL consultato il 19 agosto 2011.
  5. ^ Perdonanza Celestiniana, L'Aquila nel tardo medioevo, perdonanza-celestiniana.it. URL consultato il 19 agosto 2011.
  6. ^ a b c Giuseppe Cera, Fuoco del Morrone e Perdonanza Celestiniana, castelvecchio-subequo.it. URL consultato il 19 agosto 2011.
  7. ^ Raffaele Colapietra; Mario Centofanti, Aquila. Dalla fondazione alla renovatio urbis, L'Aquila, Textus, 2009, pag.36
  8. ^ a b c d e Il Capoluogo, L'Aquila sulla via della Perdonanza, docs.google.com. URL consultato il 19 agosto 2011.
  9. ^ a b c d Perdonanza Celestiniana, Il corteo della Bolla, perdonanza-celestiniana.it. URL consultato il 19 agosto 2011.
  10. ^ I colori civici furono modificati in seguito al terremoto dell'Aquila del 1703 nel nero e verde attuali in ricordo rispettivamente del lutto e della speranza di rinascita
  11. ^ a b Comune dell'Aquila, La Perdonanza Celestiniana, comune.laquila.gov.it. URL consultato il 29 agosto 2011.
  12. ^ Comune dell'Aquila, I cardinali che hanno aperto la Porta Santa, comune.laquila.gov.it. URL consultato il 29 agosto 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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