Diocesi di Ascoli Piceno

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Diocesi di Ascoli Piceno
Dioecesis Asculana in Piceno
Chiesa latina
DuomoAscoliPiceno.JPG
Suffraganea dell' arcidiocesi di Fermo
Regione ecclesiastica Marche
Mappa della diocesi
Vescovo Giovanni D'Ercole, F.D.P.
Vicario generale Emidio Rossi
Sacerdoti 99 di cui 72 secolari e 27 regolari
1.074 battezzati per sacerdote
Religiosi 29 uomini, 120 donne
Diaconi 7 permanenti
Abitanti 107.627
Battezzati 106.352 (98,8% del totale)
Superficie 840 km² in Italia
Parrocchie 70
Erezione IV secolo
Rito romano
Cattedrale Sant'Emidio
Santi patroni Madonna delle Grazie
Sant'Emidio
Indirizzo Piazza Arringo 10/c, 63100 Ascoli Piceno, Italia
Sito web www.ascolipiceno.chiesacattolica.it
Dati dall'Annuario pontificio 2016 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia
Il palazzo vescovile di Ascoli.

La diocesi di Ascoli Piceno (in latino: Dioecesis Asculana in Piceno) è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Fermo appartenente alla regione ecclesiastica Marche. Nel 2015 contava 106.352 battezzati su 107.627 abitanti. È retta dal vescovo Giovanni D'Ercole, F.D.P.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi picena si estende su due province e due regioni italiane, per un totale di 22 comuni.

Sede vescovile è la città di Ascoli Piceno, dove si trova la cattedrale di Sant'Emidio.

Il territorio copre un'estensione di 840 km² ed è suddiviso in 70 parrocchie, raggruppate in 6 vicariati: Città di Ascoli, Vallata del Tronto, Offida, Marino del Tronto, Acquasanta e Ascensione-Fluvione.

Istituti religiosi[modifica | modifica wikitesto]

Questi gli istituti religiosi presenti in diocesi:

Istituti religiosi maschili[modifica | modifica wikitesto]

Istituti religiosi femminili[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la tradizione, la diocesi ascolana risale al IV secolo e la sua fondazione è legata alla vita e alla memoria del santo protovescovo Emidio, martirizzato durante l'impero di Diocleziano e patrono della diocesi. Benché la Passio di questo santo sia tardiva (XI-XII secolo) e pone problemi di carattere storico e cronologico con evidenti anacronismi, il culto nei suoi confronti precede di molto la stesura della sua biografia, attestato nel Piceno e in Sabina già nell'VIII secolo.[3]

Il primo vescovo noto di Asculum è Lucenzio che fece parte del gruppo di prelati inviati a Costantinopoli e che, in qualità di legati pontifici, rappresentarono il papa Leone I al concilio di Calcedonia del 451. Dopo Lucenzio, le fonti attestano la presenza di Felice al concilio romano indetto da papa Agatone nel 680 per condannare l'eresia monotelita.

La serie episcopale si fa più continua e certa a partire dalla seconda metà del X secolo. Nell'XI secolo in due occasioni Ascoli accolse i papi Vittore II e Urbano II; quest'ultimo accordò nel 1091[4] al capitolo dei canonici della cattedrale il diritto di eleggere il vescovo ascolano, che era immediatamente soggetto alla Santa Sede. Il diritto di elezione fu revocato, a favore della Santa Sede, nel 1343.

Intorno all'anno 1000 i vescovi di Ascoli assunsero anche il potere civile e nel 1150 il vescovo Presbitero ottenne a Norimberga il titolo di principe d'Ascoli dall'imperatore Corrado III.

A partire dall'VIII secolo i benedettini fondarono numerosi monasteri nel territorio della diocesi ascolana. Molti di questi ottennero in seguito l'esenzione dalla giurisdizione episcopale, venendosi così a creare delle enclavi sottratte all'autorità vescovile. In particolare dall'abbazia di Farfa dipendevano diversi villaggi tra cui Offida, Montalto, Castignano e Cossignano. Questo, oltre a limitare l'estensione della diocesi ascolana, portò a inevitabili e annosi conflitti tra vescovi e abati. Nel corso del XIII secolo arrivarono in diocesi anche i francescani, i domenicani e gli agostiniani.

Il 15 gennaio 1458 fu istituito ad Ascoli il primo Monte di pietà della storia, per opera del beato Domenico da Leonessa.

Tre vescovi ascolani, Filos Roverella, Lattanzio Roverella e Pietro Camaiani, presro parte al concilio di Trento. Il Camaiani (1566-1579) fu il primo che si impegnò attivamente per l'attuazione dei decreti tridentini di riforma: indisse una visita pastorale alla diocesi (1567), organizzò un sinodo diocesano (1568) e fondò il seminario vescovile (1571).

Nel 1571 e nel 1586 la diocesi cedette porzioni del suo territorio, tra cui la giurisdizione sull'abbazia di Santa Maria in Montesanto, a vantaggio dell'erezione delle diocesi di Ripatransone e di Montalto. Contestualmente ritornò sotto l'immediata giurisdizione vescovile il territorio di Offida, sottratto agli abati di Farfa.

Durante l'episcopato di Sigismondo Donati, papa Paolo V concesse nel 1614 ai canonici della cattedrale ascolana la facoltà di liberare, nel giorno festivo di Sant'Emidio, un prigioniero, purché non reo di fatti gravissimi, quali l'eresia, la lesa maestà, la falsificazione delle monete e l'omicidio.[5]

Tra i successivi vescovi ascolani si ricordano Giovanni Andrea Archetti, che preferì l'esilio piuttosto che sottoscrivere l'atto di giuramento al governo repubblicano francese; Carlo Belgrado, che nel 1857 accolse ad Ascoli la visita di papa Pio IX; e Ambrogio Squintani, che riuscì ad ottenere dai Tedeschi e dalle Forse alleate, durante la seconda guerra mondiale, che Ascoli fosse dichiarata «città aperta», salvandola così da rovinosi bombardamenti.

Nel 1965 la diocesi ascolana cedette il territorio di Amatrice e di Accumoli alla diocesi di Rieti.[6] Inoltre acquisì il comune di Monsampolo del Tronto dalla diocesi di Teramo, cedendole in cambio le parrocchie di Macchia da Sole e di Leofara, frazioni del comune di Valle Castellana.[7]

L'11 marzo 2000 la diocesi perde la sua secolare indipendenza ed entrò a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Fermo.

Nell'ottobre 2016 la diocesi ha ricevuto la visita pastorale di papa Francesco.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi al termine dell'anno 2015 su una popolazione di 107.627 persone contava 106.352 battezzati, corrispondenti al 98,8% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1905  ? 120.210  ? 221 206 15  ?  ? 126 167
1950 139.000 140.000 99,3 228 181 47 609 19 320 170
1959 124.000 124.000 100,0 221 177 44 561 43 330 172
1970 103.103 103.233 99,9 192 153 39 536 43 250 146
1980 103.000 105.340 97,8 167 133 34 616 37 214 148
1990 103.000 104.814 98,3 145 109 36 710 37 174 70
1999 106.772 106.896 99,9 127 99 28 840 30 146 70
2000 106.777 106.952 99,8 125 98 27 854 1 29 144 70
2001 106.960 107.156 99,8 121 97 24 883 3 25 145 70
2002 107.116 107.376 99,8 122 96 26 878 4 28 143 70
2003 107.160 107.434 99,7 122 97 25 878 5 27 146 70
2004 107.196 107.486 99,7 116 92 24 924 5 26 144 70
2006 107.096 107.433 99,7 114 90 24 939 4 26 138 70
2012 106.512 107.503 99,1 111 84 27 959 7 29 122 70
2015 106.352 107.627 98,8 99 72 27 1.074 7 29 120 70

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il territorio dei comuni di Palmiano e Roccafluvione è condiviso con l'arcidiocesi di Fermo, mentre quelli di Castignano, Rotella, Force e Comunanza con la diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto.
  2. ^ Sono escluse le parrocchie delle frazioni di Macchia da Sole e di Leofara, che appartengono alla diocesi di Teramo-Atri.
  3. ^ Così riferisce l'autore della voce in Beweb - Beni ecclesiastici in web. Secondo Lanzoni tuttavia (p. 398), anche il diploma carolino che attesta il culto in honorem beatissimi Emidii martyris nell'anno 800 è un falso.
  4. ^ Kehr, Italia pontificia, IV, p. 150. Tuttavia il diploma concesso da Urbano II è ritenuto spurio (minime fide dignum est).
  5. ^ Cappelletti, Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, vol. VII, p. 778.
  6. ^ AAS 58 (1966), pp. 168-169.
  7. ^ AAS 58 (1966), pp. 101-102.
  8. ^ Secondo Lanzoni (p. 398), Claudio, episcopus provinciae piceni che fu presente al concilio di Rimini del 359 (sulla testimonianza di san Girolamo), «fu attribuito senza alcun fondamento alla diocesi di Ascoli». Anche: Charles Pietri, Luce Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), École française de Rome, vol. I, Roma 1999, p. 448.
  9. ^ Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), vol. II, Roma 2000, pp. 1312-1319.
  10. ^ Una lettera di Quintianus episcopus Asculani diretta a Pietro Fullo, vescovo monofisita di Antiochia, è contenuta in un Corpus di epistole ritenute spurie. Ad Petrum Fullonem epistolae spuriae, in «Collectio Avellana», a cura di Otto Guenther, vol. I, 1895, pp. 170-182.
  11. ^ Secondo Lanzoni non fu vescovo di Asculum, ma di Aeclanum in Campania. La stessa indicazione è riportata nell'edizione critica degli atti del concilio costantinopolitano del 536, cui partecipò il vescovo Epifanio. Acta Conciliorum Oecumenicorum. Collectio Sabbaitica, a cura di Eduard Schwartz, vol. III, Berlino 1940, pp. 126 e seguenti. Anche: Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne, vol. I, Roma 1999, p. 651.
  12. ^ Jean Mabillon, Annales Ordinis Sancti Benedicti, p. 224, nº 78.
  13. ^ Mabillon, Annales Ordinis Sancti Benedicti, p. 239, nº 78. Il documento di Farfa che attesta l'esistenza di Justulfo non riporta tuttavia la diocesi di appartenenza del vescovo.
  14. ^ a b Die Konzilien der karolingischen Teilreiche 843-859, a cura di Wilfried Hartmann, Hannover 1984, p. 25,16 (Picco episcopus ecclesie Scolanensis) e p. 338,6 (Walderamus presbiter vicem agens Teuderado episcopi Asculane).
  15. ^ Kehr, Italia pontificia, IV, p. 149. Altri autori riportano la data dell'874, anno in cui tuttavia non fu celebrato alcun concilio a Roma.
  16. ^ a b c d Schwartz, Die besetzung der bistümer Reichsitaliens…, pp. 225-227.
  17. ^ Schwartz documenta l'esistenza di questo vescovo dal 1008/1010 al 1019. Cappelletti aggiunge due diplomi del monastero di Farfa, che attesterebbero l'esistenza di Emmone anche nel 1003 e nel 1035; di questi due documenti Schwartz riferisce non aver trovato traccia nel regesto farfense.
  18. ^ Il diploma di Corrado II a favore del vescovo Bernardo I è datato da Cappelletti al 1037, mentre Schwartz lo mette al 1033/1034.
  19. ^ Maria Grazia Mara, Bernardo, Dizionario biografico degli italiani, vol. IX, 1967.
  20. ^ Questo vescovo è assegnato da Baronio, e dagli autori che ne dipendono, anche all'anno 1092; secondo Schwartz il diploma del 1092 è un falso e inoltre si riferisce all'omonimo vescovo Tusculanensis (non Asculanensis). Nella prima menzione (1071) Giovanni è indicato solo come episcopus picenus, senza riferimento alla diocesi di appartenenza.
  21. ^ La sede di Ascoli era vacante nel mese di agosto 1203 (Cappelletti, VII, p. 728).
  22. ^ a b Eubel, Hierarchia catholica, vol. II, pp. XIV-XV.
  23. ^ Rafael Lazcano, Episcopologio agustiniano, Agustiniana, Guadarrama (Madrid) 2014, vol. I, p. 394.
  24. ^ Esiste, secondo Eubel, un'altra lettera di conferma, datata 31 gennaio 1420.
  25. ^ AAS 2 (1910), p. 356. Il 25 luglio 1908 Pacifico Fiorani fu nominato vescovo ausiliare di Ascoli Piceno (Annuaire pontifical catholique 1917, ed. Albert Battandier, p. 221); quando questi, il 10 marzo 1910, fu trasferito alla diocesi di Corneto (Tarquinia) e Civitavecchia, la Santa Sede nominò per Ascoli un amministratore apostolico sede plena nella persona di Apollonio Maggio (AAS 2, 1910, pp. 330-331).

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

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