Arcidiocesi dell'Aquila

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Arcidiocesi dell'Aquila
Archidioecesis Aquilana
Chiesa latina
L'Aquila -Cathedral- 2007 by-RaBoe 06.jpg
Regione ecclesiastica Abruzzo-Molise
Stemma della diocesi Mappa della diocesi
Provincia ecclesiastica
Provincia ecclesiastica della diocesi
Diocesi suffraganee
Avezzano, Sulmona-Valva
Arcivescovo metropolita cardinale Giuseppe Petrocchi
Ausiliari Antonio D'Angelo
Arcivescovi emeriti Giuseppe Molinari
Sacerdoti 109 di cui 85 secolari e 24 regolari
1.032 battezzati per sacerdote
Religiosi 29 uomini, 130 donne
Diaconi 8 permanenti
Abitanti 117.413
Battezzati 112.500 (95,8% del totale)
Superficie 1.516 km² in Italia
Parrocchie 148
Erezione 22 dicembre 1256[1]
Rito romano
Cattedrale Santi Massimo e Giorgio
Santi patroni San Massimo
Sant'Equizio
San Pietro Celestino
San Bernardino da Siena
Indirizzo Zona Industriale Campo di Pile, 67100 L'Aquila, Italia
Sito web www.chiesadilaquila.it
Dati dall'Annuario pontificio 2020 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia
Ingresso dell'episcopio arcivescovile all'Aquila
La basilica di San Bernardino costruita, con l'adiacente convento, fra il 1454 ed il 1472 in onore di san Bernardino da Siena, le cui spoglie sono custodite all'interno del mausoleo del Santo.

L'arcidiocesi dell'Aquila (in latino: Archidioecesis Aquilana) è una sede metropolitana della Chiesa cattolica in Italia appartenente alla regione ecclesiastica Abruzzo-Molise. Nel 2019 contava 112.500 battezzati su 117.413 abitanti. È retta dall'arcivescovo cardinale Giuseppe Petrocchi.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi comprende 28 comuni della provincia dell'Aquila: Acciano, Barete, Barisciano, Cagnano Amiterno, Campotosto, Capitignano, Caporciano, Collepietro, Fagnano Alto, Fontecchio, Fossa, L'Aquila, Lucoli, Montereale, Navelli, Ocre, Pizzoli, Poggio Picenze, Prata d'Ansidonia, Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo (tranne la frazione di Rovere, che appartiene alla diocesi di Avezzano), San Demetrio ne' Vestini, San Pio delle Camere, Sant'Eusanio Forconese, Scoppito, Tione degli Abruzzi, Tornimparte e Villa Sant'Angelo.

Sede arcivescovile è la città dell'Aquila, dove si trova la cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio. In città sorgono anche tre basiliche minori: la basilica di San Giuseppe Artigiano, la basilica di Santa Maria di Collemaggio e la basilica di San Bernardino. A Poggio di Roio, frazione dell'Aquila, si trova il santuario della Madonna di Roio, mentre vicino ad Assergi, anch'essa frazione del capoluogo, quello di San Pietro della Ienca, dedicato il 18 maggio 2011 al santo papa Giovanni Paolo II.[2]

Il territorio si estende su 1.516 km² ed è suddiviso in 148 parrocchie.

Provincia ecclesiastica[modifica | modifica wikitesto]

La provincia ecclesiastica aquilana, istituita nel 1972, comprende 2 suffraganee:

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Diocesi di Forcona (fino al 1256)[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio oggi compreso nell'arcidiocesi dell'Aquila fin dall'epoca tardo-romana era occupato da diverse antiche sedi vescovili. Sono infatti attestate la diocesi di Amiterno, nei pressi di San Vittorino, con vescovi documentati nel V e nel VI secolo, quella di Pitinum, che si vuole identificare con l'odierna frazione aquilana di Pettino, il cui unico vescovo noto prese parte al concilio romano del 499, e quella di Aveia, nel territorio di Fossa, il cui vescovo Gaudenzio figura tra i padri del concilio romano del 465.

Dopo il VI secolo non si hanno più notizie di queste antiche diocesi. Pettino fu probabilmente assorbita da Amiterno, a sua volta scomparsa e integrata nel territorio della diocesi di Rieti. Secondo Francesco Lanzoni,[3] alla sede di Aveia, distrutta e abbandonata, sarebbe succeduta la diocesi di Forcona (o Forconio), corrispondente all'odierna frazione aquilana di Civita di Bagno, il cui primo vescovo conosciuto è Floro, che fu presente al sinodo romano del 680 indetto da papa Agatone per condannare l'eresia monotelita. Bisogna poi salire al IX secolo per conoscere i nomi di altri vescovi di Forcona, la cui serie episcopale arriva fino a metà del XIII secolo. Tra questi vescovi si possono ricordare Giovanni I, che figura nei concili romani dell'853 e dell'861; Albino, vissuto in epoca incerta, il cui cenotafio si conserva nella cattedrale dell'Aquila; san Raniero, lodato da papa Alessandro II per aver difeso i diritti della Chiesa contro gli usurpatori; Pagano, che nel 1178 ricevette un breve da papa Alessandro III con il quale la Chiesa di Forcona venne sottoposta alla protezione della Santa Sede. Al 1204 risale invece una bolla di papa Innocenzo III, con la quale vennero confermati i possedimenti della diocesi, retta in quegli anni da Giovanni II, parente del pontefice. Nel 1252 fu nominato vescovo della città Berardo da Padula, ma ormai il centro era in irreversibile decadenza; nel 1254, infatti, avvenne, per volontà di diverse decine di castelli della zona, la fondazione dell'Aquila, nuova città posta tra Forcona e Amiternum. Questo evento portò al definitivo abbandono delle antiche città di origine romana della zona.

Diocesi dell'Aquila (1256-1876)[modifica | modifica wikitesto]

Accogliendo le istanze delle nuove autorità civili aquilane, con la bolla Purae fidei del 22 dicembre 1256, papa Alessandro IV concesse al centro di recente fondazione lo status di città e la dignità episcopale, ordinando il trasferimento della sede di Forcona, con tutti i suoi onori e i suoi diritti, nella chiesa cattedrale intitolata ai Santi Massimo e Giorgio; alla nuova diocesi fu unito anche il territorio dell'antica Amiterno, sottratto alla diocesi di Rieti. Per prevenire possibili rivendicazioni da parte dei vescovi reatini, e in accordo con gli arcipreti amiternini, il 20 febbraio 1257 il pontefice emanò una seconda bolla, anch'essa intitolata Purae fidei, con il medesimo contenuto della prima, ma con l'aggiunta di un frase che definì i confini della diocesi,[4] che comprendevano così anche l'antico contado amiternino.

Berardo da Padula diventò così il primo vescovo aquilano, ma dovette ben presto lasciare la sua sede e rifugiarsi nuovamente a Forcona, quando la città dell'Aquila venne rasa al suolo nel 1259 da Manfredi di Sicilia. Tra gli eventi che segnarono in modo particolare la vita della diocesi, dopo la ricostruzione della città nel 1266, è la fondazione nel 1288 della basilica di Santa Maria di Collemaggio ad opera di Pietro da Morrone, che proprio in quella basilica venne incoronato papa con il nome di Celestino V nel 1294. Tra i primi vescovi si ricordano Niccolò da Sinizzo, che fece arrivare in città gli Agostiniani con la fondazione del convento e della chiesa di Sant'Agostino, Bartolomeo Conti, che prese parte al concilio di Vienne nel 1312, durante il quale fu accusato di simonia, e Filippo Delci, che dovette far fronte al violento terremoto del 1315.

Un ulteriore periodo di crisi fu vissuto durante lo scisma d'Occidente, tra XIV e XV secolo; la sede aquilana fu stabilmente occupata da vescovi dell'obbedienza avignonese, mentre i vescovi nominati da Roma non riuscirono mai a prenderne possesso. Tra questi vescovi si può ricordare la tragica fine di Stefano Sidonio: nominato dal papa romano, passò ben presto all'obbedienza avignonese; fuggito dall'Aquila, si rifugiò a Perugia, ma venne raggiunto e ucciso da sicari inviati da papa Urbano VI. Stessa tragica sorte toccò al vescovo avignonese Berardo da Teramo, ucciso durante alcuni tumulti nel 1391. Lo scisma ebbe fine con il vescovo Jacopo Donadei, che nel 1413 fece trasferire le reliquie del patrono san Massimo da Aveia nella cattedrale aquilana; abile uomo politico ed esperto militare, non disdegnò di mettersi alla testa di un esercito per difendere la propria città. Tra gli altri vescovi del XV secolo, sono da ricordare Amico Agnifili (1431-1472), primo vescovo aquilano a diventare cardinale, e Giovanbattista Gaglioffi (1486-1493), che prese parte alla congiura dei Baroni napoletani e per questo venne assassinato mentre si trovava a Roma.

Un altro casus belli coinvolse la diocesi di Valva e quella dell'Aquila, che pretendeva di avere giurisdizione su diversi castelli, che dipendevano dal punto di vista ecclesiastico dalla diocesi valvense, ma che dal punto di vista amministrativo civile erano sottomessi alla città aquilana. La controversia, che ebbe anche momenti drammatici, fu vinta dalla diocesi aquilana, che nel 1426 annetté al proprio territorio diciotto centri, tra cui Collepietro, Bominaco, Navelli e Civitaretenga.

Nella prima metà del XVI secolo fu nominato vescovo dell'Aquila Giovanni Franchi, appartenente a una nobile famiglia cittadina. Caso inusuale, ma non raro a quell'epoca, è che questo vescovo, quando venne eletto, non aveva ricevuto nessun ordine sacro, e non si preoccupò di riceverli nemmeno durante gli otto anni in cui governò la sede aquilana; di fatto, quindi, dal 1515 al 1523 la diocesi fu retta da un episcopus electus, che vescovo non lo fu mai, ma solo un laico. Quando si dimise nel 1523, Giovanni Franchi intraprese la carriera militare. Dopo di lui la diocesi fu affidata a cardinali romani in qualità di amministratori apostolici, fino al 1537.

Nella seconda metà del XVI secolo i vescovi aquilani si distinsero per l'applicazione dei decreti di riforma del concilio di Trento. Tra questi lo spagnolo Juan de Acuña (1561-1578), che fondò il seminario vescovile, ingrandì ed arricchì la cattedrale ed istituì l'Accademia dei Fortunati; Mariano de Racciaccaris (1579-1592), originario di Tivoli, che indisse nel 1581 il primo sinodo diocesano; Basilio Pignatelli (1593-1599), che fece venire in città i Gesuiti.

L'inizio del Seicento vedi l'arrivo in diocesi di numerosi ordini e congregazioni religiose, tra cui i Fatebenefratelli, i barnabiti, i cistercensi, i cappuccini e i minimi. Il secolo si chiuse con l'episcopato di Ignacio de la Cerda (1683-1702), che entrò in contrasto con il viceré di Napoli, suo cugino, e per questo subì gravi ritorsioni, che lo costrinsero a lasciare L'Aquila e rifugiarsi a Rieti dove morì.

Mentre l'arcidiocesi, rimasta vacante, veniva amministrata dal vicario capitolare Francesco Antonelli, appartenente alla nobile famiglia aquilana, L'Aquila e la regione furono devastati da un catastrofico terremoto, che rase quasi totalmente al suolo la città e che, nella scossa del 2 febbraio 1703, causò anche la morte del vicario Antonelli. La sede venne quindi affidata al vicario capitolare Domenico de Benedictis, fino al 1712, e poi al vicario apostolico Francesco Maria Tansi, fino all'8 maggio 1719. In quella data, infatti, si insediò il vescovo Domenico Taglialatela, nominato nel giugno dell'anno precedente, dopo sedici anni di vacanza.

Nel 1818 papa Pio VII e il re delle Due Sicilie Ferdinando I conclusero il concordato in seguito al quale, con la bolla De utiliori, il papa decretò la soppressione della diocesi di Cittaducale per la deficienza delle rendite e l'annessione del suo territorio alla sede dell'Aquila. Nel 1836 furono annessi alla diocesi aquilana, con un breve di papa Gregorio XVI, anche alcuni centri su cui gli abati di Farfa esercitavano la giurisdizione spirituale, tra cui San Pio di Fontecchio, San Lorenzo di Beffi e il monastero di Santa Maria a Graiano.

Arcidiocesi dell'Aquila (dal 1876)[modifica | modifica wikitesto]

Per premiare la devozione alla persona del pontefice della sua popolazione e le benemerenze del vescovo Luigi Filippi, con la lettera apostolica Suprema dispositione del 19 gennaio 1876 papa Pio IX insignì la sede aquilana della dignità arcivescovile, pur mantenendola nell'immediata soggezione alla Santa Sede.

In ossequio alle disposizioni del Concilio Vaticano II,[5] papa Paolo VI con la lettera apostolica Cum cognitum del 15 agosto 1972 elevò la sede arcivescovile dell'Aquila a sede metropolitana e insignì l'allora arcivescovo Costantino Stella del titolo di metropolita della nuova provincia ecclesiastica comprendente, oltre all'arcidiocesi dell'Aquila, quelle suffraganee dei Marsi (con sede ad Avezzano) e di Valva e Sulmona.

Con il decreto Quo aptius del 21 giugno 1976 emanato dalla Congregazione per i vescovi, per conformare i confini diocesani con quelli delle province civili, l'arcidiocesi dell'Aquila subì un ultimo e definitivo riassetto territoriale: le 25 parrocchie che formavano l'antica diocesi di Cittaducale vennero accorpate alla diocesi di Rieti, mentre 21 parrocchie già reatine furono assegnate all'arcidiocesi dell'Aquila.[6]

Nel 2006 l'arcidiocesi celebrò la ricorrenza del 750º anniversario della sua fondazione. La cattedrale, il palazzo arcivescovile e molte chiese dell'Aquila e dintorni subirono poi gravi danni a causa del terremoto dell'Aquila del 2009. Papa Benedetto XVI visitò l'arcidiocesi già il 28 aprile 2009, recandosi, tra l'altro, a pregare sulle spoglie di Celestino V nella basilica di Santa Maria di Collemaggio, danneggiata dal sisma.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Si omettono i periodi di sede vacante non superiori ai 2 anni o non storicamente accertati.

Vescovi di Forcona[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi e arcivescovi dell'Aquila[modifica | modifica wikitesto]

Santi patroni[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi ha quattro patroni, che sono: san Massimo, levita e martire, già protettore della diocesi di Forcona, soppressa nel 1256, da cui quella dell'Aquila è derivata; sant'Equizio, abate, le cui spoglie sono collocate nella chiesa di Santa Margherita all'Aquila; san Pietro Celestino, eremita, papa e confessore, sepolto nella basilica di Santa Maria di Collemaggio; san Bernardino da Siena, religioso, il cui corpo è situato nella basilica di San Bernardino all'Aquila.

Istituti religiosi[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi nel 2019 su una popolazione di 117.413 persone contava 112.500 battezzati, corrispondenti al 95,8% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 115.000 115.000 100,0 225 153 72 511 139 335 145
1970 96.959 97.625 99,3 182 101 81 532 114 454 148
1980 96.600 98.700 97,9 145 75 70 666 83 311 147
1990 100.000 105.500 94,8 130 74 56 769 68 273 146
1999 100.000 105.500 94,8 124 90 34 806 48 287 147
2000 105.000 107.220 97,9 136 102 34 772 48 287 147
2001 105.000 107.220 97,9 142 108 34 739 48 287 147
2002 105.000 107.220 97,9 151 117 34 695 2 48 287 147
2003 106.000 108.300 97,9 151 117 34 701 2 48 287 147
2004 106.000 108.300 97,9 155 121 34 683 2 48 287 147
2013 111.500 112.900 98,8 114 96 18 978 9 20 151 147
2016 109.000 115.200 94,6 115 89 26 947 10 29 126 149
2019 112.500 117.413 95,8 109 85 24 1.032 8 29 130 148

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'Annuario Pontificio riporta come data di erezione quella del 20 febbraio 1257, che corrisponde alla seconda bolla emanata dal papa sulla traslazione della sede episcopale da Forconio all'Aquila.
  2. ^ Sito ufficiale del santuario.
  3. ^ Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII (an. 604), vol. II, Faenza 1927, pp. 365-370.
  4. ^ La frase aggiunta è la seguente: videlicet ab Urno putrido et Beffi ac Rivo Gambario usque Cornu et Montem Rigalem.
  5. ^ II. La circoscrizione delle province ecclesiastiche e l'erezione delle regioni ecclesiastiche (40 § 2), in Decreto Christus Dominus, 28 ottobre 1965. URL consultato il 6 aprile 2020.
  6. ^ Elenco dei centri abitati in: AAS 68 (1976), pp. 514-515.
  7. ^ Giovanni prese parte ai concili romani dell'853 e dell'861, ed è ancora documentato nell'869. Die Konzilien der karolingischen Teilreiche, a cura di Wilfried Hartmann, Hannover 1984-1998, vol. I, p. 336; vol. II, p. 64 e nota 42.
  8. ^ Questo vescovo appare tra le firme del diploma che l'imperatore Ottone I avrebbe rilasciato per la città di Forcona nel 956. Tuttavia questo diploma e il suo contenuto sono ritenuti spuri, falsissimum Ottonis I diploma est. Kehr, Italia pontificia, IV, pp. 234-235. Monumenta Germaniae Historica, Diplomata, Diplomatum Regum et Imperatorem Germaniae, vol. I, p. 623, nº 459. Schwartz, Die besetzung der bistümer Reichsitaliens…, p. 280.
  9. ^ a b Schwartz, Die besetzung der bistümer Reichsitaliens…, pp. 280-281.
  10. ^ Secondo Signorini (La diocesi di Aquila descritta ed illustrata, I, pp. 119-121), Berardo è documentato per la prima volta nel mese di novembre 1147 e muore nel 1171. Il suo nome appare in diverse iscrizioni del vescovo Dodone di Rieti a partire dal 1157; la sua ultima menzione è nell'iscrizione relativa alla dedicazione della chiesa di Santa Vittoria a Monteleone Sabino, avvenuta nel mese di ottobre del 1171. Carlo Tedeschi, Le iscrizioni di Dodone, vescovo di Rieti, in «Scrittura epigrafica e scrittura libraria: fra Oriente ed Occidente» a cura di Marilena Maniaci e Pasquale Orsini, Cassino 2015, pp. 103-131. Gams gli assegna come anni di episcopato il periodo tra il 1160 e il 1170.
  11. ^ a b c d e f Kamp, Kirche und Monarchie…, I, pp. 16-27.
  12. ^ Questo vescovo è escluso da Kamp, secondo il quale vi è un solo Berardo, quello che precede Pagano.
  13. ^ Secondo Eubel eletto il 5 aprile 1377 da papa Gregorio XI; secondo Gams e Muratori eletto il 4 maggio 1377; secondo Cappelletti nel 1377; secondo Ughelli, D'Avino e Signorini sarebbe stato eletto nel 1381, dopo l'episcopato di Giovanni Zacchei, ma quest'ultima tesi è confutata da Muratori.
  14. ^ Secondo Signorini sarebbe morto nel 1382; passò sicuramente all'obbedienza avignonese dell'antipapa Clemente VII nell'ultimo periodo di episcopato.
  15. ^ Non menzionato da Gams; da Eubel collocato come vescovo di obbedienza avignonese tra l'episcopato di Berardo da Teramo e quello di Jacopo Donadei; secondo Ughelli, D'Avino e Signorini nominato nel 1377 da papa Gregorio IX (il 4 maggio secondo Ughelli, a maggio secondo D'Avino), ma aderì in poco tempo all'antipapa Clemente VII, ragione per cui Cappelletti lo esclude dalla cronotassi come scismatico; secondo Muratori, Ughelli, e quindi D'Avino e Signorini, confondono Giovanni con Stefano.
  16. ^ Francesco Sabatini, Berardo da Teramo, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 1º marzo 2021.
  17. ^ Secondo Eubel questo vescovo è chiamato Giovanni di Domenico (Dominici) ed è agostiniano.
  18. ^ Nominato arcivescovo titolare di Ancira.
  19. ^ Contestualmente nominato arcivescovo titolare di Nicopoli al Nesto.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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